domenica 20 febbraio 2011

Superman, Robin e Tarzan (l'ultimo filo di speranza è l'Uomo Ragno)

Clark Kent, naked

They found him in a phone booth, huddled,
frail as a foetus, shivering in the cold.
The problem, he said, was that when he began
to take off his clothes for the usual transformation,
the blue and red suit with the yellow "S"
emblazoned across the front, just wasn't there.
He couldn't believe it, he said, and kept disrobing
when he was assaulted by a transient who took the pile of clothes.
He insisted that no one tell Lois as they led him away
covered by a wool blanket, babbling incoherently
to the air in front of him, remembering how things used to be.

Fred Moramarco


Clark Kent, nudo

Lo hanno trovato in una cabina telefonica, spaesato,
gracile come un feto, tremante dal freddo.
Il problema, ha detto, era che quando aveva iniziato
a togliersi i vestiti per la consueta trasformazione,
il costume blu e rosso con la "S" gialla
che ornava il petto proprio non c'era.
Non ci poteva credere, ha detto, e ha continuato a svestirsi
quando è stato aggredito da un passante che gli ha sottratto la pila di vestiti.
Insisteva di non dirlo a Lois mentre lo portavano via
coperto da un mantello di lana, farfugliando incoerentemente
all'aria di fronte a lui, ricordando come andavano un tempo le cose.


*

Kid

Batman, big shot, when you gave the order
to grow up, then let me loose to wander
leeward, freely through the wild blue yonder
as you liked to say, or ditched me, rather,
in the gutter ... well, I turned the corner.
Now I've scotched that 'he was like a father
to me' rumour, sacked it, blown the cover
on that 'he was like an elder brother'
story, let the cat out on that caper
with the married woman, how you took her
downtown on expenses in the motor.
Holy robin-redbreast-nest-egg-shocker!
Holy roll-me-over-in the-clover,
I'm not playing ball boy any longer
Batman, now I've doffed that off-the-shoulder
Sherwood-Forest-green and scarlet number
for a pair of jeans and crew-neck jumper;
now I'm taller, harder, stronger, older.
Batman, it makes a marvellous picture:
you without a shadow, stewing over
chicken giblets in the pressure cooker,
next to nothing in the walk-in larder,
punching the palm of your hand all winter,
you baby, now I'm the real boy wonder.

Simon Armitage


Ragazzino

Batman, bel colpo, quando mi hai ordinato
di crescere per poi lasciarmi libero di vagare
sottovento, liberamente nel selvaggio blu più oltre
come ti piaceva dire, o scaricato, piuttosto,
sulla strada ... ebbene, ho svoltato l'angolo.
Ora ho soffocato quella voce 'era come un padre
per me', le ho dato il benservito, ho fatto anche saltare
la storiella che diceva 'era come un fratello maggiore',
ho sparso in cambio la voce su quell'affare
con la donna sposata, ho detto come l'hai portata in giro
giù in centro a spese della ditta.
Ah robin-pettirosso-nido-uovo-provocatore!
Ah fatemi rotolare nella gloria,
Non gioco più al raccattapalle
Batman, ora mi tolgo dalle spalle quello svolazzante
vestitino verde foresta di Sherwood e quel rosso scarlatto
per mettermi un paio di jeans e una maglia a girocollo;
ora sì che sono più alto, più resistente, più forte, più adulto.
Batman, è davvero un bel quadretto:
tu senza la tua ombra, tu che cuoci lentamente
frattaglie di pollo nella pentola a pressione,
tu senza quasi più niente nella grande dispensa,
tu che ti dai pugni sul palmo della mano per tutto l'inverno,
tu, piccolo, ora sono io il vero ragazzo meraviglia.


*


Tarzán y el paraíso perdido


Tarzán (Johnny Weissmuller) es internado en un manicomio por creerse Tarzán.

Su grito, que asusta a médicos y enfermeras, no es el clarín con el que hacia su victoriosa aparición en la pantalla.
El grito a Tarzán no le pertenece.
Fue un collage de sonidos confeccionado y patentado por la Warner Brothers: decantaron en el laboratorio los gruñidos de un cerdo y las notas de un tenor.

Tarzán en el sanatorio para artistas (retirados) de Hollywood,
abatido y vencido por la camisa de fuerza (él que encarnó la fuerza sin necesidad de camisa).
Hoy casi a oscuras y ayer mimado por los reflectores.
Tarzán víctima de una dolencia cardiaca se toca el corazón y piensa en Jane.
Desamparado llama en su desesperación a Chita (entre sombras ve y besa a Chita como si fuera su madre.
Chita se limpia la boca, hace morisquetas y dando volatines desaparece),
llama a Chita para que lleve un recado pidiéndole ayuda a Jane.

Pero Chita no podrá acudir. Chita no existió en la vida real.
(Eran ocho monas chimpancé, ocho monas que parieron su estampa cinematográfica).

Y Jane,
la bella silvestre de los níveos brazos,
ya no lucirá más su silueta junto a Tarzán,
porque Jane ya no filma.
Hace mucho tiempo que se le venció el contrato con la Warner: las piernas de Jane ya no están todo lo tersas que uno quisiera para hacerlas figurar en el reparto.

(Ah, Jane, paraíso perdido, divino tesoro,
ya te vas (para no volver),
cuando quiero llorar pienso en ti, mi dulce Jane.
Cuánto hubiera dado por tenerte en mis brazos, por confesarte mi amor: Yo querer mucho a Jane.
Silencio insensato que guarde por culpa de mi testaruda timidez.
Por culpa de los barritos de mi precoz adolescencia.

Ah, Jane, ya no adoro tus senos besados por las lianas.
Tus senos asediados al centímetro por flechas y lanzas.
Ya no adoro tu rostro que el tiempo implacable ha ido modelando a su capricho.
Tu rostro que acaricié con ternura (a escondidas del público) en todas las carteleras.

Que no me digan nunca que te quitaste el maquillaje.
Que no me enseñen nunca tus cabellos de desfalleciente plata.
Para mi tú serás siempre la linda muchacha que yo amé matalascallando,
que yo ayudé a inventar con mis ensueños en los destartalados cines de mi barrio, mi inolvidable Jane).

En su cuarto Tarzán da vueltas como condenado y en su rayado papel de loco repara en el espejo del lavabo y quisiera lanzarse.
Tarzán varias veces campeón olímpico de natación.
Amor, juventud y dinero, la veleidosa gloria:
todo desde el trampolín se le fue al agua.
Todo se lo devoraron con voracidad las fieras.

Entre paredes pálidas que su insomnio decora de enredaderas por sentirse libre (al final de la película) se aferra a sus sueños:
se sueña sobre el lomo de sus elefantes y sonríe.
Se sueña venciendo a sus repujados cocodrilos de cartón.
Ve acercarse a sus leones de felpa (pura melena) y Tarzán siente miedo y tiembla y grita como un desventurado niño de pecho:
Aaauaúaaa...! Aaauaúaaa...!

Pobre Tarzán indefenso y desnudo,
descolgado del ecran por inservible,
loco, completamente solo entre los locos,
aullando perdido en su paraíso perdido,
sin Jane, sin chita, sin fuerzas, sin grito,
solo con su soledad y sus taparrabos.

Poema dedicado a Mario Benedetti

Arturo Corcuera, Puerto de la memoria, Noceva 2001


Tarzan e il paradiso perduto

Aaauauaaa...!Aaauauaaa...!

Tarzan (Johnny Weissmuller) è internato in un manicomio perché si crede Tarzan.

Il suo urlo, che fa paura a medici ed infermiere, non è il clarinetto con cui faceva la sua vittoriosa apparizione sullo schermo.
L'urlo non appartiene a Tarzan.
Era un collage di suoni confezionato e brevettato dalla Warner Brothers: riversarono in laboratorio i grugniti di un maiale e le note di un tenore.

Tarzan nel sanatorio per artisti (in pensione) di Hollywood,
abbattuto e vinto con la camicia di forza (lui che incarnò la forza senza bisogno di camicia).
Oggi quasi al buio e ieri viziato dai riflettori.
Tarzan vittima di una disfunzione cardiaca si tocca il cuore e pensa a Jane.
Abbandonato, chiama nella sua disperazione Cita (tra ombre vede e bacia Cita come se fosse sua madre.
Cita si pulisce la bocca, fa delle smorfie e sparisce facendo acrobazie),
chiama Cita perché porti un messaggio di richiesta di aiuto a Jane.

Ma Cita non può accorrere. Cita non è esistita nella vita reale.
(Erano otto scimpanzè femmine, otto femmine che apparirono sulla stampa cinematografica).

E Jane,
la bella silvestre dalle braccia candide,
non risplenderà mai più nella sua silhouette assieme a Tarzan,
perché Jane non fa più film.
Molto tempo fa ottenne il contratto con la Warner: le gambe di Jane non sono più lisce come uno vorrebbe per farle vedere nel cast.

(Ah, Jane, paradiso perduto, divino tesoro,
già te ne vai (per non tornare),
quando voglio piangere penso a te, mia dolce Jane.
Quanto avrei dato per tenerti nelle mie braccia, per confessarti il mio amore: io amare molto Jane.
Silenzio insensato che mantengo per colpa della timidezza testarda.
Per colpa dell'acne delle mia precoce adolescenza.

Ah, Jane, ora non mi piace che i tuoi seni siano baciati dalle liane.
I tuoi seni assediati al centimetro da frecce e lance.
Ora non mi piace il tuo volto che il tempo implacabile è andato modellando secondo il suo capriccio.
Il tuo volto che accarezzavo con dolcezza (all'insaputa del pubblico) in tutti i cartelloni.

Che non mi dicano mai che ti toglievi il trucco.
Che non mi mostrino mai i tuoi capelli di argento evanescente.
Per me sarai sempre la bella ragazza che ho amato in segreto,
che ho aiutato ad inventare con le mie illusioni nei cinema cadenti del mio quartiere, mia indimenticabile Jane)

Nella sua stanza Tarzan gira come un condannato e nel suo ruolo da matto si riflette nello specchio del lavandino e vorrebbe tuffarsi.
Tarzan pluricampione olimpico di nuoto.
Amore, gioventù e denaro, la gloria mutevole:
tutto dal trampolino cadde in acqua
Tutto se lo divorarono con voracità gli animali.

Tra pareti pallide che la sua insonnia decora di rampicanti per sentirsi libero (nel finale del film) si afferra ai suoi sogni:
si sogna della groppa dei suoi elefanti e sorride.
Si sogna di vincere i suoi coccodrilli sagomati di cartone.
Vede avvicinarsi i suoi leoni di stoffa (pura criniera) e Tarzan prova paura e trema e grida come uno sventurato ragazzo dal petto:
Aaauauaaa...! Aaauauaaa...!

Povero Tarzan indifeso e nudo
staccato dallo schermo perché inservibile,
matto, completamente solo tra i matti,
che ulula perduto nel suo paradiso perduto,
senza Jane, senza Cita, senza forze, senza urlo,
solo con la sua solitudine e i suoi perizoma.

Poesia dedicata a Mario Benedetti

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