es sind
noch Lieder zu singen jenseits
der Menschen
Lesend
von deinem Tod her
die trächtigen Zeilen
wieder verknüpft
in deine deutlichen Knoten
trinkend die bitteren Bilder
anstoßend
schmerzhaft wie damals
an den furchtbaren Irrtum
in deinem Gedicht das sie lobten
den weithin ausladenden
einladenden
ins Nichts
Lieder
gewiss
auch jenseits
unseres Sterbens
Lieder der Zukunft
jenseits der Unzeit in die wir
alles verstrickt sind
Ein Singen jenseits
des für uns Denkbaren
Weit
Doch nicht ein einziges Lied
jenseits der Menschen
Erich Fried
Rileggendo una poesia di Paul Celan
dei canti
sono ancora da intonare al di là
dell'umanità
Leggendo
dopo la tua morte
i versi pregnanti
di nuovo legati
nei tuoi chiari nodi
bevendo le immagini amare
in cui mi imbatto
dolorosamente come allora
contro il terribile errore
nella tua poesia che elogiavano
l'invito nel nulla
in larga misura
disdetto
Canti
certo
anche al di là
della nostra morte
Canti del futuro
al di là del tempo incongruo in cui
siamo tutti impigliati
Un canto al di là
del nostro concepibile
Spazio
Ma non un solo canto
al di là dell'umanità
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domenica 7 luglio 2013
venerdì 5 luglio 2013
Un post alto come un albero e piccolo come una cicala
Anselm Kiefer, De l'Allemagne, particolare, 1982-2013
über der grauschwarzen Ödnis,
Ein baum-
hoher Gedanke,
greift sich den Lichtton: es sind
noch Lieder zu singen jenseits
der Menschen.
Paul Celan, Fadensonnen, 1967
sulla desolazione grigionera,
sulla desolazione grigionera,
un pensiero alto
come un albero afferra il suono della luce:
dei canti sono ancora da intonare al di là
dei canti sono ancora da intonare al di là
dell'umanità.
Kiefer in parte dilata, in parte spezza Soli-filamenti, con la presenza dell'albero, con la sua interposizione in mezzo a jenseits, che a lungo ho pensato di rendere con un ol tre, per poi rinunciarvi, non sapendo come inserire un tronco tra due sillabe. Va immaginato a grandezza naturale, il quadro, e allo stesso modo quindi anche la
citazione di Celan, che ha molteplici significati metaforici*, ma
esattamente questa dimensione, nella riproduzione di Kiefer.
Es sind noch Lieder, dice Celan, non es gibt noch Lieder. Parrebbe quindi che i canti esistano solo temporaneamente, ora, in questo frangente, nel presente di chi lo legge, come se bussassero alla porta (es ist jemand an der Tür), canti distinguibili, ma di passaggio o concentrati in poco tempo, come quelli delle cicale nelle ore estive più calde.
Es sind noch Lieder, dice Celan, non es gibt noch Lieder. Parrebbe quindi che i canti esistano solo temporaneamente, ora, in questo frangente, nel presente di chi lo legge, come se bussassero alla porta (es ist jemand an der Tür), canti distinguibili, ma di passaggio o concentrati in poco tempo, come quelli delle cicale nelle ore estive più calde.
Denn die Zikaden waren einmal Menschen. Sie hörten auf zu essen, zu trinken und zu lieben, um immerfort singen zu können. Auf der Flucht in den Gesang wurden sie dürrer und kleiner, und nun singen sie, an ihre Sehnsucht verloren - verzaubert, aber auch verdammt, weil ihre Stimmen unmenschlich geworden sind.
Ingeborg Bachmann, die Zikaden, 1955
Perché le cicale una volta erano esseri umani. Smisero di mangiare, di bere e di amare, per poter cantare tutto il tempo. Rifugiandosi nel canto, si rinsecchirono e si rimpicciolirono, e ora cantano, perse dietro il loro desiderio febbrile - incantate, ma anche dannate, perché le loro voci nel frattempo sono diventate non umane.
*Menschen è forse più specifico di uomini, potrebbe essere limitato agli ebrei; noch può essere generale, nel senso che vi sono sempre canti da intonare, dopo ogni desolazione, oppure può essere un 'vi sono ancora canti' rapportato ad altri canti, incongrui, quelli diffusi nei campi di sterminio; l'enunciato finale, ancora una volta contrassegnato da Kiefer con l'ausilio del tronco, che vi crea una cesura, rispetto ai versi precedenti, ancora più marcata dei due punti, può essere un invito o può piuttosto volgere al sentenzioso, ecc. ecc., con un risultato che oscilla tra la fuga dalla realtà e l'adesione ad una realtà altra. Con l'associazione alle cicale, al loro canto al prezzo della perdita dell'umanità, mi rendo conto ora, i canti al di là degli uomini non sono più né una fuga né una liberazione, ma una dannazione, tuttavia, la tentazione di intrecciare e di vagare tra l'umano, l'ultraumano, il non umano e il disumano, tra il tono e il timbro del grigionero e quelli della luce, era troppo forte. Chiudo come faceva sempre quel furbone di Dante in questi casi: e comunque, le stelle.
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mercoledì 22 febbraio 2012
Hiob
Der Tod
für Yvan Goll
Der Tod ist eine Blume, die blüht ein einzig Mal.
Doch so er blüht, blüht nichts als er.
Er blüht, sobald er will, er blüht nicht in der Zeit.
Er kommt, ein großer Falter, der schwanke Stengel schmückt.
Du laß mich sein ein Stengel, so stark, daß er ihn freut.
Paul Celan
La morte
per Yvan Goll
La morte è un fiore che fiorisce una volta sola.
Eppure fiorisce così, come lei niente fiorisce.
Fiorisce, appena vuole, fiorisce, ma non nel tempo.
Una grande falena che viene ad adornare esili steli oscillanti.
Mi lasci essere uno stelo, così forte da gioirne.
Paul Celan
A partire dagli anni '20, Yvan Goll aveva sempre di più privilegiato il francese. Negli anni dell'esilio americano, aveva provato a scrivere in inglese. Alla fine degli anni '40, gravemente malato di leucemia in un letto di una stanza d'ospedale a Strasburgo, deve aver sentito parlare alsaziano. È probabilmente così che, dal suo molteplice passato linguistico e dal suo molteplice passato identitario, in quel letto alsaziano, riemersero questo tedesco e questo Giobbe. A costo di ribadire una cosa di per sé evidente, un tedesco, si badi, che in quegli anni era in grado di trasformare un "Höre Israel" uguale a milioni di altri in un "Ascolta Israele" diverso da milioni di altri.
Hiob
I
Mondaxt
Sink in mein Mark
Daß meine Zeder
Morgen den Weg versperre
Den feurigen Pferden
Alte Löwen meines Bluts
Rufen umsonst nach Gazellen
Es morschen in meinem Kopf
Wurmstichige Knochen
Phosphoreszent
Hängt mir im Brustkorb
Das fremde Herz
II
Verzehre mich, greiser Kalk
Zerlauge mich, junges Salz
Tod ist Freude
Und nährt mich noch der Fisch
Des Toten Meeres
Leuchtend von Jod
In meinen Geschwüren
Pfleg ich die Rosen
Des Todesfrühlings
Siebzig Scheunen verbrannt!
Sieben Söhne verwest!
Größe der Armut!
Letzter Ölbaum
Aus Asiens Wüste
Steht mein Gerippe
Wieso ich noch lebe?
Unsicherer Gott
Dich dir zu beweisen
III
Letzter Ölbaum, sagst du?
Doch goldenes Öl
Enttrieft meinen Zweigen
Die segnen lernten
Im Glashaus meiner Augen
Reift die tropische Sonne
Mein Wurzelfuß ist in Marmor gerammt
Höre Israel
Ich bin der Zehnbrotebaum
Ich bin das Feuerbuch
Mit den brennenden Buchstaben
Ich bin der dreiarmige Leuchter
Von wissenden Vögeln bewohnt
Mit dem siebenfarbenen Blick
Yvan Goll
Giobbe
I
Ascia luna
Affonda nel mio midollo
Che il mio cedro
Domani sbarri la strada
Ai cavalli focosi
I vecchi leoni del mio sangue
Chiamano invano gazzelle
Mi marciscono in testa
Ossa tarlate
Fosforescente
Mi pende nel torace
L'estraneo cuore
II
Consumami, calcare senile
Rodimi, giovane sale
La morte è gioia
E mi nutre ancora il pesce
Del Mar Morto
Scintillante di iodio
Nelle mie ulcere
Curo le rose
Della primavera mortale
Settanta fienili bruciati!
Sette figli putrefatti!
Grandezza della povertà!
Ultimo ulivo
Del deserto asiatico
Si staglia il mio scheletro
Come mai vivo ancora?
Dio incerto
Per provare te a te stesso
III
Ultimo ulivo, dici?
Eppure olio dorato
Stilla dai miei rami
Che impararono a benedire
Nella serra dei miei occhi
Matura il sole tropicale
Il mio piede radice è abbarbicato al marmo
Ascolta Israele
Io sono l'albero dei dieci pani
Io sono il libro di fuoco
Dalle lettere in fiamme
Io sono il candelabro a tre bracci
Abitato da uccelli sapienti
Dallo sguardo iridato
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sabato 3 settembre 2011
Zum Abschied Heiner Müller
Der so lange das Zwiegespräch mit den Toten hielt,
Jetzt ist er tot. Der Chinese in Preußen,
Der Meister ist tot.
Über ihm hat sich die Welle geschlossen, das Wasser
Fließt ohne ihn weiter. Sein steinernes Werk
Sinkt langsam zum Grund.
Bevor er hinausspähen konnte ins nächste Jahrtausend,
Hat ihn sein Körper verraten, der Feind.
Der sich zu langsam sterben fühlte,
Der geduldig Wartende, jetzt erwartet ihn nichts mehr.
Sein Zynismus war Güte,
Weil er die Untergänge bekanntgab, die Katastrophen
Von denen der Hausfrieden schwieg.
Der Terror, von dem er schrieb, kam aus Deutschland.
Durs Grünbein
30.12.1995
Addio a Heiner Müller
Colui che ha dialogato così a lungo con i morti
ora è morto. Il cinese(1) in Prussia,
il maestro è morto.
Su di lui si è chiusa l'onda, l'acqua
continua a scorrere senza di lui. La sua opera di pietra
cola lentamente a picco.
Prima che potesse scrutare nel prossimo millennio,
il suo corpo, il nemico, l'ha tradito.
Colui che sentiva di morire troppo lentamente(2),
che aspettava con pazienza, ora non lo attende più.
Il suo cinismo era bontà
perché annunciava le rovine, le catastrofi
su cui la pace domestica taceva.
Il terrore di cui ha scritto veniva dalla Germania(3).
(1) Parafrasando Mandel'štam?
Я китаец, никто меня не понимает.
Осип Мандельштам, Четвертая проза, 7
Sono un cinese, nessuno mi capisce.
Osip Mandel'štam, Quarta prosa, 7
(2)
Zahnfäule in Paris
Etwas frißt an mir
Ich rauche zu viel
Ich trinke zu viel
Ich sterbe zu langsam
Heiner Müller, 1981
Carie a Parigi
Qualcosa mi corrode/Fumo troppo/Bevo troppo/Muoio troppo lentamente.
Jetzt ist er tot. Der Chinese in Preußen,
Der Meister ist tot.
Über ihm hat sich die Welle geschlossen, das Wasser
Fließt ohne ihn weiter. Sein steinernes Werk
Sinkt langsam zum Grund.
Bevor er hinausspähen konnte ins nächste Jahrtausend,
Hat ihn sein Körper verraten, der Feind.
Der sich zu langsam sterben fühlte,
Der geduldig Wartende, jetzt erwartet ihn nichts mehr.
Sein Zynismus war Güte,
Weil er die Untergänge bekanntgab, die Katastrophen
Von denen der Hausfrieden schwieg.
Der Terror, von dem er schrieb, kam aus Deutschland.
Durs Grünbein
30.12.1995
Addio a Heiner Müller
Colui che ha dialogato così a lungo con i morti
ora è morto. Il cinese(1) in Prussia,
il maestro è morto.
Su di lui si è chiusa l'onda, l'acqua
continua a scorrere senza di lui. La sua opera di pietra
cola lentamente a picco.
Prima che potesse scrutare nel prossimo millennio,
il suo corpo, il nemico, l'ha tradito.
Colui che sentiva di morire troppo lentamente(2),
che aspettava con pazienza, ora non lo attende più.
Il suo cinismo era bontà
perché annunciava le rovine, le catastrofi
su cui la pace domestica taceva.
Il terrore di cui ha scritto veniva dalla Germania(3).
(1) Parafrasando Mandel'štam?
Я китаец, никто меня не понимает.
Осип Мандельштам, Четвертая проза, 7
Sono un cinese, nessuno mi capisce.
Osip Mandel'štam, Quarta prosa, 7
(2)
Zahnfäule in Paris
Etwas frißt an mir
Ich rauche zu viel
Ich trinke zu viel
Ich sterbe zu langsam
Heiner Müller, 1981
Carie a Parigi
Qualcosa mi corrode/Fumo troppo/Bevo troppo/Muoio troppo lentamente.
(3) "Aus Deutschland", tanto più in presenza di "Meister" e della morte, ricorda Todesfuge di Celan.
venerdì 4 dicembre 2009
Zwei Fehler
Ich gebe zu, seinerzeit
habe ich mit Spatzen auf Kanonen geschossen.
Daß das keine Volltreffer gab,
sehe ich ein.
Dagegen habe ich nie behauptet,
nun gelte es ganz zu schweigen.
Schlafen, Atemholen, Dichten:
das ist fast kein Verbrechen.
Ganz zu schweigen
von dem berühmten Gespräch über Bäume.
Kanonen auf Spatzen, das hieße doch
in den umgekehrten Fehler verfallen.
Hans Magnus Enzensberger
Due errori
Ein Blatt, baumlos
für Bertolt Brecht:
Was sind das für Zeiten,
wo ein Gespräch
beinah ein Verbrechen ist,
weil es soviel Gesagtes
mit einschließt?
Un foglio, senza alberi,
per Bertolt Brecht:
Che tempi sono questi,
in cui un dialogo
è quasi un crimine
perché racchiude
tante cose dette?
habe ich mit Spatzen auf Kanonen geschossen.
Daß das keine Volltreffer gab,
sehe ich ein.
Dagegen habe ich nie behauptet,
nun gelte es ganz zu schweigen.
Schlafen, Atemholen, Dichten:
das ist fast kein Verbrechen.
Ganz zu schweigen
von dem berühmten Gespräch über Bäume.
Kanonen auf Spatzen, das hieße doch
in den umgekehrten Fehler verfallen.
Hans Magnus Enzensberger
Due errori
Lo ammetto, a suo tempo
ho sparato con passeri sui cannoni.
Di non aver fatto centro,
lo riconosco.
Però non ho mai sostenuto
che ora si debba tacere.
Dormire, respirare, fare poesia:
è quasi non criminale.
Per non parlare
del famoso dialogo sugli alberi.
Cannoni sui passeri, questo sarebbe
cadere nell'errore opposto.
In "An die Nachgeborenen" (A quelli nati dopo ovvero a coloro che verranno ovvero - se solo non fosse troppo odiosamente manzoniano - ai posteri) di Brecht ci sono tre versi che hanno lasciato diverse tracce nella poesia di lingua tedesca. Questi:
Was sind das für Zeiten, wo
Ein Gespräch über Bäume fast ein Verbrechen ist
Weil es ein Schweigen über so viele Untaten einschließt!
Che tempi sono questi, in cui
Un dialogo sugli alberi è quasi un crimine
Perché comporta silenzio su così tanti delitti!
Un'altra traccia, ad esempio, la si trova in Celan:
ho sparato con passeri sui cannoni.
Di non aver fatto centro,
lo riconosco.
Però non ho mai sostenuto
che ora si debba tacere.
Dormire, respirare, fare poesia:
è quasi non criminale.
Per non parlare
del famoso dialogo sugli alberi.
Cannoni sui passeri, questo sarebbe
cadere nell'errore opposto.
*
In "An die Nachgeborenen" (A quelli nati dopo ovvero a coloro che verranno ovvero - se solo non fosse troppo odiosamente manzoniano - ai posteri) di Brecht ci sono tre versi che hanno lasciato diverse tracce nella poesia di lingua tedesca. Questi:
Was sind das für Zeiten, wo
Ein Gespräch über Bäume fast ein Verbrechen ist
Weil es ein Schweigen über so viele Untaten einschließt!
Che tempi sono questi, in cui
Un dialogo sugli alberi è quasi un crimine
Perché comporta silenzio su così tanti delitti!
Un'altra traccia, ad esempio, la si trova in Celan:
Ein Blatt, baumlos
für Bertolt Brecht:
Was sind das für Zeiten,
wo ein Gespräch
beinah ein Verbrechen ist,
weil es soviel Gesagtes
mit einschließt?
Un foglio, senza alberi,
per Bertolt Brecht:
Che tempi sono questi,
in cui un dialogo
è quasi un crimine
perché racchiude
tante cose dette?
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