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martedì 16 agosto 2016

Je/Ich

Es gibt etwas, das Kafka mit Proust gemeinsam ist, und wer weiß, ob dieses etwas sich irgendwo sonst findet. Es handelt sich um ihren Gebrauch des 'Ich.' Wenn Proust in seiner Recherche du temps perdu, Kafka in seinen Tagebüchern Ich sagt, so ist das bei beiden ein gleich transparentes, ein gläsernes. Seine Kammern haben keine Lokalfarbe; jeder Leser kann sie heute bewohnen und morgen ausziehen. Ausschau von ihnen halten und sich in ihnen auskennen ohne im mindesten an ihnen hängen zu müssen. In diesen Schriftstellern nimmt das Subject die Schutzfärbung des Planeten an, der in den kommenden Katastrophen ergrauen wird.

Walter Benjamin

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C'è qualcosa di comune tra Kafka e Proust, e chissà se questo qualcosa si trova da qualche altra parte. Si tratta del modo in cui usano "io". Quando Proust nella sua Ricerca del tempo perduto o Kafka nei suoi diari dice io, in entrambi è un io ugualmente trasparente, vitreo. Le sue camere non hanno un colore locale; ogni lettore può abitarle oggi e traslocarne domani. Può continuare ad osservarle e riuscire a conoscerle senza dover minimamente affezionarvisi. In questi scrittori il soggetto assume la colorazione protettiva dei pianeti, che nelle imminenti catastrofi è destinata a volgere al grigio.

venerdì 12 agosto 2016

Meran - 6. IV. 20




Gasthof Frau Emma, Meran/Pragser Wildse, den...

Meran - 6. IV. 20

Liebe Ottla, müde vom Wohnungssuchen, es gibt soviele Wohnungen, die Grundfrage ist: große Hotelpension (z. B. die wo ich jetzt recht gut lebe, vegetarisch gut, nicht gerade sehr durchdacht, aber immerhin) oder kleine Privatpension. Erstere hat den Nachteil dass sie teuerer ist (ich weiß allerdings nicht wie viel es ausmachen wird, ich esse nicht in Pension) vielleicht nicht so gute Liegemöglichkeit gibt, wie die kleine Pension, auch wird man wohl in der kleinen persönlich interessierter behandelt, worauf ein Vegetarianer vielleicht mehr angewiesen ist, als ein anderer aber einen großen Vorteil hat sie, es sind die großen freien Räume, das Zimmer selbst, der Speisesaal, die Vorhalle, selbst wenn man Bekannte hat, ist man frei, unbedrückt, die kleine Pension hat dagegen etwas von einer Familiengruft, nein das ist falsch, etwas von einem Massengrab. Sei das Haus noch so gut instand gehalten (ist es das nicht, auch solche sah ich, dann möchte man sich leich hinsetzen und über die Vergänglichkeit weinen) es ist doch notwendig eng, die Gäste sitzen aneinander, man schaut einander immerfort in die Augen, es ist eben wie bei Stüdl, nur dass allerdings Meran unvergleichlich freier, weiter, mannigfaltiger, großartiger, luftreiner, sonnenstärker als Schelesen ist. Das ist also die Frage. Was hältst Du z. B. von der Ottoburg, dem einzigen brauchbaren Ergebnis des Nachmittags (desdritten Meraner, und des ersten unverregneten Nachmittags) Preis 15 Lire, der gewöhnliche Preis der Privatpensionen, reines Haus, die Wirtin eine fröhliche sehr dick- und rotbackige Frau des Buchhändlers Taussig, erkennt sofort mein Prager Deutsch, interessiert sich sehr für meinen Vegetarianismus, zeigt dabei aber völligen Mangel vegetarischer Phantasie; das Zimmer ist recht gut, der Balkon gestattet alle Nacktheit, dann führt sie mich in den gemeinsamen Speisesaal, ein hübscher Saal, aber doch niedrig, so sitzt man beisammen, die gebrauchten Servietten in den Ringen bezeichnen die Plätze, Schneewittchen hätte keine Lust gehabt, hier Späße zu machen. Nun? Ehe Deine Antwort kommt dürfte ich mich schon entschieden haben, versprochen habe ich, dass ich morgen vormittag schon komme.

Die Reise war sehr einfach, der Südamerikaner war nur ein Mailänder, aber dafür ein liebenswürdiger, rücksichtsvoller, schöner, eleganter, im Körper eleganter Mensch, ich hätte nicht besser wählen können und man kann gewiß für dieses im Grunde abscheuliche enge Beisammensein, es war auch sehr kalt, gelegentlich sehr schlecht wählen. Die Francs habe ich nicht gebraucht, es werden offenbar wenn sich die Reisenden an ein bestimmtes System gewöhnt haben, sofort neue Systeme eingeführt, die weitere Karte war in österr. Kronen zu zahlen; wieviel kostet die Karte von der Grenze bis Innsbruck? An 1300 K, soviel hatte ich allerdings nicht. Die Lire waren in Innsbruck ganz leicht zu wechseln.

Vorläufig genug, ich muß noch (nach meiner Vorschrift) Orangenlimonade trinken gehn. Schreibe mir ausführlich von Dir, besonders von Sorgen, wenn Du willst auch Träumen, in die Ferne hat auch das Sinn. Grüße alle, auch Max oder Felix, wenn Du sie sehen solltest. 

Dein F


Gasthof Frau Emma, Merano/Lago di Braies, il...

Merano - 6. 4. 20

Cara Ottla, stanco dalla ricerca dell'appartamento - ci sono così tanti appartamenti - la questione fondamentale è: grande pensione (per es. quella dove ora vivo bene, vegetarianamente bene,  non esattamente in modo molto pensato, ma insomma) oppure piccola pensione privata? La prima ha lo svantaggio di essere più cara (non so tuttavia quanto sarà pattuito, non mangio nella pensione), forse non offre possibilità di stendersi altrettanto buone di quelle della piccola pensione, si viene trattati con interesse più personale, cosa cui un vegetariano attribuisce forse più importanza di un altro, ma ha un gran vantaggio: sono i grandi spazi liberi, la stanza stessa, la sala da pranzo, l'atrio, anche quando si hanno conoscenti, si è liberi, non oppressi, mentre la piccola pensione ha qualcosa della tomba di famiglia; no, è sbagliato, qualcosa della fossa comune. Anche se la casa è tenuta ancora molto bene (se non lo è - ne ho viste anche di questo tipo -, allora viene voglia di sedersi e piangere sulla caducità), è per forza stretta, gli ospiti stan seduti l'uno contro l'altro, ci si guarda di continuo negli occhi, è proprio come da Stüdl, a parte il fatto che Merano è incomparabilmente più libera, più ampia, più varia, più spettacolare che Schelesen, l'aria è più pura, il sole più deciso che laggiù. Questa è quindi la questione. Cosa ne pensi per es. della pensione Ottoburg, l'unico risultato utile del pomeriggio (la mia terza a Merano e la prima che non sia stata guastata dalla pioggia), prezzo 15 lire, il solito prezzo delle pensioni private, casa pulita, la proprietaria, moglie del libraio Taussig, pimpante, molto grassa e dai pometti rossi, riconosce subito il mio tedesco praghese, si interessa molto del mio vegetarianismo, ma mostra una totale assenza di fantasia vegetariana; la stanza va abbastanza bene, il balcone permette qualsiasi nudità. Poi mi accompagna nella sala da pranzo comune, una sala carina, però bassa, così si sta seduti tutti assieme; i tovaglioli usati negli anelli designano i posti; Biancaneve non avrebbe avuto voglia di divertirsi qui. E allora? Prima che arrivi la tua risposta avrò di sicuro già deciso: ho promesso di venire già domani mattina.

Il viaggio è stato molto semplice, il sudamericano era in realtà un italiano, ma in compenso amabile, pieno di riguardo, bello, elegante, un uomo dal corpo elegante, non avrei potuto scegliere meglio e si può certamente occasionalmente scegliere molto male - ha fatto anche molto freddo - per questo stare così orribilmente assieme. Dei franchi non ho avuto bisogno: non appena i viaggiatori si sono abituati ad un determinato nuovo sistema, si introducono subito nuovi sistemi. L'altro biglietto si doveva pagare un corone austr.; quanto costa il biglietto dal confine ad Innsbruck? Circa 1300 corone, che in ogni caso non possedevo. Ho potuto cambiare le lire molto facilmente a Innsbruck.

Basta, per adesso, devo ancora (su mia prescrizione) andare a bere un'aranciata. Scrivimi con dovizia di te, in particolare delle preoccupazioni, se vuoi anche dei sogni: quando si è lontani persino questo ha senso. Saluta tutti, anche Max o Felix, se li dovessi vedere. 

Il tuo F

venerdì 2 gennaio 2015

Lieber Felix - gestern wollte ich euch zum neuen Jahr glückwünschen

An Felix Weltsch
(Postkarte. Prag, Stempel: 2. I.1917)

Lieber Felix - gestern wollte ich euch zum neuen Jahr glückwünschen, aber es ging nicht. Ich sah Dich so friedlich, tief in Ruhe, lesen, dann sogar die Mappe öffnen, Papier herausnehmen und schreiben, daß es für mich gar keine Frage war, daß ich Dich nicht stören dürfe. Allerdings stand neben Dir eine Tasse und die Tür zum beleuchteten Wohnzimmer war halb offen - ich sagte mir also, falls Du Dich stärker mit der Tasse zu beschäftigen anfängst oder falls Deine Frau hereinkommt, dann dürfe auch ich vielleicht kommen. Das war aber ein Irrtum. - Denn als schließlich Deine Frau hereinkam, und Du, mit gutem Appetit in etwas hineinbeißendend, mit ihr zu sprechen anfingst, schämte ich mich natürlich weiter zuzuschauen, konnte deshalb nicht feststellen, ob die Arbeitsunterbrechung eine längere war und ging deshalb. Nächstens.
Viele Grüße. Übrigens gute Zeitungsnachrichten.
Franz


A Felix Weltsch
(Cartolina. Praga, timbro: 2.1.1917)

Caro Felix - ieri avrei voluto farvi gli auguri di buon anno, ma non mi è riuscito. Ti ho visto leggere così tranquillo, così serafico, e poi persino aprire la cartella, estrarne della carta e scrivere, che non mi sono sentito in alcun diritto di disturbarti. Certamente vicino a te c'era una tazza e la porta che dava sulla sala illuminata era mezza aperta, per cui mi sono detto che se avessi iniziato a occuparti più seriamente della tazza o se tua moglie fosse entrata, allora forse avrei potuto venire anch'io. Tuttavia l'ipotesi era sbagliata, perché quando infine tua moglie è effettivamente entrata e tu, addentando qualcosa con appetito, hai iniziato a parlare con lei, mi sono naturalmente vergognato di continuare a guardare, tanto da non poter stabilire se l'interruzione del lavoro fosse stata un'interruzione lunga, per cui me ne sono andato. Sarà per la prossima volta.
Tanti saluti. A proposito, buone notizie nei giornali.
Franz

mercoledì 5 marzo 2014

Wenn man doch ein Indianer wäre

Wenn man doch ein Indianer wäre, gleich bereit, und auf dem rennenden Pferde, schief in der Luft, immer wieder kurz erzitterte über dem zitternden Boden, bis man die Sporen ließ, denn es gab keine Sporen, bis man die Zügel wegwarf, denn es gab keine Zügel, und kaum das Land vor sich als glatt gemähte Heide sah, schon ohne Pferdehals und Pferdekopf.


Se almeno fossimo indiani, scattanti sull'istante e, sul cavallo in corsa, sghembi nell'aria, continuassimo ad essere scossi da brevi tremiti sul terreno tremante, finché non lasciassimo gli speroni, perché speroni non c'erano, finché non gettassimo via le redini, perché redini non c'erano, e vedessimo a malapena la terra davanti a noi come una prateria falciata rasa rasa, con il collo e la testa del cavallo già svaniti.

domenica 2 marzo 2014

Ansichtskarte/Cartolina

Bavorský les. Javorská jezero s restaurací
Stempel Spitzberg/Böhmerwald, 18.9.08

Herrn Max Brod Prag Schalengasse 1

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Mein lieber Max,

ich sitze unter dem Verandendach, vorn will es zu regnen anfangen, die Füße schütze ich, indem ich sie von dem kalten Ziegelboden auf eine Tischleiste setze und nur die Hände gebe ich preis, indem ich schreibe. Und ich schreibe, dass ich sehr glücklich bin und dass ich froh wäre, wärest Du hier, denn in den Wäldern sind Dinge, über die nachzudenken man Jahre lang im Moos liegen könnte. Adieu, Ich komme Ja bald.

Dein Franz

Mio caro Max,

me ne sto seduto sotto il tetto della veranda, davanti a me sta per piovere, proteggo i piedi sollevandoli dal freddo pavimento di mattoni per metterli su un bordo del tavolo e lascio esposte solo le mani, mentre scrivo. E scrivo che sono molto felice e che sarei contento se tu fossi qui, perché nei boschi ci sono cose per riflettere sulle quali si potrebbe stare sdraiati per anni nel muschio. Adieu, tornerò presto.

Il tuo Franz

mercoledì 11 dicembre 2013

Schönstes Bad, weil man sich selbständig einrichten konnte/Bellissimo bagno, perché ci si è potuti organizzare da soli

Wir badeten in den Waldbächen - denn Kafka und ich lebten damals des seltsamen Glaubens, daß man von einer Landschaft nicht Besitz ergriffen habe, solange nicht durch Baden in ihren lebendig strömenden Gewässern die Verbindung geradezu physisch vollzogen worden sei. So haben wir später auch die Schweiz durchzogen, indem wir in jedem erreichbaren Seengebiet unsere Schwimmkünste übten.

Max Brod


Facevamo il bagno nei torrenti dei boschi, perché Kafka ed io vivevamo allora nella curiosa convinzione che non si potesse possedere un paesaggio finché non si fosse stabilita l'unione fisica diretta attraverso un bagno nel flusso vitale delle sue acque. Così abbiamo esplorato dopo anche la Svizzera, in cui abbiamo esercitato le nostre arti natatorie in ogni specchio d'acqua a nostra portata.

sabato 25 maggio 2013

bei der lächerlich kleinen Fahrt

Endlich in Venedig. Jetzt muß ich aber mich auch hineinwerfen, wie sehr es auch gießt (desto besser werden die Wiener Tage von mir abgewaschen werden) und wie zittrig es auch in meinem Kopf zugeht von der kleinen Seekrankheit, die ich bei der lächerlich kleinen Fahrt [Triest - Venedig], allerdings im Sturmwind, bekommen hatte. 

Franz
Ansichtskarte an Felice Bauer, Venedig, 15.9.1913


Finalmente a Venezia. Ora però mi ci devo immergere, nonostante continui a diluviare (tanto meglio mi verranno lavati via i giorni passati a Vienna) e tutto stia tremolando nella mia testa, per quel po' di mal di mare che mi è venuto nel corso della ridicolmente breve traversata [Trieste - Venezia], per quanto sotto un vento impetuoso.
Franz
Cartolina a Felice Bauer, Venezia, 15.9.1913

giovedì 23 maggio 2013

Das that ich am 4. September 1900

Wie viele Worte in dem Buche stehn! Erinnern sollen sie! Als ob Worte erinnern könnten! Denn Worte sind schlechte Bergsteiger und schlechte Bergmänner. Sie holen nicht die Schätze von den Bergeshöhn und nicht die von den Bergestiefen! Aber es gibt ein lebendiges Gedenken, das über alles Erinnerungwerte sanft hinfuhr wie mit kosender Hand. Und wenn aus dieser Asche die Lohe aufsteigt, glühend und heiß, gewaltig und stark und Du hineinstarrst, wie vom magischen Zauber gebannt, dann --- Aber in dieses keusche Gedenken, da kann man sich nicht hineinschreiben mit ungeschickter Hand und grobem Handwerkszeug, das kann man nur in diese weißen, anspruchslosen Blätter. Das that ich am 4. September 1900.


Quante parole stanno nel libro! Dovrebbero servire a ricordare! Come se le parole potessero ricordare! Perché le parole sono cattivi alpinisti e cattivi minatori. Non estraggono i tesori dalle cime delle montagne e nemmeno quelli dalle loro viscere! Ma c'è una memoria viva che su tutto quello che è meritevole di ricordo vi conduce delicatamente come la carezza di una mano. E se da questa cenere si leva la fiamma, ardente e calda, intensa e forte, e vi osservi bene dentro come ammaliata da un incantesimo magico, allora - Ma dentro questa casta memoria non si può scrivere con mano maldestra e rudi attrezzi, lo si può fare solo su questi fogli bianchi, senza pretese. Questo l'ho fatto il 4 settembre 1900. 

Dedica nell'album di Selma Kohn. Kafka, nelle sere d'estate di quell'anno, le leggeva Nietzsche su una panchina, a lume di candela, sotto una quercia del giardino di Selma, in cima ad una collina di Roztoky con vista sulla Moldava. 

sabato 18 maggio 2013

Vor der Schwelle des Glücks

Müritz, Juli 1923

Lieber Hugo,

vielen Dank für Deinen Gruß und Wunsch. Es war die erste hebräische Schrift, die ich aus Palästina bekam. Der Wunsch in ihr hat vielleicht große Kraft. Um meine Transportabilität zu prüfen, habe ich mich nach vielen Jahren der Bettlägerigkeit und der Kopfschmerzen zu einer kleinen Reise nach der Ostsee erhoben. Ein Glück hatte ich dabei jedenfalls. 50 Schritte von meinem Balkon ist ein Ferienheim des Jüdischen Volksheims in Berlin. Durch die Bäume kann ich die Kinder spielen sehn. Fröhliche, gesunde, leidenschaftliche Kinder. Ostjuden, durch Westjuden vor der Berliner Gefahr gerettet. Die halben Tage und Nächte ist das Haus, der Wald und der Strand voll Gesang. Wenn ich unter ihnen bin, bin ich nicht glücklich, aber vor der Schwelle des Glücks.

Leb recht wohl

Dein Franz

Grüße von mir Deine tapfere Mutter und die Kinder.

Müritz, luglio 1923

Caro Hugo,

molte grazie per i tuoi saluti e per gli auguri. È stata la prima lettera in ebraico che abbia ricevuto dalla Palestina. L'augurio che essa conteneva forse ha un grande potere. Per provare la mia trasportabilità, dopo molti anni passati a letto e col mal di testa mi sono imposto un piccolo viaggio sul mar Baltico. In ogni caso ne ho ricavato un po' di felicità. A cinquanta passi dal mio balcone c'è una colonia della Comunità Popolare Ebraica di Berlino. Attraverso gli alberi posso vedere giocare i bambini. Bambini allegri, sani, sfrenati. Ebrei orientali, salvati dal pericolo incombente a Berlino da ebrei occidentali. Per metà del giorno e della notte la casa, il bosco e la spiaggia sono inondati dai loro canti. Quando sono tra loro, non sono felice, ma sulla soglia della felicità.

Stai bene

Il tuo Franz
Saluta da parte mia la tua coraggiosa mamma e i bambini.

domenica 30 dicembre 2012

Ich weiß nicht/Non so

Seit August gearbeitet, im allgemeinen nicht wenig und nicht schlecht, aber weder in ersterer noch in letzterer Hinsicht bis an die Grenzen meiner Fähigkeit, wie es hätte sein müssen, besonders, da meine Fähigkeit aller Voraussicht nach (Schlaflosigkeit, Kopfschmerzen, Herzschwäche) nicht mehr lange andauern wird. Geschrieben an Unfertigem: ›Der Prozeß‹, ›Erinnerungen an die Kaldabahn‹, ›Der Dorfschullehrer‹, ›Der Unterstaatsanwalt‹ und kleinere Anfänge. An Fertigem nur: ›In der Strafkolonie‹ und ein Kapitel des ›Verschollenen‹, beides während des vierzehntägigen Urlaubs. Ich weiß nicht, warum ich diese Übersicht mache, es entspricht mir gar nicht!
31. Dezember 1914 
 
 
Da agosto lavorato, in complesso non poco e non male, ma in nessun caso fino ai limiti della mia capacità, come sarebbe dovuto essere, specialmente considerato che la mia capacità, secondo tutte le previsioni (insonnia, mal di testa, insufficienza cardiaca), non durerà più a lungo. Scritto opere senza finirle: Il processo, Ricordando la ferrovia di Kalda, Il maestro del villaggio, Il sostituto procuratore ed altri inizi più brevi. Completato solo Nella colonia penale ed un capitolo del Disperso, entrambi durante le due settimane di ferie. Non so perché stia a fare questa carrellata: non mi corrisponde per niente!

domenica 9 dicembre 2012

die Welt ist nicht geheizt

Die Anstalt ist für mich ein Federbett, so schwer wie warm. Wenn ich hinauskriechen würde, käme ich sofort in die Gefahr mich zu verkühlen, die Welt ist nicht geheizt.

Aus einem Brief an Ottla, 9. März 1921 


L'Istituto [di assicurazione] per me è un piumino, tanto pesante quanto caldo. Se ne uscissi, correrei subito il rischio di raffreddarmi. Il mondo non è riscaldato.

Da una lettera a Ottla, 9 marzo 1921

martedì 25 settembre 2012

Altneu-Synagoge gestern

1. Oktober. Altneu-Synagoge gestern. Kol Nidre. Gedämpftes Börsengemurmel. Im Vorraum Büchse mit der Aufschrift: »Milde Gaben im stillen besänftigen den Unwillen.« Kirchenmäßiges Innere. Drei fromme, offenbar östliche Juden. In Socken. Über das Gebetbuch gebeugt, den Gebetmantel über den Kopf gezogen, möglichst klein geworden. Zwei weinen, nur vom Feiertag gerührt? Einer hat vielleicht nur wehe Augen, an die er das noch gefaltete Sacktuch flüchtig legt, um das Gesicht gleich wieder nahe an den Text zu halten. Nicht eigentlich oder hauptsächlich wird das Wort gesungen, aber hinter dem Wort her werden Arabesken gezogen aus dem haardünn weitergesponnenen Wort. Der kleine Junge, der ohne die geringste Vorstellung des Ganzen und ohne Orientierungsmöglichkeit, den Lärm in den Ohren, sich zwischen den gedrängten Leuten hinschiebt und geschoben wird. Der scheinbare Kommis, der sich beim Beten rasch schüttelt, was nur als Versuch einer möglichst starken, wenn auch vielleicht unverständlichen Betonung jedes Wortes zu verstehen ist, wobei die Stimme geschont wird, die überdies in dem Lärm eine klare große Betonung nicht zustande brächte. Die Familie des Bordellbesitzers. In der Pinkassynagoge war ich unvergleichlich stärker vom Judentum hergenommen.
Im B. Šuha vorvorgestern. Die eine, Jüdin mit schmalem Gesicht, besser: das in ein schmales Kinn verläuft, aber von einer ausgedehnt welligen Frisur ins Breite geschüttelt wird. Die drei kleinen Türen, die aus dem Innern des Gebäudes in den Salon fuhren. Die Gäste wie in einer Wachtstube auf der Bühne. Getränke auf dem Tisch werden ja kaum angerührt. Die Flachgesichtige im eckigen Kleid, das erst tief unten in einem Saum sich zu bewegen anfängt. Einige hier angezogen wie die Marionetten für Kindertheater, wie man sie auf dem Christmarkt verkauft, das heißt mit Rüschen und Gold beklebt und lose benäht, so daß man sie mit einem Zug abtrennen kann und daß sie einem dann in den Fingern zerfallen. Die Wirtin mit dem mattblonden, aber zweifellos ekelhaften Unterlagen straff gezogenen Haar, mit der scharf niedergehenden Nase, deren Richtung in irgendeiner geometrischen Beziehung zu den hängenden Brüsten und dem steifgehaltenen Bauch steht, klagt über Kopfschmerzen, die dadurch verursacht sind, daß heute, Samstag, ein so großer Rummel und nichts daran ist.
Zu Kubin: Die Geschichte von Hamsun ist verdächtig. Solche Geschichten könnte man aus seinen Werken zu Tausenden als erlebt erzählen.
Zu Goethe: »Erregte Ideen« sind bloß die Ideen, die der Rheinfall erregt. Man sieht das aus einem Brief an Schiller. – Die vereinzelte Augenblicksbeobachtung »Kastagnettenrhythmus der Kinder in Holzschuhen« hat eine solche Wirkung gemacht, ist so allgemein angenommen, daß es undenkbar ist, daß jemand, wenn er auch diese Bemerkung niemals gelesen hätte, diese Beobachtung als eigene Originalidee fühlen könnte.

Kafka, Tagebücher, 1. Oktober 1911


1° ottobre. Sinagoga Staronová, ieri. Kol Nidré. Attenuato vocio da borsa. Nell'antisala, bossolo per la questua con la scritta: »Modeste offerte in silenzio placano l'indignazione.« Interno similchiesa. Tre ebrei devoti, evidentemente orientali. In calze. Chini sul libro delle preghiere, lo scialle per la preghiera tirato sulla testa, rimpicciolitisi al massimo. Due piangono, commossi solo dal giorno di festa? Uno ha forse solo gli occhi doloranti, su cui si passa velocemente il fazzoletto senza spiegarlo, per poi riavvicinare subito il viso al testo. La parola non è in realtà cantata, o almeno non principalmente, ma dopo la parola si traggono arabeschi dalla parola filata di continuo, della finezza di un capello. Il ragazzo che, senza la minima idea dell'insieme e senza possibilità di orientarsi, con il rumore nelle orecchie che si ritrova, si infila tra la folla gremita ed è spinto a destra e a sinistra. Quello che sembra un commesso, che pregando si agita molto, il che va inteso solo come un tentativo di accentuare il più possibile, per quanto forse in modo incomprensibile, l'intonazione di ogni parola, risparmiando la voce, che fra l'altro in quel rumore non ce la farebbe mai a raggiungere una chiara e forte intonazione. La famiglia del proprietario del bordello. Nella sinagoga Pinkas ero preso dall'ebraismo in modo incomparabilmente più forte.
Nel b. (bordello, ndt) Šuha, due giorni fa. Una, ebrea dal viso sottile o, meglio, che finisce con un mento sottile, per quanto scosso da una larga pettinatura ad onde, che lo allarga. Le tre piccole porte, che dall'interno dell'edificio danno nel salone. Gli ospiti come in un corpo di guardia sul palcoscenico. Delle bevande sul tavolo vengono a malapena toccate. Quella dal viso piatto nell'abito squadrato, che si comincia a muovere appena in fondo, all'altezza dell'orlo. Alcune, qui, vestite come le marionette per il teatro per bambini, come quelle che si comprano al mercatino di Natale, cioè con attaccati froufrous e oro, cuciti con qualche punto appena, in modo da poterli togliere, tirandoli, e da disfarli tra le dita. La tenutaria dai capelli biondo opaco, ma senza dubbio ributtanti, tirati su, appiccicati, con il naso decisamente pendente in giù, la cui direzione si trova in un qualche rapporto geometrico con i seni penduli e con la pancia tirata, si lamenta per i dolori alla testa causati dal fatto che oggi, sabato, c'è tanto casino ma non se ne cava niente.
Per quanto riguarda Kubin: la storia di Hamsun è sospetta. Di tali storie se ne potrebbero raccontare a migliaia, dalle sue opere, come se fossero vissute.
Per quanto riguarda Goethe: »Idee agitate« sono solo le idee che la cascata del Reno agita. Lo si vede da una lettera a Schiller. – L'isolata osservazione dell'attimo »ritmo di nacchere dei bambini con gli zoccoli« ha sortito un tale effetto, è diventata così generale, che è inconcepibile che qualcuno, anche se non avesse mai letto questa osservazione, la possa percepire come una propria idea originale.

domenica 15 aprile 2012

La memòria té molta imaginació

Non ho mai fatto collezioni di oggetti, anche se provo curiosità per coloro che hanno la costanza di idearle, curarle ed arricchirle nel tempo, specialmente se sono intrinsecamente inadatte ad essere completate. Di alcune astrazioni sì, però. Tra le più ricorrenti figura una raccolta di incontri improbabili, del cui effettivo verificarsi o addirittura della cui verosimiglianza non mi curo troppo o affatto. Dell'incontro tra Kafka e il ladro della sua guida a Milano, del suo contesto e delle sue circostanze,  ho già raccontato una volta. Un incontro cui penso negli ultimi tempi è quello tra Benjamin e Céline nel passage Choiseul, che mi ossessiona perché ci passo di frequente, perché so che ci è cresciuto Céline e perché Passagenwerk di Benjamin è una delle opere che, suo malgrado, non è riuscito a regalarci per intero, ma solo a suggerire, a farci intravvedere, per tacere della evidente distanza intellettuale ed ideale tra i due, che può indurre a cristallizzarli, semplificando, negli archetipi del carnefice e della vittima. Li vedo incrociarsi proprio lungo quel passage (ma più verso la rue Saint-Augustin che verso la rue des Petits-Champs, che mi rimanda troppi echi kafkiani), a dispetto dei tempi che non collimano per niente, perché li seguo mentre camminano in anni diversi: Céline di fretta, facendosi largo tra i passanti che guardano le vetrine, nervoso e smanioso di vincere il Goncourt, mentre si sta dirigendo verso Drouant, il famoso ristorante proprio dietro l'angolo, dove assegnano il premio e di fronte al quale intende aspettare l'esito della votazione, che non gli sarà favorevole, Benjamin, ugualmente inconsapevole del passante che sta incrociando, appena sfiorato dal lampo del suo sguardo ed intento, piuttosto, ad osservare i piccoli gesti dei commercianti, le loro merci, l'architettura del passage e il suo rapporto col Théâtre des Bouffes-Parisiens, cui offre uno dei due accessi, e a pensare al modo in cui organizzare la propria opera e preservarla dal tempo e dagli uomini.
Questi ed altri incontri, per quanto improbabili e non poco forzati, lasciano sull'asfalto invisibili orme che cerco di seguire, alimentano i miei pensieri ad ogni passaggio nei loro luoghi, radicandosi nei miei ricordi né più né meno di incontri o, più in generale, di fatti, reali, e producendo suggestioni (di cui la principale è: cosa avrebbero fatto, come avrebbero reagito se i loro sguardi si fossero incrociati per più di qualche istante, fino a guardarsi?) e, a loro modo, costruendo memoria.
*

Acte I
Poema de la permanéncia

Les tres actrius fan temps, mantenen l'atenció del públic amb gestos mínims, caminen, s'asseuen i parlen entre elles sense que la gent entengui el que diuen. Realitzen moviments que no expressen res en particular, intensament vives.


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D'un en un s'aproximen als espectadors.

Walt: Sóc Walt Disney.
Vladimir: Sóc Vladimir Lenin.
Salvador: Sóc Salvador Dalí.

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Salvador: Escolteu, em sap greu, no us he ensenyat l'altra sala.
Walt: Non crec pas que sigui necessari.
Salvador: Em feia por que estigués mal orientada.
Vladimir: Quines parets tan blanques. Em pregunto quantes vegadas es deuen haver pintat. Segur que són incomptables. Tot i axí, semblen mudes. Definitivament, no m'agrada el blanc, m'agradarien de color vermell.
Salvador: A mi tampoc, és massa neutre, insípid. Però de vermell tampoc! Ja hi tornem a ser.
Walt: Aquestes parets no tenen portes. Sempre murs, sempre passadissos, i a l'altre costat encara més murs. No hi a entrada ni sortida.
Vladimir:  Però on vols anar, tu, ara?
Walt: La qüestió no és l'ara, ni l'ahir ni el demà. Anem avançant de nou, una vegada més, travessant passadissos, sales i galeries per aquest sinistre lloc d'una altra època, de silencioses habitacions on les petjades són absorbides, on un no sent ni els seus propis passos. Passadissos transversals que porten a sales desertes, sobrecarregades amb la decoració d'èpoques passades, habitacions silencioses, on les petjades són absorbides. Molt lluny del lloc on som ara, abans que nosaltres, esperant una vegada més.

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Salvador: Estàvem parlant de colors, no ens desanimis ara tu.

Vladimir: Quin lloc és aquest?

Salvador: Tu ho has dit, és només un lloc.

Walt: Com hem arribat aquí?

Vladimir: Sempre hem estat aquí.

Walt: Sempre serem aquí.

Vladimir: Això ja ho veurem, falta que vulguin.

Salvador: No tingueu temptaciones de creure en la realitat, les coses no són com són, sinó com es recorden. La memòria té molta imaginació, és molt miserable. El passat és molt relatiu.

Walt: Present com a futur, futur com a present.

Vladimir: Tot gira al voltant de la idea que hi ha solució per a tot i que només cal trobar-la.

Walt: I és així...

Oriol Villanova, Ells no poden morir, Christoph Keller Editions, 2011



Atto I
Poesia della permanenza

I tre attori passano il tempo, mantengono l'attenzione del pubblico con gesti minimi, camminano, si mettono a sedere e parlano tra di loro senza che la gente riesca a cogliere quello che dicono. Effettuano movimenti che non esprimono niente in particolare, estremamente vivaci.

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Uno alla volta si avvicinano agli spettatori.

Walt: Sono Walt Disney.
Vladimir: Sono Vladimir Lenin.
Salvador: Sono Salvador Dalí.

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Salvador: Senti, mi dispiace, non ti ho mostrato l'altra sala.
Walt: Non credo sia necessario.
Salvador: Temevo fosse mal orientata.
Vladimir: Che pareti bianche. Mi chiedo quante volte devono essere state tinteggiate. Sicuramente innumerevoli. Anche così, sembrano mute. Definitivamente, non mi piace il bianco, mi piacerebbero di colore rosso.
Salvador: Neanche a me piacciono, è troppo neutro, insipido. Ma non mi piacerebbero nemmeno di rosso! Ci risiamo.
Walt: Queste pareti non hanno porte. Sempre muri, sempre corridoi, e dall'altra parte ancora più muri. Non ci sono né entrata né uscita.
Vladimir:  Ma dove vuoi andare, ora?
Walt: La questione non è l'ora, né lo ieri né il domani. Stiamo di nuovo avanzando, una volta ancora, attraversando passaggi, sale e gallerie attraverso questo sinistro posto di un'altra epoca, abitazioni silenziose dove le orme sono assorbite, dove non si riescono a sentire nemmeno i propri passi. Passaggi trasversali che conducono a sale deserte, sovraccariche di decorazioni di epoche passate, abitazioni silenziose, dove le orme sono assorbite. Un lungo percorso dal posto in cui ci troviamo ora, che ci precede, in attesa una volta ancora.

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Salvador: Stavamo parlando di colori, non scoraggiarci, ora.

Vladimir: Che posto è questo?

Salvador: L'hai detto, è solo un posto.

Walt: Come siamo arrivati qui?

Vladimir: Siamo sempre stati qui.

Walt: Saremo sempre qui.

Vladimir: Lo vedremo, solo se lo vogliono.

Salvador: Non farti tentare dal credere nella realtà, le cose non sono come sono, ma solo come sono ricordate. La memoria ha molta immaginazione, è molto miserabile. Il passato è molto relativo.

Walt: Presente come futuro, futuro come presente.

Vladimir: Tutto gira attorno all'idea che ci sia una soluzione per tutto e che basti trovarla.

Walt: È proprio così...

Il passage Choiseul si trova sia in Benjamin sia in Morte a credito, dove è chiamato diversamente: cette année là, où mes parents firent de si mauvaises affaires, passage de La Bérézina.

venerdì 2 marzo 2012

Das nächste Dorf

Mit der Tiefe kommt man nicht vorwärts. Die Tiefe ist eine Dimension für sich, eben Tiefe - worin dann gar nichts zum vorschein kommt.
Bertolt Brecht
Con la profondità non si riesce ad avanzare. La profondità è una dimensione a sé, profondità per l'appunto, in cui non riesce ad apparire assolutamente niente. 

Ich erkläre B. abschließend, in die Tiefe zu dringen, sei meine Art und Weise, mich zu den Antipoden zu begeben.
Walter Benjamin
Per concludere, spiego a B. che penetrare nella profondità è il mio modo di recarmi agli antipodi.

Benjamin e Brecht a Skovsbostrand, alla periferia di Svendborg, passavano il tempo a leggere, scrivere, ascoltare la radio tedesca e austriaca e a giocare a scacchi in perfetto silenzio.
Il 29 agosto del 1934, in occasione del loro primo incontro in Danimarca, si confrontarono sull'interpretazione del testo breve di Kafka Das nächste Dorf:
Mein Großvater pflegte zu sagen: «Das Leben ist erstaunlich kurz. Jetzt in Erinnerung drängt es sich mir so zusammen, daß ich zum Beispiel kaum begreife, wie ein junger Mensch sich entschließen kann, ins nächste Dorf zu reiten, ohne zu fürchten, daß – von unglücklichen Zufällen ganz abgesehen – schon die Zeit des gewöhnlichen, glücklich ablaufenden Lebens für einen solchen Ritt bei weitem nicht hinreicht».
Il prossimo villaggio
Mio nonno aveva l'abitudine di dire: «La vita è straordinariamente corta. Ora, nel ricordo, mi si contrae a tal punto che io, per esempio, a malapena comprendo come un giovane possa decidersi ad andare a cavallo fino al prossimo villaggio senza temere - a prescindere da una disgrazia - che perfino il tempo in cui si svolge abitualmente, felicemente una vita, possa anche lontanamente bastare ad una tale cavalcata».
Non riporterò, tuttavia, le posizioni di Brecht e Benjamin a riguardo e, dati i limiti della mia comprensione da gentile, non tenterò nemmeno di presentare, a chi non lo conoscesse, il Talmud B, Eruvin 53b e le sue differenze rispetto al paradosso di Zenone. Sarò, se possibile, ancora più breve del solito e passerò rapidamente a riassumere come vedo io la questione della cavalcata.

Una possibile via di uscita al problema posto da Kafka potrebbe consistere nel rinunciare del tutto alla scelta tra la via breve e lunga e via lunga e breve di Eruvin 53b e nel farsi invece più tartaruga possibile rispetto ad Achille, nel bradipizzarsi e nel farlo al punto da scegliersi, come prossimo villaggio, il proprio villaggio, quello in cui si vive: predisporsi alla cavalcata scendendo da cavallo per farsi cavaliere di pietra.

No' stâ svolâ.
Dalongo i trae;
no' stâ cantâ,
gnanche d'istàe.

Sii piera grisa
che nissun bada,
polvere grisa
sora la strada.

Caligo fisso
che passa via,
svodo d'abisso
dopo una ssia.

No' stâ fidâte
de le to ore:
lássele scôre,
sensa voltâte.

Biagio Marin
Il non tempo del mare, 1964

sabato 28 gennaio 2012

Il verso dell'ananas


Le poesie o i pezzi di Kafka o qualche sprazzo di un po' di tutte 'e cose muffe possono stancare, così come ci si può stancare a cercare le sfumature di significato tra "l'immigrazione scelta" del Presidente francese uscente e "l'immigrazione intelligente" del Candidato favorito o, più in generale, della campagna elettorale in corso ancora prima che entri nel vivo, posto che mai lo faccia. Oggi, quindi, si cambia: un accenno di poesia finlandese e Kafka. 

Kaurismäki, nonostante tutti i segnali ostili dell'Europa presente, non si stanca, se non di sperare, almeno di provare a dare un possibile volto alla speranza. Nel suo Le Havre, due amiche in visita da Arletty, gravemente ammalata in un letto d'ospedale, le leggono i racconti di Kafka. Nel film, vengono seguite in particolare nel momento in cui la lettura arriva alla fine di Kinder auf der Landstraße, purtroppo - lo dico a margine - sacrificando l'effetto bonus che avrebbe suscitato una storia di bambini ipercinetici di fronte all'immobilità forzata di Arletty. La precisione con cui il racconto cinematografico è reso in alcuni suoi dettagli è però rivelatrice della dimensione del sogno, proprio come in Kafka. La realtà non è mai precisa e netta, come insegnano le sfumature delle politiche dell'immigrazione e molte altre sfocature.


»Dort sind Leute! Denkt euch, die schlafen nicht!«
»Und warum denn nicht?«
»Weil sie nicht müde werden.«
»Und warum denn nicht?«
»Weil sie Narren sind.«
»Werden denn Narren nicht müde?«
»Wie könnten Narren müde werden!«

»C'è della gente laggiù, pensate, che non dorme!«
»E perché mai?«
»Perché non si stanca.«
»E perché mai?«
»Perché è pazza.«
»E i pazzi non si stancano?«
»Come potrebbero mai stancarsi?«

domenica 1 gennaio 2012

Dem Neuen Jahr die Stehlampe entgegenhalten

Prag, 1. Januar 1917

Zuerst: Glückliches Neues Jahr allseits. Dann bitte Ottla kauf mir das Montagsblatt und die Karte zum Recitationsnachmittag Wüllner (Beamtensorge: Den Abonnenten bleibt das Bezugsrecht für ihre Plätze bis Dienstag gewährt. Ist es also nicht vorteilhafter die Karte erst Mittwoch zu kaufen?)
Wegen der Lebensmittel bemühe Dich nicht zu sehr. Ich habe jeden Abend mehr als ich aufessen kann. Nur der geistige Vorappetit ist so ungeheuer. - Sylvester habe ich gefeiert, indem ich aufgestanden bin und dem Neuen Jahr die Stehlampe entgegengehalten habe. Feurigeres kann niemand im Glase haben.

Franz


Praga, 1 gennaio 1917

Prima di tutto: Felice Anno Nuovo a tutti. Poi ti prego, Ottla, di comprarmi il Montagsblatt e il biglietto per il pomeriggio recitante di Wüllner (preoccupazione da impiegato: agli abbonati rimane garantito il diritto di opzione per i posti fino a martedì. Non sarebbe quindi più vantaggioso comprare il biglietto appena mercoledì?)
Per il cibo non ti incomodare troppo. Ogni sera ho più di quel che riesco a mangiare. Solo il preappetito intellettuale è enorme. - Ho festeggiato San Silvestro alzandomi e opponendo al Nuovo Anno la lampada a stelo. Nessuno può avere niente di più ardente nel bicchiere.

Franz

La recita di Ludwig Wüllner, che comprendeva una lettura di Omero di cui diede conto il Prager Tagblatt dell'8 gennaio, ebbe luogo il 7 gennaio. Nei panni di un cantore omerico lo si può solo provare ad immaginare. Probabilmente in uno stile non propriamente sobrio.
Facendo gli auguri a tutti, Kafka pensa alla cugina Irma e a Růženka Wettenglová, le amiche più care di sua sorella Ottla.

domenica 25 dicembre 2011

What startled everybody about the carpet bombing of Hanoi*

Mit Langer: Er kann Maxens Buch erst in 13 Tagen lesen. Weihnachten hätte er es lesen können, da man nach einem alten Brauch Weihnachten nicht Tora lesen darf (ein Rabbi zerschnitt an diesem Abend immer das Closetpapier für das ganze Jahr) diesmal aber fiel Weihnachten auf Samstag. In 13 Tagen aber ist russische Weihnacht, da wird er lesen. Mit schöner Literatur oder sonstigem weltlichen Wissen soll man nach mittelalterlicher Tradition erst vom 70ten Jahr, nach einer mildern Ansicht erst vom 40. Jahr sich beschäftigen. Medizin war die einzige Wissenschaft, mit der man sich beschäftigen durfte. Heute auch mit ihr nicht, da sie jetzt zu sehr mit den andern Wissenschaften verknüpft ist. - Auf dem Kloset darf man nicht an die Tora denken, daher darf man dort weltliche Bücher lesen. Ein sehr frommer Prager, ein gewisser Kornfeld, wußte viel Weltliches, er hat alles auf dem Kloset studiert.

Tagebuch, 25. Dezember 1915, Samstag


Con Langer: può leggere il libro di Max soltanto fra 13 giorni. A Natale avrebbe potuto leggerlo perché, secondo un'antica usanza, a Natale non è lecito leggere la Torah (un rabbi, la sera di Natale, tagliava sempre la carta igienica per tutto l'anno), ma questa volta Natale cadeva di sabato. Fra 13 giorni ci sarà però il Natale russo, e allora si metterà a leggere. Secondo la tradizione medioevale, ci si dovrebbe occupare di letteratura o di altre scienze profane solo al compimento del settantesimo anno; secondo un'opinione più moderata, soltanto dai quarant'anni in poi. La medicina era l'unica scienza di cui fosse lecito occuparsi. Oggi neanche di questa, perché è troppo collegata alle altre scienze. - Al gabinetto non è lecito pensare alla Torah, per cui vi si possono leggere libri profani. Un certo Kornfeld, un praghese molto devoto, sapeva molte cose profane: ha studiato tutto al gabinetto.

*What startled everybody about the carpet bombing of Hanoi wasn't the bombing; it was that it took place at Christmas. That's what everybody was outraged about. (Quello che scioccò del bombardamento a tappeto di Hanoi non fu il bombardamento: fu il fatto che avvenne a Natale. Fu questo a provocare l'indignazione universale) - Kurt Vonnegut, William Rodney Allen, Conversations with Kurt Vonnegut, Univ. Press of Mississippi, 1988


domenica 2 ottobre 2011

Der Träume Herr

È noto che Kafka andava spesso a teatro e al cinema. Forse ha visto Nosferatu. Forse. Non sono riuscita a trovarne alcuna conferma definitiva, tra gli scritti di Kafka, che nei diari nomina dei film, ma non quello. Però ho trovato che il film, a Praga, sarebbe stato proiettato per la prima volta il 27 gennaio del 1923 in una sala del Café Louvre, e che è forse della fine dello stesso anno un frammento che forse potrebbe rappresentare un residuo del film nell'anima di Kafka.
Quante incertezze: condivido anche queste.

Der Träume Herr, der große Isachar, saß vor dem Spiegel, den Rücken eng an dessen Fläche, den Kopf weit zurückgebeugt und tief in den Spiegel versenkt. Da kam Hermana, der Herr der Dämmerung, und tauchte in Isachars Brust, bis er ganz in ihr verschwand.


Il signore dei sogni, il grande Isachar, stava seduto davanti allo specchio, la schiena aderente alla sua superficie, la testa completamente piegata all’indietro e profondamente immersa nello specchio. Allora venne Hermana, il signore del crepuscolo, e si tuffò nel petto di Isachar fino a scomparirvi del tutto.

Dicembre 1923?, Frammenti da quaderni e fogli sparsi

Dizionario di tutte 'e cose - Il contrario di Impazienza

Arno Fischer (1927-2011), 1988
Zehn Deutsche sind natürlich dümmer als fünf Deutsche.
Heiner Müller, Wochenpost, 1991
(Dieci tedeschi sono naturalmente più scemi di cinque tedeschi)


Kafka ha lasciato più volte traccia delle sue riflessioni sull'impazienza. Vi ravvisava la causa prima della cacciata dell'uomo dal Paradiso. 
Es gibt zwei menschliche Hauptsünden, aus welchen sich alle andern ableiten: Ungeduld und Lässigkeit. Wegen der Ungeduld sind sie aus dem Paradiese vertrieben worden, wegen der Lässigkeit kehren sie nicht zurück. Vielleicht aber gibt es nur eine Hauptsünde: die Ungeduld. Wegen der Ungeduld sind sie vertrieben worden, wegen der Ungeduld kehren sie nicht zurück.
Betrachtungen über Sünde, Leid, Hoffnung und den wahren Weg, 3 
Ci sono, negli uomini, due peccati capitali, da cui derivano tutti gli altri: l'impazienza e l'ignavia. A causa dell'impazienza sono stati cacciati dal Paradiso, a causa dell'ignavia non vi ritornano. Forse, però, c'è un solo peccato capitale: l'impazienza. A causa dell'impazienza ne sono stati cacciati, a causa dell'impazienza non vi ritornano.
Il contrario di impazienza può essere naturalmente la pazienza, che spesso, però, fa rima con rassegnazione. Preferisco, come suo contrario, l'attesa, e, con essa, lo spazio per la riflessione ed il sogno che l'attesa consente di coltivare. Le foto di Arno Fischer, specie quelle berlinesi degli anni '50, ne traboccano, in modo esplicito e in modo un po' più velato: i berlinesi di Berlino Est in attesa di Chruščëv nell'estate del 1957, quelli assiepati lungo le strade durante le sfilate cittadine o i funerali di Wilhelm Pieck nel 1960, le strade vuote in attesa di un traffico che ne giustifichi l'ampiezza, ma anche la signora di Berlino Ovest, sulla Ku'damm, che aspetta, prima di attraversare la strada, o il signore che guarda fuori dal finestrino di un tram, dietro le cui lenti si può intravvedere forse una dose di delusione ma non priva di una qualche forma di speranza, o, ancora, le persone in osservazione sulle sponde del lago Müritz, in attesa che qualche creatura fantastica emerga dalle sue acque.

Berlino Est, Unter den Linden, 1956

Berlino Est, Giorno della Repubblica, Stalin-Allee 1956

Berlino Est, Friedrichshsain, 1957

Berlino Est, Friedrichshsain, 1957

Berlino Est, Treptow, 1960

Berlino Est, Treptow, 1960

Berlino Est, Strausberger Platz, 1959

Berlino Ovest, Ku'damm, 1959

Berlino Ovest, 1956

Berlino Ovest, Ku'damm, 1957

Müritz, 1956

lunedì 19 settembre 2011

Dann aber sah ich die Musikerhunde

Paolo Conte, Non sense

Dann aber sah ich die Musikerhunde, und von der Zeit an hielt ich es für möglich, kein Vorurteil beschränkte meine Fassungskraft, den unsinnigsten Gerüchten ging ich nach, verfolgte sie, soweit ich konnte, das Unsinnigste erschien mir in diesem unsinnigen Leben wahrscheinlicher als das Sinnvolle und für meine Forschung besonders ergiebig. So auch die Lufthunde.

Franz Kafka, Forschungen eines Hundes, 1922

Poi però vidi i cani musici e da quell'istante lo considerai possibile, nessun pregiudizio limitava la mia capacità di comprendere, correvo dietro alle voci più insensate, le seguivo fin dove mi era possibile, le cose più insensate in questa vita insensata mi sembravano più probabili delle cose sensate e particolarmente utili alla mia ricerca. Così anche i cani aerei.

Franz Kafka, Indagini di un cane, 1922