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lunedì 26 settembre 2022

Saba

Berretto pipa bastone, gli spenti
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un'Italia di macerie e di polvere.
Sempre di sé parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di sé parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta più ne desse
a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile,
lo vidi errare da una piazza all'altra
dall'uno all'altro caffè di Milano
inseguito dalla radio.
"Porca - vociferando - porca". Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all'Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.

Vittorio Sereni

martedì 19 maggio 2015

Concordanze, dissonanze, rimandi

πάντα γέλως καὶ πάντα κόνις καὶ πάντα τὸ μηδέν,
πάντα γὰρ ἐξ ἀλόγων ἐστὶ τὰ γινόμενα
(tutto è risata e tutto è polvere e tutto è niente,
tutto ciò che accade è infatti senza ragione)

Glicone, X secolo

***

Soneto

Mientras por competir con tu cabello
oro bruñido al sol relumbra en vano;
mientras con menosprecio en medio el llano
mira tu blanca frente el lilio bello;
mientras a cada labio, por cogello,
siguen más ojos que al clavel temprano,
y mientras triunfa con desdén lozano
del luciente cristal tu gentil cuello,
goza cuello, cabello, labio y frente,
antes que lo que fue en tu edad dorada
oro, lilio, clavel, cristal luciente,
no sólo en plata o viola troncada
se vuelva, mas tú y ello juntamente
en tierra, en humo, en polvo, en sombra, en nada.

Luis de Góngora, 1582

***

Wir haben nie, nicht einen einzigen Tag,
den reinen Raum vor uns, in den die Blumen
unendlich aufgehn. Immer ist es Welt
und niemals Nirgends ohne Nicht: das Reine,
Unüberwachte, das man atmet und
unendlich weiß und nicht begehrt.

Rainer Maria Rilke, 1923

(noi non abbiamo mai, nemmeno per un solo giorno,/ lo spazio puro dinanzi a noi, in cui i fiori/si aprono all'infinito. È sempre mondo/ e mai un nessun luogo senza nulla: il puro,/ insorvegliato, che si respira e/ si sa infinito e non si desidera)

***

Intervista a un suicida

L’anima, quello che diciamo l’anima e non è
che una fitta di rimorso,
lenta deplorazione sull’ombra dell’addio
mi rimbrottò dall’argine.

Ero, come sempre, in ritardo
e il funerale a mezza strada, la sua furia
nera ben dentro il cuore del paese.
Il posto: quello, non cambiato – con memoria
di grilli e rane, di acquitrino e selva
di campane sfatte -
ora in polvere, in secco fango, ricettacolo
di spettri di treni in manovra
il pubblico macello discosto dal paese
di quel tanto…

In che rapporto con l’eterno?
Mi volsi per chiederlo alla detta anima, cosiddetta.
Immobile, uniforme
rispose per lei (per me) una siepe di fuoco
crepitante lieve, come di vetro liquido
indolore con dolore.
Gettai nel riverbero il mio perché l’hai fatto?
Ma non svettarono voci lingueggianti in fiamma,
non la storia di un uomo:
simulacri,
e nemmeno, figure della vita.

La porta
carraia, e là di colpo nasce la cosa atroce,
la carretta degli arsi da lancia fiamme…
rinvenni, pare, anni dopo nel grigiore di qui
tra cassette di gerani, polvere o fango
dove tutto sbiadiva, anche
- potrei giurarlo, sorrideva nel fuoco –
anche…e parlando onorato:
“mia donna venne a me di Val di Pado”
sicché (non quaglia con me – ripetendomi –
non quagliamo acque lacustri e commoventi pioppi
non papaveri e fiori di brughiera)
ebbi un cane, anche troppo mi ci ero affezionato,
tanto da distinguere tra i colpi del qui vicino mattatoio
il colpo che me lo aveva finito.
In quanto all’ammanco di cui facevano discorsi
sul sasso o altrove puoi scriverlo come vuoi:

NON NELLE CASSE DEL COMUNE
L’AMMANCO
ERA NEL SUO CUORE

Decresceva alla vista, spariva per l’eterno.
Era l’eterno stesso
puerile, dei territori
rosso su rosso, famelico sbadiglio
della noia
col suono della pioggia sui sagrati…
Ma venti trent’anni
fa lo stesso, il tempo di turbarsi
tornare in pace gli steli
se corre un motore la campagna,
si passano la voce dell’evento
ma non se ne curano, la sanno lunga
le acque falsamente ora limpide tra questi
oggi diritti regolari argini,
lo spazio
si copre di case popolari, di un altro
segregato squallore dentro le forme del vuoto.
…Pensare
cosa può essere – voi che fate
lamenti del cuore delle città
sulle città senza cuore –
cosa può essere un uomo in un paese,
sotto il pennino dello scriba una pagina frusciante
e dopo
dentro una polvere di archivi
nulla nessuno in nessun luogo mai.

Vittorio Sereni, 1965

***

Mandate a dire all'imperatore

nulla nessuno in nessun luogo mai
Vittorio Sereni

Così come oggi tanti anni fa
mandate a dire all'imperatore
che tutti i pozzi si sono seccati
e brilla il sasso lasciato dall'acqua
orientate le vostre prore dentro l'arsura
perché qui c'è da camminare nel buio della parola
l'orlo di lino contro gli stinchi
e, tenuti appena da un battito,
il sole contro, il rosso sotto le palpebre
premerete sentieri vastissimi
vasti da non avere direzione
e accorderete la vostra durezza
alla durezza dello scorpione
alla ruminazione del cammello
alla fibra di ogni radice
liscia, la stella liscia, del vostro sguardo
staccato dall'occhio, palpiterà
né zenit né nadir
in nessun luogo, mai.

Pierluigi Cappello, 2006

martedì 24 giugno 2014

(spoiler)

Altro compleanno

A fine luglio quando
da sotto le pergole di un bar di San Siro
tra cancellate e fornici si intravede
un qualche spicchio dello stadio assolato
quando trasecola il gran catino vuoto
a specchio del tempo sperperato e pare
che proprio lì venga a morire un anno
e non si sa che altro un altro anno prepari
passiamola questa soglia una volta di più
sol che regga a quei marosi di città il tuo cuore
e un'ardesia propaghi il colore dell'estate.

Vittorio Sereni


sabato 18 settembre 2010

Quest'ora di settembre

La città - mi dico - dove l’ombra
quasi più deliziosa è della luce
come sfavilla tutta nuova al mattino...
«...asciuga il temporale di stanotte» – ride
la mia gioia tornata accanto a me
dopo un breve distacco.
«Asciuga al sole le sue contraddizioni»
- torvo, già sul punto di cedere, ribatto.
Ma la forma l'immagine il sembiante
- d'angelo avrei detto in altri tempi -
risorto accanto a me nella vetrina:
«Caro - mi dileggia apertamente - caro,
con quella faccia di vacanza. E pensi
alla città socialista?».
Ha vinto. E già mi sciolgo: «Non
arriverò a vederla» le rispondo.
                                                (Non saremo
più insieme, dovrei dire.) «Ma è giusto,
fai bene a non badarmi se dico queste cose,
se le dico per odio di qualcuno
o rabbia per qualcosa. Ma credi all'altra
cosa che si fa strada in me di tanto in tanto
che in sé le altre include e le fa splendide,
rara come questa mattina di settembre...
giusto di te fra me e me parlavo:
della gioia».
Mi prende sottobraccio.
«Non è vero che è rara, - mi correggo - c'è,
la si porta come una ferita
per le strade abbaglianti. È
quest'ora di settembre in me repressa
per tutto un anno, è la volpe rubata che il ragazzo
celava sotto i panni e il fianco gli straziava,
un'arma che si reca con abuso, fuori
dal breve sogno di una vacanza.
                                                   Potrei
con questa uccidere, con la sola gioia...»

Ma dove sei, dove ti sei mai persa?

«È a questo che penso se qualcuno
mi parla di rivoluzione»
dico alla vetrina ritornata deserta.

Vittorio Sereni, Appuntamento a ora insolita, Poesie, Einaudi, 2002 (prima ed. Gli strumenti umani, Einaudi, 1965)


Appointment at an unusual hour

The city - I'm telling me - where shadow
is almost more delightful than light,
how it sparkles brand new in the morning...
«...dries out last night's storm» – laughs
my joy, beside me once again
aftre a brief separation.
«Dries out its contradictions in the sun»
- surly, already about to surrender, I reply.
But the shape, image, resemblance
- of an angel, I'd had said in other times -
reborn beside me in the windowpane:
«Dear - she's openly mocking me - dear,
with that holiday look of yours. Are you thinking
of the socialist city?».
She wins. And I quickly free myself: «I won't
get to see it» I answer.
                                  (We won't be
together any longer, I should say.) «But it's fair,
you're right not to mind me if I say those things,
if I say them from hating somebody
or angered by something. But believe in the other
thing making its way in me from time to time
and including the others and making them wonderful,
rare as this September morning...
I was just talking to myself of you:
of joy».
She takes my arm.
«It's not true it's rare, - I rectify - it is,
you carry it like a wound
along dazzling streets. It's
this hour of September repressed in me
the whole year, it's the fox stolen by the boy
and hidden under his clothes that ripped his thight,
a gun you carry abusively, out
of the brief dream of a holiday.
                                                I could
kill with this, with joy alone...»

But where are you, where did you get lost?

«This is what I think if somebody
talks to me of revolution»
I say to the windowpane desert once again.

*
I ragazzi spartani mettono tanta serietà nel rubare, che si racconta di uno, il quale aveva avvolto nel mantello un volpacchiotto da lui rubato, e si lasciò dilaniare il ventre dalla bestia con le unghie e i denti, fino a morirne, piuttosto di farsi scoprire.
Plutarco, Vita di Licurgo, 18, traduzione di Carlo Carena


Un simple garçonnet de Lacedemone, ayant desrobé un renard (car le larrecin y estoit action de vertu, mais par tel si qu'il estoit plus vilain qu'entre nous d'y estre surpris) et l'ayant mis sous sa cape, endura plustost qu'il luy eut rongé le ventre que de se découvrir.
Montaigne, I, XIV


Dorcas Gustine
I was not beloved of the villagers,
But all because I spoke my mind,
And met those who transgressed against me
With plain remonstrance, hiding nor nurturing
Nor secret griefs nor grudges.
That act of the Spartan boy is greatly praised,
Who hid the wolf under his cloak,
Letting it devour him, uncomplainingly.
It is braver, I think, to snatch the wolf forth
And fight him openly, even in the street,
Amid dust and howls of pain.
The tongue may be an unruly member -
But silence poisons the soul.
Berate me who will - I am content.
Edgar Lee Master, Spoon River Anthology


Non ero amato dagli abitanti del villaggio,
tutto perchè dicevo il mio pensiero,
e affrontavo quelli che mancavano verso di me
con chiara protesta, non nascondendo né nutrendo
segreti affanni o rancori.
È assai lodato l'atto del ragazzo spartano,
che si nascose il lupo sotto il mantello,
lasciandosi sbranare senza lamentarsi.
È più coraggioso, io penso, strapparsi il lupo dal corpo
e lottare con lui all'aperto, magari per strada,
tra polvere e ululi di dolore.
La lingua è magari un membro indisciplinato -
ma il silenzio avvelena l'anima.
Mi biasimi chi vuole - io son contento.
Traduzione di Fernanda Pivano
*

Saint-Malo, 11 settembre 2010

Saint-Malo, 12 settembre 2010 (al centro, gli ultimi gradini del trampolino della piscina; a sinistra, la scritta "Peter")

Saint-Malo, 11 settembre 2010 (appunto)

Oh. Tutte le indicazioni necessarie per poter rintracciare le tracce della volpe-lupo del ragazzo spartano erano belle e pronte nel libro di poesie di Sereni: il mio solo apporto è la macchia indelebile dell'obiettivo della mia macchina fotografica.

mercoledì 16 aprile 2008

Saba

Berretto pipa bastone, gli spenti
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un'Italia di macerie e di polvere.
Sempre di sé parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di sé parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta più ne desse
a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile,
lo vidi errare da una piazza all'altra
dall'uno all'altro caffè di Milano
inseguito dalla radio.
"Porca - vociferando - porca". Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all'Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.

Vittorio Sereni