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venerdì 7 dicembre 2012

Traum des Emigranten

Der Emigrant
schreibt Gedichte und macht
Weltverbesserungspläne

das Vaterland winkt schon.

Helga M. Novak


Sogno dell'emigrante

Quando l'emigrante
scrive poesie e prepara
piani per migliorare il mondo

intravvede già il proprio Paese.

(È, questa, una delle prove più difficili cui mi sono sottoposta, e non solo per la presenza di Vaterland.)

giovedì 27 ottobre 2011

Dizionario di tutte 'e cose - O come Orologi

Per non cominciare con la parola io, ho cominciato con la parola per (omaggio a E. Jandl). Ogni tanto mi intrometto tra le righe dell'algoritmo spara-poesie che governa questo minimondo. In realtà, in alcune versioni sono già fin troppo presente e rari sono i momenti di grazia in cui il tocco riesce lieve lieve come la neve (omaggio a E. Ragazzoni). Oggi mi intrometto o, meglio, mi sono già intromessa, tenendo presente che lo sto facendo già da qualche riga, vale a dire tenendo conto di quello cui tendo monotonamente a girare intorno: il tempo. Si fa trovare ovunque, tal quale, come Chronos l'ha fatto, nelle parole, nei suoi effetti, nascosto tra i meccanismi degli orologi più semplici, come le candele, i mazzi di fiori, la luna e le maree, le stalattiti, o le vetrate antiche delle chiese (il vetro fluisce, anche se non con la fretta dell'acqua, per cui lo spessore alla loro base tende ad ingrossarsi, quello alla loro sommità ad assottigliarsi - fine del momento Discovery Channel). A girare attorno a certe parole base come la parola "tempo" non mi fermerei mai, se credessi che mai, così come sempre, abbia per il genere umano il significato che pretende di avere, incapace com'è di raggiungere la radicalità della parola "niente" che, a pensarci, è parola alquanto bistrattata e volgarizzata, almeno in italiano. Si cominciano persino le conversazioni, in italiano, con la parola "niente" (ne ha scritto la Spinelli non so più dove). Non conosco altre lingue in cui una conversazione possa prendere avvio così:

- Niente, volevo dirti che...

Un francese che si immergesse nella lingua italiana parlata senza l'ausilio di dizionari o di corsi propedeutici sarebbe indotto a dedurre, con tutta probabilità, che niente sia l'equivalente di donc. Un tedesco, di also. Non sto divagando, sto prendendo tempo o creando tempo o forse solo misurandolo per un breve tratto, visto che sono un orologio anch'io, in fondo. Ecco perché, anche se idealmente mi piacerebbe lasciare, tra queste righe destinate a fissarsi qua per un po' di tempo, un segno di gioia, un momento in cui ci si dimentica dell'orologio, finisco invece ancora una volta con l'incastrarmi proprio in mezzo a due lancette.

zerfallen

nach meinem Tod die Seele
von der ich nicht weiß
wo sie sich augenblicklich befindet
(ich habe sie noch nie gesehen)
wohin sollte sie sich wenden wohin
wenn ich sterbe wenn ich umfalle
dass mein Herz aufhört zu schlagen
ist gewiss auch dass es zu Erde wird
wieviel Herzen habe ich pochen hören
Seelen keine und ich wünsche niemand
erlitte die Qual eine Art Herberge
meiner Seele später zu werden solche
Strafe hat wirklich keiner verdient
mein Herz aber wird zerfallen schade

Helga M. Novak
Wo ich jetzt bin. Gedichte, Schöffling & Co., 2005


decomporsi

dopo la mia morte l'anima
di cui ignoro
l'attuale collocazione
(non l'ho ancora mai vista)
dove dovrebbe dirigersi dove
quando morirò quando cadrò
che il mio cuore smetterà di battere
è pacifico anche che tornerà polvere
quanti cuori ho sentito battere
anime nessuna e non auguro a nessuno
di soffrire la pena di diventare più tardi
una specie di ostello della mia anima una tale
punizione non se la merita proprio nessuno
il mio cuore però si decomporrà peccato

mercoledì 26 ottobre 2011

Brief an Medea

Medea du Schöne dreh dich nicht um
vierzig Talente hat er dafür erhalten
von der Stadt Korinth
der Lohnschreiber der
daß er dir den Kindermord unterjubelt
ich rede von Euripides verstehst du
seitdem jagen sie dich durch unsere Literaturen
als Mörderin Furie Ungeheuer
dabei hätte ich dich gut verstanden
wer nichts am Bein hat
kann besser laufen
aber ich sehe einfach nicht ein
daß eine schuldbeladene Gemeinde
ihre blutigen Hände an deinen Röcken abwischt
keine Angst wir machen das noch publik
daß die Korinther selber deine zehn Gören gesteinigt haben
(wie sie schon immer mit Zahlen umgegangen sind)
und das mitten in Heras Tempel
Gewalt von oben hat keine Scham
na ja die Männer die Stadträte
machen hier so lustig weiter
wie früher und zu hellenischen Zeiten
(Sklaven haben wir übrigens auch)
bloß die Frauen kriegen neuerdings
Kinder auf Teufel komm raus
Anstatt bei Verstand zu bleiben
(darin sind sie dir ähnlich)
andererseits haben wir
uns schon einigermaßen aufgerappelt
was ich dir noch erzählen wollte: die Callas ist tot

Helga M. Novak, 1977
Solange noch Liebesbriefe eintreffen. Gesammelte Gedichte, Schöffling & Co., 1999


Lettera a Medea

Medea, bella, non voltarti
ne ha rimediato quaranta danari
dalla città di Corinto
lo scribacchino
per far passare per tuo l'infanticidio
parlo di Euripide capisci
da allora ti danno la caccia per le nostre letterature
come assassina furia mostro
ma io ti avrei capita
chi ha le gambe libere
può correre meglio
quello che non capisco
è perché una comunità gravata da colpe
si asciughi le mani insanguinate con le tue gonne 
non preoccuparti lo rendiamo pubblico
che sono stati i corinzi a lapidare i tuoi dieci marmocchi
(come trattano sempre le cifre)
e proprio nel tempio di Hera
la violenza dall'alto non conosce vergogna
eh gli uomini i consigli comunali
continuano ancora allegramente
come prima e ai tempi ellenici
(di schiavi ne abbiamo anche noi, a proposito)
solo le donne di recente hanno
figli da un minuto all'altro
al posto di rimanere ragionevoli
(in questo ti sono simili)
d'altra parte ci siamo
in qualche modo rimesse in piedi
ah, volevo dirti ancora una cosa: la Callas è morta