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martedì 23 ottobre 2012

Como piden pan o como anhelan la lluvia

Cuando alguien va al teatro, a un concierto o a una fiesta de cualquier índole que sea, si la fiesta es de su agrado, recuerda inmediatamente y lamenta que las personas que él quiere no se encuentren allí. "Lo que le gustaría esto a mi hermana, a mi padre", piensa, y no goza ya del espectáculo sino a través de una leve melancolía. Ésta es la melancolía que yo siento, no por la gente de mi casa, que sería pequeño y ruin, sino por todas las criaturas que por falta de medios y por desgracia suya no gozan del supremo bien de la belleza que es vida y es bondad y es serenidad y es pasión.
Por eso no tengo nunca un libro, porque regalo cuantos compro, que son infinitos, y por eso estoy aquí honrado y contento de inaugurar esta biblioteca del pueblo, la primera seguramente en toda la provincia de Granada.
No sólo de pan vive el hombre. Yo, si tuviera hambre y estuviera desvalido en la calle no pediría un pan; sino que pediría medio pan y un libro. Y yo ataco desde aquí violentamente a los que solamente hablan de reivindicaciones económicas sin nombrar jamás las reivindicaciones culturales que es lo que los pueblos piden a gritos. Bien está que todos los hombres coman, pero que todos los hombres sepan. Que gocen todos los frutos del espíritu humano porque lo contrario es convertirlos en máquinas al servicio de Estado, es convertirlos en esclavos de una terrible organización social.
Yo tengo mucha más lástima de un hombre que quiere saber y no puede, que de un hambriento. Porque un hambriento puede calmar su hambre fácilmente con un pedazo de pan o con unas frutas, pero un hombre que tiene ansia de saber y no tiene medios, sufre una terrible agonía porque son libros, libros, muchos libros los que necesita y ¿dónde están esos libros?
¡Libros! ¡Libros! Hace aquí una palabra mágica que equivale a decir: 'amor, amor', y que debían los pueblos pedir como piden pan o como anhelan la lluvia para sus sementeras. Cuando el insigne escritor ruso Fedor Dostoyevsky, padre de la revolución rusa mucho más que Lenin, estaba prisionero en la Siberia, alejado del mundo, entre cuatro paredes y cercado por desoladas llanuras de nieve infinita; y pedía socorro en carta a su lejana familia, sólo decía: "¡Enviadme libros, libros, muchos libros para que mi alma no muera!' Tenía frío y no pedía fuego, tenía terrible sed y no pedía agua: pedía libros, es decir, horizontes, es decir, escaleras para subir la cumbre del espíritu y del corazón. Porque la agonía física, biológica, natural, de un cuerpo por hambre, sed o frío, dura poco, muy poco, pero la agonía del alma insatisfecha dura toda la vida.
Ya ha dicho el gran Menéndez Pidal, uno de los sabios más verdaderos de Europa, que el lema de la República debe ser: 'Cultura'. Cultura porque sólo a través de ella se pueden resolver los problemas en que hoy se debate el pueblo lleno de fe, pero falto de luz. Y no olvidéis que lo primero de todo es la luz.

Federico García Lorca, Fuentes Vaqueros, 1931

Quando si va a teatro, ad un concerto o ad una festa, qualunque sia la propria indole, se la festa piace, la mente va alle persone care e ci si rammarica per la loro assenza. "Quanto piacerebbe a mia sorella, a mio padre", si pensa, e il piacere tratto dallo spettacolo è filtrato da una lieve malinconia. È la stessa malinconia che io provo non tanto per la gente di casa mia, perché sarebbe misero e riduttivo, ma per tutte le creature che, per carenza di mezzi o per disgrazia, non godono del bene supremo della bellezza, che è vita ed è bontà ed è serenità ed è passione.
Per questo non tengo per me neppure un libro, perché quanti ne compro, vale a dire infiniti, tanti ne regalo, ed è per questo che è un onore ed una gioia per me essere qui, ad inaugurare questa biblioteca del popolo, la prima sicuramente di tutta la provincia di Granada.
Non di solo pane vive l'uomo. Io, se avessi fame e mi trovassi in disgrazia per strada, non chiederei una pagnotta, ma mezza pagnotta e un libro. E nel luogo in cui ci troviamo adesso, attacco violentemente coloro che parlano solo di rivendicazioni economiche senza mai nominare le rivendicazioni culturali, che sono quelle che i popoli richiedono con insistenza. È un bene che tutti gli uomini mangino, ma anche che tutti gli uomini abbiano la conoscenza, che traggano beneficio da tutti i frutti dello spirito umano, perché il contrario significherebbe trasformarli in macchine al servizio dello Stato, trasformarli in schiavi di una terribile organizzazione sociale.
Mi dispiace molto di più per un uomo che abbia desiderio di sapere e non ci riesce che per un uomo affamato. Perché un uomo affamato può placare facilmente la fame con un pezzo di pane o con della frutta, ma un uomo che ha sete di sapere e non ne ha i mezzi soffre di una terribile agonia, perché sono libri, libri, molti libri, quello di cui ha bisogno, e dove sono questi libri?
Libri! Libri! Ecco una parola magica che equivale a dire: "Amore, amore", e che i popoli devono pretendere, come chiedono pane o come desiderano la pioggia per le loro semine. Quando il famoso scrittore russo Fëdor Dostoevskij, padre della rivoluzione russa molto di più di Lenin, era prigioniero in Siberia, isolato dal mondo, tra quattro pareti e circondato da pianure deserte di neve infinita, e chiedeva aiuto per iscritto alla sua famiglia lontana, si limitava a dire: "Mandatemi libri, libri, molti libri, perché la mia anima non muoia!" Aveva freddo e non chiedeva fuoco, aveva una terribile sete e non chiedeva acqua: chiedeva libri, vale a dire orizzonti, vale a dire gradini per ascendere alle vette dello spirito e del cuore. Perché l'agonia fisica, biologica, naturale, di un corpo, dovuta alla fame, alla sete o al freddo, dura poco, molto poco, mentre l'agonia dell'anima insoddisfatta dura tutta la vita.
Il grande Menéndez Pidal, uno dei saggi più autentici d'Europa, ha detto che il motto della Repubblica deve essere "Cultura". Cultura, perché è solo attraverso questa che si possono risolvere i problemi in cui si dibatte oggi il popolo, pieno di fede, ma privo di luce. E non dimenticate che l'origine di tutto è la luce.

Come per qualsiasi* parola, pane, a dispetto di tutte le apparenze, è solo un'approssimazione di pan. Per tradurre pan, bisognerebbe sapere come minimo come lo si mangia in Spagna e, per tradurre il pan nominato da García Lorca, bisognerebbe sapere almeno come lo si mangia a Fuentes Vaqueros, come lo si prepara, quanto si debba aspettare prima che lieviti, in quale tipo di carta venga avvolto, se si abbia l'abitudine di tagliarlo o di spezzarlo, prima di mangiarlo, in quali occasioni  e quanto spesso poi si mangi, quali cibi sia destinato ad accompagnare, quale suono produca quando lo si addenta, quale sapore lasci in bocca, se sia tabù giocarci per farci delle palline con la mollica, se si secchi presto, una volta lasciato all'aria, se soffra molto l'umidità o meno, ecc. ecc. Impossibile. Impossibile come placare la fame con un pezzo di pane carasau. O fare un panino con una coppia ferrarese. O usare una michetta come fermaporte. O spezzare una s'ciopeta secondo una linea di taglio diversa da quelle che ne separano il cuore dai bozzi laterali. O usare il tempo di lievitazione del pane azzimo come unità di tempo fondamentale.
*Anche per libro è così. A dispetto di tutte le apparenze, un libro non è esattamente un libro**.
**Offerto dalla casa a chiunque voglia prendersi gioco di me.

sabato 17 dicembre 2011

hell hunt*


Ну коли так, — воскликнул Рогожин, — совсем ты, князь, выходишь юродивый, и таких, как ты, бог любит! 
"Ma allora", esclamò Rogožin, "tu, principe, sei un vero jurodivyj e quelli come te Dio li ama!"


I love you jėzus kristus
sako rusė senutė man
aleksandro nevskio cerkvės prieangy
ir tiesia ranką aiškiai apsipažino
myliu ir aš tave ir laiminu deja nedaug
manyje tos galios neturiu kišenėje
estiškų kronų ką tu veiksi su pesetais
zlotais ar litais seniai keliauju
apaugau barzda ir plaukais pasitinka mane
stotyse su gyvom gėlėm pučiamųjų orkestrais
misterijom iš dvidešimtojo amžiaus gyvenimo
turėčiau kažką pasakyti neturiu ką
todėl dažniausiai murmu panosėj eilėraščius
ištiesęs ranką
dažniausiai apsipažįstu

Eugenijus Ališanka

* kavinė Taline


I love you gesù cristo
mi dice una vecchietta russa
nella navata centrale della cattedrale alexander nevskij
e mi tende la mano chiaramente mi ha preso per qualcun altro
ti voglio bene anch'io e posso solo benedirti
non ho molto di quel tipo di potere
in tasca non ho corone estoni
cosa faresti con pesetas
zloty o litas sono in viaggio da tanto tempo
mi sono cresciuti barba e capelli mi salutano
con mazzi di fiori e bande musicali nelle stazioni ferroviarie 
miracoli della vita del ventesimo secolo
dovrei dire qualcosa ma non ho niente da dire
per cui in genere borbotto poesie sotto il mio respiro
tendendo la mano
il più delle volte scambio qualcuno per qualcun altro

*caffè a Tallinn



Kabul 2003, carcere femminile (Luigi Baldelli/Parallelozero)

Valle del Panshir 2001 (Luigi Baldelli/Parallelozero)

sabato 22 ottobre 2011

жить без Достоевского

Заговорили мы в одной эмигрантской компании про наших детей. Кто-то сказал:
- Наши дети становятся американцами. Они не читают по-русски. Это ужасно. Они не читают Достоевского. Как они смогут жить без Достоевского?
И все закричали:
- Как они смогут жить без Достоевского?
На что художник Бахчанян заметил:
- Пушкин жил, и ничего.

Сергей Довлатов

In un gruppo di emigranti, ci siamo messi a discutere dei nostri figli. Qualcuno ha detto:
- I nostri figli sono ormai americani. Non leggono in russo. È orribile. Non leggono Dostoevskij. Come possono vivere senza Dostoevskij?
E tutti hanno esclamato:
- Come possono vivere senza Dostoevskij?
Al che l'artista Bachčanjan ha osservato:
- Puškin ha vissuto, ma non l'ha mai letto.

Sergej Dovlatov

mercoledì 18 maggio 2011

Storia di un esergatore - 1

Nichts, wenn man es überlegt, kann dazu verlocken, in einem Wettrennen der erste sein zu wollen.
Franz Kafka

However, if we want to play a bigger role, the role of a free man, then we should be capable of accepting—or at least imitating—the manner in which a free man fails. A free man, when he fails, blames nobody.
Iosif Brodskij

Das Ganze erscheint zwar sinnlos, aber in seiner Art abgeschlossen.
Franz Kafka

Sono un esergatore. Disoccupato, ovviamente. Gli editori cui mi sono rivolto negli ultimi anni dicono che l'esergo è morto. Anche per questo, nonostante tutto, io ci credo ancora, all'arte dell'esergo. È il destino di certe arti, quello di essere date per morte e di conoscere invece delle lunghe, vispe agonie: l'opera, il romanzo, il cinema. E l'esergo.
Quei pochi eserghi che arrivano a pubblicazione e che non si risolvano nella sola, breve dedica ad un familiare o ad un maestro e che non siano un passo biblico o dei versi di Dante o Shakespeare, dicono ancora, sono frutto di selezione da parte degli autori, in gran misura più scientifici che letterari, che ancora ci tengono, agli eserghi, e che non li accetterebbero mai se fossero suggeriti dall'editore.
Eppure in passato non era così. Lavoravo. Anonimamente, discretamente, non moltissimo, all'ultimo livello della scala degli scrivani, sotto quello degli scrittori delle quarte di copertina, ma lavoravo.

Molte mani hanno ormai sfogliato il mio curriculum, che in esergo aveva un Brodskij incastonato tra due Kafka (Niente, se ci si riflette, può invogliare ad arrivare per primi ad una corsa./Comunque, se vogliamo avere una parte più importante, la parte dell'uomo libero, allora dovremmo essere capaci di accettare - o almeno di imitare - il modo in cui un uomo libero è sconfitto. Un uomo libero, quando è sconfitto, non dà la colpa a nessuno./Il tutto sembra certo privo di senso, ma a suo modo compiuto.) e che si concludeva con una presentazione di un immaginario Moby Dick che iniziasse, come tutti ricordano, con "Chiamatemi Ismaele" contrapposto al vero Moby Dick, con le sue pagine e pagine di eserghi, dalla Genesi alla Canzone della balena.

Nei colloqui, presentavo le infinite possibilità di apporli, da quella classica, in testa ai capitoli di un romanzo o tra i titoli di testa dei film, a quelle ancora poco o per niente esplorate, come quella di metterli sulle facciate degli edifici, tra l'ultima finestra in alto a destra e il sottotetto, in cima alle porte e alle scale, in testa ai treni, sull'ala destra degli aerei, sul pomello destro del manubrio delle biciclette, alla fine delle strade, in mezzo alle rotonde, sul pannello in testa all'ultima corsia a destra dei caselli delle autostrade a pagamento, all'ingresso dei tunnel, in cima ai moli e ai trampolini, sulle prue delle navi, sugli striscioni degli arrivi delle corse podistiche, delle biciclette e delle gare da sci, sulle porte da calcio, sui tabelloni da pallacanestro, sulle reti del tennis, sulle mazze da hockey, sulle aste dei saltatori con l'asta, sulle siepi della 3000 siepi, sui tavoli da pranzo, sulle ante destre degli armadi, agli angoli delle lenzuola, degli asciugamani e dei tappeti, sui cuscini dei divani, sulle cornici dei quadri, sui servizi di piatti e bicchieri, sul manico delle scope o su quello degli spazzolini da denti, sulle calze, sui fazzoletti, sulle bottiglie del latte, sui biscotti.

Uno degli ultimi cui ho sottoposto la mia proposta, un imprenditore edile, mi ha detto che esagero, che l'idea non regge, non risponde alle esigenze del mercato e che comunque non ho idea di quanti permessi bisognerebbe ottenere per esporre eserghi ovunque.
- Ma ne ha una vaga idea? - mi ha quasi urlato, scocciato.
- E lei ha mai contato, ma dico veramente contato, le etichette che ha addosso e in casa o i cartelli pubblicitari che decorano il percorso che separa la sua porta di casa da quella del suo ufficio?
- Guardi... grazie, è stato un piacere. Arrivederci.
- Lietissimo.... Arrivederci. Balbettò Raskol'nikov cercando di sorridere.
Fëdor Michajlovič Dostoevskij
- gli ho detto uscendo dalla stanza, con un filo di voce.

mercoledì 10 novembre 2010

Dizionario di tutte 'e cose - S come Swetlana

Dobbiamo la gioia della lettura a moltissimi traduttori, dei quali non parliamo quasi mai abbastanza, e comunque mai per tempo. Di Swetlana, al cui nome non sostituisco la w con la v (sarebbe una vera e propria offesa al suo lavoro di traduttrice dal russo al tedesco), si è parlato un po' di più negli ultimi giorni, dopo la sua morte.

*
Swetlana mentre indica i suoi 5 elefanti
Il primo elefante
  Delitto e castigo, 1994
il secondo
 
L'idiota, 1996
il terzo
 
I demoni, 1998
il quarto
 
I fratelli Karamazov, 2004
il quinto
L'adolescente, 2006
e il supplemento
 
Il giocatore, 2009
Non si traduce questo impunemente.
La traduzione non è un bruco che striscia da sinistra a destra, bensì la traduzione nasce dall'insieme.
Perché l'uomo traduce? È sicuramente il desiderio struggente (Sehnsucht) che lo spinge, il desiderio struggente per qualcosa che continua a sottrarsi, per l'irraggiungibile originale.
Swetlana Geier, 1923-2010
Link al trailer del film La donna con i cinque elefanti, a lei dedicato

Devo la lettura di Delitto e castigo e de I Fratelli Karamazov ad Alfredo Polledro, de L'idiota e de I demoni a Rinaldo Küfferle, de L'adolescente a Maria Rita Leto e ad Anton Maria Raffo e de Il giocatore a Gianlorenzo Pacini. Ricordando Swetlana, è anche loro che ricordo e ringrazio.

mercoledì 9 giugno 2010

Come sarebbe se un russo non capisse Puškin

Не понимать русскому Пушкина значит не иметь права называться русским.

Достоевский, Дневник писателя, 1877 год, Декабрь, Глава вторая, Пушкин, Лермонтов и Некрасов.


Per un russo non capire Puškin significa non avere il diritto di chiamarsi russo.

Dostoevskij, Diario di uno scrittore, 1877, dicembre, Capitolo secondo, Puškin, Lermontov e Nekrasov