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lunedì 2 luglio 2012

Dizionario di tutte 'e cose - I come Ispirazione

Due avventori di un'osteria triestina. È una sera d'inverno del 1852.

- Ve la sentireste di ricantarmela, ora?
- Ah, Giusepe, xe un'arieta, una monada, cossa la vol. Piutosto, la ringrazio per el iàin. 'Sai 'sai tòv. Un teràn che neta propio el stomigo!
- Ma di niente. Dicevo...
- Se la ghe pensa, Giusepe sarìa Iosèf.
- Eh, sì.
- Mi me ciamassi altrimenti, se poderia: ah, fumar de sabo, magnar tarèf, ciamarme Toni, no più Iosèf.
- Sentite, se ve ne offrissi un altro, di bicchiere, me la ricantereste, di grazia?
- Ovio, con un altro bicer me se s'ciarissi de sicuro la vose. E se questo xe un mahòd, che sadài me mandi un altro: Adiio adio queriidaa...



Iàin: da jàjin, vino.
Tov: buono.
Tarèf: contrario di kasher.
Mahòd: da makkàh, colpo, disgrazia.
Sadài: da shaddàj, onnipotente.
Tutti termini tratti da Umberto Fortis, La parlata degli ebrei di Venezia e le parlate giudeo-italiane, Giuntina, 2006.
Un modo per segnarmelo.
In realtà, la poesia dell'anonimo triestino in cui si trova "fumar de sabo..." è leggermente più tarda ed esprime un rimpianto:


Halangalài,
halangalài,
che bruti tempi
xe questi mai!


No xe più pesah
no più masòd,
i fioi se sposa
co' le goiòd.


Fumar de sabo,
magnar tarèf,
ciamarse Toni
no più Iosèf!


Halangalài,
halangalài,
che bruti tempi
xe questi mai!


In realtà, a parte la parlata, tutto è inventato, ma niente può togliermi dalla testa che Addio del passato sia nato proprio in circostanze simili.

mercoledì 11 gennaio 2012

Le blog de Pierre

Voici un exemple d'un post de Pierre sur le site registres-journaux.org. Malheureusement, ça fait un petit moment qu'il n'a plus le temps d'écrire.

*

Le mardi 23 septembre furent mis et affichés, par les carrefours de Paris et aux portes du Palais, des placards en rythme contre les Italiens. J'en recouvré un, dont la copie s'ensuit :

Italiens, inventeurs de subsides,
Pires cent fois que tous les parricides,
Votre avarice et désir insensé
Ont tant la France en malheur renversé,
Qu'il n'y a pas un bourreau de la France,
Qui contre vous, haut, ne crie vengeance !

Italien, doncque, qui que tu sois,
Qui t'enrichis aux dépens du François,
Dont tu fais tant de muguet parfumé,
Un jour viendra : tu seras enfumé !
Car la France est de toi tellement lasse,
Qu'il faut pour vrai que la tête on te casse !

Pierre de L'Estoile, Registre-Journal du règne de Henri III, 23 septembre 1578
(Pierre de L'Estoile, À Paris, pendant les guerres de religion. Extraits de ses registres-journaux. Présentés, annotés et mis en français moderne par Philippe Papin. Arléa, 2007)

***

Ecco un esempio di un post di Pierre su registres-journaux.org. Sfortunatamente, è da un po' che non ha più tempo di scrivere.

*

Martedì 23 settembre furono messi ed esposti, agli incroci di Parigi e alle porte del Palazzo, dei manifesti in rima contro gli italiani. Ne ho recuperato uno di cui segue la copia:

Italiani, inventori di sussidi,
Cento volte peggio di tutti i parricidi,
La vostra avarizia e brama insensata
Hanno tanto la Francia in disgrazia gettata,
Che non c'è un boia della Francia poveretta,
Che contro di voi, forte, non gridi vendetta!

Italiano, dunque, chiunque tu sia
Che ti arricchisci alle spese della francese signoria,
Di cui fai tanto mughetto profumato,
Un giorno verrà: sarai affumicato!
Perché i francesi son di te talmente lassi,
Che bisogna davvero che la testa ti si fracassi!

(23 settembre 1578, ovvero sotto il regno di Enrico III, figlio di Caterina de' Medici.) 

giovedì 3 novembre 2011

en dormant

car des Lancelots du Lac, des Amadis, des Huons de Bordeaux, et tels fatras de livres à quoy l'enfance s'amuse, je n'en cognoissoys pas seulement le nom, ny ne fois encores le corps ;
Montaigne, Essais, I

Uns ours emplumés
Fist semer uns blés
De Douvre a Wissent.
Uns oingnons pelez
Estoit aprestés
De chanter devant,
Qant sor un rouge olifant
Vint uns limeçons armés
Qui lor aloit escriant :
« Fil a putain, sa venez ! »
Je versefie en dormant.

Fatrasies d’Arras, Bibliothèque de l'Arsenal, Paris, 3114, 2de moitié du XIIIe siècle

Un orso piumato
Fece seminare grano
Da Dover a Wissant.
Una cipolla pelata
Era pronta
A cantare davanti,
Quando su un rosso elefante
Venne una lumaca armata
Che andava loro gridando:
«Figli di puttana, venite qua!»
Versifico dormendo.

La nota in calce ai versi tratta dal libro in cui li ho trovati (Ralph Dutli, Fatrasien. Absurde Poesie des Mittelalters, Wallstein, Göttingen, 2010) precisa che Dover è una città inglese sul Canale della Manica e Wissant una località francese tra Calais e Boulogne-sur-Mer. La nota prosegue ricordando che tra le due località c'è solo il mare. 
Il passo di Montaigne che ho inserito in esergo si riferisce alle sue letture infantili, ed in particolare al piacere che traeva dalla lettura delle Metamorfosi di Ovidio all'età di sette od otto anni, in contrapposizione ai fatras di libri di letteratura cavalleresca. Qui si è molto meno schizzinosi.

lunedì 29 agosto 2011

Benvenuti nel 1234

(v. 3949) — Hai las !
(4344) — Que plains ?
(4503) — Mor mi !
(4761) — De que ?
(4878) — D’amor.
(4940) — Per cui ?
(4968) — Per vos.
(5039) — Qu’en pusc ?
(5096) — Garir !
(5155) — Consi ?
(5204) — Per gein.
(5230) — Pren li !
(5309) — Pres l’ai !
(5458) — E cal ?
(5460) — Iretz...
(5465) — Es on ?
(5467) — Als banz.
(5487) — Cora ?
(5499) — Jorn breu e gent.
(5721) — Plas mi.

— Ahimè!
— Di che vi lamentate?
— Muoio!
— Di che?
— D'amore!
— Per chi?
— Per voi.
— Che posso fare?
— Guarirmi.
— Come?
— Con un sotterfugio.
— Trovatelo!
— Trovato!
— E quale?
— Andrete...
— Dove?
— Ai bagni.
— Quando?
— Presto, un bel giorno.
— Piacemi!

Dialogo tra Guillem e Flamenca, sviluppato in chiesa nel corso delle messe celebrate tra il 7 maggio e il primo agosto 1234, tratto dal romanzo occitano del XIII secolo Flamenca, il cui unico manoscritto, incompleto, si trova nella biblioteca municipale di Carcassonne. Il dialogo comprende una battuta per funzione, cui Guillem partecipa travestito da chierico per cercare di rivedere Flamenca, da cui è rimasto folgorato (l'ha intravista solo fugacemente nel momento in cui lei si è scostata per un attimo il velo per sputare, a voler essere precisi).
Lo storico Jean Verdon vi accenna, nel mare delle informazioni scambiate tramite corrieri, araldi e messaggeri vari, in Information et désinformation au Moyen Age, Perrin, 2010 nell'ambito di un capitolo dedicato ai luoghi utilizzati all'epoca per lo scambio di informazioni. È un testo, quello di Verdon, che fa necessariamente pensare a come ci troviamo in pieno Medioevo, a parte le ovvie differenze dovute allo sviluppo tecnologico: basta sostituire il Vaticano con la CIA, i mercanti fiorentini e le loro corporazioni con le multinazionali, gli ebrei con gli immigrati indesiderati, le missive con le email, le balestre con i droni e la Provenza con Hollywood.

Nota: Jorn breu e gent deve essere un errore editoriale e dovrebbe limitarsi a Jorn breu: sta lì incongruamente solo per rompere le bisillabe.