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sabato 3 settembre 2011

Il collezionista di decessi (a kiss is just a kiss)

Berlin. Ein Toter saß an dreizehn Wochen
Aufrecht vorm Fernseher, der lief, den Blick
Gebrochen. Im Fernsehn gab ein Fernsehkoch
Den guten Rat zum Kochen.
Verwesung und Gestank im Zimmer,
Hinter Gardinen blaues Flimmern, später
Die blanken Knochen.
Nichts
Sagten Nachbarn, die ihn scheu beäugten, denn
Sie alle dachten längst dasselbe: "Ich hab’s
Gerochen".
Ein Toter saß an dreizehn Wochen...
Es war ein fraglos schönes Ende.
Jahrhundertwende.

Durs Grünbein
Den Teuren Toten, 1994


Berlino. Un morto è rimasto seduto per tredici settimane
eretto davanti al televisore acceso, lo sguardo
sbarrato. Alla televisione un telecuoco impartiva
buoni consigli per cucinare.
Putrefazione e fetore nella stanza,
dietro le tende uno sfarfallamento azzurro, infine
le ossa nude.
Niente
hanno detto i vicini, osservandolo con ritrosia, perché
tutti pensavano distintamente la stessa cosa: "Io ne ho
sentito l'odore".
Un morto è rimasto seduto per tredici settimane...
È stata una fine senza dubbio bella.
Nel passaggio tra due secoli.


Viele Zeitungsmeldungen sind so, manchmal ganz lapidar, aber dahinter höre ich das Stimmengewirr, vor dem jetzt die Operation Berichterstattung abläuft, und das wird dann zur epischen Kurzformel. Aber eigentlich ist es Gesang. Und es beschäftigt mich schon, wie das verhallt in einem Niemandsland von news und stories. Ich sammle Todesfälle, wie sie in den Tageszeitungen auftauchen, manchmal ganz unscheinbar, und dieses Zeug trage ich dann lange mit mir herum und mache daraus das ein oder andere Gedicht.
Durs Grünbein, Gespräch mit Lewandowsky, 28.1.1991

Molte notizie riportate dai giornali sono così, talvolta molto lapidarie, ma dietro sento l'intrico delle voci: l'operazione di corrispondenza, che dalle voci trae inizialmente origine, finisce per diventare breve formula epica. In realtà, però, è un canto. E mi fa pensare, il modo in cui il canto si spegne in una terra di nessuno fatta di news e storie. Io colleziono decessi, il modo in cui emergono dai quotidiani, talvolta in modo per niente appariscente, e questa cosa me la porto poi in giro a lungo e ne faccio una poesia o l'altra.
Durs Grünbein, Conversazione con Lewandowsky, 28.1.1991

Tobias Hume, Death, Jordi Savall
(A 0:49 e, ancora di più, a 2:27 e 4:09 sento distintamente A kiss is just a kiss, a sigh is just a sigh)

Zum Abschied Heiner Müller

Der so lange das Zwiegespräch mit den Toten hielt,
Jetzt ist er tot. Der Chinese in Preußen,
Der Meister ist tot.
Über ihm hat sich die Welle geschlossen, das Wasser
Fließt ohne ihn weiter. Sein steinernes Werk
Sinkt langsam zum Grund.
Bevor er hinausspähen konnte ins nächste Jahrtausend,
Hat ihn sein Körper verraten, der Feind.
Der sich zu langsam sterben fühlte,
Der geduldig Wartende, jetzt erwartet ihn nichts mehr.

Sein Zynismus war Güte,
Weil er die Untergänge bekanntgab, die Katastrophen
Von denen der Hausfrieden schwieg.

Der Terror, von dem er schrieb, kam aus Deutschland.

Durs Grünbein
30.12.1995


Addio a Heiner Müller

Colui che ha dialogato così a lungo con i morti
ora è morto. Il cinese(1) in Prussia,
il maestro è morto.
Su di lui si è chiusa l'onda, l'acqua
continua a scorrere senza di lui. La sua opera di pietra
cola lentamente a picco.
Prima che potesse scrutare nel prossimo millennio,
il suo corpo, il nemico, l'ha tradito.
Colui che sentiva di morire troppo lentamente(2),
che aspettava con pazienza, ora non lo attende più.

Il suo cinismo era bontà
perché annunciava le rovine, le catastrofi
su cui la pace domestica taceva.

Il terrore di cui ha scritto veniva dalla Germania(3).

(1) Parafrasando Mandel'štam?
Я китаец, никто меня не понимает.
Осип Мандельштам, Четвертая проза, 7
Sono un cinese, nessuno mi capisce.
Osip Mandel'štam, Quarta prosa, 7

(2)
Zahnfäule in Paris

Etwas frißt an mir

Ich rauche zu viel
Ich trinke zu viel

Ich sterbe zu langsam

Heiner Müller, 1981

Carie a Parigi
Qualcosa mi corrode/Fumo troppo/Bevo troppo/
Muoio troppo lentamente.


(3) "Aus Deutschland", tanto più in presenza di "Meister" e della morte, ricorda Todesfuge di Celan. 

sabato 22 gennaio 2011

Scambio/Austausch

Forma urbis Romae

Alles das ist verschwunden.
Nichts mehr da von der Pracht,
Die der Grundriß uns glauben macht.

So am Forum der Friedenstempel
Mit dem geräumigen Kartensaal.
An der Wand hing bis zur Decke,
In Marmor platten graviert,
Der älteste Stadtplan der Welt.

Nicht mehr hallen die Schritte
Der Bücherträger, die Stimmen
Der Kartographen. All das ist fort.

Siete qui sagt der Pfeil
Am Ort der Leere. – Sie sind hier.
Wo sind wir? Wer sind wir?

Wir sind das Imaginäre,
Die Agenten des Ungefähren.

Es gibt jetzt nur uns hier
Im Staub des Forum Romanum,
Da, wo vieles begann, was wir sind,
Abgesandte der reinen Absenz.

Wo sind wir? – Sie sind hier,
Sagt der Pfeil und zeigt wortlos
Den Ort an, die Grube zu Füßen.
Doch da ist nur das Erdreich.

Wann sind wir? fragt sich im stillen,
Der auf schwankendem Boden steht.
Wir sind hier. Jetzt sind wir.

Durs Grünbein


Tutto ciò è scomparso.
Nessuna traccia dello splendore
che la pianta architettonica ci induce a credere.

Così nel foro del Tempio della Pace
con la sua ampia sala della mappa.
Alla parete era appesa, fino al soffitto,
scolpita su lastre di marmo,
la mappa cittadina più antica del mondo.

Non più risuonano i passi
dei portatori di libri, le voci
dei cartografi. Tutto ciò è passato.

Siete qui dice la freccia
nel luogo del vuoto. – Siete qui.
Dove siamo? Chi siamo?

Siamo l'immaginario,
gli agenti dell'approssimazione.

Ora ci siamo solo noi qui
nella polvere del foro romano,
là dove iniziò molto di quello che siamo,
inviati della pura assenza.

Dove siamo? – Siete qui,
dice la freccia e indica muta
il luogo, la tomba in basso.
Solo là c'è ora il regno terrestre.

Quando siamo? si chiede in silenzio
chi sta su terra che trema.
Siamo qui. Ora siamo.


1186 frammenti in 1 banca dati

*

Porta Westfalica

Una giornata di nuvole, a Minden,
su un taxi che mi porta
in cerca di queste due parole.
Chiedo in giro e nessuno sa
cosa indichino - esattamente, dico -
che luogo sia, dove, se una fortezza
o una chiusa. Eppure il nome brilla
sulla carta geografica, un barbaglio,
nel fitto groviglio consonantico, che lancia
brevi vocali luminose, come l'arma
di un uomo in agguato nel bosco.
Si tradisce, e io vengo a cercarlo.
Il panorama op-art si squaderna tra alberi
e acque, mentre i cartelli indicano ora
una torre di Bismark, ora il mausoleo di Guglielmo,
la statua con la gamba sinistra istoriata
dalla scritta: "Manuel war da",
incisa forse con le chiavi di casa, tenue
filo dorato sul verde del bronzo,
linea sinuosa della firma, fiume
tra fiumi. Lascio la macchina, inizio a camminare.
Foglie morte, una luce mobile, l'aria gelata,
la fitta di una storta alla caviglia,
io, trottola che prilla, io,
vite che si svita. Nient'altro.
Eppure qui sta il segno, qui
si strozza la terra,
qui sta il by-pass, il muro
di una Berlino idrica in mezzo
a falde freatiche, bacini artificiali,
e la pace e la guerra e la lingua latina.
Niente. E mentre giro nella foresta penso
all'autista che attende perplesso,
all'autista che attende perplesso
e ne approfitta per lavare i vetri
mentre nel suo brusìo
sotto il cruscotto scorre sussurrando
il fiume del tassametro, l'elica del denaro,
diga, condotto, sbocco, chiusa dischiusa, aorta,
emorragia del tempo e valvola mitralica,
Porta Westfalica della vita mia.

Valerio Magrelli


Ein Wolkentag, in Minden,
in einem Taxi, das mich mitnimmt
auf die Suche nach diesen zwei Wörtern.
Ich höre mich um und keiner kann mir sagen,
was sie bezeichnen – genau, meine ich –
was für ein Ort das ist, wo das ist, ob das eine Festung
oder eine Schleuse ist. Und doch glänzt dieser Name
auf der Karte, eine Blendung
im dichten Konsonantengewirr, das kurze
leuchtende Vokale wirft, wie die Waffe
eines Mannes, der im Wald lauert.
Er verrät sich und ich mache mich auf die Suche nach ihm.
Das Op-Art Panorama zerblättert sich zwischen Bäumen
und Gewässern, während die Schilder
einen Bismarckturm oder das Wilhelms-Grabmal anzeigen,
das linke Bein der Statue dekoriert mit der Aufschrift:
"Manuel war da", vielleicht
mit den Wohnungsschlüsseln eingeritzt, dünner
goldener Faden auf dem Grün der Bronze,
geschwungene Linie der Unterschrift, Fluß
unter Flüssen. Ich verlasse das Auto, gehe zu Fuß.
Abgestorbene Blätter, ein bewegliches Licht, die eiskalte Luft,
der Schmerz eines verstauchten Fußknöchels,
ich Kreisel, der kreiselt, ich
Schraube, die aufspringt. Nicht mehr.
Und doch hier ist das Zeichen, hier
verengt sich die Erde,
hier ist der Bypass, die Mauer
eines Wasser-Berlin inmitten
von Grundwassern, künstlichen Becken
und der Frieden und der Krieg und die lateinische Sprache.
Nichts. Und während ich im Wald wandere denke ich
an den Fahrer, der ratlos wartet,
an den Fahrer, der ratlos wartet
und die Gelegenheit die Scheiben zu putzen nützt,
während in seinem Gemurmel
unter dem Armaturenbrett flüsternd fließt
der Fluß des Taxameters, der Propeller des Geldes,
Damm, Leiter, Mündung, entschlossene Schleuse, Aorta,
Hämorrhagie der Zeit und Mitralklappe,
Porta Westfalica meines Lebens.

Porta

venerdì 26 novembre 2010

Dizionario di tutte 'e cose - N come niente

Niente, ci sembrava di aver sentito un botto e poi le parole di un sindacalista che invitava la gente in piazza alla calma. Ci sembrava. Ci sembrava di aver visto delle fotografie con morti e feriti. Ci sembrava. Ci sembrava di poter dire strage. Ci sembrava. Ci sembrava di aver sentito le parole Ordine Nuovo e gli acronimi SID e SISMI. Ci sembrava. Le cose che ci sembra di aver sentito e visto, alle volte. Come gli incubi, che sembrano veri e al risveglio spariscono, lasciando dietro di sé una sola traccia nei ricordi, condensata in un'immagine in bianco e nero. Ne abbiamo avuti di ricorrenti: di questo, non rimane niente altro che una piazza coperta di ombrelli.

Brogi.info

In questo luogo il 28 maggio 1974 non è successo niente
La strage di Brescia e l'ombra dei generali, di Emilia Borzì
Foto de L'Unità
Audio di Radio Radicale
Wikipedia

*
Das Beil von Wandsbek. Prolog. Gesprochen vom jüngsten Schauspieler des Hauses.

Diese Historie ist von vorgestern -
Vorgestern sagt ich? - aus dem Kambrium
Oder Silur; wer will das wissen?
Die Eiszeit war noch Zukunft jedenfalls -:
Damals regierte, raunen die Fossile
In Deutschland ein gewisser A Punkt Hiller
Oder Gittler (: A vermutlich Adolph)
Und wieder andre heißen ihn Schickelgruber
Der Erfinder der Autobahn. Der soll -
Doch das bestreiten Viele - auch abscheulich
Gemordet haben. Wir tappen im dunkeln.
Von einem Krieg ist sonderbar die Rede
gegen das eigne, oder fremdes, Volk -
Ob der gewonnen worden, ob verloren:
Man weißt nicht recht. Zwar gab es wohl Ruinen.
Ein altes Buch nennt einen Fleischermeister
Als Täter. Oder Opfer. War das der Gittler?
Kein Mensch guckt durch. Von A bis Z Legende.
In diesen Abgrund jetzt uns zu verfügen
Sind wir gewillt und wünschen viel Vergnügen.

Karl Mickel
6. Juni 1994, 50 Jahre D-Day


La scure di Wandsbek. Prologo. Recitato dal più giovane attore del teatro.

Questo racconto è dell'altro ieri -
Ho detto l'altro ieri? - del Cambriano
o del Siluriano; chi lo vuole sapere?
L'era delle glaciazioni era ancora in ogni caso futuro -:
all'epoca governava, sussurrano i fossili,
in Germania un certo A punto Hiller
o Gittler (: A presumibilmente Adolph)
e degli altri lo chiamano Schickelgruber
l'inventore dell'autostrada. Deve -
per quanto molti lo contestino - aver anche
orribilmente assassinato. Brancoliamo nel buio.
Si parla in particolare di una guerra
contro il proprio popolo o un popolo straniero. 
Se sia stato vinto, o abbia perso
non si sa con precisione. Sicuramente ci sono state macerie.
Un vecchio libro ritiene un mastro macellaio
il carnefice. O la vittima. Era Gittler?
Nessuno ci capisce niente. Leggenda dalla A alla Z.
A disporci ora in questo abisso
siamo pronti ed auguriamo buon divertimento.

6 giugno 1994, 50° anniversario del D-Day

lunedì 25 ottobre 2010

ausstellung über das glück


ich fand, derer ich harrte
luftballonwettbewerbskarte
in andere hundertfünfzig tapeziert
gegangen westwärts quasi
in hefter "west" der stasi
der stunde ihres fundes nach sortiert
ausstellung über das glück
im hygienemuseum dresden
gesprungen, bekommen zu fassen
entziffert „martha“ in den massen
„neun jahre, wer mich findet, bitte schreib“
und als funkte die etage:
„wir haben ein loch in der collage“
warf ich die seele mir durch den postschlitz aus dem leib
ausstellung über das glück
im hygienemuseum dresden

ho trovato, me l'aspettavo/il foglietto della gara di palloncini/tappezzato in altri centocinquanta/quasi andato a ovest/nel raccoglitore "ovest" della stasi/classificato in base all'ora della sua scoperta/mostra sulla felicità/al museo dell'igiene di dresda/saltato, arrivato a comprendere/decifrato „martha“ nelle masse/„nove anni, chi mi trova, lo scriva“/e quando il piano ha annunciato:/„abbiamo un buco nel collage“/mi sono tolto l'anima dal corpo e l'ho gettata nella buca delle lettere/mostra sulla felicità/al museo dell'igiene di dresda.


Glück può voler dire felicità, ma anche fortuna. Non esistendo felicituna, ho optato per la prima.


Cara scopritrice, caro scopritore,
questo palloncino è stato affidato all'aria in occasione della festa dei bambini a Dannewerk. Ti prego di darne notizia all'indirizzo del mittente sul retro perché lui possa vincere un premio con la tua risposta.
Grazie per il disturbo!

venerdì 2 luglio 2010

Museo Puškin, 1955

Dopo avere schiacciato e annientato l'esercito della Germania fascista, le truppe vittoriose dell'armata sovietica hanno portato a Mosca dei quadri del museo di Dresda. Questi quadri vi sono stati conservati sotto chiave per quasi dieci anni.
Nella primavera del 1955, il governo sovietico ha deciso di restituire questi quadri a Dresda. Prima di rispedirli in Germania, si è deciso di concederli al pubblico per novanta giorni.
È così che il 30 maggio del 1955, nel freddo del primo mattino, dopo aver risalito la via Volkhonka lungo i cordoni della polizia moscovita che conteneva la folla delle migliaia di persone che desideravano vedere i quadri dei grandi maestri, sono entrato nel museo Puškin, sono salito al primo piano e mi sono avvicinato alla Madonna Sistina.

(...)

Da quando questo dipinto esiste, sono stati fondati e sono crollati imperi europei e coloniali, abbiamo visto sorgere il popolo americano, le fabbriche di Pittsburgh e di Detroit, ci sono state rivoluzioni, la struttura sociale del mondo si è trasformata... Nel frattempo, l'umanità ha lasciato dietro di sé le superstizioni degli alchimisti, i telai tessili, i velieri e le diligenze, i moschetti e le alabarde, ed è entrata nel secolo dei generatori, dei motori elettrici e delle turbine, il secolo dei reattori atomici e delle reazioni termonucleari. Nel frattempo, Galileo ha scritto il suo Dialogo formulando la sua conoscenza dell'universo, Newton i suoi Principia, Einstein Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento. Nel frattempo, Rembrandt, Goethe, Beethoven, Dostoevskij e Tolstoj hanno approfondito l'anima e abbellito la vita.
Ho visto una giovane madre che tiene un bambino tra le braccia.

Vasilij Semënovič Grossman, La Madonna sistina. Da Vassili Grossman, La Madone sixtine, traduit du russe par Sophie Benech, Éditions Interférences, 2002

Recondita armonia