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sabato 4 novembre 2023

Na vlaku Ljubljana–Beljak

V pogledu obmejnih policistov
na vlaku iz Ljubljane v Beljak
postanem ženska, svetlopolta,
starejša, potencialno nenevarna,
nebegunka, neteroristka.
Kakšna zmota!

Barbara Korun


Sul treno Lubiana-Villaco

Agli occhi del poliziotto di frontiera
sul treno Lubiana-Villaco,
divento una donna, di pelle chiara,
di una certa età, potenzialmente innocua,
non rifugiata, non terrorista.
Che errore!

giovedì 11 agosto 2011

V seminarju

Če bi sedemsto milijonov Kitajcev,
povprečno petdeset kil težkih,
v istem trenutku skočilo
z dva metra visokega položaja
na sovražnikovo zemljo,
bi povzročili potres četrte stopnje.
In če bi Kitajci ta skok ponovili
vsakih štiriinpetdeset minut,
ko se valovi potresa vrnejo okoli sveta,
bi ga počasi tako razburkali,
da bi razrušili sovražnikovo deželo.
Vse to bi bilo v slogu Maocetunga.
Sovražnik bi potres udušil samo tako,
da bi s skoki svojih prebivalcev
natančno ujel interferenčne valove.
Neznanka je le v številu prebivalstva.
Slovenci bi morali skakati
s takšne višine na zemljo,
da bi se vsi pobili.
Zato se moramo pripisati sosedom,
pravijo v futurističnem seminarju.

Edvard Kocbek
(1904-1981)

Al seminario

Se tutti i settecento milioni di cinesi,
ciascuno, in media, del peso di cinquanta chili
saltassero simultaneamente
da un'altezza di due metri
sulla terra del loro nemico
provocherebbero un terremoto di magnitudo quattro.
E se poi i cinesi risaltassero
ogni cinquantaquattro minuti,
dopo un giro completo del mondo delle onde del terremoto,
farebbero salire la scossa ad un grado tale
da radere al suolo la terra del loro nemico.
Tutto questo sarebbe fedele allo stile di Mao Tse-tung.
I loro nemici potrebbero fermare il terremoto
solo intercettando con precisione le onde interferenti
saltando in modo da produrre una forza uguale e contraria.
La sola incognita sarebbe l'entità della popolazione.
Noi sloveni, per esempio, dovremmo saltare
da un'altezza tale che moriremmo tutti.
È per questo che dobbiamo fare accordi con i nostri vicini,
dicono al seminario futuristico.

Ho chiesto all'insegnante di cinese cosa volesse dire essere maoista (毛主义 - máo zhǔ yì). Com'è sua abitudine, me ne ha offerto un esempio concreto, che ha potuto darmi, per questioni di età, solo in base a quello che ha appreso dai suoi genitori. I suoi genitori, in effetti, erano maoisti, soprattutto sua madre - dice - che in fondo è sempre rimasta tale, solo che ad un certo punto ha dovuto reprimerlo.
- Per esempio un maoista, quando notava un oggetto smarrito per strada, lo raccoglieva e ne aspettava il legittimo proprietario per poterglielo restituire.
- E se il proprietario non arrivava?
- Aspettava.
- E se il proprietario non tornava più?
- Un maoista avrebbe aspettato. Il maoista si distingueva per la gentilezza.

martedì 19 ottobre 2010

Ermeneutiche

Bisognerebbe tenere presente la regola fondamentale dell'ermeneutica stalinista: siccome i mezzi di informazione ufficiali non danno apertamente notizia dei problemi, il modo più affidabile per rilevarli è prestare attenzione agli eccessi compensativi nella propaganda di stato: più si celebra l'"armonia", più ci sono in realtà caos e lotta. La Cina è a stento sotto controllo. Minaccia di esplodere.
Slavoj Žižek
O di implodere, secondo la regola fondamentale dell'ermeneutica kakanica.
[...] der Kaiser und König von Kakanien war ein sagenhafter alter Herr. Seither sind ja viele Bücher über ihn geschrieben worden, und man weiß genau, was er getan, verhindert oder unterlassen hat, aber damals, im letzten Jahrzehnt von seinem und Kakaniens Leben, gerieten jüngere Menschen, die mit dem Stand der Wissenschaften und Künste vertraut waren, manchmal in Zweifel, ob es ihn überhaupt gebe. Die Zahl der Bilder, die man von ihm sah, war fast ebenso groß wie die Einwohnerzahl seiner Reiche; an seinem Geburtstag wurde ebensoviel gegessen und getrunken wie an dem des Erlösers, auf den Bergen flammten die Feuer, und die Stimmen von Millionen Menschen verischerten, daß sie ihn wie einen Vater liebten; endlich war ein zu seinen Ehren klingendes Lied das einzige Gebilde der Dichtkunst und Musik, von dem jeder Kakanier eine Zeile kannte: aber diese Popularität und Publizität war so über-überzeugend, daß es mit dem Glauben an ihn leicht ebenso hätte bestellt sein können wie mit Sternen, die man sieht, obgleich es sie seit Tausenden von Jahren nicht mehr gibt.
Robert Musil, Der Mann ohne Eigenschaften, Rohwolt Taschenbuch Verlag, 2010
[...] l’imperatore e re di Kakania era un vecchio signore leggendario. In seguito sono stati scritti molti libri su di lui, e si sa con precisione cosa ha fatto, impedito o trascurato di fare, ma allora, nell’ultimo decennio della sua vita e di quella della Kakania, molti giovani, che erano familiari con lo stato delle scienze e con le arti, si chiedevano talvolta se egli esistesse veramente. Il numero dei ritratti che si vedevano di lui era quasi altrettanto grande del numero degli abitanti dei suoi regni; il giorno del suo genetliaco si mangiava e si beveva come in quello del Redentore, sui monti fiammeggiavano i fuochi e le voci di milioni di uomini assicuravano di amarlo come un padre; infine una canzone intonata in suo onore era la sola creazione poetica e musicale di cui ogni kakanico conoscesse un verso, ma questa popolarità e pubblicità erano così ultraconvincenti che credere alla sua esistenza avrebbe potuto essere come credere all’esistenza di quelle stelle che si vedono nonostante non esistano più da migliaia di anni.
Ermeneutica kakanica che non è del tutto estranea a quella cinese. Vista da Praga, però.
Nun gehört zu unsern allerundeutlichsten Einrichtungen jedenfalls das Kaisertum. In Peking natürlich, gar in der Hofgesellschaft besteht darüber einige Klarheit, wiewohl auch diese eher scheinbar als wirklich ist; auch die Lehrer des Staatsrechtes und der Geschichte an den hohen Schulen geben vor über diese Dinge genau unterrichtet zu sein und diese Kenntnis den Studenten weitervermitteln zu können; und je tiefer man zu den untern Schulen hinabsteigt desto mehr schwinden begreiflicher Weise die Zweifel am eigenen Wissen und Halbbildung wogt bergehoch um wenige seit Jahrhunderten eingerammte Lehrsätze, die zwar nichts an ewiger Wahrheit verloren haben aber in diesem Dunst und Nebel auch ewig unerkannt bleiben.
Gerade über das Kaisertum aber sollte man meiner Meinung nach zuerst das Volk befragen, da doch das Kaisertum seine letzten Stützen dort hat. Hier kann ich allerdings wieder nur von meiner Heimat sprechen. Außer den Feldgottheiten und ihrem das ganze Jahr so abwechslungsreich und schön erfüllenden Dienst galt unser aller Denken nur dem Kaiser. Aber nicht dem gegenwärtigen oder vielmehr es hätte auch dem gegenwärtigen gegolten, wenn wir ihn gekannt oder Bestimmtes von ihm gewußt hätten. Wir waren freilich auch - die einzige Neugierde die uns erfüllte – immer bestrebt, irgendetwas von der Art zu erfahren. Aber – so merkwürdig es klingt – es war kaum möglich etwas zu erfahren, nicht vom Pilger, der doch viel Land durchzieht, nicht in den nahen nicht in den fernen Dörfern, nicht von den Schiffern, die doch nicht nur unser Flüßchen, sondern auch die heiligen Ströme befahren. Man hörte zwar viel, konnte aber dem vielen nichts entnehmen.
Franz Kafka, Beim Bau der chinesischen Mauer und andere Schriften aus dem Nachlaß in der Fassung der Handschrift, Fischer Taschenbuch Verlag, 2004
Ora, l’impero appartiene comunque alle nostre istituzioni più inspiegabili. Naturalmente, a Pechino, nella società di corte, sussiste riguardo a ciò una certa chiarezza, benché anche questa sia più apparente che reale; anche i professori di diritto pubblico e di storia a livello accademico danno ad intendere di essere informati in modo preciso su queste cose e di essere in grado di trasmettere questa conoscenza agli studenti; e più si scende nelle scuole di rango inferiore, più scompaiono chiaramente i dubbi nel proprio sapere e una cultura superficiale si erge attorno a poche tesi inculcate da secoli, che non hanno perso nulla della loro eterna verità, ma che rimangono per sempre non riconosciute nella foschia e nella nebbia.
Ma a mio parere dovremmo chiedere al popolo proprio dell'impero, perché è nel popolo che l'impero trova il suo sostegno ultimo. Tuttavia qui posso di nuovo parlare solo del mio Paese. A parte le divinità agricole e i servigi dedicati a loro, che riempiono tutto l'anno in modo così vario e bello, il nostro pensiero andava solo all’imperatore. Ma non all'imperatore attuale o piuttosto avremmo preferito pensare a quello presente se lo avessimo conosciuto o se avessimo saputo qualcosa di definito su di lui. Cercavamo sempre - la sola curiosità che ci dava soddisfazione - di trovare qualcosa che avesse a che fare con lui, ma – per quanto strano possa sembrare - non dai pellegrini, che pur avevano attraversato gran parte del Paese, e non dai villaggi vicini o lontani, non dai marinai, che pur avevano viaggiato non solo per i nostri piccoli fiumi, ma anche per i fiumi sacri alla patria. In effetti si sentivano dire molte cose, ma non se ne poteva dedurre nulla.
E rivissuta, il 3 giugno del 1976, da un polacco all'ambasciata americana di Praga, dove il praghese aveva vissuto durante la Rivoluzione russa.
Nella sua introduzione (di Karel Popradek, ndf) è risuonata una nota di disinteresse, di noncuranza addirittura: l'ha pronunciata a voce dura e sommessa, in un inglese un po' esitante, aggiustando il microfono e distendendo i fogli sul panno verde. "Nel 1917, l'anno della grande Rivoluzione russa, Kafka abitò per alcuni mesi in questa casa ed è qui che scrisse il racconto La costruzione della muraglia cinese. Una coincidenza nella quale chi è portato all'interpretazione cabalistica della storia, può ricercare un significato più profondo. Per quanto mi riguarda, io mi accontento di affermare che La muraglia cinese è un'opera geniale, un capolavoro che non è stato pienamente apprezzato dagli studiosi dell'opera di Kafka. Con i capolavori di piccole dimensioni capita che basti leggerli lentamente e ad alta voce perché gli ascoltatori si rendano conto di tutta la loro bellezza e profondità. Ma può capitare anche che sia necessario spremerne il succo, riassumerli con parole proprie senza aggiungere alcun commento personale, a costo di distruggerne la forma e di trascurare, in apparenza, la fatica dell'artista: si raccoglie così in una piccola ampolla il distillato di una preziosa essenza che, prima dell'intervento del critico, circolava, diluita e mescolata con altre sostanze, nelle vene di un frutto meraviglioso e segreto. Ed è quello che intendo fare oggi. Le persone a cui questa mia intenzione riesca sgradita, o a cui sembri un abuso in confronto alla solenne cornice della cerimonia odierna, sono invitate ad approfittare al più presto della gentilezza dei numerosi portieri volontari."
Gustaw Herling, Diario scritto di notte, traduzione di Donatella Tozzetti, Feltrinelli, 1992
E raffazzonata così, in una notte del 2010, con il consueto dubbio che l'ermeneutica del Maradagal sfugga alle regole fondamentali di tutte le altre, ma - particolare personale, eppure di significato non trascurabile - tra le pareti di una casa finalmente riscaldata.

sabato 21 agosto 2010

Oranžni zvezki

Ni več zvezkov z oranžnimi platnicami
v izložbah papirnic.
Fotografije Pariza, psov in Garfielda
zrejo vame.

Kam zdaj šolarji rišejo smešne pajace,
motorje in boksarje?
Kam zapisujejo mantre
pravkar naučene angleške besede?

Za mojo sošolko
je bil oranžni zvezek vrt,
v katerem je gojila raznobarvne rože.
Ena ga je okrasila s slapom barvastih zvezd.

Minevanje časa
se kot mlečna kislina gosti
v mojih mišicah.
Staram se.

Podmorski svet z ribami in rakovico,
ki sva ga narisala z Luko,
je izginil.
Izginile so karikature neznancev.

Občutek imam,
kot da sem ob zadnjem zvonjenju šolskega zvonca
skočil izza klopi
in za zmerom obvisel v zraku.

In noge so mi zabingljale v prazno.

Peter Semolič


Quaderni arancioni

Non ci sono più i quaderni con le copertine arancioni
nelle vetrine delle cartolerie.
Le foto di Parigi, dei cani e di Garfield
mi osservano.

Dove disegnano, ora, gli scolari, i ridicoli pagliacci,
le motociclette e i pugili?
Dove annotano, come fossero mantra,
le parole inglesi appena apprese?

Per una mia compagna di scuola
il quaderno arancione era l'orto
in cui coltivava fiori multicolori.
Un'altra l'ha decorato con una cascata di stelle colorate.

Il passare del tempo
s'addensa come acido lattico
nei miei muscoli.
Invecchio.

Il mondo sottomarino con i pesci e il granchio,
che ho disegnato con Luka,
è svanito.
Svanite sono le caricature di persone sconosciute.

Ho come la sensazione
di aver saltato, nel momento in cui suonava per l'ultima volta
la campanella, oltre il banco
e di essere rimasto sospeso per sempre nell'aria.

Ed i piedi penzolavano nel vuoto.

Nuova poesia slovena, traduzione di Michele Obit, ZTT EST, Trieste, 1998


Emir Kusturica, Sjećaš li se Doli Bel?, 1981

giovedì 19 agosto 2010

Quel golfo come un cortile

El golfo de Trieste in una foto de la Nasa

Pogled čez morje: Gradež

Prikazoval se je zjutraj
ko je sonce razgnalo meglice,
podoben sanjam,
kot se jih spomnimo v budnosti.

Kot otroku mi ni bilo nikoli jasno,
kako lahko hiš vznikajo iz morja.,
kako lahko trdne zgradbe trepečejo
pred mojimi očmi.

V jasnih nočeh
je bil Gradež niz raznobarvnih luči,
razpotegnjenih čez obzorje.
V svoji otroški zaupljivosti
sem jih imel za speče ladje.

Bil je še mesto duhov
in mesto mrtvih,
obljubljena dežela,
v katero mi je bilo prepovedano stopiti.

In bil je čarobna bedesa,
ki sem jo šepetal ob večerih
v polmrak hotelske sobe.

In zdaj, ko spet stojim na piranski punti
in se iz jutranjih meglic luščijo hiše,
pobodne prividu,
si ne upam stopiti k blagajni
in si kupiti vozovnize za čez morje.

Peter Semolič


Sguardo oltre il mare: Grado

Si faceva vedere di buon'ora,
non appena il sole scacciava le brume,
simile ai sogni
come ce li ricordiamo al risveglio.

Ero bambino e non ho mai capito bene
come possano le case spuntare dal mare,
come gli edifici solidi possano tremare
davanti ai miei occhi.

Nelle notti chiare
Grado era una serie di luci multicolori
allungate oltre l'orizzonte.
Nel mio candore di bambino
le credevo navi dormienti.

Era ancora la città dei fantasmi
e dei morti,
la terra promessa
in cui mi era vietato mettere piede.

Ed era la parola magica
che sussurravo la sera
nella penombra della stanza d'albergo.

E ora, che di nuovo mi trovo sulla punta di Pirano
e dalla nebbiolina del mattino spuntano le case
simili a miraggi,
non me la sento di andare alla cassa
e comprare il biglietto per attraversare il mare.

Nuova poesia slovena, traduzione di Michele Obit, ZTT EST, Trieste, 1998


Cololtri

I gera frêli nostri su la tera
i gera frêli nostri su l'altar
insieme a noltri i navegheva 'l mar
de l'alba fin a sera.

Solo diverso el sovo favelâ
quela so lengua gera a noltri muro;
nei loghi nostri el dí gera siguro
e ili gera cani da scassâ.

E tu, Signor, t’ha visto 'l gran pecào
e t'ha mandào su noltri l’uragan,
la to gran man che púo n'ha sradicào
che n'ha dispersi pel mondo lontan.

Ai servi nostri tu t'ha dào la tera,
i païsi sui coli e le sitàe
sul mar coi moli duti in bianca piera
co' le stagion che par sia sempre istàe.

E adesso semo comò pagia al vento,
e no podemo mête più radise,
co' 'l cuor che duol in continuo lamento
co' boca che no' sa quel che la dise.

Biagio Marin, Elegie istriane, 1963


Quegli altri

Erano fratelli nostri sulla terra,
erano fratelli nostri sull'altare
insieme a noialtri navigavano il mare
dall'alba fino a sera.

Solo diverso il loro favellare,
quella loro lingua era per noialtri muro;
nei luoghi nostri il dí era sicuro
e quelli erano cani da scacciare.

E tu, Signore, hai visto il gran peccato
e hai mandato su noialtri l’uragano,
la tua grande mano che poi ci ha sradicato
che ci ha dispersi per il mondo lontano.

Ai servi nostri tu hai dato la terra,
i paesi sui colli e le città
sul mare con i moli tutti in bianca pietra
con stagioni che sembrano sempre estate.

E adesso siamo come paglia al vento
e non possiamo mettere più radici,
con il cuore che duole in continuo lamento
con bocca che non sa quello che dice.

El golfo de Trieste in un'imagine de Google maps


mercoledì 18 agosto 2010

Flounder

Ne rumen prtiček je nekdo napisal besedo
flounder.

Ne vem, kaj pomeni,
a njen zven je božanski.
Kot če bi se razprl cver.

Servet in plavo črnilo vzbujata v meni
še druga občutja.

Toplino angleške sprejemnice.
Milino ženskega hrbta.
Opojnost od mleka nabreklih dojk.

Med nevihto, ki pravkar divja nad Istro,
je flounder pribežališče vsemu človeškemu.
Čisto majhno je. Kot drobna pozornost.

Spet sem otrok.
Mama mi greje kavo.
Z očetom sediva na kavču
in gledava televizijo.

Flounder je, ko se Steiner odrine
in skoči rekord.

"Mama, lahko za zajtrk pojem ocvrti jajčki
s šunko?"

"Flounder", reče mama.
In flounder je tudi: lahko.

Peter Semolič



Su un tovagliolo giallo qualcuno ha scritto la parola
flounder.

Non so cosa significhi,
certo il suo suono è divino.
Come di un fiore che sboccia.

Il tovagliolo e l'inchiostro blu risvegliano in me
anche altre sensazioni.

Il calore di una sala di ricevimento inglese.
La grazia della schiena di una donna.
L'ebbrezza di un seno gonfio di latte.

Durante il temporale che proprio ora infuria sull'Istria,
flounder è il rifugio per tutto ciò che è umano.
È piccolissimo. Come una sottile attenzione.

Mi ritrovo bambino.
La mamma mi scalda il caffè.
Siedo assieme a mio padre sul divano
e guardiamo la tivù.

Flounder è il momento in cui Steiner salta
e batte il record.

"Mamma, posso mangiare per colazione uova sbattute
con prosciutto?"

"Flounder", dice la mamma.
E flounder è anche: puoi.

Nuova poesia slovena, traduzione di Michele Obit, ZTT EST, Trieste, 1998


domenica 18 luglio 2010

Al bando i poeti dalla città

"Molte grazie. È un grande onore per me essere qui. Purtroppo il mio tedesco non è abbastanza buono per tenere una presentazione. Potrei semplicemente leggerla in tedesco, ma sarebbe un po' idiota, così devo purtroppo passare alla lingua dell'imperialismo."

Slavoj Žižek, Il complesso militare-poetico o l'attualità della critica della poesia di Platone, Università di Costanza, 3 luglio 2009
*
Pochissime delle tante citazioni fatte (Adorno, Benjamin, Dostoevskij, Hegel, Heidegger, Huxley, Jelinek, Lacan, Malabou, Hölderlin, ecc. ecc.) parlando del ruolo decisivo della poesia nella pulizia etnica nella ex Jugoslavia e della violenza della lingua:

Slavoj Žižek su Children of men 
*
L'unica citazione mancante, probabilmente data per scontata:
οὐκοῦν δικαίως ἂν αὐτοῦ ἤδη ἐπιλαμβανοίμεθα, καὶ τιθεῖμεν ἀντίστροφον αὐτὸν τῷ ζωγράφῳ: καὶ γὰρ τῷ φαῦλα ποιεῖν πρὸς ἀλήθειαν ἔοικεν αὐτῷ, καὶ τῷ πρὸς ἕτερον τοιοῦτον ὁμιλεῖν τῆς ψυχῆς ἀλλὰ μὴ πρὸς τὸ βέλτιστον, καὶ ταύτῃ ὡμοίωται. καὶ οὕτως ἤδη ἂν ἐν δίκῃ οὐ παραδεχοίμεθα εἰς μέλλουσαν εὐνομεῖσθαι πόλιν, ὅτι τοῦτο ἐγείρει τῆς ψυχῆς καὶ τρέφει καὶ ἰσχυρὸν ποιῶν ἀπόλλυσι τὸ λογιστικόν, ὥσπερ ἐν πόλει ὅταν τις μοχθηροὺς ἐγκρατεῖς ποιῶν παραδιδῷ τὴν πόλιν, τοὺς δὲ χαριεστέρους φθείρῃ: ταὐτὸν καὶ τὸν μιμητικὸν ποιητὴν φήσομεν κακὴν πολιτείαν ἰδίᾳ ἑκάστου τῇ ψυχῇ ἐμποιεῖν, τῷ ἀνοήτῳ αὐτῆς χαριζόμενον καὶ οὔτε τὰ μείζω οὔτε τὰ ἐλάττω διαγιγνώσκοντι, ἀλλὰ τὰ αὐτὰ τοτὲ μὲν μεγάλα ἡγουμένῳ, τοτὲ δὲ σμικρά, εἴδωλα εἰδωλοποιοῦντα, τοῦ δὲ ἀληθοῦς πόρρω πάνυ ἀφεστῶτα.

πάνυ μὲν οὖν.

οὐ μέντοι πω τό γε μέγιστον κατηγορήκαμεν αὐτῆς. τὸ γὰρ καὶ τοὺς ἐπιεικεῖς ἱκανὴν εἶναι λωβᾶσθαι, ἐκτὸς πάνυ τινῶν ὀλίγων, πάνδεινόν που.

Avremmo dunque ragione di criticare (il poeta mimetico) e di paragonarlo al pittore, al quale assomiglia sia perché crea opere scadenti rispetto alla verità, sia perché frequenta un'altra parte dell'anima, a lui affine, e non quella migliore. Così ora possiamo a buon diritto non ammetterlo nella città che dev'essere ben governata, in quanto risveglia, alimenta e fortifica questa parte dell'anima distruggendo quella razionale, come quando in una città si dà il potere ai malvagi e si affida loro il governo, e nel contempo si annientano le persone dabbene; allo stesso modo diremo che il poeta mimetico crea in privato una cattiva costituzione nell'anima di ciascun individuo, compiacendo la sua parte irrazionale, quella che non sa distinguere ciò che è più grande o più piccolo, ma giudica le stesse cose ora grandi ora piccole, fabbricando parvenze illusorie e rimanendo assai distante dal vero.

Proprio così.

Eppure non abbiamo mosso alla poesia l'accusa più grave. L'aspetto che più fa paura è infatti la sua capacità di guastare anche gli uomini equilibrati, tranne poche eccezioni.

Platone, Repubblica, Libro X
*
"Ecco come dovremmo contrastare il potenziale della vera violenza, il pericolo nella lingua della grande poesia di dare fondamento alla violenza: o ci possiamo affidare alla violenza mitica e finiamo con la tortura, o torturiamo la lingua (per farle dire la verità) e in questo modo fermiamo la vera tortura."
*
Uno dei paradossi è che Žižek, nel suo discorso antipoetico, non riesce ad evitare di ricorrere continuamente a metafore, mentre ci sono poeti che non hanno bisogno di metafore, per fare poesia (penso a Guillevic, per esempio). 
*