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lunedì 16 giugno 2014

Salustri

Parole povere l'ho già riportata. La riporto ancora una volta, con la voce dell'autore. Così arricchiamo il nostro Wortschatz di una parola, povera anche lei, ma precisissima: salustri.

martedì 18 marzo 2014

Gli strappi e i fiori della memoria

Un cudiruss a la matina ciara,
nel sifulà fra i sces e 'l nàss del sû..
Me canta el cudiruss, me lüs la ciara
e mi me bràscia el tremà del mund..
'Na lüs de aqua la me porta a l'aqua
che süga el piang e me s'ciariss el fund
di strèpp de memoria e di savur,
e quel bel fiur de l'àrbur che me ciama

Franco Loi, Amur del temp, Crocetti 1999


Il codirosso

Per Franco Loi

Dopo che ho chiuso il libro
mi è rimasto in testa un codirosso:
dalle bacche e dai fiori della memoria
si è aperto un suo sentiero di canto
fino a forare un'aria trasparente d'aprile,
ferma nel mio ricordare;
e dopo il codirosso, sulla punta di nuvole
scritte in silenzio, si sono aperte voci di bambini
e tutta la luce dell'estate ne riempiva le bocche,
e dopo un torrente e un greto mi sono venuti in mente
un torrente d'acqua scarsa ma non tanto
da scoprirne il fondo e non chiamarci a confidenza;
poi sono apparse interminabili veglie,
tre, quattro di noi giocavano all'alfabeto muto
nella medesima luce che faceva più aspre
le facce delle beghine.
Anche mio padre mi è venuto incontro,
asciugandosi le mani con uno straccio sporco
e altre cose che non ti dico sono apparse
perché le cose dette figliano le cose non dette
e le cose non dette figliano quelle dette,
così non si sa se il codirosso di oggi
sia lo stesso che tornerà a svegliarmi domani
né se domani torneranno le cose di adesso,
mentre penso a come la vita e il suo contrario
stiano vicine sui palmi delle parole ben scritte
più di quanto stiano stretti i pulcini che ho visto sui miei
quando ho letto del tuo codirosso.

Pierluigi Cappello, Azzurro elementare, Rizzoli 2013

P.S. Se internet contenesse davvero quello che conta, avrei potuto riportare la poesia cui probabilmente si riferisce effettivamente Cappello, che si trova in Verna, che non ho. Ne ho un solo brandello, quello che sono riuscita a strappare a Google books, con molti più sforzi di quelli prodotti da Putin per annettersi la Crimea:

o 'l murnirö che nass dai bucch de latt.
Ch'insci se dìs d'un can tacchent a 'n can,
d'un tus cun la sua tusa, giuin, un fiur,
se dìs de quel vardàss sensa duman,
de la speransa che den' la nott la curr.

Ma chi che le cunuss? Chi sa de lü?
Nient nüm ne sèmm del bèll e veretâ,
nient sa la lüs de l'umbra e de la lüs
nissün sculta la müseca.. El m'à parlâ?
El canta de nascost, tra 'l sangh büjent,
te porta via nel vent quan' l'è passâ.
Ché l'è nel tas che durda, un mujment
nel vöj de terra, nel mör de la citâ,
tra 'l fum che fa cruser e quel müt sent
de l'òm che sculta la vus che l'à insugnâ.


o il codirosso che nasce dalle bocche di latte. Ché così si dice d'un cane incollato a un cane, d'un ragazzo con la sua ragazza, giovane, un fiore, si dice di quel guardare senza avvenire, della speranza che dentro la notte corre. Ma chi lo conosce? Chi sa di lui? Niente noi sappiamo della bellezza e della verità, niente sa la luce dell'ombra e della luce, nessuno ascolta la musica.. Mi ha parlato? Canta di nascosto, tra il sangue bollente, ti porta via nel vento quando è passato. Ché è nel tacere che trutila, un movimento nel vuoto della terra, nel morire della città, tra il fumo che fa crociere e quel muto sentire dell'uomo che ascolta la voce che ha sognato.

martedì 10 dicembre 2013

Nuvole

(Non sono solo nuvole le nuvole
che nuvola più nuvola più nuvola
fanno disfanno nel cielo figure
di maghi di draghi o serpi o sirene
ma sillaba più sillaba con cura
staccano voci musiche serene
queste che fra parentesi ho posate
sulla prora di nuvole d’estate)

Pierluigi Cappello, Assetto di volo, Crocetti 2006

Parole povere

Uno in piedi, conta gli spiccioli sul palmo
l'altro mette il portafoglio nero
nella tasca di dietro dei pantaloni da lavoro.

Una sarchia la terra magra di un orto in salita
la vestaglia a fiori tenui
la sottoveste che si vede quando si piega.

Uno impugna la motosega
e sa di segatura e stelle.

Uno rompe l'aria con il suo grido
perché un tronco gli ha schiacciato il braccio
ha fatto crack come un grosso ramo quando si è spezzato
e io c'ero, ero piccolino.

Uno cade dalla bicicletta legata
e quando si alza ha la manica della giacca strappata
e prova a rincorrerci.

Uno manda via i bambini e le cornacchie
con il fucile caricato a sale.

Uno pieno di muscoli e macchie sulla canottiera
Isolina portami un caffé, dice.

Uno bussa la mattina di Natale
con una scatola di scarpe sottobraccio
aprite, aprite. È arrivato lo zio, è arrivato
zitto zitto dalla Francia, dice, schiamazzando.

Una esce di casa coprendosi un occhio con il palmo
mentre con l'occhio scoperto piange.

Una ride e ha una grande finestra sui denti davanti
anche l'altra ride, ma non ha né finestre né denti davanti.

Una scrive su un involto da salumiere
sono stufa di stare nel mondo di qua, vado in quello di là.

Uno prepara un cartello
da mettere sulla sua catasta nel bosco
non toccarli fatica a farli, c'è scritto in vernice rossa.

Uno prepara una saponetta al tritolo
da mettere sotto la catasta e il cartello di prima
ma io non l'ho visto.

Una dà un calcio a un gatto
e perde la pantofola nel farlo.

Una perde la testa quando viene la sera
dopo una bottiglia di Vov.

Una ha la gobba grande
e trova sempre le monete per strada.

Uno è stato trovato
una notte freddissima d'inverno
le scarpe nella neve
i disegni della neve sul suo petto.

Uno dice qui la notte viene con le montagne all'improvviso
ma d'inverno è bello quando si confondono
l'alto con il basso, il bianco con il blu.

Uno con parole proprie
mette su lì per lì uno sciopero destinato alla disfatta
voi dicete sempre di livorare
ma non dicete mai di venir a tirar paga
ingegnere, ha detto. Ed è già
il ricordo di un ricordare.

Uno legge Topolino
gli piacciono i film di Tarzan e Stanlio e Ollio
e si è fatto in casa una canoa troppo grande
che non passa per la porta.

Uno l'ho ricordato adesso adesso
in questo fioco di luce premuta dal buio
ma non ricordo che faccia abbia.

Uno mi dice a questo punto bisogna mettere
la parola amen
perché questa sarebbe una preghiera, come l'hai fatta tu.

E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio
ma io non la metterei la parola amen
perché non ho nessuna pietà di voi
perché ho soltanto i miei occhi nei vostri
e l'allegria dei vinti e una tristezza grande.

Pierluigi Cappello, Mandate a dire all'Imperatore, Crocetti 2010

venerdì 29 novembre 2013

XIX

Ancora una volta
espongo un poeta.
Al solito, errando.
Aggiungo un errore:
di tutti i poeti,
espongo di nuovo,
il dì ventinove
novembre, un uomo,
un poeta d'aprile,
e pur di virgole
e versi andando.
F.

Lassaitmi cussì come
ch'o stoi cence rasons
cence vuadagn nì dam
dei vòi davierts ai fonts

rasonaments dal cîl
ch'al sta parcè che o stedi
fer cussì come ch'o stoi.
Lassaitmi achì ch'o sedi

la sissule plui scarte
ta l'aiarfuart di Avrîl,
il svoledon di cjarte

poiât tal vert dal prât,
la maravee dal frut
ch'al dîs ch'al à svolât.

Pierluigi Cappello,
Il me donzel, Boetti, Mondovì 1999


Lasciatemi così come
rimango senza ragioni,
senza guadagno né danno,
due occhi aperti ai fondi

ragionamenti del cielo
che sta perché io rimanga
fermo così come sto
Lasciatemi qui, che io sia

la scheggia più scadente
dentro l'ariaforte di aprile,
l'aeroplano di carta

posato nel verde del prato,
la meraviglia del bambino
che dice che ha volato.

domenica 3 novembre 2013

Se non l'avete già fatto

Leggete Questa libertà di Pierluigi Cappello, edito da Rizzoli. È il suo primo romanzo (e il mio primo invito del genere). Se non ne scriverà altri, bisognerà ingegnarsi collettivamente per fare in modo che la voglia di scrivere romanzi - e non solo poesie - non lo abbandoni più.