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martedì 28 luglio 2026

And all the food


"Nolan’s Odyssey lacks many of the elements that make the poem great. It has nothing convincing to say about time, memory, history, war, or about the relationship between one warrior’s glorious return and the lives of his family, adversaries, comrades, friends and neighbours. It lacks psychological, emotional, political and ethical depth. Its narrative structure is gimmicky. The writing is abysmal. None of the characters has convincing motivation for their actions or words. There are no sex scenes, and all the food looks horrible."

Emily Wilson

Io salvo solo il cavallo, finalmente senza rotelline, risparmio Atena e rimpiango l'assenza di Poseidone e del rumore di piedi adolescenti che battevano per terra per aiutarsi a scandire esametri.

sabato 25 aprile 2026

25 aprile 2026

Mon language n'était pas celui d'un esclave.

Piero Gobetti, Torino, 1901 - Parigi, 1926



martedì 27 gennaio 2026

27 gennaio

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

venerdì 25 aprile 2025

L'Italia reale

Il fascismo era l'Italia reale, l'Italia che oggi imputa a Mussolini solo di aver perduto la guerra e che ritiene noi antifascisti corresponsabili della disfatta. Hai visto quali sono state le reazioni alla Camera e sulla stampa per la firma del trattato di pace? Nessuno si è azzardato a ricordare le responsabilità del popolo italiano. Nessuno ha detto, come disse Victor Hugo nel '70, che quel che pagavamo non era troppo come prezzo per riacquistare la nostra libertà. Nessuno ha fatto il confronto fra la nostra situazione e quella del popolo tedesco per riconoscere quanto immeritatamente noi risultassimo privilegiati.

Da una lettera di Ernesto Rossi a Gaetano Salvemini, febbraio 1947


Maritza Bolaffio, Vincenzo Torraca, Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Ada Rossi, 1949

Buon 25 aprile.

lunedì 21 aprile 2025

Quanno che more un prete

Muro del Canto, Roma, 21 giugno 2019

Quanno che more un prete sonano le campane piangono le puttane ch'è morto un avventor. Quanno che more er papa sonano il miserere ma io c'ho un gran piacere che è morto il puttanier. Quanno che moro io nun fate facce tristi
ci sarà il vino e festa
ma niente gesù cristi.

E zi' prete sta bene 'ndo sta Regge er gioco de sua santità Fanno mostra de bona virtù Fanno a gara a chi magna de più. Je 'nteressa chi pane nun ha Je 'nteressa chi sta in schiavitù. Se rinasco me vojo fà prete Co' l'aiuto de cristo gesù Ne farei de nottate e nottate Fino quasi a nun faccela più. Chi mistica mastica senza scoppià Chi mistica traffica co' l’ardilà. Chi lavora lo sa che vor dì La matina quann'è lunedì Sembra inverno ma inverno nun è Ma è la vita de chi è come te.


lunedì 11 novembre 2024

À la ligne

Trente minutes
C'est tout dire
La pointeuse est évidemment avant ou après le vestiaire
Suivant que l'on quitte ou prenne son poste
C'est-à-dire
Au moins quatre minutes de perdues
En se changeant au plus vite
Le temps d'aller dans la salle commune chercher un café
Les couloirs les escaliers qui ne semblent jamais en finir
Le temps perdu
Cher Marcel je l'ai trouvé celui que tu recherchais
Viens à l'usine je te montrerai vite fait
Le temps perdu
Tu n'auras plus besoin d'en tartiner autant

Joseph Ponthus
À la ligne
Feuillets d'usine, 2019


Trenta minuti
Non serve dire altro
Il cartellino si timbra ovviamente prima o dopo lo spogliatoio
A seconda che si finisca o si cominci il proprio turno
Cioè
Almeno quattro minuti sprecati
Cambiandosi il più rapidamente possibile
È ora di andare nella sala comune a prendere un caffè
I corridoi, le scale che sembrano non finire mai
Il tempo perduto
Caro Marcel, l'ho trovato, quello che stavi cercando
Vieni in fabbrica, ti mostrerò in un attimo
Il tempo perduto
Non avrai più bisogno di dilungarti tanto

Alla linea (di produzione, dietro cui, volendo, si nascondono anche "a capo" et "con la lenza"), di cui quello sopra è un estratto, selezionato con molta difficoltà, sulla pausa lavoro, è un poema in prosa, un omaggio ad una classe che si dice non esistere più, privo di punteggiatura, che pure non esiste più in molti dei testi che ci si scambia nel quotidiano, la storia di un operaio interinale in una fabbrica di conservazione del pesce e in un mattatoio, quale Ponthus diventò per amore, in assenza, in Bretagna, di alternative migliori nonostante la sua formazione ed esperienza di educatore sociale, un operaio sfiancato fisicamente ma resistente intellettualmente grazie ad Apollinaire, Aragon, Cendrars, Dumas, ma anche Trenet e molti altri ricordi-salvagenti, che niente hanno potuto fare contro la malattia che se l'è portato via a 42 anni. Questo è un punto messo malvolentieri.

À la ligne, Julien Martinière, 2024, il fumetto che mi ha fatto conoscere Ponthus

martedì 21 novembre 2023

Modelli

 

Andrej Tarkovskj fotografato da Lars-Olof Löthwall sul set di Sacrificio. È davanti al plastico della casa ritratto nella foto che il protagonista Alexander pronuncia, alterandola, chissà se apposta o per sbaglio (sarebbe bello se fosse vera la seconda alternativa), la domanda di Macbeth:
"Which of you have done this... the Lords?" ("Chi di voi ha fatto questo... i Lords?")
I Lords sono aggiunti nella sceneggiatura alla fine della battuta, mentre nel testo di Shakespeare sono coloro cui spetta la battuta seguente:
MACBETH: "Which of you have done this? (MACBETH: "Chi di voi ha fatto questo?")
LORDS: "What, my good lord?" (LORDS: "Cosa, mio buon signore?")

Robert Lepage fotografato da qualcuno di cui ignoro il nome sul set della pièce 887, il numero civico della casa della sua infanzia, dove, nella foto, suo padre sta rientrando in taxi. Lepage ricorda questo numero e vecchi numeri di telefono, ma pena a mandare a memoria il testo della poesia di Michèle Lalonde, poetessa del suo Québec, "Speak white" (parla bianco), l'insulto che gli anglofoni rivolgevano (l'imperfetto è una mia speranza) ai francofoni colti a parlare francese:

il est si beau de vous entendre
parler de Paradise Lost
ou du profil gracieux et anonyme qui tremble
dans les sonnets de Shakespeare

nous sommes un peuple inculte et bègue
mais ne sommes pas sourds au génie d’une langue
parlez avec l’accent de Milton et Byron et Shelley et Keats
speak white
et pardonnez-nous de n’avoir pour réponse
que les chants rauques de nos ancêtres
et le chagrin de Nelligan

speak white
parlez de choses et d’autres
parlez-nous de la Grande Charte
ou du monument à Lincoln
du charme gris de la Tamise
De l’eau rose de la Potomac
parlez-nous de vos traditions
nous sommes un peuple peu brillant
mais fort capable d’apprécier
toute l’importance des crumpets
ou du Boston Tea Party
mais quand vous really speak white
quand vous get down to brass tacks

pour parler du gracious living
et parler du standard de vie
et de la Grande Société
un peu plus fort alors speak white
haussez vos voix de contremaîtres
nous sommes un peu durs d’oreille
nous vivons trop près des machines
et n’entendons que notre souffle au-dessus des outils

speak white and loud
qu’on vous entende
de Saint-Henri à Saint-Domingue
oui quelle admirable langue
pour embaucher
donner des ordres
fixer l’heure de la mort à l’ouvrage
et de la pause qui rafraîchit
et ravigote le dollar

speak white
tell us that God is a great big shot
and that we’re paid to trust him
speak white
parlez-nous production profits et pourcentages
speak white
c’est une langue riche
pour acheter
mais pour se vendre
mais pour se vendre à perte d’âme
mais pour se vendre

ah! speak white
big deal
mais pour vous dire
l’éternité d’un jour de grève
pour raconter
l’histoire de peuple-concierge
mais pour rentrer chez-nous le soir
à l’heure où le soleil s’en vient crever au dessus des ruelles
mais pour vous dire oui que le soleil se couche oui
chaque jour de nos vies à l’est de vos empires
rien ne vaut une langue à jurons
notre parlure pas très propre
tachée de cambouis et d’huile

speak white
soyez à l’aise dans vos mots
nous sommes un peuple rancunier
mais ne reprochons à personne
d’avoir le monopole
de la correction de langage

dans la langue douce de Shakespeare
avec l’accent de Longfellow
parlez un français pur et atrocement blanc
comme au Vietnam au Congo
parlez un allemand impeccable
une étoile jaune entre les dents
parlez russe parlez rappel à l’ordre parlez répression
speak white
c’est une langue universelle
nous sommes nés pour la comprendre
avec ses mots lacrymogènes
avec ses mots matraques

speak white
tell us again about Freedom and Democracy
nous savons que liberté est un mot noir
comme la misère est nègre
et comme le sang se mêle à la poussière des rues d’Alger ou de Little Rock

speak white
de Westminster à Washington relayez-vous
speak white comme à Wall Street
white comme à Watts
be civilized
et comprenez notre parler de circonstance
quand vous nous demandez poliment
how do you do
et nous entendez vous répondre
we’re doing all right
we’re doing fine
We are not alone

nous savons
que nous ne sommes pas seuls.

Una traduzione in italiano si può trovare qui.

venerdì 28 luglio 2023

Статья 293. Последнее слово подсудимого

"Sette anni di prigione: sono molto o poco tempo? Un raggio di sole impiega otto minuti per raggiungere la Terra. Le onde luminose di un raggio di un faro diretto nel cielo raggiungono la stella più vicina al sole in poco più di quattro anni, vale a dire quasi due terzi della mia incarcerazione. La luce impiegherebbe circa due milioni di anni per raggiungere il nostro sistema stellare più vicino, la galassia di Andromeda. Incredibilmente tanto? Basti pensare a quante persone sono state colpite dalla guerra in Ucraina, che ha privato ognuna di loro di anni di una vita pacifica e normale - e alcune della loro stessa vita! E lo si moltiplichi... Così grande è la responsabilità che grava su tutti noi. Anche su di me."

Ale­xej Gorinov, prima che i giudici in tribunale annunciassero la loro sentenza, come previsto dall'articolo 293 del codice di procedura penale russo, che garantisce a ogni imputato il diritto a un discorso di chiusura, senza censura, senza interrogatorio e senza limiti di tempo. È l'ultima parola (posledneje slovo) dell'imputato, un diritto che risale all'epoca zarista e ha attraversato - indenne - quella sovietica fino al presente. Di ultime parole si occupa il dossier della Zeit di questa settimana. La citazione viene da lì.

Gorinov, consigliere comunale moscovita, è stato giudicato colpevole di "diffondere informazioni chiaramente false" sull'esercito russo utilizzando "i suoi doveri ufficiali" e di averlo fatto nel contesto di un gruppo organizzato motivato da "odio politico". Così la sentenza.

Ha chiamato guerra la cosiddetta "operazione speciale" russa, anche in tribunale.

Avete ancora bisogno di questa guerra?

Pare che quando si è privati della libertà il pensiero tenda a correre alle stelle.

mercoledì 14 giugno 2023

Malebolge 1994

Berlicchi in bassi braghi bidoneschi
ectoplasmano eterica emittenza
riciclando i rugati regimeschi:

lemuri e lamie di luminescenza
unguentano gli utenti più ultrultreschi,
spacciando spot, sparati in subcoscienza:

cori da curve di campi calceschi
omologano olanti in obbedienza,
neoplasmati da news per neoyuppeschi

itali idioti, ipermarkettizzati.

Edoardo Sanguineti



Berlicchi: dal piemontese 'berlicare' (per leccare).
Braghi: termine dantesco da Inf. VIII, 50, «che qui staranno come porci in brago».
Lemuri: figure vampiresche della tradizione mitologica romana.
Lamia: la strega che nelle leggende greche nottetempo portava via i bambini dalle culle.
(da qui).

lunedì 12 giugno 2023

12 giugno 2023

Aleksander Sokurov, Una Fiaba, 2022

martedì 25 aprile 2023

25 aprile 2023

Meloni è presidente del Consiglio dei ministri e La Russa è presidente del Senato: non sarebbe mai dovuto accadere. Una volta accaduto, si sarebbe dovuto almeno protestare in piazza, il più a lungo possibile, invece no. Si fanno, al più, dei distinguo tra i due, a beneficio della prima, anche se l'unica differenza essenziale è l'età, che ha consentito a La Russa di partecipare attivamente alla violenza degli anni '70, non certo l'ideale politico di cui hanno scelto di nutrirsi durante tutta la loro vita.

Sono entrambi uno schiaffo alla Costituzione ogni giorno che passa, in molti dei suoi principi fondamentali, a partire dal fondamento della Repubblica sul lavoro (Art. 1), che non può essere promosso senza ricerca ed innovazione, nonché in materia di rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo, come prevede l'Art. 2, che non distingue tra italiano e straniero, tra eterosessuale e omosessuale, tra cattolico e musulmano, dice proprio "diritti inviolabili dell'uomo", e in molti altri aspetti, non ultimo quello della tutela dell'ambiente (Art. 9), dell'uguaglianza dei cittadini (Art. 3) e del diritto d'asilo allo straniero (Art. 10).

Incarnano, anche, i due e i loro accoliti, concretamente, il no a qualsiasi forma di progresso e di avanzamento democratico del paese. In ordine molto sparso e senza alcuna pretesa di esaustività: no al MES, no all'intelligenza artificiale (studiarla no, eh?), no all'adozione delle energie rinnovabili (Meloni auspica che l'Italia diventi "l'hub del gas", cioè che si sfruttino ancora e sempre le fonti fossili nonostante la crisi climatica che queste fonti hanno fortemente contribuito a provocare: ENI ringrazia e nessuno sembra fare un plissé), no alla fine dei motori termici nel 2035, no all'efficientamento energetico del parco immobiliare, no alle farine di insetti, no ai soccorsi dei migranti in mare, no alla revisione del regolamento di Dublino, no alla cittadinanza italiana a milioni di persone che vivono, studiano e/o lavorano in Italia, no ai figli di genitori non biologici, no alle gare per le concessioni balneari, ecc. Sono parecchi no, in poco più di 6 mesi di governo e - sia chiaro - si sovrappongono, in parte, a dei no espressi, esplicitamente o implicitamente, anche dall'opposizione in passato.

I no servono, a volte, e sono doverosi, altre volte, come il no al fascismo da parte dei resistenti, ma questa sfilza di no è incompatibile con il futuro e la stessa sopravvivenza del paese e con la sua storia più nobile, per quanto espressa da una minoranza di persone portatrici di idee illuminate ed esecutrici di azioni generose, anche a rischio e a costo della propria vita, di cui il 25 aprile resta una data fondamentale.

Buon 25 aprile.

            

martedì 28 febbraio 2023

martedì 17 gennaio 2023

Mosca, gennaio 2023

In seguito all'attacco missilistico che ha provocato almeno 40 morti in un condominio di Dnipro, dei moscoviti hanno deposto fiori ai piedi del monumento dedicato alla poetessa Lesja Ukraïnka.

lunedì 26 settembre 2022

Saba

Berretto pipa bastone, gli spenti
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un'Italia di macerie e di polvere.
Sempre di sé parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di sé parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta più ne desse
a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile,
lo vidi errare da una piazza all'altra
dall'uno all'altro caffè di Milano
inseguito dalla radio.
"Porca - vociferando - porca". Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all'Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.

Vittorio Sereni

mercoledì 9 marzo 2022

A letter to Ukraine from Sarajevo / Una lettera all'Ucraina da Sarajevo

Link.

La pagina dovrebbe durare per più di un anno, dice la BBC. Speriamo anche noi.

***

Cari amici,

le organizzazioni umanitarie qui a Sarajevo stanno raccogliendo aiuti per voi e io sono seduta di fronte all'armadio del mio appartamento cercando di ricordarmi di cosa potete avere più bisogno. Non sono le mie calze calde o la mia giacca o i miei stivali caldi di cui avete più bisogno ora: è la mia maglietta vecchia di trent'anni, stampata con lo slogan che mi ha fatto resistere durante i 1425 giorni durante cui i serbi di Bosnia hanno sparato a volontà e tenuto la mia città sotto assedio, senz'acqua, senza cibo, senza elettricità, senza riscaldamento e senza comunicazioni con il mondo esterno. Ho portato quella maglietta e letto il suo messaggio mentre più di 2 milioni di granate cadevano sulle nostre teste e schivavo innumerevoli proiettili. Quella maglietta dice: "Sarajevo sarà, tutto il resto passerà".

Vi aspettano tempi brutti, amici miei, ma vi sono state spedite armi, per cui vi potete difendere. Noi, bosniaci, contrattaccammo, ma il mondo ci impose un embargo sulle armi. Non capì di che lotta si trattava a Sarajevo. Grazie a Dio, lo capisce adesso a Kyïv.

Avrete fame, sete, freddo, sarete sporchi, perderete le vostre case, i vostri amici e parenti, ma quello che vi farà più male saranno le bugie. Le bugie secondo cui voi siete in qualche modo colpevoli per quello che vi sta succedendo. Le bugie secondo cui voi in realtà state facendo quello che è stato fatto a voi. Queste bugie pianteranno migliaia di buchi nei vostri cuori, ma senza fermare il loro battito e senza ghiacciarli.

Vedo che hanno distrutto la vostra torre della televisione: vogliono tenervi al buio, proprio come tennero al buio noi. Vogliono spegnere le luci, in modo che non possiamo vedere quello che vi stanno facendo.

Scrivete tut-to. Registratelo. Un giorno definirà la vostra storia. Spiegherà agli ucraini che non sono ancora nati che cosa è successo e, molto probabilmente, finirà per essere usato come prova in tribunale contro quelli che stanno cercando di uccidervi.

Nei tempi bui che sono davanti a voi, perderete la fiducia, qualche volta, e sarete stremati, ma vi sto scrivendo dal futuro e vi sto dicendo: vincerete, proprio come facemmo noi. Io dovevo essere morta, ma sono sopravvissuta. Porterò i miei nipoti a fare una camminata, domani. Anche voi lo farete, un giorno, perché vedo in voi la stessa resilienza che vidi qui, vi sento cantare il vostro inno mentre respingete i carri armati a mani nude. Col tempo, canterete, come facemmo noi, canzoni nuove sul vostro coraggio durante questo dramma. E troverete i vostri slogan che vi terranno in vita.

Per ora, tuttavia, vi mando la cosa più preziosa che io abbia: è il mio slogan, un po' modificato per voi: "L'Ucraina sarà, tutto il resto passerà".

Slava Ukraïni.

Sarajevo,

Aida Čerkez 

martedì 1 marzo 2022

« La guerre en Ukraine, non, ce n’est pas la Russie qui la fait mais les chars de Poutine »

Je ne suis retourné en Tchécoslovaquie qu’une seule fois de ma vie, en 1977. Cette année-là, mes parents avaient décidé d’y passer un mois entier, à Prague, puis à la campagne, chez des amis russo-tchèques, Frantichek et Natacha, en Moravie. Et je me souviens de la façon dont les gens se retournaient sur nous, avec froideur, avec colère, quand ils nous entendaient parler russe. Je parlais français avec mon père – tout était sourire, gentillesse. J’avais le malheur de dire un mot en russe à ma mère et plus rien n’existait, qu’une haine froide, résignée. Et je me sentais coupable sans l’être, coupable de partager la langue de ces gens qui avaient délibérément tué l’espoir. Je n’ai jamais voulu retourner à Prague, à cause de ça, et c’est le même sentiment qui me revient aujourd’hui, de honte et d’amertume impuissantes.

André Markowicz, Le Monde, 1 mars 2022

La guerra in Ucraina, no, non è la Russia che la fa, ma i carri di Putin 

Sono ritornato in Cecoslovacchia una sola volta in vita mia, nel 1977. Quell'anno, i miei genitori avevano deciso di passarvi un mese intero, prima a Praga, poi in campagna, da degli amici russo-cechi, František et Nataša, in Moravia. E mi ricordo del modo in cui la gente si voltava verso di noi, con freddezza, con rabbia, quando ci sentiva parlare russo. Quando parlavo francese con mio padre, era tutto un sorriso e una gentilezza. Se per caso mi scappava una parola in russo con mia madre, non c'era altro che odio freddo, rassegnato. E mi sentivo colpevole senza esserlo, colpevole di condividere la lingua delle persone che avevano deliberatamente ucciso la speranza. Non ho mai voluto ritornare a Praga per questo motivo, ed è lo stesso sentimento che riaffiora oggi, di vergogna e di amarezza impotenti.

André Markowicz, nato a Praga da madre russa, ha tradotto in francese l'opera omnia narrativa di Dostoevskij e, con Françoise Morvan, "Il maestro e Margherita" di Michail Bulgakov.

giovedì 13 maggio 2021

venerdì 16 aprile 2021

Fateci tornare a casa

"Basta, non ne possiamo più. Mi rivolgo ai governanti: per favore fateci ritornare a casa, fateci ritornare nei nostri teatri, fateci ritornare nei nostri spazi di cultura. Per una crescita personale, ma soprattutto per la crescita di uno stato che vuole essere adulto e responsabile". 

Gianni Forte, 14 aprile 2021

Per il teatro, per la cultura, per nutrire il cervello, per la vita.

mercoledì 23 settembre 2020

Piaceri e no

Registro un malcelato piacere, da parte degli italiani, nel sapere che il numero dei contagi in Francia cresce sensibilmente ogni giorno. Ho l'impressione che il piacere potrebbe essere ancora più intenso se la situazione dovesse peggiorare in modo evidente anche in Germania ("anche in Germania, eh"). Quasi nessuno, in questo momento, pensa che il futuro potrebbe riservare lo stesso destino agli italiani, tanti e variegati essendo i fattori (e le lacune di conoscenza) che determinano il propagarsi del virus, il suo accelerare, il suo rallentare e il suo deviare. Quasi tutti sono convinti che la pandemia sia sotto relativo controllo in Italia grazie ad un lockdown senza pari, alla bravura ineguagliata dei suoi amministratori, in primis i presidenti delle regioni, che tutti, ma proprio tutti, si ostinano a chiamare governatori, e alla disciplina degli italiani.

Il mio campo di osservazione comprende parenti, conoscenti, vicini di casa, intervistati - tra cui molti virologi ed epidemiologi, non solo politici - sui giornali e alla televisione, che non guardavo da secoli e che mi ha fatto male riguardare, soprattutto in questo tempo di ripiegamento nazionale: è tutto un noi e loro, e non solo in fatto di pandemia. Persino il noi di Zingaretti, pur contrapposto all'io, non è un noi socialmente significativo, ma è un noi nazionale.

Campagna di tesseramento 2020 del Partito democratico: “Non per l’Io, ma per il Noi”

Sono in Italia da agosto per recuperare tempo rubato e per passare del tempo nuovo, prezioso con i miei, ma io non abito più in Italia, neanche ora che sono fisicamente qui. In questi giorni, mi trovo spesso nell'aula del tribunale dove si svolge il processo per gli attentati a Charlie Hebdo e all'Hyper Cacher, ma anche in pagine di Silvio D'Arzo, Franco Arminio, Patrizia Cavalli, Romain Gary e Robert Seethaler.

P.S. Giorno per giorno, lo scrittore Yannick Haenel scrive del processo in corso su Charlie Hebdo. I suoi resoconti sono accessibili a tutti per 24 ore. 

venerdì 24 aprile 2020

Sotto il regime fascista

Sotto il regime fascista, i giornali democratici si stampavano clandestinamente, con pochi mezzi. Oggi, che ci apprestiamo a celebrare la Liberazione da quel regime, quasi 600000 italiani li leggono clandestinamente, con mezzi tecnologici molto più avanzati, dando per scontato che l'informazione possa sopravvivere se non pagata o forse anche mettendo in conto che possa morire, senza timore di conseguenze particolari in fatto di democrazia.

Sotto il regime fascista, in particolare durante la guerra da questi voluta, c'era il coprifuoco. Oggi, che ci apprestiamo a celebrare la Liberazione da quel regime, viene richiesta un'autodichiarazione volta a limitare gli spostamenti al minimo necessario, si inseguono brutalmente persone isolate sulla spiaggia e le si filmano con i droni, anche se il virus non bombarda gli italiani dai cieli e non zompa da un bagnante isolato ad un altro bagnante isolato.

Sotto il regime fascista, sia i fascisti di nome sia quelli di fatto denunciavano gli ebrei, i vicini di casa sospetti, gli oppositori del regime, le minoranze etniche, volentieri anonimamente. Oggi, che ci apprestiamo a celebrare la Liberazione da quel regime, non pochi cittadini italiani denunciano, anche anonimamente, il vicino che osa correre un po' (alle volte lo menano anche a 100 metri da casa per arrivare prima a sentenza) e, più in generale, denunciano, criticano, stigmatizzano con ogni mezzo chiunque si ritenga uscire di casa troppo spesso.

Sotto il regime fascista, i fascisti di nome e quelli di fatto odiavano o guardavano con sospetto lo straniero. Oggi, che ci apprestiamo a celebrare la Liberazione da quel regime, dei cittadini italiani non hanno avuto alcun dubbio o remora nel boicottare, finché erano aperti, negozi e ristoranti cinesi, o nell'invitare studenti asiatici a non presentarsi a scuola o ancora nel vietare l'ingresso ai cinesi in alcuni esercizi commerciali.

Sotto il regime fascista, si stampavano libri vicini all'ideologia fascista o per lo meno compatibili con essa. Oggi, che ci apprestiamo a celebrare la Liberazione da quel regime, non si è esitato a chiudere le librerie, ritenendole non essenziali, e, persino dopo la loro riapertura, non se ne consente l'accesso alle persone se non rientra nel loro percorso per andare a fare la spesa sotto casa.

Ce la sentiamo veramente di celebrarla ancora, la Liberazione, e sempre nello stesso modo? O siamo diventati abbastanza grandi da ammettere che è stata una minoranza di italiani a liberare l'Italia dal nazifascismo e che la prova è ancora visibile nel tempo presente, e non solo nei testi di storia?

Buon 25 aprile, nonostante tutto.

P.S. La Francia, dove vivo, non è esente da critiche. Ne dico solo due: ha copiato, unico paese al mondo, l'autodichiarazione italiana - senza riconoscerlo, tra l'altro - ed incoraggia, anche per voce dei rappresentanti politici fino a ieri più aperti al mondo, l'acquisto di prodotti francesi.