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domenica 1 febbraio 2015

L'ora giusta

Once he was asked "Ho do you combine socialism and mysticism?" He answered, in his gay quaint way, "I like to hang out my red flag from the ground floor and then go up above to see how it looks".
E.M. Forster, The Creator as Critic and Other Writings

C’è gente cui piace «mettere fuori la bandiera rossa al pianterreno e poi salire sopra per vedere che effetto fa», così diceva di sé Edward Carpenter;  Carpenter metteva la bandiera rossa al pianterreno e poi prendeva l'ascensore per andarsene in terrazza, le stelle l'armonia lo spirito, non credo che la bandiera rossa gli facesse poi tanto effetto.
Con queste pagine non metto una bandiera rossa al pianterreno: non saprei goderne l'effetto dalla terrazza; né, restando al pianterreno, potrei salutarla con fede. Credo nella ragione umana, e nella libertà e nella giustizia che dalla ragione scaturiscono; ma pare che in Italia basta ci si affacci a parlare il linguaggio della ragione per essere accusati di mettere la bandiera rossa alla finestra. As you like. Nelle pagine che seguono ho ricordato la dura signoriadei del Carretto su un povero paese della Sicilia, qui mi vien fatto di ricordare quel ministro di polizia dello stesso nome che nelle prigioni del Regno delle Due Sicilie cacciò gli uomini che allora parlavano il linguaggio della ragione; il ministro del Carretto pare sia destinato a restare come familiare fantasima nella storia d'Italia, diciamo - Mazzini Garibaldi Pisacane, Risorgimento Resistenza Repubblica - e l'ombra del ministro del Carretto intanto si muove come uno spettro di famiglia in un castello di Scozia.
Ho tentato di raccontare qualcosa della vita di un paese che amo, e spero di aver dato il senso di quanto lontana sia questa vita dalla libertà e dalla giustizia, cioè dalla ragione. La povera gente di questo paese ha una gran fede nella scrittura, dice - basta un colpo di penna - come dicesse - un colpo di spada – e crede che un colpo vibratile ed esatto della penna basti a ristabilire un diritto, a fugare l'ingiustizia e il sopruso. Paolo Luigi Courier, vignaiuolo della Turenna e membro della Legion d'onore, sapeva dare colpi di penna che erano come colpi di spada; mi piacerebbe avere il polso di Paolo Luigi per dare qualche buon colpo di penna: una «petizione alle due Camere» per i salinari di Regalpetra per i braccianti per i vecchi senza pensione per i bambini che vanno a servizio. Certo, un po' di fede nelle cose scritte ce l’ho anch'io come la povera gente di Regalpetra: e questa è la sola giustificazione che avanzo per queste pagine.
Regalpetra, si capisce, non esiste: «ogni riferimento a fatti accaduti e a persone esistenti è puramente casuale». Esistono in Sicilia tanti paesi che a Regalpetra somigliano; ma Regalpetra non esiste. Esistono a Racalmuto, un paese che nella mia immaginazione confina con Regalpetra, i salinari; in tutta la Sicilia ma sono braccianti che campano 365 giorni, un lungo anno di pioggia e di sole, con 60.000 lire; ci sono bambini che vanno a servizio, vecchi che muoiono di fame, persone che lasciano come unico segno del loro passaggio sulla terra - diceva Brancati - un'affossatura nella poltrona di un circolo. La Sicilia è ancora una terra amara. Si fanno strade e case, anche Regalpetra conosce l'asfalto e le nuove case, ma in fondo la situazione dell'uomo non si può dire molto diversa da quella che era nell'anno in cui Filippo II firmava un privilegio che dava titolo di conti ai del Carretto e Regalpetra elevava a contea.
Giorni addietro un mio parente mi diceva - ho saputo che hai scritto delle castronerie sui ragazzi che vanno a servizio, davvero castronerie sono, io sto cercando per terra e per mare un ragazzo per i servizi di casa, manco a pagarlo a peso d'oro lo trovi. Dico - bene, è segno che si sta meglio. Bestemmiando mi investe - bene un c...; io non posso trovare un ragazzo e tu mi dici bene, capisci che senza un ragazzo non posso andare in campagna?; e poi non credere che sia impossibile trovarlo perché ora si sta meglio; meglio un c... si sta; è che non vogliono venire a servizio per orgoglio, si contentano morire di fame. Involontariamente dico ancora - bene. Per fortuna non sente, continua - sai che mi disse una mamma che voleva allogare il figlio da me?, mi disse che era delicato e almeno un uovo al giorno avrei dovuto dargli; così sono fatti oggi i poveri, e tu scrivi...
Questo c'è di nuovo: l'orgoglio; e l'orgoglio maschera la miseria, le ragazze figlie di braccianti e di salinari passeggiano la domenica vestite da non sfigurare accanto alle figlie dei galantuomini, e galantuomini commentano - guardate come vestono, il pane di bocca si levano per vestire così -; e io penso - bene, questo è forse un principio, comunque si cominci l'importante è cominciare. Ma è un greve cominciare, è come se la meridiana della Matrice segnasse un'ora del 13 luglio 1789, domani passerà sulla meridiana l'ombra della Rivoluzione francese, poi Napoleone il Risorgimento la rivoluzione russa la Resistenza, chissà quando la meridiana segnerà l'ora di oggi, quella che è per tanti altri uomini nel mondo l'ora giusta.

Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra, 1956


mercoledì 25 agosto 2010

La gioia e la disgrazia

Cervantes si rivolge, scherzando, al tipo di lettore a cui ha destinato il libro. Lo chiama "desocupado lector". E queste due parole costituiscono, per i traduttori e interpreti, il primo problema del libro.
Vediamo cosa succede nelle due traduzioni italiane che ho sotto mano. Ferdinando Carlesi traduce: "Lettore beato, che non hai nulla da fare", ma spiega, e lo dice in una nota, che otto parole per tradurne due sono troppe. Però ne troviamo 10 nella traduzione di Vittorio Bodini: "lettore mio, che non hai nulla di meglio da fare". Orbene, ora io ammetto di essere un fanatico della traduzione interlineare o, per così dire, calcata. Per questo tradurrei, attenendomi il più possibile al testo, "disoccupato lettore" o, volendo essere un po' più ricercato, "ozieggiante lettore", poiché l'ozio sarà magari il padre di tutti i vizi (in realtà, non di tutti), ma anche di qualche virtù. Cervantes si rivolge a un lettore che sappia leggere con gioia. Desocupado: vale a dire capace di essere occupato dalla gioia della lettura, e di essere molto occupato, poiché la gioia che dà la lettura del Quijote è impregnata di mistero, di un mistero che aumenta la gioia. Volete che Cervantes non lo sapesse, di aver scritto un libro gioioso e misterioso?

Leonardo Sciascia, Desocupado lector, El País, 26 dicembre 1984
(è un articolo molto più ricco di quello che non lasci intravvedere il passaggio scelto qui: per questo, mi permetto di invitare il lettore disoccupato, o almeno quello poco occupato, a leggerlo per intero e a scusarmi se non ho trovato l'intero articolo originale)
William Wordsworth, The Prelude, Book second
Jorge Luis Borges, Obras Completas, Tomo II, Siete Noches, La Pesadilla, pagg. 221-231
Jorge Luis Borges, Ficciones, Pierre Menard, autor del Quijote, pagg. 20-25
E.M. Forster, Selected stories, Co-ordination


*


Marinero soy de amor

Marinero soy de amor,
y en su piélago profundo,
navego sin esperanza
de llegar a puerto alguno.

Siguiendo voy a una estrella
que desde lejos descubro,
más bella y resplandeciente
que cuantas vió Palinuro.

Yo no sé adónde me guía
y, así, navego confuso,
el alma a mirarla atenta,
cuidadosa y con descuido.

Miguel De Cervantes


Marinaio sono d'amore,
e nel suo pelago profondo,
navigo senza speranza
di arrivare ad alcun porto.

Vado seguendo una stella
che da lontano intravvedo,
più bella e risplendente
di quante ne vide Palinuro.

Io non so dove mi guida
e, così, navigo confuso,
l'anima intenta a mirarla,
ora attenta, ora distratta.

*

Ich glaube, man sollte überhaupt nur solche Bücher lesen, die einen beißen und stechen. Wenn das Buch, das wir lesen, uns nicht mit einem Faustschlag auf den Schädel weckt, wozu lesen wir dann das Buch? Damit es uns glücklich macht, wie Du schreibst? Mein Gott, glücklich wären wir eben auch, wenn wir keine Bücher hätten, und solche Bücher, die uns glücklich machen, können wir zur Not selber schreiben. Wir brauchen aber die Bücher, die auf uns wirken wie ein Unglück, das uns sehr schmerzt, wie der Tod eines, den wir lieber hatten als uns, wie wenn wir in Wälder verstoßen würden, von allen Menschen weg, wie ein Selbstmord, ein Buch muss die Axt sein für das gefrorene Meer in uns. Das glaube ich.

Franz Kafka, Brief an Oskar Pollak, 27. Januar 1904

Penso si debbano leggere solo i libri che mordono e pungono. Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a quale scopo leggiamo allora il libro? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, saremmo felici anche se non avessimo libri, e questi libri che ci rendono felici possiamo scriverli noi stessi, se del caso. Ma abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di qualcuno che abbiamo amato più di noi stessi, come se fossimo messi al bando nei boschi, lontano da tutti gli uomini, come un suicidio - un libro deve essere la scure per il mare gelato in noi. Questo, credo.

Franz Kafka, Lettera a Oskar Pollak, 27 gennaio 1904

*

Popout
Wim Wenders, Der Himmel über Berlin, 1987


Stanley Kubrick, Lolita, 1962


François Truffaut, Fahrenheit 451, 1966


Peter Greeenaway, Prospero's books, 1991


Jirí Menzel, Ostře sledované vlaky, 1966


Pier Paolo Pasolini, La ricotta, 1963


Claude Chabrol, Les biches, 1968

Rouben Mamoulian, Queen Christina, 1933


Woody Allen, Bananas, 1971

domenica 30 maggio 2010

Mais, si quelqu'un, par hasard, apprenoit à la compagnie que j'étois italien

Mais, si quelqu'un, par hasard, apprenoit à la compagnie que j'étois Persan, j'entendois aussitôt autour de moi un bourdonnement: Ah ! ah ! monsieur est Persan ! C'est une chose bien extraordinaire ! Comment peut-on être Persan ?

Montesquieu, Lettres persanes, XXX

Ma se qualcuno, per caso, comunica alla compagnia che io sono siciliano, subito sento intorno a me levarsi un mormorio: Ah! ah! Il signore è siciliano? È una cosa davvero straordinaria! Come si può essere siciliano?

Leonardo Sciascia, Fatti diversi di storia letteraria e civile, Piccola Biblioteca Adelphi, 2009

Alla sua versione Sciascia aggiunge poi la risposta alla domanda:
E si noti bene: il persiano di Montesquieu non aveva nulla che in un salotto parigino lo distinguesse come persiano; è soltanto nell'apprendere che è persiano che la compagnia manifesta meraviglia e si chiede come è possibile essere persiano, quasi che l'essere persiano implicasse una diversità e difficoltà di vita alla compagnia, alla Francia e all'Europa ignote.
In questa forma paradossale, Montesquieu ha voluto rappresentare i pregiudizi etnici e razziali; ma appunto questi pregiudizi alimentano le diversità e rendono difficoltoso l'essere siciliano o sardo o corso. E non che diversità e difficoltà non ci siano: ma non sarebbero tali da provocare conflittualità e chiusure se i pregiudizi non le accentuassero ed esasperassero; se remore, difetti e virtù (spesso alle remore e ai difetti corrispondono virtù) venissero messi in conto della varietà del mondo e non della inimicizia col mondo.
(...)
Pure parlando di Verga, e del romanzo di cui è protagonista Mastro Don Gesualdo, ad un certo punto David Herbert Lawrence dice: "Gesualdo è un uomo comune, dotato di energia eccezionale. Tale è, naturalmente, nell'intenzione. Ma egli è siciliano. E qui salta fuori la difficoltà".
La difficoltà. Non si poteva dir meglio, e con una sola parola. (...) Sicché alla domanda "Come si può essere siciliano?" un siciliano può rispondere: "Con difficoltà".