Visualizzazione post con etichetta *Genova. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta *Genova. Mostra tutti i post

mercoledì 14 giugno 2023

Malebolge 1994

Berlicchi in bassi braghi bidoneschi
ectoplasmano eterica emittenza
riciclando i rugati regimeschi:

lemuri e lamie di luminescenza
unguentano gli utenti più ultrultreschi,
spacciando spot, sparati in subcoscienza:

cori da curve di campi calceschi
omologano olanti in obbedienza,
neoplasmati da news per neoyuppeschi

itali idioti, ipermarkettizzati.

Edoardo Sanguineti



Berlicchi: dal piemontese 'berlicare' (per leccare).
Braghi: termine dantesco da Inf. VIII, 50, «che qui staranno come porci in brago».
Lemuri: figure vampiresche della tradizione mitologica romana.
Lamia: la strega che nelle leggende greche nottetempo portava via i bambini dalle culle.
(da qui).

domenica 11 dicembre 2011

Il muro di schiuma/Le mur d'écume



"Italia, Italia" dicono quelli che sono rimasti, avvolti nelle coperte termiche fluorescenti agli operatori della Croce Rossa.

Carovigno, Brindisi, 26 novembre 2011
Giuliano Foschini, La Repubblica - Bari, Cronaca, 27 novembre 2011

"Italie, Italie" disent ceux qui sont restés, enveloppés dans les couvertures thermiques fluos, aux opérateurs de la Croix-Rouge.

Il piroscafo scivolava pian piano nella mezza oscurità del porto, quasi furtivamente, come se portasse via un carico di carne umana rubata. Io mi spinsi fino a prua, nel più fitto della gente, ch'era tutta rivolta verso terra, a guardar l'anfiteatro di Genova, che s'andava rapidamente illuminando. Pochi parlavano, a bassa voce. Vedevo qua e là, tra il buio, delle donne sedute, coi bambini stretti al petto, con la testa abbandonata fra le mani. Vicino al castello di prua una voce rauca e solitaria gridò in tuono di sarcasmo: - Viva l'Italia! - e alzando gli occhi, vidi un vecchio lungo che mostrava il pugno alla patria. Quando fummo fuori del porto, era notte.

Edmondo De Amicis, Sull'Oceano, 1889

Le pyroscaphe glissait lentement dans la demi-obscurité du port, presque furtivement, comme s'il emportait une charge de chair humaine volée. Je m'avançais jusqu'à la proue, dans le plus épais de la foule qui était tournée vers la terre, regardant l'amphithéâtre de Gênes qui s'illuminait rapidement. Peu de gens parlaient, à voix baisse. Je voyais ici et là, à travers l'obscurité, des femmes assises, des petits enfants serrés contre leur sein, la tête abandonnée dans les mains. Prés du pont de proue, une voix rauque et solitaire cria d'un ton sarcastique : “Vive l’Italie!” et, levant les yeux, je vis un grand vieillard qui montrait son poing à la patrie. Lorsque nous fûmes en dehors du port, il faisait déjà nuit.

martedì 22 marzo 2011

Riprendere a sbagliare

Riprendo a scrivere o, meglio, soprattutto a provare ad interpretare pensieri, possibilmente inattuali, nonostante non si sia verificata nessuna delle condizioni cui, in modo tanto naïf quanto sincero, avevo subordinato il mio silenzio in questo spazio. Questo per chiarire fin da subito a coloro che non abbiano avuto modo o voglia di seguire la più recente cronaca politica italiana che Silvio Berlusconi non si è dimesso e non ha nemmeno cominciato a sottoporsi ad uno dei processi in cui è imputato, anzi, come da copione, si sta adoperando per risolvere legislativamente i propri problemi giudiziari (nelle pause tra un dispiacere per Gheddafi e l'altro).

Riprendo a scrivere se non altro perché le due condizioni prospettate renderebbero il mio silenzio definitivo, anticipandolo prima del tempo e privandomi in tal modo non solo del piacere di continuare a condividere questa mia esperienza con alcune persone che mai avrei potuto conoscere altrimenti, ma anche della possibilità di commettere errori anche in questo spazio e io, ai miei errori, tengo tantissimo: sono tra le cose più rivelatrici e fertili che io conosca.

Ecco, ho appena commesso un errore: ho metacomunicato. La metacomunicazione - mi hanno insegnato - consiste nel parlare del parlare, senza dire nient'altro: è un'azione grave, che non si deve compiere, un errore imperdonabile. A questo punto, immagino che sto addirittura metametacomunicando, in quanto parlo del parlare del parlare: deve essere gravissimo.

C'è una poesia di Sanguineti che finora ho esitato a ricopiare proprio per il suo imperdonabile aspetto metacomunicativo. È giunto senz'altro il momento di metapubblicarla.


per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente
fresco di giornata): c’è una ricetta simile in Stendhal, lo so, ma infine
ha un suo sapore assai diverso: (e dovrei perderci un’ora almeno, adesso,
qui, a cercare le opportune citazioni: e francamente non ne ho voglia):
                                                                                                              conviene curare
spazio e tempo: una data precisa, un luogo scrupolosamente definito, sono gli ingredienti
più desiderabili, nel caso: (item per i personaggi, da designarsi rispettando l’anagrafe:
da identificarsi mediante tratti obiettivamente riconoscibili):
                                                                                             ho fatto il nome
di Stendhal: ma, per lo stile, niente codice civile, oggi (e niente Napoleone, dunque,
naturalmente): (si può pensare, piuttosto, al Gramsci dei Quaderni, delle Lettere, ma
condito in una salsa un po’ piccante: di quelle che si trovano, volendo, là in cucina,
presso il giovane Marx): e avremo una pietanza gustosamente commestibile, una specialità
verificabile: (verificabile, dico, nel senso che la parola può avere in Brecht, mi pare,
in certi appunti dell’Arbeitsjournal): (e quanto all’effetto V, che ci vuole, lo si ottiene
con mezzi modestissimi): (come qui, appunto, con un pizzico di Artusi e Carnacina):
                                                                                                                                    e
concludo che la poesia consiste, insomma, in questa specie di lavoro: mettere parole come
in corsivo, e tra virgolette: e sforzarsi di farle memorabili, come tante battute argute
e brevi: (che si stampano in testa, così, con un qualche contorno di adeguati segnali
socializzati): (come sono gli a capo, le allitterazioni, e, poniamo, le solite metafore):
(che vengono a significare, poi, nell’insieme:
                                                                        attento, o tu che leggi, e manda a mente):

Edoardo Sanguineti

Postkarten, Poesie 1972-77, Feltrinelli, 1978


Anni fa ho scritto, come tanti, delle poesiole partendo, del tutto inconsapevolmente, da dei petits faits vrais. Se continuo ad insistere a commettere degli sbagli, finisce che un giorno ne riporto una.

venerdì 2 luglio 2010

cuttlefishbones

Mezzo secolo fa

Mezzo secolo fa
sono apparsi i cuttlefishbones
mi dice uno straniero addottorato
che intende gratularmi.
Vorrei mandarlo al diavolo. Non amo
essere conficcato nella storia
per quattro versi o poco più. Non amo
chi sono, ciò che sembro. È stato tutto
un qui pro quo. E ora chi n'esce fuori?

Eugenio Montale
Quaderno di quattro anni


retrouver ce média sur www.ina.fr
Eugenio Montale intervistato da Pierre André Boutang, 1971

mercoledì 19 maggio 2010

24.

ho insegnato ai miei figli che mio padre è stato un uomo straordinario: (potranno
raccontarlo, così, a qualcuno, volendo, nel tempo): e poi, che tutti
gli uomini sono straordinari:
                                           e che di un uomo sopravvivono, non so,
ma dieci frasi, forse (mettendo tutto insieme: i tic,
i detti memorabili, i lapsus):
                                           e questi sono i casi fortunati:

Edoardo Sanguineti, Postkarten, 1978


j'ai appris à mes enfants que mon père a été un homme extraordinaire : (ils pourront
le raconter, comme ça, a quelqu'un, s'ils veulent, un jour) : et puis, que tous
les hommes sont extraordinaires :
                                                 et que d'un homme survivent, je ne sais pas,
au plus dix phrases, peut-être (en mettant tout ensemble : les tics,
les dictons mémorables, les lapsus) :
                                                 et ça, ce sont les cas heureux :