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venerdì 21 gennaio 2011

Voi ricordate, naturalmente

Voi ricordate, naturalmente, che il 21 gennaio del 1921, a Livorno, nacque il PCd'I.


Quando è stata scattata questa foto avevo due mesi e due giorni. Da adolescente, avrei saputo seguire un'analisi storica delle posizioni di Tasca e Terracini e forse anche scrivere almeno una pagina, con parole semplici, ma abbastanza precise, sulle principali differenze tra Bordiga e Gramsci. Ora non più. Stasera, risfogliando per l'occasione vecchi libri, ho trovato conferma che, come nell'adolescenza, Raskol'nikov non mi fa pensare ad un politico e diplomatico sovietico e mi sono soffermata su parole come: И если мы, относясь ныне к другим средневековым художественным произведениям только как к объекту изучения, к «Божественной комедии» подходим, как к источнику художественного восприятия, то происходит это не потому, что Данте был флорентийским мелким буржуа XIII столетия, а в значительной мере, несмотря на это обстоятельство (*).  E come queste: Вы помните, конечно, «Новое Слово» — лучший из старых легальных марксистских журналов, в котором сотрудничали многие из марксистов старшего поколения, в том числе и Владимир Ильич. Журнал этот, как известно, вел дружбу с декадентами...

- [...] Voi ricordate, naturalmente, il Novoe Slovo, la migliore delle vecchie riviste marxiste legali, al quale collaboravano molti marxisti della vecchia generazione, tra cui anche Vladimir Il'ič. Questa rivista, come noto, aveva fatto amicizia coi decadenti. Come si spiegava la cosa? Col fatto che a quel tempo i decadenti costituivano una corrente giovane e perseguitata della letteratura borghese. Il fatto d'essere perseguitati li spingeva verso il nostro spirito d'opposizione, il quale, naturalmente, aveva tutt'altro carattere. Eppure i decadenti furono nostri contemporanei "compagni di strada". Anche in seguito le riviste marxiste (di quelle semimarxiste non è neppure il caso di parlare), il Prosveščenie compreso, non avevano alcuna rubrica letteraria "monolitica" e riservavano largo spazio ai "compagni di strada". Si poteva essere in questo senso più severi o più condiscendenti, ma una politica monolitica nel campo dell'arte era impossibile per l'assenza degli elementi artistici necessari.
Ma non è questo che Raskol'nikov vuole. Nelle opere d'arte egli ignora proprio ciò che le rende tali. La cosa si è espressa nel modo più chiaro nel suo straordinario giudizio su Dante. La Divina commedia, a suo dire, è preziosa per noi proprio perché permette di capire la psicologia di una classe determinata di un'epoca determinata. Porre così il problema significa cancellare semplicemente la Divina commedia dalla sfera dell'arte. Forse è tempo di farlo, ma allora bisogna capire con chiarezza la sostanza della questione e non avere paura delle conseguenze. Se dico che il significato della Divina commedia è quello di permettermi di capire lo stato d'animo di determinate classi in un'epoca determinata, io la trasformo in un documento storico soltanto, poiché come opera d'arte la Divina commedia deve dire qualcosa ai miei propri sentimenti e stati d'animo.
La Divina commedia può agire su me in modo opprimente, nutrire in me il pessimismo, lo sconforto, o, al contrario, esaltarmi, entusiasmarmi, animarmi... Questo è appunto il rapporto fondamentale tra il lettore e l'opera d'arte. Naturalmente, nulla proibisce al lettore di presentarsi in veste di ricercatore e di trattare la Divina commedia soltanto come un documento storico. È chiaro, tuttavia, che questi due punti di vista si trovano su due piani diversi, che sono sì legati tra loro, ma che non si coprono reciprocamente. In che modo è pensabile un rapporto non storico, ma immediatamente estetico tra noi e quest'opera medievale italiana? La cosa si spiega col fatto che la società di classe, nonostante tutta la sua mutevolezza, ha alcune caratteristiche generali. Le opere d'arte che si sono formate nella città medievale italiana possono quindi comunicare sentimenti anche a noi. Che cosa si richiede perché questo avvenga? Non molto: che questi sentimenti e stati d'animo raggiungano un'espressione così vasta, intensa e possente che li sollevi sopra la limitatezza della vita del tempo. Naturalmente, anche Dante è il prodotto di un determinato ambiente sociale. Ma Dante è un genio. Egli solleva le esperienze interiori della sua epoca ad un'altezza poetica enorme. E se noi, mentre oggi trattiamo le altre opere d'arte medievali soltanto come oggetto di studio, consideriamo invece la Divina commedia come una fonte di percezione poetica, ciò avviene non perché Dante fu un piccolo-borghese fiorentino del XIII secolo, ma in notevole misura nonostante questa circostanza (*). Prendiamo, ad esempio, un sentimento fisiologico elementare come la paura della morte. Questo sentimento è proprio non solo agli uomini, ma anche agli animali. Negli uomini esso ha trovato un'espressione dapprima semplicemente articolata, e poi anche poetica. Nelle varie epoche, nei vari ambienti sociali questa espressione è mutata, cioè gli uomini hanno temuto la morte in vario modo. Eppure, ciò che a questo proposito è scritto non soltanto in Shakespeare, in Byron, in Goethe, ma anche nel salmista è capace di comunicarci sentimenti.

- (Esclamazione del compagno Libedinskij).

- Sì, sì, sono entrato proprio nel momento in cui lei, compagno Libedinskij, stava spiegando al compagno Voronskij nei termini dell'abbicì politico (è lei che si è espresso così) che i sentimenti e gli stati d'animo delle varie classi sono mutevoli. In questa forma generale la cosa è indubbia. Non vorrà negare, però, che Shakespeare e Byron dicono qualcosa alla nostra anima.

Libedinskij - Ancora per poco.

- Se per poco non so, ma è indubbio che verrà un'epoca in cui gli uomini considereranno le opere di Shakespeare e di Byron come noi consideriamo i poeti medievali, cioè esclusivamente dal punto di vista dell'analisi storico-scientifica. Ancora prima, però, verrà il tempo in cui gli uomini cesseranno di cercare nel Capitale di Marx ammaestramenti per la loro attività pratica e il Capitale non sarà che un documento storico, come il programma del nostro partito. Ma adesso noi non ci proponiamo di mettere in archivio Shakespeare, Byron e Puškin, e continueremo a raccomandarne la lettura agli operai. Il compagno Sosnovskij, ad esempio, raccomanda intensamente Puškin, dichiarando che una cinquantina d'anni può senz'altro durare. Non parliamo delle scadenze. Vediamo, invece, in che senso possiamo raccomandare Puškin a un operaio. In Puškin non c'è un punto di vista proletario di classe, e tanto meno c'è un'espressione monolitica di stati d'animo comunisti. Naturalmente, la lingua di Puškin è magnifica, ma questa lingua gli serve per esprimere una visione aristocratica del mondo. Andremo a dire all'operaio:  leggi Puškin per capire come un nobile proprietario di servi della gleba e gentiluomo di camera accoglieva la primavera e si accomiatava dall'autunno? Naturalmente, in Puškin c'è anche questo elemento, poiché Puškin è cresciuto su una radice sociale determinata. Ma l'espressione, che Puškin dava ai suoi stati d'animo, è così satura di un'esperienza poetica o, in generale, psicologica di secoli, è così universalizzata che è durata fino ai nostri tempi e, secondo le parole del compagno Sosnovskij, durerà ancora una cinquantina d'anni. E quando mi dicono che il significato poetico di Dante per noi è determinato dal fatto che egli esprime il modo di vita di una determinata epoca, non si può che restare perplessi. Sono convinto che molti come me, leggendo Dante, dovrebbero sforzare assai la memoria per ricordare il tempo e il luogo della sua nascita, eppure questo non impedirebbe di ricevere un piacere estetico, se non da tutta la Commedia, almeno da alcune sue parti. Poiché non sono uno storico della cultura medievale, il mio rapporto con Dante è principalmente poetico.

Rjazanov - È un'esagerazione. "Leggere Dante è come bagnarsi in un mare", disse contro Belinskij Ševyrëv, il quale pure era contro la storia.

- Non dubito che Ševyrëv abbia detto veramente così, come afferma il compagno Rjazanov, ma io non sono contro la storia: questo è ingiusto. Naturalmente, il punto di vista storico su Dante è legittimo e necessario e influisce sul nostro rapporto estetico con lui, ma non si può sostituire l'uno con l'altro. Ricordo quello che a questo proposito Kareev scrisse in polemica coi marxisti: che i marxidi (così egli allora appellava ironicamente i marxisti) ci mostrino in che modo gli interessi di classe hanno dettato la Divina commedia. E, d'altro lato, un marxista italiano, il vecchio Antonio Labriola, scrisse all'incirca così: "Cercare di interpretare il testo della Divina commedia coi conti delle pezze di panno, che gli astuti mercanti fiorentini spedivano ai loro committenti, è cosa che possono fare dei semplicioni soltanto". Ricordo questa frase quasi letteralmente perché in polemica coi soggettivisti m'è toccato citare più volte queste righe negli anni andati. Credo che il compagno Raskol'nikov consideri non con un criterio marxista, ma col criterio del defunto Šuljatikov, che in questo campo era la caricatura del marxismo. Contro questa caricatura ha detto la sua parola forte Antonio Labriola. [...]

Intervento pronunciato da Lev Trotsky nella riunione sulla letteratura indetta nel maggio del 1924 dalla Sezione Stampa del CC del PCR, tratto da Letteratura e rivoluzione, a cura di Vittorio Strada, Einaudi, 1973 e ripubblicato in Lev Trotsky, Scritti sull'Italia, Erre emme, 1990

venerdì 20 agosto 2010

Fratelli

L'Alba, giornale fondato dal messinese Giuseppe La Farina nel giugno del 1847 e stampato a Firenze, usciva "tutti i giorni, meno i lunedì di ogni settimana, e i giorni successivi alle solennità". Un numero costava 5 soldi. Il prezzo dell'associazione a tre mesi costava 11 lire fiorentine (nel resto della Toscana e nel resto d'Italia franco al destino 13), da pagarsi anticipatamente.

L'Alba, nella sua brevissima vita, sostenne idee unitarie, democratiche e radicali.

Nel giugno del 1848 ricevette una proposta da un nuovo giornale straniero, che accettò.
Signore, 
sotto il titolo della Nuova Gazzetta Renana (Neue Rheinische Zeitung) e sotto la direzione del sig. Carlo Marx si pubblica fin dal primo giugno prossimo futuro un nuovo giornale quotidiano in questa città di Colonia. Questo giornale seguirà, nel nostro settentrione, i medesimi principi democratici che L'Alba rappresenta in Italia. Non può dunque essere dubbiosa la posizione che prenderemo relativamente alla questione pendente fra l'Italia e l'Austria. Difenderemo la causa dell'indipendenza italiana, combatteremo a morte il dispotismo austriaco in Italia, come in Germania e in Polonia. Tendiamo fraternamente la mano al popolo italiano e vogliamo provargli che il popolo tedesco si rifiuta di prendere parte all'oppressione esercitata su di voi dagli stessi uomini che da noi hanno sempre combattuto la libertà. Vogliamo fare tutto il possibile per preparare l'unione e la buona intelligenza di due grandi e libere nazioni che un nefasto sistema di governo ha fatto credersi finora nemiche l'una dell'altra. Domandiamo dunque che la brutale soldatesca austriaca sia senza ritardo ritirata dall'Italia, e che il popolo italiano sia messo nella posizione di poter pronunziare la sua volontà sovrana rispettando la forma di governo che vuole scegliere. Per metterci nella condizione di conoscere gli affari italiani e per darvi l'occasione di giudicare della sincerità delle nostre promesse, vi proponiamo di cambiare il vostro giornale con il nostro; cosicché vi indirizziamo la Nuova Gazzetta Renana e voi ci indirizzerete L'Alba regolarmente ogni giorno. Ci lusinghiamo che vi piacerà accettare questa proposta e vi preghiamo di cominciare l'invio de L'Alba il più presto possibile, finché possiamo profittarne già per i primi nostri numeri. Se si trovasse che aveste altre comunicazioni da indirizzarci, vi invitiamo di farlo, promettendovi che tutto quello che può servire la causa della democrazia, nell'uno o nell'altro paese, troverà, da parte nostra, sempre tutta l'attenzione possibile.
Salute e fraternità 
La direzione della Nuova Gazzetta Renana
II Direttore: dott. Carlo Marx
Pubblicata su L'Alba n. 258, 29 giugno 1848

Storia d'Italia. Dal primo Settecento all'Unità: l'Illuminismo e il Risorgimento, Einaudi, 2005

*

Qualche giorno dopo, sulla Nuova Gazzetta Renana apparve questo:
Abbiamo un nuovo testimone di quell'atteggiamento (amico nei confronti della Germania, ndf) davanti ai nostri occhi, una lettera privata del consiglio d'amministrazione del giornale pubblicato a Firenze L'Alba alla redazione della Neue Rheinische Zeitung. È datata 20 giugno e recita tra l'altro così:
"... Vi ringraziamo di cuore per l'attenzione che prestate nei confronti della nostra povera Italia. Assicurandovi sinceramente che tutti gli italiani sanno chi attenta alla loro libertà e la attacca e che il loro nemico più mortale non è il potente e generoso popolo tedesco quanto il suo dispotico, ingiusto e crudele governo; assicurandovi che ogni vero italiano attende spasmodicamente il momento in cui, libero, potrà dare la mano al fratello tedesco, che, una volta che si siano stabiliti i suoi diritti inalienabili, saprà difenderli e rispettarli esso stesso e assicurare che tutti i suoi fratelli li rispettino, confermando la nostra fiducia nei principi cui voi dedicate attento sviluppo, firmiamo con la massima stima 
I vostri devoti amici e fratelli
(firmato) L. Alinari"
L'Alba è uno dei pochi fogli in Italia che rappresenti con decisione principi democratici. 
Scritto da Friedrich Engels 
Neue Rheinische Zeitung n. 33, 3 luglio 1848

*

Firenze, Basilica di Santa Croce, basamento del monumento dedicato a Giuseppe La Farina

mercoledì 12 maggio 2010

Come sarebbe se avessimo diritto solo a tre valigie, anzi ad una sola

Но и такой, моя Россия,
ты всех краев дороже мне
Александр Блок
(Russia mia, anche così
sei il Paese per me più caro
Aleksandr Blok)

In Russia, ogni emigrante aveva diritto a tre valigie.

Dovlatov, quando nel 1978 emigrò, provò a protestare:

Всего три чемодана?! Как же быть с вещами?
(Solo tre valigie?! Ma come si fa con tutta la roba?)

Col tempo, però, ebbe modo di ricredersi e si rese conto che una valigia in fin dei conti gli era stata più che sufficiente:

Я оглядел пустой чемодан. На дне -- Карл Маркс. На крышке -- Бродский. А
между ними -- пропащая, бесценная, единственная жизнь. Я закрыл чемодан. Внутри гулко перекатывались шарики нафталина. Вещи пестрой грудой лежали на кухонном столе. Это было все, что я нажил за тридцать шесть лет. За всю мою жизнь на родине. Я подумал -- неужели это
все? И ответил -- да, это все.
(Ho esaminato la valigia vuota. Sul fondo Karl Marx. Sulla parte superiore Brodskij. E tra loro la mia unica, inestimabile, irripetibile vita. Chiusi la valigia. All'interno rimbalzarono, rumorose, le palline di naftalina. Un mucchio di cose diverse giaceva sul tavolo della cucina. Era tutto quello che avevo accumulato in trentasei anni. Nel corso di tutta la mia vita nel mio Paese. Pensai: ma davvero è tutto qui? E risposi: sì, è tutto qui.)

Сергей Довлатов, Чемодан
(Sergej Dovlatov, La valigia)

*

Dies ist es, so empfand ich, eine Feuersbrunst; nun erlebe ich sie! Schlimmer ist es nicht? Das ist das Ganze? (È questo, così percepii, un incendio; ora vivo questa esperienza! Non è peggio? È tutto qui?)

Thomas Mann, Enttäuschung (Delusione)


*
Erotik

Befreiung mit dir
damit wir nie mehr
schamlos sein müssen

und nicht mehr erklären müssen:
"Es ist doch
nichts weiter dabei"

Endlich können wir tun
du mit mir
ich mit dir

alles was wir wollen
auch das
wobei viel ist

und was wir sonst nie getan haben
und was wir nicht sagen werden
irgendwem

Erich Fried

(Liberarsi con te
perché non ci si debba più
vergognare

e spiegare:
“In fondo
è tutto qui”

Possiamo finalmente fare
tu con me
io con te

tutto quello che vogliamo
anche questo
in cui vi è molto

e quello che non abbiamo mai fatto
e quello che non diremo
a nessuno.)