Verschreckt haste ich durch den Sommerregen
Hinter dem Zaun lauert ein kurzsichtiger Knecht
Im geöffneten Koffer
(Den ich verbergen will)
Ist mein Geschlecht zu sehen
Gelb und weich wie eine Kamelschnauze
Nun schützen mich weder Zigaretten
Noch der Surrealismus
In meiner Wohnung ein heilloses Durcheinander
Und im Spiegel plötzlich ein schlafender Mann.
Nora Iuga
(via noraiuga.wordpress.com)
Voce II
Spaventata mi affretto attraverso la pioggia estiva
Dietro al recinto è appostato un garzone miope
Nella valigia aperta
(Che voglio nascondere)
Si vede il mio sesso
Giallo e morbido come un muso di cammello
Ora non mi proteggono né le sigarette
Né il surrealismo
Nel mio appartamento un caos disperato
E nello specchio all'improvviso un uomo che dorme
Hans Richter, Vormittagsspuk, 1928 (archive.org)
Paul Hindemith, Musik für mechanisches Klavier (Welte-Mignon), opus 40 (verloren) (perduta. La musica fu distrutta nel 1938 in quanto "arte degenerata" e il rullo della pianola meccanica fu distrutto nella fabbrica di Friburgo Welte-Mignon durante un raid aereo il 27 novembre 1944. Restano però le parole del suo autore: “L'ascoltatore è sospeso nella costante ansia se la musica concordi veramente con l'immagine o meno - è ridicolo quando al colpo di cannone sopra arriva troppo tardi il battito del tamburo; se arriva al momento giusto, è poco meno idiota... Ma siccome si deve fare musica per i film... perché allora non una restituita in modo altrettanto meccanico? E perché non una musica che sia stata concepita e realizzata assieme al film? Una musica che si esaurisca sempre solo per il film corrispondente e che sia fornita al cinema dalla distribuzione solo assieme al film! E se viene suonata in tutte le altre accampate occasioni, perché non con l'ausilio di strumenti meccanici di alta qualità che funzionano bene e razionalmente?” Paul Hindemith “Zur mechanischen Musik”, 1927, in Aufsätze, 24. Da David Trippet.)
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mercoledì 3 febbraio 2010
domenica 13 dicembre 2009
Nora
Chi sono? Una donna, di notte alla macchina da scrivere, nella piccola cucina di un appartamento condominiale alla periferia di Bucarest. I vicini mi salutano perché qualche volta mi vedono in televisione, dove provo cappelli e leggo poesie che suonano bene, ma sono purtroppo incomprensibili. Mi meraviglio di non sembrare loro ridicola - ho dimenticato di accennare che ho 75 anni e scrivo solo sull'amore.
Nora Iuga, 2006 (da qua)
Un cappello (uncristian)
Si presenta così:
Sono poetessa, sono Nora Iuga. Ciao.
Bene, ragazzi, a me m'ha influenzata il surrealismo. E sono appartenuta ad un movimento in Romania che seguiva l'onirismo, l'estetica del sogno. Durò tre anni e lo proibirono.
Il mio primo libro, Non sono colpevole, pubblicato nel 1968, fu censurato per otto anni. (No, non era poesia politica,) era poesia erotica. Lo censurarono perché erano poesie che contenevano un erotismo delicato e poteva influire negativamente sulla gioventù rumena.
Prendere vodka mi ispira.
Da qui.Da un'intervista:
Avevo già 37 anni quando ho debuttato, parecchi per una poetessa, e ho pubblicato il mio primo libro, che ha avuto molto successo, e dopo due anni è uscito il secondo: è "Gefangen im Kreis", il secondo libro. E poi, a quarant'anni, mi sono improvvisamente vista in una lista di venti scrittori cui era stato vietato di pubblicare: non potevano più pubblicare, nemmeno una riga, niente, da nessuna parte.Pausa
Ogni sera, da brava a fianco della mia sedia, sta una tale aspettativa e fissa la porta.
Penso rivoglia indietro il mio giocattolo, per distruggerci un po'.
Forse proprio ora suona al campanello e attraverso lo spioncino nella porta si vede una pausa grande, bianca.
Ma dove ho messo tutti questi omicidi? In quali quaderni mai?
Sono felice perché i giovani poeti e scrittori rumeni non si interessano affatto di politica. Non ne vogliono più sapere di politica, e soprattutto non vogliono più ricordarsi di quello che era prima. Vogliamo finalmente essere liberi ed essere normali. Dobbiamo rimetterci in salute. Se ora vivo costantemente con questa ossessione, quanto male abbiamo vissuto allora, e com'era, e la Securitate, e la censura, ecc., allora non possiamo più liberarci di questo incubo.Avevo un nonno ungherese e una nonna serba,
un nonno tedesco, Heinrich Schmidt,
che era nato a Monaco, e una nonna greca,
che era di Salonicco, di origine.
A casa nostra non c'erano giornali.
Credo che l'ultima parola che ho imparato
sia stata la parola: "politica".
All'inizio ho fatto poesia e dopo alcuni anni ho iniziato a tradurre. Quindi questo rapporto tra due lingue è un rapporto molto intimo, come un amore. Scrivo diversamente, da quando traduco.Tra le varie opere tradotte: Il tamburo di latta di Günter Grass, La pianista di Elfriede Jelinek e testi di Christian Haller e di Aglaja Veteranyi.
Questi giovani magri,
che mi assomigliano tutti,
mio marito
e il venditore di limoni
e il musicista,
l'autista,
questi begli scheletri
con dei fiori nelle articolazioni
schiantati sotto il carico
dei cigni che cantano alle loro spalle
e come si genuflettono di sera
prima di battere la croce
sulla mia pancia
e di scivolare nel mare
come lunghi pesci gialli
come le foglie della luna
del mondo
si allontana su di me
e non sposta niente nella mia luce.
domenica 9 novembre 2008
dormi dragostea mea
Nora Iuga legge Virgil Mazilescu (e niente la può turbare).
plînsul în oraş: mîini fricoase îşi schimbă într-ascuns culoarea - şi
încă o noapte izabela va fi a dreptăţii a nisipurilor (respiraţia
cavalerului printre cavaleri e cea mai galbenă).
şi spre dimineaţă la castel - dacă s-ar auzi cîntece: o cheie pe buze
oho şi pe trădare. dulce strigăt. sarea depusă la porţi. spera să se
joace mai frumos (cavalerul în depozite mari de sînge).
tu dormi dragostea mea. sînt singur am inventat poezia şi nu mai
am inimă.
Virgil Mazilescu
plînsul în oraş: mîini fricoase îşi schimbă într-ascuns culoarea - şi
încă o noapte izabela va fi a dreptăţii a nisipurilor (respiraţia
cavalerului printre cavaleri e cea mai galbenă).
şi spre dimineaţă la castel - dacă s-ar auzi cîntece: o cheie pe buze
oho şi pe trădare. dulce strigăt. sarea depusă la porţi. spera să se
joace mai frumos (cavalerul în depozite mari de sînge).
tu dormi dragostea mea. sînt singur am inventat poezia şi nu mai
am inimă.
Virgil Mazilescu
(Intravvedo solo pianto, città, colori, Isabella, respiro, cavaliere, giallo (come Gelb!), castello, dolce, sale, sperare, giocare, bello, grande deposito di sangue e, forse, "tu dormi amore mio. sono solo ho inventato la poesia e non ho più anima".)
domenica 14 ottobre 2007
Fetiţa cu o mie de riduri [73]
cînd vreau să mă văd, închid ochii, intru în cutia de carton, acolo dorm doi pantofi, unul cu vîrful în călcîiul celuilalt, în poziţia pe care o au gemenii în uter. de asta sînt eu tot timpul una pe faţă, una pe dos. de asta cu frică blestem, cu ruşine mă închin, că altfel nici nu încap în cutie, de asta pantofii ăştia nu se pot despărţi. cînd mă văd cu Beroza mă aflu mereu în cutia de carton, „cu tine nu sînt niciodată absent", mi-a spus; vorbea ruseşte. l-au auzit şi pantofii şi de-atunci îl urmează orbeşte. bine, dar tu, tu ce faci? eu? numai acolo, în cutia de carton, cred şi nu cercetez.
Nora Iuga
La ragazza con le mille rughe
quando mi voglio vedere, chiudo gli occhi, entro nella scatola di cartone, lì dormono due scarpe, una con la punta nel tallone dell'altra, poste come due gemelli nell'utero. per questo sono sempre un diritto ed un rovescio. per questo quando ho paura bestemmio, quando mi vergogno mi confesso, altrimenti non entrerei nella scatola, per questo queste scarpe non si possono separare. quando vedo Beroza, sono sempre nella scatola di cartone. “assieme a te non sono mai assente” mi ha detto, parlava russo. le scarpe hanno ascoltato e da allora lo seguono ciecamente. bene, ma tu, tu che fai? io? solo là, nella scatola di cartone, credo e non dubito.
Nora Iuga
La ragazza con le mille rughe
quando mi voglio vedere, chiudo gli occhi, entro nella scatola di cartone, lì dormono due scarpe, una con la punta nel tallone dell'altra, poste come due gemelli nell'utero. per questo sono sempre un diritto ed un rovescio. per questo quando ho paura bestemmio, quando mi vergogno mi confesso, altrimenti non entrerei nella scatola, per questo queste scarpe non si possono separare. quando vedo Beroza, sono sempre nella scatola di cartone. “assieme a te non sono mai assente” mi ha detto, parlava russo. le scarpe hanno ascoltato e da allora lo seguono ciecamente. bene, ma tu, tu che fai? io? solo là, nella scatola di cartone, credo e non dubito.
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