Visualizzazione post con etichetta *New York. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta *New York. Mostra tutti i post

mercoledì 18 ottobre 2023

Parable of the Hostages

The Greeks are sitting on the beach
wondering what to do when the war ends. No one
wants to go home, back
to that bony island; everyone wants a little more
of what there is in Troy, more
life on the edge, that sense of every day as being
packed with surprises. But how to explain this
to the ones at home to whom
fighting a war is a plausible
excuse for absence, whereas
exploring one’s capacity for diversion
is not. Well, this can be faced
later; these
are men of action, ready to leave
insight to the women and children.
Thinking things over in the hot sun, pleased
by a new strength in their forearms, which seem
more golden than they did at home, some
begin to miss their families a little,
to miss their wives, to want to see
if the war has aged them. And a few grow
slightly uneasy: what if war
is just a male version of dressing up,
a game devised to avoid
profound spiritual questions? Ah,
but it wasn’t only the war. The world had begun
calling them, an opera beginning with the war’s
loud chords and ending with the floating aria of the sirens.
There on the beach, discussing the various
timetables for getting home, no one believed
it could take ten years to get back to Ithaca;
no one foresaw that decade of insoluble dilemmas—oh unanswerable
affliction of the human heart: how to divide
the world’s beauty into acceptable
and unacceptable loves! On the shores of Troy,
how could the Greeks know
they were hostages already: who once
delays the journey is
already enthralled; how could they know
that of their small number
some would be held forever by the dreams of pleasure,
some by sleep, some by music?

Louise Glück
Meadowlands, 1996 


Parabola degli ostaggi

I greci, seduti sulla spiaggia, si chiedono cosa fare quando la guerra sarà finita. Nessuno vuole andare a casa, tornare su quell'isola striminzita; tutti vogliono un po' di più di quel che si trova a Troia, più vita al limite, la sensazione che ogni giorno nuovo sia pieno di sorprese. Ma come spiegarlo a quelli rimasti a casa, per i quali combattere una guerra è una scusa che giustifica l'assenza, ma non l'esplorazione della propria propensione ai diversivi. Be', questo si potrà affrontare più in là; questi sono uomini di azione, pronti a lasciare l'intuizione a donne e bambini. Riflettendo sulle cose al caldo del sole, compiaciuti da avambracci rinvigoriti, che sembrano più dorati di quanto non lo fossero a casa, ad alcuni comincia a mancare un po' la famiglia, a mancare la moglie, a venir voglia di vedere se la guerra li abbia invecchiati. E pochi avvertono un leggero disagio: e se la guerra fosse solo una versione maschile dell'agghindarsi, un gioco escogitato per evitare profonde questioni spirituali? Ah, ma non era solo la guerra. Il mondo aveva cominciato ad attirarli, un'opera lirica con degli accordi forti, propri della guerra, nell'ouverture e un'aria sfuggente di sirene nel finale. Là, sulla spiaggia, discutendo dei vari orari per poter raggiungere casa, nessuno credeva che ci sarebbero potuti volere dieci anni per tornare ad Itaca; nessuno aveva previsto quel decennio di dilemmi insolubili - oh, sconforto inconsolabile del cuore umano: come suddividere la bellezza del mondo tra amori accettabili ed inaccettabili! Sulla costa di Troia, come avrebbero potuto sapere, i greci, di essere già in ostaggio? Chi ritarda il viaggio è già ammaliato; come avrebbero potuto sapere che tra di loro, già pochi, alcuni sarebbero stati catturati per sempre dai sogni di piacere, alcuni dal sonno, altri dalla musica?

mercoledì 11 maggio 2022

Dear Xavier High School

Dear Xavier High School, and Ms. Lockwood, and Messrs Perin, McFeely, Batten, Maurer and Congiusta:

I thank you for your friendly letters. You sure know how to cheer up a really old geezer (84) in his sunset years. I don't make public appearances any more because I now resemble nothing so much as an iguana.

What I had to say to you, moreover, would not take long, to wit: Practice any art, music, singing, dancing, acting, drawing, painting, sculpting, poetry, fiction, essays, reportage, no matter how well or badly, not to get money and fame, but to experience becoming, to find out what's inside you, to make your soul grow.

Seriously! I mean starting right now, do art and do it for the rest of your lives. Draw a funny or nice picture of Ms. Lockwood, and give it to her. Dance home after school, and sing in the shower and on and on. Make a face in your mashed potatoes. Pretend you're Count Dracula.

Here's an assignment for tonight, and I hope Ms. Lockwood will flunk you if you don't do it: Write a six line poem, about anything, but rhymed. No fair tennis without a net. Make it as good as you possibly can. But don't tell anybody what you're doing. Don't show it or recite it to anybody, not even your girlfriend or parents or whatever, or Ms. Lockwood. OK?

Tear it up into teeny-weeny pieces, and discard them into widely separated trash recepticals [sic]. You will find that you have already been gloriously rewarded for your poem. You have experienced becoming, learned a lot more about what's inside you, and you have made your soul grow.

God bless you all!

Kurt Vonnegut


Cari Scuola Superiore Xavier, signora Lockwood e signori Perin, McFeely, Batten, Maurer e Congiusta,

vi ringrazio per le vostre gentili lettere. Non c'è dubbio che sapete come rallegrare un rimbambito davvero vecchio nel tramonto dei suoi anni (84). Non compaio più in pubblico perché ora assomiglio più che mai ad un'iguana.

Quello che dovevo dirvi, inoltre, non richiederebbe molto tempo, vale a dire: dedicatevi a qualsiasi tipo di arte, musica, canto, danza, recitazione, disegno, pittura, scultura, poesia, romanzo, saggio, reportage, non importa se bene o male, non per far soldi e diventare famosi, ma per provare a diventare, a trovare quello che avete dentro, a far crescere la vostra anima.

Non sto scherzando! Voglio dire, a cominciare da questo preciso istante, fate dell'arte e fatela per il resto della vostra vita. Tracciate un disegno carino della signora Lockwood e dateglielo. Andate a casa ballando dopo scuola e cantate nella doccia e avanti così. Ricavate una faccia dal puré di patate. Fate finta di essere il conte Dracula.

Eccovi un compito per stasera, e spero che la signora Lockwood vi bocci se non lo fate: scrivete una poesia di 6 versi, su qualsiasi argomento, ma in rima. Giocare a tennis senza rete non è giusto. Fatelo bene per quanto è nelle vostre possibilità, ma non dite a nessuno cosa state facendo. Non mostratela o recitatela a nessuno, nemmeno alla vostra ragazza o ai vostri genitori o a chiunque altro, o alla signora Lockwood. OK?

Strappatela in pezzettini minuscoli e gettateli in diversi cestini molto distanti l'uno dall'altro. Scoprirete che siete stati già premiati con onore per la vostra poesia. Avrete sperimentato cosa vuol dire diventare, imparato molto di più quello che avete dentro, e fatto crescere la vostra anima.

Dio vi benedica tutti!

Kurt Vonnegut

giovedì 25 dicembre 2014

This is my project

Photography, photographers, photographs deal with facts.
I have been photographing the United States, trying by investigating photographically to learn who we are and how we feel, by seeing what we look like as history has been and is happening to us in this world.
Since World War II we have seen the spread of affluence, the move to the suburbs and the spreading of them, the massive shopping centers to serve them, cars for to and from. New schools, churches, and banks. And the growing need of tranquilizer peace, missile races, H bombs for overkill, war and peace tensions, and bomb shelter security. Economic automation problems, and since the Supreme Court decision to desegregate schools, we have the acceleration of civil liberties battle by Negroes.
I look at the pictures I have done up to now, and they make me feel that who we are and how we feel and what is to become of us just doesn’t matter. Our aspirations and successes have been cheap and petty. I read the newspapers, the columnists, some books, and I look at some magazines (our press). They all deal in illusions and fantasies. I can only conclude that we have lost ourselves, and that the bomb may finish the job permanently, and it just doesn’t matter, we have no loved life.
I cannot accept my conclusions, and so I must continue this photographic investigation further and deeper. This is my project.

Garry Winogrand, application for a Guggenheim fellowship, 1963
/domanda di borsa di studio Guggenheim, 1963

La fotografia, i fotografi, le fotografie hanno a che vedere con i fatti.
Ho sempre fotografato gli Stati Uniti cercando di imparare, le mie foto come strumento di ricerca, chi siamo e come ci sentiamo, vedendo quale aspetto abbiamo nel corso della storia passata e presente in questo mondo. 
Fin dalla Seconda guerra mondiale abbiamo visto la ricchezza diffondersi, le persone spostarsi verso le periferie e queste ultime espandersi, la creazione di enormi centri commerciali a loro destinati e l'andirivieni di automobili. Nuove scuole, chiese e banche. E la crescente esigenza di pace rassicurante, le corse ai missili, le bombe ad idrogeno ad elevato potenziale distruttivo, l'alternanza di tensioni tra la guerra e la pace e la sicurezza dei rifugi antibomba. Problemi di automazione economica e, da quando la Corte Suprema ha deciso di mettere al bando la segregazione nelle scuole, abbiamo l'accelerazione della battaglia per le libertà civili da parte dei neri.
Guardo le foto che ho fatto finora: mi fanno capire che chi siamo e come ci sentiamo e quello che diventeremo non conta proprio niente. Le nostre aspirazioni e i nostri successi sono stati di scarso valore, insignificanti. Leggo i giornali, gli editorialisti, alcuni libri e guardo qualche rivista (la nostra stampa). Si occupano tutti di illusioni e fantasie. Posso solo concludere che abbiamo smarrito noi stessi e che la bomba potrebbe definitivamente finire il lavoro, e non ha proprio alcuna importanza: la nostra vita è senza amore.
Non mi rassegno ad accettare queste conclusioni, per cui devo proseguire questa ricerca e devo condurla più a fondo. Questo è il mio progetto.

mercoledì 13 agosto 2014

Bettelein

When I was little [my grandmother] would bounce me on her leg, hobby-horse style, and sing an old German nursery rhyme:

Bettelein
Ging allein
In die weite Welt hinein.
Stock und Hut
Steht ihr gut
Ist gar wohlgemut.
Aber Mutter weinet sehr,
Hat ja nun kein Betty mehr!
Wünsch' ihr Glück
Sagt ihr Blick,
Kehr' nur bald zurück!

Lauren Bacall
Myself and then some, Harper Collins, 2010


Quando ero piccola, [mia nonna] mi faceva sempre andare a cavalluccio sulle sue gambe e mi cantava una vecchia filastrocca tedesca:

Bettina
se n'è andata stamattina
per il mondo sola solettina.
Col cappello ed il bastone
- che bel trio, la perfezione -
non c'è che dire, sta benone.
Ma la mamma piange assai,
perché Betty non ha più ormai.
A parole le augura ogni bene
ma con lo sguardo le dice: 
torna presto, mio caro bene!

mercoledì 12 febbraio 2014

ANY

We will protect the almost half-million undocumented New Yorkers, whose voices too often go unheard. We will reach out to all New Yorkers, regardless of immigration status -- issuing municipal ID cards available to all New Yorkers this year -- so that no daughter or son of our city goes without bank accounts, leases, library cards…simply because they lack identification.

To all of my fellow New Yorkers who are undocumented, I say: New York City is your home too, and we will not force ANY of our residents to live their lives in the shadows.

La ciudad de Nueva York es el hogar de todos los que vivimos aqui. No dejaremos que ninguno de nuestros residentes viva en las sombras.

Bill de Blasio, State of the City Address, 2014


Proteggeremo il quasi mezzo milione di newyorchesi le cui voci rimangono troppo spesso inascoltate. Aiuteremo tutti i newyorchesi, indipendentemente dal fatto che siano immigrati regolarmente o meno - rilasciando carte d'identità municipali disponibili a tutti i newyorchesi quest'anno - in modo tale che nessuna figlia e nessun figlio della nostra città debba rinunciare ad un conto in banca, ad un affitto, alla tessera della biblioteca... solo perché privo di identificazione.

A tutti i miei concittadini privi di documenti dico: New York è anche casa vostra, e non costringeremo NESSUNO dei nostri residenti a vivere nell'ombra.

martedì 23 aprile 2013

Verso il 25 aprile

Ci si sta riavviando verso il 25 aprile. Quest'anno, così.


- E secondo lei, che ci si dovrebbe fare, con la libertà?
- Non se ne può cavare molto. Bisognerebbe semplicemente leggere di più. La libertà serve per andare in biblioteca.
Intervista di Miriam Gross a Iosif Brodskij, The Observer, 25 ottobre 1981

sabato 22 ottobre 2011

жить без Достоевского

Заговорили мы в одной эмигрантской компании про наших детей. Кто-то сказал:
- Наши дети становятся американцами. Они не читают по-русски. Это ужасно. Они не читают Достоевского. Как они смогут жить без Достоевского?
И все закричали:
- Как они смогут жить без Достоевского?
На что художник Бахчанян заметил:
- Пушкин жил, и ничего.

Сергей Довлатов

In un gruppo di emigranti, ci siamo messi a discutere dei nostri figli. Qualcuno ha detto:
- I nostri figli sono ormai americani. Non leggono in russo. È orribile. Non leggono Dostoevskij. Come possono vivere senza Dostoevskij?
E tutti hanno esclamato:
- Come possono vivere senza Dostoevskij?
Al che l'artista Bachčanjan ha osservato:
- Puškin ha vissuto, ma non l'ha mai letto.

Sergej Dovlatov

domenica 11 settembre 2011

Chicken


Link

Ikh veys fun a guter zakh
Vus iz gut far ale glakh
chicken, chick-chick-chick-chicken.
Geyt ir af a simkhe, a bris
Est nor nit kayn fleysh, kayn fish
Chicken, oy oy chicken.
Keyn mol vet ir zikh baklugn
Dreyn vet aykh nit der mugn
Un baym hartsn vet aykh keyn mul drikn.
Libe mentshn, folk mayn fraynt
Vilt ir zayn gezint un fayn
Est chicken, oy oy chicken.

Chicken, chicken
S'iz a maykhl vus vet aykh derkvikn
A pulke, a fis a shtikl beylik
S'iz geshmak dos yeder kheylik
Chicken, chick-chick-chick-chicken.
...

Rubin Doctor, 1922

So di una cosa buona
buona per tutti.
Pollo, pol-pol-pol-pollo.
Se andate ad una festa o a un Bris
Non mangiate carne e neanche pesce
Pollo, oy oy pollo.
...
(ne loda poi gli effetti benefici per lo stomaco - mugn - e per il cuore - hartsn - ma poi, a parte "miei cari seguite quello che dico" e fino a geshmak, gusto, non capisco abbastanza. Si fa quel che si può. E qualche volta ci si ferma proprio. La verità è che inizialmente avevo pensato a I don't want no sugar in my coffee/it makes me mean, ma poi ho ceduto alle pressioni della lobby degli allevatori di pollame.)

giovedì 1 settembre 2011

From September 1, 1939

Exiled Thucydides knew
All that a speech can say
About Democracy,
And what dictators do,
The elderly rubbish they talk
To an apathetic grave;
Analysed all in his book,
The enlightenment driven away,
The habit-forming pain,
Mismanagement and grief:
We must suffer them all again.

W. H. Auden, September 1, 1939

L'esiliato Tucidide sapeva
tutto quello che può dire un'orazione
sulla Democrazia
e quello che fanno i dittatori,
le scemenze senili pronunciate
davanti ad un'apatica tomba;
nel suo libro analizzò tutto,
l'illuminismo spazzato via,
la sofferenza che si fa abitudine,
malgoverno e afflizione:
dobbiamo sopportare di nuovo tutto questo.


We must remember that Auden landed in New York just eight months earlier, on December 26 1938, the very date the Spanish Republic fell. The sense of helplessness which presumably overcame this poet (who had by that time issued more and better warnings against Fascism than anyone else in the field) on this September night simply seeks solace in the parallel with the Greek historian who dealt with the phenomenon at hand no less extensively, two millennia ago. In other words, if Thucydides failed to convince the Greeks, what chance is there for a modern poet, with his weaker voice and bigger crowd?

Joseph Brodsky, On “September 1, 1939" by W. H. Auden, Less Than One: Selected Essays

Dobbiamo ricordarci che Auden era sbarcato a New York solo otto mesi prima, il 26 dicembre 1938, proprio il giorno in cui era caduta la Repubblica spagnola. Il senso di impotenza che - presumo - sopraffece il poeta (che più e meglio di chiunque altro allora aveva ammonito contro il fascismo in ambito poetico) quella notte di settembre cerca semplicemente conforto nel parallelismo con lo storico greco che aveva trattato non meno estesamente il fenomeno che aveva avuto di fronte a sé, due millenni prima. In altre parole, se Tucidide non era riuscito a convincere i greci, che possibilità c'era per un poeta moderno, dalla voce più debole e davanti ad una folla più numerosa?

domenica 20 febbraio 2011

Superman, Robin e Tarzan (l'ultimo filo di speranza è l'Uomo Ragno)

Clark Kent, naked

They found him in a phone booth, huddled,
frail as a foetus, shivering in the cold.
The problem, he said, was that when he began
to take off his clothes for the usual transformation,
the blue and red suit with the yellow "S"
emblazoned across the front, just wasn't there.
He couldn't believe it, he said, and kept disrobing
when he was assaulted by a transient who took the pile of clothes.
He insisted that no one tell Lois as they led him away
covered by a wool blanket, babbling incoherently
to the air in front of him, remembering how things used to be.

Fred Moramarco


Clark Kent, nudo

Lo hanno trovato in una cabina telefonica, spaesato,
gracile come un feto, tremante dal freddo.
Il problema, ha detto, era che quando aveva iniziato
a togliersi i vestiti per la consueta trasformazione,
il costume blu e rosso con la "S" gialla
che ornava il petto proprio non c'era.
Non ci poteva credere, ha detto, e ha continuato a svestirsi
quando è stato aggredito da un passante che gli ha sottratto la pila di vestiti.
Insisteva di non dirlo a Lois mentre lo portavano via
coperto da un mantello di lana, farfugliando incoerentemente
all'aria di fronte a lui, ricordando come andavano un tempo le cose.


*

Kid

Batman, big shot, when you gave the order
to grow up, then let me loose to wander
leeward, freely through the wild blue yonder
as you liked to say, or ditched me, rather,
in the gutter ... well, I turned the corner.
Now I've scotched that 'he was like a father
to me' rumour, sacked it, blown the cover
on that 'he was like an elder brother'
story, let the cat out on that caper
with the married woman, how you took her
downtown on expenses in the motor.
Holy robin-redbreast-nest-egg-shocker!
Holy roll-me-over-in the-clover,
I'm not playing ball boy any longer
Batman, now I've doffed that off-the-shoulder
Sherwood-Forest-green and scarlet number
for a pair of jeans and crew-neck jumper;
now I'm taller, harder, stronger, older.
Batman, it makes a marvellous picture:
you without a shadow, stewing over
chicken giblets in the pressure cooker,
next to nothing in the walk-in larder,
punching the palm of your hand all winter,
you baby, now I'm the real boy wonder.

Simon Armitage


Ragazzino

Batman, bel colpo, quando mi hai ordinato
di crescere per poi lasciarmi libero di vagare
sottovento, liberamente nel selvaggio blu più oltre
come ti piaceva dire, o scaricato, piuttosto,
sulla strada ... ebbene, ho svoltato l'angolo.
Ora ho soffocato quella voce 'era come un padre
per me', le ho dato il benservito, ho fatto anche saltare
la storiella che diceva 'era come un fratello maggiore',
ho sparso in cambio la voce su quell'affare
con la donna sposata, ho detto come l'hai portata in giro
giù in centro a spese della ditta.
Ah robin-pettirosso-nido-uovo-provocatore!
Ah fatemi rotolare nella gloria,
Non gioco più al raccattapalle
Batman, ora mi tolgo dalle spalle quello svolazzante
vestitino verde foresta di Sherwood e quel rosso scarlatto
per mettermi un paio di jeans e una maglia a girocollo;
ora sì che sono più alto, più resistente, più forte, più adulto.
Batman, è davvero un bel quadretto:
tu senza la tua ombra, tu che cuoci lentamente
frattaglie di pollo nella pentola a pressione,
tu senza quasi più niente nella grande dispensa,
tu che ti dai pugni sul palmo della mano per tutto l'inverno,
tu, piccolo, ora sono io il vero ragazzo meraviglia.


*


Tarzán y el paraíso perdido


Tarzán (Johnny Weissmuller) es internado en un manicomio por creerse Tarzán.

Su grito, que asusta a médicos y enfermeras, no es el clarín con el que hacia su victoriosa aparición en la pantalla.
El grito a Tarzán no le pertenece.
Fue un collage de sonidos confeccionado y patentado por la Warner Brothers: decantaron en el laboratorio los gruñidos de un cerdo y las notas de un tenor.

Tarzán en el sanatorio para artistas (retirados) de Hollywood,
abatido y vencido por la camisa de fuerza (él que encarnó la fuerza sin necesidad de camisa).
Hoy casi a oscuras y ayer mimado por los reflectores.
Tarzán víctima de una dolencia cardiaca se toca el corazón y piensa en Jane.
Desamparado llama en su desesperación a Chita (entre sombras ve y besa a Chita como si fuera su madre.
Chita se limpia la boca, hace morisquetas y dando volatines desaparece),
llama a Chita para que lleve un recado pidiéndole ayuda a Jane.

Pero Chita no podrá acudir. Chita no existió en la vida real.
(Eran ocho monas chimpancé, ocho monas que parieron su estampa cinematográfica).

Y Jane,
la bella silvestre de los níveos brazos,
ya no lucirá más su silueta junto a Tarzán,
porque Jane ya no filma.
Hace mucho tiempo que se le venció el contrato con la Warner: las piernas de Jane ya no están todo lo tersas que uno quisiera para hacerlas figurar en el reparto.

(Ah, Jane, paraíso perdido, divino tesoro,
ya te vas (para no volver),
cuando quiero llorar pienso en ti, mi dulce Jane.
Cuánto hubiera dado por tenerte en mis brazos, por confesarte mi amor: Yo querer mucho a Jane.
Silencio insensato que guarde por culpa de mi testaruda timidez.
Por culpa de los barritos de mi precoz adolescencia.

Ah, Jane, ya no adoro tus senos besados por las lianas.
Tus senos asediados al centímetro por flechas y lanzas.
Ya no adoro tu rostro que el tiempo implacable ha ido modelando a su capricho.
Tu rostro que acaricié con ternura (a escondidas del público) en todas las carteleras.

Que no me digan nunca que te quitaste el maquillaje.
Que no me enseñen nunca tus cabellos de desfalleciente plata.
Para mi tú serás siempre la linda muchacha que yo amé matalascallando,
que yo ayudé a inventar con mis ensueños en los destartalados cines de mi barrio, mi inolvidable Jane).

En su cuarto Tarzán da vueltas como condenado y en su rayado papel de loco repara en el espejo del lavabo y quisiera lanzarse.
Tarzán varias veces campeón olímpico de natación.
Amor, juventud y dinero, la veleidosa gloria:
todo desde el trampolín se le fue al agua.
Todo se lo devoraron con voracidad las fieras.

Entre paredes pálidas que su insomnio decora de enredaderas por sentirse libre (al final de la película) se aferra a sus sueños:
se sueña sobre el lomo de sus elefantes y sonríe.
Se sueña venciendo a sus repujados cocodrilos de cartón.
Ve acercarse a sus leones de felpa (pura melena) y Tarzán siente miedo y tiembla y grita como un desventurado niño de pecho:
Aaauaúaaa...! Aaauaúaaa...!

Pobre Tarzán indefenso y desnudo,
descolgado del ecran por inservible,
loco, completamente solo entre los locos,
aullando perdido en su paraíso perdido,
sin Jane, sin chita, sin fuerzas, sin grito,
solo con su soledad y sus taparrabos.

Poema dedicado a Mario Benedetti

Arturo Corcuera, Puerto de la memoria, Noceva 2001


Tarzan e il paradiso perduto

Aaauauaaa...!Aaauauaaa...!

Tarzan (Johnny Weissmuller) è internato in un manicomio perché si crede Tarzan.

Il suo urlo, che fa paura a medici ed infermiere, non è il clarinetto con cui faceva la sua vittoriosa apparizione sullo schermo.
L'urlo non appartiene a Tarzan.
Era un collage di suoni confezionato e brevettato dalla Warner Brothers: riversarono in laboratorio i grugniti di un maiale e le note di un tenore.

Tarzan nel sanatorio per artisti (in pensione) di Hollywood,
abbattuto e vinto con la camicia di forza (lui che incarnò la forza senza bisogno di camicia).
Oggi quasi al buio e ieri viziato dai riflettori.
Tarzan vittima di una disfunzione cardiaca si tocca il cuore e pensa a Jane.
Abbandonato, chiama nella sua disperazione Cita (tra ombre vede e bacia Cita come se fosse sua madre.
Cita si pulisce la bocca, fa delle smorfie e sparisce facendo acrobazie),
chiama Cita perché porti un messaggio di richiesta di aiuto a Jane.

Ma Cita non può accorrere. Cita non è esistita nella vita reale.
(Erano otto scimpanzè femmine, otto femmine che apparirono sulla stampa cinematografica).

E Jane,
la bella silvestre dalle braccia candide,
non risplenderà mai più nella sua silhouette assieme a Tarzan,
perché Jane non fa più film.
Molto tempo fa ottenne il contratto con la Warner: le gambe di Jane non sono più lisce come uno vorrebbe per farle vedere nel cast.

(Ah, Jane, paradiso perduto, divino tesoro,
già te ne vai (per non tornare),
quando voglio piangere penso a te, mia dolce Jane.
Quanto avrei dato per tenerti nelle mie braccia, per confessarti il mio amore: io amare molto Jane.
Silenzio insensato che mantengo per colpa della timidezza testarda.
Per colpa dell'acne delle mia precoce adolescenza.

Ah, Jane, ora non mi piace che i tuoi seni siano baciati dalle liane.
I tuoi seni assediati al centimetro da frecce e lance.
Ora non mi piace il tuo volto che il tempo implacabile è andato modellando secondo il suo capriccio.
Il tuo volto che accarezzavo con dolcezza (all'insaputa del pubblico) in tutti i cartelloni.

Che non mi dicano mai che ti toglievi il trucco.
Che non mi mostrino mai i tuoi capelli di argento evanescente.
Per me sarai sempre la bella ragazza che ho amato in segreto,
che ho aiutato ad inventare con le mie illusioni nei cinema cadenti del mio quartiere, mia indimenticabile Jane)

Nella sua stanza Tarzan gira come un condannato e nel suo ruolo da matto si riflette nello specchio del lavandino e vorrebbe tuffarsi.
Tarzan pluricampione olimpico di nuoto.
Amore, gioventù e denaro, la gloria mutevole:
tutto dal trampolino cadde in acqua
Tutto se lo divorarono con voracità gli animali.

Tra pareti pallide che la sua insonnia decora di rampicanti per sentirsi libero (nel finale del film) si afferra ai suoi sogni:
si sogna della groppa dei suoi elefanti e sorride.
Si sogna di vincere i suoi coccodrilli sagomati di cartone.
Vede avvicinarsi i suoi leoni di stoffa (pura criniera) e Tarzan prova paura e trema e grida come uno sventurato ragazzo dal petto:
Aaauauaaa...! Aaauauaaa...!

Povero Tarzan indifeso e nudo
staccato dallo schermo perché inservibile,
matto, completamente solo tra i matti,
che ulula perduto nel suo paradiso perduto,
senza Jane, senza Cita, senza forze, senza urlo,
solo con la sua solitudine e i suoi perizoma.

Poesia dedicata a Mario Benedetti

domenica 9 gennaio 2011

101 ragioni per imparare l'ungherese - 18

Per dire grazie ad un giardiniere*.

Tiszaszalka, 1914-1924

Szigetbecse, 26.04.1914

Un villaggio ungherese, 09.05.1916

Esztergom, 04.1918

Budafok, 1919

Törökbálint, 19.08.1922

20.09.1923

* Kertész, appunto.

sabato 27 novembre 2010

Variations At Home And Abroad

It takes a lot of a person's life
To be French, or English, or American
Or Italian. And to be at any age. To live at any certain time.
The Polish-born resident of Manhattan is not merely a representative of
general humanity
And neither is this Sicilian fisherman stringing his bait
Or to be any gender, born where or when
Betty holding a big plate
Karen crossing her post-World War Two legs
And smiling across the table
These three Italian boys age about twenty gesturing and talking
And laughing after they get off the train
Seem fifty percent Italian and the rest percent just plain
Human race.
O mystery of growing up! O history of going to school!
O lovers O enchantments!

The subject is not over because the photograph is over.
The photographer sits down. Murnau makes the movie.
Everything is a little bit off, but has a nationality.
The oysters won't help the refugees off the boats,
Only other human creatures will. The phone rings and the Albanian
nationalist sits down.
When he gets up he hasn't become a Russian émigré or a German circus
clown
A woman is carrying a basket—a beautiful sight! She is in and of
Madagascar.
The uniformed Malay policeman sniffs the beer barrel that the brothers of
Ludwig are bringing close to him.
All humanity likes to get drunk! Are differences then all on the surface?
But even every surface gets hot
In the sun. It may be that the surface is where we are all alike!
But man and woman show that this isn't true.
We will get by, though. The train is puffing at the station
But the station isn't puffing at the train. This difference allows for a sense
of community
As when people feel really glad to have cats and dogs
And some even a few mice in the chimney. We are not alone
In the universe, and the diversity causes comfort as well as difficulty.
To be Italian takes at least half the day. To be Chinese seven-eighths of it.
Only at evening when Chang Ho, repast over, sits down to smoke
Is he exclusively human, in the way the train is exclusively itself when it is
in motion
But that's to say it wrongly. His being human is also his being seven-eighths
Chinese.
Falling in love one may get, say, twenty percent back
Toward universality, though that is probably all. Then when love's gone
One's Nigerianness increases, or one's quality of being of Nepal.
An American may start out wishing
To be everybody or that everybody were the same
Which makes him or her at least eighty percent American. Dixit Charles
Peguy, circa 1912,
"The good Lord created the French so that certain aspects of His creation
Wouldn't go unnoticed." Like the taste of wheat, sirrah! Or the Japanese.
So that someplace on earth there would be people who were
Writing haiku. But think of the human body with its arms
Its nose, its eyes, its brain often subject to alarms
Think how much energy, work, and time have gone into it,
To give us such a variegated kind of humanity!
It takes fifteen seconds this morning to be a man,
Twenty to be an old one, four to be an American,
Two to be a college graduate and four or five hours to write.
And what's more, I love you! half of every hour for weeks or months for
this;
Nine hundred seconds to be an admirer of Italian Renaissance painting,
Sixteen hours to be someone awake.
One is recognizably American, male, and of a certain generation. Nothing
takes these markers away.

Even if I live in Indonesia as a native in a hut, someone coming through
there
Will certainly gasp and say Why you're an American!
My optimism, my openness, my lack of a sense of history,
My distinctive facial muscles ready to look angry or sad or sympathetic
In a moment and not quite know where to go from there;
My assuming that anything is possible, my deep sense of superiority
And inferiority at the same time; my lack of culture,
Except for the bookish kind; my way of acting with the dog, come here
Spotty! God damn!
All these and hundreds more declare me to be what I am.
It's burdensome but also inevitable. I think so.
Expatriates have had some success with the plastic surgery
Of absence and departure. But it is never absolute. And then they must bear
the new identity as well.

Irish or Russian, the individuality in them is often mistaken for nationality.
The Russian finding a soul in the army officer, the Irishman finding in him
someone with whom he can drink.
Consider the Volga boatman? One can only guess
But probably about ninety percent Russian, eighty percent man, and thirty
percent boatman, Russian, man, and boatman,
A good person for the job, a Russian man of the river.
This dog is two-fifths wolf and less than one-thousandth a husband or
father.
Dogs resist nationality by being breeds. This one is simply Alsatian.
Though he may father forth a puppy
Who seems totally something else if for example he (the Alsatian) is attracted
To a poodle with powerful DNA. The puppy runs up to the Italian boys
who smile
Thinking it would be fun to take it to Taormina
Where they work in the hotel and to teach it tricks.
A Frenchwoman marvels at this scene.
The woman bends down to the dog and speaks to it in French.
This is hopeful and funny. To the dog all human languages are a perfumed
fog.
He wags and rises on his back legs. One Italian boy praises him, "Bravo!
canino!"
Underneath there is the rumble of the metro train. The boy looks at the
woman.
Life offers them these entangling moments as—who?—on a bicycle goes
past.
It is a Congolese with the savannah on his shoulders
And the sky in his heart, but his words as he passes are in French—
"Bonjour, m'sieu dames," and goes speeding off with his identity,
His Congolese, millennial selfhood unchanging and changing place.

Kenneth Koch


Ci vuole gran parte di una vita di una persona
per essere francese o inglese o americano
o italiano. E per avere una qualsiasi età. Per vivere in un certo periodo.
Il residente di Manhattan di origine polacca non è solo un rappresentante
dell'umanità in genere
e non lo è nemmeno questo pescatore siciliano che dà lenza
O per essere di qualsiasi sesso, nato in qualsiasi posto o momento
Betty che tiene un grande piatto
Karen che accavalla le sue gambe da dopoguerra
e sorride dall'altra parte del tavolo
Questi tre ragazzi italiani di circa vent'anni che gesticolano e parlano
e ridono dopo essere scesi dal treno
sembrano per il cinquanta percento italiani e per il resto solo semplice
razza umana.
O mistero della crescita! O storia dell'andare a scuola!
O amanti O incantamenti!

Il tema non è finito solo perché è finita la fotografia.
Il fotografo si siede. Murnau realizza il film.
Tutto è un po' distante, ma ha una nazionalità.
Le ostriche non aiuteranno i rifugiati a sbarcare dalle navi,
solo altre creature umane lo faranno. Il telefono squilla e il nazionalista
albanese si siede.
Quando si alza non è diventato un émigré russo o un pagliaccio da circo
tedesco.
Una donna sta portando un cesto—una bellissima visione! È in e del
Madagascar.
Il poliziotto in uniforme malese annusa il barilotto di birra che i fratelli di
Ludwig gli stanno portando accanto.
A tutta l'umanità piace ubriacarsi! Sono quindi le differenze solo superficiali?
Ma persino ogni superficie si riscalda
al sole. Magari è la superficie il posto in cui siamo tutti simili!
Ma l'uomo e la donna dimostrano che ciò non è vero.
Ce la faremo, però. Il treno sta sbuffando alla stazione
ma la stazione non sta sbuffando al treno. Questa differenza consente di provare un senso
di comunità
come quando le persone si sentono molto felici di avere gatti e cani
e alcuni persino qualche topo nel camino. Non siamo soli
nell'universo, e la diversità provoca consolazione e anche difficoltà.
Per essere italiano ci vuole almeno mezza giornata. Per essere cinese sette ottavi della stessa unità di tempo.
Solo la sera quando Chang Ho, dopo cena, si siede a fumare
è esclusivamente umano, nello stesso modo in cui il treno è esclusivamente se stesso quando è
in movimento
ma questo è un brutto modo di esprimerlo. Il suo essere umano è anche il suo essere per sette ottavi
cinese.
Innamorandosi, si può recuperare, diciamo, il venti percento
di universalità, per quanto sia probabilmente tutto. Poi quando l'amore se ne va
la propria nigerianità aumenta, o lo fa la propria qualità di essere nepalese.
Un americano può cominciare ad augurarsi
di essere chiunque o che tutti siano uguali
il che lo/la rende almeno per l'ottanta percento americano. Disse Charles
Peguy, nel 1912 circa,
"Il buon Dio creò i francesi per evitare che alcuni aspetti della Sua creazione
finissero ignorati." Come il gusto del frumento, signore! O il giapponese.
In modo tale che da qualche parte sulla terra ci sia gente che scrive
haiku. Ma pensate al corpo umano con le sue braccia,
il suo naso, i suoi occhi, il suo cervello spesso soggetto ad allarmi
Pensate quanta energia, lavoro e tempo vi si sono spesi,
per darci una così variegata umanità!
Ci vogliono quindici secondi stamattina per diventare uomini,
venti per diventare vecchi, quattro per diventare americani,
due per diventare un collega laureato e quattro o cinque ore per scrivere.
E quel che c'è di più, vi voglio bene! per mezz'ora ogni ora per settimane o mesi per
questo;
ci vogliono novecento secondi per diventare ammiratori della pittura rinascimentale italiana,
sedici ore per essere svegli.
Si è palesemente americani, maschi e di una certa generazione. Nulla
toglie questi segni.

Anche se vivo in Indonesia da autoctono in una capanna, qualcuno che ci
arrivi
resterà inevitabilmente senza fiato e dirà Perché sono un americano!
Il mio ottimismo, la mia apertura, la mia mancanza di senso storico,
i miei caratteristici muscoli facciali pronti a sembrare arrabbiati o tristi o cordiali
in un momento e non a sapere bene dove andare da lì;
il mio dare per scontato che tutto sia possibile, il mio profondo senso di superiorità
e al contempo di inferiorità; la mia mancanza di cultura,
a parte quella libresca; il mio relazionarmi col cane, vieni qui
Spotty! Dannazione!
Tutte queste cose e centinaia d'altre dichiarano quello che sono.
È gravoso ma anche inevitabile. Almeno lo penso.
Gli espatriati hanno avuto un certo successo con la chirurgia plastica
di assenza e partenza. Ma non è mai assoluto. E poi devono sopportare
anche la nuova identità.

Irlandesi o russi che siano, la loro individualità è spesso scambiata per nazionalità.
Il russo che trova un'anima nell'ufficiale dell'esercito, l'irlandese che vi trova
qualcuno con cui poter bere.
Considerare il barcaiolo del Volga? Si può solo tirare a indovinare,
ma probabilmente per circa il novanta percento è russo, per l'ottanta percento uomo e per il trenta
percento barcaiolo, russo, uomo e barcaiolo,
uno adatto per il lavoro, un russo del fiume.
Questo cane è per due quinti lupo e per meno di un millesimo marito o
padre.
I cani resistono alla nazionalità in quanto razze. Questo è semplicemente alsaziano.
Però potrebbe generare un cucciolo
dall'aspetto completamente diverso se per esempio lui (l'alsaziano) sentisse un'attrazione
per un barboncino con un potente DNA. Il cucciolo corre dai ragazzi italiani
che sorridono
pensando che sarebbe divertente portarlo a Taormina
dove lavorano all'hotel e insegnargli dei trucchi.
Una donna francese si meraviglia della scena.
La donna si abbassa verso il cane e gli parla in francese.
È una cosa promettente e divertente. Per il cane tutte le lingue umane sono una nebbia
profumata.
Dimena la coda e si alza sulle zampe posteriori. Un ragazzo italiano lo loda "Bravo!
canino!"
Sotto c'è il rumore della metropolitana. Il ragazzo guarda la
donna.
La vita offre loro questi momenti intricati come —chi?—passa oltre
su una bicicletta.
È un congolese con la savana sulle spalle
e il cielo nel cuore, ma le sue parole mentre passa sono francesi—
"Bonjour, m'sieu dames," e si affretta con la sua identità,
la sua congolese, millenaria individualità immutabile pur mutando di luogo.

sabato 16 ottobre 2010

Nuova Jorca, 14 settembre 1830

All'età di 81 anni, un italiano che, dopo aver percorso mezza Europa, dal 1805 si trovava in America e che non si era capacitato del fatto che quasi in ogni città americana si potessero trovare "i vini e l'uva della Sicilia, l'olio, l'ulive e le sete di Firenze; il marmo di Carrara; le catenelle d'oro di Venezia; il cacio di Parma; i cappelli di paglia di Livorno, le corde di Roma e di Padova;  i rosoli di Trieste, la salsiccia di Bologna, e fino i maccheroni di Napoli e le figurettine di Lucca", ma, "per vergogna del nostro paese", non vi fosse "in tutta l'America un magazzino di libri tenuto da un italiano", potè finalmente scrivere:
Ho aperto perciò un magazzino di libri, dove m'assido al cantar del gallo, e non n'esco se non per pochi momenti, e vi rimango poi fin dopo molt'ore della notte. Son corsi già quasi cinque mesi dacché fo il mestiere di libraio. Non ho molt'occasioni, per verità, di sorger dalla mia sedia in un giorno; i compratori son pochi e rarissimi: ma io ho invece la gioia di veder a ogni istante venir alla porta mia cocchi e carrozze, e talvolta uscire da quelle le più belle facce del mondo, prendendo per isbaglio la mia bottega di libri per la bottega della mia contigua, ove si vendono zuccherini e crostate. Perché creda la gente che ho molti avventori, penso di porre uno scritto alla finestra, che dice: "Qui si vendono zuccherini e crostate italiane"; e se per questa burletta alcuno entrerà nel mio magazzino, gli farò vedere il Petrarca o qualch'altro dei nostri poeti, e sosterrò che sono i nostri più dolci zuccherini, per chi ha denti da masticarli.
Lorenzo Da Ponte, Memorie & Libretti mozartiani, Garzanti, 2003

sabato 17 luglio 2010

Ein Gedicht


Hier steht ein Gedicht ohne einen Helden.
In diesem Gedicht gibts keine Bäume. Kein Zimmer
zum Hineingehen und Schlafen ist hier in dem
Gedicht. Keine Farbe kannst du in diesem

Gedicht hier sehen. Keine Gefühle sind
in dem Gedicht. Nichts ist in diesem Gedicht
hier zum Anfassen. Es gibt keine Gerüche hier in
diesem Gedicht. Keiner braucht über einen Zaun

oder über eine Mauer in diesem Gedicht zu klettern.
Es gibt in diesem Gedicht hier nichts zu fühlen.
Das Gedicht hier kannst du nicht überziehen.
Es ist nicht aus Gummi. Kein weißer Schatten

ist in dem Gedicht hier. Kein Mensch kommt
hier in diesem Gedicht von einer Reise zurück.
Kein Mensch kommt in diesem Gedicht hier atemlos
die Treppe herauf. Das Gedicht hier macht keine

Versprechungen. In dem Gedicht stirbt auch keiner.
In diesem Gedicht spürst du keinen Hauch. Es gibt
keinen Laut der Freude in dem Gedicht hier. Kein
Mensch ist in dem Gedicht hier verzweifelt. Hier

in dem Gedicht ist es ganz still. Niemand
klagt in diesem Gedicht. Niemand redet hier
in dem Gedicht. Hier in diesem Gedicht schlagen
sich auch keine Arbeiter wund. Das Gedicht hier

steht einfach nur hier. Es enthält keine Schlüssel
zum Aufschließen von Türen. Es gibt keine Türen
in diesem Gedicht. Das Gedicht hier ist ohne
Musik. Es singt keiner in diesem Gedicht, und

keiner macht hier in diesem Gedicht jemanden
nach. Keiner schreit hier in dem Gedicht, flucht,
fickt, ißt und nimmt ein Rauschmittel. Es gibt in
diesem Gedicht keine bombastische Ausstattung

für dich. Das Gedicht hier geht nicht, liegt nicht,
schläft nicht, es kennt keinen Tag, es kennt keine
Nacht. Du brauchst hier in diesem Gedicht keine
Rechnungen zu bezahlen. Es gibt keinen Hausbesitzer

in dem Gedicht hier, der die Miete erhöht. Es gibt
keine Firmen in diesem Gedicht. Es gibt in dem
Gedicht keinen Staat Kalifornien. Es gibt kein
Oregano in dem Gedicht. In diesem Gedicht gibts

kein Meer. Du kannst in dem Gedicht hier nicht
schwimmen. Das Gedicht, das hier steht, enthält keine
Wärme, das Gedicht enthält keine Kälte. Das Gedicht
hier ist nicht schwarz, es hat keine Fenster und

kennt keine Angst. Das Gedicht hier zittert
nicht. Das Gedicht hier ist ohne Spiegel. In diesem
Gedicht gibts auch kein Spiegelei. Einen Supermarkt
gibt es hier in diesem Gedicht nicht. Das Gedicht,

das du hier liest, hat keine Titten und keine Fohse,
das Gedicht hier ist völlig körperlos. Keiner stöhnt
hier in dem Gedicht. Das Gedicht blutet nicht, es
verschweigt nichts, das Gedicht hat keine Regel,

das Gedicht ist kein Zitat, für keinen. Hier in
diesem Gedicht findet niemand einen Pfennig,
und hier in diesem Gedicht fährt kein Mensch mit
einem Auto. Keine Reifen quietschen um die Ecke.

In diesem Gedicht lutscht niemand zärtlich an
einem Schwanz. Es gibt hier in dem Gedicht keine
Lampen. Das Gedicht ist kein gelber Schal. Das
Gedicht, auf das du .hier schaust, hustet nicht.

Hier in dem Gedicht kannst du nicht küssen.
Hier in diesem Gedicht wird auch nicht gepißt. Du
kannst mit diesem Gedicht nichts anfangen. Das
Gedicht besteht aus lauter Verneinungen. Die

Verneinungen in diesem Gedicht werden immer mehr.
Hier gibts einen Kiff in dem Gedicht. In diesem
Gedicht lacht kein Mensch. Das Gedicht kennt keine
Arbeit. Niemand sieht in diesem Gedicht Fernsehen.

Das Gedicht trägt keine Uhr. Das Gedicht ist nicht
zeitlos, es braucht soviel Zeit, wie du brauchst,
um das Gedicht hier zu lesen. Kein Wasserhahn
tropft in dem Gedicht hier, und keiner verlangt

in dem Gedicht hier nach Zigaretten. Hier das
Gedicht gibt kein Trinkgeld. Keine Toilette ist
hier in dem Gedicht. Es gibt keine Stadt in diesem
Gedicht. Hier in dem Gedicht wäscht keiner sich die

Füße. In die Schule zu gehen, ist hier in dem Gedicht
nicht nötig. In dem Gedicht leckt auch keiner eine
Möhse. Dein Geschlechtsteil richtet sich hier in
dem Gedicht nicht auf. Du kannst hier in dem Gedicht

dich nicht hinsetzen und denken. Das Gedicht hier
ist nicht der Staat. Es ist nicht die Gesellschaft.
Es ist kein Flipperautomat. Das Gedicht hier hat
keinen Hund. Mit diesem Gedicht kann sich keiner

identifizieren. Keine Polizisten fahren in diesem
Gedicht herum und suchen nach einem Bruch. Eine Kuh
liegt hier in diesem Gedicht nicht. Das Gedicht hier
ist nicht gedankenlos. Das Gedicht hier ist nicht

gedankenvoll. In dem Gedicht erscheint auch kein
Sommertag. Es ist niemals Dienstag in diesem Gedicht,
es gibt keinen Mittwoch. In diesem Gedicht, es herrscht
nicht Freitag in diesem Gedicht und kein Donnerstag

fehlt in dem Gedicht hier. Es ist nicht Montag,
Samstag und Sonntag in hier dem Gedicht. Das Gedicht
hier ist nicht die Verneinung von Montag oder
Donnerstag. Das Gedicht hört hier einfach auf.

Rolf Dieter Brinkmann
Westwärts 1&2, Rowohlt Taschenbuch, 1975


Una poesia

Qui sta una poesia senza un eroe.
In questa poesia non ci sono alberi. Nessuna stanza
in cui entrare e dormire si trova qui nella
poesia. Non puoi vedere nessun colore

in questa poesia qui. Non si trovano sentimenti
nella poesia. Non si può afferrare niente
in questa poesia qui. Non ci sono odori qui in
questa poesia. Nessuno ha bisogno di scavalcare

un recinto o un muro in questa poesia.
In questa poesia non c'è niente da sentire.
La poesia qui non la puoi rivestire.
Non è di gomma. Nessuna ombra bianca

si trova nella poesia qui. Nessuna persona ritorna
da un viaggio qui in questa poesia.
Nessuna persona in questa poesia sale per le scale
senza fiato. La poesia qui non fa nessuna

promessa. Nella poesia non muore neanche nessuno.
In questa poesia non avverti nessun alito. Non c'è
alcun tono di gioia nella poesia qui. Nessuna
persona è disperata nella poesia qui. Qui

nella poesia è calmissimo. Nessuno
si lamenta in questa poesia. Nessuno parla qui
nella poesia. Qui in questa poesia non si ferisce
neanche nessun operaio. La poesia qui

sta semplicemente qui. Non contiene nessuna chiave
per aprire porte. Non ci sono porte
in questa poesia. La poesia qui è senza
musica. Nessuno canta in questa poesia e

nessuno imita qualcuno qui in questa poesia.
Nessuno urla qui nella poesia, impreca,
fotte, mangia e prende un intossicante. Non c'è in
questa poesia nessun arredamento pomposo

per te. La poesia qui non avanza, non giace,
non dorme, non conosce giorno, non conosce
notte. Non devi pagare nessun conto
qui in questa poesia. Non c'è nessun proprietario,

in questa poesia qui, che alzi l'affitto. Non ci sono
aziende in questa poesia. Nella poesia
non c'è lo stato della California. Non c'è
origano nella poesia. In questa poesia non c'è

il mare. Non puoi nuotare
nella poesia qui. La poesia che sta qui non contiene
il caldo, con contiene il freddo. La poesia
qui non è nera, non ha nessuna finestra e

non conosce la paura. La poesia qui non
trema. La poesia qui è senza occhio. In questa
poesia non c'è neanche un uovo all'occhio di bue. Un supermercato
non c'è qui in questa poesia. La poesia

che qui leggi non ha tette e nessuna puttana,
la poesia qui è completamente priva di corpo. Nessuno geme
qui nella poesia. La poesia non sanguina, non
tace, la poesia non ha regole,

la poesia non è una citazione, per nessuno. Qui in
questa poesia nessuno trova un centesimo,
e qui in questa poesia nessuna persona viaggia in
macchina. Nessun pneumatico cigola all'angolo.

In questa poesia nessuno succhia affettuosamente
un cazzo. Non ci sono lampade qui
nella poesia. La poesia non è una sciarpa gialla. La
poesia che adesso stai guardando non tossisce.

Qui nella poesia non puoi baciare.
Qui in questa poesia non si fa neanche pipì. Non
puoi cominciare niente con questa poesia. La
poesia consiste di negazioni sonore. Le

negazioni in questa poesia diventano sempre più numerose.
Qui c'è uno spinello nella poesia. In questa
poesia non ride nessuna persona. La poesia non conosce
lavoro. Nessuno guarda la televisione in questa poesia.

La poesia non porta l'orologio. La poesia non è
senza tempo, ha bisogno del tempo di cui hai bisogno tu
per leggere la poesia qui. Nessun rubinetto
gocciola nella poesia qui, e nessuno ha voglia

nella poesia qui di sigarette. Qui la
poesia non dà mancia. Nessun bagno sta
qui nella poesia. Non c'è nessuna città in questa
poesia. Qui nella poesia nessuno si lava i

piedi. Andare a scuola, qui nella poesia non è
necessario. Nella poesia non c'è nemmeno nessuno che lecchi una
fica. Il tuo sesso qui nella
poesia non ha un'erezione. Qui nella poesia non puoi

metterti a sedere e pensare. La poesia qui
non è lo Stato. Non è la società.
Non è un flipper. La poesia qui non ha
la bocca. Con questa poesia nessuno si può

identificare. Nessun poliziotto va in giro in macchina in questa
poesia alla ricerca di una violazione. Una mucca
non sta distesa qui in questa poesia. La poesia qui
non è smemorata. La poesia qui non è

riflessiva. In questa poesia non compare nessun
giorno estivo. Non è mai martedì in questa poesia,
non c'è mercoledì. In questa poesia, non vige
il venerdì in questa poesia e nessun giovedì

manca nella poesia qui. Non è lunedì,
sabato e domenica qui nella poesia. La poesia
qui non è la negazione di lunedì o
giovedì. La poesia finisce semplicemente qui.


Nothing (paracanzone di Tuli Kupferberg ispirata da Bulbes
Monday nothing, Tuesday nothing/ Wednesday and Thursday nothing/ Friday for a change a little more nothing/ Saturday once more nothing/ Sunday nothing, Monday nothing/ Tuesday and Wednesday nothing/ Thursday for a change a little more nothing/ Friday once more nothing/ Montik gar nicht dinstik gar nicht/ Mitvokh und donershtik gar nicht/ Fraytik in a noveneh a gar nicht kuggele/ Shabes vayter gar nicht/ Lunes nada martes nada/ Miércoles jueves nada/ Viernes por cambio poco mas nada/ Sábado otra más nada/ January nothing, February nothing/ March and April nothing/ May and June a lot more nothing/ Ju-u-ly nothing/ 29 nothing/ 32 nothing/ 39, 45 nothing/ 1965 a whole lot of nothing/ 1966 nothing/ Reading nothing, writing nothing/ Even arithmetic nothing/ Geography, philosophy, history nothing/ Social Anthropology nothing/ Oh, Village Voice nothing, New Yorker nothing/ Sing Out and Folkways nothing/ Harry Smith and Allen Ginsberg/ Nothing nothing nothing/ Poetry nothing/ Music nothing/ Painting and dancing nothing/ The world’s great books a great set of nothing/ Arty and farty nothing/ Fucking nothing, sucking nothing/ Flesh and sex nothing/ Church and Times Square all a lot of nothing/ Nothing nothing nothing/ Stevenson nothing, Humphrey nothing/ Averell Harriman nothing/ John Stewart Mill nihil nihil/ Franklin Delano nothing/ Karlos Marx nothing, Engels nothing/ Bakunin, Kropotkin nyothing/ Leon Trotsky lots of nothing/ Stalin less than nothing/ Nothing nothing nothing nothing/ The whole scene’s a whole lot of nothing/ Nothing lots and lots of nothing/ Nothing nothing nothing nothing NOTHING NOTHING NOTHING/ NOTHING NOTHING NOTHING NOTHING NOTHING/ Nothing nothing nothing NOTHING nothing/ NOTHING NOTHING NOTHING nothing nothing/ Lots of it/ Nothing nothing nothing nothing nothing/ Not a Goddam thing -  Zuntik bulbes, montik bulbes/ Dinstik un mitvokh bulbes/Donershtik un fraytik bulbes/ Ober shabbes in a noveneh a bulbeh-kuggele/ Zuntik vayter bulbes/ Ober shabbes in a noveneh a bulbeh-kuggele/ Zuntik vayter bulbes/ Oi broyt mit bulbes, fleysch mit bulbes/ Varimes un vetshere bulbes/ Vetshere un varimes bulbes/ Ober eynmol in a noveneh a bulbeh kuggele/ Zuntik vayter bulbes/ Ober shabbes in a noveneh a bulbeh-kuggele/Zuntik vayter bulbes/ Ober bulbes, vider bulbes/Ober un vider bulbes/ Vider un ober bulbes/Ober shabbes nochn tsholnt a bulbeh-kuggele/ Zuntik vayter bulbes/ Ober shabbes in a noveneh a bulbeh-kuggele/ Zuntik vayter bulbes - Domenica patate/ lunedì patate/Martedì patate e mercoledì patate/ Giovedì e venerdì patate/Ma Shabbat per cambiare un dolce di patate/Domenica di nuovo patate/Ma Shabbat per cambiare un dolce di patate/ Domenica di nuovo patate/ Oi, pane con patate, carne con patate/ Pranzo e cena patate/ Cena e pranzo patate/ Ma una volta tanto per cambiare un dolce di patate/ Domenica di nuovo patate/Ma patate, ancora patate/Ma di nuovo patate/ Di nuovo e ma patate/ Ma Shabbat dopo lo tsholnt (stufato di carne e verdure e patate) un dolce di patate/ Domenica di nuovo patate/ Ma Shabbat per cambiare un dolce di patate/ Domenica di nuovo patate