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lunedì 10 febbraio 2014

Als es noch Grenzen gab

Ich möchte berichten von einem Mann,
der schwarz über die Grenze kam,
der von uns nicht verfolgt wurde,
der hier Arbeit fand, eine Wohnung
und Aufnahme.

Ich möchte die Wörter bekanntgeben,
die er bei uns nicht gelernt hat:
Fremder, Polizei, Ausweis –
und sein erstes Wort in unserer Sprache
sei das Wort Freude gewesen.

Ich möchte behaupten:
seine Bedürfnisse sind gedeckt worden,
Mitleid hat er nicht gebraucht,
und wir haben uns nicht kleiner gemacht
als wir durften.

Aber es fehlt der Mann
von dem ich berichten kann,
der Mann fehlt,
der Mann.

Jörg Steiner, Gedichte, 1976



Quando c'erano ancora confini

Vorrei raccontare di un uomo che
attraversò illegalmente il confine
ma non conobbe persecuzioni da parte nostra
e qui trovò lavoro, un appartamento
ed accoglienza.

Vorrei far conoscere le parole
che non ha imparato qui da noi:
straniero, polizia, documenti –
e poter dire che la sua prima parola nella nostra lingua
è stata la parola gioia.

Vorrei affermare:
i suoi bisogni sono stati soddisfatti,
non ha avuto bisogno di compassione
e noi non ci siamo fatti più piccoli
di quel che dovevamo.

Ma manca l'uomo
di cui poter raccontare,
l'uomo manca,
l'uomo.

A proposito di Svizzera, ricordo l'Art. 3(4) della Legge italiana del 6 marzo 1998, n. 40 (cosiddetta legge Turco-Napolitano, a sinistra mediamente più amata della cosiddetta Bossi-Fini), Disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero: Con uno o piu' decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti i ministri interessati e le competenti Commissioni parlamentari, sono definite annualmente, sulla base dei criteri e delle altre indicazioni del documento programmatico di cui al comma 1, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato, per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per lavoro autonomo, tenuto conto dei ricongiungimenti familiari e delle misure di protezione temporanea eventualmente disposte a norma dell'articolo 18. I visti di ingresso per lavoro subordinato, anche stagionale, e per lavoro autonomo sono rilasciati entro il limite delle quote predette. 

domenica 12 maggio 2013

"J'attends, j'ai tout le temps"


L'opera non ha bisogno di nessuno. Walter Benjamin ha scritto che un'opera avrebbe potuto dormire cinquecento anni e trovare un lettore: il testo resterà sempre giovane. Non si può quindi sostenere che sia la sua ricezione, a crearla. Consideri la musica di Vivaldi, che ora è la tappezzeria musicale del nostro quotidiano. Per molto tempo non se ne poteva trovare una registrazione, non una singola partitura! Essa è stata riesumata dal suo oblio appena nel XX secolo. In realtà, credo che siamo noi ad avere la fortuna di ricevere l'opera, e non viceversa. Il testo è là e dice: "Aspetto, ho tutto il tempo". La pazienza è dalla parte dell'opera.
Chiaramente, vi sono dei saggi critici che sono dei classici. Ma leggeremmo ancora Contre Saint-Beuve di Proust se non fosse stato scritto proprio da Proust? Bisogna quindi rimanere scrupolosamente modesti, di fronte a questa differenza. Lo dico a coloro che sostengono che l'importanza di un testo risieda anche nella sua decostruzione, quindi anche in quello che se ne può dire solo di per sé: il sig. Steiner ha bisogno di Racine quasi giorno e notte, ma Racine non ha nessun bisogno del sig. Steiner. Dimenticare solo un secondo questa distinzione, questo è il vero tradimento degli intellettuali.

George Steiner intervistato da Greg Funnell per Le Monde, 11 maggio 2013