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venerdì 28 gennaio 2011

Persone


La personne.

Prendre un individu de l'espèce humaine.
L'important sera le visage (pour la photo), s'il a un sosie changer quelque peu le visage ; les doigts (pour les empreintes digitales) ; et les dents (pour le cas ou l'on retrouverait que la tête).
Prendre un individu de l'espèce humaine qui a toute sa tête ;
(Cela ne se voit pas au premier coup d'œil.)


né ;
vivant ;
qui ne se suicide pas.


S'il se met à mourir
en prendre un autre
cela n'est pas grave.

Tarkos, le baroque, al dante, 2009


La persona.

Si prenda un individuo della specie umana.
L'importante sarà il viso (per la foto), se ha un sosia si cambi un poco il viso; le dita (per le impronte digitali); e i denti (per il caso in cui se ne ritrovi solo la testa).
Si prenda un individuo della specie umana che abbia tutta la testa;
(È cosa che non si vede al primo colpo d'occhio.)


nato;
vivo;
che non si suicidi.


Se si mette a morire
se ne prenda un altro
non fa niente.


*


Un qualùnque

Go davanti sentà un omo, oni giorno.
Un qualùnque; no el xe niente par mi;
se fussi un altro me saria l'istesso.
Ma un fioleto ch'el ga se ga malado,
malado de morir; e sul su' viso
sbassà, cori zo làgrime slusenti.
E mi ghe parlo, e zerco in mi parole
par consolarlo che no' isisti. Fazzo
con lui quel che anca lui faria con mi,
che no' son par lui gnente che un qualùnque.

Virgilio Giotti, Colori, Einaudi, 1997


Quelqu'un, n'importe qui

Tous les jours, j'ai en face, assis, un homme.
Quelqu'un, n'importe qui ; il n'est rien pour moi ;
s'il était un autre, cela me serait égal.
Mais un petit garçon qu'il a est tombé malade,
malade à mort ; et sur son visage
baissé, coulent des larmes étincelantes.
Et je lui parle et, pour le consoler, je cherche
en moi des mots qui n'existent pas. Je fais
avec lui ce que lui-même ferait avec moi,
qui ne suis pour lui rien d'autre que n'importe qui.

giovedì 27 gennaio 2011

Indirizzi

Il mio indirizzo è : Virgilio Giotti (niente poeta) – Trieste – Ospedale Maggiore.
Saluti cordiali
Giotti
Da una lettera di Virgilio Giotti a Mario Dell'Arco del 30 novembre 1948


Une adresse

Les pays États sont délimités par des frontières

Les villes sont délimités par les rues qui leur appartiennent jusqu'à un certain point.

Les rues, routes, avenues ont été baptisées selon un nom

Le bâtiments alignés le long de ces rues routes avenues ont été numérotés.

Pays Ville Rue Numéro.
Manque le nom de la personne.

Tarkos, le baroque, al dante, 2009


Gli Stati nazione sono delimitati da frontiere

Le città sono delimitate dalle vie che appartengono loro fino ad un certo punto.

Le vie, le strade, i viali sono stati battezzati secondo un nome

Gli edifici allineati lungo questi viali strade vie sono stati numerati.

Paese Città Via Numero.
Manca il nome della persona.


J'habite rue Bromfield, cher Monsieur.

martedì 25 gennaio 2011

Destino

'Na roba sola so: che sicuro andarò do' che va tute le foie; sì, tute, se le xe bele o brute.
Virgilio Giotti, La canzon de la foia portada dal vento (dalla Imitazione di Leopardi), 24 gennaio 1906
(una cosa sola so: che sicuramente andrò dove vanno tutte le foglie: sì, tutte, che siano belle o brutte)


Le destin

Le destin n’est pas notre destin, comment dissocier nous de notre destin comme si nous étions spectateurs étrangers au déroulement d’une somme dont nous serions aussi l’objet-sujet.
Nous n’avons pas de destin.
Nous sommes un destin.
Ce destin que nous sommes est baroque.
Comment le tirer :
Voir un destin : selon quels découpages ?
Le destin d’un homme : nous ne saurons jamais ce que de son destin passé il a gardé afin de vivre le destin qu’il vit selon sa mémoire, ses sentiments, son émotion, sa personnalité.
Ce qui se passe : À quels carrefours de flux visibles se trouve-t-il ?

Tarkos, le baroque, al dante, 2009

Il destino non è il nostro destino, come dissociarci dal nostro destino come se fossimo spettatori estranei allo svolgimento di una somma di cui saremmo anche l'oggetto-soggetto.
Non abbiamo un destino.
Siamo un destino.
Questo destino che siamo è barocco.
Come derivarlo:
Trovare un destino: in base a quali suddivisioni?
Il destino di un uomo: non sapremo mai quello che ha conservato del suo destino passato per vivere il destino che vive secondo la sua memoria, i suoi sentimenti, la sua emozione, la sua personalità.
Quello che succede: A quali incroci di flussi visibili si trova?

*

Nel profondo
cieco mondo
si precipiti la sorte
già spietata a questo cor.
Vincerà l’amor più forte
con l’aita del valor.
Vivaldi/Braccioli, Orlando furioso, Nel profondo, Marilyn Horne

*

Irène

lunedì 24 gennaio 2011

Dizionario di tutte 'e cose - A come Architettura dei monumenti funebri della Repubblica

stile verticale
stile grotta
stile '14-'18
stile roccia incompiuta

Tarkos, le baroque, al dante, 2009


Ho lasciato il mio indice sinistro nella foto perché è venuto così. Quando ho scaricato la foto mi è tornato in mente un consiglio ricevuto da un fanatico della fotografia. A ruota, mi è riaffiorata alla memoria la risposta automatica che mia nonna offre come replica a qualsiasi frase che cominci per "bisogna", risposta che non solo è inconfutabile, ma è anche alquanto adatta al contesto della poesia.

"Bisogna sempre contestualizzare l'oggetto che si fotografa".
Uno che la sapeva lunga

"Bisogna solo morir".
Nonna Eugenia

Anche gli altri versi che emergono in trasparenza sono venuti così e non c'era motivo di toglierli. Al contrario.

domenica 12 dicembre 2010

La Storia nazionale

L'Histoire de France

Charles 9
Je voudrais aujourd'hui évoquer Charles 9
Je me plais à penser que Charles 9...
Charles 9 fut roi de France
Ainsi que d'autres personnes.
mais
Charles 9 lui fut vraiment roi et de la France en plus qui est le pays d'ici.
Charles 9 était un homme d'une quarantaine d'années le teint mat le
nez busqué et l'auriculaire bloqué.
Charles 9, (bien sûr vous ne pouvez pas appeler votre mari Charles et
encore moins Charles 9), comme on dirait Louis 16 ou François premier,
se maria et eut de nombreux enfants.
En fait comme nous le savons maintenant grâce aux techniques les plus
performantes de la technique historique électrique analytique moderne
Charles 9 baisa beaucoup et eut (peut-on dire) plein d'enfants légaux.
Donc Charles 9 fut un bon cavalier.
Il savait se tenir sur son cheval et à table.


S'il fut heureux?
Qui? Charles 9?







À force d'en parler on a presque l'impression qu'il existe, ce Charles 9. Donc Charles 9 (comme on dirait le petit jésus ou le pape (comme on dirait si tu es curé moi je suis Charles 9) ou l'Élysée ou la Côte d'Ivoire ou Mac Enroe ou le frigidaire) fut un être vivant et un Charles 9 qui laisse d'ailleurs son Nom


Tarkos, le baroque, al dante, 2009



La Storia d'Italia

Vittorio Emanuele 2
Oggi vorrei evocare Vittorio Emanuele 2
Mi piace pensare che Vittorio Emanuele 2...
Vittorio Emanuele 2 fu re d'Italia
E anche di altre persone.
ma
Vittorio Emanuele 2, lui fu veramente re e per di più dell'Italia che è il paese di là.
Vittorio Emanuele 2 era un uomo di una quarantina d'anni il colorito olivastro il
naso aquilino e il mignolo bloccato.
Vittorio Emanuele 2 (ovviamente non potete chiamare vostro marito Vittorio Emanuele e
e men che meno Vittorio Emanuele 2), come diremmo Carlo 5 o Federico primo,
si sposò ed ebbe numerosi figli.
In effetti come ora sappiamo grazie alle tecniche più
sofisticate della tecnica storica elettrica analitica moderna
Vittorio Emanuele 2 fotteva molto ed ebbe (si può dire) molti figli legittimi.
Quindi Vittorio Emanuele 2 fu un buon cavaliere.
Sapeva stare a cavallo e a tavola.


Se fu felice?
Chi? Vittorio Emanuele 2?







A forza di parlarne si ha quasi l'impressione che esista, questo Vittorio Emanuele 2. Dunque Vittorio Emanuele 2 (come diremmo il piccolo gesù o il papa (come diremmo se tu fossi parroco e io Vittorio Emanuele 2) o il Quirinale o l'Etiopia o Björn Borg o il frigorifero) fu un essere vivente e un Vittorio Emanuele 2 che d'altronde lascia il suo Nome

Allora. Ci sarebbe 'sta cosa per cui i francesi dicono Luigi quattordici e gli italiani Luigi quattordicesimo. È che Vittorio Emanuele 2 rende, se possibile, ancora maggiore giustizia del senso del ridicolo dei nomi dei sovrani, svelato, in tutta semplicità, da Tarkos.

lunedì 17 maggio 2010

Le mot mot

Le mot mot ne veut rien dire (La parola parola non vuol dire niente)
Christophe Tarkos

Ça ne peut plus durer comme ça. Il y a quelque chose qui ne va pas. Dans l’utilisation faite du mot poésie, dans l’utilisation qui est faite du mot. Ce n’est pas possible. Il faut faire quelque chose. On se retrouve dans n’importe quoi, la divagation, on sait plus où on met les pieds, il y a tout et rien, personne ne sait plus ce qu’il fait, ça ne veut plus rien dire. La pensée créatrice, la beauté verbale sont réduites à des frivolités municipales, à des claquements de mains, s’engluent dans la bande sonore du championnat américain de basket, dans le chuchotement de phonèmes murmurés, ça tourne, ça peut tourner longtemps, occupe, occupe le terrain, lissé, bruisse, chauffe.

Christophe Tarkos, Manifeste chou, 1993

(Non può più durare così. C'è qualche cosa che non va. Nell'uso fatto della parola poesia, nell'uso che è fatto della parola. Non è possibile. Bisogna fare qualcosa. Ci ritroviamo in qualsiasi cosa, la divagazione, non sappiamo più dove mettere i piedi, c'è tutto e niente, nessuno sa più quello che fa, questo non vuol più dire niente. Il pensiero creativo, la bellezza verbale sono ridotti a frivolezze municipali, a battiti di mani, si incollano nella banda sonora del campionato americano di basket, nel sussurro di fonemi mormorati, funziona, può funzionare a lungo, occupa, occupa il terreno, levigato, rumoreggia, scalda.)

*

Lorsque je lis un poème je rage lorsque je bute des lèvres sur le mot "mot" ou sur le mot "phrase" et surtout sur les mots "plume" et "page"

Le monde mincit se décharne devant Où sont les poètes Qu'ils sortent dans la rue et montrent qu'on y respire avec largeur Qu'on entende le bruit que font leurs chaussures sur les escaliers de la bibliothèque qu'on voie leur sourire et leur regard alerte défier la morosité des gardiens

Tapage à leur passage dans la ville

Yael Weiss, Cahier de violence, 2009


(Quando leggo una poesia mi infurio quando le labbra inciampano sulla parola "parola" o sulla parola "frase" e soprattutto sulle parole "penna" e "pagina"

Il mondo dimagrisce gli si striminzisce davanti Dove sono i poeti Che scendano in strada e mostrino che vi si respira con larghezza Che si ascolti il rumore che fanno le loro scarpe sulle scale della biblioteca che si veda il loro sorriso e il loro sguardo svelto sfidare la tristezza dei portinai 

Baccano al loro passaggio nella città)

*
((piccolo tributo alla poesia non époustouflante. un'autocritica, anche. e soprattutto un dolore.))
*

La parole est irréversible, telle est sa fatalité. Ce qui a été dit ne peut se reprendre, sauf à s’augmenter : corriger, c’est, ici, bizarrement, ajouter. En parlant, je ne puis gommer, effacer, annuler ; tout ce que je puis faire, c’est de dire « j’annule, j’efface, je rectifie », bref de parler encore. Cette très singulière annulation par ajout, je l’appellerai « bredouillement ». Le bredouillement est un message deux fois manqué : d’une part on le comprend mal, mais d’autre part, avec effort, on le comprend tout de même ; il n’est vraiment ni dans la langue ni hors d’elle : c’est un bruit de langage comparable à la suite des coups par lesquels un moteur fait entendre qu’il est mal en point ; tel est précisément le sens de la ratée, signe sonore d’un échec qui se profile dans le fonctionnement de l’objet. Le bredouillement (du moteur ou du sujet), c’est en somme une peur : j’ai peur que la marche vienne à s’arrêter.
Roland Barthes, Le bruissement de la langue, 1975

domenica 16 maggio 2010

Post della domenica

Christophe Tarkos, péagiste

Un pauvre, tu dis?
Un paumé, un paysan?
Un serf chassé sur les routes,
Qu'habillent les trente gloriouses?

Un laquais impuissant dressé en guérite?
Un frère tourier aux mains toujours vides?
Un corps sans corps des hommes de demain,
Qui volent, que la faim ramène au sol?

Donc: un péagiste, automate trilingue
Sans langue, uniforme vide
Comme une coquille, livre enchaîné.

(Ne trouve-t-on le rythme
Des poèmes en se levant
De table pour aller faire la vaisselle?)

Jan Baetens

Cofondateur de la revue Poèzie Prolétèr, Christophe Tarkos (1964-2004) ne connaissait que trop le monde des petits boulots.


Christophe Tarkos, casellante

Un povero, dici?
Uno sfigato, un contadino?
Un servo cacciato sulle strade
Che abbigliano gli anni del boom?

Un lacchè impotente vestito in garitta?
Un fratello infornatore dalle mani sempre vuote?
Un corpo senza corpo degli uomini di domani
Che rubano, che la fame atterra?

Dunque: un casellante, distributore automatico trilingue
Senza lingua, uniforme vuoto
Come una conchiglia, libro incatenato

(Non si trova il ritmo
Delle poesie alzandosi
Da tavola per andare a lavare i piatti?)

Cofondatore della rivista Poèzie Prolétèr, Christophe Tarkos (1964-2004) conosceva bene solo il mondo dei piccoli lavori.

Così Jan Baetens, forse l'ultimo poeta fiammingo di espressione francese, su Christophe Tarkos nel suo volume Pour une poésie du dimanche (per una poesia della domenica), Les impressions Nouvelles, 2009. Tarkos, di cui al momento non so proprio nulla, ha lasciato di sé questa biografia:

Sono nato nel 1964. Non esisto. Fabbrico poesie.
1. Sono lento, di una grande lentezza.
2. Invalido, in invalidità.
3. Soggiorni regolari in ospedali psichiatrici da 10 anni.
La raccolta di poesie di Baetens è dedicata a poeti che hanno un mestiere diverso da quello di poeta, da Majakovskij (commissario del popolo - io avrei detto il contrario) a Jim Jarmush (cameriere e molto altro) ad autori anonimi. Ne riporto l'esergo:
Quando sono arrivato con il mio Nu descendant un escalier, hanno saputo che non corrispondeva alla loro teoria, che non era un'illustrazione della loro teoria. E infatti, in questo quadro c'era più che del cubismo, ovvero l'idea del movimento, sulla quale nello stesso tempo stavano lavorando i futuristi. Allora hanno giudicato che non fosse né l'uno né l'altro, né futurista né cubista, e l'hanno condannato. (...) L'ho trovata una cosa priva di senso, ingenua. Allora questo mi ha talmente raggelato che per reazione contro tale comportamento, venuto da artisti che ritenevo liberi, ho preso un mestiere. 
Pierre Cabanne, interviste con Marcel Duchamp, 1967
E se poi non mi metto a cercare adesso altre notizie su Tarkos, la cui biografia me lo rende da subito amico, ma lo rimando ad un altro momento e se pubblico questo post nello spazio di qualche minuto, casca pure giusto di domenica (il link non punta ad una grande canzone, ma il video è girato di fronte al teatro Verdi di Trieste, che architettonicamente non ha niente di originale - una piccola copia della Scala di Milano -, e dietro alla galleria Tergesteo  - una piccola copia della galleria Vittorio Emanuele di Milano -, galleria Tergesteo su cui Kafka, se mai avesse avuto occasione di scriverne, si sarebbe così espresso: so groß wie in der Galerie habe ich Menschen niemals gesehen (non ho mai visto gli uomini così grandi come nella galleria), ma di eccezionale ha solo questo: è uno dei pochi posti urbani al mondo dove si può girare un filmato in ore diurne senza dover effettuare alcuna operazione di sgombero o di contenimento dei passanti, basta attendere che le marantighe (vecchiacce) prendano il loro posto o al Verdi, appunto, o al Caffè degli Specchi nella vicina piazza Unità).