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venerdì 28 luglio 2023

Статья 293. Последнее слово подсудимого

"Sette anni di prigione: sono molto o poco tempo? Un raggio di sole impiega otto minuti per raggiungere la Terra. Le onde luminose di un raggio di un faro diretto nel cielo raggiungono la stella più vicina al sole in poco più di quattro anni, vale a dire quasi due terzi della mia incarcerazione. La luce impiegherebbe circa due milioni di anni per raggiungere il nostro sistema stellare più vicino, la galassia di Andromeda. Incredibilmente tanto? Basti pensare a quante persone sono state colpite dalla guerra in Ucraina, che ha privato ognuna di loro di anni di una vita pacifica e normale - e alcune della loro stessa vita! E lo si moltiplichi... Così grande è la responsabilità che grava su tutti noi. Anche su di me."

Ale­xej Gorinov, prima che i giudici in tribunale annunciassero la loro sentenza, come previsto dall'articolo 293 del codice di procedura penale russo, che garantisce a ogni imputato il diritto a un discorso di chiusura, senza censura, senza interrogatorio e senza limiti di tempo. È l'ultima parola (posledneje slovo) dell'imputato, un diritto che risale all'epoca zarista e ha attraversato - indenne - quella sovietica fino al presente. Di ultime parole si occupa il dossier della Zeit di questa settimana. La citazione viene da lì.

Gorinov, consigliere comunale moscovita, è stato giudicato colpevole di "diffondere informazioni chiaramente false" sull'esercito russo utilizzando "i suoi doveri ufficiali" e di averlo fatto nel contesto di un gruppo organizzato motivato da "odio politico". Così la sentenza.

Ha chiamato guerra la cosiddetta "operazione speciale" russa, anche in tribunale.

Avete ancora bisogno di questa guerra?

Pare che quando si è privati della libertà il pensiero tenda a correre alle stelle.

venerdì 23 giugno 2023

Morire parzialmente

Grazie ad un articolo del corrispondente da Mosca de Le Monde, Benoît Vitkine, si capisce che in questo momento i teatri pubblici russi sono da evitare, almeno da parte di chi, come Nina K., trentenne moscovita, rifiuta la cultura proposta dallo stato, che non dà voce a chi è contrario alla guerra. C'è ancora spazio, tuttavia, per qualche evento culturale dove viene evocato il conflitto, "in modo diretto, non cifrato e ipocrita", come quello di una serata dedicata a poesie sull'Ucraina, alcune serie, altre ironiche, come quella "su un soldato richiamato nell'ambito della mobilitazione parziale e rientrato a casa parzialmente". 

Nello stesso articolo, Nina K. si domanda perché nessuno parli di Artëm Kamardin, arrestato a settembre del 2022, assieme a Egor Štovba e Nikolaj Dajneko, in piazza Triumfal’naja, dopo una lettura pubblica di una poesia contro la guerra. Se ne parla un po', in realtà, ma mai abbastanza.

Alexandra Popova, fidanzata di Artëm Kamardin


martedì 17 gennaio 2023

Mosca, gennaio 2023

In seguito all'attacco missilistico che ha provocato almeno 40 morti in un condominio di Dnipro, dei moscoviti hanno deposto fiori ai piedi del monumento dedicato alla poetessa Lesja Ukraïnka.

sabato 25 febbraio 2012

3

Wahrlich

Für Anna Achmatova

Wenn es ein Wort nie verschlagen hat,
und ich sage es euch,
wer bloß sich zu helfen weiß
und mit den Worten -

dem ist nicht zu helfen.
Über den kurzen Weg nicht
und nicht über den langen.

Einen einzigen Satz haltbar zu machen,
auszuhalten in dem Bimbam von Worten.

Es schreibt diesen Satz keiner,
der nicht unterschreibt.

Ingeborg Bachmann
1965


Veramente

Per Anna Achmatova

Se non è mai rimasto interdetto da una parola,
vi dico,
chi non sa che aiutarsi da sé
e con le parole -

non può essere aiutato.
Non sbrigativamente
né con l'aiuto del tempo.

Far durare una sola frase,
resistere alla fantasmagoria delle parole.

Questa frase non la scrive nessuno
se prima non la sottoscrive.

Ich erwähne das alles nicht, um ein Urteil über die einzelnen Dichter und ihre Irrtümer, ihre Einseitigkeiten zu verunmöglichen. Sondern um zu erinnern, wenn man sich heute desorientiert fragt, wie wohl das Neue, wie wohl das Austreten eines wirklichen Dichters und einer Dichtung zu erkennen sei. Es wird zu erkennen sein an einer neuen gesamten Definition, an Gesetzgebung, an dem geheimen oder ausgesprochenen Vortrag eines unausweichlichen Denkens.
Zeitlos freilich sind nur die Bilder. Das Denken, der Zeit verhaftet, verfällt auch wieder der Zeit. Aber weil es verfällt, eben deshalb muß unser Denken neu sein, wenn es echt sein und etwas bewirken will.
Ingeborg Bachmann, Fragen und Scheinfragen, Frankfurter Vorlesung, 1959

Menziono tutto questo non per rendere impossibile un giudizio sui singoli poeti e sui loro errori, sulle loro parzialità, bensì per ricordare, quando oggi ci si chiede, disorientati, come si possa riconoscere il nuovo, l'arrivo di un vero poeta e di una vera poesia, che li si riconosce da una nuova definizione globale, da una legge, riportando, implicitamente o esplicitamente, un pensiero ineludibile.
Senza tempo restano certamente solo le immagini. Il pensiero, ancorato al tempo, è reclamato dal tempo, ma siccome ne diviene succube, proprio per questo il nostro pensiero deve rinnovarsi, se vuole essere autentico e ottenere qualche effetto.

*
Смерть поэта

I

Как птица мне ответит эхо.
Б. П.

Умолк вчера неповторимый голос,
И нас покинул собеседник рощ.
Он превратился в жизнь дающий колос
Или в тончайший, им воспетый дождь.
И все цветы, что только есть на свете,
Навстречу этой смерти расцвели.
Но сразу стало тихо на планете,
Носящей имя скромное... Земли.

Анна Ахматова
1960


La morte del poeta

I

Как птица мне ответит эхо.
B. P.

Ieri una voce unica si tacque,
ci ha lasciati l'interlocutore delle selve.
Si è mutato nella spiga che dà vita
o nella pioggerella da lui cantata.
E tutti i fiori che ci sono al mondo
incontro a questa morte sono sbocciati.
Ma di colpo ci fu silenzio sul pianeta
che ha un modesto nome... Terra.

Anna Achmatova
traduzione di Carlo Riccio

*
Всё сбылось

Дороги превратились в кашу.
Я пробираюсь в стороне.
Я с глиной лед, как тесто квашу,
Плетусь по жидкой размазне.

Крикливо пролетает сойка
Пустующим березняком.
Как неготовая постройка,
Он высится порожняком.

Я вижу сквозь его пролеты
Bсю будущую жизнь насквозь.
Bсе до мельчайшей доли сотой
В ней оправдалось и сбылось.

Я в лес вхожу, и мне не к спеху.
Пластами оседает наст.
Как птице, мне ответит эхо,
Мне целый мир дорогу даст.

Среди размокшего суглинка,
Где обнажился голый грунт,
Щебечет птичка под сурдинку
С пробелом в несколько секунд.

Как музыкальную шкатулку,
Ее подслушивает лес,
Подхватывает голос гулко
И долго ждет, чтоб звук исчез.

Тогда я слышу, как верст за пять,
У дальних землемерных вех
Хрустят шаги, с деревьев капит
И шлепается снег со стрех.

Борис Пастернак
1958


Everything came true

The roads have weathered into gruel
And I must turn aside and go
And plash along a different path
And through the paste-ice, soft as dough.

A jay flies screeching overhead
Into a birch grove's emptiness
That, like an uncompleted building,
Uprears itself in nakedness;

And through its archways I can see
My whole life's future course lie bare
For all its small particulars
Are outlined and perfected there.

The snow-crust lies in layers where
I walk the wood unhurriedly.
And echoes give me their reply:
The way ahead grows clear for me.

In patches on the soaking loam
The bare earth is uncovering
While now and then, as seconds pass,
A bird keeps softly twittering

Her music, like a music box,
Until the forest overhears.
Relays it through its hollow throat.
And waits, waits, till it disappears;

Then long I hear how mile on mile
To distant signposts sounds still flow
Of crackling footsteps, dripping trees.
And from the eaves the splash of snow.

Boris Pasternak
Translated by Henry Kamen

domenica 22 gennaio 2012

Russische Spielsachen

Denn wer weiß, wie bald auch dieses Stück Volkskunst dem Siegeszug der Technik, welcher Rußland heute durchquert, noch standhalten kann. - Walter Benjamin, Russische Spielsachen, Südwestdeutsche Rundfunk-Zeitung, 10. Januar 1930 
Perché chissà quanto anche questa parte di arte popolare potrà ancora resistere al corso trionfale della tecnica che oggi attraversa la Russia.


Ci era stato detto che c'è un gioco chiamato golf in cui si colpisce la palla col bastone: pensammo di combinarlo col calcio, perché pareva un po' cretino, sostituendo alla palla un barattolo di latta pestato col martello. Questo è il golcio. -  Luigi Meneghello, Libera nos a Malo


Pìcola che la iera, /la se meteva soto/  la finestra, par tera,/ co' le su' robe:/  la pupa, el letin/ le pignadele stivade vizin.  - Virgilio Giotti,  I zogàtoli
Da piccola,/ si metteva sotto/ la finestra, per terra,/ con le sue cose:/ la  bambola, il lettino,/ le pentoline allineate vicino.


Hölzernes Modell einer Nähmaschine. Dreht man die Kurbel, so geht der Nagel auf und nieder und erzeugt im Auffallen ein klapperndes Geräusch, das dem Kinde den Rhythmus der Nähmaschine vorstellt. Bauernarbeit. 

Modello in legno di una macchina da cucire. Quando si gira la manovella, il chiodo va in su e in giù e colpendo la base produce un rumore battente, che per il bambino rappresenta il ritmo della macchina da cucire. Lavoro contadino.


Interessant ist der Vergleich dieser beiden Wjatka-Puppen. Das Pferd, das auf dem einen Modell noch sichtbar ist, ist auf dem nebenstehenden schon mit dem Manne verschmolzen. Volkstümliches Spielzeug strebt nach vereinfachten Formen. 

Interessante, il confronto tra questi due pupazzi di Vjatka. Il cavallo, ancora visibile in uno dei modelli, in quello a fianco è già fuso con l'uomo. Il giocattolo popolare tende verso forme semplificate.


a) Samowar (gelb, rot und grün) als Behang für den Weihnachtsbaum. b) Trommler - gibt ein knatterndes Geräusch von sich und bewegt die Arme, wenn man die Kurbel rechts unten dreht.

a) Samovar (giallo, rosso e verde) da sospendere all'albero di Natale. b) Tamburino - emette un picchiettio e muove le braccia quando si gira la manovella in basso a destra.


Möbelgarnitur für die Puppenstube. Arbeit sibirischer Sträflinge aus dem 19. Jahrhundert. Das Zusammenflügen der winzigen Holzteilchen erfordert unsägliche Geduld.

Mobili per arredare la stanza delle bambole. Lavoro di detenuti siberiani del XIX secolo. L'assemblaggio delle minuscole particelle di legno richiede una pazienza infinita.


Puppe aus Stroh. Höhe: 6 Zoll. Tambosk. Wird sommers im Feld hei der Erntearbeit verfertigt und später, getrocknet, als Puppe bewahrt. Erinnerung an einen uralten Erntefetisch.

Bambola di paglia. Altezza: 6 pollici. Tambosk. Viene realizzata nei campi d'estate, durante la raccolta, e  poi, una volta seccata, conservata come bambola. Reminiscenza di un feticcio arcaico della raccolta. 


Die Erde auf drei Walfischen. Von einem Künstler aus Holz verfertigt. Das Motiv entstammt einer russischen Sage.

La terra su tre balene. Realizzata in legno da un artista. Il motivo proviene da una leggenda russa.


Bacchus auf einem Ziegenbock. Im Kasten eine Musik.

Bacco su un caprone. Nella scatola, una musica.


Altes Holzpferdchen aus dem Gouvernement Wladimir.

Antico cavalluccio in legno dell'Oblast' di Vladimir.
 

Nußknacker. Nachahmung einer Majolikafigur in Holz. Entstanden zwischen 1860 und 1880 im Gouvernement Moskau.

Schiaccianoci. Imitazione in legno di una figura di maiolica. Creato tra il 1860 e il 1880 nell'Oblast' di Mosca.
 

Droschke mit zwei Pferden bespannt. Holzschnitzerei aus dem Gouvernement Wladimir.

Carro attaccato a due cavalli. Scultura in legno dell'Oblast' di Vladimir.


Bonne mit zwei Kindern. Sehr alter Spielzeugtyp.

Domestica con due bambini. Tipo di giocattolo molto antico.
 
(Tutte le didascalie sono di Walter Benjamin.)

lunedì 24 ottobre 2011

для переброски в коммунистический век

Грохот, взрыв, выстрел. Победоносиков распахивает дверь и бросается в квартиру. На нижней площадке фейерверочный огонь. На месте поставленного аппарата светящаяся женщина со свитком в светящихся буквах. Горит слово "Мандат". Общее остолбенение. Выскакивает Оптимистенко, на ходу подтягивает брюки, в ночных туфлях на босы ноги, вооружен.

Оптимистенко
Где? Кого?!

Фосфорическая женщина 
Привет, товарищи! Я делегатка 2030 года. Я включена на двадцать четыре часа в сегодняшнее время. Срок короткий, задания чрезвычайные. Проверьте полномочия и оповеститесь.

Оптимистенко
(бросается к делегатке, всматривается в мандат, скороговоркой проборматывая текст)
"Институт истории рождения коммунизма..." Так... "Даны полномочия..." Правильно... "Отобрать лучших..." Ясно... "для переброски в коммунистический век..." Что делается-то! Что делается, господи!..

Владимир Маяковский, Баня, 1930

Fracasso, un'esplosione, uno sparo. Pobedonosikov apre la porta e si precipita nell'appartamento. Sul pianerottolo, un fuoco d'artificio. Nel punto in cui era stato posto l'apparecchio, una donna luminosa, con un rotolo a lettere luminose. Brilla la parola "Mandato". Stupore generale. Appare Optimistenko, che si infila di corsa i pantaloni, in pantofole a piedi nudi, armato.

Optimistenko
- Dove? Chi?!

La donna fosforescente
- Salve, compagni. Sono una delegata dell'anno 2030. Sono connessa al tempo attuale per ventiquattro ore. Il tempo è breve, il lavoro urgente. Verificate le mie credenziali e prendete conoscenza.

Optimistenko
(si precipita verso la delegata, esamina il mandato, biascica velocemente il testo ad alta voce)
-"Istituto di storia della nascita del comunismo... " Così... "Pieni poteri..." Esatto... " Selezionare i migliori... ". Chiaro... "per il trasferimento nell'era comunista..." Che affare! Signore, che affare!

Vladimir Majakovskij, Il bagno, 1930

sabato 22 ottobre 2011

когда я построю свою машину

Но у тебя горит лицо, Ихя. Тебе нехорошо?
Влажные, горячие пальцы охватили Штереру ладонь:
- Хорошо. Так хорошо, что никогда уже не будет так.
Штерер улыбнулся:
- Неправда: когда я построю свою машину - пусть это будет через десять, двадцать лет, все равно - я вернусь, обещаю тебе, в этот вот день, в наше сейчас: мы будем снова сидеть вот так, пальцы у тебя, которого уже не будет, будут влажные и горячие, и ты скажешь: "Хорошо. Так хорошо, что..." Но я трону рычаг и...
- И к берегу?
- Нет, Ихя, мимо и дальше. Сквозь лёт лет.

Сигизмунд Кржижановский, Воспоминания о будущем, 1929


Ma il tuo viso è in fiamme, Ichja. Ti senti male?
Dita madide e calde strinsero la mano di Šterer:
- Mi sento bene. Talmente bene che non mi sentirò mai più così.
Šterer sorrise:
- Ti sbagli: quando avrò costruito la mia macchina - fosse anche tra dieci o venti anni, in ogni caso - tornerò, te lo prometto, in questo giorno in cui siamo adesso: saremo di nuovo seduti così, e le tue dita, che non esisteranno più, saranno madide e calde, e mi dirai: "Mi sento bene. Talmente bene che..." Ma io manovrerò la leva e...
- E andremo sulla riva?
- No, Ichja, molto più lontano. Attraverseremo il volo degli anni.

Sigizmund Kržižanovskij, Ricordi del futuro, 1929

martedì 2 agosto 2011

Excusez-moi encore une fois

Просвещенный читатель ведает, что Шекспир и Вальтер Скотт оба представили своих гробокопателей людьми веселыми и шутливыми, дабы сей противоположностию сильнее поразить наше воображение.

Пушкин, гробовщик

L'illuminato lettore sa che sia Shakespeare sia Walter Scott presentarono i loro fabbricanti di bare come uomini allegri e scherzosi, affinché questo contrasto colpisse più fortemente la nostra immaginazione.

Puškin, Il fabbricante di bare
Da Umili prose: I racconti di Belkin, La donna di picche, Kirdžali, La figlia del capitano, traduzione e cura di Paolo Nori, Feltrinelli, 2006

mercoledì 30 marzo 2011

Dizionario di tutte 'e cose - A come Avvertenza







Ivan
Bounine

Le village

roman










AVERTISSEMENT

Cet ouvrage, intitulé roman pour éviter de brusquer dans ses habitudes le lecteur français, porte, en russe, une autre indication: c'est un poème.
Gogol, lui aussi, considérait comme un poème sa monumentale histoire des Âmes mortes.
Le Village date de 1909.
Le Traducteur.


Quando ho trovato questa avvertenza sul motivo per cui il lettore francese non è stato maltrattato nelle sue abitudini, ho pensato prima di tutto che non fosse destinata a me e, in secondo luogo, che fosse bello sia che il traduttore (Maurice Parijnanine) l'avesse prevista sia che le due opere citate avessero questa cosa poetica in comune (normalmente, un poème è una poesia). Poi, ripensandoci meglio, mi è venuto in mente che in questo contesto poème deve essere proprio un poema: così recita in effetti anche il sottotitolo in russo delle Anime Morte di Gogol' (quanto a Il Villaggio di Bunin non lo so, non sono riuscita a trovarne online un'edizione russa che mi potesse illuminare). Solo che un poema non è una poesia, è - appunto - un poema. Tutto questo gran pensare mi ha indotto a ripassare sulla firma finale dell'avvertenza, che se non avesse avuto la maiuscola iniziale ed il punto finale mi avrebbe evitato di cancellare ogni residua traccia di bellezza con l'automatico rimando al tipico avviso firmato:

La Direzione.

Posso passare un discreto numero di minuti, su una breve avvertenza.

martedì 10 agosto 2010

venerdì 2 luglio 2010

Museo Puškin, 1955

Dopo avere schiacciato e annientato l'esercito della Germania fascista, le truppe vittoriose dell'armata sovietica hanno portato a Mosca dei quadri del museo di Dresda. Questi quadri vi sono stati conservati sotto chiave per quasi dieci anni.
Nella primavera del 1955, il governo sovietico ha deciso di restituire questi quadri a Dresda. Prima di rispedirli in Germania, si è deciso di concederli al pubblico per novanta giorni.
È così che il 30 maggio del 1955, nel freddo del primo mattino, dopo aver risalito la via Volkhonka lungo i cordoni della polizia moscovita che conteneva la folla delle migliaia di persone che desideravano vedere i quadri dei grandi maestri, sono entrato nel museo Puškin, sono salito al primo piano e mi sono avvicinato alla Madonna Sistina.

(...)

Da quando questo dipinto esiste, sono stati fondati e sono crollati imperi europei e coloniali, abbiamo visto sorgere il popolo americano, le fabbriche di Pittsburgh e di Detroit, ci sono state rivoluzioni, la struttura sociale del mondo si è trasformata... Nel frattempo, l'umanità ha lasciato dietro di sé le superstizioni degli alchimisti, i telai tessili, i velieri e le diligenze, i moschetti e le alabarde, ed è entrata nel secolo dei generatori, dei motori elettrici e delle turbine, il secolo dei reattori atomici e delle reazioni termonucleari. Nel frattempo, Galileo ha scritto il suo Dialogo formulando la sua conoscenza dell'universo, Newton i suoi Principia, Einstein Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento. Nel frattempo, Rembrandt, Goethe, Beethoven, Dostoevskij e Tolstoj hanno approfondito l'anima e abbellito la vita.
Ho visto una giovane madre che tiene un bambino tra le braccia.

Vasilij Semënovič Grossman, La Madonna sistina. Da Vassili Grossman, La Madone sixtine, traduit du russe par Sophie Benech, Éditions Interférences, 2002

Recondita armonia

giovedì 24 giugno 2010

martedì 15 giugno 2010

Solo

Aveva visto, definitivamente, il socialismo. Era un bel cielo azzurro, un po' umido, che si nutriva del respiro delle erbe da foraggio. Solidale, il vento muoveva appena i laghi opulenti delle parcelle coltivate, la vita era così felice che non faceva rumore. Restava solo da stabilire il senso sovietico dell'esistenza.

Andreï Platonov, Tchevengour, traduit du russe par Louis Martinez, Robert Laffont, 1996

*

Napoli, 28 dicembre 1972

Andrej Platonov scrisse Čevengur (traduzione italiana: Da un villaggio in memoria del futuro) alla fine degli anni venti. A più di quarant'anni dalla nascita del romanzo e a venti dalla morte del suo autore, Čevengur viene ora pubblicato a Parigi con un'introduzione di Michail Heller. Gor'kij, che in queste cose si era formato un fiuto infallibile e un udito finissimo, oggi può essere citato come un buon profeta: il romanzo "lirico-satirico" Čevengur, con i suoi sottintesi "anarchici", non aveva la minima possibilità di passare attraverso la cruna della censura fin dal primo momento. Stalin aveva stroncato il racconto di Platonov Vprok (A buon pro) con una parola a margine: podonok (feccia). Quella "feccia" è oggi considerato come uno dei più interessanti scrittori russi del periodo dopo la rivoluzione. Heller definisce Čevengur un "romanzo filosofico" e i suoi protagonisti "cavalieri erranti delle idee". Giustissimo, tuttavia, in certi punti, mi verrebbe voglia di presentare diversamente l'eccezionale impresa di Platonov. Il suo è un dramma allegorico sulla rivoluzione, meravigliosamente incastonato in una narrazione severamente realista, a volte addirittura brutale. La Russia ai tempi di Kronštadt, lorda di sangue, sempre più sprofondata nella sofferenza: nel cuore di questa Russia c'è il capoluogo di provincia Čevengur, la "città del sole", la capitale del "puro comunismo", innestata sui cadaveri, sede della pazzia astratta, che mobilita gli uomini ormai stremati per inseguire la "fine della storia e di tutto". Come nel dramma allegorico medievale, l'azione sembra svolgersi su due piani: in basso si agita l'infelicità umana, in alto arranca brancolando nella nebbia il sogno della felicità umana. In Platonov i due piani sono perfettamente accordati, combaciano con una precisione tale che il tutto assume spesso una tonalità di un poema drammatico. Che cosa li salda? Il sorriso mestamente ironico dell'autore. "La fine della storia e di tutto" non ci sarà, il sogno popolare della palingenesi non si realizzerà: le riflessioni sulla vita hanno insegnato a Platonov ad apprezzare più "l'amore per ciò che è vicino" che non "l'amore per ciò che è lontano"; nel '28 o nel '29 comprende già, senz'ombra di illusioni, che "i cavalieri erranti delle idee" si sarebbero sviluppati in burocrati ottusi e crudeli, specialisti nell'applicare il pugno di ferro all'ebbrezza della follia. E tuttavia il sorriso, per quanto sempre più mesto, rimane fino all'ultima pagina del romanzo.
Vedo quel sorriso anche nella fotografia di Platonov, che si trova all'inizio dell'edizione parigina di Čevengur. È un sorriso dolce, benevolo, appena appena un po' insicuro su una faccia addolorata da plebeo. Più tardi sarebbe scomparso completamente. Nel 1938 fu arrestato l'unico figlio di Platonov, quindicenne, per aver preso parte a una "congiura antisovietica". Due anni dopo il padre riuscì a elemosinare a Stalin la liberazione del ragazzo deportato nel lager di Norylsk, ma soltanto per poter assistere alla sua morte per tubercolosi fulminante. Platonov si mise a bere, gli amici gli procurarono un posto di custode all'istituto letterario "Gor'kij": sotto il regime sovietico era un buon posto per uno scrittore serio, che nei momenti in cui non era ubriaco e in cui non doveva fare il guardiano, poteva utilizzare la ricca biblioteca dell'istituto. Contagiato dal figlio, morì di tubercolosi nel 1951.

Napoli, 29 dicembre 1972

Il sorriso di Platonov non mi ha dato pace per tutto il giorno, frugavo nella mia memoria alla ricerca di un sorriso corrispondente. E alla fine... Fra le quaranta persone rinchiuse nella cella della prigione di Vitebsk sorrideva nello stesso modo Marcin C., un giovane operaio di una vecchia famiglia di Łódź, comunista e autodidatta dotato di una grande intelligenza, arrivato poco dopo la disfatta del settembre 1939 nella "patria del proletariato mondiale". Andò a finire nel mio stesso campo di prigionia, a Kargopol, ma fu assegnato alla sezione peggiore, alla Seconda Alekseevka. Dopo che i polacchi furono amnistiati, passò per la centrale di Ercevo: lo accompagnai dalla peresylka (prigione di transito) al posto di guardia. Del suo sorriso non restava che un crampo dei suoi lineamenti affilati e deperiti, come lo sfregio di una ferita cicatrizzata male. Non ho più avuto notizie di Marcin dopo il bacio che ci scambiammo in silenzio davanti alla garitta. Si arruolò nell'esercito di Anders? Fu reclutato nell'esercito di Berling? Si stabilì in una Čevengur russa che aveva riacquistato il senno? Non so perché, la terza possibilità mi sembra la più probabile. A quei tempi, in Russia, tra i comunisti distrutti c'erano anche dei casi di irrevocabile disprezzo autopunitivo per il vecchio sogno.

Gustaw Herling, Diario scritto di notte, traduzione di Donatella Tozzetti, Feltrinelli, 1992

sabato 12 giugno 2010

Puškin e il mantra della cultura russa

Bene, basta tergiversare: è arrivato il momento di affrontare Evgenij Onegin, il mantra della cultura russa.

Dopo averne cercate diverse interpretazioni, ne propongo la più sensata di tutte, quella del poeta Dimitrij Aleksandrovič Prigov, che ne ha declamato i primi versi alla maniera buddista, musulmana e, naturalmente, ortodossa.

"Мой дядя самых честных правил,
Когда не в шутку занемог,
Он уважать себя заставил
И лучше выдумать не мог.
Его пример другим наука;
Но, боже мой, какая скука
С больным сидеть и день и ночь,
Не отходя ни шагу прочь!
Какое низкое коварство
Полуживого забавлять,
Ему подушки поправлять,
Печально подносить лекарство,
Вздыхать и думать про себя:
Когда же черт возьмет тебя!"


Di principi onestissimi, mio zio,
or che giace ammalato per davvero,
fa sì che lo rispetti infine anch’io;
e non poteva aver miglior pensiero;
esempio agli altri ed ammaestramento;
ma quale noia, o Dio, quale tormento
ad un infermo muoversi d’intorno,
senza mai allontanarsi, e notte e giorno!
Oh, quale ipocrisia, quale meschina
perfidia divertire un moribondo,
aggiustare i guanciali a un gemebondo,
con faccia triste dar la medicina,
sospirare e pensar fra sé: che guai!
quando all’inferno dunque te n’andrai?

Traduzione di Ettore Lo Gatto


Un accenno ad una versione indù e un'ulteriore versione buddista si possono trovare in questo video, a beneficio dei cultori di Prigov.

venerdì 11 giugno 2010

Come sarebbe se continuassi ancora, inesorabilmente, con Puškin

заумь

дыр бул щыл
убешщур
скум
вы со бу
р л эз

в этом пятистишии больше русского национального, чем во всей поэзии Пушкина.

Алексей Елисеевич Кручёных


zaum' (*)

dyr bul ščyl
ubešščur
skum
vy so bu
r l ez

In questi cinque versi c'è più carattere nazionale russo che in tutta la poesia di Puškin.

Aleksej Eliseevič Kručenych, 1913

(*) transmente, transragione. Il resto è quello che vi suggerisce la vostra anima russa.


mercoledì 9 giugno 2010

Come sarebbe se continuassi ancora con Puškin

Ne Lo Specchio di Tarkovskij, una signora (la Achmatova?) chiede a Ignat di leggere da un libro le parti di una lettera di Puškin sottolineate con una matita rossa. Queste.

Non c'è dubbio che lo scisma delle chiese ci ha separati dall’Europa e che non abbiamo partecipato a nessuno dei grandi eventi che l’hanno scossa, ma noi avevamo la nostra propria missione. È la Russia, sono i suoi spazi sconfinati ad aver assorbito l’invasione mongola. I tartari non hanno osato superare le nostre frontiere occidentali. Si sono ritirati nelle loro steppe e la civiltà cristiana è stata salvata. A questo scopo, abbiamo dovuto condurre un’esistenza assolutamente particolare che, pur lasciandoci cristiani, ci ha tuttavia resi profondamente estranei al mondo cristiano.

Per quanto riguarda la nostra insignificanza dal punto di vista storico, non posso decisamente essere d’accordo con voi.

E non trovate qualcosa di importante nell’attuale situazione della Russia, qualcosa che colpirà gli storici futuri? Anche se sono sinceramente devoto al nostro sovrano, non posso proprio entusiasmarmi vedendo quello che mi circonda; come letterato ne sono irritato, come uomo afflitto da pregiudizi ne sono offeso, ma vi giuro sul mio onore che per nulla al mondo vorrei cambiare patria, o avere un’altra storia, diversa da quella dei nostri padri, esattamente come Dio ce l’ha data.

Dalla Lettera di Puškin a Čaadaev, 19 ottobre 1836


Andrej Tarkovskij, Lo specchio, 1974
Pergolesi, Stabat Mater, Quando corpus morietur/ fac ut animae donetur/ paradisi gloria, 1736

Come sarebbe se un russo non capisse Puškin

Не понимать русскому Пушкина значит не иметь права называться русским.

Достоевский, Дневник писателя, 1877 год, Декабрь, Глава вторая, Пушкин, Лермонтов и Некрасов.


Per un russo non capire Puškin significa non avere il diritto di chiamarsi russo.

Dostoevskij, Diario di uno scrittore, 1877, dicembre, Capitolo secondo, Puškin, Lermontov e Nekrasov

giovedì 3 giugno 2010

Come sarebbe se incrociassimo un viandante nel 1829

«Что нового в Эривани?» — спросил я его. «В Эривани чума,— отвечал он,— а что слыхать об Ахалцыке?» — «В Ахалцыке чума»,— отвечал я ему. Обменявшись сими приятными известиями, мы расстались.

Пушкин, Путешествие в Арзрум

“Novità, a Yerevan?”, gli domandai. “A Yerevan c’è la peste”, rispose. “E cosa avete sentito dire di Achalcyk?” “C’è la peste, ad Achalcyk”, gli risposi. Dopo esserci scambiati queste piacevoli notizie, ci separammo.

Puškin, Viaggio ad Arzrum

(Allora Achalcyk, ora Akhaltsikhe? Mah, misteri delle traslitterazioni.)