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sabato 19 marzo 2016

Dizionario di tutte 'e cose: P come Piccola casa editrice (ovvero uno dei motivi per cui vorrei che il Regno Unito restasse nell'UE)

Buongiorno,

Ho ricevuto la vostra conferma di spedizione il primo marzo, per la quale vi ringrazio, ma non ho ancora ricevuto il primo libro del mio abbonamento semestrale.

Potreste verificare il mio ordine e la spedizione?

Se i tempi di consegna dovessero essere più lunghi, vi prego di non tenere conto di questa email. In caso contrario, gradirei un vostro riscontro.

Vi ringrazio sin d'ora. Cordiali saluti,

Francesca Giovannini

***

Dear Francesca Giovanni (sic),

Many thanks for your order, I'm terribly sorry that you haven't received your book, how annoying. Yes, it was posted to you on March 1st so I'm quite surprised that it hasn't yet arrived. Might we wait a day or two longer to see if it does turn up? If not, please do let me know and I shall of course send a replacement.

Best wishes,
Lydia

(Molte grazie per il suo ordine. Sono terribilmente dispiaciuta del fatto che non ha ricevuto il suo libro, che seccatura. Sì, le è stato inviato il primo marzo, per cui sono piuttosto sorpresa che non sia ancora arrivato. Potremmo aspettare ancora un paio di giorni per vedere se effettivamente arriva? Altrimenti, la prego di farmi senza'altro sapere; ovviamente, gliene spedirei un'altra copia.)

***

Cara Lydia,

Grazie. Certo, aspettiamo qualche giorno in più. Se non dovesse arrivare, glielo farò sapere. È il mio primo libro di Persephone books!

Cordiali saluti,

Francesca

***
Cara Lydia,

Solo per farle sapere che il libro è arrivato oggi.

Non vedo l'ora di leggerlo!
Cordiali saluti,
Francesca

***
Hurray! Thanks so much for letting me know. My apologies again for the delay.

Best wishes,

Lydia
(Urrà! Grazie mille per avermelo fatto sapere. Le mie rinnovate scuse per il ritardo.) 

venerdì 30 ottobre 2015

Dizionario di tutte 'e cose: L come Lacune

Lieber Dr. Thomas Mann! Obwohl wir uns nicht persönlich kennen, muß ich Sie darüber informieren, daß vor drei Wochen ein Deutscher in unsere Stadt gekommen ist, der behauptet, Sie zu sein. Da ich Sie - wie wir alle in Drohobycz - nur von Fotografien aus den Zeitungen kenne, kann ich nicht mit letzter Sicherheit sagen, daß Sie es nicht sind, aber allein die Geschichten, die er erzählt - von seiner abgetragenen Kleidung und dem starken Körpergeruch abgesehen, der ihn umgibt -, machen ihn verdächtig.

Maxim Biller, Im Kopf von Bruno Schulz, 2013

Caro Dottor Thomas Mann! Nonostante non ci conosciamo personalmente, devo informarLa del fatto che un tedesco che sostiene di essere Lei è venuto nella nostra città tre settimane fa. Siccome io - come noi tutti, a Drohobycz - La conosco solo da fotografie sui giornali, non posso dire con tutta certezza che Lei non sia lui, ma già le storie che lui racconta - fatta eccezione per il suo vestito liso e il forte odore del suo corpo, che lo circonda  - lo rendono sospetto.

Nel 1938, Bruno Schulz scrisse una lettera a Thomas Mann, allora in esilio a Zurigo, accompagnata da un racconto scritto in tedesco. Non ci sono giunti né la lettera né il racconto. Maxim Biller ha provato a colmare questa lacuna.
È da un po' che mi capita di leggere tentativi di colmare lacune di questo tipo. Sono tanto numerosi che mi vien da pensare che si scrivano solo libri così o almeno che io, più o meno inconsciamente, non cerchi che quelli. Del resto, come avrei potuto resistere al racconto di Juna (deludente), a quello di Maggiani, che dà voce al popolo privo di voce (molto bello, almeno in quella parte) o alla storia di Benjamin che riesce ad imbarcarsi per gli Stati Uniti (audace)? Se l'avessi fatto, avrei ignorato che, quando io avevo 7 anni e cercavo volumi in una piccola biblioteca di quartiere, Benjamin passava il tempo nella biblioteca pubblica di New York. Di questo passo, prima o poi troverò i nomi dei mandanti delle stragi italiane, almeno in letteratura.

giovedì 27 agosto 2015

Dizionario di tutte 'e cose 2015 - Edizione ampliata e corretta

Migranti, clandestini, profughi, rifugiati, richiedenti asilo, illegal aliens, undocumented immigrants, sans-papiers: con giravolte continue se ne definiscono i contorni, se ne regolano le accezioni.

In questo momento, illegal alien è preferito dai repubblicani statunitensi, mentre undocumented immigrant dai democratici. In Italia, si riconosce un simpatizzante di destra da uno di sinistra nello stesso modo: il primo non disdegna di parlare di clandestini, il secondo ha una chiara preferenza per migrante. Un po' ovunque in Europa, un rifugiato merita più rispetto di un profugo, il profugo più di un migrante e quest'ultimo più di un clandestino - sappiatelo, ricercatori del futuro.  L'expatriado e i suoi omologhi, avendo sia los papeles sia una professione, non hanno alcun problema di rispetto, anzi, possono essere persino motivo di vanto, perché contribuiscono alla giusta dose di diversity ed alla vitalità del mercato immobiliare.

La distinzione tra migrante legale e illegale è in palese via di estinzione, almeno sulla stampa. Per questione di brevità, i giornali preferiscono in genere usare migrante e basta, senza qualificazioni, anche se nella stragrande maggioranza dei casi l'illegalità è sottintesa. Un migrante, nel momento in cui scrivo, potrebbe in breve tempo raggiungere lo status esclusivo di sinonimo di migrante illegale. Il migrante, se è molto fortunato, diventa immigrato: in questo caso, una volta stabilitosi, diventa un individuo di origine straniera, ovvero mit Migrationshintergrund, concetto che però si estende anche ai suoi figli, anche quando sono nati nel paese in cui il genitore è riuscito ad immigrare. L'ex concetto di migrante legale tende via via a ridursi al solo turista, che è tuttavia un termine in via di rapido deterioramento, in particolare a Barcellona, Lisbona e Heidelberg, a Venezia il deterioramento essendo giunto a compimento già da decenni.

In via generale, il migrante non dovrebbe migrare, né del resto il rifugiato rifugiarsi, in particolare in Polonia, pur venendo così meno alla sua ragion d'essere, a meno che non riceva un invito a farlo, meglio per iscritto su carta intestata dello Stato concerné, nel qual caso rientra nella famiglia dell'immigration choisie, cui si contrappone quella subie.

Il vocabolario europeo si sta arricchendo anche di nuovi, raffinati termini e concetti all'altezza della sua storia: Asylbetrügerwelfare tourist. Il primo è un migrante che al posto di rispondere agli annunci di lavoro del proprio paese, preferisce chiedere asilo in Germania. Il secondo è un migrante che, dopo aver comparato le tabelle delle prestazioni sanitarie, scolastiche, pensionistiche, ecc. dei diversi paesi europei, sceglie il paese che ne garantisce il miglior rapporto qualità-prezzo, che è sempre l'Inghilterra, secondo il primo ministro inglese, anche se i Nuovi Finlandesi sono di tutt'altro avviso. 

Un migrante si può rinchiudere fino a 6 mesi, prorogabili di ulteriori 6 mesi, per poterne accertare l'identità. Si può provare ad impedirgli l'accesso con una barriera, che può essere accettabile e finanziata da fondi europei, come quella di Ceuta e Melilla, o sconveniente e stigmatizzabile, come quella ungherese. Sulla mano di un migrante si può scrivere un numero con un pennarello. Un migrante si può lasciar vivere in campi improvvisati privi d'acqua o sugli scogli tra due stracci, si può espellere in un paese sicuro come la Libia, si può anche bastonare. Un migrante non può farsi assumere, affittare un appartamento, aprire un conto in banca o guidare un'auto: è già così in molti paesi, ma l'Inghilterra lo sta per introdurre nel suo corpus legislativo. Meglio togliere ogni dubbio e privilegiare la certezza del diritto. In via preventiva, prima che varchi quella linea immaginaria che separa noi dagli altri, contro un migrante si possono usare i gas lacrimogeni, per il momento sia in Macedonia sia in Grecia. Come segnale di benvenuto, contro l'Asylbetrüger, si può usare il fuoco, come attestato in una lunga serie di azioni, talvolta sostenute da cittadini non militanti e da famiglie per bene, accompagnate dai figli. Contro un uomo no, contro un uomo non si può fare niente di tutto questo, l'uomo ha dei diritti inalienabili.

mercoledì 19 agosto 2015

Dizionario di tutte 'e cose: G come Genio

È in corso la costruzione della barriera voluta da Orbán per fermare il flusso dei migranti. C'è un punto, tuttavia, dove l'opera è già completata: si trova in corrispondenza del triplice confine tra Ungheria, Serbia e Romania.


martedì 23 giugno 2015

Dizionario di tutte 'e cose: U come Urto

E poi ho cominciato ad amare lo spazio, i grandi spazi, perché nei grandi spazi il tuo pensiero vaga. Invece, al giorno d'oggi, cosa abbiamo? Abbiamo degli spazi piccoli e ristretti, così andiamo ad urtare con tutte le nostre idee.

Libereso Guglielmi, Libereso, il giardiniere di Calvino - Da un incontro di Libereso con Ippolito Pizzetti, Tarka


Cfr., volendo.

mercoledì 9 luglio 2014

Dizionario di tutte 'e cose: S come Sconfitta

Ἀσπίδι μὲν Σαΐων τις ἀγάλλεται, ἥν παρὰ θάμνῳ,
ἔντος ἀμώμητον κάλλιπον οὐκ ἐθέλων·
αὐτὸν δ' ἔκ μ' ἐσάωσα· τί μοι μέλει ἀσπὶς ἐκείνη;
ἐρρέτω· ἐξαῦτις κτήσομαι οὐ κακίω.

Archiloco

I me ga batù e 'desso i se la mena perché go dovù molar el mio scudo in graia. No gavessi mai volù (che bel ch'el iera), ma la xe 'ndada cussì.
Son vivo, però! Chi se frega del scudo. Ma ch'el vadi in mona, ch'el vadi: scudi sarà che noi no saremo.

martedì 1 luglio 2014

Dizionario di tutte 'e cose: X come Xe più giorni che luganighe

La garde à vue non la auguro a nessuno. Fosse per me, l'abolirei, questa misura poliziesca medievale comminata a milioni di persone, solo considerando il primo decennio del XXI secolo. Tuttavia, Sarkozy messo in garde à vue - lo stesso Sarkozy che da ministro dell'interno la considerava un indicatore dell'efficacia del proprio lavoro e ne raccomandava alla polizia un certo numero all'anno - permette almeno di spiegare definitivamente ai non triestini, in modo diretto, non mediato, senza l'ausilio di circonlocuzioni o perifrasi, il detto: Xe più giorni che luganighe.

domenica 13 aprile 2014

Dizionario di tutte 'e cose - I come Irriproducibile

Neanche i video che seguono li ho fatti io. Non sono stata nemmeno io a raggrupparli: l'ha fatto Didi-Huberman, su un pavimento di un'enorme sala del Palais de Tokyo, su cui, nonostante la loro presenza, si può camminare, se si ha la cura di restare negli spazi lasciati tra un'immagine e l'altra. Del resto, l'installazione di Didi-Huberman è un palese omaggio - oltre che a Warburg, presente con Atlas mnemosyne - al pensiero di Benjamin - assente molto presente - sull'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. E, fatte, le debite proporzioni da un passaggio all'altro, Benjamin senza Marx, ecc. ecc.
A parte delle immagini fisse riproducenti dei tessuti di anonimi bizantini del XV secolo, delle fotografie non firmate, Desastres de la guerra di Goya e Kriegsfibel di Brecht, tutte le altre sono sequenze video tratte dai film che ho cercato di raccogliere qui, in qualche forma (spero di averli recuperati tutti, pur non avendone rispettato né la sequenza prescelta per ognuno, né l'ordine, né, per forza di cose, la disposizione). Alle pareti, poi, sono riprodotte delle foto di Arno Gisinger.
Omettendo qualsiasi considerazione sui contenuti di ogni riproduzione, mi sembra che si tratti di un tradimento di Benjamin, per quanto compiuto in buona fede e probabilmente involontario, o almeno di una premessa essenziale del suo lavoro. Perché la visione è necessariamente influenzata dal grado di conoscenza dei film da parte di ogni visitatore (nel mio caso, non più di metà), dal ricordo che è rimasto della loro visione, quando c'è stata, dalla scelta di guardarli dapprima dall'alto o passeggiandoci attorno, dal modo di percorrere gli spazi tra i fotogrammi (me ne sono resa facilmente conto sia andando avanti ed indietro sia seguendo con lo sguardo le scelte di percorso, diverse, fatte da chi era con me), dal tempo che ci si trova a dedicare ad ogni film, e, non da ultimo, da quanta attenzione si dedichi alle foto alla pareti e dai tempi e dai modi in cui si scelga di dedicarla.
Nessun visitatore, tenendo conto almeno di questi fattori (e chissà di quanti altri), può vedere la mostra Nuove storie di fantasmi nello stesso modo.

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Make A Gif, Animated Gifs
Theo Angelopoulos, Lo sguardo di Ulisse, 1995

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Anonimo spagnolo, El entierro de Buenaventura Durruti, 1936

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Dominique Abel, En nombre del padre, 1999

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Bas Jan Ader, I Am too Sad to Tell You, 1971

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Robin Anderson, Bob Connolly, Black Harvest, 1992

Filippo Bonini Baraldi, Plan séquence d’une mort criée, 2004

Aleksandr Dovženko, Arsenale, 1929


Aleksandr Dovženko, La terra, 1930

Harun Farocki, Übertragung, 2007


Jean-Luc Godard, Vivre sa vie, 1962


 Mohsen Makhmalbaf, Once Upon a Time, Cinema, 1992

Sergej Paradžanov, La Légende de la forteresse de Souram, 1984

Sergej Ejzenštejn, La corazzata Potëmkin, 1925


Pier Paolo Pasolini, Medea, 1969


Artavazd Pelešjan, Noi, 1969


 Pier Paolo Pasolini, La Rabbia, 1963


Vsevolod Pudovkin, La madre, 1926

Glauber Rocha, Terra em transe, 1967

 Jean Rouch, Cimetières dans la falaise, 1951

Pier Paolo Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo, 1964


Zhao Liang, Pétition, la cour des plaignants, 1996-2009

Sergej Paradžanov, Le ombre degli avi dimenticati, 1964

giovedì 29 agosto 2013

Dizionario di tutte 'e cose: S come Social Network

The Okhrana, the Czarist predecessor of the GPU, is reported to have invented a filing system in which every suspect was noted on a large card in the center of which his name was surrounded by a red circle; his political friends were designated by smaller red circles and his nonpolitical acquaintances by green ones; brown circles indicated persons in contact with friends of the suspect but not known to him personally; cross-relationships between the suspect's friends, political and nonpolitical, and the friends of his friends were indicated by lines between the respective circles.
Obviously the limitations of this method are set only by the size of the filing cards, and, theoretically, a gigantic single sheet could show the relations and cross-relationships of the entire population. And this is the Utopian goal of the totalitarian secret police. [...] Now the police dreams that one look at the gigantic map on the office wall should suffice at any given moment to establish who is related to whom and in what degree of intimacy; and, theoretically, this dream is not unrealizable although its technical execution is bound to be somewhat difficult. If this map really did exist, not even memory would stand in the way of the totalitarian claim to domination; such a map might make it possible to obliterate people without any traces, as if they had never existed at all.

Hannah Arendt, The Origins of Totalitarianism, 1951

 
È stato segnalato [Maurice Laporte, Histoire de l'Okhrana, Paris, 1935] che l'Okhrana, la polizia segreta zarista che precedette la GPU, inventò un sistema di schedatura in cui si prendeva nota di ogni persona sospetta su una grande scheda al cui centro il suo nome era racchiuso da un cerchio rosso; i suoi amici nell'ambiente politico erano contrassegnati da cerchi rossi più piccoli e i suoi conoscenti al di fuori dell'ambiente politico da cerchi verdi; dei cerchi marroni indicavano le persone in contatto con amici del sospetto ma a lui non personalmente note; le interrelazioni tra gli amici del sospetto, che fossero in ambito politico o meno, e gli amici dei suoi amici erano indicate da linee tracciate tra i rispettivi cerchi. Ovviamente i limiti del metodo erano dettati solo dalla dimensione delle schede e, in teoria, un solo foglio, gigantesco, avrebbe potuto rivelare le relazioni e le interrelazioni di tutta la popolazione. E questo è l'obiettivo utopico della polizia segreta di un regime totalitario. [...] Ora la polizia sogna che uno sguardo alla mappa gigantesca sulla parete dell'ufficio sia sufficiente in qualsiasi momento per stabilire chi è in relazione con chi e in quale grado di intimità; e, in teoria, questo sogno non è irrealizzabile nonostante la sua realizzazione tecnica sia per forza piuttosto difficile. Se questa mappa esistesse davvero, nemmeno la memoria si frapporrebbe all'aspirazione totalitaria al dominio; una tale mappa renderebbe possibile cancellare le persone senza lasciare alcuna traccia, come se non fossero mai esistite.

venerdì 23 agosto 2013

Dizionario di tutte 'e cose: A come Anche

Nessuno sembra disposto ad assumersi la propria parte di responsabilità per l'incompiutezza dell'esperimento democratico italiano. È colpa della casta, dice chi non vi fa parte o non ritiene di farvi parte. È colpa dei politici, dicono i non politici. È colpa dei comunisti, dice Berlusconi. È colpa di Berlusconi, dice il PD. È colpa del PDL e del PD, dice il Movimento 5 Stelle. È colpa degli immigrati strupratori (sic), dicono i leghisti e buona parte della destra. È colpa della Chiesa Cattolica, dicono gli anticlericali. È colpa della Finanza Mondiale Planetaria Globale Associata, dicono i complottisti col fiuto per l'economia. È colpa del ministro Kyenge, dice il climatologo Giovanni Sartori, perché "il suo chiodo fisso è lo ius soli; e la conseguenza di questa irresponsabile fissazione sarà una ingente crescita, prevalentemente africana, della popolazione italiana".

Sulla falsariga di questi articolati motivi, io potrei tranquillamente dire - e non sarebbe la panzana peggiore, in fondo - che è colpa di chi non si chiama Francesca nata a Trieste da Adriana e Sergio. Non è così, però, perché avrei fatto meglio a scrivere quasi nessuno: è anche colpa mia.


lunedì 5 agosto 2013

Dizionario di tutte 'e cose: N come Nizonnare

Je nizonne, je m'inscris dans une civilisation vivante, succulente, truculente, immanente.
Xavier Grall

Se si passa a Pont-Aven, non si può evitare, oltre alle omonime galettes, tutta la paccottiglia legata al soggiorno, in quel paese, di Gauguin, che pur vi passò solo qualche anno della sua vita: il consueto indotto dell'industria del ricordo, come quella di Goethe a Francoforte e a Weimar o di Aristotele a Stagira.

Se però, al posto di girare per le vie trafficate e un po' troppo bombonierose di Pont-Aven, ci si sposta nella vicina Nizon, oltre ad apprezzarne il bel campo di pétanque, centralissimo, proprio di fronte alla chiesa e alla mairie, e, con l'occasione, le more che vi crescono lungo un intero lato, si può provare - con tutti i limiti del turista che abbia solo essenzialmente triestato, bassanato, milanato, frankfurtiert e parisé - a nizonnare un po', partendo vuoi dalle installazioni effimere realizzate dai suoi abitanti nei limitrofi boschi durante l'annuale festa delle capanne, se si ha la fortuna di trovarli, vuoi dalle opere di Hangar't, cui molti abitanti del paese hanno contribuito, colorando copie di foto di famiglia, antiche e più recenti.

Se non sono riuscita ad imbattermi nelle loro capanne, pur avendone cercato i resti dell'ultima edizione della festa lungo le rive dell'Aven, ho avuto la fortuna di vederne alcune tele in una mostra in corso a Quimper, di cui la mia preferita è quella che riproduce Louise Laz e Anne Furic in auto nel 1937, e di ritrovarne riprodotte delle altre in giro per la rete, che ringrazio in modo generale.















giovedì 18 aprile 2013

Dizionario di tutte 'e cose - P come Presidente

Spero che mi si scuserà per la caduta nell'appiccicosa attualità, ma vorrei lasciare traccia del mio candidato alla Presidenza della Repubblica.



Autosfottò del mite giacobino

Gli antifascisti levano le tende,
ma il mite giacobino non si arrende.
La birba vince e il giusto se le prende,
ma il mite giacobino non si arrende.
Cadono Luther King, Kennedy, Allende,
ma il mite giacobino non si arrende.
La fiaccola del Mis losca si accende,
ma il mite giacobino non si arrende.
La classe dirigente compra e vende,
ma il mite giacobino non si arrende.
Dilaga il male, da Napoli a Torino,
ma non si arrende il mite giacobino.

Alessandro Galante Garrone

Scritta per Corrado Stajano in risposta ad una sua intervista pubblicata su Il giorno nel febbraio del 1974 con il titolo "Il mite giacobino non s'arrende".
Tratta da Alessandro Galante Garrone, Il mite giacobino: conversazione su libertà e democrazia raccolta da Paola Borgna, Donzelli 1994.
So che sembra mancargli un solo, piccolo requisito per essere eletto, ma ho verificato: nella Costituzione non c'è scritto che il Presidente debba avere polso o segni di circolo.

giovedì 14 marzo 2013

Dizionario di tutte 'e cose - M come Mai

La Compagnia di Gesù, l'altra Corporazione denominata delle Dame del Sacro Cuore di Gesù, e quella degli Oblati di San Carlo, e Maria Ss.ma, sono escluse da tutto lo Stato, e non potranno mai venirvi ammesse.

Cesare Leopoldo Bixio, Progetto di legge per l'esclusione perpetua dallo Stato della Compagnia di Gesù, della Corporazione delle dame del Sacro Cuore di Gesù e della Corporazione degli oblati di S. Carlo e Maria SS.ma; scioglimento delle loro case e collegi e avocazione dei beni allo Stato, 22.05.1848, approvato dalla Camera il 21 luglio 1848
Disegni e proposte di legge e incarti delle commissioni 1848 - 1943, Legislatura I 08.05.1848 - 30.12.1848

sabato 10 novembre 2012

Dizionario di tutte 'e cose: C come Caìa

Seminario di 2 giorni: 170 partecipanti, 28 nazionalità, una ventina di relatori, nessuna finestra apribile. Ho le gambe integralmente coperte alla vista altrui da una serie di pannelli di legno. Ne approfitto per muoverle di continuo inosservata e cercare così di attenuare una sindrome a cui solo da poco tempo posso attribuire un nome in italiano, che in realtà ha tutta l'aria di essere una traduzione dall'inglese: sindrome delle gambe senza riposo, anche se io e mio padre ne soffriamo ben prima di questo conio, cui preferiamo senz'altro un'altra locuzione, quando compare, annunciando un dialettale me rosiga le gambe. Proprio mentre più acuto si fa il rosigamento, un relatore si mette a commentare una schermata in cui ha diligentemente elencato la parola "nuovo" in molte lingue, tutte europee, dal greco all'italiano allo spagnolo al francese all'inglese al tedesco al russo: gli piace evidenziarne la prossimità, la similiarità, la somiglianza. Che sputo, l'Europa, penso, e rivolgo automaticamente lo sguardo verso i 4 partecipanti cinesi e gli altrettanti turchi: incerti se distendere i muscoli in orizzontale in un sorriso largo o se contrarli in verticale, in un'espressione di stupore, si risolvono a restare interdetti, i primi appena dopo essersi mentalmente ripetuti, credo, 新 (xīn), i secondi yeni. Penso allo sputo in cui sono nata, che Magris, in modo più elegante, ma non più originale, ha chiamato microcosmo, e mi ritorna alla mente una parola vecchia, molto vecchia, che non uso mai, eppure esiste e resiste da qualche parte dentro di me. Non faccio liste, non serve, per arrivare veloce alla conclusione, azzardata, che il termine più adatto, semanticamente e foneticamente più adatto, a definire uno spilorcio, un avaro, un taccagno, un tirchio, un braccino insomma, è caìa. Dove il risparmio è assoluto, ben più estremo che nei suoi sinonimi tirado o tirà, pedocioso e spinaza, e tocca persino le consonanti, l'unica consonante sopravvissuta alla lesina provvedendo ad emanare l'indispensabile nota di secchezza ed asperità.

lunedì 29 ottobre 2012

Dizionario di tutte 'e cose: C come Colpo all'italiana

Il colpo era stato dato all'italiana, vale a dire che l'assassino aveva rigirato il coltello nella ferita, in modo da farne girare la punta all'interno.
 Le Figaro, 11 febbraio 1879 


lunedì 10 settembre 2012

Dizionario di tutte 'e cose - U come Umiliazione

Per quanto politicamente distante da me, devo ammettere che ho tratto un sospiro di sollievo, quando Napolitano ha nominato Monti presidente del consiglio. Il fiato si fa corto in molte circostanze, come per esempio quando il presidente del consiglio contribuisce ad acuire l'ingiustizia sociale o si reca all'aeroporto per porgere i suoi omaggi a Benedetto XVI, tuttavia, globalmente, respiro meglio di quanto sia riuscita a fare negli ultimi vent'anni (e potrei dire tranquillamente quarant'anni), vista la pochezza della politica di centro-sinistra che mi è toccata in sorte di vedere, i suoi legami con i chierici, la sua debolezza di fronte all'accentramento dell'informazione nelle mani di pochi, l'insufficiente o nullo stimolo impresso alle attività di ricerca e sviluppo, lo zelo con cui ha inviato aerei a bombardare Belgrado, il contributo dato all'istituzione di centri di detenzione per immigrati, la mancanza di volontà o l'incapacità di ricostruire i fatti ed individuare i responsabili delle numerose pagine stragiste, terroriste e mafiose della storia italiana del dopoguerra.

Per quanto, idealmente, nessuno, a parte me, rappresenti me stessa, nella realtà, coloro che rappresentano o amministrano o si candidano ad amministrare l'Italia, tanto più se diventano noti anche all'estero, rappresentano anche me di fronte agli altri, almeno fintanto che ho un passaporto italiano: è un'umiliazione continua.

Per quanto viva altrove e non riesca sempre ad essere sufficientemente informata sulla realtà italiana presente, ho la netta sensazione che i quarant'anni diventeranno cinquanta e chissà quanti altri ancora, salute permettendo.

Stampatemi una scheda elettorale che comprenda, tra le liste, quella del Partito d'Azione, s'il vous plaît.

*

De beroemdste komiek van Italië, Beppe Grillo, uitte op internet zijn woede over de Italiaanse politiek. Dat weblog werd de basis van een eigen politieke partij die twintig procent van de Italianen aan zich wist te binden. Beppe Grillo ontvangt Nieuwsuur bij hem thuis en gaat tekeer over de Italiaanse politiek en Europa.

   

Il famoso comico italiano, Beppe Grillo, ha espresso su internet la propria rabbia in tema di politica italiana. Il blog è diventato la base di un partito politico personale che è in grado di aggregare attorno a sé il venti per cento degli italiani. Beppe Grillo accoglie a casa sua Nieuwsuur e sbraita sulla politica italiana e sull'Europa (ndt: tradotto fingendo che sia tedesco).

Note
1. La metafora della luce del treno in fondo al tunnel è cara anche a Marchionne. Il treno, invece, a meno che non sia sufficientemente lento, non gli è tanto caro, proprio come a Marchionne.
2. Rischio defòTM.
3. Noi abbiamo al governo gente che non è stata eletta. Vero. Politicamente non molto elegante, tuttavia previsto dall'articolo 92 della Costituzione.
4. Spingerò una sorta di - spero - giovani, età media trent'anni. Anche Michel Martone è giovane. Anche Nicole Minetti è giovane. Anche la Pivetti, a suo tempo, lo era. Per quanto sia difficile crederlo, persino Andreotti, all'inizio della sua carriera politica, era giovane. Ecc. ecc.
5. Preparati, con un curriculum. Chiunque ha un curriculum. 
6. Persone selezionate dalla rete. La rete come sinonimo di garanzia e di democrazia (v. siti e forum di movimenti filonazisti, xenofobi, negazionisti, ecc., o anche solo il più innocuo Spazio Azzurro).
7. Creeranno trasparenza, con le webcam. La rete come sinonimo di garanzia e di democrazia, 'nata vota. Le sedute del Parlamento italiano e anche di quello europeo sono già pubbliche e ampiamente diffuse dalla televisione ed in rete e discretamente seguite dai giornali.
8. Io non so se sono in grado di fare il Presidente del Consiglio, ma qualsiasi persona che potrà fare il Presidente del Consiglio per il governo di questo paese è meglio del migliore di questi cialtroni. v. Fronte dell'Uomo Qualunque.
9. Berlusconi lasciamolo nel suo cimitero... hanno 75 anni di media. L'età media: un'ossessione, pare.
10. Noi stiamo coprendo un vuoto in una nazione che ha inventato il fascismo. E svariati arruffapopolo, sempre tollerando l'ingerenza continua della Chiesa cattolica in ogni momento della vita di ogni cittadino (nascita, crescita, educazione, rapporti di coppia, malattia, fine vita e morte), una sovranità limitata durante la guerra fredda, la mafia, la corruzione e svariate stragi.
11. Chi me lo fa fare, a me? Mi ricorda qualcuno e non mi serve andare troppo indietro nel tempo, per farlo.
12. Noto infine che il Non Statuto del movimento di Grillo prevede, all'art. 5, che tra le condizioni per aderire al movimento ci sia il possesso della cittadinanza italiana. Esattamente come il Pdl (art. 2 dello statuto), ma diversamente dal Pd (art. 2: "cittadine e cittadini italiani nonché cittadine e cittadini dell’Unione europea residenti ovvero cittadine e cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno"), e ancora più diversamente da Sel (art. 2: "donne e uomini indipendentemente dalla loro cittadinanza") e dall'Italia dei valori (art. 5: "tutti coloro che hanno compiuto il sedicesimo anno di età").

sabato 18 agosto 2012

Dizionario di tutte 'e cose - C come Cozze


Certains sujets comme l’économie m’échappent.
Carla Bruni


Forse, a questo punto, ho qualche cosa da dire sul paese che mi ospita, pur se deformato dalle lenti dei miei occhiali e da quelle formate col tempo dai luoghi e dalle persone che ho conosciuto e - non lo escluderei - da quelli che ancora non ho conosciuto e che per il momento mi limito ad immaginare. Comincio con delle parole altrui, a mo' di omaggio o come segno di insicurezza: fate voi.
Le Français colle à la vie comme la moule au rocher. Ce n’est pas qu’il l’aime, il ne s’aperçoit pas de son état. Ne connaît pas l’horreur d’être moule. Et si jamais il se réveille, c’est pour déclencher une mécanique d’enfer qui finit dans la philosophie et dans l’école. Le Français est engagé ou dégagé. Révolutionnaire ou indifférent. Est “ intéressé ”. (Je suis né à Paris de parents français.).
Georges Perros, Papiers collés - I
Il francese si attacca alla vita come la cozza allo scoglio. Non è che gli piaccia, ma non si rende proprio conto della propria condizione. Non conosce l'orrore di essere cozza. E, se mai si sveglia, è per scatenare una meccanica infernale che finisce nella filosofia e nell'accademia. Il francese è impegnato o disimpegnato. Rivoluzionario o indifferente. È “interessato”. (Sono nato a Parigi da genitori francesi).
La deformazione delle lenti dei miei occhiali potrebbe sembrare una metafora o una frase fatta. Non è né l'una né l'altra. Ci sono dei giorni in cui tutti si mettono improvvisamente a fare delle grigliate e l'aria si riempie di fumo. In quei giorni, nelle vetrine della federazione Arti scacchiste compaiono delle indefinibili macchie su cui vegliano tricolori francesi. Poi pulisco gli occhiali. Il fumo delle grigliate si volatilizza, l'aria si fa tersa e le macchie assumono sembianze umane.


Anche quando gli occhiali sono puliti, non è facile mettere a fuoco quel che si muove.
Fare delle foto con il banco ottico è un esercizio continuo. Allora, prima di tutto bisogna aprire l'obiettivo, mirare, inquadrare, fissare il tempo di esposizione... sono ad un secondo a 32, bloccare l'obiettivo, mettere una lastra, verificare bene che tutto sia chiuso, aprire il volet, prendere un gran respiro.
"Attenzione, non muovetevi più!" Ci sono solo dei gabbiani, ma non si sa mai lo stesso. Peggio per i gabbiani, verranno un po' sfocati.
Raymond Depardon
Raymond Depardon, Claudine Nougaret, Journal de France, 2012

Vorrei provare a mettere un po' a fuoco due momenti, un giorno di agosto del 1893 ed un giorno di agosto del 2012, nel primo caso grazie a Le massacre des Italiens, Aigues-Mortes, 17 août 1893 di Gérard Noiriel, Fayard 2010(1), nel secondo caso grazie alla cronaca delle ultime settimane. Secondo il bilancio ufficiale francese, il massacro del 17 agosto 1893 costò la vita a 8 persone e provocò il ferimento di 50 persone, tutte italiane. Secondo il rapporto presentato alla Camera dei Deputati italiana(2), oltre agli 8 morti ci furono 14 dispersi e 99 feriti.

Operai morti ad Aigues-Mortes(3) il 17 agosto 1893
Caffaro Vittorio, 29 anni, di Pinerolo (TO)
Calori Bartolomeo, 26 anni, di Torino
Ferrini Mariano, di Terricciola (PI)
Merlo Giuseppe, 29 anni, di Centallo (TO)
Rolando Lorenzo, di Altare (GE)
Tassi Carlo, 58 anni, di Castelceriolo (AL)
X (cadavere non identificato)
Zanetti Paolo, Giovanni, 29 anni, di Nese (BG)

Operai visti ad Aigues-Mortes il giorno del massacro che non hanno dato notizie di sé al 18 novembre 1893
Arioldi Angelo, 27 anni, di Bergamo Bandetti
Secondo Giuseppe, 32 anni, di S. Raffaele (TO)
Bindaro (o Pindarro) Giuseppe, di Ivrea (TO)
Castagno Filippo, 47 anni, di Villafalletto (CN)
Giuliano Ernesto, di Oneglia (IM)
Mainero Chiaffredo, di Moretta (CN)
Migone Angelo
Mongrandi Giovanni
Reggi Giovanni
Rosso Grato, 22 anni, di Germagnano (TO)
Sacchi Pietro, 39 anni, di Mede (PV)
Torchio Secondo, 26 anni, di Tigliole (AT)
Torvero Silvestro, di Ivrea (TO)
X (detto il Milanese)


Frédéric Bazille, I bastioni di Aigues-Mortes, III quarto del XIX secolo, museo del Louvre, dipartimento di arti grafiche

Non fu l'unico atto di violenza contro immigrati nella Francia della fine dell'Ottocento, ma fu tra i più spaventosi: fu, ad un tempo, il più grande pogrom della storia più recente francese e uno dei maggiori scandali della sua storia giudiziaria: tutti gli accusati furono assolti. La scintilla che scatenò il massacro fu il gesto di un piemontese, un operaio delle locali saline che, esasperato dagli insulti subiti, immerse nella tinozza dell'acqua potabile dei francesi una camicia intrisa di sale, ma senza le tensioni latenti nella società francese dell'epoca, probabilmente tutto sarebbe sfociato, al più, in una rissa. La Francia era allora il paese europeo che importava più immigrati, l'Italia quello che ne esportava di più, in una fase di radicale trasformazione dell'economia. Dal 1882 l'Italia era alleata della Germania e dell'Austria e, in quanto tale, tra i nemici della Francia, ancora memore della sconfitta di Sedan.

Per fare la foto, mi devo spostare ad Aigues-Mortes in quegli anni. Posta nel cuore della Camargue, la cittadina conta, a fine Ottocento, poco più di 4000 abitanti. Prima dell'avvento del treno era stata per secoli letteralmente isolata, circondata com'era da paludi salmastre. "Popolata da rettili velenosi, da insetti di tutti i tipi, da uccelli acquatici, da tori selvaggi, da cavalli erranti in libertà" (Adolphe Joanne, Géografie du département du Gard, 1880), insalubre, vi regnava, endemico, il paludismo. Tradizionalmente, molti abitanti erano piccoli allevatori, cacciatori e pescatori, in parte impiegati stagionalmente nella raccolta del sale. Tra le tradizioni più antiche della regione, la corsa delle vacche e quella dei tori, diventate col tempo sempre più invise al potere centrale, che non ne ha mai amato il potenziale sedizioso derivato dall'eccitazione della partecipazione collettiva e che ha tentato in passato a più riprese di vietare fino a ripiegare sulla loro istituzionalizzazione in forma di corride in spazi recintati.

Gaston Bouzanquet, Aigues-Mortes, Corsa di tori, I quarto del XX secolo, Arles, museo della Camargue


Gaston Bouzanquet, Aigues-Mortes, Corsa di tori, I quarto del XX secolo, Arles, museo della Camargue

Fin dalla metà del 1200, al tempo di Luigi IX, gli abitanti del luogo hanno potuto beneficiare dell'esenzione dei tributi sul sale e del suo consumo gratuito. Da quando però, a metà Ottocento, la produzione del sale ha assunto un'organizzazione di tipo capitalistico ed è finita nel quasi monopolio della CSM (Compagnie des Salins du Midi), gli abitanti di Aigues-Mortes non hanno potuto più né pescare né cacciare nel vasto territorio di proprietà della CSM e hanno dato vita a periodici moti di protesta per rivendicare un aumento del salario. Tuttavia, una scoperta casuale del 1875 ha di fatto elevato il loro generale livello economico: la vite coltivata nella sabbia, infatti, non si ammala di fillossera e la sua introduzione ne ha resi in un buon numero relativamente agiati. Sono diventati così, verso la fine del secolo, coltivatori, piccoli commercianti e artigiani e si sono sostanzialmente liberati dal lavoro stagionale alle saline, ormai affidato agli stagionali esterni, che siano di altre regioni della Francia, come gli Ardéchois ed i trimards, o veri e propri stranieri, come i Piémos.
La parola trimards rimanda ai verbi trimer (lavorare duro) e trimarder (vagabondare), è rivendicata da una parte del movimento anarchico con un certo orgoglio in segno di sfida alla società più ricca e privilegiata di Francia e ha una connotazione decisamente peggiorativa. Il termine comprende un'ampia gamma di persone, dall'operaio disoccupato al vagabondo. A differenza degli abitanti di Aigues-Mortes, i trimards costituiscono la parte sociale francese più debole, posta ai margini della società, la più vulnerabile, quella che sarà maggiormente scandagliata dalle indagini del giudice istruttore e quella cui, nel corso del processo, saranno attribuite le colpe più gravi. I trimards hanno tra i 25 e i 35 anni, vengono da un po' tutta la Francia ad esclusione del nord, alcuni vengono da un'infanzia priva di genitori, alcuni sono figli illegittimi, molti sono pregiudicati o per vagabondaggio o per furto o violenza e non riescono ad uscire dal circolo vagabondaggio-repressione.
I Piémos sono gli immigrati italiani, effettivamente provenienti per la maggior parte dal Piemonte, che allora conta 500 000 stagionali e 750 000 emigrati e gli eroi dei cui villaggi sono degli uomini in grado di portare sulla schiena 150 kg di piastre di ardesia, come ricorda Nuto Revelli ne Il Mondo dei vinti. Alcuni di essi vengono però dalla Toscana, specie dalla provincia di Lucca. Tutti sono ad Aigues-Mortes come lavoratori stagionali. La maggior parte viene dalle montagne, da cui partono in gruppi sotto l'autorità di un caporale.
Gli Ardéchois sono gli operai-contadini francesi dei villaggi di montagna, tra cui quelli dell'Ardèche, e non sono dissimili, per abitudini e necessità lavorative, dai piemontesi: si organizzano in gruppi che formano le cosiddette colles, ciascuna guidata da un capo: lo chef de colle è, a tutti gli effetti, il corrispondente del caporale dei piemontesi. Nonostante siano francesi, sono considerati dagli abitanti di Aigues-Mortes degli stranieri.
Alla salina di Fangouse, a 8 chilometri a est dalla città di Aigues-Mortes, alle 6 di mattina del 16 agosto 1893 trecento operai, di cui cento francesi e duecento italiani, escono dalle loro baracche e vengono suddivisi in una decina di squadre di lavoro. La salina è un deserto di sale battuto dal sole e spazzato dal mistral, che favorisce l'evaporazione dell'acqua, ma che solleva anche incessantemente una polvere salata che corrode la pelle e intride i vestiti. Il lavoro che li attende è un lavoro da forzati e non finirà prima delle 7 di sera: terminata ormai la preliminare operazione di battitura, con cui la crosta degli strati depositati per evaporazione viene spezzata a colpi di zappa, quel giorno devono procedere alla raccolta, al trasporto e all'accumulo del sale in enormi mucchi piramidali, alti fino a 20 metri, da innalzare spingendo carriole da 100 kg su passerelle in legno inclinate fino ad un'altezza di 7-8 metri. Si potranno fermare per il pranzo, che consisterà, come sempre, di pane, minestra e caffè. Sono stati assunti per la stagione dalla CSM, che controlla la quasi totalità delle saline della regione e tutte le attività connesse, dalla produzione alla vendita. Sono pagati a cottimo e collettivamente, perché la velocità con cui si asporta il sale dalla salina è fondamentale per evitare che un improvviso temporale pregiudichi la produzione. Ormai da anni i francesi vi partecipano solo se costretti da un lungo periodo di disoccupazione: le squadre organizzate dai caporali italiani hanno ormai raggiunto dei livelli di salari eccezionali, da 10 a 12 franchi al giorno a testa, in anni in cui un operaio specializzato parigino percepisce circa 7 franchi al giorno.
Durante la mattinata, mentre la temperatura si innalza velocemente verso i 30 gradi, in una delle squadre miste, i trimards, frustrati dall'impossibilità di seguire il ritmo di lavoro forsennato dei Piémos, iniziano a sabotarne il lavoro. I toni salgono, partono gli insulti, come in una lotta in difesa dell'onore. I trimards, affaticati, incapaci di seguire il ritmo di lavoro dei Piémos, si sentono umiliati per l'affronto di vedersi superati nell'unica dote in loro possesso, quella della forza fisica. Decidono che la misura è colma e iniziano a molestare gli italiani e a sabotarne il lavoro, per quella che probabilmente considerano essere l'ultima possibile linea di difesa della propria dignità. Un trimard viene urtato da un piemontese con la carriola e reagisce più animatamente degli altri. Ora ha un pretesto preciso che giustifica la propria rabbia e la fa montare ancora di più. La reazione assume presto un carattere collettivo, con tutti i connotati di una grande rissa, perché il Piémo insultato per l'urto involontario non ci sta ed immerge la sua camicia (o suoi pantaloni) intrisa di sale nella tinozza dell'acqua potabile dei trimards, un gesto di sfida e di beffa ad alto valore simbolico in un posto in cui l'acqua potabile è poca e trasportata a fatica ogni giorno sul luogo di lavoro. Questa è la versione francese. Secondo la versione italiana, un italiano avrebbe lavato delle scarpe salate nell'acqua potabile, apparentemente in assenza di precedenti provocazioni. In ogni caso, in risposta, i trimards attaccano la baracca dei piemontesi lanciandovi contro un blocco di sale e delle pietre.
Quello che segue sono inseguimenti di un gruppo nei confronti dell'altro, con cacciatori e fuggitivi che cambiano rapidamente a seconda della consistenza di una parte o dell'altra nelle varie squadre di lavoro, corse a perdifiato, confronti fisici, placcaggi, botte, pugni. Sembra un terreno familiare a chi è abituato a partecipare in prima persona alla corsa dei tori, ma cui gli operai italiani, abituati alla fatica, non si sottraggono. Poi, una svolta nell'alternarsi degli inseguimenti: gli italiani concentrano i loro sforzi nella parte della salina della Fangouse dove sono più numerosi e finiscono per prevalere. Tre colpi di coltello raggiungono un trimard, diversi altri sono feriti da pietre e colpi di bastone. I trimards, feriti, umiliati, fuggono attraverso le paludi verso il paese di Aigues-Mortes a cercare rinforzi. Non sanno ancora che non sarà questo il punto più alto di quella che percepiscono come un'umiliazione. Arrivati in città, esibiscono le ferite e diffondono la notizia degli scontri e delle botte. La notizia diventa voce, voce che si moltiplica e che in un lampo arriva ai disoccupati che vagano per le strade cittadine perché non sono riusciti a farsi assumere alle saline. La folla aumenta rapidamente, unita dalla comune frustrazione, quella dell'onta subita di chi lavora in salina e quella di chi in salina non ci è nemmeno entrato, e si trova unita dal solo obiettivo a portata di cervello e di mano capace di placare la frustrazione: vendicarsi contro gli immigrati. La folla ne raggiunge un primo gruppo, la squadra di lavoro del caporale di origine toscana Giuseppe Ciuti, alle 3 di pomeriggio, davanti al panificio della vedova Fontaine, in place Saint-Louis, a due passi dal municipio. Una banda di trimards sovraeccitata, armata di bastoni e di forconi irrompe sulla piazza e si avventa contro gli italiani. Una cinquantina di questi cerca riparo nel panificio. Sentite le grida di morte urlate dalla banda, l'agente consolare Léon Advenier si precipita dal sindaco,  Marius Terros, che requisisce immediatamente la brigata della gendarmeria rinforzandola con quindici o venti doganieri, quattro guardie campestri, il commissario di polizia, e invia un telegramma al prefetto di Nîmes per chiedergli aiuto. I gendarmi tentano di proteggere il panificio e formano davanti ad esso un cordone di protezione, ma la pressione della folla è enorme: si cerca di romperlo e di mettere a fuoco l'edificio. L'assalto dura fino a mezzanotte, ora in cui arriva il capitano Cabley alla testa di un gruppo di altri venticinque gendarmi.
Alle 2 di notte del 17 agosto arriva il giudice d'istruzione, alle 4 di mattina il prefetto chiama l'esercito, che sarà sul posto appena alle 6 di pomeriggio, dopo la battaglia. Nonostante la presenza dei rappresentanti delle istituzioni, fino all'arrivo dell'esercito la città resta per un giorno quasi esclusivamente in mano ai facinorosi.
La mattina del 17 agosto, il sindaco requisisce una vettura per permettere agli italiani rifugiatisi nel panificio di raggiungere la stazione del treno e di prendere il treno delle 9 e 30. Monta anche lui in macchina, protetto dai gendarmi, e in tre viaggi riesce a trasportare 35 italiani. Non è un compito facile. La folla è compatta, rabbiosa, lancia pietre e colpisce l'auto a colpi di bastone. Dopo i tre viaggi, il sindaco sospende l'operazione, con ancora una quindicina di italiani bloccati nel panificio.
Nel frattempo, una banda di 300 trimards, armati di mazze e capeggiati da Florentin Blanc, armato anch'egli e sventolante una bandiera rossa, accorre sulla piazza e incita la folla ad andare alle saline. Il capitano Cabley con i suoi uomini riesce a superare la banda e a riunire gli italiani nella loro baracca alla salina per tentare di proteggerli. Quando la banda arriva, prende d'assalto la baracca. Florentin Blanc lancia pietre e colpisce alla testa un italiano, Marcel Biblemont supera le linee dei gendarmi, sale sul tetto, divelle le assi e le getta sugli italiani rinserrati dentro, Lazare Beaugé, uno dei più esaltati, cerca di forzare le porte e le finestre, Jean Le Cleach si lancia contro gli italiani brandendo un martello. Per placare la violenza dell'assalto, Cabley promette di espellere gli italiani non appena avranno raggiunto la stazione di Aigues-Mortes. Riesce a farli uscire scortati per poi condurli lungo il tragitto di 8 chilometri che li separa dalla città. Sono circa 90 italiani a mettersi in marcia così scortati. I lanci di pietre e i colpi di bastone, però, non cessano, anzi, la successione degli eventi fa pensare che in molti degli assalitori la vista dei gendarmi che proteggono gli italiani faccia montare ancora di più la rabbia e faccia rafforzare la sensazione di stare subendo ancora una volta un'ingiustizia.
È questo momento, probabilmente, il punto di non ritorno. Per quanto violente, infatti, le cariche al panificio prima e quelle contro la baracca e la fila degli italiani scortati verso la stazione poi, fino a questo momento non si è registrato ancora nessun morto. Il massacro si produrrà solo al formarsi di una seconda folla di attaccanti, composta dai cittadini di Aigues-Mortes. In effetti, verso le 10 di mattina del 17, Charles Brézun riesce a raccogliere la popolazione sulla piazza Saint-Louis. Secondo più testimonianze, è lui che grida: "La caccia all'orso(4) è aperta". Il grido è accompagnato da dei colpi di tamburo, che vengono intesi come un appello pubblico al raduno dell'intera comunità e alla concessione del diritto di uccidere, come in occasione delle antiche lotte comunali di fronte ai pericoli stranieri. A questo punto i due gruppi, quello proveniente dalla salina e quello cittadino, si congiungono a circa 700 metri dalle mura cittadine e prendono a tenaglia gli italiani e i gendarmi che li scortano.
È questo il momento in cui si sommano le forze tra trimards, Ardéchois e abitanti locali ed è questo il momento in cui cadono le prime due vittime. Un gran numero di italiani viene spinto in un fossato e i trimards si accaniscono contro di loro a colpi di bastone e di pietre. Joseph Constant, di Aigues-Mortes, arriva dal vigneto a fianco armato di fucile e spara nel mucchio degli italiani che si dibattono nel fossato. Gli italiani che sono riusciti a proseguire, sempre sotto scorta, e a raggiungere la città, vengono bloccati in un vicolo, tra la muraglia ed una fila di case. Il prefetto del Gard, il dipartimento di Aigues-Mortes, circondato da sindaco, agente consolare, giudice di pace, giudice d'istruzione e procuratore della repubblica, tenta invano di interporsi. Intima persino a Joseph Granier, il proprietario della casa contadina posta all'esterno delle mura, di aprire il suo cancello, perché dia rifugio agli italiani. Granier esita, toglie la catena, ma poi, con la folla che lo minaccia di bruciargli la casa, richiude brutalmente il cancello(5). La folla ringrazia: "Viva Granier! Viva la Francia! Morte agli italiani!" Il massacro prosegue.
I gendarmi fanno stendere a terra gli italiani. La folla continua a lanciare pietre e chi è a terra, ferito, viene finito a colpi di mazza. In questa fase, sono soprattutto gli abitanti di Aigues-Mortes a prendere l'iniziativa. Philippe Buffard viene visto colpire a morte due italiani feriti, uno vicino ad un albero, l'altro vicino al muro, che prima di essere raggiunti dai suoi colpi si muovevano ancora. Diversi italiani cercano di scappare per il vigneto, ma vengono assaliti dai contadini con fucili e forche. Un italiano cade pancia a terra, colpito alla schiena da un proiettile. Diversi testimoni individuano in Jean Rouet il responsabile della sua morte. Altre fonti riportano che sul cadavere di quest'italiano si accaniscono in parecchi, piazzandogli "un bastone sul corpo per derisione".
A mezzogiorno, i sopravvissuti sono raggruppati davanti alla torre di Constance.

Gaston Bouzanquet, Aigues-Mortes, Tour de Constance, 4° quarto del XIX secolo-I quarto del XX secolo, Arles, museo della Camargue

Anonimo, Aigues-Mortes e i suoi dintorni: porto dalla cima della tour de Constance, II metà del XIX secolo, Chantilly, museo Condé

Dei 90 partiti la mattina scortati dai gendarmi, ce ne sono ora 38.
La violenza prosegue nel pomeriggio. Due italiani cadono in piena piazza Saint-Louis, l'uno morto, l'altro ferito. Durante il processo, il curato dirà che gli assalitori si sono abbattuti sui corpi dei caduti "senza lasciare quei poveri disgraziati morire in pace".
Il sindaco invita la popolazione alla calma con due avvisi, di cui uno sembra quasi dare ragione ai facinorosi: "Raccogliamoci per medicare le nostre ferite e tornare pacificamente al lavoro, proviamo quanto il nostro scopo sia stato raggiunto e le nostre rivendicazioni soddisfatte. Viva la Francia! Viva Aigues-Mortes!"
Alle 6 di sera arriva il generale Albert Caze alla testa di un reggimento di fanteria e di una cinquantina di cavalieri.
Alle 8, i sopravvissuti al massacro vengono infine condotti in stazione, dove prendono il treno per Nîmes e Marsiglia.
Nonostante l'arrivo dell'esercito, la caccia allo straniero prosegue per giorni.
Il 18 agosto viene condotta l'autopsia su 7 corpi: sono morti in seguito a ferite provocate da fratture al cranio, colpi di coltello, proiettili. Un ottavo ferito muore un mese dopo, all'ospedale, di tetano. In totale, si contano più di 50 feriti.

La quantità di cognomi di origine italiana, nella Francia del 2012, è elevata, talmente elevata che, scherzando su un riflesso condizionato non raro ad incontrarsi: "Magari è di origine corsa" - mi dicono -, io ho preso a dirmi, ogni volta che ne incrocio uno su una copertina di un libro, tra i titoli di coda di un film, su un campanello o sull'etichetta apposta alla giacca di qualche commesso: "Toh, un altro corso". Questo più o meno involontario censimento sta creando una personale geografia della Francia, con una Corsica al centro, sconfinata, affiancata a nord-ovest da un minuscolo territorio esagonale, popolato dai discendenti dei Galli, gli antenati dei francesi. Antenati e Galli sono due parole che si attraggono come calamite, in francese, fino a formare l'espressione, irrinunciabile, inevitabile, immarcescibile, scontata, ripetitiva, in una parola, oscena: "Nos ancêtres les Gaulois". Del tutto probabilmente lo dicono anche i milioni di francesi con un cognome di origine corsa, come il sindaco di Aigues-Mortes, Cédric Bonato, e come il procuratore della Repubblica di Nîmes, Robert Gelli, chiamati a commentare di recente un episodio di violenza accaduto il 4 agosto 2012 a Aigues-Mortes, dove vado a rispostarmi per scattare un'altra foto.

Nel quartiere di Bosquet, all'esterno dei bastioni di Aigues-Mortes, il 4 agosto 2012, poco dopo mezzanotte, una coppia in macchina passa lentamente di fronte al parcheggio della drogheria Viva, all'angolo tra la rue du Vieux-Bourgidou e la rue Jeanne-Demessieux, luogo di ritrovo serale dei giovani locali nelle sere estive. Vi sostano dei giovani tra i 20 e i 25 anni. Sono studenti in master a Montpellier, ingegneri a Marsiglia, venditori nella telefonia ed impiegati stagionali, tutti incensurati. Hanno un neo, però: sono figli di immigrati maghrebini. Un giovane si avvicina alla macchina e chiede se la coppia abbia bisogno di indicazioni. Nessuna risposta. L'auto riparte. Ritorna qualche minuto più tardi. Con un fucile da caccia che sporge da un finestrino. Dall'abitacolo esce una voce maschile: "C’est pas les Arabes qui vont nous donner des renseignements. On est en France". (Non saranno degli arabi a darci delle indicazioni. Siamo in Francia.) La sua compagna aggiunge: "On est chez nous". (Siamo a casa nostra.) L'uomo spara due colpi in aria. Poi punta l'arma sui giovani, che si mettono a correre qua e là per trovare riparo. Uno riesce a nascondersi dietro ad un cespuglio, un altro in un giardinetto vicino, altri ancora in un campo di basket a fianco. Partono altri colpi. Se ne contano una decina, in totale, di cui due contro una macchina di una donna che sta tornando a casa con la figlia di 9 anni. Sono cartucce per la piccola cacciagione. Un paio vanno a segno: trovano un braccio e la schiena di un giovane, l'unico a rimanere ferito. È l'uomo che spara, ma è la sua compagna a ricaricare il fucile e a urlare, ridendo: "Courez, courez" (correte, correte).

L'uomo si chiama William Vidal, ha 44 anni ed è impiegato municipale al cimitero e appassionato di caccia. Assicura di avere sparato solo in aria e di aver risposto a degli insulti rivoltigli più volte dai giovani. Nessun intento razzista. Stessa versione per la sua compagna, Monique Guindon, anche lei di 44 anni.
Dopo un processo per direttissima, il 6 agosto a lui hanno comminato quattro anni di carcere per violenza armata ed incitazione all'odio razziale, alla donna, due. Entrambi hanno fatto appello.
Il sindaco, socialista, non ha voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali. Si dice sia preoccupato e cerchi di evitare di esacerbare ulteriormente gli animi in una situazione sociale potenzialmente esplosiva. Tuttavia, ha voluto incontrare i giovani, a cui ha tenuto a dire che si è trattato di un fatto intollerabile e a ricordare il massacro degli italiani del 1893. I giovani hanno trovato il parallelo bizzarro: sono francesi, sono nati a Aigues-Mortes! - hanno detto.
Non è mancato il comitato di solidarietà ai due condannati. Non sono mancate nemmeno le petizioni "contre l’emprisonnement de William Vidal et Monique Guindon". Le ho cercate, ne ho letto i testi (i giovani, secondo i promotori delle petizioni, "stavano festeggiando il Ramadan"), quello dei link cui rinviano (un articolo di Midi libre che ricorda che l'autore degli spari, da vigile del fuoco volontario, aveva salvato un bambino dall'annegamento), ne ho identificato quella che sembra essere la motivazione che spinge i più ad aderire (una protesta contro una giustizia che si mostrerebbe troppo severa nei confronti dei francesi e troppo molle nei confronti degli arabi) ed i cognomi dei loro firmatari (vi ho trovato un Marzo, un Narboni, un D'Agostino, un Toniolo, due Carbini, un Gregori, un Di Stefano, uno Zanarini, un De Caro, ma anche un De Castro, un Perez, un Garcia, un Lopez, un Fonte Da Silva, un Del Prado, un Cortes de Conquilla, un Navarro, un La Perna, un Escamilla, un Costa, un Moreno, un Pimiento, un Alonzo, un Rivera e perfino un Tedeschi ed un Cahen), per finire ingarbugliata tra i diversi episodi di razzismo registrati dalla cronaca locale del Gard negli ultimi anni.

Il Gard è il solo dipartimento francese in cui il Fronte Nazionale è arrivato primo al primo turno delle presidenziali di quest'anno (al secondo turno, ancora tra parentesi, e me ne scuso, è stato Sarkozy a prevalere su Hollande, ma questo si è registrato anche in diversi arrondissements parigini, dove non si pratica la caccia all'arabo). È questa, una possibile spiegazione? O è solo uno dei possibili indicatori di un malessere? O l'episodio del 1893 non è un episodio eccezionale, ma un'azione destinata a ripetersi, in particolare ogni volta che si ripresentino delle circostanze favorevoli - di disoccupazione, di tensioni sociali, di immigrazione, ecc. - ? E cosa c'è da aspettarsi, dal Gard e da altre zone, se e quando la crisi disoccupazionale si farà più marcata (è poco più alto del 13%, l'attuale tasso di disoccupazione di quel dipartimento)? E sono solo una coincidenza, la frustrazione e l'insofferenza di alcuni francesi del 1893 rispetto all'istituzione-polizia che scortava gli italiani per proteggerli dal linciaggio e quelle di alcuni francesi del 2012 rispetto al verdetto dell'istituzione-tribunale? E cosa resta, nella memoria degli abitanti di Aigues-Mortes oggi, dell'agosto del 1893? E in quella degli italiani? E un italiano o un francese di origine italiana (leggi: corsa) che usi regolarmente, finché esiste, del sale di Aigues-Mortes (le Salins du Midi, che impiegano 1500 persone nel mondo, di cui 150 a Aigues-Mortes, sono state messe in vendita qualche mese fa da uno dei tre fondi d'investimento che le detengono), può farne uso ignorando completamente che cosa vi sia successo più di un secolo fa? O firmare una petizione in favore di chi pratica la caccia all'arabo? E cambia qualcosa, il fatto di conoscere quello o altri episodi, in una persona qualsiasi, italiana o meno? Cambia l'immagine della Francia rispetto ai clichés più duri a morire? E che colpa ricade, se ricade, à la façon des anciens Grecs, dai padri del 1893 sui figli del 2012? E perché un figlio di immigrati maghrebini si sente in diritto di dover essere tutelato in quanto nato ad Aigues-Mortes, ma non si sente di applicare necessariamente lo stesso grado di tutela ad una persona che non sia nata in Francia ("Le parallèle est bizarre : on est Français, on est nés ici")? E cosa significano i successi del Fronte Nazionale nell'est e nel sud del paese? E cosa ha lasciato in eredità al paese, il periodo di Sarkozy, da quando questi è diventato ministro dell'interno a quando ha dovuto traslocare dall'Eliseo? E in che cosa la Francia di Hollande è diversa da quella di Sarkozy? E in che cosa è uguale? E cosa significa mai essere francese? Significa qualcosa?

Continua

1. Tra le diverse ulteriori pubblicazioni:
José Cubero, Nationalistes et étrangeres. Le massacre d'Aigues-Mortes (1893), Imago, 1998
Enzo Barnabà, Gli italiani all'estero, Autres passages, a cura di Jean-Charles Vegliante, Paris, Publications de la Sorbonne Nouvelle, 1990
Enzo Barnabà, Aigues-Mortes, una tragedia dell'immigrazione Italiana in Francia, Edizioni Edit Service, Torino 1994,
Enzo Barnabà, Morte agli italiani!, Ed. Infinito 2008
2. Da Camera dei deputati, Documenti Diplomatici presentati al Parlamento Italiano dal Ministro degli Affari Esteri (Brin), Aigues-Mortes, seduta del 23 novembre 1893, Roma, Tipografia della Camera dei Deputati, 1893, pp. 76-79
3 Aigues-Mortes, a voler essere fedeli, in italiano andrebbe tradotto con Villa Literno, Ponticelli, Castel Volturno e Rosarno.
4. "Orsi" era uno dei modi in cui venivano chiamati gli italiani.
5. Commerciante in vini, è l'unico condannato dell'intera vicenda, in sede di tribunale civile.

mercoledì 25 luglio 2012

Dizionario di tutte 'e cose - T come Tutte 'e cose

Alle volte penso ad incontri improbabili tra persone che non hanno niente a che spartire tra di loro, come l'incontro immaginario tra Benjamin e Céline. Altre volte mi devo stampare la mano sulla fronte per aver tardivamente realizzato l'esistenza di incontrovertibili relazioni tra persone di cui tutti sembrano fare finta di non accorgersi.

Uno degli autori più apprezzati dai lettori italiani, se non il più apprezzato, che in Italia è pubblicato da Feltrinelli e di cui molti interventi sono ospitati con generosità dal quotidiano nazionale più letto in Italia(1), mentre in Francia è pubblicato da Albin Michel e ripubblicato da Gallimard (non il prossimo, ma quello immediatamente successivo, che dice che si tratta di case editrici prestigiose si prende uno sganassone), è, senza ombra di dubbio, l'autore di tutti i discorsi e di tutte le dichiarazioni di Pizzarotti, il sindaco di Parma del movimento di liberi cittadini per un'Italia a 5 Stelle, noto oltremanica come movimento dei 5 Inizi(2): Acqua, Ambiente, Trasporti, Connettività, Sviluppo.

Il sindaco di Parma ha affermato per esempio che il suo filosofo preferito è "Socrate per il suo modo di essere filosofo in mezzo alla gente"(3). Non è chi non veda che l'unico vero autore di questa osservazione su Socrate non possa che essere uno degli autori più apprezzati dai lettori italiani, se non il più apprezzato, che ha fatto innumerevoli considerazioni di questo tenore e che, a proposito di Omero, ha scritto: "Omero, in confronto a Socrate, era una specie di Walt Disney"(4).

La prova della presenza, a Parma, di uno degli autori più apprezzati dai lettori italiani, se non il più apprezzato, è fornita dallo stesso apprezzatissimo autore: "Così ho preso la mia, di macchina, e sono salito dalle parti di Parma, dove son finto (sic) in uno di quei pezzetti di Italia che mi affascinano e che trovo, per ragioni che non so definire, struggenti. È che incroci mucche al pascolo, poi quelle misteriose fabbrichette dove fanno cose tipo intonaci ma li fanno anche per Dubai, poi incroci ordinate casette dipinte inspiegabilmente di giallo limone"(5).

Lo affascinano. I pezzetti di Italia. Struggenti. Misteriose fabbrichette. Tipo intonaci. Ordinate casette. Inspiegabilmente. Giallo limone. Omero, Walt Disney. Prestigiose case editrici.

(1) È il quotidiano con i reperti video migliori in circolazione ed anche con un raffinato sistema di traslitterazione del francese:

Il quotidiano nazionale più letto in Italia, video del 22 aprile 2012.
(2) Secondo il miglior produttore di refusi al mondo, The Guardianthe Five Start Movement.
(3) Grazie a Paolo Nori, che a suo tempo l'ha fatto tempestivamente notare.
(4) Uno degli autori più apprezzati dai lettori italiani, se non il più apprezzato, Next, piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano, febbraio 2002, decima edizione marzo 2005.
(5) Uno degli autori più apprezzati dai lettori italiani, se non il più apprezzato, Il quotidiano nazionale più letto in Italia, 28 maggio 2012.