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domenica 15 aprile 2012

La memòria té molta imaginació

Non ho mai fatto collezioni di oggetti, anche se provo curiosità per coloro che hanno la costanza di idearle, curarle ed arricchirle nel tempo, specialmente se sono intrinsecamente inadatte ad essere completate. Di alcune astrazioni sì, però. Tra le più ricorrenti figura una raccolta di incontri improbabili, del cui effettivo verificarsi o addirittura della cui verosimiglianza non mi curo troppo o affatto. Dell'incontro tra Kafka e il ladro della sua guida a Milano, del suo contesto e delle sue circostanze,  ho già raccontato una volta. Un incontro cui penso negli ultimi tempi è quello tra Benjamin e Céline nel passage Choiseul, che mi ossessiona perché ci passo di frequente, perché so che ci è cresciuto Céline e perché Passagenwerk di Benjamin è una delle opere che, suo malgrado, non è riuscito a regalarci per intero, ma solo a suggerire, a farci intravvedere, per tacere della evidente distanza intellettuale ed ideale tra i due, che può indurre a cristallizzarli, semplificando, negli archetipi del carnefice e della vittima. Li vedo incrociarsi proprio lungo quel passage (ma più verso la rue Saint-Augustin che verso la rue des Petits-Champs, che mi rimanda troppi echi kafkiani), a dispetto dei tempi che non collimano per niente, perché li seguo mentre camminano in anni diversi: Céline di fretta, facendosi largo tra i passanti che guardano le vetrine, nervoso e smanioso di vincere il Goncourt, mentre si sta dirigendo verso Drouant, il famoso ristorante proprio dietro l'angolo, dove assegnano il premio e di fronte al quale intende aspettare l'esito della votazione, che non gli sarà favorevole, Benjamin, ugualmente inconsapevole del passante che sta incrociando, appena sfiorato dal lampo del suo sguardo ed intento, piuttosto, ad osservare i piccoli gesti dei commercianti, le loro merci, l'architettura del passage e il suo rapporto col Théâtre des Bouffes-Parisiens, cui offre uno dei due accessi, e a pensare al modo in cui organizzare la propria opera e preservarla dal tempo e dagli uomini.
Questi ed altri incontri, per quanto improbabili e non poco forzati, lasciano sull'asfalto invisibili orme che cerco di seguire, alimentano i miei pensieri ad ogni passaggio nei loro luoghi, radicandosi nei miei ricordi né più né meno di incontri o, più in generale, di fatti, reali, e producendo suggestioni (di cui la principale è: cosa avrebbero fatto, come avrebbero reagito se i loro sguardi si fossero incrociati per più di qualche istante, fino a guardarsi?) e, a loro modo, costruendo memoria.
*

Acte I
Poema de la permanéncia

Les tres actrius fan temps, mantenen l'atenció del públic amb gestos mínims, caminen, s'asseuen i parlen entre elles sense que la gent entengui el que diuen. Realitzen moviments que no expressen res en particular, intensament vives.


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D'un en un s'aproximen als espectadors.

Walt: Sóc Walt Disney.
Vladimir: Sóc Vladimir Lenin.
Salvador: Sóc Salvador Dalí.

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Salvador: Escolteu, em sap greu, no us he ensenyat l'altra sala.
Walt: Non crec pas que sigui necessari.
Salvador: Em feia por que estigués mal orientada.
Vladimir: Quines parets tan blanques. Em pregunto quantes vegadas es deuen haver pintat. Segur que són incomptables. Tot i axí, semblen mudes. Definitivament, no m'agrada el blanc, m'agradarien de color vermell.
Salvador: A mi tampoc, és massa neutre, insípid. Però de vermell tampoc! Ja hi tornem a ser.
Walt: Aquestes parets no tenen portes. Sempre murs, sempre passadissos, i a l'altre costat encara més murs. No hi a entrada ni sortida.
Vladimir:  Però on vols anar, tu, ara?
Walt: La qüestió no és l'ara, ni l'ahir ni el demà. Anem avançant de nou, una vegada més, travessant passadissos, sales i galeries per aquest sinistre lloc d'una altra època, de silencioses habitacions on les petjades són absorbides, on un no sent ni els seus propis passos. Passadissos transversals que porten a sales desertes, sobrecarregades amb la decoració d'èpoques passades, habitacions silencioses, on les petjades són absorbides. Molt lluny del lloc on som ara, abans que nosaltres, esperant una vegada més.

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Salvador: Estàvem parlant de colors, no ens desanimis ara tu.

Vladimir: Quin lloc és aquest?

Salvador: Tu ho has dit, és només un lloc.

Walt: Com hem arribat aquí?

Vladimir: Sempre hem estat aquí.

Walt: Sempre serem aquí.

Vladimir: Això ja ho veurem, falta que vulguin.

Salvador: No tingueu temptaciones de creure en la realitat, les coses no són com són, sinó com es recorden. La memòria té molta imaginació, és molt miserable. El passat és molt relatiu.

Walt: Present com a futur, futur com a present.

Vladimir: Tot gira al voltant de la idea que hi ha solució per a tot i que només cal trobar-la.

Walt: I és així...

Oriol Villanova, Ells no poden morir, Christoph Keller Editions, 2011



Atto I
Poesia della permanenza

I tre attori passano il tempo, mantengono l'attenzione del pubblico con gesti minimi, camminano, si mettono a sedere e parlano tra di loro senza che la gente riesca a cogliere quello che dicono. Effettuano movimenti che non esprimono niente in particolare, estremamente vivaci.

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Uno alla volta si avvicinano agli spettatori.

Walt: Sono Walt Disney.
Vladimir: Sono Vladimir Lenin.
Salvador: Sono Salvador Dalí.

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Salvador: Senti, mi dispiace, non ti ho mostrato l'altra sala.
Walt: Non credo sia necessario.
Salvador: Temevo fosse mal orientata.
Vladimir: Che pareti bianche. Mi chiedo quante volte devono essere state tinteggiate. Sicuramente innumerevoli. Anche così, sembrano mute. Definitivamente, non mi piace il bianco, mi piacerebbero di colore rosso.
Salvador: Neanche a me piacciono, è troppo neutro, insipido. Ma non mi piacerebbero nemmeno di rosso! Ci risiamo.
Walt: Queste pareti non hanno porte. Sempre muri, sempre corridoi, e dall'altra parte ancora più muri. Non ci sono né entrata né uscita.
Vladimir:  Ma dove vuoi andare, ora?
Walt: La questione non è l'ora, né lo ieri né il domani. Stiamo di nuovo avanzando, una volta ancora, attraversando passaggi, sale e gallerie attraverso questo sinistro posto di un'altra epoca, abitazioni silenziose dove le orme sono assorbite, dove non si riescono a sentire nemmeno i propri passi. Passaggi trasversali che conducono a sale deserte, sovraccariche di decorazioni di epoche passate, abitazioni silenziose, dove le orme sono assorbite. Un lungo percorso dal posto in cui ci troviamo ora, che ci precede, in attesa una volta ancora.

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Salvador: Stavamo parlando di colori, non scoraggiarci, ora.

Vladimir: Che posto è questo?

Salvador: L'hai detto, è solo un posto.

Walt: Come siamo arrivati qui?

Vladimir: Siamo sempre stati qui.

Walt: Saremo sempre qui.

Vladimir: Lo vedremo, solo se lo vogliono.

Salvador: Non farti tentare dal credere nella realtà, le cose non sono come sono, ma solo come sono ricordate. La memoria ha molta immaginazione, è molto miserabile. Il passato è molto relativo.

Walt: Presente come futuro, futuro come presente.

Vladimir: Tutto gira attorno all'idea che ci sia una soluzione per tutto e che basti trovarla.

Walt: È proprio così...

Il passage Choiseul si trova sia in Benjamin sia in Morte a credito, dove è chiamato diversamente: cette année là, où mes parents firent de si mauvaises affaires, passage de La Bérézina.

sabato 26 novembre 2011

Cuando muere el sol. Omaggio a Montserrat Figueras (1942-2011)



Par Jean-Christophe, auteur du blog Passée des Arts, que je remercie.




Ci sono volti che ci accompagnano da così tanto tempo che si finisce per crederli immortali. Se alcuni si ricordano di quello che stavano facendo e del posto in cui si trovavano l'11 settembre 2001, io non dimenticherò mai la nebbiolina e le foglie ingiallite che rivestivano le strade di Douai, lo scorso 23 novembre 2011, quando i miei passi si stavano affrettando verso il museo della Chartreuse. «Montserrat è morta», questo semplice messaggio inviato da un'amica mi ha lasciato talmente incredulo che l'ho immediatamente richiamata per chiederle se non si trattasse di un errore. Sfortunatamente non lo era. Così, la voce che mi lasciava ammutolito di stupore all'ascolto dei Canti della Sibilla, quella in compagnia della quale canticchiavo Su la cetra amorosa, si è spenta per sempre, anche se la sua eco non mi ha lasciato dal momento di quell'annuncio.

La storia di Montserrat Figueras è quella di un successo musicale tanto più esemplare perché non deve niente alla facilità o ai compromessi. Riusciamo ad immaginarci il coraggio e la passione che portarono la giovane donna fresca di matrimonio, nel 1968, con quello che sarebbe stato il compagno di tutta una vita, Jordi Savall, a decidere di lasciare Barcellona, dove era nata il 15 marzo 1942, per andare a vivere con lui, alla Schola Cantorum della lontana Basilea, la sua passione per la musica antica la cui assenza, in Spagna, di strutture adatte non le aveva permesso di farne il proprio mestiere? La superba armonia che si liberava da questa coppia diventata presto famiglia con la nascita di Arianna (1972) e poi di Ferran (1979), percepibile nella commovente registrazione che li ha visti insieme tutti e quattro, Du temps et de l’instant (Alia Vox, 2005), non deve far scordare quello che ha dovuto profondere in caparbietà e impegno per fondare, nel 1974, Hespèrion XX, e poi per far vivere e prosperare questo come gli altri ensembles che ha creato, dedicati all'esplorazione di repertori più o meno caduti nell'oblio. Fino alla fine della sua vita, Montserrat Figueras avrebbe portato alta la fiamma della musica antica, facendola progressivamente dialogare sempre più con i repertori provenienti da altre culture, con una determinazione e una devozione alla propria arte che niente, se non le sofferenze per il cancro che alla fine l'ha portata via, avrebbe intaccato.

Sarebbe troppo semplice, come qualche volta abbiamo letto o sentito, ridurre il posto del soprano a quello di una musa il cui ruolo principale sarebbe stato quello di sostenere i progetti spesso ambiziosi di suo marito. Sarebbe bastato osservarli qualche breve istante quando erano entrambi sulla scena per capire che la loro complicità era quella di persone di pari grado che camminano con lo stesso passo, unite da un amore, da una fede irremovibile nella musica che servivano. Indissociabili eppure distinti, sufficientemente umili da mettersi al servizio dell'altro con tutto il loro talento. Perché ve ne possiate convincere, ascoltate Lux Feminæ, un disco di una radiosa bellezza la cui cura apportata alla concezione e alla realizzazione testimonia l'importanza che rivestiva agli occhi di Montserrat Figueras, mentre il respiro che lo anima rivela a che punto lei l'abbia realizzato con una tenerezza infinita, e sentite come Jordi Savall, il cui nome in copertina compare solo in mezzo a quello degli altri musicisti, ma la cui presenza attenta è, in ogni istante, la mano posata sulla spalla per infondere il coraggio che serve, dispiega per lei i tesori della propria arte, offrendo alla sua voce uno scrigno amorevolmente cesellato. E che voce! Non di quelle che cercano di imporsi con vane piroette tecniche a scapito dell'espressione, ma, al contrario, di un'eloquenza tale che la forza penetrante della sua dolcezza riesce ad immergere in qualche secondo l'ascoltatore nei dolori di un'indicibile melanconia, come nell'emozionante El Testament d’Amèlia del disco Cançons de la Catalunya mil·lenària o Hor ch’è tempo di dormire di Merula, a illuminargli di sole l'anima, o a trasmettergli il tremore per lo sgomento che assale il credente davanti allo spettacolo del Giudizio universale dipinto in quei Canti della Sibilla che Montserrat Figueras ha saputo così perfettamente incarnare che si fa fatica ad immaginare quelle profezie dai bagliori di tuono cantate da un'altra interprete. Un timbro cangiante, in parti eguali, di riflessi di un'infinita luminosità e di squarci di notte, affascinante perché a volte attraversato da bagliori inquietanti pur restando di un nitore e di una freschezza di fonte, un canto pieno delle voci del passato da cui attingeva l'inestinguibile vitalità e la tenerezza infinita condivise poi con gli ascoltatori.

L'eredità discografica di Montserrat Figueras è grande, quantitativamente e qualitativamente; costituisce un tesoro inesauribile di emozioni, ma anche di insegnamenti a cui melomani e musicisti ritorneranno spesso per nutrire la propria riflessione e la propria sensibilità. Il ricordo di questa donna radiosa e discreta non ha finito di accompagnarci e non si spegnerà che quando morirà il sole.

Qualche consiglio di ascolto per ritrovare Montserrat Figueras:
Lux Feminæ, 900-1600. Selezione di opere che celebra l'immagine della donna attraverso 700 anni di musica, questa antologia è senza dubbio uno dei dischi più commoventi della cantante, che l'ha concepito per intero.
1 SACD Alia Vox AVSA 9847. Questo disco può essere acquistato seguendo questo link.

Estratto proposto:
Testo: Santa Teresa d’Avila (1515-1582)/Musica: Moxica (Cancionero Musical de Palacio, XV-XVI secolo): Alma, buscarte has en Mi

Il Canto della Sibilla:
Una serie di tre registrazioni incantevoli, di cui solo il primo dei due volumi usciti da Astrée, rispettivamente nel 1988 nel 1996, è stato ripubblicato.
El Cant de la Sibil·la – Catalunya. 1 SACD Alia Vox AVSA 9879. Questo disco può essere acquistato seguendo questo link.
El Canto de la Sibila – Galicia, Castilla. 1 CD Fontalis/Auvidis ES 9942. Da ripubblicare.
Il terzo è attualmente disponibile:
El Cant de la Sibil·la – Mallorca, València (1400-1560). 1 SACD Alia Vox AVSA 9806. Questo disco può essere acquistato seguendo questo link.

Cançons de la Catalunya mil·lenària. Un'antologia estratta da un canzoniere catalano, che propone musiche di volta in volta nobili, rallegrate da un'ardente malinconia, trascese dal potere di una voce che, sposandone le più piccole inflessioni, le rende incredibilmente vibranti.
1 SACD Alia Vox AVSA 9881. Questo disco può essere acquistato seguendo il seguente link.


Tarquinio Merula (1595-1665), Su la cetra amorosaarie e capricci. Questa registrazione di musica italiana, uscita originariamente nel 1993 con l'etichetta Astrée, è emozionante dall'inizio alla fine grazie alla facoltà che possiedono gli interpreti di abitare ogni pezzo con una convinzione che lascia senza fiato. Una menzione speciale a Hor ch’è tempo di dormire, canzone spirituale su un ritmo di ninna nanna che chiude il programma e per la quale Montserrat Figueras aveva una particolare tenerezza.
1 SACD Alia Vox AVSA 9862. Questo disco può essere acquistato seguendo questo link.
Estratto proposto:
Hor ch’è tempo di dormire, canzonetta spirituale sopra alla nanna

*

L'unica piccola traccia di Montserrat Figueras che sono riuscita a lasciare finora qui è quella di una delle mie ninne nanne preferite. Oltre a quella de Il Canto della Sibilla, naturalmente.

lunedì 21 giugno 2010

Il segreto e potente vincolo tra pasticceria e poesia

En percebre de lluny el meu rival que m’esperava, immòbil, a la platja, he dubtat si era ell o el meu cavall o Gertrudis. En acostar-m’hi, m’he adonat que era un fallus de pedra, gegantí, erigit en edats pretèrites. Cobria amb la seva ombra mitja mar i duia gravada al sòcol una llegenda indesxifrable. M’he acostat per copiar-la, però al meu davant, hi havia únicament el meu paraigua. Damunt la mar, sense ombra de vaixell ni de núvol, suraven els guants enormes que calça el monstre misteriós que et persegueix cap al tard sota els plàtans de la Ribera.

Josep Vicenç Foix i Mas, Gertrudis, 1927

Quando percepii da lontano il mio rivale che mi aspettava, immobile, sulla spiaggia, non ero sicuro se fosse lui o il mio cavallo o Gertrude. Avvicinandomici, mi resi conto che era un fallo di pietra, gigante, eretto in epoche remote. Copriva con la sua ombra mezzo mare e sullo zoccolo recava incisa una legenda indecifrabile. Mi avvicinai per copiarla, ma di fronte a me c'era solo il mio ombrello. Sul mare, senza ombra di barca o di nuvola, galleggiavano i guanti enormi calzati dal mostro misterioso che ti perseguita la sera sotto i platani della Ribera.

Gertrudis è il titolo del primo libro di J.V. Foix ed il nome di una donna dalla silhouette confondibile.



A Joana Givanel

És quan plou que ballo sol
Vestit d'algues, or i escata,
Hi ha un pany de mar al revolt
I un tros de cel escarlata,
Un ocell fa un giravolt
I treu branques una mata,
El casalot del pirata
És un ample gira-sol.
Es quan plou que ballo sol
Vestit d'algues, or i escata.

És quan ric que em veig gepic
Al bassal de sota l'era,
Em vesteixo d'home antic
I empaito la masovera,
I entre pineda i garric
Planto la meva bandera;
Amb una agulla saquera
Mato el monstre que no dic.
És quan ric que em veig gepic
Al bassal de sota l'era.

És quan dormo que hi veig clar
Foll d'una dolça metzina,
Amb perles a cada mà
Visc al cor d'una petxina,
Só la font del comellar
I el jaç de la salvatgina,
-O la lluna que s'afina
En morir carena enllà.
És quan dormo que hi veig clar
Foll d'una dolça metzina.

Josep Vicenç Foix i Mas, 1945

*


Debemos a Gabriel Ferrater la certeza de que existe un secreto y poderoso vínculo entre pastelería y poesía. En una entrevista de los finales de los sesenta, al tiempo que arremetía contra el tópico romántico del artista atormentado ante el abismo, se reía de todos a quellos que atribuyen a los artistas unas funciones distintas de las que se atribuyen a personas normales.

Por ejemplo - decía - hay una persona que es escritor y pastelero, el poeta catalán Foix. Alguien puede preguntarse si lo importante es el Foix persona o el Foix poeta. Pero a nadie se lo ocurrirá preguntarse si lo importante es el Foix persona o el Foix pastelero. (...) Pero nosotros los escritores somos comerciantes, aunque quasi no ganamo dinero. Hacemos un cierto oficio y ese oficio da unos productos. Que importa mas? Las personas o los productos? Importan los productos. Los clientes de la pastelería non admitirían que Foix les diera una semana pasteles malos y como excusa les dijera que ha pasado una semana de neurosis.

Enrique Vila-Matas, El traje de los domingos, 1995

domenica 20 giugno 2010

Il poeta venuto da un'altra galassia

Quan va esclatar la guerra, jo tenia
catorze anys i dos mesos. De moment
no em va fer gaire efecte. El cap m'anava
tot ple d'una altra cosa, que ara encara
jutjo més important. Vaig descobrir
Les Fleurs du Mal, i això volia dir
la poesia, certament, però
hi ha una altra cosa, que no sé com dir-ne
i és la que compta. La revolta? No.
Així en deia aleshores. Ajagut
dins d'un avellaner, al cor d'una rosa
de fulles moixes i molt verdes, com
pell d'eruga escorxada, allí, ajaçat
a l'entrecuix del món, m'espesseïa
de revolta feliç, mentre el país
espetegava de revolta i contra-
revolta, no sé si feliç, però
més revoltat que no pas jo. La vida
moral? S'hi acosta, però és massa ambigu.
Potser el terme millor és l'egoisme,
i és millor recordar que als catorze anys
hem de mudar de primera persona:
ja ens estreny el plural, i l'exercici
de l'estilita singular, la nàusea
de l'enfilat a dalt de si mateix,
ens sembla un bon programa pel futur.

Gabriel Ferrater, versi iniziali di In memoriam

Quando scoppiò la guerra, avevo
quattordici anni e due mesi. Al momento
non mi fece troppo effetto. La mia testa
era tutta piena di qualcos'altro, che tuttora
considero più importante. Scoprii
Les Fleurs du Mal, e questo significava
la poesia, certamente, ma
c'è dell'altro, che non so come esprimere
ed è ciò che conta. La rivolta? No.
Anche se è come la chiamavo allora. Disteso
dentro un nocciòlo, nel cuore di una rosa
di foglie molli e molto verdi, come
pelle di bruco scorticata, lì,
al cavallo del mondo, mi ispessivo
di rivolta felice, mentre il paese
echeggiava degli spari di rivolta e contro-
rivolta, non so se felice o no, ma
più ribelle di quanto non lo fossi io. La vita
morale? Vi si avvicina, ma è troppo ambiguo.
Forse il termine migliore è l'egoismo,
ed è meglio ricordare che a quattordici anni
dobbiamo cambiare in prima persona:
perché il plurale ci sta stretto, e l'esercizio
dello stilita singolare, la nausea
di puntare al proprio massimo
ci sembra un buon programma per il futuro.


Metrònom (La noia non è "noia", ma "ragazza")
Pensiero

domenica 2 maggio 2010

L'Estat és una gran paraula/o' giustizia, quannu arrivi

Passa un obrer

Passa un obrer amb el paquet del dinar.
Hi ha un pobre assegut a terra.

Dos industrials prenen cafè
i reflexionen sobre el comerç.

L'Estat és una gran paraula.

Joan Brossa i Cuervo

*

Una traduzione

Passa un operaio

Passa un operaio con il pacchetto del pranzo.
C'è un povero seduto per terra.

Due industriali prendono il caffè
e riflettono sul commercio.

Lo Stato è una gran parola.

*

Una ipertraduzione


'Ntà lu chianu da Purtedda
chiusa a'nmenzu a ddù muntagli
cc'è na petra supra l'erba
pi ricordu a li compagni,
all'additta ni sta petra
a lu tempu di li fasci
un'apostulu parrava
di lu beni pi cu nasci
e di tannu finu a ora
a purtedda da Ginestra
quannu veni u primu maggio
i cumpagni fannu festa.
Giulianu lu sapia ch'era a festa di li poveri
Na jurmata tutta suli doppu tanta tempu a chiovirì
Cu ballava, cu cantava, cu accurdava li canzuni
E li tavuli cunzati di nuciddi e di turruni.

Ogni asta di bannera, era zappa vrazza e manu
E la terra siminata, pani cauddu, furnu e granu.

La speranza d'un dumani chi fa u munnu na famigghia
La vitevunu vicinu e cuntavunu li migghia,
l'uraturi di ddu jornu jera Japicu Schifò,
dissi: Viva u primu maggiu, e la lingua ci'assiccò.
Di lu munti la Pizzuta ch'era u puntu cchiù vicinu.
Giulianu e la so banna scatinò a carneficina.

A tappitu e a vintagghiu, mitragghiavunu la genti
Comi fauci chi meti cu lu fòcu 'ntrà li denti,
cc'è cu scappa spavintatu, cc'è cu cianci e grida aiutu,
cc'è cu jetta i vrazza all'aria a'ddifisa comu scudu,
e li matri cu lu ciatu, cu lu ciatu e senza ciatu
figghiu miu, corpu e vrazza comu 'nghiommuru aggruppatu.

Doppu un quartu di ddu 'nfernu, vita, morti e passioni,
i briganti si nni jeru senza cchiu munizioni,
arristam a menzu o sangu e 'ntà l'erba di lu chianu,
vinti morti, puvireddi, chi vulianu un mundu umanu,
e 'ntà l'erba li cianceru matri e patii agginucchiati,
cu li lacrimi li facci ci lavavunu a vasati.

Epifania Barbatu cu lu figghìu mortu 'nterra dici:
a li poveri puru ccà ci fannu a guerra,
mentri Margherita la Glisceri ch'era ddà cu cincu fìgghi
arristò morta ammazzata e 'ntò ventri avea u sestu figghiu.

Fu ddù jornu, fu a Purtedda,
cu cci va doppu tan'tanni,
viti morti 'ncarni e ossa,
testa, facci, corpa e ghiammi.
Viva ancora, ancora vivi
E na vuci 'ncelu e terra,
e na vuci 'ncelu e terra:
o' giustizia, quannu arrivi.

Ignazio Buttitta

*

Una traduzione storica documentata

Portella della Ginestra: documenti su una strage di Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

mercoledì 17 marzo 2010

Poema

És cert
que no tinc diners
i és patent que la major part de
monedes són de xocolata;
però si agafeu aquest full,
el doblegueu pel llarg
en dos rectangles,
després en quatre,
feu llavors un plec
oblic amb els quatre
papers i el separeu
en dos gruixos,
obtindreu
un ocell que mourà
les ales.

Joan Brossa i Cuervo, 1963



sabato 11 aprile 2009

Follia

Per què afegir més desordre a aquest món?
Jo solament aspiro a donar un poc de forma
al llenguatge i la imatge.
Vana follia, ho sé. I, tanmateix, no paro.

Narcís Comadira


Perché portare più disordine in questo mondo?
Io aspiro solamente a dare un po' di forma
al linguaggio e all'immagine.
Vana follia, lo so. E, tuttavia, non smetto.

mercoledì 24 dicembre 2008

Ni el plany ni la protesta

Ni el plany ni la protesta,
ni menys la circumstància.
Només,
sobre el tall esmolat del ganivet
—la veritat—,
abocar-se a l’abisme.
I cantar,
abans de caure-hi.

Narcís Comadira


Né lamento né protesta,
nemmeno la circostanza.
Solamente,
sopra il filo arrotato del coltello
—la verità—,
chinarsi sull'abisso.
E cantare,
prima di cadervi.