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domenica 25 marzo 2012

E António sorriu

So con certezza che oggi, 25 marzo 2012, in una stanza dell'Hospital da Cruz Vermelha, Antonio Tabucchi, poco prima di morire, ha ricevuto la visita del suo Maestro Fernando Pessoa, l'autore, tra l'altro, di Tabacaria, la prima poesia di Pessoa/Álvaro de Campos che Tabucchi lesse in assoluto, una poesia trovata, in una traduzione francese (quella di Armand Guibert? quella di Pierre Hourcade? - Tabucchi si è contraddetto, in proposito, negli anni), da un bouquiniste parigino nell'autunno del 1964, quando era studente alla Sorbona. La scoperta di Bureau de tabac lo spinse ad iscriversi ad un corso di lingua e letteratura portoghese che, appena aperta la porta della classe per assistere alla prima lezione, gli si rivelò con queste parole, recitate dalla voce di Luciana Stegagno Picchio, tratte da una poesia antica, probabilmente le prime parole poetiche che intese in quella lingua, sicuramente quelle che lo sottrassero definitivamente, salvificamente, all'Italia (ma non all'italiano ed agli inevitabili sensi di colpa provati per una colpa pur inesistente):

Ondas do mar de Vigo, onde está o meu amigo? 
Se sabeis onde está o meu amigo, aí Deus que volte cedo.

So con certezza che oggi Tabucchi, durante la visita che Pessoa finalmente gli ha reso, si è rivolto al Maestro con un sorriso, come ad un padre, come a colui che gli ha dato la vita interiore. Sì, Tabucchi ha sorriso. Lo so perché quell'incontro, seppure in altre circostanze e sotto altre spoglie, Tabucchi lo aveva già immaginato con precisione: ne Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa, Sellerio, 1994, la sua fantasia percorse la notte del 28 novembre del 1935, la notte in cui, poco prima di morire, Pessoa, in una piccola stanza della clinica São Luis dos Franceses ricevette la visita del suo Maestro, Alberto Caeiro:
Pessoa sorrise. Lo sapevo, disse, l'ho sempre considerata mio padre, anche nei miei sogni lei è sempre stato mio padre, non ha niente da rimproverarsi, Maestro, mi creda, per me lei è stato un padre, colui che mi ha dato la vita interiore.

domenica 29 gennaio 2012

La finèstra/A janela/La fenêtre (sogni/sonhos/rêves)

Loos m’affirmait un jour : « Un homme cultivé ne regarde pas par la fenêtre ; sa fenêtre est en verre dépoli ; elle n’est là que pour donner de la lumière, non pour laisser passer le regard »
Le Corbusier, L’Urbanisme, 1925

La finèstra

Dalvólti la véita
la dventa una finèstra
sal ròbi ch’al sta dlà
cumè ti sógn:
un pan che zócla te vent,
un fiòur, una ragaza
e cla luce biènca de mònd
dòu t’a n’i sii.

Nino Pedretti

A volte la vita
diventa una finestra
con le cose che stanno al di là
come nei sogni:
un panno che ciondola al vento
un fiore, una ragazza
e quella luce bianca del mondo
dove tu non ci sei.

*

Não basta abrir a janela

Não basta abrir a janela
Para ver os campos e o rio.
Não é bastante não ser cego
Para ver as árvores e as flores.
É preciso também não ter filosofia nenhuma.
Com filosofia não há árvores: há ideias apenas.
Há só cada um de nós, como uma cave.
Há só uma janela fechada, e todo o mundo lá fora;
E um sonho do que se poderia ver se a janela se abrisse,
Que nunca é o que se vê quando se abre a janela.

Alberto Caeiro

Non basta aprire la finestra

Non basta aprire la finestra
per vedere i campi e il fiume.
Non basta non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.
Bisogna anche non avere alcuna filosofia.
Con la filosofia non ci sono alberi: ci sono a malapena idee.
C'è solo ciascuno di noi, come una caverna.
C'è solo una finestra chiusa, e tutto il mondo là fuori;
e un sogno di quello che si potrebbe vedere se la finestra si aprisse,
che mai è quello che si vede quando si apre la finestra.

*

Tu me proposes, fenêtre étrange, d'attendre ;
déjà presque bouge ton rideau beige.
Devrais-je, ô fenêtre, à ton invite me rendre ?
Ou me défendre, fenêtre ? Qui attendrais-je ?

Ne suis-je intact, avec cette vie qui écoute,
avec ce coeur tout plein de la perte complète ?
Avec cette route qui passe devant, et le doute
que tu puisses donner ce trop dont le rêve m'arrête ?

Rainer Maria Rilke

Mi proponi, finestra misteriosa, di aspettare;
già quasi si scosta la tua tenda beige.
Dovrei, finestra, arrendermi al tuo invito?
O difendermi, finestra? E aspettare chi?

Non sono intatto, con questa vita in ascolto,
con questo cuore colmo della perdita completa?
Con questa strada che passa davanti, e il dubbio
che tu mi prenda in troppo grande sogno?

sabato 29 maggio 2010

O Tejo é mais belo que o rio que corre pela minha aldeia


O Tejo from Abilio Vieira on Vimeo.

O Tejo é mais belo que o rio que corre pela minha aldeia,
Mas o Tejo não é mais belo que o rio que corre pela minha aldeia
Porque o Tejo não é o rio que corre pela minha aldeia,

O Tejo tem grandes navios
E navega nele ainda,
Para aqueles que vêem em tudo o que lá não está,
A memória das naus.

O Tejo desce de Espanha
E o Tejo entra no mar em Portugal.
Toda a gente sabe isso.
Mas poucos sabem qual é o rio da minha aldeia
E para onde ele vai
E donde ele vem.
E por isso, porque pertence a menos gente,
É mais livre e maior o rio da minha aldeia.

Pelo Tejo vai-se para o Mundo.
Para além do Tejo há a América
E a fortuna daqueles que a encontram.
Ninguém nunca pensou no que há para além
Do rio da minha aldeia.

O rio da minha aldeia não faz pensar em nada
Quem está ao pé dele está só ao pé dele.

Alberto Caeiro, O Guardador de Rebanhos


Il Tago è più bello del fiume che passa nel mio paesino,
Ma il Tago non è più bello del fiume che passa nel mio paesino
Perché il Tago non è il fiume che passa nel mio paesino.

Il Tago ha grandi navi
E vi naviga ancora,
Per quelli che vedono nel tutto quello che non c'è,
Il ricordo delle caravelle.

Il Tago scende dalla Spagna
E il Tago entra nel mare in Portogallo.
Lo sanno tutti.
Ma pochi sanno qual è il fiume del mio paesino
E dove va
E da dove viene.
E per questo, perché appartiene a meno persone,
è più libero e più grande il fiume del mio paesino.

Per il Tago si va per il Mondo.
Oltre il Tago c'è l'America
E la fortuna per quelli che la trovano.
Nessuno ha mai pensato a quello che c'è oltre
Il fiume del mio paesino.

Il fiume del mio paesino non fa pensare a niente.
Chi gli sta vicino sta solo vicino ad esso.


Alberto Caeiro da Silva nacque a Lisbona nel 1889, ma visse quasi tutta la sua vita in campagna, in compagnia di una vecchia zia, una prozia. Di statura media, aveva faccia rasa, occhi azzurri e capelli di un biondo slavato. Non aveva professione né quasi nessuna educazione, se non quella acquisita con l'istruzione primaria. Morì di tubercolosi nel 1915 (da qui).
Nonostante la sua breve vita, di lui si possono leggere O guardador de rebanhosO pastor amorosoPoemas Inconjuntos e Fragmentos.