mercoledì 25 aprile 2012
martedì 24 aprile 2012
Na dworze jest dzień pełen prozy
Zornige sahst du flackern, sahst zwei Knaben
zu einem Etwas sich zusammenballen,
das Haß war und sich auf der Erde wälzte
wie ein von Bienen überfallnes Tier
(...)
Rainer Maria Rilke
Aus Der Rosenschale
zu einem Etwas sich zusammenballen,
das Haß war und sich auf der Erde wälzte
wie ein von Bienen überfallnes Tier
(...)
Rainer Maria Rilke
Aus Der Rosenschale
Mam dzisiaj lepszy dzień, jeden z dni uspokojonych i zacisznych. Mam trochę gorączki i leżę w łóżku, nie poszedłem dziś do szkoły. Na dworze jest dzień zimny, twardy i niegościnny, pełen prozy i surowości. Ale dookoła mego łóżka obstąpiły dobre duchy, obok mnie leżą dwa tomy Rilkego, które sobie pożyczyłem. Od czasu do czasu wchodzę na chwilę w jego świat trudny i natężony, pod wielokrotne sklepienia jego nieb i znów powracam do siebie.
Bruno Schulz
Furiosi vedesti fiammeggiare, vedesti due ragazzi
appallottolarsi in una massa sola,
che odio era e sulla terra ruzzolava
come una bestia assaltata da api
(...)
Rainer Maria Rilke
Da La coppa di rose
appallottolarsi in una massa sola,
che odio era e sulla terra ruzzolava
come una bestia assaltata da api
(...)
Rainer Maria Rilke
Da La coppa di rose
Ho un giorno migliore, oggi, uno di quei giorni calmi e tranquilli. Sono a letto con un po' di febbre e oggi non sono andato a scuola. Fuori è un giorno freddo, duro e rigido, pieno di prosa e di asprezza. Ma gli spiriti buoni si sono raccolti attorno al mio letto, accanto a me giacciono due volumi di Rilke che ho preso in prestito. Di tanto in tanto entro, per un istante, nel suo mondo arduo ed intenso, sotto i suoi cieli dalle multiple arcate e ancora una volta ritorno a me stesso.
Bruno Schulz
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domenica 22 aprile 2012
In ogni momento presente
Una foto come tante. Fascisti in una città italiana. È il 1922.
Allo stesso tempo, però, non è proprio una foto qualsiasi. Marca il confine, in ogni momento presente, tra ciò che è tollerabile e ciò che non lo è, ed in particolare la difficoltà di riconoscere l'intollerabile per tempo, e non quando tutti ne sono capaci, come l'8 settembre del 1943. Segna il momento in cui ai lettori del Wiener Bilder, nella cui prima pagina apparve il 5 novembre del 1922, bisognava ancora spiegare che si trattava dell'ingresso di fascisti in una città italiana con la mano destra sollevata, che rappresenta il caratteristico antico saluto romano.
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martedì 17 aprile 2012
La Francia forte
En France, les horaires dans les piscines sont les mêmes pour tous, les médecins sont les mêmes, les menus dans les cantines sont les mêmes.
Nicolas Sarkozy, Lettre au peuple français, Avril 2012
In Francia, gli orari nelle piscine sono gli stessi per tutti, i medici sono gli stessi, i menu nelle mense sono gli stessi.
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La sede della memoria
Anni di vita altrove
ed un fresco taglio di capelli
mi fa ancora sortir du cœur
(mais pas des lèvres) :
te son 'ndà del brivec?
ed un fresco taglio di capelli
mi fa ancora sortir du cœur
(mais pas des lèvres) :
te son 'ndà del brivec?
domenica 15 aprile 2012
La memòria té molta imaginació
Non ho mai fatto collezioni di oggetti, anche se provo curiosità per coloro che hanno la costanza di idearle, curarle ed arricchirle nel tempo, specialmente se sono intrinsecamente inadatte ad essere completate. Di alcune astrazioni sì, però. Tra le più ricorrenti figura una raccolta di incontri improbabili, del cui effettivo verificarsi o addirittura della cui verosimiglianza non mi curo troppo o affatto. Dell'incontro tra Kafka e il ladro della sua guida a Milano, del suo contesto e delle sue circostanze, ho già raccontato una volta. Un incontro cui penso negli ultimi tempi è quello tra Benjamin e Céline nel passage Choiseul, che mi ossessiona perché ci passo di frequente, perché so che ci è cresciuto Céline e perché Passagenwerk di Benjamin è una delle opere che, suo malgrado, non è riuscito a regalarci per intero, ma solo a suggerire, a farci intravvedere, per tacere della evidente distanza intellettuale ed ideale tra i due, che può indurre a cristallizzarli, semplificando, negli archetipi del carnefice e della vittima. Li vedo incrociarsi proprio lungo quel passage (ma più verso la rue Saint-Augustin che verso la rue des Petits-Champs, che mi rimanda troppi echi kafkiani), a dispetto dei tempi che non collimano per niente, perché li seguo mentre camminano in anni diversi: Céline di fretta, facendosi largo tra i passanti che guardano le vetrine, nervoso e smanioso di vincere il Goncourt, mentre si sta dirigendo verso Drouant, il famoso ristorante proprio dietro l'angolo, dove assegnano il premio e di fronte al quale intende aspettare l'esito della votazione, che non gli sarà favorevole, Benjamin, ugualmente inconsapevole del passante che sta incrociando, appena sfiorato dal lampo del suo sguardo ed intento, piuttosto, ad osservare i piccoli gesti dei commercianti, le loro merci, l'architettura del passage e il suo rapporto col Théâtre des Bouffes-Parisiens, cui offre uno dei due accessi, e a pensare al modo in cui organizzare la propria opera e preservarla dal tempo e dagli uomini.
Questi ed altri incontri, per quanto improbabili e non poco forzati, lasciano sull'asfalto invisibili orme che cerco di seguire, alimentano i miei pensieri ad ogni passaggio nei loro luoghi, radicandosi nei miei ricordi né più né meno di incontri o, più in generale, di fatti, reali, e producendo suggestioni (di cui la principale è: cosa avrebbero fatto, come avrebbero reagito se i loro sguardi si fossero incrociati per più di qualche istante, fino a guardarsi?) e, a loro modo, costruendo memoria.
*
Acte I
Poema de la permanéncia
Les tres actrius fan temps, mantenen l'atenció del públic amb gestos mínims, caminen, s'asseuen i parlen entre elles sense que la gent entengui el que diuen. Realitzen moviments que no expressen res en particular, intensament vives.
,
D'un en un s'aproximen als espectadors.
Walt: Sóc Walt Disney.
Vladimir: Sóc Vladimir Lenin.
Salvador: Sóc Salvador Dalí.
,
Salvador: Escolteu, em sap greu, no us he ensenyat l'altra sala.
Walt: Non crec pas que sigui necessari.
Salvador: Em feia por que estigués mal orientada.
Vladimir: Quines parets tan blanques. Em pregunto quantes vegadas es deuen haver pintat. Segur que són incomptables. Tot i axí, semblen mudes. Definitivament, no m'agrada el blanc, m'agradarien de color vermell.
Salvador: A mi tampoc, és massa neutre, insípid. Però de vermell tampoc! Ja hi tornem a ser.
Walt: Aquestes parets no tenen portes. Sempre murs, sempre passadissos, i a l'altre costat encara més murs. No hi a entrada ni sortida.
Vladimir: Però on vols anar, tu, ara?
Walt: La qüestió no és l'ara, ni l'ahir ni el demà. Anem avançant de nou, una vegada més, travessant passadissos, sales i galeries per aquest sinistre lloc d'una altra època, de silencioses habitacions on les petjades són absorbides, on un no sent ni els seus propis passos. Passadissos transversals que porten a sales desertes, sobrecarregades amb la decoració d'èpoques passades, habitacions silencioses, on les petjades són absorbides. Molt lluny del lloc on som ara, abans que nosaltres, esperant una vegada més.
,
Salvador: Estàvem parlant de colors, no ens desanimis ara tu.
Vladimir: Quin lloc és aquest?
Salvador: Tu ho has dit, és només un lloc.
Walt: Com hem arribat aquí?
Vladimir: Sempre hem estat aquí.
Walt: Sempre serem aquí.
Vladimir: Això ja ho veurem, falta que vulguin.
Salvador: No tingueu temptaciones de creure en la realitat, les coses no són com són, sinó com es recorden. La memòria té molta imaginació, és molt miserable. El passat és molt relatiu.
Walt: Present com a futur, futur com a present.
Vladimir: Tot gira al voltant de la idea que hi ha solució per a tot i que només cal trobar-la.
Walt: I és així...
Oriol Villanova, Ells no poden morir, Christoph Keller Editions, 2011
Atto I
Poesia della permanenza
I tre attori passano il tempo, mantengono l'attenzione del pubblico con gesti minimi, camminano, si mettono a sedere e parlano tra di loro senza che la gente riesca a cogliere quello che dicono. Effettuano movimenti che non esprimono niente in particolare, estremamente vivaci.
,
Uno alla volta si avvicinano agli spettatori.
Walt: Sono Walt Disney.
Vladimir: Sono Vladimir Lenin.
Salvador: Sono Salvador Dalí.
,
Salvador: Senti, mi dispiace, non ti ho mostrato l'altra sala.
Walt: Non credo sia necessario.
Salvador: Temevo fosse mal orientata.
Vladimir: Che pareti bianche. Mi chiedo quante volte devono essere state tinteggiate. Sicuramente innumerevoli. Anche così, sembrano mute. Definitivamente, non mi piace il bianco, mi piacerebbero di colore rosso.
Salvador: Neanche a me piacciono, è troppo neutro, insipido. Ma non mi piacerebbero nemmeno di rosso! Ci risiamo.
Walt: Queste pareti non hanno porte. Sempre muri, sempre corridoi, e dall'altra parte ancora più muri. Non ci sono né entrata né uscita.
Vladimir: Ma dove vuoi andare, ora?
Walt: La questione non è l'ora, né lo ieri né il domani. Stiamo di nuovo avanzando, una volta ancora, attraversando passaggi, sale e gallerie attraverso questo sinistro posto di un'altra epoca, abitazioni silenziose dove le orme sono assorbite, dove non si riescono a sentire nemmeno i propri passi. Passaggi trasversali che conducono a sale deserte, sovraccariche di decorazioni di epoche passate, abitazioni silenziose, dove le orme sono assorbite. Un lungo percorso dal posto in cui ci troviamo ora, che ci precede, in attesa una volta ancora.
,
Salvador: Stavamo parlando di colori, non scoraggiarci, ora.
Vladimir: Che posto è questo?
Salvador: L'hai detto, è solo un posto.
Walt: Come siamo arrivati qui?
Vladimir: Siamo sempre stati qui.
Walt: Saremo sempre qui.
Vladimir: Lo vedremo, solo se lo vogliono.
Salvador: Non farti tentare dal credere nella realtà, le cose non sono come sono, ma solo come sono ricordate. La memoria ha molta immaginazione, è molto miserabile. Il passato è molto relativo.
Walt: Presente come futuro, futuro come presente.
Vladimir: Tutto gira attorno all'idea che ci sia una soluzione per tutto e che basti trovarla.
Walt: È proprio così...
Il passage Choiseul si trova sia in Benjamin sia in Morte a credito, dove è chiamato diversamente: cette année là, où mes parents firent de si mauvaises affaires, passage de La Bérézina.
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giovedì 12 aprile 2012
Dizionario di tutte 'e cose - L come Lettere al giornale
If Charles Glass’s reading of Samir Kassir’s Beirut is correct, his ‘biography of the city’ is indeed ‘unlikely to be surpassed’, beginning, as Glass tells us it does, ‘with the Palaeolithic habitation of six million years BC on the promontory later known as Beirut’ (LRB, 8 March). Not only does the book push back the beginning of the Palaeolithic era by some 3.4 million years, but does so with a degree of precision unseen in palaeontology since the 1966 Raquel Welch movie One Million Years BC.
Mat Snow
London SW12
Letters, London Review of Books, Vol. 34 No. 7 · 5 April 2012
Se la lettura di Charles Glass della Beirut di Samir Kassir è corretta, la sua "biografia della città" è effettivamente "difficilmente superabile", a cominciare, come Glass ci dice faccia, "dall'insediamento paleolitico di sei milioni di anni a.C. sul promontorio più tardi noto come Beirut" (LRB, 8 marzo). Non solo il libro retrodata l'inizio dell'era paleolitica di qualcosa come 3,4 milioni di anni, ma lo fa con un grado di precisione mai visto in paleontologia dai tempi del film di Raquel Welch del 1966 Un milione di anni fa.
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*Londra
sabato 7 aprile 2012
The most interesting fact
The most interesting fact about German history is that Germany did not exist as a nation until 1871.
Instructions for British servicemen in Germany, The Foreign Office, London, November 1944
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Start with this gesture
Thus the first language in the first mute times of the nations must have begun with signs, whether gestures or physical objects, which had natural relations to the ideas to be expressed.
Vico, The New Science
Start with this gesture: a flinging of the
hands, so. A casting-forward, it says from,
away, out. Palms upwards, empty, nothing,
gone.
Recast the movement in your mind:
conceive with what economy, supple
and synoptic, you comprehend chaos -
the accidents of human life, passions,
foibles, fates, restated as mechanics
and geometry,
though still, as for reasons
and motives, baffling as crazy Ares,
tail-chasing round our upturned bowl of sky.
Helen Tookey
Agreed/Intesa
Bruno Munari, Dizionario dei gesti italiani
Clever/È un dritto
OK/Tutto bene
onde tal Prima lingua ne' primi tempi mutoli delle Nazioni dovette cominciare con cenni, o atti, o corpi, ch'avessero naturali rapporti all'idee.
Vico, Scienza Nuova
Inizia con un gesto: uno scatto delle
mani, così. Un proiettare in avanti, dice da,
via, finito. Palme rivolte in alto, vuoto, niente,
sparito.
Rimodella il movimento mentalmente:
immagina con quale economia, duttile
e sinottica, comprendi il caos -
i casi della vita umana, le passioni,
le debolezze, i destini, riaffermati come meccanica
e geometria,
eppure silenziosi, quanto a ragioni
e motivi, spiazzanti come il pazzo Ares,
sempre a mordersi la coda attorno alla nostra capovolta ciotola di cielo.
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Munari,
Tookey
venerdì 6 aprile 2012
Dizionario di tutte 'e cose - E come Erliquie
Foto di Sasha Terebenin
Uno delle decine di autobus di pellegrini alla Cintura della Vergine. Krasnojarsk, novembre 2011 (link)
e questa è una delle penne dell'agnol Gabriello, la quale nella camera della Vergine Maria rimase quando egli la venne ad annunziare in Nazaret.
Boccaccio, Decameron, VI giornata, novella X
Uno delle decine di autobus di pellegrini alla Cintura della Vergine. Krasnojarsk, novembre 2011 (link)
La mostra de l'erliquie
Tra ll'antre erliquie che tt'ho ddette addietro
C'è ll'aggnello pascuale e la colonna:
C'è er latte stato munto a la Madonna,
Ch'è ssempre fresco in un botton de vetro.
C'è ll'acqua der diluvio: c'è lla fionna
Der re Ddàvide, e 'r gallo de san Pietro:
Poi c'è er bascio de Ggiuda, e cc'è lo sscetro
Der Padr'Eterno e la perucca bbionna.
Ce sò ddu' parmi e mmezzo de l'ecrisse
Der Carvario, e cc'è un po' de vita eterna
Pe ffa er lèvito in caso che ffinisse.
C'è er moccolo che aveva a la lenterna
Dio cuanno accese er zole, e ppoi je disse:
"Va', illumina chi sserve e cchi ggoverna."
Giuseppe Gioachino Belli
Roma, 22 gennaio 1833
e questa è una delle penne dell'agnol Gabriello, la quale nella camera della Vergine Maria rimase quando egli la venne ad annunziare in Nazaret.
Boccaccio, Decameron, VI giornata, novella X
Rudolf Löwenstein
venerdì 30 marzo 2012
Упав с велосипеда
Упав с велосипеда, знаешь вдруг:
между тобой и миром — плоть,
и так тонка, и так капризна,
что грубой и выносливой душе
она сплошная укоризна.
И знаешь вдруг,
что равен небу, лесу, полю,
как зеркало, что ли, ты —
тогда представишь ЗЕРКЛО,
чьи отраженья сначала расплывчаты,
потом и вовсе вылиты
и брызнули на волю,
как рыбки из садка,
как мотыльки из сада,
как с неба облака,
как с облаков вода,
как Аронзона вкруг
всё замелькало, смеркло.
Ольга Мартынова
Cadendo dalla bici
Cadendo dalla bici, d'incanto sai:
tra te ed il mondo solo carne,
e così fine, e così capricciosa
da essere un solo rimprovero
all'anima
rude ed indurita.
E d'incanto sai
di essere uguale al cielo, al bosco, al campo,
un po' come uno specchio
poi pensi: uno SPECIO
in cui i riflessi dapprima sono sfumati,
poi si riversano
spruzzati in libertà,
come pesci da una vasca,
come falene da un giardino,
come nuvole dal cielo,
come gocce dalle nuvole,
come attorno ad Aronson
tutto prese a sfavillare, a spegnersi.
Ol'ga Martynova
между тобой и миром — плоть,
и так тонка, и так капризна,
что грубой и выносливой душе
она сплошная укоризна.
И знаешь вдруг,
что равен небу, лесу, полю,
как зеркало, что ли, ты —
тогда представишь ЗЕРКЛО,
чьи отраженья сначала расплывчаты,
потом и вовсе вылиты
и брызнули на волю,
как рыбки из садка,
как мотыльки из сада,
как с неба облака,
как с облаков вода,
как Аронзона вкруг
всё замелькало, смеркло.
Ольга Мартынова
Cadendo dalla bici
Cadendo dalla bici, d'incanto sai:
tra te ed il mondo solo carne,
e così fine, e così capricciosa
da essere un solo rimprovero
all'anima
rude ed indurita.
E d'incanto sai
di essere uguale al cielo, al bosco, al campo,
un po' come uno specchio
poi pensi: uno SPECIO
in cui i riflessi dapprima sono sfumati,
poi si riversano
spruzzati in libertà,
come pesci da una vasca,
come falene da un giardino,
come nuvole dal cielo,
come gocce dalle nuvole,
come attorno ad Aronson
tutto prese a sfavillare, a spegnersi.
Ol'ga Martynova
Leonid Aronson (1939-1970), poeta leningradese morto sulle montagne dell'Asia centrale vicino a Taškent, in circostanze mai del tutto chiarite: per alcuni suicida, per altri in un incidente di caccia. Nel 1966, Aronson scriveva più o meno questo: Il soggetto della mia letteratura sarà la rappresentazione del paradiso. È sempre stato così, ma diventerà ancora più definito, come espressione di una percezione del mondo opposta alla vita. La vita che viviamo è artificiale, la nostra vera vita è il paradiso, e se le impressioni eterne dei rapporti non fossero così ingiuste e stupide, la vita non diventerebbe simile al paradiso, sarebbe il paradiso. Il fatto che l'arte si occupi dei nostri incubi dimostra l'incomprensione della Verità.
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giovedì 29 marzo 2012
Si parla italiano
Ich saß nachts mit heftigen Schmerzen auf einer Bank. Mir gegenüber auf einer zweiten nahmen zwei Mädchen Platz. Sie schienen sich vertraut besprechen zu wollen und begannen zuflüstern. Niemand außer mir war in der Nähe, und ich hätte ihr Italienisch nicht verstanden, so laut es sein mochte. Nun konnte ich bei diesem unmotivierten Flüstern in einer mir unzugänglichen Sprache mich des Gefühls nicht erwehren, es lege sich um die schmerzende Stelle ein kühler Verband.
Walter Benjamin, Einbahnstrasse, 1928
Me ne stavo seduto di notte su una panchina, con forti dolori. Di fronte a me, su una seconda panchina, presero posto due ragazze. Sembravano volersi fare delle confidenze e si misero a bisbigliare. Non c'era nessun altro a parte me, nei paraggi e, per quanto forte avesse potuto essere il loro tono, non avrei capito il loro italiano. Ecco, rispetto ad un tale bisbigliare senza motivo in una lingua a me incomprensibile, non potevo fare a meno di provare la sensazione di una benda fresca applicata sulla parte dolorante.
Chi volesse invece planare su parole marcate dall'entusiasmo di un principiante non sprovveduto, non ha che da puntare il mouse e cliccare ivi e leggere la parte finale del post.
Infine, se mai interessasse un punto di vista meno benevolo, eppur privo di astio o rancore, si passi di qua, sempre volendo.
mercoledì 28 marzo 2012
два скрыпачы
Генерал! Наши карты — дерьмо. Я пас.
І. Бродскі
з руінаў філармоніі
ў ціхае «будзем»
бягуць
нарэшце адзін з іх падае,
паранены,
другі вяртаецца,
узвальвае на плечы першага
і пачынае яго цягнуць
першы доўга трывае боль,
а пасля пачынае трэнас:
сымон, бог з табой,
якога
хрэна?!
сымон,
твая каханая здраджвала табе са мной,
цяпер,
каб здрадзіць ізноў, вярнулася да цябе,
скажы шчыра,
думаеш, ты — сапраўдны мужчына?
бо мужык даўно з цябе выпарыўся, знік
у кірунку нябёсаў. у рэшце рэшт,
ты няправільна трымаеш смык,
ты няправільна мяне нясеш!
мы маглі б быць з табой кім заўгодна, мы маглі б быць
зусім не музыкі, калі б не гэты пракляты бліц-
крыг, распачаты імперыяй; мы не бярэм удзелу ў вайне —
і кааліцыі напляваць, як мне цяпер баліць.
галоўнакамандуючы не мае музычнага слыху, таму
як дырыжор ён ніякі, ён ніколі не ўчуе вайну
усё супраць нас, сымоне, і нашы з табою шанцы —
нуль.
сымон, кінь мяне проста тут дзеля нашых сыноў
я такі, ты ведаеш, здолею выкараскацца ізноў
ты слабак, сымон, таму ты мусіш бегчы адзін
і сына свайго абдымі і скажы, што ён мой сын
ты мамчын сынок,
сымон! —
чулася наўздагон
Віталь Рыжкоў
Generale! Le nostre carte sono una merda. Io passo.
I. Brodskij
scappano
dalle rovine della filarmonia
in un tranquillo "saremo"
alla fine uno di loro cade
ferito
mentre il secondo torna indietro
e si carica sulle spalle il primo
e comincia a tirare
il primo sopporta a lungo il dolore
e d'un tratto comincia ad urlare:
symon, dio sia con te,
che
cazzo?!
symon,
il tuo tesoro ti ha tradito con me,
ed ora
è tornata da te per tradirti di nuovo:
dimmi francamente
pensi ancora di essere un vero uomo?
ché l'uomo in te è scomparso, si è volatilizzato
nell'aria. dopo tutto
tieni l'arco in modo sbagliato,
mi porti in modo sbagliato!
potremmo essere chiunque, potremmo non essere
affatto musicisti, se non fosse per quella maledetta blitz-
krieg che l'impero ha cominciato; noi non prendiamo parte alla guerra
e alla coalizione non importa quanto mi ferisca adesso
il comandante non ha orecchio per la musica, quindi
come direttore è inutile, non sentirà mai la guerra
tutti sono contro di noi, symon, e le nostre chances con te sono
zero
symon, per il bene dei nostri figli lasciami qui
dovremmo uscirne, sai, uno per volta
sei un buono a nulla, symon, per cui dovresti proseguire da solo
abbraccia tuo figlio e digli che è figlio mio
sei un cocco di mamma,
symon! -
sentì poi
Vital' Ryzhkou
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Ryzhkou
domenica 25 marzo 2012
E António sorriu
So con certezza che oggi, 25 marzo 2012, in una stanza dell'Hospital da Cruz Vermelha, Antonio Tabucchi, poco prima di morire, ha ricevuto la visita del suo Maestro Fernando Pessoa, l'autore, tra l'altro, di Tabacaria, la prima poesia di Pessoa/Álvaro de Campos che Tabucchi lesse in assoluto, una poesia trovata, in una traduzione francese (quella di Armand Guibert? quella di Pierre Hourcade? - Tabucchi si è contraddetto, in proposito, negli anni), da un bouquiniste parigino nell'autunno del 1964, quando era studente alla Sorbona. La scoperta di Bureau de tabac lo spinse ad iscriversi ad un corso di lingua e letteratura portoghese che, appena aperta la porta della classe per assistere alla prima lezione, gli si rivelò con queste parole, recitate dalla voce di Luciana Stegagno Picchio, tratte da una poesia antica, probabilmente le prime parole poetiche che intese in quella lingua, sicuramente quelle che lo sottrassero definitivamente, salvificamente, all'Italia (ma non all'italiano ed agli inevitabili sensi di colpa provati per una colpa pur inesistente):
Ondas do mar de Vigo, onde está o meu amigo?
Se sabeis onde está o meu amigo, aí Deus que volte cedo.
So con certezza che oggi Tabucchi, durante la visita che Pessoa finalmente gli ha reso, si è rivolto al Maestro con un sorriso, come ad un padre, come a colui che gli ha dato la vita interiore. Sì, Tabucchi ha sorriso. Lo so perché quell'incontro, seppure in altre circostanze e sotto altre spoglie, Tabucchi lo aveva già immaginato con precisione: ne Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa, Sellerio, 1994, la sua fantasia percorse la notte del 28 novembre del 1935, la notte in cui, poco prima di morire, Pessoa, in una piccola stanza della clinica São Luis dos Franceses ricevette la visita del suo Maestro, Alberto Caeiro:
Pessoa sorrise. Lo sapevo, disse, l'ho sempre considerata mio padre, anche nei miei sogni lei è sempre stato mio padre, non ha niente da rimproverarsi, Maestro, mi creda, per me lei è stato un padre, colui che mi ha dato la vita interiore.
sabato 24 marzo 2012
Dizionario di tutte 'e cose - V come Voglia di lavorare
Voia de lavorar saltime 'dosso
Lavora ti, paron, che mi no posso
Detto popolare triestino
Nessuna roba al mondo xe più bela
de bâte gnifa duto 'l santo dì.
Poca voglia di far bene;
viver lieto, andare a spasso
fresco e grasso mi mantiene,
la fatica m'è nemica;
e mentre io vivo così
è per me festa ogni dì.
Diridiridiridi, diridiridiridi.
Le roi de la glande
J’aime pas travailler debout
J’aime pas travailler assis
J’aime pas travailler à genoux
J’aime pas ouais travailler du tout
Moi ce que j’aime c’est glander
Quand je glande faut pas m’emmerder
Et pour être sûr de m’lever tard
Tous les soirs je me fum’ un pétard
J’aime pas travailler patron
Tu crois que j’te prends pour un con
Tu aimerais bien me virer
Si je t’avais laissé m’embaucher
Mêm’ si tu me trouves un emploi
Sach’ que je n’bosserai pas pour toi
Je préfèr’ rester au chômage
À me dorer le cul sur une plage
J’aime pas travailler debout
J’aime pas travailler assis
J’aime pas travailler à genoux
J’aime pas ouais travailler du tout
Et si un jour un beau matin
Je dois m’en aller au turbin
Je prendrai mes jambes à mon cou
Et je partirai pour le Pérou
Dans la Cordillère des Andes
Je créerai la républiqu’ d’la glande
Travailler sera interdit
Excepté pour se construire un lit
Je n’travaill’rai jamais debout
Pensez pas m’faire bosser assis
Encore moins m’faire taffer à genoux
Je ne travaillerai plus du tout
Final’ment je ne travaille pas
Je ne cherch’ même pas d’emploi
Et je reste là à vivoter
Au soleil sans me préoccuper
Zoufris Maracas
Storia di un esergatore - 4
Sono disoccupato per colpa di un esergo che avevo proposto all'editore di una nuova edizione di Alcools prevista in occasione del prossimo centenario dalla prima pubblicazione.
Bira
mi no bevo più bira
mi no bevo più bira
mi no bevo più bira
perché bira me fa mal.
Lorenzo Pilat
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Apollinaire,
F.
venerdì 23 marzo 2012
Fino al 1998, il 23-24 marzo era via Rasella e l'eccidio delle Fosse Ardeatine
Oggi siamo considerati a tutti gli effetti un grande paese, non più com'eravamo visti prima.
Massimo D'Alema
Dal 23-24 marzo 1999
italiano
cominciò a fare rima
con Aviano.
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*Belgrado
La littérature c'est la fête
Non sarebbe male pensare qualche volta alle parole di uso quotidiano, in particolare a quelle che piovono insistentemente dall'alto, da qualche centro di potere, metterle in sequenza, senza alcun timore di usarle nelle consuete frasi fatte, per rivelarne, paradossalmente, il significato più profondo ed autentico e provare ad abbozzare nel modo più semplice ed onesto possibile lo sfondo del paesaggio del nostro presente. Ho l'impressione che molti poeti francesi contemporanei lo facciano (uno degli ultimi residui visibili del loro tradizionale modo di essere engagés), soffermandosi su tali parole evitando in ogni modo di creare immagini, e quindi di creare poesia, e senza indulgere in alcuna forma di compiacimento estetico o musicale, il che, soprattutto in francese, è un esercizio non banalissimo. Pochi di questi, tuttavia, attraverso questo umile ed apparentemente elementare e di primo acchito sterile esercizio, riescono a rivelare qualcosa, mi pare. Una in particolare, Nathalie Quintane, vi applica la tecnica del sillogismo, giungendo a delle conclusioni che, sebbene sotto gli occhi di tutti e tutte già interamente inscritte nelle premesse, generalmente si evita di trarre, probabilmente per mancanza di quel minimo di coraggio necessario a dire no ad ognuna di esse.
*
Le leggi devono essere rispettate.
Rispettiamo le leggi votate dagli eletti per i quali abbiamo votato.
Non si deve entrare con un coltello in un istituto scolastico.
I portali metal detector rilevano i coltelli.
Installiamo dei portali metal detector all'ingresso degli istituti scolastici.
È meglio avere la maturità per entrare nel mercato del lavoro.
La maturità d'oggi non ha più alcun valore.
Quelli che hanno la maturità non valgono nulla sul mercato del lavoro.
I figli degli operai non accettano le classi preparatorie alle grandes écoles.
Chiudiamo le fabbriche, non ci sono più operai, e quindi non ci sono più figli di operai.
Le classi preparatorie non sono precluse ai figli degli operai.
Degli anarchici hanno scritto dei libri.
Degli anarchici hanno lanciato delle bombe.
Vi sono, tra di loro, delle persone che lanciano o lanceranno delle bombe.
Dei musulmani obbligano delle ragazze a portare il velo.
Le ragazze devono essere libere di non portare il velo.
Votiamo una legge che obbliga le ragazze a non portare il velo.
L'alimentazione che non ingrassa è cara.
Ci sono dei poveri.
I poveri sono ciccioni.
Il grande pubblico vuole fare baldoria.
La letteratura è baldoria.
Nathalie Quintane, Tomates, 2010
martedì 20 marzo 2012
L'exode
L'exode
Super flumina Babylonis
Les dieux ont ordonné la mort
de ces hommes afin d’être sujets
de chants pour les générations à venir.
Homère
ET VOILÀ!
Préface en prose
C’est à vous que je parle, hommes des antipodes,
je parle d’homme à homme,
avec le peu en moi qui demeure de l’homme,
avec le peu de voix qui me reste au gosier,
mon sang est sur les routes, puisse-t-il, puisse-t-il
ne pas crier vengeance!
L’hallali est donné, les bêtes sont traquées,
laissez-moi vous parler avec ces mêmes mots
que nous eûmes en partage –
il reste peu d’intelligible!
Un jour viendra, c’est sûr, de la soif apaisée,
nous serons au-delà du souvenir, la mort
aura parachevé les travaux de la haine,
je serai un bouquet d’orties sous vos pieds,
– alors, eh bien, sachez que j’avais un visage
comme vous. Une bouche qui priait, comme vous.
Quand une poussière entrait, ou bien un songe,
dans l’œil, cet œil pleurait un peu de sel. Et quand
une épine mauvaise égratignait ma peau,
il y coulait un sang aussi rouge que le vôtre!
Certes, tout comme vous j’étais cruel, j’avais soif
de tendresse, de puissance,
d’or, de plaisir et de douleur.
Tout comme vous j’étais méchant et angoissé
solide dans la paix, ivre dans la victoire,
et titubant, hagard, à l’heure de l’échec!
Oui, j’ai été un homme comme les autres hommes,
nourri de pain, de rêve, de désespoir. Eh oui,
j’ai aimé, j’ai pleuré, j’ai haï, j’ai souffert,
j’ai acheté des fleurs et je n’ai pas toujours
payé mon terme. Le dimanche j’allais à la campagne
pêcher, sous l’œil de Dieu, des poissons irréels,
je me baignais dans la rivière
qui chantait dans les joncs et je mangeais des frites
le soir. Après, après, je rentrais me coucher
fatigué, le cœur las et plein de solitude,
plein de pitié pour moi,
plein de pitié pour l’homme,
cherchant, cherchant en vain sur un ventre de femme
cette paix impossible que nous avions perdue
naguère, dans un grand verger ou fleurissait
au centre, l’arbre de la vie…
J’ai lu comme vous tous les journaux tous les bouquins,
et je n’ai rien compris au monde
et je n’ai rien compris à l’homme,
bien qu’il me soit souvent arrivé d’affirmer le contraire.
Et quand la mort, la mort est venue, peut-être
ai-je prétendu savoir ce qu’elle était mais vrai,
je puis vous le dire à cette heure,
elle est entrée toute en mes yeux étonnés,
étonnés de si peu comprendre –
avez-vous mieux compris que moi?
Et pourtant, non!
je n’étais pas un homme comme vous.
Vous n’êtes pas nés sur les routes,
personne n’a jeté à l’égout vos petits
comme des chats encore sans yeux,
vous n’avez pas erré de cité en cité
traqués par les polices,
vous n’avez pas connu les désastres à l’aube,
les wagons de bestiaux
et le sanglot amer de l’humiliation,
accusés d’un délit que vous n’avez pas fait,
d’un meurtre dont il manque encore le cadavre,
changeant de nom et de visage,
pour ne pas emporter un nom qu’on a hué
un visage qui avait servi à tout le monde
de crachoir!
Un jour viendra, sans doute, quand le poème lu
se trouvera devant vos yeux. Il ne demande
rien! Oubliez-le, oubliez-le! Ce n’est
qu’un cri, qu’on ne peut pas mettre dans un poème
parfait, avais-je donc le temps de le finir?
Mais quand vous foulerez ce bouquet d’orties
qui avait été moi, dans un autre siècle,
en une histoire qui vous sera périmée,
souvenez-vous seulement que j’étais innocent
et que, tout comme vous, mortels de ce jour-là,
j’avais eu, moi aussi, un visage marqué
par la colère, par la pitié et la joie,
un visage d’homme, tout simplement!
Benjamin Fondane, 1942
L'esodo
Super flumina Babylonis
Gli dei hanno ordinato la morte
di questi uomini per essere soggetti
di canti per le generazioni a venire
Omero
E VOILÀ!
Prefazione in prosa
È a voi che parlo, uomini degli antipodi,
parlo da uomo a uomo,
con il poco che mi rimane di umano,
con il poco di voce che mi resta in gola,
il mio sangue è sulle strade: possa, possa
non gridare vendetta!
L’hallali è dato, le bestie sono braccate,
lasciate che vi parli con quelle stesse parole
che ci trovammo a condividere –
resta così poco di comprensibile!
Verrà un giorno, chiaramente, in cui la sete sarà placata,
e noi saremo al di là del ricordo, e la morte
avrà ultimato i lavori dell'odio,
e io sarò un mazzo di ortiche sotto i vostri piedi,
– ebbene, allora sappiate che avevo un volto
come voi. Una bocca che pregava, come voi.
Quando un granello di polvere, oppure un sogno,
mi entrava nell'occhio, quest'occhio piangeva un po' di sale. E quando
una spina fastidiosa mi graffiava la pelle,
ne usciva un sangue rosso proprio come il vostro!
Certo, proprio come voi ero crudele, avevo sete
di tenerezza, di potenza,
d'oro, di piacere e di dolore.
Proprio come voi ero cattivo e pieno d'angoscia
sicuro nella pace, inebriato nella vittoria,
e titubante, scosso nell'ora della sconfitta!
Sì, sono stato un uomo come gli altri uomini,
nutrito di pane, di sogno, di disperazione. Eh, sì,
ho amato, ho pianto, ho odiato, ho sofferto,
ho comprato dei fiori e non ho sempre
pagato ciò che dovevo. La domenica andavo in campagna
a pescare, sotto lo sguardo di Dio, dei pesci irreali,
mi immergevo nel fiume
che cantava nei giunchi e mangiavo patatine fritte
di sera. Dopo, dopo tornavo a casa a dormire
stanco, col cuore stremato e pieno di solitudine,
colmo di pietà per me stesso,
colmo di pietà per l'uomo,
cercando, cercando invano in un grembo femminile
quella pace impossibile che avevamo appena
perso, in un grande frutteto al cui centro
fioriva l'albero della vita…
Ho letto come voi tutti i giornali, tutti i libri,
e non ho capito niente del mondo
niente dell'uomo,
per quanto mi sia capitato spesso di sostenere il contrario.
E quando la morte, la morte è arrivata, forse
ho fatto finta di sapere cos'era ma ora
vi posso davvero dire
che mi è entrata negli occhi stupiti,
stupiti di capire così poco –
magari voi avete capito meglio di me?
Eppure, no!
non ero un uomo come voi.
Voi non siete nati sulle strade,
nessuno vi ha gettato nella fogna i vostri piccoli
come gatti ancora senz'occhi,
voi non avete errato di città in città
braccati dalla polizia,
voi non avete conosciuto i disastri all'alba,
i vagoni bestiame
e il singhiozzo amaro dell'umiliazione,
accusati di un delitto che non avete commesso,
di un assassinio in assenza di un cadavere,
cambiando nome e volto,
per non portar con sé un nome deriso
un volto usato da tutti
come una sputacchiera!
Verrà un giorno, senza dubbio, in cui queste righe
saranno davanti ai vostri occhi. Questa poesia non domanda
nulla! Dimenticatela, dimenticatela! È solo
un grido che non si può mettere in una poesia
perfetta, mica avevo il tempo di finirla!
Ma quando calpesterete questo mazzo di ortiche
che ero stato io, in un altro secolo,
in una storia per voi ormai trapassata,
ricordatevi solo questo: ero innocente
e, proprio come voi, mortali in quel giorno
avevo avuto anch'io un volto segnato
dalla rabbia, dalla pietà e dalla gioia,
un volto d'uomo, semplicemente!
Super flumina Babylonis
Les dieux ont ordonné la mort
de ces hommes afin d’être sujets
de chants pour les générations à venir.
Homère
ET VOILÀ!
Préface en prose
C’est à vous que je parle, hommes des antipodes,
je parle d’homme à homme,
avec le peu en moi qui demeure de l’homme,
avec le peu de voix qui me reste au gosier,
mon sang est sur les routes, puisse-t-il, puisse-t-il
ne pas crier vengeance!
L’hallali est donné, les bêtes sont traquées,
laissez-moi vous parler avec ces mêmes mots
que nous eûmes en partage –
il reste peu d’intelligible!
Un jour viendra, c’est sûr, de la soif apaisée,
nous serons au-delà du souvenir, la mort
aura parachevé les travaux de la haine,
je serai un bouquet d’orties sous vos pieds,
– alors, eh bien, sachez que j’avais un visage
comme vous. Une bouche qui priait, comme vous.
Quand une poussière entrait, ou bien un songe,
dans l’œil, cet œil pleurait un peu de sel. Et quand
une épine mauvaise égratignait ma peau,
il y coulait un sang aussi rouge que le vôtre!
Certes, tout comme vous j’étais cruel, j’avais soif
de tendresse, de puissance,
d’or, de plaisir et de douleur.
Tout comme vous j’étais méchant et angoissé
solide dans la paix, ivre dans la victoire,
et titubant, hagard, à l’heure de l’échec!
Oui, j’ai été un homme comme les autres hommes,
nourri de pain, de rêve, de désespoir. Eh oui,
j’ai aimé, j’ai pleuré, j’ai haï, j’ai souffert,
j’ai acheté des fleurs et je n’ai pas toujours
payé mon terme. Le dimanche j’allais à la campagne
pêcher, sous l’œil de Dieu, des poissons irréels,
je me baignais dans la rivière
qui chantait dans les joncs et je mangeais des frites
le soir. Après, après, je rentrais me coucher
fatigué, le cœur las et plein de solitude,
plein de pitié pour moi,
plein de pitié pour l’homme,
cherchant, cherchant en vain sur un ventre de femme
cette paix impossible que nous avions perdue
naguère, dans un grand verger ou fleurissait
au centre, l’arbre de la vie…
J’ai lu comme vous tous les journaux tous les bouquins,
et je n’ai rien compris au monde
et je n’ai rien compris à l’homme,
bien qu’il me soit souvent arrivé d’affirmer le contraire.
Et quand la mort, la mort est venue, peut-être
ai-je prétendu savoir ce qu’elle était mais vrai,
je puis vous le dire à cette heure,
elle est entrée toute en mes yeux étonnés,
étonnés de si peu comprendre –
avez-vous mieux compris que moi?
Et pourtant, non!
je n’étais pas un homme comme vous.
Vous n’êtes pas nés sur les routes,
personne n’a jeté à l’égout vos petits
comme des chats encore sans yeux,
vous n’avez pas erré de cité en cité
traqués par les polices,
vous n’avez pas connu les désastres à l’aube,
les wagons de bestiaux
et le sanglot amer de l’humiliation,
accusés d’un délit que vous n’avez pas fait,
d’un meurtre dont il manque encore le cadavre,
changeant de nom et de visage,
pour ne pas emporter un nom qu’on a hué
un visage qui avait servi à tout le monde
de crachoir!
Un jour viendra, sans doute, quand le poème lu
se trouvera devant vos yeux. Il ne demande
rien! Oubliez-le, oubliez-le! Ce n’est
qu’un cri, qu’on ne peut pas mettre dans un poème
parfait, avais-je donc le temps de le finir?
Mais quand vous foulerez ce bouquet d’orties
qui avait été moi, dans un autre siècle,
en une histoire qui vous sera périmée,
souvenez-vous seulement que j’étais innocent
et que, tout comme vous, mortels de ce jour-là,
j’avais eu, moi aussi, un visage marqué
par la colère, par la pitié et la joie,
un visage d’homme, tout simplement!
Benjamin Fondane, 1942
6 rue Rollin, Parigi
L'esodo
Super flumina Babylonis
Gli dei hanno ordinato la morte
di questi uomini per essere soggetti
di canti per le generazioni a venire
Omero
E VOILÀ!
Prefazione in prosa
È a voi che parlo, uomini degli antipodi,
parlo da uomo a uomo,
con il poco che mi rimane di umano,
con il poco di voce che mi resta in gola,
il mio sangue è sulle strade: possa, possa
non gridare vendetta!
L’hallali è dato, le bestie sono braccate,
lasciate che vi parli con quelle stesse parole
che ci trovammo a condividere –
resta così poco di comprensibile!
Verrà un giorno, chiaramente, in cui la sete sarà placata,
e noi saremo al di là del ricordo, e la morte
avrà ultimato i lavori dell'odio,
e io sarò un mazzo di ortiche sotto i vostri piedi,
– ebbene, allora sappiate che avevo un volto
come voi. Una bocca che pregava, come voi.
Quando un granello di polvere, oppure un sogno,
mi entrava nell'occhio, quest'occhio piangeva un po' di sale. E quando
una spina fastidiosa mi graffiava la pelle,
ne usciva un sangue rosso proprio come il vostro!
Certo, proprio come voi ero crudele, avevo sete
di tenerezza, di potenza,
d'oro, di piacere e di dolore.
Proprio come voi ero cattivo e pieno d'angoscia
sicuro nella pace, inebriato nella vittoria,
e titubante, scosso nell'ora della sconfitta!
Sì, sono stato un uomo come gli altri uomini,
nutrito di pane, di sogno, di disperazione. Eh, sì,
ho amato, ho pianto, ho odiato, ho sofferto,
ho comprato dei fiori e non ho sempre
pagato ciò che dovevo. La domenica andavo in campagna
a pescare, sotto lo sguardo di Dio, dei pesci irreali,
mi immergevo nel fiume
che cantava nei giunchi e mangiavo patatine fritte
di sera. Dopo, dopo tornavo a casa a dormire
stanco, col cuore stremato e pieno di solitudine,
colmo di pietà per me stesso,
colmo di pietà per l'uomo,
cercando, cercando invano in un grembo femminile
quella pace impossibile che avevamo appena
perso, in un grande frutteto al cui centro
fioriva l'albero della vita…
Ho letto come voi tutti i giornali, tutti i libri,
e non ho capito niente del mondo
niente dell'uomo,
per quanto mi sia capitato spesso di sostenere il contrario.
E quando la morte, la morte è arrivata, forse
ho fatto finta di sapere cos'era ma ora
vi posso davvero dire
che mi è entrata negli occhi stupiti,
stupiti di capire così poco –
magari voi avete capito meglio di me?
Eppure, no!
non ero un uomo come voi.
Voi non siete nati sulle strade,
nessuno vi ha gettato nella fogna i vostri piccoli
come gatti ancora senz'occhi,
voi non avete errato di città in città
braccati dalla polizia,
voi non avete conosciuto i disastri all'alba,
i vagoni bestiame
e il singhiozzo amaro dell'umiliazione,
accusati di un delitto che non avete commesso,
di un assassinio in assenza di un cadavere,
cambiando nome e volto,
per non portar con sé un nome deriso
un volto usato da tutti
come una sputacchiera!
Verrà un giorno, senza dubbio, in cui queste righe
saranno davanti ai vostri occhi. Questa poesia non domanda
nulla! Dimenticatela, dimenticatela! È solo
un grido che non si può mettere in una poesia
perfetta, mica avevo il tempo di finirla!
Ma quando calpesterete questo mazzo di ortiche
che ero stato io, in un altro secolo,
in una storia per voi ormai trapassata,
ricordatevi solo questo: ero innocente
e, proprio come voi, mortali in quel giorno
avevo avuto anch'io un volto segnato
dalla rabbia, dalla pietà e dalla gioia,
un volto d'uomo, semplicemente!
In realtà, Alcinoo dice ad Ulisse che "gli dei filarono la rovina per gli uomini perché avessero anche i posteri il canto".
Vichy e il collaborazionismo stanno ancora ben chiusi nei libri, mentre sulle targhe non lasciano ancora segno: scritture sul ghiaccio.
Voilà quoi.
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Fondane
domenica 18 marzo 2012
In quel luogo
GB - E poi cosa fai qui? In fondo fai una vita abbastanza banale. Eri abituato ai jet. Adesso sei tornato...
NR - Alla bicicletta.
GB - Ma nooo, alla bevuta. Ho visto stasera, siamo stati in quel luogo: Pina dei porchi, come si chiama... sembrava un dopolavoro jugoslavo, bere e giocare alla briscola. L'unica cosa di differente era questa: il regolamento era scritto in un triestino che sembrava di Svevo, meraviglioso, tradotto da altre lingue, no?
Da un'intervista di Gianni Brera a Nereo Rocco a Trieste, nel 1974.
Pina dei porchi era l'osteria della mia bisnonna. Modestamente.
Pina dei porchi era l'osteria della mia bisnonna. Modestamente.
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