È finita. Il giornale è stampato,
la rotativa s'affretta,
me ne vado col bavero alzato,
dietro il fumo della sigaretta.
Ernesto Ragazzoni
giovedì 23 luglio 2009
engel i garasjen
jeg vil være fri en fri
mann et sekund
jeg søker
dette sekund
hvor jeg er
en fri mann
Tone Avenstroup
angelo nel garage
mann et sekund
jeg søker
dette sekund
hvor jeg er
en fri mann
Tone Avenstroup
angelo nel garage
voglio essere libero un uomo
libero un secondo
cerco
il secondo
in cui
sono un uomo libero
libero un secondo
cerco
il secondo
in cui
sono un uomo libero
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Avenstroup
lunedì 13 luglio 2009
13 luglio 1920

da plötzlich kam so etwas wie eine schwarze Wolke
something like a black cloud suddenly came
Cento poesie di Kosovel (in sloveno e in traduzione tedesca)
mercoledì 1 luglio 2009
Da Poesie Operaie
anche se dopo la fatica il cervello
è ancora in balia di questa furiosa costruzione
che a me fa costruire chiodi che non si saprà mai
a quale cristo andranno a crocifiggere
e ancora possiamo incatenarli i mostri
vincerli e digerirli per la notte e per la gioia
nella tua casa in confusione dove ti attende moglie figlia e pranzo
dopo aver alzato posate come se alzassi utensili
io nella mia camera tre metri per cinque
pareti bianche e migliaia di fogli bianchi da mettere in croce
in lotta con la stanchezza e lo sporco ed è tutto presso di noi
non aspettare il sabato inizio del riposo d'iddio
il riposo sia per dio e questo inferno per noi
Luigi Di Ruscio
"Luigi Di Ruscio è nato a Fermo (AP) nel 1930, emigrato in Norvegia nel 1957 dove ha lavorato per anni quaranta in una fabbrica metallurgica, sposato con Mary Sandberg con cui ha avuto figli quattro" (da qui).
è ancora in balia di questa furiosa costruzione
che a me fa costruire chiodi che non si saprà mai
a quale cristo andranno a crocifiggere
e ancora possiamo incatenarli i mostri
vincerli e digerirli per la notte e per la gioia
nella tua casa in confusione dove ti attende moglie figlia e pranzo
dopo aver alzato posate come se alzassi utensili
io nella mia camera tre metri per cinque
pareti bianche e migliaia di fogli bianchi da mettere in croce
in lotta con la stanchezza e lo sporco ed è tutto presso di noi
non aspettare il sabato inizio del riposo d'iddio
il riposo sia per dio e questo inferno per noi
Luigi Di Ruscio
"Luigi Di Ruscio è nato a Fermo (AP) nel 1930, emigrato in Norvegia nel 1957 dove ha lavorato per anni quaranta in una fabbrica metallurgica, sposato con Mary Sandberg con cui ha avuto figli quattro" (da qui).
venerdì 26 giugno 2009
Paesaggio
Qui piove per giorni interi, talvolta per mesi.
I sassi sono neri d’acquate,
I sentieri pesanti.
Sul bordo delle rogge:
Girini, latte scure. Una valigia
Incatramata.
Un filo d’olio cola
Sulla ghiaia. Sopra, cemento.
Se gratti la terra: detriti,
mattoni scagliati, denti di coniglio.
Si possono pensare rumori umani,
passi, palle da tennis. Voci eventuali.
Ogni frantume è ammesso purché inutile.
Siccome questo è il vuoto c’è posto per tutto,
E quel poco che c’è, è come se non ci fosse.
Anche i binari sono perfettamente inerti,
Le lucertole immobili, i vagoni
Dimenticati.
E poi il pollaio. Le cose senza storia.
O fuori. Una carriola
che non ha ruote. Un pozzo. Un secchio marcio
privo di fondo. Il nome di uno scemo:
Luigino. Piume dentro la rete, di gallina.
Buchi dentro la rete. Trame rotte.
Quello che non chiamate crudeltà.
Io sono questo: niente.
Voglio quello che sono, fortemente.
E le parole: nessuno adesso me le ruberà.
Fabio Pusterla
I sassi sono neri d’acquate,
I sentieri pesanti.
Sul bordo delle rogge:
Girini, latte scure. Una valigia
Incatramata.
Un filo d’olio cola
Sulla ghiaia. Sopra, cemento.
Se gratti la terra: detriti,
mattoni scagliati, denti di coniglio.
Si possono pensare rumori umani,
passi, palle da tennis. Voci eventuali.
Ogni frantume è ammesso purché inutile.
Siccome questo è il vuoto c’è posto per tutto,
E quel poco che c’è, è come se non ci fosse.
Anche i binari sono perfettamente inerti,
Le lucertole immobili, i vagoni
Dimenticati.
E poi il pollaio. Le cose senza storia.
O fuori. Una carriola
che non ha ruote. Un pozzo. Un secchio marcio
privo di fondo. Il nome di uno scemo:
Luigino. Piume dentro la rete, di gallina.
Buchi dentro la rete. Trame rotte.
Quello che non chiamate crudeltà.
Io sono questo: niente.
Voglio quello che sono, fortemente.
E le parole: nessuno adesso me le ruberà.
Fabio Pusterla
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Pusterla
martedì 23 giugno 2009
La nuit
la nuit ceux qui travaillent on
ne les voit pas nous
les gens du jour
on sait seulement qu'on peut
acheter le pain le matin à six heures
quand l'hiver glace la rue
et qu'il est bon ce pain
chaud
de la nuit
Antoine Émaz
ne les voit pas nous
les gens du jour
on sait seulement qu'on peut
acheter le pain le matin à six heures
quand l'hiver glace la rue
et qu'il est bon ce pain
chaud
de la nuit
Antoine Émaz
la notte quelli che lavorano
non li vediamo noi
gente diurna
sappiamo solamente che possiamo
comprare il pane alle sei di mattina
quando l'inverno gela la strada
e che è buono questo pane
caldo
della notte
non li vediamo noi
gente diurna
sappiamo solamente che possiamo
comprare il pane alle sei di mattina
quando l'inverno gela la strada
e che è buono questo pane
caldo
della notte
lunedì 22 giugno 2009
Jardin dune
l'été
la lumière sur les volets blancs
la lavande
tout est sec
la mince couche de terre
retourne sable
gris comme sel
un peu de vent
pas assez pour fraîchir
fraîchir
dit le mot bascule d'une connexion très vite de ce qui est à ce qui a été écrit ou dit à partir de ce mot un découplage un virement de bord dans la langue le mot résonne dans son épaisseur de pages lues compact et diffracté comme s'il faisait retour sans cesse ricochant
fraîchir
deux syllabes que l'on ne maîtrise plus
elles sont sur leur erre dans la langue
sans plus rapport avec la peau
acacias et pins
leurs balancements verts
leur calme très loin
et là
bleu tout le ciel l'été
et l'après-midi lent
rien n'empêche de penser
à cette femme qui campe
devant un ranch texan
parce que son fils est mort
et qu'elle ne comprend pas
la "noble cause"
l'été bleu étale
tout
est
en même temps
Antoine Émaz, 12.08.2005
Giardino duna
l'estate
la luce sulle imposte bianche
la lavanda
tutto è secco
il sottile strato di terra
ritorna sabbia
grigia come sale
un po' di vento
non abbastanza da rinfrescare
rinfrescare
detta la parola si ribalta da una connessione molto veloce da quello che è a quello che è stato scritto o detto a partire da questa parola un disaccoppiamento una virata di bordo nella lingua la parola risuona nel suo spessore di pagine lette compatta e rifratta come se facesse ritorno continuamente rimbalzando
rinfrescare
quattro sillabe che non si dominano più
sono sul loro abbrivio nella lingua
senza più rapporto con la pelle
acacie e pini
i loro bilanciamenti verdi
la loro calma molto lontana
e là
azzurro tutto il cielo l'estate
e il pomeriggio lento
niente impedisce di pensare
a questa donna che sta accampata
davanti a un ranch texano
perché suo figlio è morto
e che non capisce
la "nobile causa"
l'estate azzurra immobile
tutto
è
allo stesso tempo
Antoine Émaz (tipo Antonio Masia) è nato a Parigi nel 1955 e vive ad Angers, dove insegna in una scuola media.
In un'intervista del 2001 ha detto: "Questo mondo è sporco di stupidità, di ingiustizia e di violenza; a mio avviso, il poeta non deve rispondere con una valanga di sogni o un incantamento linguistico; non bisogna dimenticare, fuggire o divertirsi. Bisogna stare con quelli che tacciono o che sono ridotti al silenzio. Scrivo dunque a partire da quello che resta vivo nella sconfitta e nel futuro come precluso".
In un'intervista del 2001 ha detto: "Questo mondo è sporco di stupidità, di ingiustizia e di violenza; a mio avviso, il poeta non deve rispondere con una valanga di sogni o un incantamento linguistico; non bisogna dimenticare, fuggire o divertirsi. Bisogna stare con quelli che tacciono o che sono ridotti al silenzio. Scrivo dunque a partire da quello che resta vivo nella sconfitta e nel futuro come precluso".
sabato 30 maggio 2009
Mahmut il sognatore
Questo è precisamente il mio lavoro,
Ogni mattina dipingo il cielo,
Mentre tutti voi dormite.
Al risveglio, lo trovate blu.
Talvolta il mare si strappa,
Voi ignorate chi lo ricuce:
Sono io.
Altre volte sogno,
È anch'esso il mio lavoro:
Immagino una testa alla mia testa,
Immagino uno stomaco al mio stomaco,
Immagino un piede al mio piede,
Non so che fare.
Orhan Veli Kanık
Va jusqu'où tu pourras, traduction et présentation: Elif Deniz et François Graveline, Bleu auteur 2009
Veli Kanık è morto nel 1950. Nel 1943 diceva di sé:
İşim gücüm budur benim,
Gökyüzünü boyarım her sabah.
Hepiniz uykudayken.
Uyanır bakarsınız ki mavi.
Deniz yırtılır kimi zaman,
Bilmezsiniz kim diker;
Ben dikerim.
Dalga geçerim kimi zaman da,
O da benim vazifem;
Bir baş düşünürüm başımda,
Bir mide düşünürüm midemde,
Bir ayak düşünürüm ayağımda,
Ne haltedeceğimi bilemem
Ogni mattina dipingo il cielo,
Mentre tutti voi dormite.
Al risveglio, lo trovate blu.
Talvolta il mare si strappa,
Voi ignorate chi lo ricuce:
Sono io.
Altre volte sogno,
È anch'esso il mio lavoro:
Immagino una testa alla mia testa,
Immagino uno stomaco al mio stomaco,
Immagino un piede al mio piede,
Non so che fare.
Orhan Veli Kanık
Va jusqu'où tu pourras, traduction et présentation: Elif Deniz et François Graveline, Bleu auteur 2009
Veli Kanık è morto nel 1950. Nel 1943 diceva di sé:
Sono nato nel 1914. Ad un anno, ho avuto paura delle rane. A nove anni, mi sono appassionato alla lettura e, a dieci, alla scrittura. Ho incontrato Oktay Rıfat a tredici anni, Melih Cevdet a sedici. Sono entrato in un bar a diciassette, ho bevuto del rakı a diciotto. La mia vita da dilettante è cominciata dopo i diciannove anni. Ho imparato a guadagnare denaro e a soffrire di povertà a partire dai vent'anni. Ho avuto un incidente di macchina a venticinque. Sono stato spesso innamorato. Mai sposato. Al momento sono soldato.Dalgacı Mahmut
İşim gücüm budur benim,
Gökyüzünü boyarım her sabah.
Hepiniz uykudayken.
Uyanır bakarsınız ki mavi.
Deniz yırtılır kimi zaman,
Bilmezsiniz kim diker;
Ben dikerim.
Dalga geçerim kimi zaman da,
O da benim vazifem;
Bir baş düşünürüm başımda,
Bir mide düşünürüm midemde,
Bir ayak düşünürüm ayağımda,
Ne haltedeceğimi bilemem
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*Istanbul,
Veli Kanık
venerdì 29 maggio 2009
Impromptu
I
Pasa una bicicleta
por la carretera.
Parece que no es nada
una bicicleta...
Pero vista detrás de una alambrada
ese trasto de dos ruedas
le llena a uno de ideas.
Por la carretera
va que vuela,
una bicicleta.
II
¿Qué treta
me juegas,
fortuna y rueda?
De mis pies nacen andas
y surgen sedas.
Por sólo altibajar mal las rodillas
yo mismo me llevo en sillas.
Ya más que Clavileño, Clavileña
dulce, metálica, sin par sorpresa:
¡Oh noble bicicleta!
Max Aub
Pasa una bicicleta
por la carretera.
Parece que no es nada
una bicicleta...
Pero vista detrás de una alambrada
ese trasto de dos ruedas
le llena a uno de ideas.
Por la carretera
va que vuela,
una bicicleta.
II
¿Qué treta
me juegas,
fortuna y rueda?
De mis pies nacen andas
y surgen sedas.
Por sólo altibajar mal las rodillas
yo mismo me llevo en sillas.
Ya más que Clavileño, Clavileña
dulce, metálica, sin par sorpresa:
¡Oh noble bicicleta!
Max Aub
Ciclo de Djelfa, 21.02.1942
alambrada: reticolato
Clavileño: il cavallo di legno su cui "volarono" don Quijote e Sancho (II, 41).
alambrada: reticolato
Clavileño: il cavallo di legno su cui "volarono" don Quijote e Sancho (II, 41).
Il Ciclo di Djelfa è una raccolta di versi scritti da Max Aub, spagnolo di madre francese e padre tedesco, nel campo di concentramento algerino di Djelfa tra il 1941 e il 1942 e raccolti in volume nel 1944, ormai in esilio in Messico.
Aub scrisse:"Este libro [...] fué escrito en el campo de D. El primer sorprendido de que me haya “salido”, de que haya brotado en verso, he sido yo. No es milagro. La mayoría de los escritores empezamos a exprimirnos en verso. El verso es el vehículo más inmediato, más directo de la poesía. El hombre es un animal poético. Y el verbo tiene esta impronta. Lo que a primera vista puede parecer impedimenta es el esqueleto necesario a la expresión. Los primeros pasos de toda literatura se han dado en verso. La prosa no es más que una trascripción forzada y segundaria. Antes cantan los niños que hablan. Cuando, en el campo, intenté escribir lo más sencillamente posible lo que acontecía, en verso salió. El verso es lo más desnudo. Y para nosotros, españoles, el de 16 sílabas. Cuando nos ponemos a contar sucesos que se nos agarran, que nos desgarran el pecho, lo hacemos en romance. Lo de adentro, lo subjetivo puede luego emperifollarse orlado por las conteras de la consonancia y el tramado del endecasílabo.
(Incrocio Aub, per vie diverse, da quando avevo più o meno quindici anni. Il primo incontro fu attraverso delle fotocopie di un libro allora introvabile in commercio, Delitti esemplari, passato di mano in mano come un samizdat.)
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*Djelfa,
Aub
martedì 26 maggio 2009
Mažasis Buda
visada taip:
nei iš šio nei iš to
jie ima rėkti
paskui lyg susitaiko su kažkuo
nutyla ir žiūri į skirtingus kampus
ilgai, kol vėl nei iš šio, nei iš to
kaip pradės
aš tada imu ir pasakau
kas ant seilės užėjo, bet garsiai:
rytoj bus debesuota
su pragiedruliais!
(jie abstulbsta: sužiūra vienas
į kitą: beprotnamis, sako kažkuris)
o ką aš daugiau galiu, aš,
66-ųjų metų laidos portatyvinis
radijo imtuvėlis.
Gintaras Grajauskas
Piccolo Budda
sempre lo stesso:
né carne né pesce,
iniziano a gridare
poi sembrano rassegnarvisi
ammutoliti e guardano a lungo negli
angoli opposti, fino a ricominciare
né carne né pesce
con mia sorpresa dico
cosa ho sulla lingua, e a voce alta:
domani sarà nuvoloso
con schiarite!
(sono esterrefatti: stanno
a guardare: manicomio, dice uno)
ma cosa posso fare di più, io,
una piccola radio portatile,
anno di produzione 66.
nei iš šio nei iš to
jie ima rėkti
paskui lyg susitaiko su kažkuo
nutyla ir žiūri į skirtingus kampus
ilgai, kol vėl nei iš šio, nei iš to
kaip pradės
aš tada imu ir pasakau
kas ant seilės užėjo, bet garsiai:
rytoj bus debesuota
su pragiedruliais!
(jie abstulbsta: sužiūra vienas
į kitą: beprotnamis, sako kažkuris)
o ką aš daugiau galiu, aš,
66-ųjų metų laidos portatyvinis
radijo imtuvėlis.
Gintaras Grajauskas
Piccolo Budda
sempre lo stesso:
né carne né pesce,
iniziano a gridare
poi sembrano rassegnarvisi
ammutoliti e guardano a lungo negli
angoli opposti, fino a ricominciare
né carne né pesce
con mia sorpresa dico
cosa ho sulla lingua, e a voce alta:
domani sarà nuvoloso
con schiarite!
(sono esterrefatti: stanno
a guardare: manicomio, dice uno)
ma cosa posso fare di più, io,
una piccola radio portatile,
anno di produzione 66.
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Grajauskas
Kineskopas
tas daiktas į kurį žiūrime
vadinasi kineskopas
jis tik atrodo plokščias
o iš tikrųjų yra kaip krepšys
pilnas mažų taškelių
šokinėjančių tarsi
švytinčios kalėdinės
blusos
kai taškeliai gauna įsakymą
klusniai stoja į savo vietas
ir susidėlioja į “medį”, “dangoraižį”
“Balkanų krizę” ar “L. di Caprio”
(tik pažvelk, kaip šviečia jo “balti
marškiniai” - tai vis nuo taškelių)
taigi jei pamatysi ką nors
baisaus - nesigąsdink, nesiduok
apgaunamas
nėra ten nei džiunglių, nei potvynių
anei zombių su zeimeriais
bet aš nesakau, kad nieko nėra
(kaip kad sako tamsybininkai)
yra begalinė daugybė
taškelių
Gintaras Grajauskas
Cinescopio
la cosa su cui guardiamo
si chiama cinescopio
sembra piatto, ma in realtà
è un cesto
pieno di minuscoli puntini
che saltano come
luminose pulci
di Natale
ricevono un comando
ognuno si apposta obbediente
si adagiano ad ”albero” o a ”grattacielo”,
a ”crisi balcanica” o a ”L. di Caprio”
(guarda un po' come brilla
la sua ”camicia bianca” - solo a causa dei puntini)
quindi nel caso in cui tu veda
qualcosa di tremendo – non avere paura, non farti
ingannare
non ci sono né giungle né alluvioni
ne zombi né seghe a motore
ma non dico che non c'è niente
(come fanno gli ignari)
c'è un'infinita quantità di
puntini
vadinasi kineskopas
jis tik atrodo plokščias
o iš tikrųjų yra kaip krepšys
pilnas mažų taškelių
šokinėjančių tarsi
švytinčios kalėdinės
blusos
kai taškeliai gauna įsakymą
klusniai stoja į savo vietas
ir susidėlioja į “medį”, “dangoraižį”
“Balkanų krizę” ar “L. di Caprio”
(tik pažvelk, kaip šviečia jo “balti
marškiniai” - tai vis nuo taškelių)
taigi jei pamatysi ką nors
baisaus - nesigąsdink, nesiduok
apgaunamas
nėra ten nei džiunglių, nei potvynių
anei zombių su zeimeriais
bet aš nesakau, kad nieko nėra
(kaip kad sako tamsybininkai)
yra begalinė daugybė
taškelių
Gintaras Grajauskas
Cinescopio
la cosa su cui guardiamo
si chiama cinescopio
sembra piatto, ma in realtà
è un cesto
pieno di minuscoli puntini
che saltano come
luminose pulci
di Natale
ricevono un comando
ognuno si apposta obbediente
si adagiano ad ”albero” o a ”grattacielo”,
a ”crisi balcanica” o a ”L. di Caprio”
(guarda un po' come brilla
la sua ”camicia bianca” - solo a causa dei puntini)
quindi nel caso in cui tu veda
qualcosa di tremendo – non avere paura, non farti
ingannare
non ci sono né giungle né alluvioni
ne zombi né seghe a motore
ma non dico che non c'è niente
(come fanno gli ignari)
c'è un'infinita quantità di
puntini
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lunedì 25 maggio 2009
statau barikadą
statau barikadą
aplink save
sustumiu spintą, lovą
pargriaunu šaldytuvą
jie atsiunčia derybininką
picų pardavėją
priešintis beprasmiška, sako jis
priešintis beprasmiška, sutinku
jis išeina kaip nugalėtojas
palikęs picą su krabais
ateina paštininkas: štai jums
registruotas laiškas, pasirašykite
pasirašau, abu šypsomės
priešintis beprasmiška, sako laiškas
nesiginčiju, mandagiai sutinku:
nėra nė mažiausios vilties
tada ateina mormonas - ar tu žinai
dieviškąjį planą, klausia mormonas
žinau, priešintis beprasmiška,
sakau aš, mormonas numurma laiptais
tobulinu barikadą: plyšius užkamšau
senais laikraščiais ir kramtomąja guma
skambina vėl į duris, ir vėl
už durų picų pardavėjas
mormonas ir paštininkas
ko gi dar, klausiu aš
buvote teisus, sako jie, priešintis
beprasmiška, ir nėra nė mažiausios vilties
todėl esame vienoj
barikadų pusėje
Gintaras Grajauskas
aplink save
sustumiu spintą, lovą
pargriaunu šaldytuvą
jie atsiunčia derybininką
picų pardavėją
priešintis beprasmiška, sako jis
priešintis beprasmiška, sutinku
jis išeina kaip nugalėtojas
palikęs picą su krabais
ateina paštininkas: štai jums
registruotas laiškas, pasirašykite
pasirašau, abu šypsomės
priešintis beprasmiška, sako laiškas
nesiginčiju, mandagiai sutinku:
nėra nė mažiausios vilties
tada ateina mormonas - ar tu žinai
dieviškąjį planą, klausia mormonas
žinau, priešintis beprasmiška,
sakau aš, mormonas numurma laiptais
tobulinu barikadą: plyšius užkamšau
senais laikraščiais ir kramtomąja guma
skambina vėl į duris, ir vėl
už durų picų pardavėjas
mormonas ir paštininkas
ko gi dar, klausiu aš
buvote teisus, sako jie, priešintis
beprasmiška, ir nėra nė mažiausios vilties
todėl esame vienoj
barikadų pusėje
Gintaras Grajauskas
costruisco una barricata
costruisco una barricata
attorno a me
spingo assieme armadio e letto
ribalto il frigorifero
mandano il pizzaiolo
per negoziare
inutile resistere, dice
inutile resistere, concordo
se ne va come un vincitore
e lascia una pizza coi gamberi
viene il postino: raccomandata
per lei, la prego di firmare
firmo e ridiamo entrambi
inutile resistere, annuncia la lettera
non contesto, concordo gentilmente:
non c'è la minima speranza
poi viene un mormone – conosci
il piano divino, chiede il mormone
lo conosco, inutile resistere,
dico, e il mormone brontola scendendo le scale
miglioro allora la barricata, tappo i buchi
con vecchi giornali e gomme da masticare
di nuovo suonano alla porta
fuori ci sono pizzaiolo
postino, mormone
che c'è ancora, chiedo
aveva ragione, dicono, inutile
resistere, e non c'è la minima speranza
cioè, stiamo assieme
dalla stessa parte della barricata
costruisco una barricata
attorno a me
spingo assieme armadio e letto
ribalto il frigorifero
mandano il pizzaiolo
per negoziare
inutile resistere, dice
inutile resistere, concordo
se ne va come un vincitore
e lascia una pizza coi gamberi
viene il postino: raccomandata
per lei, la prego di firmare
firmo e ridiamo entrambi
inutile resistere, annuncia la lettera
non contesto, concordo gentilmente:
non c'è la minima speranza
poi viene un mormone – conosci
il piano divino, chiede il mormone
lo conosco, inutile resistere,
dico, e il mormone brontola scendendo le scale
miglioro allora la barricata, tappo i buchi
con vecchi giornali e gomme da masticare
di nuovo suonano alla porta
fuori ci sono pizzaiolo
postino, mormone
che c'è ancora, chiedo
aveva ragione, dicono, inutile
resistere, e non c'è la minima speranza
cioè, stiamo assieme
dalla stessa parte della barricata
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-lituano,
*Klaipėda,
Grajauskas
(pasitrankęs po pasaulį)
pasitrankęs po pasaulį, prakutęs
grįžo namo, dovanomis vežinas
naujoj mašinaitėj
tuoj visa plati giminė susėdo už stalo,
ragavo Jack Daniels ta proga, mandagiai
besiraukydami
keliauninkas, perleidęs porą stiklų
pervirš, kalbos pritrūkus, ėmė ir
pasidejavo
vokiečiai tvarkingi, airiai darbštūs,
olandai vaišingi, tik mes vieni, lietuviai,
išvis neturim kuo pasirodyt
tai tėvokas, sugraibęs lazdą, kaip
užsiautė anam per dantis
sakydamas: bet dabar tai ir tu jau
turėsi kuo prieš kitus pasirodyt
Gintaras Grajauskas
(viaggiato per il mondo)
viaggiato per il mondo, tornò a casa
molto illuminato, nella nuova auto
e con molti regali
subito tutto il parentado si raccolse attorno al tavolo,
degustò Jack Daniels per l'occasione
e assunse un'aria gentile
quello che aveva viaggiato a lungo prese un paio di bicchierini
per la sete e buttò giù tutto d'un fiato,
quando la conversazione si mise a languire
i tedeschi sono ordinati, gli irlandesi gran lavoratori,
gli olandesi ospitali, solo noi lituani
non abbiamo niente da mostrare
allora il babbino tirò fuori il suo bastone
e gliene diede una sui denti
e aggiunse: ora anche tu hai
qualcosa da mostrare agli stranieri
grįžo namo, dovanomis vežinas
naujoj mašinaitėj
tuoj visa plati giminė susėdo už stalo,
ragavo Jack Daniels ta proga, mandagiai
besiraukydami
keliauninkas, perleidęs porą stiklų
pervirš, kalbos pritrūkus, ėmė ir
pasidejavo
vokiečiai tvarkingi, airiai darbštūs,
olandai vaišingi, tik mes vieni, lietuviai,
išvis neturim kuo pasirodyt
tai tėvokas, sugraibęs lazdą, kaip
užsiautė anam per dantis
sakydamas: bet dabar tai ir tu jau
turėsi kuo prieš kitus pasirodyt
Gintaras Grajauskas
(viaggiato per il mondo)
viaggiato per il mondo, tornò a casa
molto illuminato, nella nuova auto
e con molti regali
subito tutto il parentado si raccolse attorno al tavolo,
degustò Jack Daniels per l'occasione
e assunse un'aria gentile
quello che aveva viaggiato a lungo prese un paio di bicchierini
per la sete e buttò giù tutto d'un fiato,
quando la conversazione si mise a languire
i tedeschi sono ordinati, gli irlandesi gran lavoratori,
gli olandesi ospitali, solo noi lituani
non abbiamo niente da mostrare
allora il babbino tirò fuori il suo bastone
e gliene diede una sui denti
e aggiunse: ora anche tu hai
qualcosa da mostrare agli stranieri
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domenica 10 maggio 2009
E=mc^2
Pour bien définir l'Énergie,
il suffit que l'on multiplie
la masse par la célérité
de la lumière, mise au carré.
Jacques Réda
Per definire bene l'Energia,
basta moltiplicare
la massa per la velocità
della luce, messa al quadrato.
sabato 9 maggio 2009
L'infini
Toujours chère me fut cette colline
Solitaire; et chère cette haie
Qui refuse au regard tant de l'ultime
Horizon de ce monde. Mais je m'assieds,
Je laisse aller mes yeux, je façonne, en esprit,
Des espaces sans fin au-delà d'elle,
Des silences aussi, comme l'humain en nous
N'en connaît pas, et c'est une quiétude
On ne peut plus profonde: un de ces instants
Où peu s'en faut que le cœur ne s'effraie.
Et comme alors j'entends
Le vent bruire dans ces feuillages, je compare
Ce silence infini à cette voix,
Et me revient l'éternel en mémoire
Et les saisons défuntes, et celle-ci
Qui est vivante, en sa rumeur. Immensité
En laquelle s'abîme ma pensée,
Naufrage, mais qui m'est doux dans cette mer.
Giacomo Leopardi
Traduzione di Yves Bonnefoy
venerdì 8 maggio 2009
*
cecil bau demille - gion uein
i tacamachi sul'armadio - i trombini co piovi
speceto, speceto retrovisor! - el colmo dei colmi
el fapunte - le gioto, i caroselo
sandokan, sandokan - magna i mocoli lassa el pan
orzouei - che frega i schei a su fradel col capauei
meto tuto in atomica - risi e bisi magniteli ti
el xe un mastigabrodo - coi cavei impiraperle
solo le vece ordina capo in b - el frapè de rovis
el bigliardo a fianco - se trovemo in piazza goldoni
opur là de la venti - casomai sule rive
mi fazo la alta - mi fazo la bassa
sora el bivio a aca - soto la facanoni
al bar sporco - al bar violin
al bananas - al pirata
alariston - alalcione
dove che te vol - tanto no vegno gnianche se te caghi oro
benvenuti a lignano - ma cos' te fa qua?
profondo rosso xe sai de paura - ara, farà falische ciò
el ciapa piconi - la xe una biflona
lipe in via ginastica - meio a barcola, ala più sporca a san giusto
domani me giustifico - anche ogi, no se sa mai
gavevo i giochi dela gioventù - sveia birbona
ocupemo! ocupemo! - chi porta la bala?
(partendo da Grisancich - speremo che el me scusi)
Etichette:
-dialetto,
*Trieste,
F.,
Grisancich
Cézanne e l'albero tremolante
Ad un amico che gli chiedeva
che cosa avesse fatto
durante la guerra franco-prussiana,
Cézanne rispondeva:
- Ho dipinto i miei paesaggi.
Liljana Dirjan
СЕЗАН И ДРВОТО ШТО ТРЕПЕРИ
На прашањето од еден пријател
што правел Сезан
за време на француско-пруската војна,
тој одговорил:
- Ги сликав моите пејсажи.
che cosa avesse fatto
durante la guerra franco-prussiana,
Cézanne rispondeva:
- Ho dipinto i miei paesaggi.
Liljana Dirjan
СЕЗАН И ДРВОТО ШТО ТРЕПЕРИ
На прашањето од еден пријател
што правел Сезан
за време на француско-пруската војна,
тој одговорил:
- Ги сликав моите пејсажи.
sabato 2 maggio 2009
LETTRE
Je dois te dire,
Bien qu'il m'en coûte,
Que tu saches:
Quand je suis seul,
Je parle.
*
Ne me demande pas
Ce que je dis:
Peut-être je te le dirais
Si je savais.
Mais si je le savais,
Je n'aurais plus sans doute
Ce besoin de parler.
*
Sache seulement:
Quand je suis seul,
Je parle.
*
Bien sûr qu'en vérité,
C'est le silence qui parle,
C'est du silence.
On ne déparle pas,
Lui ou moi.
C'est sérieux.
*
On se cogne
Tous les jours
À cette frontière
Dont tu sais l'importance.
On s'en revient
Et on parle.
*
On ne s'ennuie jamais,
Tous le deux.
On a tellement de choses
À ne pa se dire.
C'est comme la mer
Et la marée.
*
Et cette question de la paroi
Comme un remords.
*
Permets-moi
De te dire ce que je pense:
Que c'est une femme.
Le silence.
*
Il y a donc
À découvrir.
Guillevic
Ti devo dire,
Nonostante mi costi dirlo,
Che tu sappia:
Quando sono solo,
Io parlo.
*
Non chiedermi
Quello che dico:
Forse te lo direi
Se sapessi.
Ma se lo sapessi,
Non avrei più senza dubbio
Questo bisogno di parlare.
*
Sappi solamente:
Quando sono solo,
Io parlo.
*
Certamente che in verità,
È il silenzio che parla,
È silenzio.
Non parliamo a caso,
Lui o io.
È una cosa seria.
*
Ci sbattiamo
Ogni giorno
Su questa frontiera
Di cui sai l'importanza.
Ne ritorniamo
E ne parliamo.
*
Non ci annoiamo mai,
Noi due.
Abbiamo talmente tante cose
Da non dire.
È come il mare
E la marea.
*
E questa questione della parete
Come un rimorso.
*
Permettimi
Di dirti quello che penso:
Che è una donna:
Il silenzio.
*
C'è dunque
da scoprire.
I, LXV
Cum dixi ficus, rides quasi barbara verba
et dici ficos, Laetiliane, iubes.
Dicemus ficus, quas scimus in arbore nasci,
dicemus ficos, Laetiliane, tuos.
Marcus Valerius Martialis
Ho detto ficus, e tu ridi come se avessi parlato ostrogoto
e mi dici che si deve dire ficos, Letiliano.
Chiamiamo allora ficus quelli che sappiamo crescere sugli alberi,
e chiamiamo ficos i tuoi, Letiliano.
et dici ficos, Laetiliane, iubes.
Dicemus ficus, quas scimus in arbore nasci,
dicemus ficos, Laetiliane, tuos.
Marcus Valerius Martialis
Ho detto ficus, e tu ridi come se avessi parlato ostrogoto
e mi dici che si deve dire ficos, Letiliano.
Chiamiamo allora ficus quelli che sappiamo crescere sugli alberi,
e chiamiamo ficos i tuoi, Letiliano.
venerdì 1 maggio 2009
Fragen eines lesenden Arbeiters
Wer baute das siebentorige Theben?
In den Büchern stehen die Namen von Königen.
Haben die Könige die Felsbrocken herbeigeschleppt?
Und das mehrmals zerstörte Babylon,
Wer baute es so viele Male auf ? In welchen Häusern
Des goldstrahlenden Lima wohnten die Bauleute?
Wohin gingen an dem Abend, wo die chinesische Mauer fertig war,
Die Maurer? Das große Rom
Ist voll von Triumphbögen. Über wen
Triumphierten die Cäsaren? Hatte das vielbesungene Byzanz
Nur Paläste für seine Bewohner? Selbst in dem sagenhaften Atlantis
Brüllten doch in der Nacht, wo das Meer es verschlang,
Die Ersaufenden nach ihren Sklaven.
Der junge Alexander eroberte Indien.
Er allein?
Cäsar schlug die Gallier.
Hatte er nicht wenigstens einen Koch bei sich?
Philipp von Spanien weinte, als seine Flotte
Untergegangen war. Weinte sonst niemand?
Friedrich der Zweite siegte im Siebenjährigen Krieg. Wer
Siegte außer ihm?
Jede Seite ein Sieg.
Wer kochte den Siegesschmaus?
Alle zehn Jahre ein großer Mann.
Wer bezahlte die Spesen?
So viele Berichte,
So viele Fragen.
Bertolt Brecht
Domande di un lettore operaio
Chi costruì Tebe dalle Sette Porte?
Nei libri ci sono i nomi dei re.
Son stati i re a trascinare i blocchi di pietra?
E Babilonia, distrutta tante volte,
chi la ricostruì altrettante volte? In quali case
di Lima luccicante d'oro abitavano i costruttori?
Dove andarono, la sera che fu finita la Grande Muraglia,
i muratori? La grande Roma
è piena di archi di trionfo. Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti? Persino nella favolosa Atlantide
nella notte in cui il mare li inghiottì,
affogavano chiedendo aiuto ai loro schiavi.
Il giovane Alessandro conquistò l'India.
Lui da solo?
Cesare sconfisse i galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse quando la flotta
affondò. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi,
oltre a lui, la vinse?
Ogni pagina una vittoria.
Chi cucinò la cena della vittoria?
Ogni dieci anni un grand'uomo.
Chi pagò le spese?
Così tanti resoconti,
così tante domande.
In den Büchern stehen die Namen von Königen.
Haben die Könige die Felsbrocken herbeigeschleppt?
Und das mehrmals zerstörte Babylon,
Wer baute es so viele Male auf ? In welchen Häusern
Des goldstrahlenden Lima wohnten die Bauleute?
Wohin gingen an dem Abend, wo die chinesische Mauer fertig war,
Die Maurer? Das große Rom
Ist voll von Triumphbögen. Über wen
Triumphierten die Cäsaren? Hatte das vielbesungene Byzanz
Nur Paläste für seine Bewohner? Selbst in dem sagenhaften Atlantis
Brüllten doch in der Nacht, wo das Meer es verschlang,
Die Ersaufenden nach ihren Sklaven.
Der junge Alexander eroberte Indien.
Er allein?
Cäsar schlug die Gallier.
Hatte er nicht wenigstens einen Koch bei sich?
Philipp von Spanien weinte, als seine Flotte
Untergegangen war. Weinte sonst niemand?
Friedrich der Zweite siegte im Siebenjährigen Krieg. Wer
Siegte außer ihm?
Jede Seite ein Sieg.
Wer kochte den Siegesschmaus?
Alle zehn Jahre ein großer Mann.
Wer bezahlte die Spesen?
So viele Berichte,
So viele Fragen.
Bertolt Brecht
Domande di un lettore operaio
Chi costruì Tebe dalle Sette Porte?
Nei libri ci sono i nomi dei re.
Son stati i re a trascinare i blocchi di pietra?
E Babilonia, distrutta tante volte,
chi la ricostruì altrettante volte? In quali case
di Lima luccicante d'oro abitavano i costruttori?
Dove andarono, la sera che fu finita la Grande Muraglia,
i muratori? La grande Roma
è piena di archi di trionfo. Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti? Persino nella favolosa Atlantide
nella notte in cui il mare li inghiottì,
affogavano chiedendo aiuto ai loro schiavi.
Il giovane Alessandro conquistò l'India.
Lui da solo?
Cesare sconfisse i galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse quando la flotta
affondò. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi,
oltre a lui, la vinse?
Ogni pagina una vittoria.
Chi cucinò la cena della vittoria?
Ogni dieci anni un grand'uomo.
Chi pagò le spese?
Così tanti resoconti,
così tante domande.
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