giovedì 25 aprile 2013

Retorica su: lo sbandamento, il principio "resistenza"


I

Ma che cosa è questo momento, cielo
di azzurro senza danno mai danno
o di paziente fumo.
E affilare e affiorare:
indenni come cospirò tutto a farli.
Io non vedo nulla e recito senza sforzo
o con sforzo una vita.
Noi non sappiamo: solo un cielo-celeste
e una terra dirotta ma celeste alla fine sugli orli.
Salire, fumo, salire globo a globo nel sommo;
cantare, cicala-ruscello, pendere, fico.
Röslein rot, rosellina tra le spine
spinami eccomi qui.
Alt visita annullata fuoricampo
non è tedesco né italiano, siamo tutti tra i minori
come l'erba è minore, come la rugiada.
L'uomo avviene e viene
tu salti oltre la strada e l'affossamento
oltre il vallo ed il fumo.
Rapido salti
ma t'ho veduto.
«Vedere».

II

Piccolissimo.
E quanti insetti e forse il bru-bruciore
dove ci si divezza per sempre.
E il sangue è sempre tanto, tanto! Il vero eccesso.
E anche l'arma che arma è presto terragna
è ruggine e da tanto
i suoi
i congegni
penso e non realizzo.
E volare «volare»: è ciò che non divaga
che apre all'altissimo
volare è un insetto, issimo, ed è - credo - santo.
Lo credo. Da qui. Ma qui dalla terra
scavalcato arretrato indietro indietro lasciato
sempre ipotesi allures canovacci
reggo, sempre, e «fantasie di colline».
Recito l'asma-vita: la poesia del ruscelletto
la grammatica l'universale
mais le fragole, oltre il fumo della cremazione
la paura il punto disseccato. Il non protetto
il non detto.

III

Orientarsi poco, in tutto. Essere in disordine
essere per forza morti e spesso
dichiaratamente
retorici e sciocchi o miseramente
vicini vicini all'orientamento.
Oh retorico amore
opera-fascino.
Non saltare e saltare al di là di questo cerchio
non promuoversi e promuoversi oltre.
Ardeva il fascino e la realtà
conversando convergendo
horeb ardevi tutto d'arbusti
tutto arbusto horeb il mondo ardeva.
E aveva una sola parola
(non è vero, no,
questa espressione è la punta di diamante
del retorizzamento, lo scolice della
sacramentale contraddizione,
ma vedi come ne sono...)
male ascoltata
bene ascoltata
una sola parola che diceva
e diceva il dire
e diceva il che. E. Congiungere. Con.
Torna, dove sei?
Torna: nel seno della cremazione
dai fieni cremati
torna io-noi, Hölderlin,
dipana il semplice sempre più semplice,
corri corri arrivano;
battaglione lepre, brigata-coniglio,
all'assalto: è il tempo
dell'opus maxime oratorium.
Una riga tremante Hölderlin fammi scrivere.
Sì? Nel fascino tutto conversa converge?

IV

E ho mangiato anche quel giorno
- dopo il sangue -
e mangio tutti i giorni
- dopo l'insegnamento -
una zuppa gustosa, fagioli.
Posso farlo e devo.
Tutti possono e devono.
Bello. Fagiolo. Fiore.

V

Scorci di Lorna, beni profondi.
Bene è la sera dove rintracciai
un color viola. Una cosa-sorte. Nascondi
bene, nuvola, bene, terra che non ti ritrai.

E delicato è il mio gesto nel mostrare
sé alla sera, nel dirimere fronde.
Messo t'ho innanzi, ora snella t'appare
la figura, scatta si confonde.

«Dormo»? Ma che è questo somatico, mentale
attimo. Che coagulo o vetta?
Che va emergendo, oro valore sale;
che sapore mi serra nella sua selva stretta

liofilizzata e sempre-nidi aromi
dendriti morti e risorti e tremendi
nel salvare nel resistere, pomi
larvali larvali incendi

e farsi dell'energia, del campo
tutto frugifero, dell'ingegno in gemma;
versato il tuorlo gettato lo stampo
testo ave ad ave avanzante, lemma a lemma:

e giorgioni al lavoro per entro tempeste
e molti hitler e molti altri inghippi
e zuppi i pennelli di inillustrabile e teste
sceltissime, filosofanti, e frottole e scippi

magnifici di p-poeti. Bosco rumore di fondo
rumore puro sai tutto, mi vinse
per sempre mi vinse invivandomi il tuo girotondo.
Scorci di Lorna, bene in cui si strinse
per l'ultimo sguardo l'ultima virtù.

VI

Quelle sarebbero state le parole finali
ma... Ancora il fascino?
Il fascino e il principio. E voi che veramente
precipitavate rotolavate fuori, giù dall'agosto.
Ma... La staffetta valica le forre e gl'incendi
le rovine che vorrebbero prendere forma di rovine
i mosaici laggiù i piumaggi,
fortemente storicizzato
nel senso della microstoria
è questo suo affannarsi e retorico e fuori tempo massimo.
Va' corri. Spera una zuppa di fagioli
spera arrivare possedere entrare
nel templum-tempus.
Contemplare. Tempo ottimo e massimo.
E tutto questo fu veduto
come strisciando sull'erba, da terra
o da terra a terra o brevissimo
terra-aria aria-terra zoom

L'azione sbanda si riprende
sbanda glissa e


Andrea Zanzotto
La beltà

martedì 23 aprile 2013

Verso il 25 aprile

Ci si sta riavviando verso il 25 aprile. Quest'anno, così.


- E secondo lei, che ci si dovrebbe fare, con la libertà?
- Non se ne può cavare molto. Bisognerebbe semplicemente leggere di più. La libertà serve per andare in biblioteca.
Intervista di Miriam Gross a Iosif Brodskij, The Observer, 25 ottobre 1981

giovedì 18 aprile 2013

Dizionario di tutte 'e cose - P come Presidente

Spero che mi si scuserà per la caduta nell'appiccicosa attualità, ma vorrei lasciare traccia del mio candidato alla Presidenza della Repubblica.



Autosfottò del mite giacobino

Gli antifascisti levano le tende,
ma il mite giacobino non si arrende.
La birba vince e il giusto se le prende,
ma il mite giacobino non si arrende.
Cadono Luther King, Kennedy, Allende,
ma il mite giacobino non si arrende.
La fiaccola del Mis losca si accende,
ma il mite giacobino non si arrende.
La classe dirigente compra e vende,
ma il mite giacobino non si arrende.
Dilaga il male, da Napoli a Torino,
ma non si arrende il mite giacobino.

Alessandro Galante Garrone

Scritta per Corrado Stajano in risposta ad una sua intervista pubblicata su Il giorno nel febbraio del 1974 con il titolo "Il mite giacobino non s'arrende".
Tratta da Alessandro Galante Garrone, Il mite giacobino: conversazione su libertà e democrazia raccolta da Paola Borgna, Donzelli 1994.
So che sembra mancargli un solo, piccolo requisito per essere eletto, ma ho verificato: nella Costituzione non c'è scritto che il Presidente debba avere polso o segni di circolo.

venerdì 12 aprile 2013

Mondo pinoso mondo nevoso ovvero detto a Zanzotto: "Eccoti una pinzetta e una graffetta: ne tengo sempre da parte una coppia per le grandi occasioni"

Tra Geoffrey Hill e Carol Ann Duffy, vale a dire tra dichiarazioni relativamente condivisibili del primo (l'arte genuinamente difficile è veramente democratica, mentre la tirannide richiede semplificazione) e relative poesie che purtroppo non sopravvivono alla camicia di forza delle stesse dichiarazioni:

But hear this: that which is difficult
preserves democracy; you pay respect
to the intelligence of the citizen.
Basics are not condescension. Some
tyrants make great patrons. Let us observe
this and pass on. Certain directives
parody at your own risk. Tread lightly
with personal dignity and public image.
Safeguard the image of the common man.
(Da On reading Crowds and power di Geoffrey Hill)

e dichiarazioni disarmanti (le poesie sono una forma di messaggistica) almeno quanto alcune delle poesie della stessa autrice:

Cold pavement indeed
the night you died,
murdered;
but the airborne drop of blood
from your wound
was a seed
your mother sowed
into hard ground –
your life's length doubled,
unlived, stilled,
till one flower, thorned,
bloomed
in her hand,
love's just blade. 

(Stephen Lawrence di Carol Ann Duffy)


io, se proprio devo scegliere, sto con Zanzotto. È una posizione meno comoda di quel che si potrebbe pensare: tutto un cercare pinzette per raccogliere, ad una ad una, parole ed annotarle e graffette per unire i fogli degli appunti in fascicoletti, alla ricerca di un nesso - se non proprio di un senso in sintonia - col mondo. Pinzette per un lavoro metodico, di precisione, immane. Graffette per unire e disunire pagine, comporle e scomporle, ovvero per dare spazio a tentativi, ripensamenti, correzioni e ripartenze, e questo è un lavoro senza fine. E poi, per quando Zanzotto decide di venire a farmi visita, identificare una pinzetta ed una graffetta speciali, da mettere da parte appositamente per lui.


Sì, ancora la neve

“Ti piace essere venuto a questo mondo?”

Bamb.: Sì, perché c’è la STANDA”.

Che sarà della neve
che sarà di noi?
Una curva sul ghiaccio
e poi e poi… ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve, e fin l’ultima età
circondata da pini. Sic et simpliciter?
E perché si è – il mondo pinoso il mondo nevoso -
perché si è fatto bambucci-ucci, odore di cristianucci,
perché si è fatto noi, roba per noi?
E questo valere in persona ed ex-persona
un solo possibile ed ex-possibile?
Hölderlin: “siamo un segno senza significato”:
ma dove le due serie entrano in contatto?
Ma è vero? E che sarà di noi?
E tu perché, perché tu?
E perché e che fanno i grandi oggetti
e tutte le cose-cause
e il radiante e il radioso?
Il nucleo stellare
là in fondo alla curva di ghiaccio,
versi inventive calligrammi ricchezze, sì,
ma che sarà della neve dei pini
di quello che non sta e sta là, in fondo?
Non c’è noi eppure la neve si affisa a noi
e quello che scotta
e l’immancabilmente evaso o morto
evasa o morta.
Buona neve, buone ombre, glissate glissate.
Ma c’è chi non si stanca di riavviticchiarsi
graffignare sgranocchiare solleticare,
di scoiattolizzare le scene che abbiamo pronte,
non si stanca di riassestarsi
- l’ho, sempre, molto, saputo -
al luogo al bello al bel modulo
a cieli arcaici aciduli come slambròt cimbrici
al seminato d’immagini
all’ingorgo di tenebrelle e stelle edelweiss
al tutto ch’è tutto bianco tutto nobile:
e la volpazza di gran coda e l’autobus
quello rosso sul campo nevato.
Biancaneve biancosole biancume del mio vecchio io.
Ma presto i bambucci-ucci
vanno al grande magazzino
- ai piedi della grande selva -
dove c’è pappa bonissima e a maraviglia
per voi bimbi bambi con diritto
e programma di pappa, per tutti
ferocemente tutti, voi (sniff sniff
gran gnam yum yum slurp slurp:
perché sempre si continui l’”umbra fuimus fumo e fumetto”):
ma qui
ahi colorini più o meno truffaldini
plasmon nipiol auxol lustrine e figurine
più o meno truffaldine:
meglio là, sottomano nevata sottofelce nevata…
O luna, ormai,
e perfino magnolia e perfino
cometa di neve in afflusso, la neve.
Ma che sarà di noi?
Che sarà della neve, del giardino,
che sarà del libero arbitrio e del destino
e di chi ha perso nella neve il cammino
(e la neve saliva saliva – e lei moriva)?
E che si dice là nella vita?
E che messaggi ha la fonte di messaggi?
Ed esiste la fonte, o non sono
che io-tu-questi-quaggiù
questi cloffete clocchete ch ch
più che incomunicante scomunicato tutti scomunicati?
Eppure negli alti livelli
sopra il coma e il semicoma e il limine
si brusisce e si ronza e si cicala-ciàcola
- ancora – per una minima e semiminima
biscroma semibiscroma nanobiscroma
cose e cosine
scienze lingue e profezie
cronaca bianca nera azzurra
di stimoli anime e dèi,
libido e cupìdo e la loro
prestidigitazione finissima;
è così, scoiattoli afrori e fiordineve in frescura
e “acqua che devia
si dispera si scioglie s’allontana”
oltre il grande magazzino ai piedi della selva
dove i bambucci piluccano zizzole…
E le falci e le mezzelune e i martelli
e le croci e i designs-disegni
e la nube filata di zucchero che alla psiche ne vie?
E la tradizione tramanda tramanda fa passamano?
E l’avanguardia ha trovato, ha trovato?
E dove il fru-fruire dei fruitori
nel truogolo nel buio bugliolo nel disincanto,
dove, invece, l’entusiasmo l’empireirsi l’incanto?
Che si dice lassù nella vita,
là da quelle parti là in parte;
che si cova si sbuccia si spampana
in quel poco in quel fioco
dentro la nocciolina dentro la mandorletta?
E i mille dentini che la minano?
E il pino. E i pini-ini-ini per profili
e profili mai scissi mai cuciti
ini-ini a fianco davanti
dietro l’eterno l’esterno l’interno (il paesaggio)
dietro davanti da tutti i lati,
i pini come stanno, stanno bene?

Detto alla neve: “Non mi abbandonerai mai, vero?”

E una pinzetta, ora, una graffetta.

Andrea Zanzotto
La beltà, 1968

mercoledì 3 aprile 2013

Sei mesi fa perderemo

"Haben Sie von dem Brande in Mommsens Hause gelesen?"
"Ha letto dell'incendio in casa di Mommsen?"
Nietzsche a Peter Gast secondo Heiner Müller in Mommsens Block

In seguito all'involontaria, ma per lo meno colposa, distruzione dell'archivio di Daniel Mordzinski da parte di Le Monde, si potrebbe dire, come devono aver già espresso in molti, tutto il peggio possibile del quotidiano francese, che pare conservasse inconsapevolmente più di 50000 fotografie del fotografo argentino in un suo ufficio e che non sembra ora particolarmente brillante nell'offrire spiegazioni e scuse per l'accaduto, anzi, spiegando e scusandosi sembra concorrere a rendere ancora più imbarazzante - se possibile - la propria posizione (senza il minimo avallo da parte della direzione, non è mai esistito nessun accordo contrattuale, ecc.). Al di là del rammarico per la distruzione dell'archivio di una vita e al di là della solidarietà a Mordzinski, che andrebbe abbracciato senza troppe parole, si potrebbe anche dedicare qualche pensiero all'utilità degli archivi digitali. O piuttosto al concetto di responsabilità e ad una sua ripartizione, per quanto differenziata, tra tutti i  soggetti interessati, vale a dire Mordzinski stesso, Le Monde, la sua direzione e la sua amministrazione, i suoi servizi tecnici, gli addetti dell'impresa di traslochi cui il giornale deve aver affidato l'incarico di sgomberare il locale che ospitava l'archivio fino all'ottobre del 2012, El País e il suo corrispondente da Parigi, cui Le Monde aveva dato in prestito il locale. Oppure, ci si potrebbe domandare cosa siano davvero una ricchezza o un patrimonio culturale, per stabilire se e in quale misura abbiamo effettivamente subito una perdita. È principalmente su quest'ultimo aspetto che mi sento di scrivere qualche riga in questo momento in cui traspongo i miei pensieri in una forma pubblica ormai vetusta, destinata a scomparire, vuoi con un preavviso, in stile Google Reader, vuoi di schianto, come potrebbe succedere ad Internet con un virus ben congegnato e ben trasmesso, vuoi lentamente, ma senza eccessivi lamenti, come talvolta fa la democrazia.
Mi sembra di aver capito che tutte le fotografie andate irrimediabilmente perdute, oltre a non essere state conservate con la dovuta diligenza, sono andate perdute proprio in quanto non sono mai state né riprodotte né esposte al pubblico in nessuna forma. Se l'accessibilità e la fruibilità dell'archivio - condizioni prime di una sua vitale ricchezza - erano tali solo ed esclusivamente in potenza, allora abbiamo subito solo una perdita in potenza e, in senso stretto, non è successo ancora niente, almeno non al di fuori della cerchia dei soggetti interessati, almeno non nel momento presente. Siccome però, in un giorno futuro destinato a rimanere per sempre ignoto, l'autore o i suoi aventi causa avrebbero potuto condividere le fotografie con il pubblico in qualche forma, esponendole in spazi espositivi o riproducendole in libri, allora forse, oggi, 3 aprile 2013, possiamo dire, così come potremo continuare a dire nel 2014 e in tutti gli anni successivi fino alla fine del mondo, che nell'ottobre del 2012 avremo perduto un prezioso, ricchissimo archivio fotografico. La (legittima) scelta di costituire e mantenere un archivio in forma pressoché privata ha sottratto all'opera di Mordzinski la sua esistenza in modo così radicale da non lasciarle nemmeno una vera e propria possibilità di scomparire.

 
Mario Benedetti di Daniel Mordzinski
Link, link, link e link.

mercoledì 27 marzo 2013

Semana Santa o no tanto

di Andrés Neuman

Tra lo stereotipo e l'ignoranza, le potenze occidentali hanno accolto la nomina di Bergoglio come se si trattasse di una decisione rivoluzionaria. Tuttavia, da dove provenga il Papa mi sembra poco rilevante. L'istituzione che rappresenta ha degli interessi che non cambieranno per questo aneddoto geografico. I precedenti di Bergoglio come cardinale in Argentina ce lo presentano come una figura più conservatrice e diplomatica di quello che molti credano o desiderino. Leggo di questa «fine del mondo» dalla quale ha proclamato di provenire; i suoi contatti, le sue decisioni, le sue manifestazioni e i suoi silenzi lo ritraggono come qualcuno disposto ad arrivare al vertice. Il Pontefice ha sempre saputo porsi tra due correnti contrapposte della Chiesa argentina, prendendo le distanze tanto dal settore di ultradestra (rappresentato dall'arcivescovo Aguer e dall'Instituto El Verbo Encarnado) quanto dalle posizioni sociali di Curas en Opción por los Pobres (OPP). Tenendo conto dei gravi conflitti interni che minacciano il Vaticano, dubito che il Santo Padre si dia la pena di proporre cambiamenti della sua posizione rispetto alle grandi questioni come il divorzio, il ruolo della donna, l'omosessualità o i contraccettivi, vale a dire rispetto a tutto quello che interessa realmente il "popolo" che lui stesso ha invocato, dopo decenni di assenza dai discorsi papali. Bergoglio è, senza dubbio, un oratore intelligente ed efficace. Per lo stesso motivo, sapremo poco dei casi di pederastia o corruzione nella Santa Sede. Esattamente come ha fatto nel suo paese, il Pontefice si concentrerà a coltivare determinati gesti pubblici di umiltà, austerità e semplicità, che verranno convenientemente diffusi dai mezzi di comunicazione. Chiamiamolo marketing celestiale. Quanto al suo comportamento durante la dittatura militare, immagino che ora continueranno a comparire testimoni, palesemente tardivi e opportuni, che tenderanno a discutere le sinistre accuse che nessuno ha confutato durante quasi quarant'anni. Chiamiamoli silenzi eloquenti.

Antipoden

Auf der anderen Seite der Welt
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein tisch
und unter diesem
ein boden
und unter diesem
ein zimmer
und unter diesem
ein keller
und unter diesem
ein erdball
und unter diesem
ein keller
und unter diesem
ein zimmer
und unter diesem
ein boden
und unter diesem
ein tisch
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt

Ernst Jandl

In der Mitte 
Norman Junge 

Antipodi

Dall'altra parte del mondo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un tavolo
e sotto questo
un pavimento
e sotto questo
una stanza
e sotto questa
una cantina
e sotto questa
un globo terrestre
e sotto questo
una cantina
e sotto questa
una stanza
e sotto questa
un pavimento
e sotto questo
un tavolo
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio

martedì 26 marzo 2013

jupiter unbewohnt

jupiter unbewohnt
merkur unbewohnt
saturn unbewohnt
uranus unbewohnt
neptun unbewohnt
venus unbewohnt
pluto unbewohnt
mars unbewohnt
erde ungewohnt

Ernst Jandl


giove inabitato
mercurio inabitato
saturno inabitato
urano inabitato
nettuno inabitato
venere inabitato
plutone inabitato
marte inabitato
terra inusitato

giovedì 21 marzo 2013

La ventitreesima lettera

Vi ricordate quella poesia in cui Raffaello Baldini dice che ci sono stati degli sbagli, è andata così, eppure se si fosse in tanti si potrebbe (e forse si dovrebbe) ricominciare tutto dal principio? Se non ve la ricordate la ricopio qui, ché non mi costa nulla:

Sgònd mè u s putrébb, ès 'na gran masa, a gémm
ch’ u i è stè di sbai, la préima vólta, u s sa,
ch’u n n’à còulpa niséun, la è ’ndèda acsè,
e ’rcminzé tótt da capo.
 

Baldini avrebbe voluto cambiare il mondo riazzerando completamente il sistema. Io sarei sostanzialmente d'accordo. Eppure, non tanto per il timore di affermare in modo semplice e naïf un no radicale al mondo in cui ci troviamo a vivere e di dover rifare tutto daccapo, quanto forse per la sensazione, o dovrei piuttosto dire convinzione, che la gran masa non si formi mai, provo un moto di altrettanta, se non maggiore, benevolenza e simpatia nei confronti di coloro che, sommersi dal fiume del tempo e dimenticati in una breve nota di un testo, non hanno chiesto la rifondazione del sistema, avendone accettato tutto sommato le regole, anche se complicate, anche se dai risultati dubbiosi e suscettibili di continui ripensamenti e sviluppi, ma ne hanno rivelato la falla, con un vero colpo di genio, in un dettaglio tanto infimo quanto devastante nelle sue conseguenze. Il testo in questione è Major trends in Jewish mysticism di Scholem e la nota si riferisce al circolo della Temunah.
Cerco di immaginarmelo, di tanto in tanto, il momento in cui emerse la falla del sistema, da quando il mio sguardo si è posato su quella nota: in una stanza polverosa e piena di manoscritti ed appunti svolazzanti frequentata da un ristretto circolo di ebrei tutti presi a sviluppare e a dibattere, fino a notte fonda, le teorie cabalistiche più sofisticate, inclusa quella del potere creativo delle lettere, una mattina, all'alba - diciamo del 1270 - arriva un uomo, trafelato, sudato, estenuato, che, dopo una notte passata a far collimare le idee più inconciliabili, l'uno e l'infinito, il principio del mondo e l'eternità, il nulla e il tutto, fa saltare giù dal letto tutti i compagni di studio gridando: "Sveglia, sveglia!  - pant, pant - Manca - pant - una lettera, manca - pant - una lettera!"
L'idea era questa: le cose non tornavano perché c'era ancora una lettera, nell'alfabeto ebraico, invisibile nell'eone presente ma destinata a ricomparire in un eone successivo. L'interpretazione della Torah era completamente da rivedere.
Non è mica per caso che siamo ancora nello stesso eone del XIII secolo; il tentativo fatto finora è pur sempre quello fatto per la préima vólta.


giovedì 14 marzo 2013

hay que llenar el mundo

HAY QUE PAVIMENTAR la cordillera
pero no con cemento ni con sangre
como supuse en 1970
hay que pavimentarla con violetas
hay que plantar violetas
hay que cubrirlo todo con violetas
humildad
             igualdad
                         fraternidad
hay que llenar el mundo de violetas

Nicanor Parra

Violeta e Nicanor Parra

BISOGNA PAVIMENTARE la cordigliera
ma non con cemento o con sangue
come supposi nel 1970
bisogna pavimentarla con violette
bisogna piantare violette
bisogna coprire tutto con violette
umiltà
         eguaglianza
                          fraternità
bisogna riempire il mondo di violette


Dizionario di tutte 'e cose - M come Mai

La Compagnia di Gesù, l'altra Corporazione denominata delle Dame del Sacro Cuore di Gesù, e quella degli Oblati di San Carlo, e Maria Ss.ma, sono escluse da tutto lo Stato, e non potranno mai venirvi ammesse.

Cesare Leopoldo Bixio, Progetto di legge per l'esclusione perpetua dallo Stato della Compagnia di Gesù, della Corporazione delle dame del Sacro Cuore di Gesù e della Corporazione degli oblati di S. Carlo e Maria SS.ma; scioglimento delle loro case e collegi e avocazione dei beni allo Stato, 22.05.1848, approvato dalla Camera il 21 luglio 1848
Disegni e proposte di legge e incarti delle commissioni 1848 - 1943, Legislatura I 08.05.1848 - 30.12.1848

mercoledì 13 marzo 2013

Pour une réévaluation du concept d'oubli

" J'ai vu les résultats des élections en Italie et j'ai pensé à toi. "

martedì 5 marzo 2013

Dietro questo blog

Per molto tempo ho scritto simulando indipendenza e libertà di giudizio.
Mentivo, naturalmente, perché anche dietro questo blog c'è un guru.
Ci vediamo in sulla piazza del palagio publico, sarà un aggradimento.
Come riconoscerci? Io son colei che, svoltando l'angolo che mena in sulla piazza, declama: le vele le vele le vele!, lui è un po' più anziano di me e mi segue dappresso.

lunedì 18 febbraio 2013

Less Bread! More Taxes!

Less Bread! More Taxes! - and then all the people cheered again, and one man, who was more excited than the rest, flung his hat high into the air, and shouted (as well as I could make out) "Who roar for the Sub-Warden?" Everybody roared, but whether it was for the Sub-Warden, or not, did not clearly appear: some were shouting "Bread!" and some "Taxes!", but no one seemed to know what it was they really wanted.
[...] all eyes were fixed on the man who stood just under the window, and to whom the Chancellor was continually whispering. This man held his hat in one hand and a little green flag in the other: whenever he waved the flag the procession advanced a little nearer, when he dipped it they sidled a little farther off, and whenever he waved his hat they all raised a hoarse cheer. "Hoo-roah!" they cried, carefully keeping time with the hat as it bobbed up and down. "Hoo-roah! Noo! Consti! Tooshun! Less! Bread! More! Taxes!"

Lewis Carroll, Sylvie and Bruno, 1889


MENO PANE! PIÙ TASSE! - e quindi tutta la gente applaudì di nuovo ed un uomo, più infervorato degli altri, lanciò in aria il suo cappello e gridò (per quanto potessi capire) "Chi urla per il vicegovernatore?" Tutti urlarono, ma non apparve chiaro se queste urla fossero rivolte al vicegovernatore o meno: qualcuno gridava "Pane!", altri "Tasse!", ma nessuno sembrava sapere cosa esattamente volesse. 
[...] tutti gli sguardi erano concentrati su un uomo che stava proprio sotto la finestra, nelle cui orecchie il cancelliere continuava a sussurrare. Quest'uomo teneva il cappello in una mano e una piccola bandiera verde nell'altra: ogni volta che la sbandierava il corteo avanzava un po' più vicino, mentre quando la abbassava si spostava di traverso, più lontano, e ogni volta che sventolava il cappello tutti si sgolavano. "UR-RÀ!", gridavano, allo stesso ritmo del saliscendi del cappello. "UR-RÀ! NOO! COSTI! TUZIONE! MENO! PANE! PIÙ! TASSE!

La pura verità

In letzter Zeit hört man immer mehr Stimmen, die befürchten, dass die neue griechische Odyssee sich zu einer europäischen ausweiten könnte. Hoffentlich werden dann die Regierungschefs der Eurozone, wenn sie vor dem neuen Zyklopen stehen, der heute der internationale Finanzmarkt ist, auf dessen Frage "wer bist du", nicht wie Odysseus mit "niemand" antworten müssen. Denn das wird dann keine schlaue Antwort sein, sondern die reine Wahrheit. 

Petros Markaris, TAZ, 15.5.2010


Negli ultimi tempi si va manifestando sempre di più il timore che la nuova Odissea greca si possa estendere all'Europa. Speriamo che allora i capi di governo dell'Eurozona, quando si troveranno di fronte al nuovo Ciclope, che oggi è il mercato finanziario internazionale, alla domanda "Chi sei?" non debbano rispondere "Nessuno" come Ulisse. Perché non sarebbe una risposta astuta, ma la pura verità.

Ci sarebbe poi

A proposito di mondo, ci sarebbe poi naturalmente anche il Ferlinghetti di The world is a beautiful place, ma questa ce la risparmiamo.


Il problema non è Ferlinghetti, che ha anche un cognome interessante, una miscela equilibrata di altisonanza e di ordinarietà quasi pari al binomio, in parte da barbiere in  parte da presidente, costituito dal nome di Scalfaro, il problema sta nell'aggettivo, e non nella sua positività apparente, contraddetta com'è dai versi che seguono l'enunciato, bensì proprio nel voler qualificare il mondo in un modo purchessia. Come quelli che detestano o adorano un paese in toto, con i suoi milioni di abitanti, ascendenti e discendenti inclusi, di origine locale o straniera, umili e potenti, onesti e disonesti, generosi e meschini, creativi e noiosi, dalla montagna più inaccessibile alla baia più raccolta, dalla campagna più gentile alla zona più inquinata e degradata, dal senso dell'umorismo alla suscettibilità, dal senso dell'ospitalità e della solidarietà alla xenofobia e al classismo, dal rapporto con i colori a quello tra i pieni e i vuoti, tutte le sue scoperte, tutti i suoi principi costituzionali, tutti i suoi intellettuali, tutte le sue squadre di calcio, tutti i suoi modi di ridere, piangere, stare seduti e camminare, tutte le sue zecche e i suoi moscerini, tutti i suoi odori, tutte le sue bevande e tutte le sue viccigarelle, ecc. ecc. Come si fa a dire che un intero paese è meraviglioso o anche solo bello o che, al contrario, è orrendo? Non si può, in tutta onestà. Ecco, del mondo si può dire ancora meno. Come delle viccigarelle, del resto.

domenica 17 febbraio 2013

Вопрос

- Есть ли что-нибудь на земле, что имело бы значение и могло бы даже изменить ход событий не только на земле, но и в других мирах? — спросил я у своего учителя.
- Есть, — ответил мне мой учитель.
- Что же это? — спросил я.
- Это… — начал мой учитель и вдруг замолчал.
Я стоял и напряженно ждал его ответа. А он молчал.
И я стоял и молчал.
И он молчал.
И я стоял и молчал.
И он молчал.
Мы оба стоим и молчим.
Хо-ля-ля!
Мы оба стоим и молчим!
Хэ-лэ-лэ!
Да, да, мы оба стоим и молчим!

Даниил Хармс
16-17 июля 1937 года


Domanda

- C'è qualcosa sulla terra che abbia senso e che sia pure in grado di cambiare il corso degli eventi, non solo sulla terra, ma anche in altri mondi? - ho chiesto al mio maestro.
- Certo - mi ha risposto il maestro.
- Che cos'è? - ho chiesto.
- È... - ha iniziato il mio maestro e poi di colpo si è fermato.
Me ne stavo lì, pieno di aspettativa, in attesa della sua risposta. Ma lui taceva.
E io me ne stavo lì, impalato, a tacere.
E lui continuava a tacere.
E io, impalato, tacevo.
E lui continuava a tacere.
Ce ne stavamo tutti e due lì, impalati, a tacere.
Oh là là!
Tutti e due continuavamo a restare lì, impalati, a tacere!
Eh lè lè!
Sì, sì, continuavamo a restare lì, impalati, a tacere!

Daniil Charms
16-17 luglio 1937

sabato 16 febbraio 2013

El mundo es unas cuantas tiernas imprecisiones

Manuscrito hallado en un libro de Joseph Conrad

En las trémulas tierras que exhalan el verano,
el día es invisible de puro blanco. El día
es una estría cruel en una celosía,
un fulgor en las costas y una fiebre en el llanto.

Pero la antigua noche es honda como un jarro
de agua cóncava. El agua se abre a infinitas huellas,
y en ociosas canoas, de acara a las estrellas,
el hombre mide el vago tiempo con el cigarro.

El humo desdibuja gris las constelaciones
remotas. Lo inmediato pierde prehistoria y nombre.
El mundo es unas cuantas tiernas imprecisiones.
El río, el primer río. El hombre, el primer hombre.

Jorge Luis Borges


Manoscritto trovato in un libro di Joseph Conrad

Nelle tremule terre che esalano l'estate,
il giorno è invisibile nel suo puro biancore. Il giorno
è una striscia crudele attraverso una persiana,
un fulgore lungo le coste e una febbre in pianura.

Ma l'antica notte è profonda come un vaso
di acqua concava. L'acqua si apre a infinite impronte,
e in oziose canoe, di fronte alle stelle,
l'uomo misura la vaghezza del tempo con il sigaro.

Il fumo sfuma di grigio le costellazioni
remote. L'immediato perde preistoria e nome.
Il mondo è una manciata di tenere imprecisioni.
Il fiume, il primo fiume. L'uomo, il primo uomo.

English

giovedì 14 febbraio 2013

Spruch

Dom. Tempel. Kirche.
Und die Welt in Flammen.
Reim es zusammen.
Es reimt sich nicht.

Ilse Blumenthal-Weiss 
Ohnesarg: Gedichte und ein dokumentarischer Bericht, 1984


Motto

Duomo. Tempio. Chiesa.
E il mondo, tutto un bruciare.
Falli rimare.
Non c'è verso.

Ho esitato, prima di accettare, da un lato, che "e il mondo in fiamme" avrebbe fatto rima con "mettilo in rima" solo se avessi aggiunto troppe parole ("e il mondo in fiamme dal fondo alla cima", per esempio) e, dall'altro, che mettere in rima due verbi della prima coniugazione è un omaggio zoppo, non esattamente all'altezza di quello che idealmente mi ero proposta. Ma un omaggio zoppo è meglio dell'oblio. A Ilse toccò vedere e sentire ben di peggio. Eppure guardate che sorriso.

sabato 2 febbraio 2013

Gli effetti del gallo cedrone


Nonostante il numero di liste e di candidati, non c'è una lista e nemmeno un candidato - a mia conoscenza - che proponga la rinuncia alla sovranità nazionale a beneficio di una sovranità internazionale, diciamo pure europea, per non pensare troppo in grande, considerato lo stato miserevole in cui si trova attualmente l'ONU. Non c'è nessuno che proponga l'introduzione di un passaporto europeo, disponibile ai cittadini europei che lo desiderino, l'avvio di un'istruzione europea, di una ricerca europea, di una politica ambientale europea, di un mercato del lavoro europeo, di una politica estera europea, di un sistema fiscale europeo, di una sanità europea, di un teatro europeo, ecc., men che meno l'adozione di una lingua europea.
Lo cercherei anche se vivessi ancora in Italia, probabilmente con un desiderio ancora più forte di quello che avverto in questo momento, mentre scrivo da un Paese i cui cittadini non sembrano minimamente turbati dagli interventi del loro esercito in Africa, dalle diseguaglianze che colpiscono i suoi abitanti, dal trattamento riservato a chi non è cittadino francese o europeo, dalle continue espulsioni dei rom che proseguono anche in salsa hollandaise, dalla riproduzione, nella presidenza repubblicana, di aspetti rappresentativi, simbolici ma non solo, affini a quelli di una monarchia, dalle conseguenze della vittoria dei no al referendum del 2005 sulla ratifica del trattato che avrebbe dovuto istituire una Costituzione per l'Europa.
Ho sempre votato - sempre: non mi sono tirata indietro nemmeno quando mi hanno chiesto di prendere ufficialmente posizione sul gallo cedrone e sul gallo forcello (link per i lettori scettici) - e voterò anche questa volta, ma mai come questa volta la scelta sarà difficile e sofferta.
Ho votato, come tutti, anche quando non sono state indette delle elezioni, con i miei comportamenti e le mie scelte di ogni giorno, grandi o piccole che fossero. Sto votando anche in questo istante, sto votando scrivendo e sto rivotando scrivendo queste parole e non altre.
Per restare alle elezioni ufficiali, tuttavia, non opterò, credo, per il cosiddetto voto utile, che è un voto piuttosto presuntuoso, come se votare per un partito dai sondaggi più o meno favorevoli fosse intrinsecamente più intelligente o efficace del voto dato a favore di un partito minore. Ho un debole, in fondo, per i partiti minori (destra esclusa!), per i candidati minori, di fedi minori o, meglio, di poca o di nessuna fede, non fotogenici, figli e amici di nessuno, incapaci di promettere alcunché, purché in grado di esprimere pensieri abbastanza democratici e sufficientemente aperti, rispettosi di un senso della memoria e della logica, rivolti ad un futuro non immediato ed espressi in un italiano passabilmente corretto. Sono candidati del tutto immaginari, è evidente.
Sarà stato uno strascico del voto in favore del gallo cedrone e del gallo forcello, ma quando gli elettori socialisti, alle amministrative che seguirono immediatamente l'acme della fase di "mani pulite", abbandonarono in massa il loro partito come topi in fuga da una nave in procinto di affondare, io votai, assieme a qualche altro sparuto mona e a pochissimi irriducibili, per l'unica volta in vita mia, per il P.S.I. Mi sembrava brutto dovesse scomparire quella storia lì, mi sembrava una ferita insopportabile, lasciare che il pensiero socialista italiano da Turati a Nenni dovesse cadere sotto i colpi di un epigone arrogante e volgare, mi sembrava che quell'epigone non si meritasse alcun riconoscimento politico o storico, nemmeno quello di un fallimento. Sapevo che non avrei cambiato il corso del socialismo o della sinistra italiana, ma votai così lo stesso. Fu il voto meno sofferto della mia vita di elettrice: i notabili, i detentori di tessere, gli esperti dei meccanismi clientelari, gli affaristi, i corrotti erano già migrati verso nuove, magnifiche sponde e progressive.