Tra lo stereotipo e l'ignoranza, le potenze occidentali hanno accolto la nomina di Bergoglio come se si trattasse di una decisione rivoluzionaria. Tuttavia, da dove provenga il Papa mi sembra poco rilevante. L'istituzione che rappresenta ha degli interessi che non cambieranno per questo aneddoto geografico. I precedenti di Bergoglio come cardinale in Argentina ce lo presentano come una figura più conservatrice e diplomatica di quello che molti credano o desiderino. Leggo di questa «fine del mondo» dalla quale ha proclamato di provenire; i suoi contatti, le sue decisioni, le sue manifestazioni e i suoi silenzi lo ritraggono come qualcuno disposto ad arrivare al vertice. Il Pontefice ha sempre saputo porsi tra due correnti contrapposte della Chiesa argentina, prendendo le distanze tanto dal settore di ultradestra (rappresentato dall'arcivescovo Aguer e dall'Instituto El Verbo Encarnado) quanto dalle posizioni sociali di Curas en Opción por los Pobres (OPP). Tenendo conto dei gravi conflitti interni che minacciano il Vaticano, dubito che il Santo Padre si dia la pena di proporre cambiamenti della sua posizione rispetto alle grandi questioni come il divorzio, il ruolo della donna, l'omosessualità o i contraccettivi, vale a dire rispetto a tutto quello che interessa realmente il "popolo" che lui stesso ha invocato, dopo decenni di assenza dai discorsi papali. Bergoglio è, senza dubbio, un oratore intelligente ed efficace. Per lo stesso motivo, sapremo poco dei casi di pederastia o corruzione nella Santa Sede. Esattamente come ha fatto nel suo paese, il Pontefice si concentrerà a coltivare determinati gesti pubblici di umiltà, austerità e semplicità, che verranno convenientemente diffusi dai mezzi di comunicazione. Chiamiamolo marketing celestiale. Quanto al suo comportamento durante la dittatura militare, immagino che ora continueranno a comparire testimoni, palesemente tardivi e opportuni, che tenderanno a discutere le sinistre accuse che nessuno ha confutato durante quasi quarant'anni. Chiamiamoli silenzi eloquenti.
mercoledì 27 marzo 2013
Antipoden
Auf der anderen Seite der Welt
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein tisch
und unter diesem
ein boden
und unter diesem
ein zimmer
und unter diesem
ein keller
und unter diesem
ein erdball
und unter diesem
ein keller
und unter diesem
ein zimmer
und unter diesem
ein boden
und unter diesem
ein tisch
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
Ernst Jandl
Antipodi
Dall'altra parte del mondo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un tavolo
e sotto questo
un pavimento
e sotto questo
una stanza
e sotto questa
una cantina
e sotto questa
un globo terrestre
e sotto questo
una cantina
e sotto questa
una stanza
e sotto questa
un pavimento
e sotto questo
un tavolo
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein tisch
und unter diesem
ein boden
und unter diesem
ein zimmer
und unter diesem
ein keller
und unter diesem
ein erdball
und unter diesem
ein keller
und unter diesem
ein zimmer
und unter diesem
ein boden
und unter diesem
ein tisch
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
und unter diesem
ein blatt
Ernst Jandl
Norman Junge
Antipodi
Dall'altra parte del mondo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un tavolo
e sotto questo
un pavimento
e sotto questo
una stanza
e sotto questa
una cantina
e sotto questa
un globo terrestre
e sotto questo
una cantina
e sotto questa
una stanza
e sotto questa
un pavimento
e sotto questo
un tavolo
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
e sotto questo
un foglio
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Jandl,
Junge
martedì 26 marzo 2013
jupiter unbewohnt
jupiter unbewohnt
merkur unbewohnt
saturn unbewohnt
uranus unbewohnt
neptun unbewohnt
venus unbewohnt
pluto unbewohnt
mars unbewohnt
erde ungewohnt
Ernst Jandl
giove inabitato
mercurio inabitato
saturno inabitato
urano inabitato
nettuno inabitato
venere inabitato
plutone inabitato
marte inabitato
terra inusitato
merkur unbewohnt
saturn unbewohnt
uranus unbewohnt
neptun unbewohnt
venus unbewohnt
pluto unbewohnt
mars unbewohnt
erde ungewohnt
Ernst Jandl
giove inabitato
mercurio inabitato
saturno inabitato
urano inabitato
nettuno inabitato
venere inabitato
plutone inabitato
marte inabitato
terra inusitato
giovedì 21 marzo 2013
La ventitreesima lettera
Vi ricordate quella poesia in cui Raffaello Baldini dice che ci sono stati degli sbagli, è andata così, eppure se si fosse in tanti si potrebbe (e forse si dovrebbe) ricominciare tutto dal principio? Se non ve la ricordate la ricopio qui, ché non mi costa nulla:
ch’ u i è stè di sbai, la préima vólta, u s sa,
ch’u n n’à còulpa niséun, la è ’ndèda acsè,
e ’rcminzé tótt da capo.
Baldini avrebbe voluto cambiare il mondo riazzerando completamente il sistema. Io sarei sostanzialmente d'accordo. Eppure, non tanto per il timore di affermare in modo semplice e naïf un no radicale al mondo in cui ci troviamo a vivere e di dover rifare tutto daccapo, quanto forse per la sensazione, o dovrei piuttosto dire convinzione, che la gran masa non si formi mai, provo un moto di altrettanta, se non maggiore, benevolenza e simpatia nei confronti di coloro che, sommersi dal fiume del tempo e dimenticati in una breve nota di un testo, non hanno chiesto la rifondazione del sistema, avendone accettato tutto sommato le regole, anche se complicate, anche se dai risultati dubbiosi e suscettibili di continui ripensamenti e sviluppi, ma ne hanno rivelato la falla, con un vero colpo di genio, in un dettaglio tanto infimo quanto devastante nelle sue conseguenze. Il testo in questione è Major trends in Jewish mysticism di Scholem e la nota si riferisce al circolo della Temunah.
Cerco di immaginarmelo, di tanto in tanto, il momento in cui emerse la falla del sistema, da quando il mio sguardo si è posato su quella nota: in una stanza polverosa e piena di manoscritti ed appunti svolazzanti frequentata da un ristretto circolo di ebrei tutti presi a sviluppare e a dibattere, fino a notte fonda, le teorie cabalistiche più sofisticate, inclusa quella del potere creativo delle lettere, una mattina, all'alba - diciamo del 1270 - arriva un uomo, trafelato, sudato, estenuato, che, dopo una notte passata a far collimare le idee più inconciliabili, l'uno e l'infinito, il principio del mondo e l'eternità, il nulla e il tutto, fa saltare giù dal letto tutti i compagni di studio gridando: "Sveglia, sveglia! - pant, pant - Manca - pant - una lettera, manca - pant - una lettera!"
L'idea era questa: le cose non tornavano perché c'era ancora una lettera, nell'alfabeto ebraico, invisibile nell'eone presente ma destinata a ricomparire in un eone successivo. L'interpretazione della Torah era completamente da rivedere.
Non è mica per caso che siamo ancora nello stesso eone del XIII secolo; il tentativo fatto finora è pur sempre quello fatto per la préima vólta.
Cerco di immaginarmelo, di tanto in tanto, il momento in cui emerse la falla del sistema, da quando il mio sguardo si è posato su quella nota: in una stanza polverosa e piena di manoscritti ed appunti svolazzanti frequentata da un ristretto circolo di ebrei tutti presi a sviluppare e a dibattere, fino a notte fonda, le teorie cabalistiche più sofisticate, inclusa quella del potere creativo delle lettere, una mattina, all'alba - diciamo del 1270 - arriva un uomo, trafelato, sudato, estenuato, che, dopo una notte passata a far collimare le idee più inconciliabili, l'uno e l'infinito, il principio del mondo e l'eternità, il nulla e il tutto, fa saltare giù dal letto tutti i compagni di studio gridando: "Sveglia, sveglia! - pant, pant - Manca - pant - una lettera, manca - pant - una lettera!"
L'idea era questa: le cose non tornavano perché c'era ancora una lettera, nell'alfabeto ebraico, invisibile nell'eone presente ma destinata a ricomparire in un eone successivo. L'interpretazione della Torah era completamente da rivedere.
Non è mica per caso che siamo ancora nello stesso eone del XIII secolo; il tentativo fatto finora è pur sempre quello fatto per la préima vólta.
giovedì 14 marzo 2013
hay que llenar el mundo
HAY QUE PAVIMENTAR la cordillera
pero no con cemento ni con sangre
como supuse en 1970
hay que pavimentarla con violetas
hay que plantar violetas
hay que cubrirlo todo con violetas
humildad
igualdad
fraternidad
hay que llenar el mundo de violetas
Nicanor Parra
BISOGNA PAVIMENTARE la cordigliera
ma non con cemento o con sangue
come supposi nel 1970
bisogna pavimentarla con violette
bisogna piantare violette
bisogna coprire tutto con violette
umiltà
eguaglianza
fraternità
bisogna riempire il mondo di violette
pero no con cemento ni con sangre
como supuse en 1970
hay que pavimentarla con violetas
hay que plantar violetas
hay que cubrirlo todo con violetas
humildad
igualdad
fraternidad
hay que llenar el mundo de violetas
Nicanor Parra
Violeta e Nicanor Parra
BISOGNA PAVIMENTARE la cordigliera
ma non con cemento o con sangue
come supposi nel 1970
bisogna pavimentarla con violette
bisogna piantare violette
bisogna coprire tutto con violette
umiltà
eguaglianza
fraternità
bisogna riempire il mondo di violette
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Dizionario di tutte 'e cose - M come Mai
La Compagnia di Gesù, l'altra Corporazione denominata delle Dame del Sacro Cuore di Gesù, e quella degli Oblati di San Carlo, e Maria Ss.ma, sono escluse da tutto lo Stato, e non potranno mai venirvi ammesse.
Cesare Leopoldo Bixio, Progetto di legge per l'esclusione perpetua dallo Stato della Compagnia di Gesù, della Corporazione delle dame del Sacro Cuore di Gesù e della Corporazione degli oblati di S. Carlo e Maria SS.ma; scioglimento delle loro case e collegi e avocazione dei beni allo Stato, 22.05.1848, approvato dalla Camera il 21 luglio 1848
Disegni e proposte di legge e incarti delle commissioni 1848 - 1943, Legislatura I 08.05.1848 - 30.12.1848
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mercoledì 13 marzo 2013
Pour une réévaluation du concept d'oubli
" J'ai vu les résultats des élections en Italie et j'ai pensé à toi. "
martedì 5 marzo 2013
Dietro questo blog
Per molto tempo ho scritto simulando indipendenza e libertà di giudizio.
Mentivo, naturalmente, perché anche dietro questo blog c'è un guru.
Ci vediamo in sulla piazza del palagio publico, sarà un aggradimento.
Come riconoscerci? Io son colei che, svoltando l'angolo che mena in sulla piazza, declama: le vele le vele le vele!, lui è un po' più anziano di me e mi segue dappresso.
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lunedì 18 febbraio 2013
Less Bread! More Taxes!
Less Bread! More Taxes! - and then all the people cheered again, and one man, who was more excited than the rest, flung his hat high into the air, and shouted (as well as I could make out) "Who roar for the Sub-Warden?" Everybody roared, but whether it was for the Sub-Warden, or not, did not clearly appear: some were shouting "Bread!" and some "Taxes!", but no one seemed to know what it was they really wanted.
[...] all eyes were fixed on the man who stood just under the window, and to whom the Chancellor was continually whispering. This man held his hat in one hand and a little green flag in the other: whenever he waved the flag the procession advanced a little nearer, when he dipped it they sidled a little farther off, and whenever he waved his hat they all raised a hoarse cheer. "Hoo-roah!" they cried, carefully keeping time with the hat as it bobbed up and down. "Hoo-roah! Noo! Consti! Tooshun! Less! Bread! More! Taxes!"
Lewis Carroll, Sylvie and Bruno, 1889
MENO PANE! PIÙ TASSE! - e quindi tutta la gente applaudì di nuovo ed un uomo, più infervorato degli altri, lanciò in aria il suo cappello e gridò (per quanto potessi capire) "Chi urla per il vicegovernatore?" Tutti urlarono, ma non apparve chiaro se queste urla fossero rivolte al vicegovernatore o meno: qualcuno gridava "Pane!", altri "Tasse!", ma nessuno sembrava sapere cosa esattamente volesse.
[...] tutti gli sguardi erano concentrati su un uomo che stava proprio sotto la finestra, nelle cui orecchie il cancelliere continuava a sussurrare. Quest'uomo teneva il cappello in una mano e una piccola bandiera verde nell'altra: ogni volta che la sbandierava il corteo avanzava un po' più vicino, mentre quando la abbassava si spostava di traverso, più lontano, e ogni volta che sventolava il cappello tutti si sgolavano. "UR-RÀ!", gridavano, allo stesso ritmo del saliscendi del cappello. "UR-RÀ! NOO! COSTI! TUZIONE! MENO! PANE! PIÙ! TASSE!
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La pura verità
In letzter Zeit hört man immer mehr Stimmen, die befürchten, dass
die neue griechische Odyssee sich zu einer europäischen ausweiten
könnte. Hoffentlich werden dann die Regierungschefs der Eurozone, wenn
sie vor dem neuen Zyklopen stehen, der heute der internationale
Finanzmarkt ist, auf dessen Frage "wer bist du", nicht wie Odysseus mit
"niemand" antworten müssen. Denn das wird dann keine schlaue Antwort sein, sondern die reine Wahrheit.
Petros Markaris, TAZ, 15.5.2010
Negli ultimi tempi si va manifestando sempre di più il timore che la nuova Odissea greca si possa estendere all'Europa. Speriamo che allora i capi di governo dell'Eurozona, quando si troveranno di fronte al nuovo Ciclope, che oggi è il mercato finanziario internazionale, alla domanda "Chi sei?" non debbano rispondere "Nessuno" come Ulisse. Perché non sarebbe una risposta astuta, ma la pura verità.
Ci sarebbe poi
A proposito di mondo, ci sarebbe poi naturalmente anche il Ferlinghetti di The world is a beautiful place, ma questa ce la risparmiamo.
Il problema non è Ferlinghetti, che ha anche un cognome interessante, una miscela equilibrata di altisonanza e di ordinarietà quasi pari al binomio, in parte da barbiere in parte da presidente, costituito dal nome di Scalfaro, il problema sta nell'aggettivo, e non nella sua positività apparente, contraddetta com'è dai versi che seguono l'enunciato, bensì proprio nel voler qualificare il mondo in un modo purchessia. Come quelli che detestano o adorano un paese in toto, con i suoi milioni di abitanti, ascendenti e discendenti inclusi, di origine locale o straniera, umili e potenti, onesti e disonesti, generosi e meschini, creativi e noiosi, dalla montagna più inaccessibile alla baia più raccolta, dalla campagna più gentile alla zona più inquinata e degradata, dal senso dell'umorismo alla suscettibilità, dal senso dell'ospitalità e della solidarietà alla xenofobia e al classismo, dal rapporto con i colori a quello tra i pieni e i vuoti, tutte le sue scoperte, tutti i suoi principi costituzionali, tutti i suoi intellettuali, tutte le sue squadre di calcio, tutti i suoi modi di ridere, piangere, stare seduti e camminare, tutte le sue zecche e i suoi moscerini, tutti i suoi odori, tutte le sue bevande e tutte le sue viccigarelle, ecc. ecc. Come si fa a dire che un intero paese è meraviglioso o anche solo bello o che, al contrario, è orrendo? Non si può, in tutta onestà. Ecco, del mondo si può dire ancora meno. Come delle viccigarelle, del resto.
Il problema non è Ferlinghetti, che ha anche un cognome interessante, una miscela equilibrata di altisonanza e di ordinarietà quasi pari al binomio, in parte da barbiere in parte da presidente, costituito dal nome di Scalfaro, il problema sta nell'aggettivo, e non nella sua positività apparente, contraddetta com'è dai versi che seguono l'enunciato, bensì proprio nel voler qualificare il mondo in un modo purchessia. Come quelli che detestano o adorano un paese in toto, con i suoi milioni di abitanti, ascendenti e discendenti inclusi, di origine locale o straniera, umili e potenti, onesti e disonesti, generosi e meschini, creativi e noiosi, dalla montagna più inaccessibile alla baia più raccolta, dalla campagna più gentile alla zona più inquinata e degradata, dal senso dell'umorismo alla suscettibilità, dal senso dell'ospitalità e della solidarietà alla xenofobia e al classismo, dal rapporto con i colori a quello tra i pieni e i vuoti, tutte le sue scoperte, tutti i suoi principi costituzionali, tutti i suoi intellettuali, tutte le sue squadre di calcio, tutti i suoi modi di ridere, piangere, stare seduti e camminare, tutte le sue zecche e i suoi moscerini, tutti i suoi odori, tutte le sue bevande e tutte le sue viccigarelle, ecc. ecc. Come si fa a dire che un intero paese è meraviglioso o anche solo bello o che, al contrario, è orrendo? Non si può, in tutta onestà. Ecco, del mondo si può dire ancora meno. Come delle viccigarelle, del resto.
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domenica 17 febbraio 2013
Вопрос
- Есть ли что-нибудь на земле, что имело бы значение и могло бы даже изменить ход событий не
только на земле, но и в других мирах? — спросил я у своего учителя.
- Есть, — ответил мне мой учитель.
- Что же это? — спросил я.
- Это… — начал мой учитель и вдруг замолчал.
Я стоял и напряженно ждал его ответа. А он молчал.
И я стоял и молчал.
И он молчал.
И я стоял и молчал.
И он молчал.
Мы оба стоим и молчим.
Хо-ля-ля!
Мы оба стоим и молчим!
Хэ-лэ-лэ!
Да, да, мы оба стоим и молчим!
Даниил Хармс
16-17 июля 1937 года
Domanda
- C'è qualcosa sulla terra che abbia senso e che sia pure in grado di cambiare il corso degli eventi, non solo sulla terra, ma anche in altri mondi? - ho chiesto al mio maestro.
- Certo - mi ha risposto il maestro.
- Che cos'è? - ho chiesto.
- È... - ha iniziato il mio maestro e poi di colpo si è fermato.
Me ne stavo lì, pieno di aspettativa, in attesa della sua risposta. Ma lui taceva.
E io me ne stavo lì, impalato, a tacere.
E lui continuava a tacere.
E io, impalato, tacevo.
E lui continuava a tacere.
Ce ne stavamo tutti e due lì, impalati, a tacere.
Oh là là!
Tutti e due continuavamo a restare lì, impalati, a tacere!
Eh lè lè!
Sì, sì, continuavamo a restare lì, impalati, a tacere!
Daniil Charms
16-17 luglio 1937
- Есть, — ответил мне мой учитель.
- Что же это? — спросил я.
- Это… — начал мой учитель и вдруг замолчал.
Я стоял и напряженно ждал его ответа. А он молчал.
И я стоял и молчал.
И он молчал.
И я стоял и молчал.
И он молчал.
Мы оба стоим и молчим.
Хо-ля-ля!
Мы оба стоим и молчим!
Хэ-лэ-лэ!
Да, да, мы оба стоим и молчим!
Даниил Хармс
16-17 июля 1937 года
Domanda
- C'è qualcosa sulla terra che abbia senso e che sia pure in grado di cambiare il corso degli eventi, non solo sulla terra, ma anche in altri mondi? - ho chiesto al mio maestro.
- Certo - mi ha risposto il maestro.
- Che cos'è? - ho chiesto.
- È... - ha iniziato il mio maestro e poi di colpo si è fermato.
Me ne stavo lì, pieno di aspettativa, in attesa della sua risposta. Ma lui taceva.
E io me ne stavo lì, impalato, a tacere.
E lui continuava a tacere.
E io, impalato, tacevo.
E lui continuava a tacere.
Ce ne stavamo tutti e due lì, impalati, a tacere.
Oh là là!
Tutti e due continuavamo a restare lì, impalati, a tacere!
Eh lè lè!
Sì, sì, continuavamo a restare lì, impalati, a tacere!
Daniil Charms
16-17 luglio 1937
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sabato 16 febbraio 2013
El mundo es unas cuantas tiernas imprecisiones
Manuscrito hallado en un libro de Joseph Conrad
En las trémulas tierras que exhalan el verano,
el día es invisible de puro blanco. El día
es una estría cruel en una celosía,
un fulgor en las costas y una fiebre en el llanto.
Pero la antigua noche es honda como un jarro
de agua cóncava. El agua se abre a infinitas huellas,
y en ociosas canoas, de acara a las estrellas,
el hombre mide el vago tiempo con el cigarro.
El humo desdibuja gris las constelaciones
remotas. Lo inmediato pierde prehistoria y nombre.
El mundo es unas cuantas tiernas imprecisiones.
El río, el primer río. El hombre, el primer hombre.
Jorge Luis Borges
Manoscritto trovato in un libro di Joseph Conrad
Nelle tremule terre che esalano l'estate,
il giorno è invisibile nel suo puro biancore. Il giorno
è una striscia crudele attraverso una persiana,
un fulgore lungo le coste e una febbre in pianura.
Ma l'antica notte è profonda come un vaso
di acqua concava. L'acqua si apre a infinite impronte,
e in oziose canoe, di fronte alle stelle,
l'uomo misura la vaghezza del tempo con il sigaro.
Il fumo sfuma di grigio le costellazioni
remote. L'immediato perde preistoria e nome.
Il mondo è una manciata di tenere imprecisioni.
Il fiume, il primo fiume. L'uomo, il primo uomo.
English
En las trémulas tierras que exhalan el verano,
el día es invisible de puro blanco. El día
es una estría cruel en una celosía,
un fulgor en las costas y una fiebre en el llanto.
Pero la antigua noche es honda como un jarro
de agua cóncava. El agua se abre a infinitas huellas,
y en ociosas canoas, de acara a las estrellas,
el hombre mide el vago tiempo con el cigarro.
El humo desdibuja gris las constelaciones
remotas. Lo inmediato pierde prehistoria y nombre.
El mundo es unas cuantas tiernas imprecisiones.
El río, el primer río. El hombre, el primer hombre.
Jorge Luis Borges
Manoscritto trovato in un libro di Joseph Conrad
Nelle tremule terre che esalano l'estate,
il giorno è invisibile nel suo puro biancore. Il giorno
è una striscia crudele attraverso una persiana,
un fulgore lungo le coste e una febbre in pianura.
Ma l'antica notte è profonda come un vaso
di acqua concava. L'acqua si apre a infinite impronte,
e in oziose canoe, di fronte alle stelle,
l'uomo misura la vaghezza del tempo con il sigaro.
Il fumo sfuma di grigio le costellazioni
remote. L'immediato perde preistoria e nome.
Il mondo è una manciata di tenere imprecisioni.
Il fiume, il primo fiume. L'uomo, il primo uomo.
English
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giovedì 14 febbraio 2013
Spruch
Dom. Tempel. Kirche.
Und die Welt in Flammen.
Reim es zusammen.
Es reimt sich nicht.
Ilse Blumenthal-Weiss
Ohnesarg: Gedichte und ein dokumentarischer Bericht, 1984
Motto
Duomo. Tempio. Chiesa.
E il mondo, tutto un bruciare.
Falli rimare.
Non c'è verso.
Und die Welt in Flammen.
Reim es zusammen.
Es reimt sich nicht.
Ilse Blumenthal-Weiss
Ohnesarg: Gedichte und ein dokumentarischer Bericht, 1984
Duomo. Tempio. Chiesa.
E il mondo, tutto un bruciare.
Falli rimare.
Non c'è verso.
Ho esitato, prima di accettare, da un lato, che "e il mondo in fiamme" avrebbe fatto rima con "mettilo in rima" solo se avessi aggiunto troppe parole ("e il mondo in fiamme dal fondo alla cima", per esempio) e, dall'altro, che mettere in rima due verbi della prima coniugazione è un omaggio zoppo, non esattamente all'altezza di quello che idealmente mi ero proposta. Ma un omaggio zoppo è meglio dell'oblio. A Ilse toccò vedere e sentire ben di peggio. Eppure guardate che sorriso.
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Blumenthal-Weiss
sabato 2 febbraio 2013
Gli effetti del gallo cedrone
Nonostante il numero di liste e di candidati, non c'è una lista e nemmeno un candidato - a mia conoscenza - che proponga la rinuncia alla sovranità nazionale a beneficio di una sovranità internazionale, diciamo pure europea, per non pensare troppo in grande, considerato lo stato miserevole in cui si trova attualmente l'ONU. Non c'è nessuno che proponga l'introduzione di un passaporto europeo, disponibile ai cittadini europei che lo desiderino, l'avvio di un'istruzione europea, di una ricerca europea, di una politica ambientale europea, di un mercato del lavoro europeo, di una politica estera europea, di un sistema fiscale europeo, di una sanità europea, di un teatro europeo, ecc., men che meno l'adozione di una lingua europea.
Lo cercherei anche se vivessi ancora in Italia, probabilmente con un desiderio ancora più forte di quello che avverto in questo momento, mentre scrivo da un Paese i cui cittadini non sembrano minimamente turbati dagli interventi del loro esercito in Africa, dalle diseguaglianze che colpiscono i suoi abitanti, dal trattamento riservato a chi non è cittadino francese o europeo, dalle continue espulsioni dei rom che proseguono anche in salsa hollandaise, dalla riproduzione, nella presidenza repubblicana, di aspetti rappresentativi, simbolici ma non solo, affini a quelli di una monarchia, dalle conseguenze della vittoria dei no al referendum del 2005 sulla ratifica del trattato che avrebbe dovuto istituire una Costituzione per l'Europa.
Ho sempre votato - sempre: non mi sono tirata indietro nemmeno quando mi hanno chiesto di prendere ufficialmente posizione sul gallo cedrone e sul gallo forcello (link per i lettori scettici) - e voterò anche questa volta, ma mai come questa volta la scelta sarà difficile e sofferta.
Ho votato, come tutti, anche quando non sono state indette delle elezioni, con i miei comportamenti e le mie scelte di ogni giorno, grandi o piccole che fossero. Sto votando anche in questo istante, sto votando scrivendo e sto rivotando scrivendo queste parole e non altre.
Per restare alle elezioni ufficiali, tuttavia, non opterò, credo, per il cosiddetto voto utile, che è un voto piuttosto presuntuoso, come se votare per un partito dai sondaggi più o meno favorevoli fosse intrinsecamente più intelligente o efficace del voto dato a favore di un partito minore. Ho un debole, in fondo, per i partiti minori (destra esclusa!), per i candidati minori, di fedi minori o, meglio, di poca o di nessuna fede, non fotogenici, figli e amici di nessuno, incapaci di promettere alcunché, purché in grado di esprimere pensieri abbastanza democratici e sufficientemente aperti, rispettosi di un senso della memoria e della logica, rivolti ad un futuro non immediato ed espressi in un italiano passabilmente corretto. Sono candidati del tutto immaginari, è evidente.
Ho votato, come tutti, anche quando non sono state indette delle elezioni, con i miei comportamenti e le mie scelte di ogni giorno, grandi o piccole che fossero. Sto votando anche in questo istante, sto votando scrivendo e sto rivotando scrivendo queste parole e non altre.
Per restare alle elezioni ufficiali, tuttavia, non opterò, credo, per il cosiddetto voto utile, che è un voto piuttosto presuntuoso, come se votare per un partito dai sondaggi più o meno favorevoli fosse intrinsecamente più intelligente o efficace del voto dato a favore di un partito minore. Ho un debole, in fondo, per i partiti minori (destra esclusa!), per i candidati minori, di fedi minori o, meglio, di poca o di nessuna fede, non fotogenici, figli e amici di nessuno, incapaci di promettere alcunché, purché in grado di esprimere pensieri abbastanza democratici e sufficientemente aperti, rispettosi di un senso della memoria e della logica, rivolti ad un futuro non immediato ed espressi in un italiano passabilmente corretto. Sono candidati del tutto immaginari, è evidente.
Sarà stato uno strascico del voto in favore del gallo cedrone e del gallo forcello, ma quando gli elettori socialisti, alle amministrative che seguirono immediatamente l'acme della fase di "mani pulite", abbandonarono in massa il loro partito come topi in fuga da una nave in procinto di affondare, io votai, assieme a qualche altro sparuto mona e a pochissimi irriducibili, per l'unica volta in vita mia, per il P.S.I. Mi sembrava brutto dovesse scomparire quella storia lì, mi sembrava una ferita insopportabile, lasciare che il pensiero socialista italiano da Turati a Nenni dovesse cadere sotto i colpi di un epigone arrogante e volgare, mi sembrava che quell'epigone non si meritasse alcun riconoscimento politico o storico, nemmeno quello di un fallimento. Sapevo che non avrei cambiato il corso del socialismo o della sinistra italiana, ma votai così lo stesso. Fu il voto meno sofferto della mia vita di elettrice: i notabili, i detentori di tessere, gli esperti dei meccanismi clientelari, gli affaristi, i corrotti erano già migrati verso nuove, magnifiche sponde e progressive.
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mercoledì 30 gennaio 2013
Die Löcher sind die Hauptsache/Quel che conta sono i fori
Ich habe dich so lieb
Ich habe dich so lieb
Ich würde dir ohne Bedenken
Eine Kachel aus meinem Ofen
schenken.
Ich habe dir nichts getan.
Nun ist mir traurig zu Mut.
An den Hängen der Eisenbahn
Leuchtet der Ginster so gut.
Vorbei verjährt
Doch nimmer vergessen
Ich reise.
Alles, was lange währt,
ist leise.
Die Zeit entstellt
Alle Lebewesen.
Ein Hund bellt.
Er kann nicht lesen
Er kann nicht schreiben.
Wir können nicht bleiben.
Ich lache.
Die Löcher sind die Hauptsache
An einem Sieb.
Ich habe dich so lieb.
Joachim Ringelnatz
Ti amo così tanto
Ti amo così tanto
che senza tanti pensieri
così, su due piedi, ti regalerei
una piastrella della mia stufa.
Non ti ho fatto niente.
Ora la tristezza scende.
È dove il treno si inerpica lentamente
che la ginestra meglio risplende.
Sorpassato
eppure mai dimenticato.
Viaggiare mi piace.
Tutto quel che dura
tace.
Il tempo sfregia
tutti gli esseri viventi.
Un cane abbaia.
Non sa leggere
non sa scrivere.
Ma noi non possiamo rimanere.
Rido.
Quel che conta in un colino
sono i fori, i fori soltanto.
Ti amo così tanto.
Ich habe dich so lieb
Ich würde dir ohne Bedenken
Eine Kachel aus meinem Ofen
schenken.
Ich habe dir nichts getan.
Nun ist mir traurig zu Mut.
An den Hängen der Eisenbahn
Leuchtet der Ginster so gut.
Vorbei verjährt
Doch nimmer vergessen
Ich reise.
Alles, was lange währt,
ist leise.
Die Zeit entstellt
Alle Lebewesen.
Ein Hund bellt.
Er kann nicht lesen
Er kann nicht schreiben.
Wir können nicht bleiben.
Ich lache.
Die Löcher sind die Hauptsache
An einem Sieb.
Ich habe dich so lieb.
Joachim Ringelnatz
Ti amo così tanto
Ti amo così tanto
che senza tanti pensieri
così, su due piedi, ti regalerei
una piastrella della mia stufa.
Non ti ho fatto niente.
Ora la tristezza scende.
È dove il treno si inerpica lentamente
che la ginestra meglio risplende.
Sorpassato
eppure mai dimenticato.
Viaggiare mi piace.
Tutto quel che dura
tace.
Il tempo sfregia
tutti gli esseri viventi.
Un cane abbaia.
Non sa leggere
non sa scrivere.
Ma noi non possiamo rimanere.
Rido.
Quel che conta in un colino
sono i fori, i fori soltanto.
Ti amo così tanto.
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Ustica
Civilmente,
l'aereo è stato abbattuto.
L'aereo è stato abbattuto
così civilmente
da non lasciare traccia
penalmente.
l'aereo è stato abbattuto.
L'aereo è stato abbattuto
così civilmente
da non lasciare traccia
penalmente.
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giovedì 24 gennaio 2013
Storia di un esergatore - 6
En el libro XIII de las Analectas, Tzu-Lu pregunta a Confucio: «Si el Duque de Wei te llamase para administrar su país, ¿cuál sería tu primera medida? Él Maestro dijo: La reforma del lenguaje».
Octavio Paz, El Arco y la Lira
Siete dei cadaveri ambulanti.
Vi seppelliremo vivi.
Sei uno zombie.
Questi farisei, sepolcri imbiancati spruzzati di un rosso antico ormai stinto, pretendono di dettare le regole della morale.
I politici sono stati seppelliti alla veloce e sostituiti dall’esorcista Mario Monti. Puzzavano per la decomposizione. Il lavoro dei becchini era urgente e necessario. Il loro fetore non era più sopportabile.
I partiti sono morti, zombie che camminano, strutture del passato, costruzioni artificiali.
Siete dei cadaveri ambulanti.
Vi seppelliremo vivi.
Sei uno zombie.
Questi farisei, sepolcri imbiancati spruzzati di un rosso antico ormai stinto, pretendono di dettare le regole della morale.
I politici sono stati seppelliti alla veloce e sostituiti dall’esorcista Mario Monti. Puzzavano per la decomposizione. Il lavoro dei becchini era urgente e necessario. Il loro fetore non era più sopportabile.
Rigor Montis in cinque mesi di governo è ringiovanito, l'aria di palazzo Chigi gli ha fatto bene dopo anni di panchina in Bocconi. Pdl e Pdmenoelle sembrano invece invecchiati di un secolo. Il Liquidatore Finale è sempre più vivo mentre i Gemelli del Debito Pubblico sono sempre più morti.
A Bersani non mi sognerei mai di dare del fascista, gli imputo invece di aver agito in accordo con ex fascisti e piduisti per un ventennio, spartendo insieme a loro anche le ossa della Nazione.
I partiti e gli italiani sono separati in casa. L'unica comunicazione tra il cittadino e i partiti che hanno occupato le istituzioni è quella ruffiana dei media che tiene in vita i morti. Sui quotidiani e in televisione si celebra il giorno dei defunti tutto l'anno, da Boss(ol)i a D'Alema, ma anche dei nati morti, come Renzi e Alfano. Un antico supplizio prevedeva che si legasse un uomo vivo a un cadavere.
I giornalisti nel ruolo consueto di medium li hanno riportati in vita. Zombie in poltrona ci spiegano come uscire dalla crisi, i sacrifici che ci attendono, una nuova visione dell’economia. Loro, i responsabili del disastro. Nessuno che chieda scusa e ritorni nella tomba. Perché evocare i morti e non invitare i vivi?
Perché non mi vogliono? Non mi vogliono perché sono morti. Sono finiti. Li tenete in vita voi. Tu la prima domanda che mi hai fatto qui è di quel nano. Li tenete in vita voi. Sono morti. Voi non siete media, siete dei medium, perché fate parlare dall'aldilà della gente scomparsa. Qui abbiamo della vita, dei sentimenti, abbiamo dei programmi.
Siamo vivi, vivi! Siamo usciti dalle catacombe. Siamo sopra e oltre. Sopra al nulla della politica, oltre questa civiltà basata sul denaro e sul consumismo. Sopra e oltre. Io ci credo, voi ci credete. La Rete ci ha unito. Possiamo cambiare la società, il mondo solo se lo vogliamo. Cosa abbiamo da perdere?
Siamo vivi, non fatevi contaminare dai morti.
Noi siamo vivi in un Paese di morti, di vecchi che occupano ogni spazio e si credono eterni, che si nutrono di potere e si sono fottuti la vita.
La mafia non ha mai strangolato i suoi clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la sua vittima.
Dichiarazioni/scritti del megafono al servizio degli attivisti del Movimento 5 Stelle o, per brevità, attivisti 5 stelle.
Les hommes politiques se demandent pourquoi on ne les aime pas. C'est pour ça. Ils nous prennent pour des imbéciles. L'impardonnable, c'est qu'il leur arrive d'avoir raison.
Geroges Perros, Papiers collés III, Gallimard
Ci verranno a dire (e forse lo hanno già detto, ma io ero distratto) che gli attivisti del Movimento 5 Stelle o, per brevità, attivisti 5 stelle, vanno ascoltati. Ce lo verranno a dire e forse lo hanno già detto, ma io ero distratto da parole come farina, lievito, acqua e sale, da una frase come fare il pane e dal pensiero che dopo aver pronunciato questa frase e aver manipolato farina, lievito, acqua e sale, rispettando i tempi di lievitazione e di cottura, Teresa dal forno estraeva effettivamente del pane. Ci verranno a dire che gli attivisti del Movimento 5 Stelle o, per brevità, attivisti 5 stelle, vanno ascoltati perché, al di là dell'organizzazione interna, del metodo e dello stile, pur tuttavia sollevano dei problemi reali. Ce lo verranno a dire perché lo dicono sempre (così dicevano anche della Lega).
Io direi di no. No, non vanno ascoltati. Cosa c'è da ascoltare? La lingua non mente.
Parte precedente.
Io direi di no. No, non vanno ascoltati. Cosa c'è da ascoltare? La lingua non mente.
Parte precedente.
venerdì 4 gennaio 2013
Mi è successo qualcosa di strano
Filippo, andando in barca sul Tamigi: "Mi è successo qualcosa di
strano. Mi sono messo a leggere la Divina Commedia su cui faccio corsi
di lezioni e conferenze da vent'anni. Finora non me la sentivo, dovendo
insegnarla, di andare anche a leggerla. Le parti che avevo letto a
scuola (e un po' da militare, durante le marce) le so più o meno a
memoria, ma naturalmente non sono sicuro chi siano o di dove i
personaggi, tranne quando i versi me lo dicono:
e se' Alessio Interminei da Lucca.
Sullo slancio mi sono messo anche a leggere le altre "opere" di Dante. È uno spasso.
Ma il libro che conosco meno tra quelli
che insegniamo è però un testo più recente, Il Gattopardo. Questo
letteralmente non l'ho mai letto, a dispetto del fatto che da
oltre un decennio ci faccio lezione, assegno e leggo "saggi", invento
domande per i compiti scritti d'esame, e do voti alle risposte. Sul
libro (plot e personaggi) so tutto ciò che dicono gli studenti. Non ho alcuna curiosità di
leggerlo." Così Filippo, trasognato.
Luigi Meneghello, Le carte, cit. più volte
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Tomasi di Lampedusa
martedì 1 gennaio 2013
Ma che giornata, oggi. Non sembra Torino/Mais aujourd'hui, quelle journée. On ne dirait pas Paris
Mattinata romana di sole sulla terra e sull'acqua, frizzante, sapida, viva. Un capodanno mai visto. Seguirà un anno spaventoso?
Al 3 operazione, che mi darà nuova pace. Nel '47 non ho scritto niente (qualche dialogo e inizio romanzo). Non ho fatto niente. Sono usciti i due libri. Sono
stato a Roma e al mare, sempre svelto, sempre un poco affannato. Paura o
prurito?
Ma che giornata, oggi. Non sembra Torino. È un inverno più strano del '43-'44. Sembra una città
nuova in cui si arriva la mattina dal treno, e si sa che si girerà si
vedrà si vivrà. Una città sul mare col sole che schiara gli ultimi piani
delle case, dei palazzi, e le colline aperte.
1° gennaio 1948
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, Einaudi, 1952
Matinée romaine de soleil sur la terre et sur l'eau, mordante, savoureuse, vivante. Un premier janvier comme je n'en ai jamais vu. Une année terrible va-t-elle suivre ?
Le 3, opération qui me donnera une paix nouvelle. En 47, je n'ai rien écrit (quelques dialogues et début d'un roman). Je n'ai rien fait. Mes deux livres sont sortis. Je suis allé à Rome et à la mer, toujours vif , toujours un peu haletant. Peur ou envie ?
Mais aujourd'hui,
quelle journée. On ne dirait pas Turin. C'est un hiver plus étrange que
celui de 43-44. On dirait une ville nouvelle où l'on arrive le matin par le train, et l'on sait que l'on va se promener,
voir, vivre. Une ville au bord de la mer avec le soleil qui éclaire les
derniers étages des maisons, des palais, et les collines ouvertes.
1er janvier 1948
1er janvier 1948
Cesare Pavese, Le métier de vivre, traduit par Michel Arnaud, Gallimard, 1958
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