lunedì 10 novembre 2008
Piove
Alceo
Traduzione di Filippo Maria Pontani
ὔει μὲν ὀ Ζεῦς͵ ἐκ δ΄ ὀράνω μέγας χείμων͵ πεπάγαισιν δ΄ ὐδάτων ῤόαι [...] κάββαλλε τὸν χείμων΄͵ ἐπὶ μὲν τίθεις πῦρ ἐν δὲ κέρναις οἶνον ἀφειδέως μέλιχρον͵ αὐτὰρ ἀμφὶ κόρσαι μόλθακον ἀμφι [...] γνόφαλλον.
domenica 9 novembre 2008
dormi dragostea mea
plînsul în oraş: mîini fricoase îşi schimbă într-ascuns culoarea - şi
încă o noapte izabela va fi a dreptăţii a nisipurilor (respiraţia
cavalerului printre cavaleri e cea mai galbenă).
şi spre dimineaţă la castel - dacă s-ar auzi cîntece: o cheie pe buze
oho şi pe trădare. dulce strigăt. sarea depusă la porţi. spera să se
joace mai frumos (cavalerul în depozite mari de sînge).
tu dormi dragostea mea. sînt singur am inventat poezia şi nu mai
am inimă.
Virgil Mazilescu
sabato 8 novembre 2008
Il generale
tutto fiero dei suoi ricci, glabro a forza di rasoi.
Io lo voglio piccoletto; gli si notino le gambe
storte, ma si regga in piedi saldamente, tutto cuore.
Traduzione di Filippo Maria Pontani
οὐδὲ βοστρύχοισι γαῦρον οὐδ᾽ ὑπεξυρημένον· ἀλλά μοι σμικρός τις εἴη καὶ περὶ κνήμας ἰδεῖνῥοικός, ἀσφαλεώς βεβηκὼς ποσσί, καρδίης πλέως.
Odissea, libro XVI, versi 190-212
Così dicendo baciò il figlio e per le guance
il pianto a terra scorreva: prima l'aveva frenato.
Telemaco - poiché ancora non credeva che fosse il padre -
gli disse di nuovo, rispondendo, parole:
"No, tu non sei Odisseo, non sei il padre mio, ma m'incanta
un nume perché io soffra e singhiozzi di più.
Mai un mortale poteva far questo
con la sua sola mente, a meno che un dio,
senza fatica, a sua voglia venisse a farlo giovane o vecchio;
tu poco fa eri un vecchio e malamente vestivi,
e ora somigli agli dèi che il cielo vasto possiedono".
E ricambiando disse l'accorto Odisseo:
"Telemaco, non va che tu, avendo qui il caro padre tornato,
lo guardi stordito, con troppo stupore.
Un altro Odisseo non potrà mai venire,
perché son io, proprio io, che dopo aver tanto errato e sofferto,
arrivo dopo vent'anni alla terra dei padri.
E questa è azione d'Atena, la Predatrice,
che mi fa come vuole, e può farlo,
a volte simile a un mendicante, altre volte
a un uomo giovane, con belle vesti sul corpo:
facile ai numi, che il cielo vasto possiedono,
fare splendido o miserabile un uomo mortale".
Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti
ὣς ἄρα φωνήσας υἱὸν κύσε, κὰδ δὲ παρειῶν
δάκρυον ἧκε χαμᾶζε· πάρος δ᾽ ἔχε νωλεμὲς αἰεί.
Τηλέμαχος δ᾽, οὐ γάρ πω ἐπείθετο ὃν πατέρ᾽ εἶναι,
ἐξαῦτίς μιν ἔπεσσιν ἀμειβόμενος προσέειπεν·
οὐ σύ γ᾽ Ὀδυσσεύς ἐσσι, πατὴρ ἐμός, ἀλλά με δαίμων
θέλγει, ὄφρ᾽ ἔτι μᾶλλον ὀδυρόμενος στεναχίζω.
οὐ γάρ πως ἂν θνητὸς ἀνὴρ τάδε μηχανόωιτο
ὧι αὐτοῦ γε νόωι, ὅτε μὴ θεὸς αὐτὸς ἐπελθὼν
ῥηϊδίως ἐθέλων θείη νέον ἠὲ γέροντα.
ἦ γάρ τοι νέον ἦσθα γέρων καὶ ἀεικέα ἕσσο·
νῦν δὲ θεοῖσιν ἔοικας, οἳ οὐρανὸν εὐρὺν ἔχουσι.
τὸν δ᾽ ἀπαμειβόμενος προσέφη πολύμητις Ὀδυσσεύς·
Τηλέμαχ᾽, οὔ σε ἔοικε φίλον πατέρ ἔνδον ἐόντα
οὔτε τι θαυμάζειν περιώσιον οὔτ᾽ ἀγάασθαι·
οὐ μὲν γάρ τοι ἔτ᾽ ἄλλος ἐλεύσεται ἐνθάδ᾽ Ὀδυσσεύς,
ἀλλ᾽ ὅδ᾽ ἐγὼ τοιόσδε, παθὼν κακά, πολλὰ δ᾽ ἀληθείς,
ἤλυθον εἰκοστῶι ἔτεϊ ἐς πατρίδα γαῖαν.
αὐτάρ τοι τόδε ἔργον Ἀθηναίης ἀγελείης,
ἥ τέ με τοῖον ἔθηκεν, ὅπως ἐθέλει, δύναται γὰρ,
ἄλλοτε μὲν πτωχῶι ἐναλίγκιον, ἄλλοτε δ᾽ αὖτε
ἀνδρὶ νέωι καὶ καλὰ περὶ χροῒ εἵματ᾽ ἔχοντι.
ῥηΐδιον δὲ θεοῖσι, τοὶ οὐρανὸν εὐρὺν ἔχουσιν,
ἠμὲν κυδῆναι θνητὸν βροτὸν ἠδὲ κακῶσαι.
Translitterazione (fatta da anglofoni).
mercoledì 5 novembre 2008
O’Higgins
José Eduardo O'HIGGINS nació en la pequeña, aunque hermosa población
de Runten, provincia de Salvamorro, en el Paraguay Oriental.
Hijo de un minero y una telefonista, sus padres eran tan étnicamente
limpios que en Runten, provincia de Salvamorro, en el Paraguay Oriental,
les llamaban, cariñosamente, los puros.
Más de una vez su madre, en un alarde de loca picardía femenina, se había
lanzado a dar consejos, sobre higiene, a los vecinos y curiosos de Runten,
provincia de Salvamorro, en el Paraguay Oriental.
Su padre, Carlos María Pablo Swartz O'Higgins, era conocido en su
profesión como "el topo", por las siestas que se echaba en la mina,
cuando, amparado en la oscuridad de las galerías, apagaba la luz de
carburo, se tiznaba de carbón y fingía ser una piedra.
Murió cuando un minero le confundió con una veta de lignito y lo convirtió
en 27 sacos de carbón para barbacoa.
Su madre aceptó con resignación la pérdida de su marido y aprovechó la
ocasión para cambiar el papel del pasillo.
José Eduardo O'HIGGINS, vecino de Runten, provincia de Salvamorro, en el
Paraguay Oriental, era un alma grande y le llamaban el "Mahatma
paraguayo". Ya a los 7 años de edad dio a la caridad una bolsa de trozos
de soldaditos de plástico, diez chicles mascados y el sujetador de su
madre.
Del sujetador nunca más se supo pero, meses después, José Eduardo
O'HIGGINS, vecino de Runten, provincia de Salvamorro, en el Paraguay
Oriental, se hizo militar, después general, más tarde presidente, luego
dictador, poco después monarca y ahora emperador y santo patrono, hijo
predilecto de Runten, provincia de Salvamorro, en el jodido Paraguay
oriental.
Está a punto de convertirse en Dios, el dios más joven de Runten,
Paraguay.
Accidents Polipoétics
domenica 2 novembre 2008
Se qualcuno mi chiede
sabato 18 ottobre 2008
Könnten Sie es kürzer sagen?
Dinge geschahen,
Bewegungen wurden vollführt.
Es schmerzte.
Martin Auer
domenica 5 ottobre 2008
Poesie di Virgilio Giotti dette da Claudio Grisancich
A casa di Giotti, di Claudio Sepin: link al video su youtube.
mercoledì 24 settembre 2008
Paragoni
e hanno un comportamento troppo chiassoso
Gli ZINGARI rubano la biancheria e i bambini piccoli
e fanno fatture a nonne, galline e manzi.
Gli EBREI dominano - molto segretamente - il mondo intero
e ci fregano l'onesto denaro.
I TURCHI puzzano di montone e sono mangiaaglio
e nelle liti usano coltelli affilati.
I NERI sono pigri e vivono alla giornata,
e il loro cervello è tremendamente piccolo.
Come siamo noi TEDESCHI, bisognerebbe chiederlo agli ITALIANI
agli ZINGARI
agli EBREI
ai TURCHI
e ai NERI,
ma questi sono troppo gentili per dirci l'amara verità.
und haben ein viel zu lautes Betragen.
Die ZIGEUNER stehlen die Wäsche und die kleinen Kinder
und verhexen Omas, Hühner und Rinder.
Die JUDEN herrschen - sehr geheim - über die ganze Welt
und bescheißern uns ums redliche Geld.
Die TÜRKEN stinken nach Hammel und sind Knoblauchfresser
und benutzen beim Streit scharfe Messer.
Die SCHWARZEN sind faul und leben bloß in den Tag hinein,
und ihr Gehirn ist schrecklich klein.
Wie wir DEUTSCHE so sind, müßte man die ITALIENER
die ZIGEUNER
die JUDEN
die TÜRKEN
und die SCHWARZEN
fragen,
aber die sind zu höflich, um uns die bittere Wahrheit zu sagen.
domenica 29 giugno 2008
20 miglia in un elenco
strada in mezzo al bosco, a tornanti, con limiti di velocità, a seconda della presenza o meno di case, scuole e chiese, da 30 a 35 a 40 miglia;
scoiattolo che attraversa la strada;
jogger bianco, sudatissimo e tiratissimo;
cadavere di scoiattolo sull'asfalto;
parcone pubblico, con bandierone americano svettante al centro del parcheggione davanti all'ingresso;
jogger bianca, mediamente sudata e tiratissima, pantaloncino con scritto "Irish" sul sedere;
strada statale con limite di velocità di 55 miglia;
complessi di case medio-borghesi lungo percorsi più o meno circolari, che si diramano a partire dalla statale, con limite da 15 a 25 miglia a seconda della larghezza, provvisti di marciapiede privo di passanti, piccolo prato prospiciente ciascuna casa, interrotto dal vialetto di ingresso che conduce al garage e da quello, più stretto, che conduce alla porta di ingresso, qualche alberello, una serie di servizi comuni, dal punto di raccolta della spazzatura, all'aspiratutto per le auto, alla piscina, al campo da tennis, alla sauna e alla palestra;
ristrada statale;
donna bianca ad una fermata d'autobus, seduta per terra, rivista in mano;
uomo di colore ad una successiva fermata d'autobus, in piedi, mani in tasca, cuffie in testa;
complesso di negozi anonimi, catene di bar e ristoranti, concessionari di auto, riuniti attorno ad una corte il cui fulcro è un distributore di benzina;
auto di tutte le marche, nazionali e non, guidate con prudenza, finestrini chiusi;
incrocio con altra statale, in mezzo al quale un uomo di colore regge un cartello enorme che pubblicizza la svendita di lenzuola e tovaglie causa cessata attività;
complesso di negozi anonimi, catene di bar e ristoranti, concessionari di auto, riuniti attorno ad una corte il cui fulcro è una banca aperta 7 giorni alla settimana;
case di periferia uni- o bifamiliari strette (tipo 3-4 m x 8-10 m) a schiera, con finestre a veranda, di mattoni marrone scuro o prefabbricate e dipinte un tempo ma non ridipinte più, di tre tipi: o quasi dignitose, con un portico in comune e scale d'accesso indipendenti per ogni famiglia, o povere, cadenti e abitate, o povere, cadenti e abbandonate;
tram lento;
erbacce alte;
bambina su un triciclo, immobile, in un portico dietro ad una ringhiera;
fermate del tram, solo gente di colore in sua attesa;
auto che oltrepassa il limite di velocità, finestrino aperto, autoradio accesa, braccio steso fuori, in mano una sigaretta;
bambini di colore che fermano gli automobilisti in una strada laterale per mostrare loro dei cartelli, piazzandoli con decisione davanti al parabrezza;
a interrompere le schiere delle case, chiese battiste, metodiste, haitiane, centri musulmani ecc. ecc. e piccoli negozi, di due tipi: poveri e aperti in orari fantasiosi, poveri e abbandonati;
murales con gli eroi del quartiere, tutti neri;
autobus e fermate con la stessa gente in attesa;
gruppi di adolescenti di colore seduti su pile di pneumatici davanti ad una casa;
cintura verde, ville medie per la media borghesia, senza personalità;
fiume tra due rive ingombre di svincoli, con marciapiedi che si interrompono per lavori in mezzo al nulla;
fermate d'autobus, nessun autobus, nessuno in attesa;
murales dedicati alle donne artiste;
condomini piccoli, tutti della stessa altezza, nessuno spazio tra l'uno e l'altro, per la piccola borghesia, piccole zone verdi negli slarghi, piccoli monumenti al loro centro;
festa di strada, annunciata da un piccolo striscione colorato appeso ad un cavalletto con su scritto "fiesta";
scalinata di museo che turisti percorrono di corsa per terminare, braccia levate al cielo e sgambettanti, sul piazzale davanti alla facciata del museo e farsi immortalare così da un amico dotato di macchina fotografica, rimasto ai piedi o a metà della scalinata;
gruppi di turisti in coda a lato della scalinata, in attesa di una fotografia ai piedi della statua a braccia al cielo di quello che per primo si è mostrato al mondo correndo su per quei gradini;
museo, interno (omissis);
prato, ragazzi che giocano a calcio, gente in macchina sotto il sole con le quattro porte aperte, magliette appese a panchine, gente seduta su panchine all'ombra;
persone che assistono ad una gara di sollevamento pesi, con i pesi di diverse forme ed un percorso da completare;
viale pieno di bandiere di tutto il mondo, sotto ad ogni bandiera il nome del paese, in inglese e nella lingua del paese;
rete di strade cittadine, a reticolo perpendicolare;
slargo, rotatoria, fontana al centro;
qualche albero qua e là;
la chiesa più grande della città;
piccola aiuola, due merli dalle piume lucidissime, tre piccioni;
strada con edifici del terziario, bandiere americane cittadine, con aquila, che ricordano il 4 luglio;
grattacielo, parcheggio, banca, grattacielo, parcheggio, banca, assicurazione;
banca nella nicchia inferiore della B della cui insegna pigola un uccellino;
ristoranti, incroci, getti di aria calda dai negozi;
libreria, interno (omissis);
auto, taxi;
autobus e fermate con la solita gente in loro attesa;
mercato coperto, interno (omissis);
Chinatown;
musei, chiese, palazzi;
condomini residenziali di città, lampioni rossi, negozi e ristoranti in edifici ricoperti da murales;
passerella pedonale;
altro fiume, più grande.
mercoledì 4 giugno 2008
Im Kaffeehaus
beschreibst du mir
deine Vorstellungen
von der Liebe.
Das Wichtigste
sei die Aufrichtigkeit
und die Treue.
Ich bin bereit
deine Vorstellungen
ganz und gar
zu übernehmen
wenn nur dein Knie
nie aufhört
das meine
zu berühren.
Peter Turrini
Nel caffè
mi descrivi
la tua idea
dell'amore.
Le cose più importanti
sarebbero la sincerità
e la fedeltà.
Sarei dispostissimo
a fare mia
la tua idea
se solo il tuo ginocchio
non smettesse mai
di toccare
il mio.
lunedì 28 aprile 2008
Le ballatelle Italo-Abissine
In cravatta bianca, in frac,
alla sera i crocchi chic
tra le chicchere e i pic-nic
e gli alchermes e i cognac,
con gran pose alla Van-Dyck,
ascoltando Grieg o Bach,
in cravatta bianca o in frac,
alla sera i crocchi chic,
se la ridon dei Degiàc
e dei Ras di Menelik;
ma l'Italia che fé cric,
jeri, in breve farà crac...
in cravatta bianca e in frac.
II
Pur noi in barba agli Abbacùc,
che impinguati di beefsteaks,
dietro un fumo di giubèk,
profetizzano il zurùch,
da quei negri del cibùc,
Roma avrà il salamelèc,
sempre in barba agli Abbacùc
impinguati di beefsteaks;
e col comodo di Cook,
o di Chiari, e d'uno chèque,
ce n'andremo fin là in break
a sonarci Grieg o Gluk,
sempre in barba agli Abbacùc.
mercoledì 16 aprile 2008
Saba
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un'Italia di macerie e di polvere.
Sempre di sé parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di sé parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta più ne desse
a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile,
lo vidi errare da una piazza all'altra
dall'uno all'altro caffè di Milano
inseguito dalla radio.
"Porca - vociferando - porca". Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all'Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.
Vittorio Sereni
Opicina 1947
Era con me un ragazzo comunista.
Tito sui muri s'iscriveva, in vista,
sotto, della mia bianca cittadina.
Nell'ora dei ricordi vespertina
sedemmo all'osteria, che ancor m'attrista,
oggi, se penso quella camerista
che ci servì con volto d'assassina.
Due vecchie ebree, testarde villeggianti,
io, quel ragazzo, parlavamo ancora
lassù italiano, tra i sassi e l'abete.
"Dopo il nero fascista il nero prete;
questa è l'Italia, e lo sai. Perché allora -
diceva il mio compagno - aver rimpianti?"
Umberto Saba
giovedì 20 marzo 2008
Viaggio
mi metto in moto
nonostante
la tentazione di restare
nelle zone più vicine
in vista del mio noto.
Ma, in compenso, parto
solo per tornare.
Non so neanch'io
cos'è che vale
e mi convince,
quale pensiero...
un'intuizione certa
un sesto senso
che mi spinge,
la coscienza fulminante
di una scoperta
paradossale,
che bisogna perdersi
per potersi davvero
ritrovare.
Paolo Ruffilli
Voyages
grande comme une boîte d’allumettes, avec des odeurs de sel, d’immortelles,
le carrelage brisé devant la cheminée. Rumeur au creux des coquillages.
Armurier de marine, mon grand-père habitait à côté.
J’entends le bruit d’un pas la nuit: le mien. Je me lève attiré par la tiédeur du
terrain sableux où je creuse un tunnel pour ressortir à l’autre bout du monde.
Là nous irons la tête en bas! La nuit est pleine d’étoiles. La mer monte. La
lune éclaire mes travaux. Ainsi, pendant des jours, je fouillai un sable de
plus en plus humide et de plus en plus pur jusqu’à tomber sur une nappe
d’eau, saumâtre, grise.
Il me fallut chercher plus tard une autre voie. Plusieurs pistes s’offraient en
étoile : pirate ou pèlerin? Pirate des livres dont les pages reçoivent le vent
comme des voiles? Ou pèlerin d’encore, du plus lointain et du plus bleu?
Pierre Lartigue
Viaggi
Il viaggio comincia prima, ben prima dei viaggi, in una casa
grande come una scatola di fiammiferi, con odori di sale, di fiori artificiali,
le piastrelle rotte davanti al camino. Rumore nelle cavità delle conchiglie.
Armaiolo di marina, mio nonno abitava alla porta accanto.
Sentivo il rumore di un passo, la notte: il mio. Mi alzo attirato dal tepore del
terreno sabbioso dove scavo un tunnel per uscire all'altro capo del mondo.
Ci andremo con la testa in giù! La notte è piena di stelle. Il mare sale. La
luna illumina i miei lavori. Così, per giorni, scavavo una sabbia
sempre più umida e sempre di più fino a cadere su una falda
d'acqua, salmastra, grigia.
Dovevo cercare più tardi un'altra via. Diverse piste si offrivano a
stella: pirata o pellegrino? Pirata dei libri le cui pagine ricevono il vento
come delle vele? O pellegrino d'ancora, del più lontano e del più blu?
mercoledì 19 marzo 2008
Kosmopolit
Wird mir klar, ich verstehe vom Reisen nichts.
Im Flugzeug eingesperrt, stundenlang unbeweglich,
Unter mir Wolken, die aussehn wie Wüsten,
Wüsten, die aussehn wie Meere, und Meere,
Den Schneewehen gleich, durch die man streift
Beim Erwachen aus der Narkose, sehe ich ein,
Was es heißt, über die Längengrade zu irren.
Dem Körper ist Zeit gestohlen, den Augen Ruhe.
Das genaue Wort verliert seinen Ort. Der Schwindel
Fliegt auf mit dem Tausch von Jenseits und Hier
In verschiedenen Religionen, mehreren Sprachen.
Überall sind die Rollfelder gleich grau und gleich
Hell die Krankenzimmer. Dort im Transitraum,
Wo Leerzeit umsonst bei Bewußtsein hält,
Wird ein Sprichwort wahr aus den Bars von Atlantis.
Reisen ist ein Vorgeschmack auf die Hölle.
Durs Grünbein
Cosmopolita
Di ritorno dal mio viaggio più lontano, il giorno dopo
mi è chiaro che non capisco nulla di viaggi.
Imprigionato nell'aereo, fermo per ore,
sotto di me nuvole che assomigliano a deserti,
deserti che assomigliano a mari e mari
uguali a cumuli di neve per i quali si girovaga
al risveglio dalla narcosi, capisco
cosa significa errare lungo i gradi di longitudine.
Al corpo è rubato il tempo, agli occhi la calma.
La parola precisa perde il suo posto. Le vertigini
si levano in volo con lo scambio tra al di là e qui.
In diverse religioni, più lingue.
Ovunque le piste sono ugualmente grigie e ugualmente
chiara è la camera d'ospedale. Là, nello spazio di transito,
dove il tempo vuoto ci mantiene invano coscienti,
un proverbio diventa vero dai bar di Atlantide.
Viaggiare è un assaggio di inferno.
domenica 9 marzo 2008
Geometria euclidea - 3
Je suis allé trop loin
Avec mon souci d'ordre.
Rien ne peut plus venir.
Guillevic
domenica 2 marzo 2008
Geometria euclidea - 2
J'ai reussi à mettre
Un peu d'ordre en moi-même.
J'ai tendence à me plaire.
Guillevic
sabato 1 marzo 2008
Geometria euclidea - 1
Je ne suis que le fruit peut-être
De deux lignes qui se rencontrent.
Je n'ai rien.
On dit: partir du point,
Y arriver.
Je n'en sai rien.
Mais qui
M'effacera?
Guillevic
Sono solo il frutto forse
Di due linee che si incontrano.
Non ho niente.
Diciamo: partire dal punto,
Arrivarci.
Non ne so nulla.
Ma chi
Mi cancellerà?