martedì 28 luglio 2026

And all the food


"Nolan’s Odyssey lacks many of the elements that make the poem great. It has nothing convincing to say about time, memory, history, war, or about the relationship between one warrior’s glorious return and the lives of his family, adversaries, comrades, friends and neighbours. It lacks psychological, emotional, political and ethical depth. Its narrative structure is gimmicky. The writing is abysmal. None of the characters has convincing motivation for their actions or words. There are no sex scenes, and all the food looks horrible."

Emily Wilson

Io salvo solo il cavallo, finalmente senza rotelline, risparmio Atena e rimpiango l'assenza di Poseidone e del rumore di piedi adolescenti che battevano per terra per aiutarsi a scandire esametri.

sabato 25 aprile 2026

25 aprile 2026

Mon language n'était pas celui d'un esclave.

Piero Gobetti, Torino, 1901 - Parigi, 1926



martedì 27 gennaio 2026

27 gennaio

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

martedì 13 gennaio 2026

Come tornare un Paese per giovani?

 

Invitando dei giovani giornalisti o editorialisti a parlarne. 

Prego.

venerdì 25 aprile 2025

L'Italia reale

Il fascismo era l'Italia reale, l'Italia che oggi imputa a Mussolini solo di aver perduto la guerra e che ritiene noi antifascisti corresponsabili della disfatta. Hai visto quali sono state le reazioni alla Camera e sulla stampa per la firma del trattato di pace? Nessuno si è azzardato a ricordare le responsabilità del popolo italiano. Nessuno ha detto, come disse Victor Hugo nel '70, che quel che pagavamo non era troppo come prezzo per riacquistare la nostra libertà. Nessuno ha fatto il confronto fra la nostra situazione e quella del popolo tedesco per riconoscere quanto immeritatamente noi risultassimo privilegiati.

Da una lettera di Ernesto Rossi a Gaetano Salvemini, febbraio 1947


Maritza Bolaffio, Vincenzo Torraca, Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Ada Rossi, 1949

Buon 25 aprile.

lunedì 21 aprile 2025

Quanno che more un prete

Muro del Canto, Roma, 21 giugno 2019

Quanno che more un prete sonano le campane piangono le puttane ch'è morto un avventor. Quanno che more er papa sonano il miserere ma io c'ho un gran piacere che è morto il puttanier. Quanno che moro io nun fate facce tristi
ci sarà il vino e festa
ma niente gesù cristi.

E zi' prete sta bene 'ndo sta Regge er gioco de sua santità Fanno mostra de bona virtù Fanno a gara a chi magna de più. Je 'nteressa chi pane nun ha Je 'nteressa chi sta in schiavitù. Se rinasco me vojo fà prete Co' l'aiuto de cristo gesù Ne farei de nottate e nottate Fino quasi a nun faccela più. Chi mistica mastica senza scoppià Chi mistica traffica co' l’ardilà. Chi lavora lo sa che vor dì La matina quann'è lunedì Sembra inverno ma inverno nun è Ma è la vita de chi è come te.


venerdì 28 marzo 2025

De Catilinae Coniuratione, XXXVI

Sed ipse paucos dies conmoratus apud C. Flaminium in agro Arretino, dum vicinitatem antea sollicitatam armis exornat, cum fascibus atque aliis imperi insignibus in castra ad Manlium contendit. Haec ubi Romae comperta sunt, senatus Catilinam et Manlium hostis iudicat, ceterae multitudini diem statuit, ante quam sine fraude liceret ab armis discedere praeter rerum capitalium condemnatis. Praeterea decernit, uti consules dilectum habeant, Antonius cum exercitu Catilinam persequi maturet, Cicero urbi praesidio sit. Ea tempestate mihi imperium populi Romani multo maxume miserabile visum est. Cui cum ad occasum ab ortu solis omnia domita armis parerent, domi otium atque divitiae, quae prima mortales putant, adfluerent, fuere tamen cives, qui seque remque publicam obstinatis animis perditum irent. Namque duobus senati decretis ex tanta multitudine neque praemio inductus coniurationem patefecerat neque ex castris Catilinae quisquam omnium discesserat: tanta vis morbi ac veluti tabes plerosque civium animos invaserat.

Gaius Sallustius Crispus



Ma lui, dopo aver passato qualche giorno a casa di Caio Flaminio nella campagna di Arezzo, il tempo necessario per armare la gente che era già insorta, si avvia al campo di Manlio coi fasci e con le altre insegne di comando. Arrivata la notizia a Roma, il senato dichiara Catilina e Manlio nemici della patria e inoltre stabilisce il giorno entro cui tutti, eccetto chi sia stato condannato a reati capitali, potranno deporre le armi senza conseguenze penali; inoltre, decreta che i consoli arruolino soldati, che Antonio si affretti con l’esercito ad attaccare Catilina e che Cicerone resti a difesa di Roma.

Mi sembrò che in quel momento l’impero del popolo Romano fosse, come non mai, miserabile. Il mondo intero, dall'alba al tramonto, soggiogato alle sue armi, gli obbediva; nelle case affluivano pace e ricchezze, i beni primari, per i mortali. E tuttavia, c'erano dei cittadini che volevano ostinatamente rovinare se stessi e lo Stato. Infatti, malgrado i due decreti del senato, nemmeno uno, fra tanti, rivelò la congiura cedendo alla promessa di ricompense, nemmeno uno disertò il campo di Catilina; così virulenta era la malattia che, come un contagio, aveva invaso le menti di tanti cittadini.

Sallustio, La congiura di Catilina, XXXVI, 43-40 a.C.

lunedì 11 novembre 2024

À la ligne

Trente minutes
C'est tout dire
La pointeuse est évidemment avant ou après le vestiaire
Suivant que l'on quitte ou prenne son poste
C'est-à-dire
Au moins quatre minutes de perdues
En se changeant au plus vite
Le temps d'aller dans la salle commune chercher un café
Les couloirs les escaliers qui ne semblent jamais en finir
Le temps perdu
Cher Marcel je l'ai trouvé celui que tu recherchais
Viens à l'usine je te montrerai vite fait
Le temps perdu
Tu n'auras plus besoin d'en tartiner autant

Joseph Ponthus
À la ligne
Feuillets d'usine, 2019


Trenta minuti
Non serve dire altro
Il cartellino si timbra ovviamente prima o dopo lo spogliatoio
A seconda che si finisca o si cominci il proprio turno
Cioè
Almeno quattro minuti sprecati
Cambiandosi il più rapidamente possibile
È ora di andare nella sala comune a prendere un caffè
I corridoi, le scale che sembrano non finire mai
Il tempo perduto
Caro Marcel, l'ho trovato, quello che stavi cercando
Vieni in fabbrica, ti mostrerò in un attimo
Il tempo perduto
Non avrai più bisogno di dilungarti tanto

Alla linea (di produzione, dietro cui, volendo, si nascondono anche "a capo" et "con la lenza"), di cui quello sopra è un estratto, selezionato con molta difficoltà, sulla pausa lavoro, è un poema in prosa, un omaggio ad una classe che si dice non esistere più, privo di punteggiatura, che pure non esiste più in molti dei testi che ci si scambia nel quotidiano, la storia di un operaio interinale in una fabbrica di conservazione del pesce e in un mattatoio, quale Ponthus diventò per amore, in assenza, in Bretagna, di alternative migliori nonostante la sua formazione ed esperienza di educatore sociale, un operaio sfiancato fisicamente ma resistente intellettualmente grazie ad Apollinaire, Aragon, Cendrars, Dumas, ma anche Trenet e molti altri ricordi-salvagenti, che niente hanno potuto fare contro la malattia che se l'è portato via a 42 anni. Questo è un punto messo malvolentieri.

À la ligne, Julien Martinière, 2024, il fumetto che mi ha fatto conoscere Ponthus

mercoledì 6 novembre 2024

I am waiting

I am waiting for my case to come up   
and I am waiting
for a rebirth of wonder
and I am waiting for someone
to really discover America
and wail
and I am waiting   
for the discovery
of a new symbolic western frontier   
and I am waiting   
for the American Eagle
to really spread its wings
and straighten up and fly right
and I am waiting
for the Age of Anxiety
to drop dead
and I am waiting
for the war to be fought
which will make the world safe
for anarchy
and I am waiting
for the final withering away
of all governments
and I am perpetually awaiting
a rebirth of wonder

I am waiting for the Second Coming   
and I am waiting
for a religious revival
to sweep thru the state of Arizona   
and I am waiting
for the Grapes of Wrath to be stored   
and I am waiting
for them to prove
that God is really American
and I am waiting
to see God on television
piped onto church altars
if only they can find   
the right channel   
to tune in on
and I am waiting
for the Last Supper to be served again
with a strange new appetizer
and I am perpetually awaiting
a rebirth of wonder

I am waiting for my number to be called
and I am waiting
for the Salvation Army to take over
and I am waiting
for the meek to be blessed
and inherit the earth   
without taxes
and I am waiting
for forests and animals
to reclaim the earth as theirs
and I am waiting
for a way to be devised
to destroy all nationalisms
without killing anybody
and I am waiting
for linnets and planets to fall like rain
and I am waiting for lovers and weepers
to lie down together again
in a new rebirth of wonder

I am waiting for the Great Divide to be crossed   
and I am anxiously waiting
for the secret of eternal life to be discovered   
by an obscure general practitioner
and I am waiting
for the storms of life
to be over
and I am waiting
to set sail for happiness
and I am waiting
for a reconstructed Mayflower
to reach America
with its picture story and tv rights
sold in advance to the natives
and I am waiting
for the lost music to sound again
in the Lost Continent
in a new rebirth of wonder

I am waiting for the day
that maketh all things clear
and I am awaiting retribution
for what America did   
to Tom Sawyer   
and I am waiting
for Alice in Wonderland
to retransmit to me
her total dream of innocence
and I am waiting
for Childe Roland to come
to the final darkest tower
and I am waiting   
for Aphrodite
to grow live arms
at a final disarmament conference
in a new rebirth of wonder

I am waiting
to get some intimations
of immortality
by recollecting my early childhood
and I am waiting
for the green mornings to come again   
youth’s dumb green fields come back again
and I am waiting
for some strains of unpremeditated art
to shake my typewriter
and I am waiting to write
the great indelible poem
and I am waiting
for the last long careless rapture
and I am perpetually waiting
for the fleeing lovers on the Grecian Urn   
to catch each other up at last
and embrace
and I am awaiting   
perpetually and forever
a renaissance of wonder

Lawrence Ferlinghetti, 1958




martedì 21 novembre 2023

Modelli

 

Andrej Tarkovskj fotografato da Lars-Olof Löthwall sul set di Sacrificio. È davanti al plastico della casa ritratto nella foto che il protagonista Alexander pronuncia, alterandola, chissà se apposta o per sbaglio (sarebbe bello se fosse vera la seconda alternativa), la domanda di Macbeth:
"Which of you have done this... the Lords?" ("Chi di voi ha fatto questo... i Lords?")
I Lords sono aggiunti nella sceneggiatura alla fine della battuta, mentre nel testo di Shakespeare sono coloro cui spetta la battuta seguente:
MACBETH: "Which of you have done this? (MACBETH: "Chi di voi ha fatto questo?")
LORDS: "What, my good lord?" (LORDS: "Cosa, mio buon signore?")

Robert Lepage fotografato da qualcuno di cui ignoro il nome sul set della pièce 887, il numero civico della casa della sua infanzia, dove, nella foto, suo padre sta rientrando in taxi. Lepage ricorda questo numero e vecchi numeri di telefono, ma pena a mandare a memoria il testo della poesia di Michèle Lalonde, poetessa del suo Québec, "Speak white" (parla bianco), l'insulto che gli anglofoni rivolgevano (l'imperfetto è una mia speranza) ai francofoni colti a parlare francese:

il est si beau de vous entendre
parler de Paradise Lost
ou du profil gracieux et anonyme qui tremble
dans les sonnets de Shakespeare

nous sommes un peuple inculte et bègue
mais ne sommes pas sourds au génie d’une langue
parlez avec l’accent de Milton et Byron et Shelley et Keats
speak white
et pardonnez-nous de n’avoir pour réponse
que les chants rauques de nos ancêtres
et le chagrin de Nelligan

speak white
parlez de choses et d’autres
parlez-nous de la Grande Charte
ou du monument à Lincoln
du charme gris de la Tamise
De l’eau rose de la Potomac
parlez-nous de vos traditions
nous sommes un peuple peu brillant
mais fort capable d’apprécier
toute l’importance des crumpets
ou du Boston Tea Party
mais quand vous really speak white
quand vous get down to brass tacks

pour parler du gracious living
et parler du standard de vie
et de la Grande Société
un peu plus fort alors speak white
haussez vos voix de contremaîtres
nous sommes un peu durs d’oreille
nous vivons trop près des machines
et n’entendons que notre souffle au-dessus des outils

speak white and loud
qu’on vous entende
de Saint-Henri à Saint-Domingue
oui quelle admirable langue
pour embaucher
donner des ordres
fixer l’heure de la mort à l’ouvrage
et de la pause qui rafraîchit
et ravigote le dollar

speak white
tell us that God is a great big shot
and that we’re paid to trust him
speak white
parlez-nous production profits et pourcentages
speak white
c’est une langue riche
pour acheter
mais pour se vendre
mais pour se vendre à perte d’âme
mais pour se vendre

ah! speak white
big deal
mais pour vous dire
l’éternité d’un jour de grève
pour raconter
l’histoire de peuple-concierge
mais pour rentrer chez-nous le soir
à l’heure où le soleil s’en vient crever au dessus des ruelles
mais pour vous dire oui que le soleil se couche oui
chaque jour de nos vies à l’est de vos empires
rien ne vaut une langue à jurons
notre parlure pas très propre
tachée de cambouis et d’huile

speak white
soyez à l’aise dans vos mots
nous sommes un peuple rancunier
mais ne reprochons à personne
d’avoir le monopole
de la correction de langage

dans la langue douce de Shakespeare
avec l’accent de Longfellow
parlez un français pur et atrocement blanc
comme au Vietnam au Congo
parlez un allemand impeccable
une étoile jaune entre les dents
parlez russe parlez rappel à l’ordre parlez répression
speak white
c’est une langue universelle
nous sommes nés pour la comprendre
avec ses mots lacrymogènes
avec ses mots matraques

speak white
tell us again about Freedom and Democracy
nous savons que liberté est un mot noir
comme la misère est nègre
et comme le sang se mêle à la poussière des rues d’Alger ou de Little Rock

speak white
de Westminster à Washington relayez-vous
speak white comme à Wall Street
white comme à Watts
be civilized
et comprenez notre parler de circonstance
quand vous nous demandez poliment
how do you do
et nous entendez vous répondre
we’re doing all right
we’re doing fine
We are not alone

nous savons
que nous ne sommes pas seuls.

Una traduzione in italiano si può trovare qui.

domenica 5 novembre 2023

Alle Tage

Der Krieg wird nicht mehr erklärt,
sondern fortgesetzt. Das Unerhörte
ist alltäglich geworden. Der Held
bleibt den Kämpfen fern. Der Schwache
ist in die Feuerzonen gerückt.
Die Uniform des Tages ist die Geduld,
die Auszeichnung der armselige Stern
der Hoffnung über dem Herzen.

Er wird verliehen,
wenn nichts mehr geschieht,
wenn das Trommelfeuer verstummt,
wenn der Feind unsichtbar geworden ist
und der Schatten ewiger Rüstung
den Himmel bedeckt.

Er wird verliehen
für die Flucht von den Fahnen,
für die Tapferkeit vor dem Freund,
für den Verrat unwürdiger Geheimnisse
und die Nichtachtung
jeglichen Befehls.

Ingeborg Bachmann
Die Gestundene Zeit, 1953



Tutti i giorni
La guerra non viene più dichiarata, ma proseguita. L’inaudito è diventato quotidiano. L’eroe resta lontano dai combattimenti. L'imbelle è trasferito in prima linea. La divisa del giorno è la pazienza,
la medaglia la patetica stella della speranza appuntata sul cuore. La si conferisce quando non succede più nulla, quando il fuoco martellante tace, quando il nemico è ormai invisibile e l’ombra di riarmo, riarmo e ancora riarmo copre il cielo. La si conferisce per premiare la diserzione dalle bandiere, il coraggio di fronte all’amico, il tradimento di segreti indegni e l’inosservanza di ogni ordine ricevuto.

Questa poesia, assieme alle altre poesie della raccolta "Il tempo dilazionato", fu pubblicata  settant'anni fa, appena otto anni dopo la seconda guerra mondiale. Bachmann aveva allora 27 anni. Morì a Roma cinquant'anni fa. Andrebbe probabilmente letta assieme a Abschied von England ("Congedo dall'Inghilterra"), della stessa raccolta, gioiello ambientato in uno spazio indefinito, rarefatto, interiore, che con l'Inghilterra non ha niente a che vedere.
"Tutti i giorni", non a caso, è anche il titolo del primo romanzo di Terézia Mora, ungherese della minoranza tedesca, emigrata a Berlino nel '90. Mora, che è attratta, anche a Berlino, da spazi indefiniti, spesso sospesi in bilico tra Austria ed Ungheria, in ogni caso molto interiori, ha vinto, tra gli altri, anche il premio Bachmann (prima del suo primo romanzo, che è stato anche tradotto in italiano dalla benemerita Keller editore).
Noi, oggi, anniversario o non anniversario, coincidenza o non coincidenza, figli e nipoti del XX secolo, non abbiamo ancora capito niente. Forse perché sono insanabili la distanza e lo sfasamento tra gli spazi interiori, labili, fragili, effimeri, e quelli esteriori, di natura specularmente opposta, almeno nella forma che ci viene quotidianamente imposta dal potere.

sabato 4 novembre 2023

Na vlaku Ljubljana–Beljak

V pogledu obmejnih policistov
na vlaku iz Ljubljane v Beljak
postanem ženska, svetlopolta,
starejša, potencialno nenevarna,
nebegunka, neteroristka.
Kakšna zmota!

Barbara Korun


Sul treno Lubiana-Villaco

Agli occhi del poliziotto di frontiera
sul treno Lubiana-Villaco,
divento una donna, di pelle chiara,
di una certa età, potenzialmente innocua,
non rifugiata, non terrorista.
Che errore!

mercoledì 18 ottobre 2023

Parable of the Hostages

The Greeks are sitting on the beach
wondering what to do when the war ends. No one
wants to go home, back
to that bony island; everyone wants a little more
of what there is in Troy, more
life on the edge, that sense of every day as being
packed with surprises. But how to explain this
to the ones at home to whom
fighting a war is a plausible
excuse for absence, whereas
exploring one’s capacity for diversion
is not. Well, this can be faced
later; these
are men of action, ready to leave
insight to the women and children.
Thinking things over in the hot sun, pleased
by a new strength in their forearms, which seem
more golden than they did at home, some
begin to miss their families a little,
to miss their wives, to want to see
if the war has aged them. And a few grow
slightly uneasy: what if war
is just a male version of dressing up,
a game devised to avoid
profound spiritual questions? Ah,
but it wasn’t only the war. The world had begun
calling them, an opera beginning with the war’s
loud chords and ending with the floating aria of the sirens.
There on the beach, discussing the various
timetables for getting home, no one believed
it could take ten years to get back to Ithaca;
no one foresaw that decade of insoluble dilemmas—oh unanswerable
affliction of the human heart: how to divide
the world’s beauty into acceptable
and unacceptable loves! On the shores of Troy,
how could the Greeks know
they were hostages already: who once
delays the journey is
already enthralled; how could they know
that of their small number
some would be held forever by the dreams of pleasure,
some by sleep, some by music?

Louise Glück
Meadowlands, 1996 


Parabola degli ostaggi

I greci, seduti sulla spiaggia, si chiedono cosa fare quando la guerra sarà finita. Nessuno vuole andare a casa, tornare su quell'isola striminzita; tutti vogliono un po' di più di quel che si trova a Troia, più vita al limite, la sensazione che ogni giorno nuovo sia pieno di sorprese. Ma come spiegarlo a quelli rimasti a casa, per i quali combattere una guerra è una scusa che giustifica l'assenza, ma non l'esplorazione della propria propensione ai diversivi. Be', questo si potrà affrontare più in là; questi sono uomini di azione, pronti a lasciare l'intuizione a donne e bambini. Riflettendo sulle cose al caldo del sole, compiaciuti da avambracci rinvigoriti, che sembrano più dorati di quanto non lo fossero a casa, ad alcuni comincia a mancare un po' la famiglia, a mancare la moglie, a venir voglia di vedere se la guerra li abbia invecchiati. E pochi avvertono un leggero disagio: e se la guerra fosse solo una versione maschile dell'agghindarsi, un gioco escogitato per evitare profonde questioni spirituali? Ah, ma non era solo la guerra. Il mondo aveva cominciato ad attirarli, un'opera lirica con degli accordi forti, propri della guerra, nell'ouverture e un'aria sfuggente di sirene nel finale. Là, sulla spiaggia, discutendo dei vari orari per poter raggiungere casa, nessuno credeva che ci sarebbero potuti volere dieci anni per tornare ad Itaca; nessuno aveva previsto quel decennio di dilemmi insolubili - oh, sconforto inconsolabile del cuore umano: come suddividere la bellezza del mondo tra amori accettabili ed inaccettabili! Sulla costa di Troia, come avrebbero potuto sapere, i greci, di essere già in ostaggio? Chi ritarda il viaggio è già ammaliato; come avrebbero potuto sapere che tra di loro, già pochi, alcuni sarebbero stati catturati per sempre dai sogni di piacere, alcuni dal sonno, altri dalla musica?

venerdì 28 luglio 2023

Статья 293. Последнее слово подсудимого

"Sette anni di prigione: sono molto o poco tempo? Un raggio di sole impiega otto minuti per raggiungere la Terra. Le onde luminose di un raggio di un faro diretto nel cielo raggiungono la stella più vicina al sole in poco più di quattro anni, vale a dire quasi due terzi della mia incarcerazione. La luce impiegherebbe circa due milioni di anni per raggiungere il nostro sistema stellare più vicino, la galassia di Andromeda. Incredibilmente tanto? Basti pensare a quante persone sono state colpite dalla guerra in Ucraina, che ha privato ognuna di loro di anni di una vita pacifica e normale - e alcune della loro stessa vita! E lo si moltiplichi... Così grande è la responsabilità che grava su tutti noi. Anche su di me."

Ale­xej Gorinov, prima che i giudici in tribunale annunciassero la loro sentenza, come previsto dall'articolo 293 del codice di procedura penale russo, che garantisce a ogni imputato il diritto a un discorso di chiusura, senza censura, senza interrogatorio e senza limiti di tempo. È l'ultima parola (posledneje slovo) dell'imputato, un diritto che risale all'epoca zarista e ha attraversato - indenne - quella sovietica fino al presente. Di ultime parole si occupa il dossier della Zeit di questa settimana. La citazione viene da lì.

Gorinov, consigliere comunale moscovita, è stato giudicato colpevole di "diffondere informazioni chiaramente false" sull'esercito russo utilizzando "i suoi doveri ufficiali" e di averlo fatto nel contesto di un gruppo organizzato motivato da "odio politico". Così la sentenza.

Ha chiamato guerra la cosiddetta "operazione speciale" russa, anche in tribunale.

Avete ancora bisogno di questa guerra?

Pare che quando si è privati della libertà il pensiero tenda a correre alle stelle.

venerdì 23 giugno 2023

Morire parzialmente

Grazie ad un articolo del corrispondente da Mosca de Le Monde, Benoît Vitkine, si capisce che in questo momento i teatri pubblici russi sono da evitare, almeno da parte di chi, come Nina K., trentenne moscovita, rifiuta la cultura proposta dallo stato, che non dà voce a chi è contrario alla guerra. C'è ancora spazio, tuttavia, per qualche evento culturale dove viene evocato il conflitto, "in modo diretto, non cifrato e ipocrita", come quello di una serata dedicata a poesie sull'Ucraina, alcune serie, altre ironiche, come quella "su un soldato richiamato nell'ambito della mobilitazione parziale e rientrato a casa parzialmente". 

Nello stesso articolo, Nina K. si domanda perché nessuno parli di Artëm Kamardin, arrestato a settembre del 2022, assieme a Egor Štovba e Nikolaj Dajneko, in piazza Triumfal’naja, dopo una lettura pubblica di una poesia contro la guerra. Se ne parla un po', in realtà, ma mai abbastanza.

Alexandra Popova, fidanzata di Artëm Kamardin


giovedì 22 giugno 2023

Stato civile

Sono sposata in Francia, ma l'Italia non lo riconosce.

La Cassazione, nel respingere la richiesta di trascrivere in Italia un matrimonio omosessuale celebrato all’estero, vale a dire un matrimonio come il mio, ha sostenuto che «il legislatore ha inteso esercitare pienamente la libertà di scelta del modello di riconoscimento delle unioni omoaffettive», inquadrandole nel regime ad hoc – la l. n. 76/2016, legge Cirinnà – previsto per le unioni civili (Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 11696/18).

Esercito pienamente la libertà di mandare a cagare il legislatore italiano assieme a tutti i suoi elettori.

mercoledì 14 giugno 2023

Malebolge 1994

Berlicchi in bassi braghi bidoneschi
ectoplasmano eterica emittenza
riciclando i rugati regimeschi:

lemuri e lamie di luminescenza
unguentano gli utenti più ultrultreschi,
spacciando spot, sparati in subcoscienza:

cori da curve di campi calceschi
omologano olanti in obbedienza,
neoplasmati da news per neoyuppeschi

itali idioti, ipermarkettizzati.

Edoardo Sanguineti



Berlicchi: dal piemontese 'berlicare' (per leccare).
Braghi: termine dantesco da Inf. VIII, 50, «che qui staranno come porci in brago».
Lemuri: figure vampiresche della tradizione mitologica romana.
Lamia: la strega che nelle leggende greche nottetempo portava via i bambini dalle culle.
(da qui).

lunedì 12 giugno 2023

12 giugno 2023

Aleksander Sokurov, Una Fiaba, 2022

martedì 25 aprile 2023

25 aprile 2023

Meloni è presidente del Consiglio dei ministri e La Russa è presidente del Senato: non sarebbe mai dovuto accadere. Una volta accaduto, si sarebbe dovuto almeno protestare in piazza, il più a lungo possibile, invece no. Si fanno, al più, dei distinguo tra i due, a beneficio della prima, anche se l'unica differenza essenziale è l'età, che ha consentito a La Russa di partecipare attivamente alla violenza degli anni '70, non certo l'ideale politico di cui hanno scelto di nutrirsi durante tutta la loro vita.

Sono entrambi uno schiaffo alla Costituzione ogni giorno che passa, in molti dei suoi principi fondamentali, a partire dal fondamento della Repubblica sul lavoro (Art. 1), che non può essere promosso senza ricerca ed innovazione, nonché in materia di rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo, come prevede l'Art. 2, che non distingue tra italiano e straniero, tra eterosessuale e omosessuale, tra cattolico e musulmano, dice proprio "diritti inviolabili dell'uomo", e in molti altri aspetti, non ultimo quello della tutela dell'ambiente (Art. 9), dell'uguaglianza dei cittadini (Art. 3) e del diritto d'asilo allo straniero (Art. 10).

Incarnano, anche, i due e i loro accoliti, concretamente, il no a qualsiasi forma di progresso e di avanzamento democratico del paese. In ordine molto sparso e senza alcuna pretesa di esaustività: no al MES, no all'intelligenza artificiale (studiarla no, eh?), no all'adozione delle energie rinnovabili (Meloni auspica che l'Italia diventi "l'hub del gas", cioè che si sfruttino ancora e sempre le fonti fossili nonostante la crisi climatica che queste fonti hanno fortemente contribuito a provocare: ENI ringrazia e nessuno sembra fare un plissé), no alla fine dei motori termici nel 2035, no all'efficientamento energetico del parco immobiliare, no alle farine di insetti, no ai soccorsi dei migranti in mare, no alla revisione del regolamento di Dublino, no alla cittadinanza italiana a milioni di persone che vivono, studiano e/o lavorano in Italia, no ai figli di genitori non biologici, no alle gare per le concessioni balneari, ecc. Sono parecchi no, in poco più di 6 mesi di governo e - sia chiaro - si sovrappongono, in parte, a dei no espressi, esplicitamente o implicitamente, anche dall'opposizione in passato.

I no servono, a volte, e sono doverosi, altre volte, come il no al fascismo da parte dei resistenti, ma questa sfilza di no è incompatibile con il futuro e la stessa sopravvivenza del paese e con la sua storia più nobile, per quanto espressa da una minoranza di persone portatrici di idee illuminate ed esecutrici di azioni generose, anche a rischio e a costo della propria vita, di cui il 25 aprile resta una data fondamentale.

Buon 25 aprile.

            

giovedì 9 marzo 2023

Cosa vogliono le donne/Cosa ricevono

Vogliono la parità tra i sessi, l'autodeterminazione sessuale, parità di salario a parità di lavoro, ed un'equa divisione del lavoro.
Ricevono fiori.
Katja Berlin pubblica sulla Zeit la Torte der Wahrheit (torta della verità) dal 2015.