venerdì 26 novembre 2010

Dizionario di tutte 'e cose - N come niente

Niente, ci sembrava di aver sentito un botto e poi le parole di un sindacalista che invitava la gente in piazza alla calma. Ci sembrava. Ci sembrava di aver visto delle fotografie con morti e feriti. Ci sembrava. Ci sembrava di poter dire strage. Ci sembrava. Ci sembrava di aver sentito le parole Ordine Nuovo e gli acronimi SID e SISMI. Ci sembrava. Le cose che ci sembra di aver sentito e visto, alle volte. Come gli incubi, che sembrano veri e al risveglio spariscono, lasciando dietro di sé una sola traccia nei ricordi, condensata in un'immagine in bianco e nero. Ne abbiamo avuti di ricorrenti: di questo, non rimane niente altro che una piazza coperta di ombrelli.

Brogi.info

In questo luogo il 28 maggio 1974 non è successo niente
La strage di Brescia e l'ombra dei generali, di Emilia Borzì
Foto de L'Unità
Audio di Radio Radicale
Wikipedia

*
Das Beil von Wandsbek. Prolog. Gesprochen vom jüngsten Schauspieler des Hauses.

Diese Historie ist von vorgestern -
Vorgestern sagt ich? - aus dem Kambrium
Oder Silur; wer will das wissen?
Die Eiszeit war noch Zukunft jedenfalls -:
Damals regierte, raunen die Fossile
In Deutschland ein gewisser A Punkt Hiller
Oder Gittler (: A vermutlich Adolph)
Und wieder andre heißen ihn Schickelgruber
Der Erfinder der Autobahn. Der soll -
Doch das bestreiten Viele - auch abscheulich
Gemordet haben. Wir tappen im dunkeln.
Von einem Krieg ist sonderbar die Rede
gegen das eigne, oder fremdes, Volk -
Ob der gewonnen worden, ob verloren:
Man weißt nicht recht. Zwar gab es wohl Ruinen.
Ein altes Buch nennt einen Fleischermeister
Als Täter. Oder Opfer. War das der Gittler?
Kein Mensch guckt durch. Von A bis Z Legende.
In diesen Abgrund jetzt uns zu verfügen
Sind wir gewillt und wünschen viel Vergnügen.

Karl Mickel
6. Juni 1994, 50 Jahre D-Day


La scure di Wandsbek. Prologo. Recitato dal più giovane attore del teatro.

Questo racconto è dell'altro ieri -
Ho detto l'altro ieri? - del Cambriano
o del Siluriano; chi lo vuole sapere?
L'era delle glaciazioni era ancora in ogni caso futuro -:
all'epoca governava, sussurrano i fossili,
in Germania un certo A punto Hiller
o Gittler (: A presumibilmente Adolph)
e degli altri lo chiamano Schickelgruber
l'inventore dell'autostrada. Deve -
per quanto molti lo contestino - aver anche
orribilmente assassinato. Brancoliamo nel buio.
Si parla in particolare di una guerra
contro il proprio popolo o un popolo straniero. 
Se sia stato vinto, o abbia perso
non si sa con precisione. Sicuramente ci sono state macerie.
Un vecchio libro ritiene un mastro macellaio
il carnefice. O la vittima. Era Gittler?
Nessuno ci capisce niente. Leggenda dalla A alla Z.
A disporci ora in questo abisso
siamo pronti ed auguriamo buon divertimento.

6 giugno 1994, 50° anniversario del D-Day

mercoledì 24 novembre 2010

Infanzia

Sün ün banc
suot il sulai
tschainta ün uffant
e disch
plajà aint in seis sömmi
ad üna chavra
chi passa speravia:
Bun di

Leta Semadeni


Su una panchina
sotto il sole
è seduto un bambino
e dice
perso nei suoi sogni
ad una capra
che passa:
Buongiorno

Miklós Erdély, 1976
(a sinistra l'autore della foto, a destra anche)

martedì 23 novembre 2010

Zelebration

wir haben gebacken
weiches weißes brot das zufrieden macht
brot für die brottasche

weißt du noch wie wir fuhren
auf dem containerschiff in Gdynia stolz
wie die Spanier rotes halstuch weiße bluse
träumten wir uns ans andere ende der welt
Crusoe waren wir und Karl May seine bücher
unterm ladentisch kaufte großmutter
für gutes geld
aber papier hat keine geduld
und den abstand zwischen zwei punkten
kann man durch geschwindigkeit
nicht schmelzen

im grunde sind wir noch die kinder
vom schiff das uns zum tanken mitnahm
doch wenn die tochter in der wirform spricht
meint sie uns nicht mit

weißt du noch wie wir russisch lernten
in Polen um Gottes willen kein deutsch
in Serbien reden die kinder nur Englisch

du segnest den laib mit dem messer
reichst zuerst der großmutter ein stück

wie immer siehst du wie sie zitternd
in zeitlupe den mund sich zur hand führt
in den augen die freude am brot

Róža Domašcyna


abbiamo cotto
morbido pane bianco che soddisfa
pane per il cesto del pane

ti ricordi come viaggiavamo
sulla nave portacontainer a Gdynia orgogliosi
come gli spagnoli fazzoletto rosso al collo camicetta bianca
ci sognavamo dell'altro capo del mondo
eravamo Crusoe e Karl May i suoi libri
sotto il bancone la nonna comprava
a buon prezzo
ma la carta non ha pazienza
e la distanza tra due punti
non si riesce a colmare
con la velocità

in fin dei conti siamo ancora i bambini
della nave che ci portava a fare benzina
però quando nostra figlia parla al plurale
non intende noi

ti ricordi come imparavamo il russo
in Polonia per l'amor di Dio non il tedesco
in Serbia i bambini parlano solo inglese

tu benedici la pagnotta col coltello
ne porgi innanzi tutto un pezzo alla nonna

come sempre vedi come tremante
porta al rallentatore la bocca alla mano
negli occhi la gioia per il pane

Date le origini dell'autrice, nata a Zerna (Sernjany), la Serbia dovrebbe essere la regione posta tra Germania, Polonia e Repubblica Ceca in cui vivono i sorbiun tempo nota come Serbia bianca

Pane bianco di mia madre, cotto il 10 marzo 2008

mercoledì 17 novembre 2010

101 ragioni per imparare l'ungherese - 11

Per scoprire chi è quel burlone di un ungherese che, dalla sera alla mattina, e per il solo gusto di prendersi gioco di Dante, ha cambiato il sì ungherese da  a igen.

*

Dante aveva fatto un unico ceppo delle lingue di slavi, ungheresi, tedeschi, sassoni ed inglesi, accomunandole tra loro in base al modo comune di dire sì (jo). Una svista, un sentito dire non verificato, una gran sparata, chissà. Senza che il fascino del suo trattato ne abbia risentito di una iota, tra l'altro.


Dante Alighieri, De vulgari eloquentia, Jacopo Corbinelli, Parigi, 1577

La copia da cui sono tratte le immagini è la copia del De vulgari eloquentia e reca delle note manoscritte gustosissime. Ne riporto solo due, per lasciare a quelli che si perdono in cose così il piacere di trovare le altre. 

J'ai acheté ce livre le 26. Novemb. 1754. Fr. Jos. Des Billons. Soc. J.
Ho acquistato questo libro il 26 novembre 1754. Fr. Jos. Des Billons. Soc. J.



Aggiornamento: se leggete i commenti, vi troverete un bellissimo errata corrige.

martedì 16 novembre 2010

Parece que no es nada una bicicleta

Visitando Poemas del río Wang, un blog-mondo, secondo una definizione di Effe, mi sarebbe venuta voglia di lasciare un segno di gratitudine nei suoi commenti, ma avrebbe rischiato di risolversi in un intervento maldestro rispetto allo spirito con cui Studiolum dedica il suo spazio alla sensibilità dei fotografi iraniani, nel caso odierno declinata al femminile, e più in generale, rispetto al modo in cui ci consente di spalancare finestre su molti luoghi "altri" e sulle persone che quei luoghi hanno reso e rendono dotati di grazia, evocativi di significati che vanno al di là, letteralmente, del qui e ora. Ripiego allora su un gesto alternativo, riprendendo una poesia di Max Aub già postata a suo tempo, pur sapendo bene che il meccanismo che rende perfetta questa piccola, modesta macchina poetica con un motore a due tempi è - per diversi motivi - solo quello originale.

Impromptu

I
Pasa una bicicleta
por la carretera.
Parece que no es nada
una bicicleta...
Pero vista detrás de una alambrada
ese trasto de dos ruedas
le llena a uno de ideas.

Por la carretera
va que vuela,
una bicicleta.

II
¿Qué treta
me juegas,
fortuna y rueda?
De mis pies nacen andas
y surgen sedas.

Por sólo altibajar mal las rodillas
yo mismo me llevo en sillas.

Ya más que Clavileño, Clavileña
dulce, metálica, sin par sorpresa:
¡Oh noble bicicleta!

Max Aub
Diario de Djelfa, 21.2.1942


I diversi motivi, dicevo. Ce ne sono in effetti diversi che mi hanno indotto a parlare di perfezione, seppure su scala ridotta, tutti esterni alla forma del testo in quanto tale. Derivano piuttosto dal contesto stesso in cui Aub scrisse questa poesia, ovvero nel campo di concentramento di Djelfa, in Algeria, dove lui, spagnolo di madre francese  e padre tedesco, socialista denunciato come comunista, di origine ebraica, nato francese, ma sans papiers ante litteram, insomma il prototipo dello straniero indesiderato dalla Francia di Pétain, fu internato. Passano anche per il trattamento di sostanziale indifferenza dedicato alla raccolta da cui è tratta la poesia. Sono inoltre legati alla forza con cui si è impresso nei ricordi visivi di uno spirito internazionalista e laico come quello di Aub il rituale, tutto cattolico, in cui il santo viene portato in processione su un fercolo (las andas) ornato di tessuti preziosi. Sono poi completati dal richiamo letterario al Quijote e al cavallo di legno alato, quello in grado di trasportare l'hidalgo e il suo scudiero in realissimi luoghi immaginari e, infine, dal ruolo svolto dalla bicicletta nel paesaggio familiare in cui si sono mossi i miei nonni e dal fatto che la mia, di bicicletta, nel momento stesso in cui ho letto per la prima volta questa poesia di Aub, si è trasformata in un cavallo alato - e considerato che la mia bicicletta cambia continuamente e si chiama Vélib', la metamorfosi si ripete di continuo, sulla scala delle mandrie.


I
Passa una bicicletta
per la strada.
Sembra che non sia niente
una bicicletta...
Però, vista da dietro un filo spinato,
questa roba a due ruote
ti riempie di idee.

Per strada
vola,
una bicicletta.

II
Che trucco
mi fai,
fortuna e ruota?
Dai miei piedi nasce un fercolo
e spunta seta.

Per il solo alternare maldestro delle ginocchia
io stesso divento il portatore della mia sella.

Sei già più di Clavilegno, Clavilegna
dolce, metallica, sorpresa inaspettata:
Oh nobile bicicletta!


I
Passe une bicyclette
sur la route.
Ça n'a l'air de rien
une bicyclette...
Mais vu de ce côté du barbelé
ce machin à deux roues
vous donne plein d'idées.

Sur la route,
ça vole,
une bicyclette.

II
Quel est ce tour
que tu me joues,
fortune et roue ?
De mes pieds naît un char d'un saint
et surgit de la soie.

Par le seul va-et-vient maladroît des genoux
moi-même je deviens le porteur de ma selle.

Déjà tu es plus que Chevillard, Chevillarde
douce, métallique, surprise inattendue :
Oh noble bicyclette !

Il maschile vélo non sarebbe filato via come una bicicletta. Me ne ha dato conforto anche la traduzione francese di Bernard Sicot. Dove la traduzione di Sicot non mi sostiene affatto è in andas, che lui ha reso con envol e che io, dopo molti dubbi, mi sono risolta a tradire con fercolo, che ho scritto 2 volte in vita mia: quelle che avete letto.

lunedì 15 novembre 2010

Danzatela, l'arancia

Tanzt die Orange.

Rainer Maria Rilke, Die Sonette an Orpheus, XV

Chitarre

The black guitar

Clearing out ten years from a wardrobe
I opened its lid and saw Joe
written twice in its dust, in a child's hand,
then a squiggled seagull or two.

Joe, Joe

a man's tears are worth nothing,
but a child's name in the dust, or in the sand
of a darkening beach, that's a life's work.

I touched two strings, to hear how much
two lives can slip out of tune

then I left it,
brought down the night on it, for fear, Joe
of hearing your unbroken voice, or the sea
if I played it.

Paul Henry, 2007

La chitarra nera

Mettendo in ordine dieci anni di guardaroba
ne ho aperto la custodia e ho visto Joe
scritto due volte nella sua polvere, in una mano di bambino,
poi un gabbiano o due disegnati a ghirigori.

Joe, Joe

le lacrime di un uomo non valgono niente,
ma il nome di un bambino nella polvere o nella sabbia
di una spiaggia all'imbrunire è il lavoro di una vita.

Ho toccato due corde per sentire a che punto
due vite si possano inavvertitamente scordare

poi l'ho lasciata,
vi ho fatto calare la notte, per paura, Joe
di sentire la tua voce bianca o il mare,
suonandola.

*


Bastião

Bastião Bastião,
Flunando, Flancico,
palente, placero
nozo gelação,
juntamo nosso pandorga,
nossa festa de tão balalão!
De guguluga de tão balalão,
de glande folia,
que cosfessa cos aleglia
me say pelos oyo minha colação.
Ploque rezão
tanto flugamento ha
de guguluga de tão balalão.
Siolo capitão,
que gente pleto zunta
debaixo sua plegão.
Ha ha ha
de gugulugu de guguluga
que esses campo se abràsa
ploque Sol està no châo.
He he he
buli co a pé
de guguluga de guguluga
de guguluga de gugulugué,
ha ha ha
corré, baya
de gugulugu de guguluga
de guguluga de tão balalão,
os oyo na céu
giolho na chão
façamo lo sol fa
nos palma de mão.
Que tão palatão
tão tão tão,
que tum polotum
tum tum tum,
que tum, que tão
guluguluga gulugulugu.
Flutai, pequenina
minha colação.
que tum que tão
que tão que tum
guluguluga gulugulugu.
Forrai os pletinho
siolo Zezu.
Que tão que tum
guluguluga, gulugulugu
façamo lo sol fa
nos palma de mão.


Bastião (Sebastiano)

Bastião Bastião,
Flunando (Fernando), Flancico (Francesco)
parente, amico
della nostra generazione
uniamo i nostri tamburi
per la nostra festa di tão balalão.
Di guguluga di tão balalão
di grande follia,
ché confesso che per la gioia
il cuore mi esce dagli occhi.
Per quale ragione
c'è tanta gioia,
di guguluga di tão balalão.
Signor capitano
cosa porta i neri a riunirsi
sotto il suo stendardo?
Ha ha ha
di gugulugu di guguluga
Questi campi si abbracciano
perché il sole è sulla terra.
He he he
muoviamo i piedi
di guguluga di guguluga
di guguluga di gugulugué,
ha ha ha
corri, balla
di guguluga di guguluga
di guguluga di tão balalão,
gli occhi verso il cielo
le ginocchia a terra
facciamo i solfeggi
nel palmo delle mani.
Que tão palatão
tão tão tão,
que tum polutum
tum tum tum,
que tum que tão
guluguluga gulugulugu.
Il mio cuore
diventa minuscolo,
que tum que tão
que tão que tum
guluguluga gulugulugu.
Liberate i piccoli neri
Signor Gesù,
que tão que tum
guluguluga, gulugulugu
facciamo i solfeggi
nel palmo delle mani.

Ancora una lingua inventata, come già in Sã qui turo, ancora da parte del colonizzatore, come nell'altro caso. Gugulugu è un'onomatopea che probabilmente rimanda al suono delle chitarre, que tum, que tão a quello delle percussioni.

domenica 14 novembre 2010

Fonetìc

Bonjour, m'sieur Gadà, puisque c'est vous m'sieur Gadà je suppose... Votre chambre est presque terminée... Si nous aurions su d'avance (buongiorno, signor Gadà, perché è lei il signor Gadà, suppongo... La sua camera è quasi pronta... Se l'avessimo saputo in anticipo).
Il mio cognome francesizzato svolazzò per tutta la locanda, ridiscese con la preghiera di voler pazientare altri cinque minuti.

Carlo Emilio Gadda, Le meraviglie d'Italia. Gli anni, Garzanti, 2003

*

Eigenschaft der deutschen Sprache, im Munde von Ausländern, die sie nicht beherrschen und meist auch nicht beherrschen wollen, schön zu werden. Soweit wir Franzosen beobachtet haben, konnten wir niemals sehen, daß sie sich über unsere Fehler im Französischen freuten oder auch nur diese Fehler hörenswert fanden, und selbst wir, deren Französisch nur wenig französisches Sprachgefühl hervorbringen kann

Franz Kafka, Reisetagebuch Lugano-Paris-Erlenbach, 1911

La qualità della lingua tedesca è di diventare bella in bocca a stranieri che non la padroneggino e per lo più non la vogliano neanche padroneggiare. Per quanti francesi abbiamo osservati, non siamo mai riusciti a vedere che si rallegrassero dei nostri errori in francese o li trovassero degni di ascolto, e persino noi, che abbiamo sviluppato solo un po' il senso linguistico francese

*

Si va a monžare ?

V., Paris, 2010

Andiamo a mangiare?

*

À quand la prochaine révolution ?(1)

Francescà(2), Paris, 2010

A quando la prossima rivoluzione?

(1) Usando [o] al posto di [ɔ̃] in révolution (per difficoltà mie) e avvicinandomi tendenzialmente più alla revolución latinoamericana che a quella spagnola (per un inconscio rispetto della storia), la lingua francese non diventa bella, acquista un axàn e qui, linguisticamente parlando, non c'è niente di peggio che avere l'accento.
(2) Il nome Francescà può svolazzare al punto da essere colto da correnti ascensionali e da non ridiscendere più. Questo non è axàn, è assimilazione.

sabato 13 novembre 2010

Assassinî

Ich fürchte mich so vor der Menschen Wort.
Sie sprechen alles so deutlich aus:
Und dieses heißt Hund und jenes heißt Haus,
und hier ist Beginn und das Ende ist dort.

Mich bangt auch ihr Sinn, ihr Spiel mit dem Spott,
sie wissen alles, was wird und war;
kein Berg ist ihnen mehr wunderbar;
ihr Garten und Gut grenzt grade an Gott.

Ich will immer warnen und wehren: Bleibt fern.
Die Dinge singen hör ich so gern.
Ihr rührt sie an: sie sind starr und stumm.
Ihr bringt mir alle die Dinge um.

Rainer Maria Rilke, Die frühen Gedichte, Gebet der Mädchen zur Maria


Ho così timore delle parole umane.
Esprimono tutto così chiaramente:
E questo si chiama cane e quest'altra si chiama casa,
e qui è l’inizio e là è la fine.

Mi fa paura anche il loro senso, la beffa per gioco,
conoscono tutto, il futuro e il passato;
non c'è più montagna che le meravigli;
il loro giardino confina con l'infinito.

Voglio ammonirvi e trattenervi: statene lontani.
A me piace così tanto sentire le cose cantare.
Se le toccate, diventano statiche e mute.
Con le vostre parole, mi uccidete tutte le cose.


Откуда я?
Зачем я тут стою?
Что я вижу?
Где же я?
Ну, попробую по пальцам
все предметы перечесть.
-- ( Считает по пальцам: )
Табуретка, столик, бочка,
Ведро, кукушка, печка,
метла, сундук, рубашка,
мяч, кузница, букашка,
дверь на петле,
рукоятка на метле,
четыре кисточки на платке,
восемь кнопок на потолке.

Даниил Хармс, 1 июня 1929 года

Da dove vengo?
Perché me ne sto qui?
Cosa vedo?
Dove sono?
Bene, provo sulle dita
tutti gli oggetti a contare
(conta sulle dita:)
Uno sgabello, un tavolino, una botte,
Un secchio, un cuculo, una stufa,
Una scopa, un baule, una camicia,
Una palla, una fucina, un insetto,
Un portone nel cardine,
Un bastone nella scopa,
Quattro nappe sul fazzoletto,
Otto bottoni sul soffitto.

Daniil Charms, 1 giugno 1929

*

Nota di colore locale: ho La fida ninfa, di sottofondo, ma nella versione di Jean-Christophe Spinosi. Il barocco forse non ha fatto poi così male come si tende a pensare: in fin dei conti, si è limitato ad uccidere ninfe, fauni e pastorelli di pura fantasia.

Berlusconi, comunque.

Nichts weiß ich vom

Großvater Scharfschütze
sei er im Krieg gewesen

Einmal zeigte er auf
einen Haubentaucher im Zoo
und sagte Peng

Hinterlassen hat er
ein Spanholzschächtelchen

darin einen Fadenzähler und
ein winziges Stück Gold

eingewickelt in ein
Strafmandat (Leipzig 1947)

Matthias Kehle, Jahrbuch der Lyrik 2009. Hrsg. v. C. Buchwald und U. Wolf. S. Fischer Verlag, Frankfurt am Main 2009

Link
Blog


Non so niente del
nonno cecchino
pare sia stato in guerra

Una volta allo zoo indicò
uno svasso maggiore
e disse pam

Ha lasciato
una scatolina di truciolato

con dentro un contafili e 
un minuscolo pezzetto d'oro

incartato in un
mandato di cattura (Lipsia 1947)

Ghirigori (poca voglia di far bene)

Vi sono delle espressioni di creatività che riescono a sfuggire ai dettami della cultura ufficiale, a quello che è bene dire, o a quello che ci si aspetta debba venire dalla cultura considerata "alta". Se queste espressioni nascono al di fuori del palazzo e del suo sistema di potere e percorrono canali di comunicazione non ufficiali, generalmente sopravvivono all'azione censoria e a quella del tempo solo se si radicano nella cultura popolare e si affidano alla forza della sua capacità di trasmissione, tipicamente di natura orale. C'è chi le apprezza per il contesto stesso in cui nascono: se ad esempio una musica è underground, c'è chi è naturalmente predisposto ad attribuirle un valore intrinsecamente elevato, o comunque di per sé meritevole di attenzione, quando è evidente che anche la musica underground, specialmente quando arriva ad essere definita così, è già uscita dall'ombra e quindi dalla propria magia - quando c'è - e non è esente dai rischi di qualsiasi realizzazione, compreso quello del conformismo, contro cui vorrebbe innalzare la propria voce. 

Vi sono però altre manifestazioni di espressione creativa che, pur finanziate direttamente dal principe (il minuscolo è voluto), forse per calcolata tolleranza, forse per distrazione o sottovalutazione, forse per puro caso, sopravvivono alla censura e lasciano intravvedere in controluce dell'altro, un mondo diverso, che esprime senza timore, con naturalezza, alla maniera del popolo, il "basso" e anche ciò che non è bene dire. Considerato che lo fanno completamente a spese del principe e del potere, paradossalmente se ne può apprezzare il valore - quando c'è - persino con un sorriso di soddisfazione supplementare.

Negli anni in cui l'opera stava per trasformarsi da fenomeno puramente di corte a fenomeno popolare (il primo teatro d'opera al mondo aperto al pubblico fu il San Cassiano, a Venezia, nel 1637), a palazzo Barberini, centro di sviluppo dell'opera romana grazie all'omonima dinastia, che contava Maffeo Barberini (papa Urbano VIII) e i suoi nipoti Francesco e Antonio tra i suoi membri dell'epoca, Stefano Landi eseguiva, la prima volta nel nel 1632, un'opera sacra, il Sant'Alessio.

Dopo questa premessa didascalica e tortuosa, sproporzionata rispetto alla conclusione eppur in qualche modo necessaria, arrivo finalmente ad un testo piccolissimo, le cui parole e il cui significato, però, dato il contesto, riusciranno forse a rilucere meglio. Nell'opera di Landi si può ascoltare una canzone che fa semplicemente così:

Poca voglia di far bene;
viver lieto, andare a spasso
fresco e grasso mi mantiene,
la fatica m'è nemica;
e mentre io vivo così
è per me festa ogni dì.
Diridiridiridi, diridiridiridi.
Vada il mondo come vuole,
lascio andar, né mi molesto;
tutto il resto son parole.
Pazzo è bene da catene,
chi fastidio mai si dà
per saper quel che sarà.
Diridiridirida, diridiridirida.

(Little desire to do good; living contendedly, going walking, I keep myself fresh and plump, fatigue is my only enemy; and whilst I live like this, everyday is holiday for me. Diridiridiridi, diridiridiridi. Let the world do as it please, I let it be without troubling myself; all the rest is mere words. He is a raving madman who ever takes the trouble to know what the future holds. Diridiridirida, diridiridirida.)


E ora, finalmente, in una rappresentazione in cui sono due buffoni da commedia dell'arte a cantare il testo, il che spiega ancora meglio di tutti i miei arzigogolati tentativi come sia riuscita ad emergere dall'ombra della cultura popolare del '600 e a sopravvivere fino a noi, musica:



(powered by Splicd.comStefano Landi, Sant'Alessio

Se la cantate ad alta voce la mattina, può dare il meglio di sé. In bicicletta, poi, sui tratti pianeggianti e con sufficiente spazio per poter curvare e controcurvare a tracciare un invisibile ghirigoro sinusoidale per terra, può sfiorare il sublime.

Dizionario di tutte 'e cose - R come robotica


Automaton versa-bevande, inchiostro, colori e oro su carta, pagina tratta dal Libro della Conoscenza degli Ingegnosi Dispositivi Meccanici (Kitáb fí ma'rifat al-hiyal al-handasiyya, noto anche come Automata) di al-Jazari, 715 (1315 d.C.) (prima edizione Baghdad 1206 d.C.); copia di Farkh ibn cAbd al-Latif, Arthur M. Sackler Gallery, Smithsonian Institution, Washington.
Faccio notare che il robot è in grado di versare e di bere la bevanda.

(Sulle date dell'esemplare del libro e sul suo luogo di pubblicazione, il sito di Washington e quello parigino discordano: il primo dice Siria 1315, il secondo Egitto, 1334. Non è irrilevante: nel primo caso, era una copia che circolava ai tempi di Dante, nel secondo caso no. - Caduta finale di eurocentrismo.)

venerdì 12 novembre 2010

Dizionario di tutte 'e cose - S come sedie

Dopo aver camminato a lungo, durante un violento temporale, cerco riparo in una casa. Da un lato, più affollato, ci sono quelli seduti dalla parte della ragione, dall'altro, meno affollato, quelli seduti dalla parte del torto. Senza pensarci su, e non perché ci siano più posti disponibili, ma solo d'istinto, mi dirigo verso il secondo lato. Prima di prendere posto, ascolto con attenzione la conversazione in corso. Per quello che ne posso capire, quelli seduti dalla parte del torto sembrano convinti di aver ragione. Guardo fuori. Piove ancora. Esco e riprendo a camminare.

mercoledì 10 novembre 2010

Dizionario di tutte 'e cose - S come Swetlana

Dobbiamo la gioia della lettura a moltissimi traduttori, dei quali non parliamo quasi mai abbastanza, e comunque mai per tempo. Di Swetlana, al cui nome non sostituisco la w con la v (sarebbe una vera e propria offesa al suo lavoro di traduttrice dal russo al tedesco), si è parlato un po' di più negli ultimi giorni, dopo la sua morte.

*
Swetlana mentre indica i suoi 5 elefanti
Il primo elefante
  Delitto e castigo, 1994
il secondo
 
L'idiota, 1996
il terzo
 
I demoni, 1998
il quarto
 
I fratelli Karamazov, 2004
il quinto
L'adolescente, 2006
e il supplemento
 
Il giocatore, 2009
Non si traduce questo impunemente.
La traduzione non è un bruco che striscia da sinistra a destra, bensì la traduzione nasce dall'insieme.
Perché l'uomo traduce? È sicuramente il desiderio struggente (Sehnsucht) che lo spinge, il desiderio struggente per qualcosa che continua a sottrarsi, per l'irraggiungibile originale.
Swetlana Geier, 1923-2010
Link al trailer del film La donna con i cinque elefanti, a lei dedicato

Devo la lettura di Delitto e castigo e de I Fratelli Karamazov ad Alfredo Polledro, de L'idiota e de I demoni a Rinaldo Küfferle, de L'adolescente a Maria Rita Leto e ad Anton Maria Raffo e de Il giocatore a Gianlorenzo Pacini. Ricordando Swetlana, è anche loro che ricordo e ringrazio.

Per nient

Trâ, 'me 'na s'giaffa salti trí basèj,
e passi in mezz a l'aria, al ver teater
che l'è mè pàder 'me sarà nel temp,
e schitti, curri, e 'l sbatt che fa la porta
l'è cume l'aria che me curr adré.
A trí, a quatter, al sping de la linghéra,
mí vuli i scal e rivi al campanèll.
Mia mama, adasi, la sciavatta e derva,
mè pàder rìdd, e mí me par per nient.

Franco Loi, Strolegh, Einaudi, 1975

Gettato, come uno schiaffo salto tre gradini,
e passo in mezzo all'aria, al vero teatro
che è mio padre come sarà nel tempo,
e scatto, corro, e lo sbattere che fa la porta
è come l'aria che mi corre dietro.
A tre, a quattro, alle spinte della ringhiera,
io volo le scale e arrivo al campanello.
Mia madre, adagio, ciabatta ed apre,
mio padre ride, e a me sembra per niente.


Hurled, like a slap I leap three stairs,
and pass in midair to the real-life theater
that’s my father as he'll be in time,
I spring, run, and the slamming of the door
is like the air that chases me behind.
With three, four, pushes at the railing,
I fly the stairs and reach the doorbell.
My mother slowly shuffles and then opens,
my father laughs, and to me it seems at nothing.

Translation by Andrew Frisardi


lunedì 8 novembre 2010

Excisum Euboicae latus ingens rupis in antrum

Excisum Euboicae latus ingens rupis in antrum,
quo lati ducunt aditus centum, ostia centum,
unde ruunt totidem voces, responsa Sibyllae.
Ventum erat ad limen, cum virgo: poscere fata
tempus, ait; deus ecce deus! Cui talia fanti
ante fores subito non vultus, non color unus,
non comptae mansere comae; sed pectus anhelum,
et rabie fera corda tument, maiorque videri
nec mortale sonans, adflata est numine quando
jam propiore dei: cessas in vota precesque,
Tros, ait, Aenea? cessas? neque enim ante dehiscent
attonitae magna ora domus. Et talia fata
conticuit.

Aeneis, VI, 42-54

Nel grande fianco della rupe euboica è incavato un antro ai cui lati conducono cento vie, cento porte e da cui escono altrettante voci, i responsi della Sibilla. Era giunto sulla soglia, con la vergine - è il momento di consultare la sorte, disse. - Il dio, ecco il dio! Dicendo così davanti all'apertura dell'antro, all'improvviso non ebbe più lo stesso volto, non più lo stesso colore, non più i capelli composti; ma ansimava nel petto e nel cuore palpitava di furore e sembrava enorme e dalla voce non umana, perché il soffio del dio già insinuato in lei l'aveva ormai pervasa. - E non pronunci altri voti e preghiere, Enea? - disse - Ti trattieni? Se non lo fai, infatti, le grandi porte della dimora, che ti rendono stupefatto, non si apriranno. E così detto, tacque.

Mi pare di avere usato il termine antro sempre e solo per la Sibilla. L'uso esclusivo le spetta di diritto.

English version, traduzione di Alfieriuna foto (avvertenza: non aggiunge niente alla poesia, semmai toglie)

El cant de la Sibilla (nessuna controindicazione di rilievo)

domenica 7 novembre 2010

Schola armaturarum

Col crollo della Schola armaturarum non se ne va solo un altro pezzo di Italia - fisica e morale -, se ne va probabilmente anche un'iscrizione su un muro, posta sotto ad un messaggio elettorale del rogator Marziale, che doveva contare i voti raccolti da Proculus, candidato alla carica di edile.
L'iscrizione recitava così:

Martialis fellas Proculum.

Link.

A proposito del patrimonio culturale italiano e dell'attenzione che gli si riserva, mi è venuto in mente questo:
Né d'altronde vale ormai piangere sul latte versato. Vale piuttosto agire in modo che non se ne versi ancora. Come quando gli ultimi residui del paesaggio virgiliano, del primo paesaggio che sia stato cantato in poesia, e che ancora, fino a pochi anni fa, si poteva ammirare, in certi luoghi, intatto, come a capo Miseno o a Cuma, si vedono dati in pasto allo scempio di un'edilizia quasi unicamente stagionale. Si incontrano allora, al lago di Averno o a Cuma le lapidi con gli esametri incisi, che, vedi caso, appartengono agli squarci di più alta poesia di tutto il poema, e che siano coperti di firme a lapis non mi indigna tanto, quanto di vedere che sono lettera morta, e che nessuno si dà la pena di resuscitare il latino del ginnasio per ritrovare quella poesia.
Cesare Brandi, Terre d'Italia, Bompiani, 2006

Dizionario di tutte 'e cose - Q come Quante cose ho imparato da quando ho aperto questo piccolo blog, specialmente dagli errori che vi ho riversato e vi riverso

Grazie ad un preziosissimo contributo ricevuto via email da un lettore timido, ho rivisto la traduzione della poesia Per schèrs, per fantasia di Loi. È senza dubbio migliorata.

Ne approfitto per rispondere qui ad un'altra email ricevuta oggi da un altro lettore timido.

Du fragst mich, ob ich soviel trinke, wie einige Posts den Eindruck aufkommen lassen.
(Mi chiedi se bevo tanto quanto lasciano intendere alcuni post.)

Gar nicht.
(Per niente.)
Ivresse, Mélodies andalouses du Moyen-Orient, L'Ensemble Aromates, Michèle Claude


L'Ensemble Aromates ha raccolto musiche come questa attingendole dalla tradizione orale per preservarle in forma scritta. Nel pezzo proposto, hanno usato un bendir, un tamburello napoletano, una darbuka e un riqq.

Porque al fin la vida es ensalada

Y porque en la ensalada echan muchas
yerbas diferentes, carnes saladas, pescados,
azeytunas, conservas, confituras, yemas
de huevos, flor de borraja, grageas y de
mucha diversidad de cosas se haze un plato,
llamaron ensaladas un genero de canciones
que tienen diversos metros, y son como
centones, recogidos de diversos Autores.
Éstas componen los Maestros de Capilla,
para celebrar las fiestas de la Natividad; y
tenemos de los Autores antiguos muchas y
muy buenas, como el molino, la bomba, el
fuego, la justa, el chilindron &c.
Sebastián de Covarrubias, Tesoro de la lengua
castellana o española, Madrid, 1611

Joseph Ruiz Samaniego (?-1670), Jácara a la Navidad Oigan en breve ensalada, La vida es sueño..., Los Músicos de su Alteza, Luis Antonio Gonzalez


Oigan en breve ensalada
una jácara travada
sin afán y sin traxedias
de títulos de comedias.
Erase una Virgen pura
casada por ventura
con Joseph otro que tal,
cada uno con su igual,
escogida para ser
la más constante mujer
y madre del mejor hijo
quando un ángel solo dixo,
sin saber cómo ni cuándo,
Joseph hablóme en entrado,
sin conocer el empeño,
era un zeloso extremeño,
pues por todo aquel contorno
por el sótano y el tono
sus zelos averiguava,
mas mejor está que estava,
siempre ayuda la verdad,
amor, fineza y lealtad
halló en la Rosa más pura
la más hidalga hermosura
la más noble serrana.
Mas ya del parto sercana
por aquellos horizontes
el príncipe de los montes
a buscar posada va,
no la halló allá se verá
con que quedaron al yelo
los dos amantes del cielo,
las pajas traen de una haya,
hombre pobre todo es traza,
no hicieron tal diligencia
los médices de florencia,
mas con la nieve en la boca
cada cual lo que le toca
hizo con fe y esperanza
sólo en Dios la confianza
tienen y dizen los dos,
obrar bien que Dios es Dios.
I acercándose a Belén,
amar sin saber a quien,
comensaron los pastores,
no son todos ruiseñores,
que ángeles hay en el nido,
el príncipe perseguido
y el amor enamorado
nació allí, a ser adorado
en un portal sin cubiertas
halló casa con dos puertas
pero con muchas ventanas,
las vísperas sicilianas
quiso el Rey Herodes dalle
a un tiempo Rey y vasallo
vio en la nieve que con franca
el guante de doña Blanca
entre la muia y el buey
como padre y como rey
quiso con sus niñas bellas
oponerse a las estrellas
la Rosa de Alejandría,
mañana será otro día,
dixo al verle sin abrigo
no hay amigo para amigo
porque en mí se ha de cumplir
reynar después de morir,
pues me hize hombre
La culpa del primer hombre
fue causa de aqueste paso
los empeños de un acaso
le han puesto en estos aprietos
de una causa dos efectos
verá el mundo que en un leño
tendrá por desventura
la cuna en la sepultura
porque al fin la vida es sueño.

Francisco Valles (o Valdés)

101 ragioni per imparare l'ungherese - 10

Perché l'ungherese, originariamente, quando la sua lingua era ancora allo stato fluido, tutta da plasmare, deve essersi sentito un popolo completamente privo di coordinate, "spaesato" e lo "spaesamento" non è necessariamente una condizione di disagio, ma può essere una impagabile condizione di privilegio, sia per sé - ci si interroga, ci si mette in questione, piuttosto che asserire - sia per gli altri, cui si apporta necessariamente qualcosa.

Ovviamente lavoro di immaginazione e, come sempre, su un piano interpretativo del tutto personale, e per farlo uso una parola della mia lingua per cercare di interpretare un sentimento che un italiano può comprendere facilmente in questi termini, perché il luogo per eccellenza, per l'italiano, è la zona, la città, il paese, se non il proprio quartiere o il proprio microcosmo natale, da cui il potenziale "spaesamento" se si trova in qualsiasi altro luogo, anche se posto in territorio nazionale; l'avessi espresso in tedesco, sarei ricorsa a Unheimlichkeit che, pur non corrispondendo al termine italiano, costituisce una prova del fatto che un tedesco comincia ad avvertire un senso di disagio fin dalla soglia di casa (Heim) (la controprova è che solo a casa un tedesco si può sentire gemütlich, raggiungendo il proprio ideale di pace, serenità e agio totale*).

Se l'ungherese non fosse stato, almeno in origine, "spaesato", forse non avrebbe avvertito la necessità di concepire un sistema locativo estremamente preciso, di taglia tripla a quello comune a molte lingue, ponendosi la questione, ogni volta che deve localizzare un posto, se il luogo in cui ci si trova, a cui si va o da cui si proviene si trovi all'interno di qualcosa, all'esterno di qualcosa o vicino a qualcosa.

Stato in luogo
interno: -ban/-ben (inessivo)
esterno: -(o/e/ö)n (superessivo)
vicino: -nál/-nél (adessivo)

Moto a luogo
interno: -ba/-be (illativo)
esterno: -ra/-re (sublativo)
vicino: -hoz/-hez/-höz (allativo)

Moto da luogo
interno: -ból/-böl (elativo)
esterno: -ról/-röl (delativo)
vicino: -tól/-töl (ablativo)

*Ricordo una discussione sulla Gemütlichkeit con un amico tedesco e con un'amica ceca e la frustrazione totale provata dal tedesco per non essere riuscito a scalfire in noialtre l'intima convinzione che gemütlich, almeno secondo il nostro modo di sentire, potessero essere, al più, un paio di scarpe.

giovedì 4 novembre 2010

Il Teatro Libero di via Savona

Il Teatro Libero di via Savona è un posto piccolissimo: può accogliere 100 spettatori a spettacolo. Si trova all'ultimo piano di un condominio milanese anonimo, che dà su un cortile interno assieme ad altri condomini come tanti altri, non lontano dai Navigli. Il palcoscenico è microscopico, le scene minimaliste, i costumi essenziali.

Andateci, appena riapre, se abitate a o passate per Milano e, se ci andate, cercate di non dimenticare di portare una bottiglia di vino o dei pasticcini. Perché, se ve ne scorderete, quando per entrare in sala salirete per le scale o prenderete l'ascensore, specialmente incrociando condomini magari intenti a portare via la spazzatura o a spasso il cane, proverete la spiacevole sensazione di essere in procinto di presentarvi a casa di amici a mani vuote.

Al Teatro Libero di via Savona si fa Cultura con pochi mezzi, ma molto impegno, passione e serietà e per il solo piacere di farlo. Nel Cirano, ad esempio, il rimando al '600 sta tutto nelle ampie camicie indossate dagli attori e le lettere non sono fatte di carta, ma di mani e voci, voci che ne recitano il contenuto, mani che coprono delicatamente il volto e il cuore del destinatario, prendendolo alle spalle e facendone leggermente reclinare il corpo all'indietro, in una trasognata posizione di ascolto totale.




Andateci, dunque, se riapre e se vi riesce. E se non riapre, protestate in ogni modo possibile. Ma, se riapre, non dimenticate la bottiglia di vino.

It's only barock 'n roll, but I like it

La parola non era più un'idea, era un suono; e spesso recitavasi a controsenso per non guastare il suono. Questo movimento musicale della nuova letteratura... ora, in quella insipidezza di ogni vita interiore, diviene esso il principale regolatore di tutti gli elementi della composizione: tutto il solletico è nell'orecchio.... La letteratura moriva e nasceva la musica... Quando il dramma divenne insulso e la parola perdette ogni efficacia, si cercò interesse nella musica...
De Sanctis così come citato da Massimo Mila in Breve storia della musica, Einaudi, 1993 (qui la citazione, presa dalla parte finale del capitolo della Storia della Letteratura Italiana dedicato a Giambattista Marino, è un po' più ricca)


Sentirete una canzonetta
Sopra al bel bocchin
Del mio vago e dispietato Amor
Ch’ogn’hor nel cor mi tormenta e fa

Sospirare per sua gran beltà

Sentirete un soave canto
Sopra al bel nasin
Del mio vago e dispietato Amor
Ch'ogn'hor nel cor mi tormenta e fa

Sospirare per sua gran beltà

Sentirete la doglia acerba
Che mi fa morir
Per il vago, e dolce caro ben
Ch'ogn'hor nel cor mi tormenta e fa

Sospirare per sua gran beltà

Sentirete d’amor la piaga
Che mi fa languir
Per un ciglio dispietato e fer
Ch'ogn'hor d'ardor mi tormenta e fa

Sospirare ma non ha pietà.

Sentirete per chioma d'oro
Che son giunto al fin
Belle trecce ma spietate sì.
Ch'ogn'hor il cor m'allacciate ohimè

Che ne godo ma non so perchè.


Vous écouterez une chansonnette
Sur la belle petite bouche
De mon bel amour sans pitié
Qui chaque heure en mon coeur me tourmente et fait

Soupirer pour sa grande beauté.

Vous écouterez un chant suave
Sur le beau petit nez
De mon bel amour sans pitié
Qui chaque heure en mon coeur me tourmente et fait

Soupirer pour sa grande beauté.

Vous écouterez la douleur âpre
Qui me fait mourir
Pour mon bel amour doux et précieux
Qui chaque heure en mon coeur me tourmente et fait

Soupirer pour sa grande beauté.

Vous écouterez d'amour la plainte
Qui me fait languir
Pour un cil sans pitié, et féroce
Qui chaque heure d’ardeur me tourmente et fait

Soupirer mais n'a pas de pitié.

Vous écouterez de la chevelure d’or,
- que je puisse terminer -
Les belles tresses mais sans pitié,
Qui chaque heure mon coeur enlacent, hélas,

Tant que j'ai plaisir mais je ne sais pourquoi.

Dizionario di tutte 'e cose - M come Música, luces y claridad

- Señora, donde hay música no puede haber cosa mala.
- Tampoco donde hay luces y claridad - respondió la duquesa.
Quijote, II, XXXIV

Marinero soy de amor, Anonimo sefardita/Cervantes, canzone cantata da Ferran Savall in Don Quijote de la Mancha. Romances y Músicas, Hespèrion XXI, La Capella Reial de Catalunya, Jordi Savall



Marinero soy de amor,
y en su piélago profundo,
navego sin esperanza
de llegar a puerto alguno.

Siguiendo voy a una estrella
que desde lejos descubro,
más bella y resplandeciente
que cuantas vió Palinuro.

Yo no sé adónde me guía
y, así, navego confuso,
el alma a mirarla atenta,
cuidadosa y con descuido.

Miguel De Cervantes


Marinaio sono d'amore,
e nel suo pelago profondo,
navigo senza speranza
di arrivare ad alcun porto.

Vado seguendo una stella
che da lontano intravvedo,
più bella e risplendente
di quante ne vide Palinuro.

Io non so dove mi guida
e, così, navigo confuso,
l'anima intenta a guardarla,
ora attenta, ora distratta.

martedì 2 novembre 2010

İstanbul'u dinliyorum

İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı
Önce hafiften bir rüzgar esiyor;
Yavaş yavaş sallanıyor
Yapraklar, ağaçlarda;
Uzaklarda, çok uzaklarda,
Sucuların hiç durmayan çıngırakları
İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı.

İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı;
Kuşlar geçiyor, derken;
Yükseklerden, sürü sürü, çığlık çığlık.
Ağlar çekiliyor dalyanlarda;
Bir kadının suya değiyor ayakları;
İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı.

İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı;
Serin serin Kapalıçarşı
Cıvıl cıvıl Mahmutpaşa
Güvercin dolu avlular
Çekiç sesleri geliyor doklardan
Güzelim bahar rüzgarında ter kokuları;
İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı.

İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı;
Başımda eski alemlerin sarhoşluğu
Los kayıkhaneleriyle bir yalı;
Dinmiş lodosların uğultusu içinde
İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı.

İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı;
Bir yosma geçiyor kaldırımdan;
Küfürler, şarkılar, türküler, laf atmalar.
Birsek düşüyor elinden yere;
Bir gül olmalı;
İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı.

İstanbul'u dinliyorum, gözlerim kapalı;
Bir kus çırpınıyor eteklerinde;
Alnın sıcak mı, değil mi, bilmiyorum;
Dudakların ıslak mi, değil mi, bilmiyorum;
Beyaz bir ay doğuyor fıstıkların arkasından
Kalbinin vurusundan anlıyorum;
İstanbul'u dinliyorum.

Orhan Veli Kanık

Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
Spira una leggera brezza dapprima
Lentamente oscillano
Le foglie sugli alberi
Da lontano, molto lontano
I perenni trilli degli acquaioli
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
E mentre passano gli uccelli
A stormi e stridii dall'alto
Le reti si ritirano dalle chiuse
I piedi di una donna sfiorano l'acqua
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
Sono freschi i bazar
Allegro Mahmut pascià
Pieni di colombi i cortili
Pervengono battiti di martello dai bacini
Dalla dolce brezza primaverile odori di sudore
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
Ebbra di passati favori
Una villa dalle darsena buie
Fra il mugghio dell'acquietato scirocco
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
Passa una fraschetta sul marciapiede
Imprecazioni, motivetti, canzoni, frizzi
Dalla sua mano cade qualcosa sul selciato
Dev'essere una rosa
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
Ai suoi piedi si dibatte un uccello
Non so se la tua fronte scotti o no
Non so se le tue labbra siano umide o no
Dietro i pistacchi nasce una luna candida
Lo percepisco dai battiti del tuo cuore
Ascolto Istanbul.

Traduzione di Grazia Arsan


Jordi Savall, Hesperion XXI, Istanbul, Der makām-ı 'Uzzâl uşūleş Devr-i kebīr, XVII secolo, anonimo, Mss. Dimitrie Cantemir (118)

lunedì 1 novembre 2010

Gagliarda napoletana

Jordi Savall, Hesperion XX, Ostinato

La giga di nessuno

The English Dancing Master: OR, Plaine and easie Rules for the Dancing of Country Dances, with the Tune to each Dance. LONDON, Printed by Thomas Harper, and are to be sold by John Playford, at his Shop in the Inner Temple neere the Church doore
The English Dancing Master, John Playford, 1651


Questo pezzo ci ha  aperto la porta; non appartenendo a nessuno, era lì per essere preso.
Les Witches

Dizionario di tutte 'e cose - M come Marais si è reincarnato in Šostakovič


Oй, Шопе, Шопе

Nella regione di Šopluk, in attesa della cerimonia nuziale, si discute. Cantando.

Academic folk choir, Kostadin Buradzhiev, Bijelina

Eй, Шопе, Шопе, нашенско Шопе!

Оздоле идат Шопи ергенье,
ой, Шопе, Шопе, Шопи ергенье,
на глави носат овчи калпаци,
ой, Шопе, Шопе, овчи калпаци,
у ръце държат геги криваци,
ой, Шопе, Шопе, геги криваци,
нозете им у свински опинци,
ой, Шопе, Шопе, свински опинци,
Ой, Шопе, Шопе, Ой, Шопе, Шопе!
Хей, хей, хей, хей!

като си ’одат, ’одат и ’окат,
ой, Шопе, Шопе, ’одат и ’окат,
че от Витоша по-високо нема,
е па нема, нема, е па нема, нема,
че от Искаро по-длъбоко нема,
е па нема, нема, е па нема, нема.
че от Витоша по-високо нема,
че от Искаро по-длъбоко нема,

Де ги зачула мома Бояна,
виком се провикна и на Шопи дума:
«Ой, Шопе, Шопе, опако Шопе,
како да нема, кога има, има!
Е па има, има, Пирин планина,
ой, Шопе, Шопе, Пирин планина,
Дунава от Искаро е по-длъбока,
ой, Шопе, Шопе, е по-длъбока. »

Шопите не чуят, сал едно си знаят,
сал едно си знаят, със язико цъкат,
със язико цъкат, и главите климат,
и главите климат, на Бояна думат:
«Пирин е висока, ама е далеко,
Дунав е широка, ма не е длъбока!
— Ой Шопе, Шопе, дявол си, Шопе,
ой Шопе, Шопе, умен си, Шопе.»

Oj, Šope, Šope, našensko Šope!

Ozdole idat Šopi ergenje,
oj, Šope, Šope, Šopi ergenje,
na glavi nosat ovči kalpaci,
oj, Šope, Šope, ovči kalpaci,
u râce dâržat gegi krivaci,
oj, Šope, Šope, gegi krivaci,
nozete im u svinski opinci,
oj, Šope, Šope, svinski opinci,
Oj, Šope, Šope, Oj, Šope, Šope!
Hej, hej, hej, hej!

kato si ’odat, ’odat i ’okat,
oj, Šope, Šope, ’odat i ’okat,
če ot Vitoša po-visoko nema,
e pa nema, nema, e pa nema, nema,
če ot Iskaro po-dlâboko nema,
e pa nema, nema, e pa nema, nema.
če ot Vitoša po-visoko nema,
če ot Iskaro po-dlâboko nema,

De gi začula moma Bojana,
vikom se provikna i na Šopi duma:
«Oj, Šope, Šope, opako Šope,
kako da nema, koga ima, ima!
E pa ima, ima, Pirin planina,
oj, Šope, Šope, Pirin planina,
Dunava ot Iskaro e po-dlâboka,
oj, Šope, Šope, e po-dlâboka.»

Šopite ne čujat, sal edno si znajat,
sal edno si znajat, sâs jaziko câkat,
sâs jaziko câkat, i glavite klimat,
i glavite klimat, na Bojana dumat:
«Pirin e visoka, ama e daleko,
Dunav e široka, ma ne e dlâboka!
— Oj Šope, Šope, djavol si, Šope,
oj Šope, Šope, umen si, Šope.»

Da laggiù vengono degli Šope celibi,
oh, Šope, Šope, degli Šope celibi,
in testa portano berretti di pelle di montone,
oh, Šope, Šope, berretti in pelle di montone,
in mano tengono bastoni da pastore,
oh, Šope, Šope, bastoni da pastore,
i loro piedi — in scarpe di pelle di maiale,
oh, Šope, Šope, scarpe di pelle di maiale.

Quando camminano, camminano e gridano,
oh, Šope, Šope, camminano e gridano
che nessun monte è più alto del loro Vitoša,
e che no, non ce n'è, e che no, non ce n'è,
che non c'è fiume più profondo del loro Iskăr,
e che no, non ce n'è, e che no, non ce n'è
che nessun monte è più alto del loro Vitoša,
che non c'è fiume più profondo del loro Iskăr.

Successe che la ragazza Bojana li sentì,
e gridò quanto più potè e disse agli Šope:
«Oh, Šope, Šope, intrattabile Šope,
come non ce n'è, perché ce n'è!
E che sì, c'è il monte Pirin,
oh, Šope, Šope, il monte Pirin,
e poi il Danubio è più profondo dell'Iskăr.»
Oh, Šope, Šope, è più profondo.

Gli Šope non stanno a sentire, insistono,
insistono, schioccano la lingua,
schioccano la lingua e scrollano la testa,
scrollano la testa, parlano a Bojana:
«Il Pirin è alto, ma è lontano,
il Danubio è largo, ma non è profondo!
— Oh, Šope, Šope, sei un diavolo, Šope,
oh, Šope, Šope, sei furbo, Šope.»

Ascoltata nella versione di Stefan Mutafchiev in Babel - Around the World in 19 Songs, La Choralina, Fuga Libera
Testo tratto da qua
Altro arrangiamento