mercoledì 9 luglio 2014

Dizionario di tutte 'e cose: S come Sconfitta

Ἀσπίδι μὲν Σαΐων τις ἀγάλλεται, ἥν παρὰ θάμνῳ,
ἔντος ἀμώμητον κάλλιπον οὐκ ἐθέλων·
αὐτὸν δ' ἔκ μ' ἐσάωσα· τί μοι μέλει ἀσπὶς ἐκείνη;
ἐρρέτω· ἐξαῦτις κτήσομαι οὐ κακίω.

Archiloco

I me ga batù e 'desso i se la mena perché go dovù molar el mio scudo in graia. No gavessi mai volù (che bel ch'el iera), ma la xe 'ndada cussì.
Son vivo, però! Chi se frega del scudo. Ma ch'el vadi in mona, ch'el vadi: scudi sarà che noi no saremo.

martedì 1 luglio 2014

Dizionario di tutte 'e cose: X come Xe più giorni che luganighe

La garde à vue non la auguro a nessuno. Fosse per me, l'abolirei, questa misura poliziesca medievale comminata a milioni di persone, solo considerando il primo decennio del XXI secolo. Tuttavia, Sarkozy messo in garde à vue - lo stesso Sarkozy che da ministro dell'interno la considerava un indicatore dell'efficacia del proprio lavoro e ne raccomandava alla polizia un certo numero all'anno - permette almeno di spiegare definitivamente ai non triestini, in modo diretto, non mediato, senza l'ausilio di circonlocuzioni o perifrasi, il detto: Xe più giorni che luganighe.

martedì 24 giugno 2014

(spoiler)

Altro compleanno

A fine luglio quando
da sotto le pergole di un bar di San Siro
tra cancellate e fornici si intravede
un qualche spicchio dello stadio assolato
quando trasecola il gran catino vuoto
a specchio del tempo sperperato e pare
che proprio lì venga a morire un anno
e non si sa che altro un altro anno prepari
passiamola questa soglia una volta di più
sol che regga a quei marosi di città il tuo cuore
e un'ardesia propaghi il colore dell'estate.

Vittorio Sereni


lunedì 16 giugno 2014

Salustri

Parole povere l'ho già riportata. La riporto ancora una volta, con la voce dell'autore. Così arricchiamo il nostro Wortschatz di una parola, povera anche lei, ma precisissima: salustri.

domenica 15 giugno 2014

Da Malaspina


Le donne degli anni Quaranta
sfoggiavano eleganti acconciature,
la riga a lato, il peekaboo bang
o i boccoli si aprivano sul collo
a sfiorare appena le spalle.
Fumavano nel cinema estasiate
a Via col vento o Giubbe rosse,
sognavano di assomigliare
a Veronica Lake o Lauren Bacall,
Gene Tierney o Ida Lupino, attente
nelle sale ai borsaioli e ai bulli
che lavoravano di fino, sotto sotto,
alle borsette e ai piedi.

Maurizio Cucchi, Malaspina, 2013

Trieste, 1943



sabato 14 giugno 2014

-- У! Уу! У! -- кричал он на разные интонации

Dopo moltissimi anni, questo pomeriggio mi sono decisa a cercare il grido originale di Ivan Il'ič, quello che ripete per tre giorni, prima di morire, e ho finalmente scoperto che non è Oh! Oh! Oh!: è Uh! Uuh! Uh!

Dizionario di tutte 'e cose: S come Sfunzionare

A Parigi, c'è un teatro che non è per niente centrale: sta nella parte settentrionale della città, nel X arrondissement, vicino alla Gare du Nord, la stazione più complicata - per numero di passeggeri in transito, numero di persone in difficoltà che vi circolano, stazionano e talora dimorano, condizione degli spazi ed odori - di tutte le stazioni ferroviarie parigine. Si chiama Théâtre des Bouffes du Nord ed è più piccolo di altri teatri più noti. 
È un teatro che, se non fosse un teatro, avrebbe bisogno di almeno tre mani di pittura, e invece ha un'aura che cresce ad ogni mancato intervento. Non ha sipario. Non ha una vera e propria platea, solo balconate. La scena sembra inghiottire le prime file di spettatori, che stanno seduti a terra, su dei cuscini: chi vi si accomoda, deve prevedere la possibilità di essere coinvolto fisicamente nello spettacolo, vuoi per la prossimità con gli attori e la condivisione, con questi ultimi, del medesimo spazio a terra, vuoi perché è naturale che questa prossimità possa indurre il regista a prevedere, a volte, una vera e propria interazione del pubblico con gli attori. Quando le luci sono accese, prima che lo spettacolo inizi, la luce non supera il livello del fioco-poco più che fioco, se si sta al di sotto di una balconata, come è capitato a me.
Volendolo descrivere con un aggettivo solo, il Théâtre des Bouffes du Nord è, prima di tutto, uno spazio immaginario. In realtà, a ripensarci, è, prima di tutto, perché Peter Brook l'ha salvato dall'abbandono e dalla demolizione. 
Brook andrebbe ringraziato solo per questo. Anche per quello che vi rappresenta, naturalmente, e molto. Per esempio, di recente, per The valley of astonishment.
 
Protagonista, la memoria; coprotagonista, il linguaggio. Come fonte di ispirazione, la testimonianza lasciata da un medico, Aleksandr Romanovič Lurija a proposito del giornalista Solomon Šereševskij, che esito a chiamare paziente, perché, da non medico, non mi pare che mescolare i sensi debba essere considerata una malattia. Inoltre, la sua sinestesia lo dotò di una memoria eccezionale. Tuttavia, Šereševskij da paziente fu trattato, non solo dai medici, ma anche da tutti coloro che non riuscirono a considerarlo normale, a cominciare dal suo direttore, stupito e stizzito dalla sua abitudine di non prendere alcuna nota durante le riunioni di redazione.
Nella pièce, esattamente come nelle testimonianze scritte lasciate dal medico, Šereševskij, trasformato in un personaggio femminile interpretato da Kathryn Hunter, dà una prova delle sue capacità mnemoniche in un test in cui deve ripetere le prime terzine della Divina Commedia. Il medico scelse Dante in quanto autore in una lingua completamente ignota a Šereševskij. Solo che noi, naturalmente, non la ignoriamo, mentre la testimonianza di uno degli episodi rivelatori del modo in cui Šereševskij riusciva a memorizzare delle sequenze di parole senza errore dopo averle sentite recitare una sola volta è parlante solo in russo. Anche il testo di Brook, che ha trasposto in inglese il racconto russo, funziona benissimo. In italiano, invece, non può funzionare, a meno che non si cambi tutto, a partire dai versi, che dovrebbero essere in una lingua ignota, per esempio il persiano de La conferenza degli uccelli, a cui Brook si è ispirato ancora una volta per tratteggiare la valle della meraviglia (stupore non mi piace), Hayrat, che potrebbe far pensare ad un milanese che scappa da una porta perché ha i ratti in casa, se optassi davvero per un test basato sul persiano. Nonostante in italiano non funzioni, lascio lo stesso tutto come nell'originale russo, a parte le inevitabili imprecisioni della mia interpretazione: lo lascio impreciso e imperfetto, come il Théâtre des Bouffes du Nord.

В декабре 1937 г. Ш. была прочитана первая строфа из "Божественной комедии".

Nel mеzzо del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura,
Che la diritta via era smarrita,
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

 
Как всегда, Ш. просил произносить слова предлагаемого ряда раздельно, делая между каждым из них небольшие паузы, которые были достаточны, чтобы превратить бессмысленные для него звукосочетания в осмысленные образы.
Естественно, что он воспроизвел несколько данных ему строф "Божественной комедии" без всяких ошибок, с теми же ударениями, с какими они были произнесены. Естественно было и то, что это воспроизведение было дано им при проверке, которая была неожиданно проведена... через 15 лет! Вот те пути, которые использовал Ш. для запоминания:
"Nel – я платил членские взносы, и там в коридоре была балерина Нельская; меццо (mezzo) – я скрипач; я поставил рядом с нею скрипача, который играет на скрипке; рядом – папиросы "Дели" – это del; рядом тут же я ставлю камин (camin), di – это рука показывает дверь; nos – это нос, человек попал носом в дверь и прищемил его; tra – он поднимает ногу через порог, там лежит ребенок – это vita, витализм; mi – я поставил еврея, который говорит "ми – здесь ни при чем"; ritrovai – реторта, трубочка прозрачная, она пропадает, – и еврейка бежит, кричит "вай" – это vai. Она бежит, и вот на углу Лубянки - на извозчике едет per – отец. На углу Сухаревки стоит милиционер, он вытянут, стоит как единица (una). Рядом с ним я ставлю трибуну, и на ней танцует Сельва (selva); но чтобы она не была Сильва – над ней ломаются подмостки – это звук "э"...

Nel dicembre del 1937 a Š. fu letta la prima strofa della Divina Commedia.

Nel mеzzо del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura,
Che la diritta via era smarrita,
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura.

 
Come sempre, Š. chiese di pronunciare le parole di ogni verso proposto separatamente, inserendovi brevi pause, che erano sufficienti a trasformare i suoni per lui privi di senso in immagini con un senso.
Naturalmente, ripetè i pochi versi della Divina Commedia senza commettere alcun errore, con lo stesso accento con cui gli erano stati pronunciati. Era anche naturale che questa riproduzione fosse ripetuta nel corso di un test che gli fu sottoposto all'improvviso... 15 anni dopo! Questi sono i percorsi che Š. usava per ricordare: "Nel - mentre stavo andando a pagare i contributi, ho incontrato nel corridoio la ballerina Nel'skaja; mezzo - sono un violinista; le ho piazzato vicino un violinista; vicino  a loro, delle sigarette "Deli" - questo è del; poi vicino ci ho messo un camino, di - è una mano che indica la porta; nos - è un naso, una persona si diresse verso la porta e la porta le si chiuse sul naso; tra solleva il piede per oltrepassare la porta e c'è un bébé - questo è vita; mi – ho piazzato un ebreo che continua a dire "mi non ho niente a che fare con questo"; ritrovai – una ritorta o, meglio, una storta, un tubo trasparente che sparisce ed una donna ebrea che corre ed urla “vai” – questo è vai. Sta correndo e all'angolo della Lubjanka – ecco che suo padre sta camminando – per. All'angolo del Suharevka un poliziotto sta in piedi dritto come il numero uno  – una. Vicino a lui piazzo un palco e su quel palco Sel'va sta ballando; ma non al punto da diventare Sil'va – sopra la sua impalcatura rotta  – questo è il suono “e”…

English

(Nos è naso in russo. Mi è noi pronunciato male. La mano che indica la porta, mi dispiace, ma non l'ho proprio capita. Magari chi andrà a vedere lo spettacolo di Brook a Perugia il prossimo ottobre e si metterà a studiare il russo per poter apprezzare meglio il testo ispiratore di Brook lo capirà. Per chi non lo farà, resta sempre la possibilità di leggere il poema persiano in traduzione nel bellissimo volume dell'Adelphi: persino quest'ultima non è precisissima nelle etichette che usa nel catalogo online).


giovedì 5 giugno 2014

" Des éléments démontrant l'utilisation de chlore, sous forme de gaz chimique, par l'armée syrienne "

Dice Le Monde che le autorità francesi dispongono da almeno una quindicina di giorni di elementi che dimostrano l'uso di cloro da parte dell'esercito siriano e che i risultati delle analisi dei campioni prelevati in Siria, effettuate in accordo con le regole internazionali, sono pronti, ma non possono essere resi pubblici per volontà dei servizi segreti francesi, americani e britannici, nonostante questi ultimi dispongano anche di intercettazioni che avrebbero rivelato il modo in cui gli attacchi sono stati preparati, nonché i loro mandanti ed esecutori.
La teoria della Rosina è ancora validissima ed internazionalmente riconosciuta.
*
Più che valida: il giorno dopo il pezzo di Le Monde, Romain Nadal, portaparola del ministro degli esteri, dice che l'analisi dei campioni è ancora in corso.
 *
A due giorni dall'annuncio dei risultati, poi smentito,  Samantha Power dice che sarebbe utile essere tenuti al corrente degli ultimi sviluppi dell'inchiesta.
La Rosina non guarda in faccia nessuno, neanche gli ambasciatori.


martedì 27 maggio 2014

Mια πόρτα

To ξυλουργείο,
τo σιδηρουργείο,
το παντοπωλείο,
οι γαλότσες του γεωργού
στο χαγιάτι,
χαμηλή συννεφιά,
σαπουνόνερα,
κι η απροσδόκητη
γαλάζια πόρτα πεσμένη
στα χαλάσματα
με το κλειδί της
στη θέση του.

Γιάννης Ρίτσος
Αθήνα, 3.ΙΙΙ.85


Una porta

La falegnameria,
la ferramenta,
la drogheria,
gli stivali di gomma del contadino
sotto il portico,
nuvole basse,
schiuma di sapone
e, inaspettata,
una porta blu crollata
a terra tra le rovine
con la chiave
al suo posto.

Yiannis Ritsos
Atene, 3.3.85

Cfr., volendo.

venerdì 16 maggio 2014

Ici existait au XIVème siècle

(La flaida, in triestino, è una vestaglia e, in senso lato, un vestito piuttosto lungo, largo ed informe. Parola indispensabile, almeno per me.)
(Ah, e poi el mato non è un matto, ma è solo un tizio. Meno indispensabile, ma da non sottovalutare: qualsiasi tizio è un mato, il che esclude categoricamente che qualcuno possa essere normale.)

"Ici existait au XIVème siècle l'église Sainte-Claire dans laquelle à l'aube du 6 avril 1327 Pétrarque conçut pour Laure un sublime amour qui les fit immortels"- dice, tra inspiegabili virgolette, una targa ad Avignone, che non ho cercato e che stavo persino rischiando di lasciare dietro di me, ignorandola per sempre. 


Accortamene solo perché richiamata da E., che ben conosce la mia cronica predisposizione a leggere targhe (e insegne, indicazioni, piccoli annunci, avvisi di smarrimenti di felini, scarabocchi, etc.), ho varcato la porta dell'ex chiesa, per vedere che ne resta ora, tra un teatro e un giardino interno, che occupano gran parte del terreno - poco, pochissimo resta - e soprattutto per incrociare i miei passi con i loro, anche se un po' in ritardo, in un momento impercettibilmente sfasato, almeno rispetto alla scala del tempo della presenza dei dinosauri sulla terra. È tutto presente, letterariamente parlando, senza rughe o segni del tempo, è levigato, spianato, uniforme, compatto: Voglia mi sprona, Amor mi guida et scorge, Piacer mi tira, Usanza mi trasporta. Così come è presente la mia visita nella navata fattasi cortile di condominio di provincia, che ripasso ora, scrivendone, come se dovesse presentarsi da un momento all'altro il postino o il gatto dei vicini.

 
Avanzo lentamente, tra gli alberi e l'ingresso del teatro, più volte tornando indietro, verso la cappella, e canticchiando, ma molto internamente, tra fegato e milza, sull'aria di Munastero 'e Santa Chiara, tengo 'o core scuro scuro... con passo molto più rilassato e zigzagante di quello dritto e perentorio con cui Jack Lemmon entra nel monastero in Maccheroni. Guardo gli alberi, faccio un paio di foto, mi metto a pensare se Laura si sia scoperta il capo per sputare a terra, come fece Flamenca, solo qualche anno dopo. Propendo per il sì.


Rispetto alla stessa scala temporale dei dinosauri, appena qualche minuto fa stavo salendo per la prima volta un'altra scala, quella del mio liceo, intitolato allo stesso poeta e per questo ospitante una sua statua, di fattura approssimativa ma di fisionomia indiscutibile, collocata in cortile, nascosta alla strada ma ben visibile dalla scalinata interna, che ora percorro a fianco di un ragazzo con cui sto per condividere, fresco amico, anche se ancora non lo so, cinque lunghi anni della mia vita. Volge lo sguardo a sinistra, verso la vetrata, rallenta, cerca un interlocutore e trova me, cui decide di rivolgere le sue prime parole da quando ha parcheggiato il motorino sul marciapiede bucherellato da molti cavalletti prima del suo: "Ma chi xe quel mato cola flaida?"

Voglia mi sprona, Amor mi guida et scorge,
Piacer mi tira, Usanza mi trasporta,
Speranza mi lusinga et riconforta
et la man destra al cor già stanco porge;

e ’l misero la prende, et non s’accorge
di nostra cieca et disleale scorta:
regnano i sensi, et la ragion è morta;
de l’un vago desio l’altro risorge.

Vertute, Honor, Bellezza, atto gentile,
dolci parole ai be’ rami m’àn giunto
ove soavemente il cor s’invesca.

Mille trecento ventisette, a punto
su l’ora prima, il dí sesto d’aprile,
nel laberinto intrai, né veggio ond’esca.

*

Era il giorno ch’al sol si scoloraro 
per la pietà del suo factore i rai, 
quando i’ fui preso, et non me ne guardai, 
ché i be’ vostr’occhi, donna, mi legaro. 
Tempo non mi parea da far riparo 
contra’ colpi d’Amor: però n’andai 
secur, senza sospetto; onde i mei guai 
nel commune dolor s’incomminciaro. 
Trovòmmi Amor del tutto disarmato 
et aperta la via per gli occhi al core, 
che di lagrime son fatti uscio et varco: 
però al mio parer non li fu honore 
ferir me de saetta in quello stato, 
a voi armata non mostrar pur l’arco.

*

Benedetto sia ’l giorno e ’l mese e l’anno 
e la stagione e ’l tempo e l’ora e ’l punto 
e ’l bel paese e ’l loco ov’io fui giunto 
da’ duo begli occhi che legato m’ànno; 
e benedetto il primo dolce affanno 
ch’i’ebbi ad esser con Amor congiunto, 
e l’arco e le saette ond’i' fui punto, 
e le piaghe che ’nfin al cor mi vanno. 
Benedette le voci tante ch’io 
chiamando il nome de mia Donna ò sparte, 
e i sospiri e le lagrime e ’l desio; 
e benedette sian tutte le carte 
ov’io fama l’acquisto, e ’l pensier mio, 
ch’è sol di lei; sì ch’altra non v’ha parte.

*

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi 
che ’n mille dolci nodi gli avolgea, 
e ’l vago lume oltra misura ardea 
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi; 
e ’l viso di pietosi color’ farsi, 
non so se vero o falso, mi parea: 
i’ che l’ésca amorosa al petto avea, 
qual meraviglia se di sùbito arsi? 
Non era l’andar suo cosa mortale, 
ma d’angelica forma, et le parole 
sonavan altro, che pur voce humana: 
uno spirto celeste, un vivo sole 
fu quel ch’i' vidi; et se non fosse or tale, 
piagha per allentar d’aro non sana.

mercoledì 14 maggio 2014

" au moins 14 éléments "

Hollande non è in possesso di prove dell'uso di armi chimiche da parte del regime siriano, si diceva. Dispone però di qualche elemento, che non fornisce. Nemmeno il ministro degli esteri, Laurent Fabius, fornisce qualcuno degli elementi noti al potere francese, perché il gas cloro evapora velocemente, dicono. Ciò nonostante, Fabius è in grado di quantificarne il numero con precisione: sono 14, almeno 14, raccolti da mani veloci, più veloci delle molecole gassose in fuga nell'atmosfera. Le armi convenzionali lasciano tracce meno volatili dei gas. Tuttavia, le armi convenzionali non destano nella stessa misura l'interesse di Fabius, e nemmeno il nostro, a dire il vero, e quindi non si contano, perché contano meno dei posti di lavoro nell'industria militare francese: sono almeno 165000, senza l'indotto. 

Klasyk

Wielkie drewniane ucho zatkane watą i nudziarstwami Cycerona. Wspaniały stylista - mówią wszyscy. Nikt już dzisiaj takich długich zdań nie pisze. I co za erudycja. W kamieniu nawet umie czytać. Tylko nigdy nie domyśli się, że żyłki marmuru w termach Dioklecjana to są pęknięte naczynia krwionośne niewolników z kamieniołomów.

 Zbigniew Herbert



Il classico

Un enorme orecchio di legno otturato da ovatta e dalle ciarle di Cicerone. Uno stilista meraviglioso, dicono tutti. Oggi nessuno scrive periodi così lunghi. E che erudizione. Sa leggere perfino in una pietra. Solo che non immaginerà mai che le vene del marmo delle terme di Diocleziano sono i vasi sanguigni spaccatisi agli schiavi delle cave.



lunedì 12 maggio 2014

puisque les arbres sont en fleurs

Mon cher Theo,

je suis dans une rage de travail puisque les arbres sont en fleurs et que je voulais faire un verger de Provence d’une gaieté monstre.

Vincent Van Gogh al fratello Theo, Arles, 3 aprile 1888

Mio caro Theo,

sono in pieno furore lavorativo, perché gli alberi sono in fiore e volevo fare un frutteto provenzale di una gioia mostruosa.

mercoledì 7 maggio 2014

Άξιζε να υπάρξουμε για να συναντηθούμε

Tsipras, che potrebbe diventare presidente della Commissione europea, se solo i cittadini europei lo volessero, cita spesso un verso di Ritsos. Credo di averlo trovato:

Άξιζε να υπάρξουμε για να συναντηθούμε
Valeva la pena di esistere per incontrarci. 

Musica.

Yiannis Markopoulos

Απλώνουμε τα χέρια στον ήλιο στον ήλιο
και τραγουδάμε και τραγουδάμε.
Το φως κελαηδάει, άιντε κελαηδάει
στις φλέβες του χόρτου και της πέτρας.
Άξιζε να υπάρξουμε για να συναντηθούμε.

Αγαπούμε τη γη, τους ανθρώπους και τα ζώα.
Τα ερπετά, τον ουρανό και τα έντομα.
Είμαστε, είμαστε κι εμείς όλα μαζί.
Μαζί κι ο ουρανός και η γη.

Απλώνουμε τα χέρια στον ήλιο στον ήλιο
και τραγουδάμε και τραγουδάμε.
Ο ήλιος με φωνάζει, ο ήλιος με φωνάζει.
Χαρά, χαρά. Δε μας νοιάζει τι θ’ αφήσει
το φιλί μας μες στο χρόνο και στο τραγούδι.

Γιάννης Ρίτσος

Stendiamo le mani al sole al sole
e cantiamo e cantiamo.
La luce trilla - davvero - trilla
nelle vene dell'erba e della pietra.
Valeva la pena di esistere per incontrarci.

Noi amiamo la terra, gli uomini, gli animali.
I rettili, il cielo e gli insetti.
Siamo, anche noi siamo una cosa sola.
Una cosa sola col cielo e la terra.

Stendiamo le mani al sole
e cantiamo e cantiamo.
Il sole mi chiama, il sole mi chiama.
Gioia, gioia. Non ci interessa cosa lascerà
il nostro bacio nel tempo e nel canto.

lunedì 5 maggio 2014

I mastini dell'oclocrazia - 2

Se non superato,...
E di continuare...
Perché...
E perché...
Anche perché...
Il che...
Cioè, le...

Ilvo Diamanti si rammarica della perdita del contatto diretto tra politici ed elettori, della fine della politica svolta sul territorio (brutta parola del presente), della vittoria totale della televisione sulle altre forme di comunicazione in campagna elettorale. Pur non arrivando ai vertici stilistici irraggiungibili di Ferruccio de Bortoli, se ne rammarica ricorrendo ad un monoproposizionalismo dal fiato cortissimo, enfisemico, che eleva costantemente tutte le subordinate a principali, oltre ogni ragionevole e sana paratassi, in un mondo linguistico dove regnano incontrastate monostruttura, monoflusso, monoritmo e - forse - monopensiero, instrinsecamente inadatto alla varietà, alla molteplicità e alle sfumature della realtà e alla conseguente esigenza di articolarne la descrizione: in poche parole, perfettamente televisivo. 

domenica 4 maggio 2014

Auf dem Sterbebett

Ich will gar nichts mehr, ich will anfangen zu spielen.

Günter Eich, 16.12.1972


Sul letto di morte
Non voglio più niente, voglio cominciare a giocare.

Le faiseur

Et qui arrive à dire, arrive à faire, n'est-ce pas ? Eh bien ! Je ferai tout ce qui pourra me sauver, car (il tire une pièce de cinq francs) voici l'honneur moderne !... Ayez vendu du plâtre pour du sucre, si vous avez su faire fortune sans exciter de plainte, vous devenez député, pair de France ou ministre ! Savez-vous pourquoi les drames, dont les héros sont des scélérats, ont tant de spectateurs ? C'est que tous les spectateurs s'en vont flattés, en se disant : — Je vaux encore mieux que ces coquins-là... Mais moi, j'ai mon excuse. Je porte le poids du crime de Godeau. Enfin, qu'y a-t-il de déshonorant à devoir ? Est-il un seul État en Europe qui n'ait ses dettes ? Quel est l'homme qui ne meurt pas insolvable envers son père ? Il lui doit la vie, et ne peut pas la lui rendre. La terre fait constamment faillite au soleil. La vie, Madame, est un emprunt perpétuel ! Et n'emprunte pas qui veut ! Ne suis-je pas supérieur à mes créanciers ? J'ai leur argent, ils attendent le mien : je ne leur demande rien, et ils m'importunent ! Un homme qui ne doit rien ! mais personne ne songe à lui, tandis que mes créanciers s'intéressent à moi.

Balzac, Le faiseur, Acte I, Scène 6, 1840

 
Serge Maggiani nel Faiseur di Emmanuel Demarcy-Mota

E chi riesce a dire, riesce a fare, vero? Ebbene! Farò tutto quello che potrà salvarmi, perché (tira fuori una moneta da cinque franchi) ecco qua l'onore moderno!... Anche a vendere gesso spacciandolo per zucchero, se avete saputo far fortuna senza incorrere in una denuncia, diventate deputato, pari di Francia o ministro! Sapete perché i drammi con dei farabutti, come protagonisti, hanno così tanti spettatori? Perché tutti gli spettatori se ne possono andare compiaciuti, dicendosi: "Sto ancora meglio di quei furbetti là..." Ma io, ho una scusante, io. Porto il peso del crimine di Godeau. In fin dei conti, che c'è di disonorevole ad essere indebitati? C'è un solo stato in Europa che sia senza debiti? Quale uomo non muore in debito nei confronti di suo padre? Gli deve la vita, e non può restituirgliela. La terra fallisce di continuo ai danni del sole. La vita, signora, è un perpetuo indebitamento! E non fa debiti solo chi vuole! Non sono superiore ai miei creditori? Io ho i loro soldi, e loro aspettano i miei: non domando loro niente, e loro vengono ad importunarmi! Se un uomo non ha debiti, nessuno si cura di lui, mentre i miei creditori, ci tengono, a me.

martedì 29 aprile 2014

« Nous avons encore quelques éléments mais je n’ai pas les preuves donc je ne peux pas ici les donner »

Le armi chimiche in Siria le avrebbero usate i ribelli siriani. Riforniti ed addestrati dai turchi. Così almeno ha scritto Hersh sulla London Review of Books, una prima volta a dicembre, una seconda volta ad aprile (in Italia Repubblica ha ripreso almeno il secondo pezzo). La prima volta, gli americani hanno smentito, sostenendo che Hersh ha detto il falso. Qualcuno ne ha negato la possibilità anche questa volta.
È possibile che Hersh e la London Review of Books che l'ha pubblicato per ben due volte siano privi di qualsiasi attendibilità. Come se nulla fosse, infatti, Hollande ha ripreso ad accusare Assad per un nuovo attacco, questa volta con armi chimiche a base di cloro. Tuttavia, le dichiarazioni di Hollande non necessitano di controlli, verifiche, repliche o smentite. Hollande, infatti, non può fornire prove perché non ne ha. Dispone di qualche elemento. Non fornisce neppure quello, comunque. La teoria di Hollande è ancora più parca della teoria della Rosina ("mostrarla e non darla", come facevano Bush e Blair con le presunte prove dell'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq): on ne doit ni la montrer, ni la donner.
Se gli gira, Hollande può intervenire militarmente senza il previo consenso dell'Assemblée Nationale, che è richiesto solo per autorizzare interventi più lunghi di quattro mesi. Si vede che c'est normal, come si risponde ad ogni interrogativo posto dallo straniero scettico, o semplicemente curioso, e comunque, nella fattispecie, irrecuperabilmente obnubilato dalle pregresse esperienze della cultura parlamentare del proprio Paese d'origine - a sua volta in via di progressivo, modernissimo e democratico indebolimento (dev'essere normale anche questo). È sicuramente costituzionalmente normal. Anzi, è più che normal, è persino al di sotto delle aspettative, visto che l'opinione pubblica e molta stampa tendono a rimproverare a Hollande mancanza d'autorità, non mancanza di trasparenza democratica o di iniziativa diplomatica.
Mai avrei immaginato di dover piazzare un giorno il Presidente della Repubblica francese più in basso della Rosina. Mai neanche di ritrovarmi così spaesata, e non solo rispetto alla Francia, ma rispetto al tempo in cui mi trovo a vivere.
1944              1945
krieg               krieg
krieg               krieg
krieg               krieg
krieg               krieg
krieg               mai
krieg
krieg
krieg
krieg
krieg
krieg
krieg

Ernst Jandl

Maggio 1906

Buffalo Bill's Wild West, Molo San Carlo*, 13-15 maggio 1906, Österreichische Nationalbibliothek
 (*attualmente, purtroppo, Molo Audace)

Maggio 2014

lunedì 28 aprile 2014

I mastini dell'oclocrazia

Tra i più determinati a mettere la politica di fronte a un out out c’è Massimo Pavin, presidente di Confindustria Padova.
Corriere Della Sera, 7.02.2014, Il malessere a Padova? Bolletta elettrica su del 40% di Rita Querzé 

Difficile che nel week-end pasquale sia accaduto qualcosa di risolutivo, a parte l'approfondimento da parte degli arabi della risposta italiana, inviata giovedì scorso, all'out-out fatto la scorsa settimana da Abu Dhabi. 
Il Sole 24 Ore, 22.04.2014, Alitalia, richieste Etihad al cda. Da sciogliere anche il nodo Adr di Laura Serafini

Il Resto del Carlino, Cronaca di Rimini, Udc: l'out out di Nanni al Pd "O con noi o con i comunisti", 12 gennaio 2011, non firmato

La norma nascosta nel decreto Alitalia cancellerebbe i processi per i grossi crac però non passerà, dopo il dietrofront del governo e l'out out di il ministro dell'economia Giulio Tremonti minaccia dimissioni.
La Repubblica, Cronaca di Parma, Parmalat, il processo trema. Risparmiatori chiedono 141 mln, 9.10.2008, non firmato

Il primo marzo scade l'out out del governo Monti per trovare una nuova intesa tra il general contractor Eurolink e la Stretto di Messina, società concessionaria dell'opera, alle condizioni imposte dalle legge.
L'Espresso, 16.1.2013, Ponte, un miliardo buttato di Paola Pilati

L'out-out lo ha posto L'Electrolux-Zanussi ai 2044 dipendenti.
L'Unità, 13.04.2001, Zanussi, la rottura è nell'urna di Michele Sartori

venerdì 25 aprile 2014

Tener su le carte

"Non eravamo mica buoni, a fare la guerra." Io almeno. Ero un ragazzo squillante, dinamico, ma si vede che c'erano delle scottature interne, che condizionavano la mia relazione col mondo e l'intera gamma delle mie capacità pratiche, comprese quelle belliche. O forse era solo banale immaturità generica e temporanea, un portato della gioventù.
Ma ora sono un adulto, una persona seria, e se ci fosse di nuovo una guerra civile - a cui sembrano dispostissimi gli animi, mancano solo le circostanze - credo che sarei in grado di farla con più cura. Naturalmente il vigore non è più quello di una volta: non potrei, come Odisseo davanti ai Feaci, fare ancora buona figura nel lancio di un disco di pietra, mentre invece me la cavo abbastanza bene a tirare le freccette sul bersaglio all'osteria, e nel complesso mi arrangio nei salti a piedi giunti, in alto e in lungo. Purtroppo però la corsa oggi no, corsa veloce o mezzofondo, ormai non ho più la distinzione di una volta, penso che qualunque Feacio potrebbe battermi, le intemperie mi hanno indebolito le ginocchia... Ma la guerra civile, se venisse prima che sia troppo tardi per me, sono convinto che (a parte il disgusto) sarei in grado di farla più utilmente dell'altra volta.
A sentire i discorsi e le intemerate, da questa parte e da quella, si direbbe che gli animi dei miei conterranei siano già ardentemente pronti: ma poi, se si passerà ai fatti, mi rendo conto che i più si defileranno, e dalla mia parte resteremo in pochi a tener su le carte, i soliti quattro gatti.

Luigi Meneghello, L'apprendistato. Nuove Carte 2004-2007, Rizzoli 2012


mercoledì 23 aprile 2014

Onde èli

Onde èla mai la pi cara de le mé jèje
che la scrivéa par carnevai e feste
i "dialoghi" in puisia e fin
co drento parole in latin
che tanti i se li recorda ancora;
"la se 'vea trat al bever", i diséa,
par passarghe sora a la malora.
Chi sa. Ma sol che éla la sa quant
che inte 'sto scribinciar mi ghe soméje.

Andrea Zanzotto

(Where are they? Where on earth is the dearest of my aunts who used to write the "dialogues" in form of poems for Carnival and other holidays even with Latin words therein that many people still remember; "she took to drink", they said, to overcome her sorrow. Who knows. But only she knows how much, in this scribbling, I resemble her.)

martedì 22 aprile 2014

おもてなし(omotenashi) = ospitalità per una mano al mese

È pensiero diffuso che se una lingua non possiede una parola esprimente un certo concetto, allora chi parla quella lingua non conosce quel concetto.
In base allo stesso principio, se una lingua possiede una parola esprimente un certo concetto, allora chi parla quella lingua conosce quel concetto.


I giapponesi, come moltissimi altri popoli, hanno nel loro vocabolario la parola おもてなし(omotenashi)/ospitalità.
Nel 2013, il Giappone, un paese di circa 127 milioni di abitanti, ha accolto sei (6) rifugiati. Una mano al mese. Dal 1982, ne ha accolti 622 (fonte). 

mercoledì 16 aprile 2014

La tigre sacra

La tigre sacra
vien da lontano
fosche avventure
drammi d'amor.

Umberto Poli



È una pubblicità o, meglio, come avrebbe detto l'autore (più noto come Saba), una reclame, per il cinema triestino Ideal Politeama. I versi promozionali sono stati recuperati grazie ad un ricordo di Cergoly riportato da La promessa della notte: conversazioni con i poeti italiani, Renato Minore, Donzelli 2011. 
Il ricordo di Cergoly, come tutti i ricordi, potrebbe però essere impreciso. Per prima cosa, secondo Quanto hai lavorato per me, caro Fortuna!, a cura di Riccardo Cepach, 2007, nel fascicolo 90 del fondo della corrispondenza Saba-Fortuna è conservata una copia del manifesto del film The Tiger's Trail, Usa, 1919, che sarebbe stato proiettato al Teatro Eden (il cinema Eden di viale XX Settembre). E poi, un'altra versione della réclame, riportata ancora da Cepach, ma anche in Umberto Saba. Diario del Novecento di Luciano Simonelli, Simonelli editore 2011, così recita, sempre con la stessa metrica di tre quinari e un quaternario:

La tigre sacra
fosche venture
stragi, paure
drammi d'amor.
La tigre sacra
vien di lontano,
n'è americano
il creator.
La tigre sacra
fa palpitare
e spasimare
lo spettator.
La tigre sacra
fra lotte immani
di bianchi indiani
spira terror.
La tigre sacra
teme ciascuno
ma n'è ciascuno
l'ammirator.

Felicità.

domenica 13 aprile 2014

Dizionario di tutte 'e cose - I come Irriproducibile

Neanche i video che seguono li ho fatti io. Non sono stata nemmeno io a raggrupparli: l'ha fatto Didi-Huberman, su un pavimento di un'enorme sala del Palais de Tokyo, su cui, nonostante la loro presenza, si può camminare, se si ha la cura di restare negli spazi lasciati tra un'immagine e l'altra. Del resto, l'installazione di Didi-Huberman è un palese omaggio - oltre che a Warburg, presente con Atlas mnemosyne - al pensiero di Benjamin - assente molto presente - sull'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. E, fatte, le debite proporzioni da un passaggio all'altro, Benjamin senza Marx, ecc. ecc.
A parte delle immagini fisse riproducenti dei tessuti di anonimi bizantini del XV secolo, delle fotografie non firmate, Desastres de la guerra di Goya e Kriegsfibel di Brecht, tutte le altre sono sequenze video tratte dai film che ho cercato di raccogliere qui, in qualche forma (spero di averli recuperati tutti, pur non avendone rispettato né la sequenza prescelta per ognuno, né l'ordine, né, per forza di cose, la disposizione). Alle pareti, poi, sono riprodotte delle foto di Arno Gisinger.
Omettendo qualsiasi considerazione sui contenuti di ogni riproduzione, mi sembra che si tratti di un tradimento di Benjamin, per quanto compiuto in buona fede e probabilmente involontario, o almeno di una premessa essenziale del suo lavoro. Perché la visione è necessariamente influenzata dal grado di conoscenza dei film da parte di ogni visitatore (nel mio caso, non più di metà), dal ricordo che è rimasto della loro visione, quando c'è stata, dalla scelta di guardarli dapprima dall'alto o passeggiandoci attorno, dal modo di percorrere gli spazi tra i fotogrammi (me ne sono resa facilmente conto sia andando avanti ed indietro sia seguendo con lo sguardo le scelte di percorso, diverse, fatte da chi era con me), dal tempo che ci si trova a dedicare ad ogni film, e, non da ultimo, da quanta attenzione si dedichi alle foto alla pareti e dai tempi e dai modi in cui si scelga di dedicarla.
Nessun visitatore, tenendo conto almeno di questi fattori (e chissà di quanti altri), può vedere la mostra Nuove storie di fantasmi nello stesso modo.

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Make A Gif, Animated Gifs
Theo Angelopoulos, Lo sguardo di Ulisse, 1995

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Anonimo spagnolo, El entierro de Buenaventura Durruti, 1936

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Dominique Abel, En nombre del padre, 1999

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Bas Jan Ader, I Am too Sad to Tell You, 1971

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Robin Anderson, Bob Connolly, Black Harvest, 1992

Filippo Bonini Baraldi, Plan séquence d’une mort criée, 2004

Aleksandr Dovženko, Arsenale, 1929


Aleksandr Dovženko, La terra, 1930

Harun Farocki, Übertragung, 2007


Jean-Luc Godard, Vivre sa vie, 1962


 Mohsen Makhmalbaf, Once Upon a Time, Cinema, 1992

Sergej Paradžanov, La Légende de la forteresse de Souram, 1984

Sergej Ejzenštejn, La corazzata Potëmkin, 1925


Pier Paolo Pasolini, Medea, 1969


Artavazd Pelešjan, Noi, 1969


 Pier Paolo Pasolini, La Rabbia, 1963


Vsevolod Pudovkin, La madre, 1926

Glauber Rocha, Terra em transe, 1967

 Jean Rouch, Cimetières dans la falaise, 1951

Pier Paolo Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo, 1964


Zhao Liang, Pétition, la cour des plaignants, 1996-2009

Sergej Paradžanov, Le ombre degli avi dimenticati, 1964

Eppure

Paris à Velib' from Paul on Vimeo.

Non l'ho girato io, il video, eppure riproduce una parte del mio tragitto quando torno a casa dal lavoro. Non è mio, eppure restituisce un po' delle sensazioni che provo quando divento vélibiste. Mi ricorda, tra le varie cose, che nessuno è unico (difficile dimenticarsene, del resto, in una città popolosa). La differenza più marcata rispetto alla mia esperienza è la colonna sonora: la mia, anche se sono nata ben dopo queste note, è un misto di Voglio vivere così, col sole in fronte, e felice canto, beatamente, adatta ai momenti di gaudente ciondolio tra le strade secondarie e poco frequentate, e di Io sono il vento, più consona ai sorpassi degli automobilisti in coda nelle grandi arterie. Porelli, gli automobilisti. Breve istante di solidarietà umana. Finito: spero si estinguano, come i dinosauri.

lunedì 7 aprile 2014

(à quelques exceptions* près)




*
uni : unire, dérivé de unus.
les : illi, illae.
Français : dér. à l'aide du suff. -ais de France issu du b. lat. Francia « pays habité par les Francs »; cf. le lat. médiév. franciscus « relatif à la France ».
sont : sunt.
invincible : empr. au lat. invincibilis « qu'on ne peut vaincre », composé de in- négatif et de vincibilis « qu'on peut vaincre », lui-même dér. de vincere « vaincre ».
front : du lat. class. frons -tis « front (de l'homme, des animaux) ; siège des sentiments (pudeur, impudence); visage, contenance; partie antérieure d'un objet, spéc. front d'une armée ».
national : empr. au lat. natio (dér. de nasci « naître ») « naissance; ensemble d'individus nés en même temps ou dans le même lieu, nation», lat. chrét. nationes plur. « les nations païennes (p. oppos. au peuple de Dieu) », lat. médiév. natio.

sabato 5 aprile 2014

For the infinite delectation of email writers

My Dear John,

Did you ever meet, or was he before your day, that old gentleman--I forget his name--who used to enliven conversation, especially at breakfast when the post came in, by saying that the art of letter-writing is dead? The penny post, the old gentleman used to say, has killed the art of letter-writing. Nobody, he continued, examining an envelope through his eye-glasses, has the time even to cross their t's. We rush, he went on, spreading his toast with marmalade, to the telephone. We commit our half-formed thoughts in ungrammatical phrases to the post card. Gray is dead, he continued; Horace Walpole is dead; Madame de Sévigné--she is dead too, I suppose he was about to add, but a fit of choking cut him short, and he had to leave the room before he had time to condemn all the arts, as his pleasure was, to the cemetery. But when the post came in this morning and I opened your letter stuffed with little blue sheets written all over in a cramped but not illegible hand--I regret to say, however, that several t's were uncrossed and the grammar of one sentence seems to me dubious--I replied after all these years to that elderly necrophilist--Nonsense. The art of letter-writing has only just come into existence. It is the child of the penny post. And there is some truth in that remark, I think. Naturally when a letter cost half a crown to send, it had to prove itself a document of some importance; it was read aloud; it was tied up with green silk; after a certain number of years it was published for the infinite delectation of posterity. But your letter, on the contrary, will have to be burnt. It only cost three-halfpence to send...

1932


Mio caro John,
Hai mai incontrato (ma magari era prima che tu nascessi) quel vecchio signore - ho dimenticato il suo nome - che, per ravvivare la conversazione, specie a colazione, al momento dell'arrivo della posta, diceva sempre che l'arte di scrivere lettere è morta? La posta moderna, quella col francobollo da un 1 penny, diceva il vecchio signore, ha ucciso l'arte di scrivere lettere. Nessuno, proseguiva, mentre esaminava una busta attraverso gli occhiali, ha più neanche il tempo di mettere la stanghetta alle t. Ci precipitiamo al telefono, proseguiva ancora, mentre spalmava la marmellata sul pane tostato. Consegniamo i nostri abbozzi di pensieri, con frasi sgrammaticate, ad una cartolina. Gray è morto, continuava; Horace Walpole è morto; Madame de Sévigné - anche lei è morta, immagino stesse per aggiungere, ma un attacco di tosse lo costrinse bruscamente ad interrompersi, e dovette uscire dalla stanza prima di avere il tempo sufficiente a condannare tutte le arti, come gli sarebbe piaciuto, al cimitero. Ma stamattina, quando è arrivata la posta e ho aperto la tua lettera piena zeppa di foglietti azzurri, tutti scritti con una grafia contorta per quanto non illeggibile - devo però dire, purtroppo, che a molte t mancava il trattino e che la grammatica di una frase mi sembra fosse zoppicante - ho risposto dopo tutti questi anni a quel necrofilo: sciocchezze. L'arte dello scrivere lettere è appena nata. È figlia della posta moderna. E c'è del vero, in questa osservazione, penso. Ovviamente, quando spedire una lettera costava mezza corona, doveva per forza trattarsi di un documento di una certa importanza; veniva letta ad alta voce; era legata da un nastro di seta verde; dopo un certo numero di anni veniva pubblicata per l'infinito piacere della posterità. La tua lettera, invece, dovrà essere bruciata: è costata solo un penny e mezzo...
Cfr., volendo.

giovedì 3 aprile 2014

Cu la me lenga

La lingua vuol dire tutto. Tu puoi privare un uomo
della sua casa, egli sarà ancora libero; puoi togliergli
il cibo, il lavoro, la moglie, egli sarà ancora libero; ma
se gli strappi la lingua non sarà più libero.

David Maria Turoldo, Da tempo la terra trema
     
Cu la me lenga, un puc spissada,
roseada cà e là tal manic, i vai
avant, sot chistu clar di luna,
e provi a disfidà sterps e stròpis
ch’a vòlin fami pòura, fami
il sgambèt, dimi di mètimi intôr
peraulis slusignòsis, coloràdis,
intant ch’a mi cres sot i piè
un aga sporcia di fangu...
Cu la me lenga plena di vinciars,
arcassis, poi, vits, i passi pai trois
strès di chista nustra etàt...

Giacomo Vit


Con la mia lingua, un po' appuntita,
rosicchiata qua e là sul manico, vado
avanti, sotto questo chiaro di luna,
e provo a sfidare sterpi e siepi
che vogliono farmi paura, farmi
lo sgambetto, dirmi di indossare
parole luccicanti, colorate,
mentre mi cresce sotto i piedi
un'acqua sporca di fango...
Con la mia lingua densa di salici,
acacie, pioppi, viti, passo per i viottoli
stretti di questa nostra epoca...

sabato 22 marzo 2014

Sbagazzo

La stua in mezo
e in suso el tubo a ziga-zaga;
la bonagràzia, soto
l'orològio, imbriaga;

Marì, co' la scansia
de spècio drio e i colori
de tute le botìglie;
'n un canton do aventori.

Semo qua a gala: stua,
bonagràzia, Marì
che ridi co' la boca
rossa, qu'i due, mi.

Taca garbin, e 'dosso
'sto tocheto de mondo
'riva un'ondada e,
bona note, tuto va in fondo. 

Virgilio Giotti

 
Marì: la siora Maria del bar di via Ginnastica 31 in cui, negli anni '40, si trovavano regolarmente Giotti, Saba, Stuparich, Pittoni, Perpich e Milcovich.

Cfr. un'altra fine del mondo, volendo.

martedì 18 marzo 2014

Gli strappi e i fiori della memoria

Un cudiruss a la matina ciara,
nel sifulà fra i sces e 'l nàss del sû..
Me canta el cudiruss, me lüs la ciara
e mi me bràscia el tremà del mund..
'Na lüs de aqua la me porta a l'aqua
che süga el piang e me s'ciariss el fund
di strèpp de memoria e di savur,
e quel bel fiur de l'àrbur che me ciama

Franco Loi, Amur del temp, Crocetti 1999


Il codirosso

Per Franco Loi

Dopo che ho chiuso il libro
mi è rimasto in testa un codirosso:
dalle bacche e dai fiori della memoria
si è aperto un suo sentiero di canto
fino a forare un'aria trasparente d'aprile,
ferma nel mio ricordare;
e dopo il codirosso, sulla punta di nuvole
scritte in silenzio, si sono aperte voci di bambini
e tutta la luce dell'estate ne riempiva le bocche,
e dopo un torrente e un greto mi sono venuti in mente
un torrente d'acqua scarsa ma non tanto
da scoprirne il fondo e non chiamarci a confidenza;
poi sono apparse interminabili veglie,
tre, quattro di noi giocavano all'alfabeto muto
nella medesima luce che faceva più aspre
le facce delle beghine.
Anche mio padre mi è venuto incontro,
asciugandosi le mani con uno straccio sporco
e altre cose che non ti dico sono apparse
perché le cose dette figliano le cose non dette
e le cose non dette figliano quelle dette,
così non si sa se il codirosso di oggi
sia lo stesso che tornerà a svegliarmi domani
né se domani torneranno le cose di adesso,
mentre penso a come la vita e il suo contrario
stiano vicine sui palmi delle parole ben scritte
più di quanto stiano stretti i pulcini che ho visto sui miei
quando ho letto del tuo codirosso.

Pierluigi Cappello, Azzurro elementare, Rizzoli 2013

P.S. Se internet contenesse davvero quello che conta, avrei potuto riportare la poesia cui probabilmente si riferisce effettivamente Cappello, che si trova in Verna, che non ho. Ne ho un solo brandello, quello che sono riuscita a strappare a Google books, con molti più sforzi di quelli prodotti da Putin per annettersi la Crimea:

o 'l murnirö che nass dai bucch de latt.
Ch'insci se dìs d'un can tacchent a 'n can,
d'un tus cun la sua tusa, giuin, un fiur,
se dìs de quel vardàss sensa duman,
de la speransa che den' la nott la curr.

Ma chi che le cunuss? Chi sa de lü?
Nient nüm ne sèmm del bèll e veretâ,
nient sa la lüs de l'umbra e de la lüs
nissün sculta la müseca.. El m'à parlâ?
El canta de nascost, tra 'l sangh büjent,
te porta via nel vent quan' l'è passâ.
Ché l'è nel tas che durda, un mujment
nel vöj de terra, nel mör de la citâ,
tra 'l fum che fa cruser e quel müt sent
de l'òm che sculta la vus che l'à insugnâ.


o il codirosso che nasce dalle bocche di latte. Ché così si dice d'un cane incollato a un cane, d'un ragazzo con la sua ragazza, giovane, un fiore, si dice di quel guardare senza avvenire, della speranza che dentro la notte corre. Ma chi lo conosce? Chi sa di lui? Niente noi sappiamo della bellezza e della verità, niente sa la luce dell'ombra e della luce, nessuno ascolta la musica.. Mi ha parlato? Canta di nascosto, tra il sangue bollente, ti porta via nel vento quando è passato. Ché è nel tacere che trutila, un movimento nel vuoto della terra, nel morire della città, tra il fumo che fa crociere e quel muto sentire dell'uomo che ascolta la voce che ha sognato.

lunedì 17 marzo 2014

Presentazione del candidato inesistente

Buongiorno.
Mi chiamo Ernesto, non sono nuovo e sto pure invecchiando. Marisa si è stufata di me. Io invece le voglio ancora bene. Non ho figli. Non ho neanche animali domestici. Ne ho avuto uno: si chiamava Bebi ed era un bassotto. 
Non ho idee nuove, ho solo qualche idea assimilata e sviluppata un po' negli anni. Nella mia famiglia, mio nonno è stato il solo ad avere idee nuove per questo paese. Era azionista. Il PdA è morto a ragione, a detta di molti, perché da molti era considerato elitario (alcuni lo dicono ancora ed altro non sanno aggiungere): mio nonno non lo era.
Non posso cambiare tutto. Anzi, non posso promettere proprio niente. Posso dare il mio contributo, però, se sarò eletto.
Certe cose non andrebbero cambiate. La repubblica parlamentare, per esempio. Altre sì: l'Unione Europea, la cooperazione con gli stati del Mediterraneo, l'accoglienza dello straniero, le condizioni dei carcerati, l'istruzione degli ultimi della classe, la tutela di ogni minoranza (i primi della classe e la maggioranza si possono entrambi difendere da sé), la promozione della ricerca in ogni campo del sapere, il rapporto tra lo Stato ed il cittadino, per migliorare il quale entrambi dovrebbero rimettersi in discussione, e la lingua delle leggi, per fare degli altri esempi.
So abbastanza bene cos'è un bilancio. So anche distinguere un diritto da un privilegio, una licenza dalla libertà, un paesaggio bello da un frullato di case e centri commerciali versato su una pianura o in una valle da una mano maldestra.
È un piccolo paese, il nostro, che non crea sostanzialmente nulla di originale e benefico per le persone presenti e per quelle a venire. Almeno per questo motivo non sarebbe adatto alle fanfaronate, almeno teoricamente.
A dire il vero, mi vergogno a candidarmi. Votate per qualcun altro.
Arrivederci.

mercoledì 5 marzo 2014

Wenn man doch ein Indianer wäre

Wenn man doch ein Indianer wäre, gleich bereit, und auf dem rennenden Pferde, schief in der Luft, immer wieder kurz erzitterte über dem zitternden Boden, bis man die Sporen ließ, denn es gab keine Sporen, bis man die Zügel wegwarf, denn es gab keine Zügel, und kaum das Land vor sich als glatt gemähte Heide sah, schon ohne Pferdehals und Pferdekopf.


Se almeno fossimo indiani, scattanti sull'istante e, sul cavallo in corsa, sghembi nell'aria, continuassimo ad essere scossi da brevi tremiti sul terreno tremante, finché non lasciassimo gli speroni, perché speroni non c'erano, finché non gettassimo via le redini, perché redini non c'erano, e vedessimo a malapena la terra davanti a noi come una prateria falciata rasa rasa, con il collo e la testa del cavallo già svaniti.

martedì 4 marzo 2014

Il ratto di Europa

Sono molti, i rapitori di Europa, anche se non hanno le fattezze di una divinità greca metamorfosizzatasi in toro bianco. Lo sono i responsabili della sua attuale pochezza. Lo sono i suoi avversari tout court. Lo sono anche coloro che si accontentano di quel che è, un esperimento a metà.
Tra i candidati alla presidenza della Commissione finora ufficializzati, mi sembra che solo due abbiano intenzione di non portarcela via, ma anzi, di volerne di più, o almeno di volerla diversa, e in ogni caso di non rinunciare al suo progetto e al suo miglioramento: Tsipras e Verhofstadt. Il primo parte da sinistra, ma è più moderato di quanto sembri. Il secondo parte da destra, ma sta da tempo virando a sinistra ed è molto meno moderato di quanto fosse al tempo in cui ricopriva la carica di primo ministro in Belgio. Sono candidature di minoranza, ma entrambe suscitano il mio interesse e la mia benevolenza, in un paesaggio politico altrimenti soffocato dai difensori degli stati nazione o addirittura di regioni nazione (che si tratti di antieuropeisti o di moderati e conservatori disposti a continuare a procedere in base agli interessi e alle decisioni di 28 stati e non di un'unica entità, non conta poi molto, ai fini degli effetti economici e sociali: è solo la dimensione dell'orticello, che cambia). Non riesco, al momento, a decidermi per l'uno o per l'altro. Dipenderà molto dai candidati delle liste che li sosterranno nei diversi paesi, immagino. Al momento, vista la modalità con cui alcuni italiani si candidano in favore di Tsipras annunciando fin d'ora la rinuncia al posto di parlamentare a favore di terzi che per ora ignoro, è Verhofstadt per cui propendo di più. Tuttavia, la propensione cambia immediatamente di verso e si dirige verso il greco - esponente tra l'altro di una nazione che sarebbe bello contribuisse alla realizzazione di un nuovo progetto europeo - se guardo la composizione del gruppo ALDE attualmente costituito in seno al parlamento europeo, specialmente quella delle compagini francese (Modem), tedesca (FDP) ed italiana (tutti IDV!)
È un ratto, un rapimento, un furto di portata colossale, anche se non come quello raccontato da Manganelli in un suo piccolo romanzo fiume che mi dà però la medesima sensazione di smarrimento impotenza dispiacere e pure scorno che provo per l'Europa di oggi. Fuori il nome di chi è uscito di casa solo per acquistare del dopobarba.

*

Uscendo da un negozio nel quale si era recato per acquistare un dopobarba, un signore di mezza età, serio e tranquillo, si accorse che gli avevano rubato l'Universo. Al posto dell'Universo c'era solo una polverina grigia, la città era scomparsa, scomparso il sole, nessun rumore veniva da quella polvere apparentemente del tutto abituata al proprio mestiere di polvere. Il signore era di natura calma, e non trovò fosse il caso di fare una scenata; era accaduto un furto, un furto più grande del consueto, ma pur sempre un furto. Il signore era infatti convinto che qualcuno avesse rubato l'Universo approfittando del momento in cui egli era entrato nel negozio. Non che l'Universo fosse suo, ma egli, in quanto nato e vivo, aveva un certo diritto di usarlo. In realtà, entrando nel negozio, egli aveva lasciato fuori l'Universo, senza applicare l'antifurto, che non usava mai, per le dimensioni enormi che lo rendevano di uso impratico. Malgrado la sua severità con se stesso, egli non si sentiva colpevole di scarsa vigilanza, di incautela; sapeva di vivere in una città molestata da una malavita tracotante, ma un furto di Universo non si era mai verificato. Il signore calmo si voltò, e come prevedeva, anche il negozio era scomparso. Dunque, non era improbabile che i ladri fossero ancora non troppo lontani. Tuttavia egli si sentiva impotente e lievemente seccato; un ladro che ruba tutto, compreso tutti i commissari di polizia e tutti i vigili urbani, è un ladro che si mette in una posizione di privilegio che di regola non spetta ad un ladro; il signore, sebbene calmo, provava quello stato d'animo che spinge molti signori a scrivere lettere ai direttori di giornali; e se ci fossero stati giornali, forse l'avrebbe fatto. Allo stesso modo, se ci fosse stato un commissariato, avrebbe fatto un esposto, precisando che l'Universo non era suo, ma che lo usava quotidianamente, dal momento della nascita, in modo attento e sobrio, senza esser mai stato richiamato all'ordine dalle autorità. Ma commissariati non ce n'erano, e il signore si sentì imbarazzato, giocato, battuto. Si stava domandando che mai avrebbe dovuto fare, quando, inequivocabilmente, qualcuno lo toccò sulla spalla, pianamente, per chiamarlo.

Giorgio Manganelli, Centuria: cento piccoli romanzi fiume, Adelphi


domenica 2 marzo 2014

Ansichtskarte/Cartolina

Bavorský les. Javorská jezero s restaurací
Stempel Spitzberg/Böhmerwald, 18.9.08

Herrn Max Brod Prag Schalengasse 1

_________________________________

Mein lieber Max,

ich sitze unter dem Verandendach, vorn will es zu regnen anfangen, die Füße schütze ich, indem ich sie von dem kalten Ziegelboden auf eine Tischleiste setze und nur die Hände gebe ich preis, indem ich schreibe. Und ich schreibe, dass ich sehr glücklich bin und dass ich froh wäre, wärest Du hier, denn in den Wäldern sind Dinge, über die nachzudenken man Jahre lang im Moos liegen könnte. Adieu, Ich komme Ja bald.

Dein Franz

Mio caro Max,

me ne sto seduto sotto il tetto della veranda, davanti a me sta per piovere, proteggo i piedi sollevandoli dal freddo pavimento di mattoni per metterli su un bordo del tavolo e lascio esposte solo le mani, mentre scrivo. E scrivo che sono molto felice e che sarei contento se tu fossi qui, perché nei boschi ci sono cose per riflettere sulle quali si potrebbe stare sdraiati per anni nel muschio. Adieu, tornerò presto.

Il tuo Franz

giovedì 27 febbraio 2014

Esigiamo un passaporto europeo

È tempo di passare ad uno stadio superiore della cittadinanza europea. Gli Stati-Nazione imprigionano gli individui in frontiere nazionali e i cittadini nella gogna di una cittadinanza nazionale. È inaccettabile. Dobbiamo mettere fine a queste leggi discriminatorie contro le persone che possiedono più nazionalità. Perché i figli di genitori che hanno nazionalità differenti devono optare per una nazionalità o, ancor più pernicioso, renderla "impraticabile"? Se un polacco vive ad Amsterdam con una moglie olandese, con dei figli che parlano perfettamente olandese e polacco, e forse anche inglese, perché costringere questi ultimi a scegliere fra la nazionalità olandese e quella polacca? A profitto di chi questa esigenza? Si tratta di rendere la società olandese più omogenea? Forse che il polacco diventerebbe meno polacco? Per i nativi o i naturalizzati del Canada o degli Stati Uniti è perfettamente possibile avere tre o quattro passaporti. Che cosa aspettiamo in Europa per superare le nostre barriere mentali?
Noi vogliamo che gli europei non siano costretti a scegliere una nazionalità contro un'altra. Un bambino con due nazionalità può perfettamente scegliere di conservarne una sola. La questione è quella di lasciarlo libero di preservare le due nazionalità acquisite alla nascita e di permettergli di acquisire la cittadinanza europea. Dobbiamo offrire agli individui la possibilità di ottenere la cittadinanza europea dando il diritto ad un passaporto europeo. E lasciare ai cittadini la scelta di conservare esclusivamente questa cittadinanza europea oppure di acquisirla in più con la(le) loro cittadinanza(e) di origine.

Daniel Cohn-Bendit, Guy Verhofstadt, Per l'Europa! Manifesto per una rivoluzione unitaria, con un'intervista di Jean Quatremer, traduzione di Giovanni Sias, Mondadori 2012

martedì 25 febbraio 2014

Un sogno

L'ideale di un'Europa unita, cui abbiamo dedicato, come figli del Risorgimento, tanti sforzi e tante energie, resta ancora un sogno. 

Giovanni Spadolini, Dichiarazioni programmatiche del governo, Senato della Repubblica, 7 luglio 1981


Il resto

Non esiste, per la sinistra europea, altra politica estera. Stati Uniti d'Europa. Assemblea europea. Il resto è flatus vocis, il resto è la catastrofe.

Carlo Rosselli, Europeismo o fascismo, in Giustizia e libertà, 17 maggio 1935

Me li segno qui, due indirizzi di GL: 8 rue Jolivet, 21 rue du Val de Grâce. 

lunedì 17 febbraio 2014

Ad un bambino ungherese

Qualche settimana fa Le Monde ha riportato, senza che io potessi verificarlo, che una madre ungherese si sarebbe lamentata in un forum online del sistema scolastico del suo Paese, fornendo, come esempio, il voto ottenuto da suo figlio in morale. Il figlio, di 10 anni, avrebbe preso 2 su 5 perché non avrebbe saputo rispondere - almeno non secondo le attese - alla domanda: "Perché è bello vivere in Ungheria?", essendosi limitato a vantare gli spazi verdi e le pasticcerie della sua città.
Superato il naturale fastidio che genera una domanda così, al posto del bambino, direi, come prima risposta, rispetto al Paese che mi ospita, che non lo so, ché vivo in un suo punto non rappresentativo, nella pianura che Ariosto collocava ne l'ombilico a Francia, anzi nel core, e si sa che le periferie raccontano molto di più di un Paese che il suo centro. Lo direi col mio migliore accento québécois, se potessi riprodurlo al meglio: špò.
Come seconda risposta, sperando di piazzarmi, in morale, ancora più in basso del bambino ungherese, perché non c'è Orbán. E nemmeno Matteo Salvini. O Gianni Vattimo. Qui ci starebbe bene un elenco alla Rabelais, che si chiudesse, di preferenza, con Paolo Flores d'Arcais.
Ombelico ὀμφαλός nombril bugnigolo. Bugnigolo. Ecco, la parola bugnigolo giustifica, assieme ad altre parole acquisite lontano nel tempo, il solo tipo di orgoglio che provo per la ventura di essere nata dove sono nata, anche se in misura risibile, e in ogni caso non tale da cancellare il mio personale, inemendabile peccato originale, quello di condividere detta ventura con Susanna Tamaro.
Tuttavia, se proprio dovessi rispondere alla domanda in termini positivi ed assoluti, per cercare di meritarmi 0 punti secchi in morale francese, risponderei perché, in una sera di gennaio del 1852, Flaubert scrisse all'amata Louise Colet che quel che gli sembrava bello, quel che avrebbe voluto fare, era un libro su niente, un libro senza alcun appiglio esteriore, che si tenesse su da solo per la forza interna del suo stile, come la terra si regge in aria senza bisogno di essere sostenuta, un libro che non avesse quasi soggetto o almeno il cui soggetto fosse, se possibile, quasi invisibile.
Manganelli, anni fa, in un suo testo, mi ha fatto notare che nel Trecento e fino al Cinquecento non mettevano titoli alle poesie. Avevano perfetta coscienza che una poesia non parla di niente. Di che parla Chiare e fresche e dolci acque? Di niente.
Il che significa che Flaubert ha fallito e ha fallito due volte, e quindi nel migliore dei modi possibili: credendo di prefiggersi un'impresa mai tentata, gigantesca, eccezionale, nella sua nullità, l'ha fallita non solo perché il libro su niente è rimasto irrealizzato, ma anche perché l'impresa, a sua insaputa, era già riuscita a molti altri - poeti, soprattutto, da Petrarca a Ragazzoni, il poeta delle invisibilissime pagine, per nominare solo un paio di esempi italiani.
Un fallimento titanico, degno di molto rispetto, per uno nato nel Paese dell'exception culturelle o della littérature française quale pietra di paragone per tutte le altre (un giorno mi farò forza e ricopierò le parole della prefazione al primo tomo delle Opere di Kundera della Pléiade, per darne un esempio non di primissimo piano, ma abbastanza significativo, che non dovrebbe restare né dimenticato né impunito).
Anche Manganelli ha - per quanto solo parzialmente - fallito, anche se su un piano diverso, in misura in parte consapevole, data la natura provocatoria delle sue parole e dato il fine di sostenere la prosa, come unica arma contro il sillogismo sbagliato dell'universo, ed in parte inconsapevole, data l'omissione, nel suo ragionamento, della mai troppo compianta poesia didascalica. È vero che i titoli alle poesie del Trecento-Cinquecento ce li hanno messi dopo, per un'ansia di catalogazione, immagino, del tutto incapace di svolgere lo scopo prefissato, tra l'altro, se di ansia di catalogazione proprio si trattava. A due sonetti di Antonio Pucci, per molto tempo attribuiti a Dante, che mi appresto a riportare, hanno posto il titolo: Sonetto. Eppure, questi due sonetti minori parlano di qualcosa. Non parlano benissimo - a meno che, come nel mio caso, non se ne apprezzino la sonorità ed il didascalismo -, ma di qualcosa parlano. Inoltre, quel che ha più valore, in essi, tolto il velo del moralismo e dimenticato ogni riferimento al presente, che non merita un'oncia dei versi di un poeta di secondo piano come Pucci (ma gran fonditore di campane, campanaio e trombettiere), è la funzione di testimonianza di un'opera di Giotto che non esiste più, il Comune rubato da molti, e che si può però provare a ricomporre, essendo finita nel nulla, attraverso delle tracce, altrui e di Giotto stesso, come quella, involontaria, fornita dalla Giustizia e dall'Ingiustizia, due ritratti che si possono ancora vedere nella Cappella degli Scrovegni, a Padova. Oppure attraverso Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, di Vasari: E nella sala grande del podestà di Firenze dipinse il Comune rubato da molti, dove in forma di giudice con lo scettro in mano lo figurò a sedere, e sopra la testa gli pose le bilance pari per le giuste ragioni ministrate da esso, aiutato da quattro virtù che sono la Fortezza con l'animo, la Prudenza con le leggi, la Giustizia con l'armi, e la Temperanza con le parole: pittura bella ed invenzione propria e verisimile.
Oppure, come dicevo, attraverso due sonetti di Pucci, che dedico a quel bambino ungherese, augurandogli di continuare ad apprezzare il verde e le pasticcerie della sua città e a trovare quanto prima la propria parola bugnigolo.

Omè, Comun, come conciar ti veggio
Sì dagli oltramontan, sì da' vicini,
E maggiormente da' tuoi cittadini,
Che ti dovrebbon por nell'alto seggio!
Chi più ti dê' onorar, que' ti fa peggio;
Legge non ci ha che per te si dichini:
Co' graffi, colla sega e colli uncini
Ciascun s'ingegna di levar lo scheggio.
Capel non ti riman, che ben ti voglia;
Chi ti to' la bacchetta, e chi ti scalza;
Chi 'l vestimento stracciando ti spoglia.
Ogni lor pena sopra te rimbalza;
Niuno non è che pensi di tua doglia,
O s'tu dibassi quanto sè rinalza.

Antonio Pucci

*
Se nel mio ben ciascun fosse leale,
Sì come di rubarmi si diletta,
Non fu mai Roma, quando me' fu retta,
Come sarebbe Firenze reale.
Ma siate certi che di questo male
Per tempo o tardi ne sarà vendetta:
Chi mi torrà converrà che rimetta
In me Comun del vivo capitale.
Che tal per me sta in cima della rota
Che in simil modo robando m'offese,
Onde la sedia poi rimase vuota.
Tu che salisti quando egli scese,
Pigliando assempro, mie parole nota,
E fa che impari senno alle sue spese.
Poi che giustizia vedi che mi vendica,
Deh non voler del mio tesor far endica.

Antonio Pucci

Ho una certa predisposizione ad occuparmi di niente.