En lugar de “Per me si va nella città dolente” podríamos escribir:
Por mí, se va a la ciudad sin fondo
Eternidad que persigue su propio abismo.
¡Mucho mejor! Mucho más profundo resulta este infierno que se precipita en su propio abismo.
Witold Gombrowicz, 1966
domenica 7 febbraio 2010
sabato 6 febbraio 2010
Когда умирают кони - дышат
Когда умирают кони - дышат,
Когда умирают травы - сохнут,
Когда умирают солнца - они гаснут,
Когда умирают люди - поют песни.
Велимир Хлебников, 1912
Quando stanno morendo, i cavalli respirano,
Quando stanno morendo, le erbe si seccano,
Quando stanno morendo, i soli si bruciano,
Quando stanno morendo, gli uomini cantano delle canzoni.
Velimir Chlebnikov, 1912
Traduzione di Paolo Nori
Questa non è solo una poesia di Chlebnikov, è anche la prima poesia di Chlebnikov che Nori abbia mai letto nella sua vita. Di altre persone specifiche non saprei dire, ma c'è una certa probabilità che vi siano dei passanti olandesi e dei patiti di musica elettronica tedeschi e non che hanno letto per prima proprio questa poesia, tra le poesie di Chlebnikov.
Perché a Leida si trova all'aperto, sul muro laterale di un edificio in Apothekersdijk 26.
E perché Thomas Brinkmann l'ha interpretata così.
Se posso per un attimo parlare di me, questa è già la seconda poesia di Chlebnikov che leggo.
Когда умирают травы - сохнут,
Когда умирают солнца - они гаснут,
Когда умирают люди - поют песни.
Велимир Хлебников, 1912
Quando stanno morendo, i cavalli respirano,
Quando stanno morendo, le erbe si seccano,
Quando stanno morendo, i soli si bruciano,
Quando stanno morendo, gli uomini cantano delle canzoni.
Velimir Chlebnikov, 1912
Traduzione di Paolo Nori
Questa non è solo una poesia di Chlebnikov, è anche la prima poesia di Chlebnikov che Nori abbia mai letto nella sua vita. Di altre persone specifiche non saprei dire, ma c'è una certa probabilità che vi siano dei passanti olandesi e dei patiti di musica elettronica tedeschi e non che hanno letto per prima proprio questa poesia, tra le poesie di Chlebnikov.
Perché a Leida si trova all'aperto, sul muro laterale di un edificio in Apothekersdijk 26.
E perché Thomas Brinkmann l'ha interpretata così.
Se posso per un attimo parlare di me, questa è già la seconda poesia di Chlebnikov che leggo.
Я долго думал об орлах
Я долго думал об орлах
и понял многое:
орлы летают в облаках,
летают никого не трогая.
Я понял, что живут орлы на скалах и в горах
и дружат с водяными духами.
Я долго думал об орлах,
но спутал, кажется, их с мухами.
15 марта 1939
Даниил Хармс
Ho pensato a lungo alle aquile
e ho capito molte cose:
le aquile volano nelle nuvole,
volano senza toccare nessuno.
Ho capito che le aquile vivono su rocce e montagne
e sono amiche degli spiriti delle acque.
Ho pensato a lungo alle aquile,
ma, a quanto pare, le ho confuse con le mosche.
15 marzo 1939
Daniil Charms
и понял многое:
орлы летают в облаках,
летают никого не трогая.
Я понял, что живут орлы на скалах и в горах
и дружат с водяными духами.
Я долго думал об орлах,
но спутал, кажется, их с мухами.
15 марта 1939
Даниил Хармс
Ho pensato a lungo alle aquile
e ho capito molte cose:
le aquile volano nelle nuvole,
volano senza toccare nessuno.
Ho capito che le aquile vivono su rocce e montagne
e sono amiche degli spiriti delle acque.
Ho pensato a lungo alle aquile,
ma, a quanto pare, le ho confuse con le mosche.
15 marzo 1939
Daniil Charms
mercoledì 3 febbraio 2010
Stimme II
Verschreckt haste ich durch den Sommerregen
Hinter dem Zaun lauert ein kurzsichtiger Knecht
Im geöffneten Koffer
(Den ich verbergen will)
Ist mein Geschlecht zu sehen
Gelb und weich wie eine Kamelschnauze
Nun schützen mich weder Zigaretten
Noch der Surrealismus
In meiner Wohnung ein heilloses Durcheinander
Und im Spiegel plötzlich ein schlafender Mann.
Nora Iuga
(via noraiuga.wordpress.com)
Voce II
Spaventata mi affretto attraverso la pioggia estiva
Dietro al recinto è appostato un garzone miope
Nella valigia aperta
(Che voglio nascondere)
Si vede il mio sesso
Giallo e morbido come un muso di cammello
Ora non mi proteggono né le sigarette
Né il surrealismo
Nel mio appartamento un caos disperato
E nello specchio all'improvviso un uomo che dorme
Hans Richter, Vormittagsspuk, 1928 (archive.org)
Paul Hindemith, Musik für mechanisches Klavier (Welte-Mignon), opus 40 (verloren) (perduta. La musica fu distrutta nel 1938 in quanto "arte degenerata" e il rullo della pianola meccanica fu distrutto nella fabbrica di Friburgo Welte-Mignon durante un raid aereo il 27 novembre 1944. Restano però le parole del suo autore: “L'ascoltatore è sospeso nella costante ansia se la musica concordi veramente con l'immagine o meno - è ridicolo quando al colpo di cannone sopra arriva troppo tardi il battito del tamburo; se arriva al momento giusto, è poco meno idiota... Ma siccome si deve fare musica per i film... perché allora non una restituita in modo altrettanto meccanico? E perché non una musica che sia stata concepita e realizzata assieme al film? Una musica che si esaurisca sempre solo per il film corrispondente e che sia fornita al cinema dalla distribuzione solo assieme al film! E se viene suonata in tutte le altre accampate occasioni, perché non con l'ausilio di strumenti meccanici di alta qualità che funzionano bene e razionalmente?” Paul Hindemith “Zur mechanischen Musik”, 1927, in Aufsätze, 24. Da David Trippet.)
Hinter dem Zaun lauert ein kurzsichtiger Knecht
Im geöffneten Koffer
(Den ich verbergen will)
Ist mein Geschlecht zu sehen
Gelb und weich wie eine Kamelschnauze
Nun schützen mich weder Zigaretten
Noch der Surrealismus
In meiner Wohnung ein heilloses Durcheinander
Und im Spiegel plötzlich ein schlafender Mann.
Nora Iuga
(via noraiuga.wordpress.com)
Voce II
Spaventata mi affretto attraverso la pioggia estiva
Dietro al recinto è appostato un garzone miope
Nella valigia aperta
(Che voglio nascondere)
Si vede il mio sesso
Giallo e morbido come un muso di cammello
Ora non mi proteggono né le sigarette
Né il surrealismo
Nel mio appartamento un caos disperato
E nello specchio all'improvviso un uomo che dorme
Hans Richter, Vormittagsspuk, 1928 (archive.org)
Paul Hindemith, Musik für mechanisches Klavier (Welte-Mignon), opus 40 (verloren) (perduta. La musica fu distrutta nel 1938 in quanto "arte degenerata" e il rullo della pianola meccanica fu distrutto nella fabbrica di Friburgo Welte-Mignon durante un raid aereo il 27 novembre 1944. Restano però le parole del suo autore: “L'ascoltatore è sospeso nella costante ansia se la musica concordi veramente con l'immagine o meno - è ridicolo quando al colpo di cannone sopra arriva troppo tardi il battito del tamburo; se arriva al momento giusto, è poco meno idiota... Ma siccome si deve fare musica per i film... perché allora non una restituita in modo altrettanto meccanico? E perché non una musica che sia stata concepita e realizzata assieme al film? Una musica che si esaurisca sempre solo per il film corrispondente e che sia fornita al cinema dalla distribuzione solo assieme al film! E se viene suonata in tutte le altre accampate occasioni, perché non con l'ausilio di strumenti meccanici di alta qualità che funzionano bene e razionalmente?” Paul Hindemith “Zur mechanischen Musik”, 1927, in Aufsätze, 24. Da David Trippet.)
martedì 2 febbraio 2010
Für Samay
Wir kommen weit her
liebes Kind
und müssen weit gehen
keine Angst
alle sind bei Dir
die vor Dir waren
Deine Mutter,
Dein Vater
und alle, die vor ihnen waren
weit weit zurück
alle sind bei Dir
keine Angst
wir kommen weit her
und müssen weit gehen
liebes Kind.
Dein Großvater
Heinrich Böll der Enkelin Samay, 8. Mai 1985
Per Samay
Veniamo da lontano
cara bambina
e dobbiamo andare lontano
niente paura
tutti quelli che furono prima di te
sono con te
Tua madre,
tuo padre
e tutti quelli che furono prima di loro
indietro indietro nel tempo
sono tutti con te
niente paura
veniamo da lontano
e dobbiamo andare lontano
cara bambina.
Tuo nonno
liebes Kind
und müssen weit gehen
keine Angst
alle sind bei Dir
die vor Dir waren
Deine Mutter,
Dein Vater
und alle, die vor ihnen waren
weit weit zurück
alle sind bei Dir
keine Angst
wir kommen weit her
und müssen weit gehen
liebes Kind.
Dein Großvater
Heinrich Böll der Enkelin Samay, 8. Mai 1985
Per Samay
Veniamo da lontano
cara bambina
e dobbiamo andare lontano
niente paura
tutti quelli che furono prima di te
sono con te
Tua madre,
tuo padre
e tutti quelli che furono prima di loro
indietro indietro nel tempo
sono tutti con te
niente paura
veniamo da lontano
e dobbiamo andare lontano
cara bambina.
Tuo nonno
domenica 31 gennaio 2010
E' mònd
N u géim che e' mònd l'è brott,
malèd, ardòtt in mérda.
E' mònd l'à bsògn d'ès bèll
ènca s u t rògg e' cor
ènca s i t 'taia al déidi.
Nino Pedretti
Non ditemi che il mondo è brutto,
malato, ridotto in merda.
Il mondo ha bisogno di essere bello
anche se ti urla il cuore
anche se ti mozzano le dita.
(ricordata da Paolo Nori in Mi compro una Gilera, Feltrinelli 2008, pag. 127)
malèd, ardòtt in mérda.
E' mònd l'à bsògn d'ès bèll
ènca s u t rògg e' cor
ènca s i t 'taia al déidi.
Nino Pedretti
Non ditemi che il mondo è brutto,
malato, ridotto in merda.
Il mondo ha bisogno di essere bello
anche se ti urla il cuore
anche se ti mozzano le dita.
(ricordata da Paolo Nori in Mi compro una Gilera, Feltrinelli 2008, pag. 127)
Etichette:
*Santarcangelo di Romagna,
-dialetto,
Pedretti
sabato 30 gennaio 2010
ich was not yet in brasilien
ich was not yet
in brasilien
nach brasilien
wulld ich laik du go
wer de wimen
arr so ander
so quait ander
denn anderwo
Ernst Jandl
io was not yet
in brasile
in brasile
mi vud laic tu go
uer de uimen
ar so diverse
so quait diverse
che altrove
(ripresa da Die Passanten nella canzone Brasilien)
in brasilien
nach brasilien
wulld ich laik du go
wer de wimen
arr so ander
so quait ander
denn anderwo
Ernst Jandl
io was not yet
in brasile
in brasile
mi vud laic tu go
uer de uimen
ar so diverse
so quait diverse
che altrove
(ripresa da Die Passanten nella canzone Brasilien)
lunedì 25 gennaio 2010
ver vet blaybn? vos vet blaybn? blaybn vet a vint
ver vet blaybn? vos vet blaybn? blaybn vet a vint,
blaybn vet di blindkeyt funem blindn, vos farshvindt.
blaybn vet a simen funem yam: a shnirl shoym,
blaybn vet a volkndl fartshepet oyf a boym.
ver vet blaybn? vos vet blaybn? blaybn vet a traf,
breyshesdik aroystsugrozn vider zayn bashaf.
blaybn vet a fidlroyz lekoved zikh aleyn,
zibn grozn fun di grozn veln zi farshteyn.
mer fun ale shtern azh fun tsofn biz aher,
blaybn vet der shtern, vos er falt in same trer.
shtendik vet a tropn vayn oykh blaybn in zayn krug.
ver vet blaybn, got ver blaybn, iz dir nit genug?
Abraham Sutzkever, 1913-2010
chi resterà? cosa resterà? resterà un vento,
resterà la cecità del cieco che se n'è andato.
resterà un filo di schiuma: un segno del mare,
resterà una nuvoletta imbrigliata in un albero.
chi resterà? cosa resterà? resterà un seme
primordiale che germoglierà di nuovo.
resterà il senso della rosa orgogliosa,
che sette fili d'erba le sapranno dare.
di tutte le stelle a nord da qui,
resterà la stella discesa nella lacrima.
una goccia di vino resterà sempre nella sua brocca.
chi resterà? resterà dio, non ti basta?
unter dayne vayse shtern/sotto la tua stella bianca
(farfast in der Vilner geto 1943)/(composta nel ghetto di Vilnius nel 1943)
unter dayne vayse shtern/sotto la tua stella bianca
shtrek tsu mir dayn vayse hant./porgimi la tua mano bianca.
mayne verter zaynen trern,/le mie parole sono lacrime,
viln ruen in dayn hant./vogliono riposare nelle tue mani.
ze, es tunklt zeyer finkl/vedi, quando imbrunisce lasciale scintillare
in mayn kelerdikn blik,/nel mio sguardo profondo,
un ikh hob gornit keyn vinkl/e non ho nessun angolo
zey tsu shenken dir tsurik./per mandartele indietro.
un ikh vil dokh, got, getrayer,/e io, caro dio,
dir fartroyen mayn farmeg,/confiderò le mie in te
vayl es mont in mir a fayer/mentre in me cresce un fuoco
un in fayer mayne teg./e si trasformano in fuoco i miei giorni.
nor in keler un in lekher/ora nelle cantine e nei buchi
veynt di merderishe ru./piange la calma mortale.
loyf ikh hekher – iber dekher/volo più in alto - sopra i tetti
un ikh zukh: vu bistu, vu?/e cerco: dove sei, dove?
nemen yogn mikh meshune/qualcosa di strano mi dà la caccia
trep un hoyfn mit gevoy./scale e cortili sono perquisiti.
heng ikh a geplatste strune/pendo come una corda spezzata
un ikh zing tsu dir azoy:/e ti canto così:
unter dayne vayse shtern
shtrek tsu mir dayn vayse hant.
mayne verter zaynen trern
viln ruen in dayn hant.
Sutzkever – Brodna
blaybn vet di blindkeyt funem blindn, vos farshvindt.
blaybn vet a simen funem yam: a shnirl shoym,
blaybn vet a volkndl fartshepet oyf a boym.
ver vet blaybn? vos vet blaybn? blaybn vet a traf,
breyshesdik aroystsugrozn vider zayn bashaf.
blaybn vet a fidlroyz lekoved zikh aleyn,
zibn grozn fun di grozn veln zi farshteyn.
mer fun ale shtern azh fun tsofn biz aher,
blaybn vet der shtern, vos er falt in same trer.
shtendik vet a tropn vayn oykh blaybn in zayn krug.
ver vet blaybn, got ver blaybn, iz dir nit genug?
Abraham Sutzkever, 1913-2010
chi resterà? cosa resterà? resterà un vento,
resterà la cecità del cieco che se n'è andato.
resterà un filo di schiuma: un segno del mare,
resterà una nuvoletta imbrigliata in un albero.
chi resterà? cosa resterà? resterà un seme
primordiale che germoglierà di nuovo.
resterà il senso della rosa orgogliosa,
che sette fili d'erba le sapranno dare.
di tutte le stelle a nord da qui,
resterà la stella discesa nella lacrima.
una goccia di vino resterà sempre nella sua brocca.
chi resterà? resterà dio, non ti basta?
*
unter dayne vayse shtern/sotto la tua stella bianca
(farfast in der Vilner geto 1943)/(composta nel ghetto di Vilnius nel 1943)
unter dayne vayse shtern/sotto la tua stella bianca
shtrek tsu mir dayn vayse hant./porgimi la tua mano bianca.
mayne verter zaynen trern,/le mie parole sono lacrime,
viln ruen in dayn hant./vogliono riposare nelle tue mani.
ze, es tunklt zeyer finkl/vedi, quando imbrunisce lasciale scintillare
in mayn kelerdikn blik,/nel mio sguardo profondo,
un ikh hob gornit keyn vinkl/e non ho nessun angolo
zey tsu shenken dir tsurik./per mandartele indietro.
un ikh vil dokh, got, getrayer,/e io, caro dio,
dir fartroyen mayn farmeg,/confiderò le mie in te
vayl es mont in mir a fayer/mentre in me cresce un fuoco
un in fayer mayne teg./e si trasformano in fuoco i miei giorni.
nor in keler un in lekher/ora nelle cantine e nei buchi
veynt di merderishe ru./piange la calma mortale.
loyf ikh hekher – iber dekher/volo più in alto - sopra i tetti
un ikh zukh: vu bistu, vu?/e cerco: dove sei, dove?
nemen yogn mikh meshune/qualcosa di strano mi dà la caccia
trep un hoyfn mit gevoy./scale e cortili sono perquisiti.
heng ikh a geplatste strune/pendo come una corda spezzata
un ikh zing tsu dir azoy:/e ti canto così:
unter dayne vayse shtern
shtrek tsu mir dayn vayse hant.
mayne verter zaynen trern
viln ruen in dayn hant.
Sutzkever – Brodna
domenica 10 gennaio 2010
Scarpe zale
suite in-t-un armèr
in
tredici stazioni
1
Un per de scarpe zale -
dio vardi che mancassi!
Messe, sì e no, 'na volta
e forsi gnanca.
Per via che 'l zalo
no' se porta
tropo de frequente.
2
Co piovi no. No de inverno
e d'istà. Per Pasqua, forsi
4
El poderìa anca dàrghele
a chi che no' ga scarpe.
................................
El varda in-t-el armèr:
'na rabia su ghe monta. Ma chi
te vol che gnanca par regalo
se le cioghi!?
5
Ch'i gabi anca sbrindèi de scarpe
ai pìe, i va piutosto scalzi
che mèterse un per zale.
"Semo forsi de balo zavaion!?"
Cussì i li remenassi al dormitorio
publico o su dei frati
co i va ciapar la calda.
6
Zalo xe zalo - difizile portar!
(continua)
2
Co piovi no. No de inverno
e d'istà. Per Pasqua, forsi
la prima domenica, de le palme
................................................
"Cristo entra in Gerusalemme"
(in scarpe zale).
3
Iera un, Giacomo,
professor de dirito,
avocato, che 'l capitava
a scola da l' "aule giudiziarie"
in dopiopeto blu
e scarpe zale.
Ghe iera sempre parso estroso
- e un fià sempioldo -
che de matina presto
el 'ndassi in tribunal
parado de blu scuro
e zalo ovo ai pìe!
3
Iera un, Giacomo,
professor de dirito,
avocato, che 'l capitava
a scola da l' "aule giudiziarie"
in dopiopeto blu
e scarpe zale.
Ghe iera sempre parso estroso
- e un fià sempioldo -
che de matina presto
el 'ndassi in tribunal
parado de blu scuro
e zalo ovo ai pìe!
4
El poderìa anca dàrghele
a chi che no' ga scarpe.
................................
El varda in-t-el armèr:
'na rabia su ghe monta. Ma chi
te vol che gnanca par regalo
se le cioghi!?
5
Ch'i gabi anca sbrindèi de scarpe
ai pìe, i va piutosto scalzi
che mèterse un per zale.
"Semo forsi de balo zavaion!?"
Cussì i li remenassi al dormitorio
publico o su dei frati
co i va ciapar la calda.
6
Zalo xe zalo - difizile portar!
(continua)
Claudio Grisancich, Scarpe zale e altre cose, Circolo Culturale di Meduno 2000
suite in un armadio
in
tredici stazioni
1
Un paio di scarpe gialle -dio non voglia che manchino!
Messe, sì e no, una volta
e forse nemmeno quella.
Perché il giallo
non si indossa
troppo di frequente.
2
Quando piove no, non d'inverno
e d'estate. Per Pasqua, forse
la prima domenica, delle palme.
................................................
"Cristo entra in Gerusalemme"
(in scarpe gialle).
3
Era uno, Giacomo,
professore di diritto,
avvocato, che capitava
a scuola dalle "aule giudiziarie"
in doppiopetto blu
e scarpe gialle.
Gli era sempre sembrato estroso
- e un po' ingenuo -
che di mattina presto
andasse in tribunale
parato di blu scuro
e giallo uovo ai piedi!
4
Potrebbe anche darle
a chi non ha scarpe.
................................
Guarda nell'armadio:
gli sale una rabbia. Ma chi
vuoi che neanche per regalo
se le prenda!?
5
Anche se hanno sbrindelli di scarpe
ai piedi, andrebbero scalzi piuttosto
di mettersene un paio gialle.
"Siamo forse del ballo zabaglione!?"
Così li prenderebbero in giro al dormitorio
pubblico o su dai frati
quando vanno a scaldarsi.
6
Il giallo è giallo - difficile da portare!
giovedì 24 dicembre 2009
Für Rudi Dutschke
„Jeder ist ersetzbar.
Der Kampf geht weiter.“
Das stimmt.
Aber das stimmt auch nicht:
Nicht jeder ist ersetzbar
und der Kampf hat immer nur das Gesicht und das Herz
des Menschen der kämpft
Und ich habe den Kampf gemocht
der dein Gesicht hatte
und dein Herz –
und jetzt wird kein anderer mehr
dein Gesicht haben
und man wird dein Gesicht in Zukunft
nur noch auf Bildern sehen wie das Gesicht Che Guevaras
und Rosa Luxemburgs
und das ist nicht dasselbe
Und dein Herz wird man nirgends mehr sehen
Nicht in jedem einzelnen Punkt
war ich deiner Meinung
und du hast nie bestanden darauf dass jemand
deiner Meinung sein muss
und schon gar nicht in jedem einzelnen Punkt
Deine Meinung konnte man Punkt für Punkt
mit dir diskutieren
Jetzt aber kann ich nichts mehr mit dir diskutieren
und so sehr es ankam auf die einzelnen Punkte
so wenig kommt es jetzt auf die einzelnen Punkte an
Was ich von dir gelernt habe
bleibt jetzt vielleicht zu wenig
Aber ich hätte vielleicht von dir schon genug gelernt
wenn ich nichts von dir gelernt hätte außer das eine:
Dass Freiheit Güte und Liebe sein muss
und dass Güte und Liebe
Freiheit sein müssen – und wirkliche Güte und Liebe
nicht nur ein Begriff von Güte und Liebe
denn sonst bleibt auch die Freiheit nur ein Begriff –
und dass der Kampf um Freiheit und Güte und Liebe
nicht ohne Freiheit und Güte und Liebe geführt werden kann
Und deine Güte und Liebe und Freiheit
und deine Einsicht
sind so gewesen dass du vielen ein Freund bleiben konntest
die einander nicht Freunde geblieben waren –
vielen die jetzt um dich trauern aber die glauben
dass sie miteinander gar nicht mehr sprechen können
oder einander nur noch anklagen können
nur noch beschimpfen beschuldigen und bekämpfen
Und dieser Irrtum kann sich jetzt leichter in ihnen verhärten
weil deine gute heisere Stimme nicht mehr
zu ihnen spricht und nicht heftig oder behutsam
oder behutsam und heftig wie früher Einwände macht
Und dass dieser Irrtum sich leichter verhärten kann ohne dich
ist schon ein erster kleiner Teil des Beweises
dass du nicht so leicht ersetzbar bist in den Winkeln
und Ecken unserer Köpfe und Herzen und unserer Leben
und dass es nicht genug ist
zu sagen: „Der Kampf geht weiter“
Und doch muss er weitergehen und es ist nicht genug
von deiner Güte und Liebe und Freiheit und Einsicht zu reden
wenn ich vergesse dass deine Einsicht und Güte
dich immer wieder auch zur Empörung geführt hat
und dass deine Liebe bis zuletzt immer wieder
auch die Liebe zur Revolution geblieben ist
und die Sehsucht nach ihr in Zeiten in denen ihre Tyrannen
und Reichsverweser und Verräter und Bürokraten
ihren Namen so schlecht gemacht haben
dass fast keiner sie kennen will
Diese Sehnsucht hat in dir gelebt
und hat dich lebendig erhalten
und die Augen dir offen gehalten auch für Verstreute
die sich immer noch sehnen nach ihr –
auch dann wenn sie irren
auf ihrer Suche und wenn ihre richtigen Herzen
ihnen nicht helfen konnten auf einen richtigen Weg
Es ist nicht möglich von deinem Leben und Tod zu sprechen
und zu schweigen von der Revolution die
- ungleich uns Menschen –
nicht tot ist für immer wenn man sie einmal totsagt
und in der etwas von dir leben wird wenn sie einmal
wieder auflebt – von dir aber auch von andern
die hier nicht trauern können um dich weil sie vor dir
sterben mussten (oder vielleicht nicht müssen hätten)
Auch von diesen Verlorenen haben dich manche geliebt
und du hast sie nie ganz verloren aus deinen Augen
und aus deinem Herzen –
auch dann nicht als sie sich verrannten
und sich verhärteten und begannen sich selbst zu verlernen
Auch die darf man nicht totschweigen
wenn man von dir spricht
auch wenn dein oder mein Weg ein anderer ist als ihr Irrweg:
Sonst wäre der Kreis derer die deine Liebe und Einsicht
umfasst hat zu eng – und dies hier wäre nur Trauer
von Gleichgesinnten um Gleichgesinnte; das wäre zu wenig
Denn der Kampf der dein Gesicht und dein Herz hatte
ist auch ein Kampf
um die Liebe zu vielen ohne Abgrenzungen und Grenzen
Sonst wäre er für dich und das Denken an dich zu klein.
Der Kampf geht weiter.
Erich Fried
Der Kampf geht weiter.“
Das stimmt.
Aber das stimmt auch nicht:
Nicht jeder ist ersetzbar
und der Kampf hat immer nur das Gesicht und das Herz
des Menschen der kämpft
Und ich habe den Kampf gemocht
der dein Gesicht hatte
und dein Herz –
und jetzt wird kein anderer mehr
dein Gesicht haben
und man wird dein Gesicht in Zukunft
nur noch auf Bildern sehen wie das Gesicht Che Guevaras
und Rosa Luxemburgs
und das ist nicht dasselbe
Und dein Herz wird man nirgends mehr sehen
Nicht in jedem einzelnen Punkt
war ich deiner Meinung
und du hast nie bestanden darauf dass jemand
deiner Meinung sein muss
und schon gar nicht in jedem einzelnen Punkt
Deine Meinung konnte man Punkt für Punkt
mit dir diskutieren
Jetzt aber kann ich nichts mehr mit dir diskutieren
und so sehr es ankam auf die einzelnen Punkte
so wenig kommt es jetzt auf die einzelnen Punkte an
Was ich von dir gelernt habe
bleibt jetzt vielleicht zu wenig
Aber ich hätte vielleicht von dir schon genug gelernt
wenn ich nichts von dir gelernt hätte außer das eine:
Dass Freiheit Güte und Liebe sein muss
und dass Güte und Liebe
Freiheit sein müssen – und wirkliche Güte und Liebe
nicht nur ein Begriff von Güte und Liebe
denn sonst bleibt auch die Freiheit nur ein Begriff –
und dass der Kampf um Freiheit und Güte und Liebe
nicht ohne Freiheit und Güte und Liebe geführt werden kann
Und deine Güte und Liebe und Freiheit
und deine Einsicht
sind so gewesen dass du vielen ein Freund bleiben konntest
die einander nicht Freunde geblieben waren –
vielen die jetzt um dich trauern aber die glauben
dass sie miteinander gar nicht mehr sprechen können
oder einander nur noch anklagen können
nur noch beschimpfen beschuldigen und bekämpfen
Und dieser Irrtum kann sich jetzt leichter in ihnen verhärten
weil deine gute heisere Stimme nicht mehr
zu ihnen spricht und nicht heftig oder behutsam
oder behutsam und heftig wie früher Einwände macht
Und dass dieser Irrtum sich leichter verhärten kann ohne dich
ist schon ein erster kleiner Teil des Beweises
dass du nicht so leicht ersetzbar bist in den Winkeln
und Ecken unserer Köpfe und Herzen und unserer Leben
und dass es nicht genug ist
zu sagen: „Der Kampf geht weiter“
Und doch muss er weitergehen und es ist nicht genug
von deiner Güte und Liebe und Freiheit und Einsicht zu reden
wenn ich vergesse dass deine Einsicht und Güte
dich immer wieder auch zur Empörung geführt hat
und dass deine Liebe bis zuletzt immer wieder
auch die Liebe zur Revolution geblieben ist
und die Sehsucht nach ihr in Zeiten in denen ihre Tyrannen
und Reichsverweser und Verräter und Bürokraten
ihren Namen so schlecht gemacht haben
dass fast keiner sie kennen will
Diese Sehnsucht hat in dir gelebt
und hat dich lebendig erhalten
und die Augen dir offen gehalten auch für Verstreute
die sich immer noch sehnen nach ihr –
auch dann wenn sie irren
auf ihrer Suche und wenn ihre richtigen Herzen
ihnen nicht helfen konnten auf einen richtigen Weg
Es ist nicht möglich von deinem Leben und Tod zu sprechen
und zu schweigen von der Revolution die
- ungleich uns Menschen –
nicht tot ist für immer wenn man sie einmal totsagt
und in der etwas von dir leben wird wenn sie einmal
wieder auflebt – von dir aber auch von andern
die hier nicht trauern können um dich weil sie vor dir
sterben mussten (oder vielleicht nicht müssen hätten)
Auch von diesen Verlorenen haben dich manche geliebt
und du hast sie nie ganz verloren aus deinen Augen
und aus deinem Herzen –
auch dann nicht als sie sich verrannten
und sich verhärteten und begannen sich selbst zu verlernen
Auch die darf man nicht totschweigen
wenn man von dir spricht
auch wenn dein oder mein Weg ein anderer ist als ihr Irrweg:
Sonst wäre der Kreis derer die deine Liebe und Einsicht
umfasst hat zu eng – und dies hier wäre nur Trauer
von Gleichgesinnten um Gleichgesinnte; das wäre zu wenig
Denn der Kampf der dein Gesicht und dein Herz hatte
ist auch ein Kampf
um die Liebe zu vielen ohne Abgrenzungen und Grenzen
Sonst wäre er für dich und das Denken an dich zu klein.
Der Kampf geht weiter.
Erich Fried
mercoledì 23 dicembre 2009
Dlaczego piszę?
czasem "życie" zasłania
To
co jest większe od życia
Czasem góry zasłaniają
To
co jest za górami
trzeba więc przesunąć góry
ale ja nie mam potrzebnych
środków technicznych
ani siły
ani wiary
która przenosi góry
więc nie zobaczysz tego
nigdy
wiem o tym
i dlatego
piszę
Tadeusz Różewicz
Perché scrivo?
talvolta la “vita” nasconde
Ciò
che è più grande della vita
Talvolta le montagne nascondono
Ciò
che sta dietro le montagne
perciò bisogna spostare le montagne
ma io non ho i necessari
mezzi tecnici
né la forza
né la fede
che sposta le montagne
perciò non lo vedrai
mai
lo so
e per questo
scrivo
Traduzione di Silvano De Fanti
To
co jest większe od życia
Czasem góry zasłaniają
To
co jest za górami
trzeba więc przesunąć góry
ale ja nie mam potrzebnych
środków technicznych
ani siły
ani wiary
która przenosi góry
więc nie zobaczysz tego
nigdy
wiem o tym
i dlatego
piszę
Tadeusz Różewicz
Perché scrivo?
talvolta la “vita” nasconde
Ciò
che è più grande della vita
Talvolta le montagne nascondono
Ciò
che sta dietro le montagne
perciò bisogna spostare le montagne
ma io non ho i necessari
mezzi tecnici
né la forza
né la fede
che sposta le montagne
perciò non lo vedrai
mai
lo so
e per questo
scrivo
Traduzione di Silvano De Fanti
inhalt
um ein gedicht zu machen
habe ich nichts
eine ganze sprache
ein ganzes leben
ein ganzes denken
ein ganzes erinnern
habe ich nichts
eine ganze sprache
ein ganzes leben
ein ganzes denken
ein ganzes erinnern
um ein gedicht zu machen
habe ich nichts
Ernst Jandl
contenuto
per fare una poesia
non ho niente
tutta una lingua
tutta una vita
tutto un pensiero
tutto un ricordo
per fare una poesia
non ho niente
Ben Orhan Veli
Ben Orhan Veli
"Yazık oldu Süleyman Efendiye"
Mısra-i meşhurunun mübdii..
Duydum ki merak ediyormuşsunuz,
Hususi hayatımı,
Anlatayım:
Evvela adamım, yani
Sirk hayvanı falan değilim.
Burnum var, kulağım var,
Pek biçimli olmamakla beraber.
Bir evde otururum,
Bir işte çalışırım.
Ne başımda bulut gezdiririm,
Ne sırtımda mühr-ü nübüvvet.
Ne İngiliz kralı kadar
Mütevaziyim,
Ne de Celâl Bayar'ın
Sabık ahır usağı gibi aristokrat.
Ispanağı çok severim
Puf böreğine hele
Biterim
Malda mülkte gözüm yoktur.
Vallahi yoktur.
Oktay Rıfat'la Melih Cevdet'tir
En yakın arkadaşlarım.
Bir de sevgilim vardır pek muteber;
İsmini söyleyemem
Edebiyat tarihçisi bulsun.
Ehemmiyetsiz şeylerle de uğraşırım,
Meşgul olmadığım ehemmiyetsiz
Sadece üdeba arasındadır.
Ne bileyim,
Belki daha bin bir huyum vardır.
Amma ne lüzum var hepsini sıralamaya?
Onlar da bunlara benzer.
Orhan Veli Kanık, 1940
Io, Orhan Veli
Io, Orhan Veli,
l'autore del famoso verso
"Che pasticcio, coraggioso Süleyman",
ho sentito dire che la mia vita privata
vi interessa.
Ve la racconterò:
prima di tutto sono un uomo
e non una specie di animale da circo.
Ho un naso, delle orecchie,
anche se non sono ben fatte.
Abito in una casa.
Lavoro in un ufficio.
Sono nato da una madre e da un padre.
Non porto a spasso una nuvola sulla testa
né un segno di profeta sulla schiena.
Non sono tanto modesto quanto il re d'Inghilterra
né altrettanto aristocratico
del palafreniere di Celâl Bayar.
Mi piacciono molto gli spinaci.
Vado particolarmente matto
per il vol-au-vent.
Non mi interessano né il denaro né i beni.
Vi giuro di no!
Mi sposto a piedi,
viaggio travestito.
Oktay Rıfat e Melih Cevdet
sono i miei amici più stretti.
Ho anche un'amata, molto stimata;
non voglio dire il suo nome,
che lo scopra lo storico della letteratura.
Mi occupo di cose senza importanza,
il "senza importanza" di cui non mi occupo
si trova tra i letterati.
Che ne so,
forse ho ancora migliaia di manie.
Ma perché mai
enumerarle?
Si rassomigliano tutte.
"Yazık oldu Süleyman Efendiye"
Mısra-i meşhurunun mübdii..
Duydum ki merak ediyormuşsunuz,
Hususi hayatımı,
Anlatayım:
Evvela adamım, yani
Sirk hayvanı falan değilim.
Burnum var, kulağım var,
Pek biçimli olmamakla beraber.
Bir evde otururum,
Bir işte çalışırım.
Ne başımda bulut gezdiririm,
Ne sırtımda mühr-ü nübüvvet.
Ne İngiliz kralı kadar
Mütevaziyim,
Ne de Celâl Bayar'ın
Sabık ahır usağı gibi aristokrat.
Ispanağı çok severim
Puf böreğine hele
Biterim
Malda mülkte gözüm yoktur.
Vallahi yoktur.
Oktay Rıfat'la Melih Cevdet'tir
En yakın arkadaşlarım.
Bir de sevgilim vardır pek muteber;
İsmini söyleyemem
Edebiyat tarihçisi bulsun.
Ehemmiyetsiz şeylerle de uğraşırım,
Meşgul olmadığım ehemmiyetsiz
Sadece üdeba arasındadır.
Ne bileyim,
Belki daha bin bir huyum vardır.
Amma ne lüzum var hepsini sıralamaya?
Onlar da bunlara benzer.
Orhan Veli Kanık, 1940
Io, Orhan Veli
Io, Orhan Veli,
l'autore del famoso verso
"Che pasticcio, coraggioso Süleyman",
ho sentito dire che la mia vita privata
vi interessa.
Ve la racconterò:
prima di tutto sono un uomo
e non una specie di animale da circo.
Ho un naso, delle orecchie,
anche se non sono ben fatte.
Abito in una casa.
Lavoro in un ufficio.
Sono nato da una madre e da un padre.
Non porto a spasso una nuvola sulla testa
né un segno di profeta sulla schiena.
Non sono tanto modesto quanto il re d'Inghilterra
né altrettanto aristocratico
del palafreniere di Celâl Bayar.
Mi piacciono molto gli spinaci.
Vado particolarmente matto
per il vol-au-vent.
Non mi interessano né il denaro né i beni.
Vi giuro di no!
Mi sposto a piedi,
viaggio travestito.
Oktay Rıfat e Melih Cevdet
sono i miei amici più stretti.
Ho anche un'amata, molto stimata;
non voglio dire il suo nome,
che lo scopra lo storico della letteratura.
Mi occupo di cose senza importanza,
il "senza importanza" di cui non mi occupo
si trova tra i letterati.
Che ne so,
forse ho ancora migliaia di manie.
Ma perché mai
enumerarle?
Si rassomigliano tutte.
martedì 22 dicembre 2009
О Пушкине
Трудно сказать что-нибудь о Пушкине тому, кто ничего о нем не знает. Пушкин великий поэт. Наполеон менее велик, чем Пушкин. И Бисмарк по сравнению с Пушкиным ничто. И Александр I, и II, и III — просто пузыри по сравнению с Пушкиным. Да и все люди по сравнению с Пушкиным пузыри, только по сравнению с Гоголем Пушкин сам пузырь.
А потому вместо того, чтобы писать о Пушкине, я лучше напишу вам о Гоголе.
Хотя Гоголь так велик, что о нем и писать-то ничего нельзя, поэтому я буду все-таки писать о Пушкине.
Но после Гоголя писать о Пушкине как-то обидно. А о Гоголе писать нельзя. Поэтому я уж лучше ни о ком ничего не напишу.
Даниил Хармс, 1936
A proposito di Puškin
È difficile parlare di Puškin a qualcuno che non sappia niente di lui. Puškin è un grande poeta. Napoleone è meno grande di Puškin. In confronto a Puškin, Bismarck non è niente. E, in confronto a Puškin, Alessandro I, II e III sono solo delle bolle di sapone. E d'altra parte, in confronto a Puškin, tutti sono solo bolle di sapone, solo a confronto di Gogol' anche Puškin è una bolla di sapone.
Per questo al posto di scrivere di Puškin farei meglio a scrivervi di Gogol'.
Ma Gogol' è così grande che è impossibile scrivere di lui, per cui nonostante tutto scriverò di Puškin.
Ma dopo aver scritto di Gogol', scrivere di Puškin è in un certo senso offensivo. Ma è impossibile scrivere di Gogol'. Per questo è meglio che non scriva di nessuno.
А потому вместо того, чтобы писать о Пушкине, я лучше напишу вам о Гоголе.
Хотя Гоголь так велик, что о нем и писать-то ничего нельзя, поэтому я буду все-таки писать о Пушкине.
Но после Гоголя писать о Пушкине как-то обидно. А о Гоголе писать нельзя. Поэтому я уж лучше ни о ком ничего не напишу.
Даниил Хармс, 1936
A proposito di Puškin
È difficile parlare di Puškin a qualcuno che non sappia niente di lui. Puškin è un grande poeta. Napoleone è meno grande di Puškin. In confronto a Puškin, Bismarck non è niente. E, in confronto a Puškin, Alessandro I, II e III sono solo delle bolle di sapone. E d'altra parte, in confronto a Puškin, tutti sono solo bolle di sapone, solo a confronto di Gogol' anche Puškin è una bolla di sapone.
Per questo al posto di scrivere di Puškin farei meglio a scrivervi di Gogol'.
Ma Gogol' è così grande che è impossibile scrivere di lui, per cui nonostante tutto scriverò di Puškin.
Ma dopo aver scritto di Gogol', scrivere di Puškin è in un certo senso offensivo. Ma è impossibile scrivere di Gogol'. Per questo è meglio che non scriva di nessuno.
Etichette:
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-russo,
Charms,
Gogol',
Puškin
giovedì 17 dicembre 2009
Alltag
Ich erhebe mich.
Ich kratze mich.
Ich wasche mich.
Ich ziehe mich an.
Ich stärke mich.
Ich begebe mich zur Arbeit.
Ich informiere mich.
Ich wundere mich.
Ich ärgere mich.
Ich beschwere mich.
Ich rechtfertige mich.
Ich reiße mich am Riemen.
Ich entschuldige mich.
Ich beeile mich.
Ich verabschiede mich.
Ich setze mich in ein Lokal.
Ich sättige mich.
Ich betrinke mich.
Ich amüsiere mich etwas.
Ich mache mich auf den Heimweg.
Ich wasche mich.
Ich ziehe mich aus.
Ich fühle mich sehr müde.
Ich lege mich schnell hin.
Was soll aus mir mal werden,
wenn ich mal nicht mehr bin?
Robert Gernhardt
Vita quotidiana
Mi alzo.
Mi gratto.
Mi lavo.
Mi vesto.
Mi ristoro.
Mi reco al lavoro.
Mi informo.
Mi meraviglio.
Mi arrabbio.
Mi lamento.
Mi giustifico.
Mi ferisco con la cintura.
Mi scuso.
Mi affretto.
Mi congedo.
Mi siedo in un locale.
Mi sazio.
Mi ubriaco.
Mi diverto un po'.
Mi incammino verso casa.
Mi lavo.
Mi svesto.
Mi sento molto stanco.
Mi metto subito a letto:
Che cosa sarà mai di me
quando non ci sarò più?
Ich kratze mich.
Ich wasche mich.
Ich ziehe mich an.
Ich stärke mich.
Ich begebe mich zur Arbeit.
Ich informiere mich.
Ich wundere mich.
Ich ärgere mich.
Ich beschwere mich.
Ich rechtfertige mich.
Ich reiße mich am Riemen.
Ich entschuldige mich.
Ich beeile mich.
Ich verabschiede mich.
Ich setze mich in ein Lokal.
Ich sättige mich.
Ich betrinke mich.
Ich amüsiere mich etwas.
Ich mache mich auf den Heimweg.
Ich wasche mich.
Ich ziehe mich aus.
Ich fühle mich sehr müde.
Ich lege mich schnell hin.
Was soll aus mir mal werden,
wenn ich mal nicht mehr bin?
Robert Gernhardt
Vita quotidiana
Mi alzo.
Mi gratto.
Mi lavo.
Mi vesto.
Mi ristoro.
Mi reco al lavoro.
Mi informo.
Mi meraviglio.
Mi arrabbio.
Mi lamento.
Mi giustifico.
Mi ferisco con la cintura.
Mi scuso.
Mi affretto.
Mi congedo.
Mi siedo in un locale.
Mi sazio.
Mi ubriaco.
Mi diverto un po'.
Mi incammino verso casa.
Mi lavo.
Mi svesto.
Mi sento molto stanco.
Mi metto subito a letto:
Che cosa sarà mai di me
quando non ci sarò più?
mercoledì 16 dicembre 2009
庭前
Davanti al cortile, tutto il giorno in piedi fino alla notte
Sotto il lume, seduto fino all'alba
Se non avessi espresso questo sentimento, chi avrebbe potuto saperlo?
A più riprese, avreste potuto sentire un sospiro
Bai Ju-yi, 772-846
Sotto il lume, seduto fino all'alba
Se non avessi espresso questo sentimento, chi avrebbe potuto saperlo?
A più riprese, avreste potuto sentire un sospiro
Bai Ju-yi, 772-846
lunedì 14 dicembre 2009
Desideri - 2
Ad Rufum
Cauponem, laniumque, balneumque,
Tonsorem, tabulamque, calculosque,
Et paucos, sed ut eligam, libellos:
Unum non nimium rudem sodalem,
Et caram puero meo puellam,
Et grandem puerum, diuque levem:
Haec praesta mihi Rufe, vel Bitonti;
Et thermas tibi habe Neronias.
Marcus Valerius Martialis
Epigrammata, II, XLVIII
A Rufo
Un oste, un macellaio e un bel bagno,
un barbiere, dei dadi e una scacchiera,
pochi libri, scelti da me,
un solo amico non troppo rozzo,
un giovane schiavo che resti
a lungo giovane e una ragazzina
cara al mio schiavo:
Rufo, se mi procuri queste cose,
fossero anche a Bitonto,
puoi tenerti le terme di Nerone.
Cauponem, laniumque, balneumque,
Tonsorem, tabulamque, calculosque,
Et paucos, sed ut eligam, libellos:
Unum non nimium rudem sodalem,
Et caram puero meo puellam,
Et grandem puerum, diuque levem:
Haec praesta mihi Rufe, vel Bitonti;
Et thermas tibi habe Neronias.
Marcus Valerius Martialis
Epigrammata, II, XLVIII
A Rufo
Un oste, un macellaio e un bel bagno,
un barbiere, dei dadi e una scacchiera,
pochi libri, scelti da me,
un solo amico non troppo rozzo,
un giovane schiavo che resti
a lungo giovane e una ragazzina
cara al mio schiavo:
Rufo, se mi procuri queste cose,
fossero anche a Bitonto,
puoi tenerti le terme di Nerone.
domenica 13 dicembre 2009
Desideri - 1
Мне мало надо!
Краюшку хлеба
И каплю молока.
Да это небо,
Да эти облака!
Poco, mi serve.
Una crosta di pane,
un ditale di latte,
e questo cielo
e queste nuvole.
Velimir Chlebnikov
(traduzione di Paolo Nori, credo, visto che si trova in esergo al suo Mi compro una Gilera.)
Nora
Chi sono? Una donna, di notte alla macchina da scrivere, nella piccola cucina di un appartamento condominiale alla periferia di Bucarest. I vicini mi salutano perché qualche volta mi vedono in televisione, dove provo cappelli e leggo poesie che suonano bene, ma sono purtroppo incomprensibili. Mi meraviglio di non sembrare loro ridicola - ho dimenticato di accennare che ho 75 anni e scrivo solo sull'amore.
Nora Iuga, 2006 (da qua)
Un cappello (uncristian)
Si presenta così:
Sono poetessa, sono Nora Iuga. Ciao.
Bene, ragazzi, a me m'ha influenzata il surrealismo. E sono appartenuta ad un movimento in Romania che seguiva l'onirismo, l'estetica del sogno. Durò tre anni e lo proibirono.
Il mio primo libro, Non sono colpevole, pubblicato nel 1968, fu censurato per otto anni. (No, non era poesia politica,) era poesia erotica. Lo censurarono perché erano poesie che contenevano un erotismo delicato e poteva influire negativamente sulla gioventù rumena.
Prendere vodka mi ispira.
Da qui.Da un'intervista:
Avevo già 37 anni quando ho debuttato, parecchi per una poetessa, e ho pubblicato il mio primo libro, che ha avuto molto successo, e dopo due anni è uscito il secondo: è "Gefangen im Kreis", il secondo libro. E poi, a quarant'anni, mi sono improvvisamente vista in una lista di venti scrittori cui era stato vietato di pubblicare: non potevano più pubblicare, nemmeno una riga, niente, da nessuna parte.Pausa
Ogni sera, da brava a fianco della mia sedia, sta una tale aspettativa e fissa la porta.
Penso rivoglia indietro il mio giocattolo, per distruggerci un po'.
Forse proprio ora suona al campanello e attraverso lo spioncino nella porta si vede una pausa grande, bianca.
Ma dove ho messo tutti questi omicidi? In quali quaderni mai?
Sono felice perché i giovani poeti e scrittori rumeni non si interessano affatto di politica. Non ne vogliono più sapere di politica, e soprattutto non vogliono più ricordarsi di quello che era prima. Vogliamo finalmente essere liberi ed essere normali. Dobbiamo rimetterci in salute. Se ora vivo costantemente con questa ossessione, quanto male abbiamo vissuto allora, e com'era, e la Securitate, e la censura, ecc., allora non possiamo più liberarci di questo incubo.Avevo un nonno ungherese e una nonna serba,
un nonno tedesco, Heinrich Schmidt,
che era nato a Monaco, e una nonna greca,
che era di Salonicco, di origine.
A casa nostra non c'erano giornali.
Credo che l'ultima parola che ho imparato
sia stata la parola: "politica".
All'inizio ho fatto poesia e dopo alcuni anni ho iniziato a tradurre. Quindi questo rapporto tra due lingue è un rapporto molto intimo, come un amore. Scrivo diversamente, da quando traduco.Tra le varie opere tradotte: Il tamburo di latta di Günter Grass, La pianista di Elfriede Jelinek e testi di Christian Haller e di Aglaja Veteranyi.
Questi giovani magri,
che mi assomigliano tutti,
mio marito
e il venditore di limoni
e il musicista,
l'autista,
questi begli scheletri
con dei fiori nelle articolazioni
schiantati sotto il carico
dei cigni che cantano alle loro spalle
e come si genuflettono di sera
prima di battere la croce
sulla mia pancia
e di scivolare nel mare
come lunghi pesci gialli
come le foglie della luna
del mondo
si allontana su di me
e non sposta niente nella mia luce.
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