e lieve lieve
cade la neve
sull'alta pieve
di Pontassieve
e il tetto breve
che ne riceve
più non ne deve
si fa più greve
sempre più greve
ahi troppo greve
e cade in breve
non più la neve
sovra la pieve
sibben la pieve
sovra la neve
che cade lieve
sull'alta pieve
di Pontassieve
e il tetto breve
che ne riceve
più che non deve
si fa più greve
sempre più greve
ahi troppo greve
e cade in breve
non più la neve
sovra la pieve
sibben la pieve
sovra la neve
che cade lieve
sull'alta pieve
di Pontassieve
e il tetto breve.
Ernesto Ragazzoni
Il Biancotti riporta: "Invitato una volta in una sbadigliante riunione di signore e signorine letteratoidi a dir qualcosa di suo, improvvisò: "E lieve lieve...", avvertendo di esser disposto a continuare così per almeno un paio di ore".
venerdì 21 dicembre 2007
giovedì 20 dicembre 2007
Can
Can, no te si mio.
Te ga n’altro paron.
Te si magro e straco
Ma un ocio bon me par.
Te vardo parchè sì, can te me piasi.
Te va de qua de là, te nasi
E po’ te lassi star.
Te va col to trotto
Che la strada no pesa, sito sito.
Dove? No se sa.
Can se te digo tuto, me scòltitu?
Senti: son vegnù qua
Ne la casa granda dei veci
Che xe morti, solo.
Ti, te si entrà dal me restel za verto
In giardin par vardar.
Cossa vardar? Un omo griso
Tra do ortiche che fiorisse e che more
Ogni ano, can.
Can, ti te conossi el to paron
E col tè bate te pianzi e te ridi
A la to moda dopo.
Mi son che go paron,
ma chi ch’el sia no so. No l’ho mai visto
e col me bate bestemo.
Eco qua. Son tornà ne la me càmara,
vècia a copar i mussati sui muri
cò la savata, ogni dera.
Son tanto stufo,can.
No ghe ne posso più de strussiar.
Ti come mi. E pur te speri, te vivi
E la to ànema va drio le to gambe
Da canton a canton
Su la strada ogni dì.
Can pien de pulzi, de forza, de fame,
Can tuto curame.
Can grando can serio can mai contento,
can pien de tormento.
Can desterà can superbo e curioso
can capriçioso.
Can co’ le to cagne ogni tanto; can bon,
can savaton.
Can moscador, pien de farfale in testa,
can de festa
e da lavoro. Can senza partìo, can finìo.
Can de cuor, can cazzadòr, can foresto
ma de sèsto.
Can che dorme, rùstego; can maton
sempre de sbrindolon.
Can povero e sior, tuto el dì a
çercar quel che no te pol trovar
Can drito e s-cièto de drento e de for a,
can de la mal ora.
Tuto can.
Vien qua. Dame la sata, can.
E po’ scampa, scampa, se no te bato.
Ernesto Calzavara
Te ga n’altro paron.
Te si magro e straco
Ma un ocio bon me par.
Te vardo parchè sì, can te me piasi.
Te va de qua de là, te nasi
E po’ te lassi star.
Te va col to trotto
Che la strada no pesa, sito sito.
Dove? No se sa.
Can se te digo tuto, me scòltitu?
Senti: son vegnù qua
Ne la casa granda dei veci
Che xe morti, solo.
Ti, te si entrà dal me restel za verto
In giardin par vardar.
Cossa vardar? Un omo griso
Tra do ortiche che fiorisse e che more
Ogni ano, can.
Can, ti te conossi el to paron
E col tè bate te pianzi e te ridi
A la to moda dopo.
Mi son che go paron,
ma chi ch’el sia no so. No l’ho mai visto
e col me bate bestemo.
Eco qua. Son tornà ne la me càmara,
vècia a copar i mussati sui muri
cò la savata, ogni dera.
Son tanto stufo,can.
No ghe ne posso più de strussiar.
Ti come mi. E pur te speri, te vivi
E la to ànema va drio le to gambe
Da canton a canton
Su la strada ogni dì.
Can pien de pulzi, de forza, de fame,
Can tuto curame.
Can grando can serio can mai contento,
can pien de tormento.
Can desterà can superbo e curioso
can capriçioso.
Can co’ le to cagne ogni tanto; can bon,
can savaton.
Can moscador, pien de farfale in testa,
can de festa
e da lavoro. Can senza partìo, can finìo.
Can de cuor, can cazzadòr, can foresto
ma de sèsto.
Can che dorme, rùstego; can maton
sempre de sbrindolon.
Can povero e sior, tuto el dì a
çercar quel che no te pol trovar
Can drito e s-cièto de drento e de for a,
can de la mal ora.
Tuto can.
Vien qua. Dame la sata, can.
E po’ scampa, scampa, se no te bato.
Ernesto Calzavara
venerdì 14 dicembre 2007
Telefonata
Hallo F., hierrrrr ist die H. Kaonnst Du sprrrechen?/Hallo F., sono la H. Puoi parlare?
Hallo H. Eigentlich bin ich in einer Besprechung. Ist es dringend?/ Hallo H. Veramente sono in una riunione. E' urgente?
Ich wollte kurrrz fraogen, ob Du es geschaofft haost zu [segue spiegazione di lavoro]. /Volevo chiedere velocemente se ce l'hai fatta a [...]
Errinnerrrrst Du Dich darrrraon, dass ich noch zweiiii Wochen bei derr Firrrrma bin, weiiiil ich [incomprensibile] gehe?/Ti ricordi che sono ancora due settimane in azienda perché vado [...]?
Ach sooo, das stimmt. Sorry, ich hatte es vergessen, aber mach Dir keine Sorgen, ich bin dabei, mich damit zu beschäftigen und nächste Woche kriegst Du bestimmt das Ergebnis./Ah, è vero. Scusa, l'avevo dimenticato, ma non preoccuparti, me ne sto occupando e la prossima settimana avrai sicuramente il risultato.
Entschuldigung, H., da ich den Namen der Stadt nicht richtig verstanden habe: wo gehst Du hin? - wenn ich fragen darf./Scusa, H., siccome non ho capito esattamente il nome della città, dove vai? - se posso chiedere.
In Mutterschutz./In maternità.
-----------------------------------------------------------------------------
Parziali scusanti: il marcato accento bavarese dell'interlocutrice e il fatto di aver dovuto rispondere nel bel mezzo di una riunione.
Per il resto, me ne assumo totalmente - dato il contesto - la maternità.
Hallo H. Eigentlich bin ich in einer Besprechung. Ist es dringend?/ Hallo H. Veramente sono in una riunione. E' urgente?
Ich wollte kurrrz fraogen, ob Du es geschaofft haost zu [segue spiegazione di lavoro]. /Volevo chiedere velocemente se ce l'hai fatta a [...]
Errinnerrrrst Du Dich darrrraon, dass ich noch zweiiii Wochen bei derr Firrrrma bin, weiiiil ich [incomprensibile] gehe?/Ti ricordi che sono ancora due settimane in azienda perché vado [...]?
Ach sooo, das stimmt. Sorry, ich hatte es vergessen, aber mach Dir keine Sorgen, ich bin dabei, mich damit zu beschäftigen und nächste Woche kriegst Du bestimmt das Ergebnis./Ah, è vero. Scusa, l'avevo dimenticato, ma non preoccuparti, me ne sto occupando e la prossima settimana avrai sicuramente il risultato.
Entschuldigung, H., da ich den Namen der Stadt nicht richtig verstanden habe: wo gehst Du hin? - wenn ich fragen darf./Scusa, H., siccome non ho capito esattamente il nome della città, dove vai? - se posso chiedere.
In Mutterschutz./In maternità.
-----------------------------------------------------------------------------
Parziali scusanti: il marcato accento bavarese dell'interlocutrice e il fatto di aver dovuto rispondere nel bel mezzo di una riunione.
Per il resto, me ne assumo totalmente - dato il contesto - la maternità.
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F.
domenica 21 ottobre 2007
Oseli migranti
Oseli migranti
su l’isola che cala
cô la stagion se amala
in païsi distanti.
I cala per stanchessa
sul silensio del dosso
che a sera se fa rosso
per tanta gran tristessa.
I vien da lontanía
a la fin de l’istàe
da le gran solitàe;
i riposa e i va via.
Biagio Marin
Quanto più moro
su l’isola che cala
cô la stagion se amala
in païsi distanti.
I cala per stanchessa
sul silensio del dosso
che a sera se fa rosso
per tanta gran tristessa.
I vien da lontanía
a la fin de l’istàe
da le gran solitàe;
i riposa e i va via.
Biagio Marin
Quanto più moro
domenica 14 ottobre 2007
Fetiţa cu o mie de riduri [73]
cînd vreau să mă văd, închid ochii, intru în cutia de carton, acolo dorm doi pantofi, unul cu vîrful în călcîiul celuilalt, în poziţia pe care o au gemenii în uter. de asta sînt eu tot timpul una pe faţă, una pe dos. de asta cu frică blestem, cu ruşine mă închin, că altfel nici nu încap în cutie, de asta pantofii ăştia nu se pot despărţi. cînd mă văd cu Beroza mă aflu mereu în cutia de carton, „cu tine nu sînt niciodată absent", mi-a spus; vorbea ruseşte. l-au auzit şi pantofii şi de-atunci îl urmează orbeşte. bine, dar tu, tu ce faci? eu? numai acolo, în cutia de carton, cred şi nu cercetez.
Nora Iuga
La ragazza con le mille rughe
quando mi voglio vedere, chiudo gli occhi, entro nella scatola di cartone, lì dormono due scarpe, una con la punta nel tallone dell'altra, poste come due gemelli nell'utero. per questo sono sempre un diritto ed un rovescio. per questo quando ho paura bestemmio, quando mi vergogno mi confesso, altrimenti non entrerei nella scatola, per questo queste scarpe non si possono separare. quando vedo Beroza, sono sempre nella scatola di cartone. “assieme a te non sono mai assente” mi ha detto, parlava russo. le scarpe hanno ascoltato e da allora lo seguono ciecamente. bene, ma tu, tu che fai? io? solo là, nella scatola di cartone, credo e non dubito.
Nora Iuga
La ragazza con le mille rughe
quando mi voglio vedere, chiudo gli occhi, entro nella scatola di cartone, lì dormono due scarpe, una con la punta nel tallone dell'altra, poste come due gemelli nell'utero. per questo sono sempre un diritto ed un rovescio. per questo quando ho paura bestemmio, quando mi vergogno mi confesso, altrimenti non entrerei nella scatola, per questo queste scarpe non si possono separare. quando vedo Beroza, sono sempre nella scatola di cartone. “assieme a te non sono mai assente” mi ha detto, parlava russo. le scarpe hanno ascoltato e da allora lo seguono ciecamente. bene, ma tu, tu che fai? io? solo là, nella scatola di cartone, credo e non dubito.
domenica 30 settembre 2007
La tela
Allora di giorno la gran tela tessevo,
e la sfacevo di notte, con le fiaccole accanto.
Odissea, XIX, 149-150
trad. Rosa Calzecchi Onesti
e la sfacevo di notte, con le fiaccole accanto.
Odissea, XIX, 149-150
trad. Rosa Calzecchi Onesti
’ένθα καί ’ηματίη μέν ‘υφαίνεσκον μέγαν ιστόν
νύκτας δ’αλλύεσκον, ’επεί δαίδας παραθείμην
νύκτας δ’αλλύεσκον, ’επεί δαίδας παραθείμην
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-greco antico,
Omero
Partenza d'aeroplani
Vanno in su dove il cielo è azzurro netto,
dove le nubi si vedono sotto.
Chi resta a terra agita il fazzoletto.
Umberto Saba
Il Canzoniere - Poesie scritte durante la guerra
dove le nubi si vedono sotto.
Chi resta a terra agita il fazzoletto.
Umberto Saba
Il Canzoniere - Poesie scritte durante la guerra
domenica 2 settembre 2007
stummes gedicht
so unsprechbar, so
unaussprechlich - ebenso
unsichtbar, also kein
visuelles, sondern
höchst zerbrechlich, nämlich schon
zerbrochen - zum ersten mal
wird ein gedicht
gerochen
Ernst Jandl
Peter un die Kuh - Gedichte
poesia muta
così indicibile, così
impronunciabile - pure
invisibile, quindi non
visiva, bensì
estremamente fragile, cioè già
frantumata - per la prima volta
una poesia viene
annusata
unaussprechlich - ebenso
unsichtbar, also kein
visuelles, sondern
höchst zerbrechlich, nämlich schon
zerbrochen - zum ersten mal
wird ein gedicht
gerochen
Ernst Jandl
Peter un die Kuh - Gedichte
poesia muta
così indicibile, così
impronunciabile - pure
invisibile, quindi non
visiva, bensì
estremamente fragile, cioè già
frantumata - per la prima volta
una poesia viene
annusata
kaltes gedicht
die schinke und das wurst
in kühlschrank drin
der schöne deutsche wort
in kühlschrank drin
das schönsten deutschen wort
die wört der deutschen schön
das wurst die schinke plus
kühl vodka von die russ
Ernst Jandl
Peter und die Kuh - Gedichte
poesia fredda
la prosciutto e il salsiccia
dentro il frigorifero
il bella parola tedesca
dentro il frigorifero
la parola più belle tedesche
le paroli dei tedeschi bella
il salsiccia la prosciutto più
vodka fredda da li russo
in kühlschrank drin
der schöne deutsche wort
in kühlschrank drin
das schönsten deutschen wort
die wört der deutschen schön
das wurst die schinke plus
kühl vodka von die russ
Ernst Jandl
Peter und die Kuh - Gedichte
poesia fredda
la prosciutto e il salsiccia
dentro il frigorifero
il bella parola tedesca
dentro il frigorifero
la parola più belle tedesche
le paroli dei tedeschi bella
il salsiccia la prosciutto più
vodka fredda da li russo
domenica 19 agosto 2007
Sui scoi
'Na giostra de s'ciume
te ciama pa' i tufi
su i scoi sbarufa
i vestiti col vento.
Gnanca un soldo de pase
pa' i muscoli s'ceti
e i salta sti quatro muleti
come delfini.
Un tocio e do toci
e negarse de rider.
Ghe piasi a le mule
sintirse le man
de sora el costume.
Un tocio e do toci
la gola che brusa
e darghe pa'i oci
sti schizzi che orba.
'Na guera de urli
de salso
e la zente scolta.
Claudio Grisancich
Poesie, Antologia 1957-2002
te ciama pa' i tufi
su i scoi sbarufa
i vestiti col vento.
Gnanca un soldo de pase
pa' i muscoli s'ceti
e i salta sti quatro muleti
come delfini.
Un tocio e do toci
e negarse de rider.
Ghe piasi a le mule
sintirse le man
de sora el costume.
Un tocio e do toci
la gola che brusa
e darghe pa'i oci
sti schizzi che orba.
'Na guera de urli
de salso
e la zente scolta.
Claudio Grisancich
Poesie, Antologia 1957-2002
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Grisancich
mercoledì 15 agosto 2007
Inventario
la cartoliata el citrato - le diferenziali el giro
d'italia coi piatini - le papuzze a quadreti
de marzapan "ma - l'amore no " che cantava
mama e sue sorele - a casa d'i veci
amato brezar - visavì le case prandi
a far aromi - le braghe a la zuava
"giuriam giuriam - che tito xe rufian"
le baleniere - cafè de brustolar
coss'te pica l'usel - i misurini de l'oio
i careti sbrenai - par via capitolina
i lupini del 'talian - vendui in scartozo
umberto saba - virgilio giotti
la prima sega - el bagno a la diga
ionico a la riversa - el mulo pan e ovo
un chilo de pan nero - 'na biga de pan bianco
'pena finì la guera - el mecano el traforo
el sei che 'ndava - barcola fin squasi
dentro in acqua - fred aster e ginger rogers
che dio li benedissi - parlar per iodri: iavi
col toven, neci - redebelve, talambre
vidali laura weiss - un salto su in partito
el treno su le rive - i botoni de la mina
le pinze fate in casa - el cine in oratorio
toio fior avanti popolo - co 'l garofano rosso
la seicento de mio pare - l'iso moto l'ardea
i spagnoleti in bustina - un'alfa drio l'orecia
tre diana col filtro - guido sambo el poeta
e fabio todeschini - che nissun ricorda
ricordo mi - el mocador le ciacole
fin far le ore picole - là su le colonete
de via rugero mana - le nose involtizzade
in carta argento - su l'albero a nadal
quel'osteria a l'alpin - po' quela a la batana
le palpadine in cine - che le mule no' lassa
i martedi de anita - i fighi soto rum
giani stuparich mi - su'l ponte de la roia
paolo universo quel - che no gavemo più
ma che savemo - de 'ver avù
Claudio Grisancich
Inventario, 2004
[Contiene cose di papà e cose di nonno; parlar per iodri, che mi cepia saias; ionico a la riversa - più che altro da ripetere più volte; un po' diverso dall'inventario di Günter Eich.]
d'italia coi piatini - le papuzze a quadreti
de marzapan "ma - l'amore no " che cantava
mama e sue sorele - a casa d'i veci
amato brezar - visavì le case prandi
a far aromi - le braghe a la zuava
"giuriam giuriam - che tito xe rufian"
le baleniere - cafè de brustolar
coss'te pica l'usel - i misurini de l'oio
i careti sbrenai - par via capitolina
i lupini del 'talian - vendui in scartozo
umberto saba - virgilio giotti
la prima sega - el bagno a la diga
ionico a la riversa - el mulo pan e ovo
un chilo de pan nero - 'na biga de pan bianco
'pena finì la guera - el mecano el traforo
el sei che 'ndava - barcola fin squasi
dentro in acqua - fred aster e ginger rogers
che dio li benedissi - parlar per iodri: iavi
col toven, neci - redebelve, talambre
vidali laura weiss - un salto su in partito
el treno su le rive - i botoni de la mina
le pinze fate in casa - el cine in oratorio
toio fior avanti popolo - co 'l garofano rosso
la seicento de mio pare - l'iso moto l'ardea
i spagnoleti in bustina - un'alfa drio l'orecia
tre diana col filtro - guido sambo el poeta
e fabio todeschini - che nissun ricorda
ricordo mi - el mocador le ciacole
fin far le ore picole - là su le colonete
de via rugero mana - le nose involtizzade
in carta argento - su l'albero a nadal
quel'osteria a l'alpin - po' quela a la batana
le palpadine in cine - che le mule no' lassa
i martedi de anita - i fighi soto rum
giani stuparich mi - su'l ponte de la roia
paolo universo quel - che no gavemo più
ma che savemo - de 'ver avù
Claudio Grisancich
Inventario, 2004
[Contiene cose di papà e cose di nonno; parlar per iodri, che mi cepia saias; ionico a la riversa - più che altro da ripetere più volte; un po' diverso dall'inventario di Günter Eich.]
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Eich,
Grisancich
Vergnügungen
Der erste Blick aus dem Fenster am Morgen
Das wiedergefundene alte Buch
Begeisterte Gesichter
Schnee, der Wechsel der Jahreszeiten
Die Zeitung
Der Hund
Die Dialektik
Duschen, Schwimmen
Alte Musik
Bequeme Schuhe
Begreifen
Neue Musik
Schreiben, Pflanzen
Reisen
Singen
Freundlich sein.
Bertolt Brecht
Das Leben ist doch schön!, Reclam jun. 2007
Das wiedergefundene alte Buch
Begeisterte Gesichter
Schnee, der Wechsel der Jahreszeiten
Die Zeitung
Der Hund
Die Dialektik
Duschen, Schwimmen
Alte Musik
Bequeme Schuhe
Begreifen
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Schreiben, Pflanzen
Reisen
Singen
Freundlich sein.
Bertolt Brecht
Das Leben ist doch schön!, Reclam jun. 2007
venerdì 10 agosto 2007
El nome
Esser poeta
per dopo 'ver el nome
in t-una piaza
sporcada d'i colombi.
Claudio Grisancich
per dopo 'ver el nome
in t-una piaza
sporcada d'i colombi.
Claudio Grisancich
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Tuta la verità
Còntime 'lora tuta la verità.
Che te son stada al bagno
ch'i vendeva angurie e in riva
iera muli in zocoli e done
co' i cavei duri de salso.
Còntime la verità
fora xe tuto bianco
l'inverno.
Claudio Grisancich
Che te son stada al bagno
ch'i vendeva angurie e in riva
iera muli in zocoli e done
co' i cavei duri de salso.
Còntime la verità
fora xe tuto bianco
l'inverno.
Claudio Grisancich
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Bora
pugno de bora
mètime sora
tuto quel che no' servi
frùghila
longo fora 'sta mia strada
zèrchime
bùtime in alto
'ncora 'na volta
.........................
ti
te ga un zigo che spaura
te ga'l mio mistero
bora
mètime
sora sora
più sora
'ncora 'na volta
fa de mi bandiera.
Claudio Grisancich
mètime sora
tuto quel che no' servi
frùghila
longo fora 'sta mia strada
zèrchime
bùtime in alto
'ncora 'na volta
.........................
ti
te ga un zigo che spaura
te ga'l mio mistero
bora
mètime
sora sora
più sora
'ncora 'na volta
fa de mi bandiera.
Claudio Grisancich
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Dona de pugnai
Done che n-tela carne
me gavè fato tài,
done, go 'ncora posto
pa' i vostri pugnai.
Claudio Grisancich
me gavè fato tài,
done, go 'ncora posto
pa' i vostri pugnai.
Claudio Grisancich
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martedì 7 agosto 2007
Un prato chiuso in petto
Un prato chiuso in petto.
Tu che voli,
caschi tra fiore e fiore:
co na mano sur core
conto li caprioli.
Mario Dell'Arco
domenica 22 luglio 2007
Urteil
die gedichte dieses mannes sind unbrauchbar.
zunächst
rieb ich eines in meine glatze.
vergeblich. es förderte nicht meinen haarwuchs.
daraufhin
betupfte ich mit meinem meine pickel. diese
erreichten binnen zwei tagen die größe mittlerer kartoffeln.
die ärzte staunten.
daraufhin
schlug ich zwei in die pfanne.
etwas mißtraurisch, aß ich nicht selber.
daran starb mein hund.
darafufhin
benütze ich eines als schutzmittel
dafür bezahlt ich die abtreibung.
daraufhin
klemmte ich eines ins auge
und betrat einen besseren klub.
der portier
stallte mir ein bein, dass ich hinschlug.
daraufhin
fällte ich obiges urteil.
Ernst Jandl
Sentenza
le poesie de 'sto mato no servi a un'ostia
prima de tuto
me son strusà una su la crapa pelada.
inutile. no fazeva creser i cavei.
dopo
go pasà legermente una sui mii brufoli. sti qua
nel giro de do giorni i ga ragiunto la grandeza de patate medie.
i dotori i xe rimasti.
dopo
ne go cusinà due in padela.
un poco malfidente, no le go magnade mi.
ghe xe morto el can.
dopo
go doperà una come goldon.
go pagà l'aborto.
dopo
go meso una ne l'ocio
e son entrà in un club più bel.
el portier
me ga fato un sgambeto cusì me son tolà.
dopo
go emeso la sudeta sentenza.
(me ga girà cusì)
zunächst
rieb ich eines in meine glatze.
vergeblich. es förderte nicht meinen haarwuchs.
daraufhin
betupfte ich mit meinem meine pickel. diese
erreichten binnen zwei tagen die größe mittlerer kartoffeln.
die ärzte staunten.
daraufhin
schlug ich zwei in die pfanne.
etwas mißtraurisch, aß ich nicht selber.
daran starb mein hund.
darafufhin
benütze ich eines als schutzmittel
dafür bezahlt ich die abtreibung.
daraufhin
klemmte ich eines ins auge
und betrat einen besseren klub.
der portier
stallte mir ein bein, dass ich hinschlug.
daraufhin
fällte ich obiges urteil.
Ernst Jandl
Sentenza
le poesie de 'sto mato no servi a un'ostia
prima de tuto
me son strusà una su la crapa pelada.
inutile. no fazeva creser i cavei.
dopo
go pasà legermente una sui mii brufoli. sti qua
nel giro de do giorni i ga ragiunto la grandeza de patate medie.
i dotori i xe rimasti.
dopo
ne go cusinà due in padela.
un poco malfidente, no le go magnade mi.
ghe xe morto el can.
dopo
go doperà una come goldon.
go pagà l'aborto.
dopo
go meso una ne l'ocio
e son entrà in un club più bel.
el portier
me ga fato un sgambeto cusì me son tolà.
dopo
go emeso la sudeta sentenza.
(me ga girà cusì)
sabato 21 luglio 2007
Rabia
El me vigniva de drio
co stavo insieme ai muli,
el me contava de ela
e mi ridevo, el viso
'ndava 'vantindrìo.
Fumava otavi spanti
povari tavolini, povara luse
de zente che parla 'vanti.
E anca lori, i visi
dei mii muli, 'vantindrìo.
E ti,
camina avanti viso mio
bel, bon, tra i fis'ci
soto i pini: e la tua man
in t-ei cavei mii
e 'l sol piombà
in t-ei cavei mii.
Quei tui, biondi, me regalava ore
svelte, sempre più svelte.
Fumava otavi spanti
fumava i palmi sudai
fumava le giachete
del siroco. De drio de mi
el me contava de ela
e mi ridevo
el viso 'vantindrìo.
Claudio Grisancich
Noi vegnaremo
co stavo insieme ai muli,
el me contava de ela
e mi ridevo, el viso
'ndava 'vantindrìo.
Fumava otavi spanti
povari tavolini, povara luse
de zente che parla 'vanti.
E anca lori, i visi
dei mii muli, 'vantindrìo.
E ti,
camina avanti viso mio
bel, bon, tra i fis'ci
soto i pini: e la tua man
in t-ei cavei mii
e 'l sol piombà
in t-ei cavei mii.
Quei tui, biondi, me regalava ore
svelte, sempre più svelte.
Fumava otavi spanti
fumava i palmi sudai
fumava le giachete
del siroco. De drio de mi
el me contava de ela
e mi ridevo
el viso 'vantindrìo.
Claudio Grisancich
Noi vegnaremo
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Grisancich
Traducendo Brecht
Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov'erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d'un poeta o mutarsi
in altra, per noi non più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l'odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi, mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro ma scrivi.
Franco Fortini
Una volta è per sempre
(La traduzione-occasione è quella delle Poesie e canzoni di Brecht, condotta in collaborazione con la moglie Ruth, che uscirono per Einaudi nel 1961)
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov'erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d'un poeta o mutarsi
in altra, per noi non più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l'odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi, mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro ma scrivi.
Franco Fortini
Una volta è per sempre
(La traduzione-occasione è quella delle Poesie e canzoni di Brecht, condotta in collaborazione con la moglie Ruth, che uscirono per Einaudi nel 1961)
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